SH08, la tendopoli dei pellegrini di Amarnath

Spedizione Himalaya 2008, giorno ventiquattro, Srinagar-Baltal

Mi trovo in una sorta di gigantesca tendopoli ai piedi del ghiacciaio di sulla strada da Srinagar a Kargil. Da lontano è impressionante sembra un campo profughi dell’Unhcr , invece è il punto di partenza per il pellegrinaggio allo Shiva Linga di ghiaccio nella grotta di Amarnath “ In un mese da questo campo sono passate 184 mila persone e non abbiamo avuto un singolo caso di dissenteria” mi spiega con orgoglio il responsabile del Board, la fondazione che gestisce il pellegrinaggio e che è un colonnello in pensione. E lui che mi ha messo a disposizione una baracca con bagno e elettricità. Dopo gli incidenti della scorsa settimana causati dall’assegnazione di terreni alla Fondazione, i pellegrini si sono ridotti a 2 mila al giorno. All’inizio erano 25 mila, in parte in tende, in porte in prefabbricati e capannoni di lamiere. Le cucine sono una cinquanta e i pasti sono gratuiti, si lascia di solito una donazione. C’è un vegetarianesimo rigido, niente uova. E’citato anche nei libri vedici, le sacre scritture dell’induismo. A quattro ore di cammino da qui su un costone della montagna c’é una grotta dove si forma estate una sorta di gigantesca stalattite di ghiaccio che secondo la tradizione induista sarebbe uno Shiva Linga (simbolo fallico). Una sorta di miracolo di San Gennaro che attira fedeli da tutta l’India. Da alcuni anni ci sono anche elicotteri per i più facoltosi. Ne ho visti tre parcheggiati in un piazzale. Alla frotta si arriva anche da una altra via, più lunga, che parte dalla località turistica di Pehalgam.
Il problema è che siamo nel cuore del Kashmir e nonostante lo yatra sia una enorme fonte di reddito, ad alcuno non piace che folle di indiani vengano qui ad adorare un simbolo fallico di ghiaccio che, tra l’altro si è si gia sciolto. Mi hanno detto che è rimasto un moncherino, ma ormai sono qui e se non altro mi faccio una camminata anche se un po’ affollata. Il problema della sicurezza fa si che l’intero campo sia circondato da filo spinato e da trincee con soldati con fucile spianato che fanno un certo effetto. I bus e le auto che vengono qui devono essere scortati dall’esercito e ogni bagaglio è passato al metal detector. Ci sono qualcosa come 16 mila soldati e poliziotti a protezione del pellegrinaggio che dura per due mesi e che certo darà fastidio ai più conservatori tra i mussulmani, ma è veramente una miniera d’oro viste le dimensioni.
Non ci sono altri stranieri, e penso forse non ce ne sono mai stati quindi ho catalizzato l’attenzione generale. Durante la sosta del bus lungo la strada per Sonamarg, un giovane ha tentato di convincermi che Dio non aveva figli e che Issa, Gesu, è un profeta non il figlio di Dio.
La mia meta era in realtà Sonamarg, a 17 km più a valle, dove è incorso una gara di rafting, ma quando ci sono arrivata ho avuto una pessima impressione e dopo che mi sono arrabbiata perchè un tizio che mi voleva affittare una tenda a un prezzo esorbitante mi ha mandato affankulo. Ci sono rimasta male. La gente mi sembrava molto ostile gli stranieri o comune pronti a spremerli e basta. Ho avvertito una brutta atmosfera e quindi ho chiesto passaggio a un furgone che portava dei cavoli e cipolle a Baltal. La strada è trafficatissima, penso non ci siano problemi a viaggiare in autostop. Un ragazzo, dagli occhi blu, che ha un negozio e che di inverno organizza sci alpinismo a Gulmark mi ha dato qualche dritta su trekking facili da Lamayuru. Boh, vedrò, intanto domani levataccia per andare alla grotta sacra tra elicotteri, muli e portantine.

1 commento:

corrado ha detto...

Sono capitato per caso in un pomeriggio di noia su questo sito. Sono salito ad Amarnath più di venti anni fa, nel 1986, se ricordo bene, dietro indicazione di un sacerdote di un tempio di Shiva a Shrinagar, in uno di quei viaggi che si potevano fare solo con l'incoscenza dell'età.
Alcune considerazioni su come sia ora mi rattristano. All'epoca salii con in camion messi a disposizione per i pellegrini, e poi a piedi per parecchie centinaia di metri di dislivello, incrociando sadu e baba che facevano abluzioni qua e là, dormii nella tendopoli e la mattina dopo mi recai alla grotta, in cui il lingam ancora era ben lontano dallo sciogliersi. L'atmosfera era di una serenità e profondità che dopo vent'anni non mi ha mai abbandonato.
Di soldati armati neanche l'ombra, ma la sensazione era di sicurezza, e non ho avuto notizia del minimo incidente...