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National Expressway 1 (Ahmedabad - Baroda), un'autentica autostrada ma vietata alle moto

Anand, 16 dicembre 2015
   La ‘expressway’ numero 1, nota anche come “Mahatma Gandhi” highway, e’ davvero un’autostrada modello con un asfalto impeccabile, le recinzioni e uno spartitraffico completamente fiorito. E’stata costruita nel 2009 ma soltanto di recente e’ stata raddoppiata.
    E’ lunga 93 km e ci sono soltanto un paio di uscite. E...purtroppo... e’ vietata alle moto....Io non lo sapevo e sono passata lo stesso da un passaggio laterale che pensavo fosse quello riservato alle moto (che di solito sono esentate da pedaggio). I casellanti mi hanno fatto dei segni ma io li ho ignorat e ho tirato dritto. Pensavo non fosse cosi’ rigido il divieto e che l'autostrada  fosse incasinata come le tutte le altre dove alla fine la velocita’ non e’ mai superiore agli 80.... Invece mi sono trovata davanti una sorta di pista di automobilismo, con auto che sfrecciavano e io 'rintanata' nella corsia di emergenza.
    Il limite qui e’ dei 100 km all’ora, ma quasi tutti lo sorpassano anche perche' la carreggiata e' dritta e invitante . Ho letto dopo che ci sono anche molti incidenti e lo immagino perche’ non c’e’ l’abitudine qui ad andare cosi’ veloce.
    Siccome sapevo di essere illegale sono uscita dopo circa 20 km nel primo casello di Anand. La strada taglia un tratto bucolico di campagna. Ci sono diversi cartelli che invitano a tenere pulito il paesaggio e che esalta le virtu’ della Expressway. In effetti sembrava di essere su un autostrada svizzera...Quando all’uscita i poliziotti mi hanno femato un po’aggressivi ho detto loro che ero entrata per sbaglio e per fortuna sono stati comprensivi!

Elezioni 2014/ Gujarat, lo "stato modello" di Narendra Modi. Ma dov'e?

Ahmedabad, 27 aprile 2014
   Sono arrivata stamane ad Ahmedabad, la principale citta’ del Gujarat, lo stato ‘modello’ di Narendra Modi, il leader della destra che tutti danno per favorito, ma che molti paragonano addirittura a Hitler. Il politico del Bjp guida lo stato dal 2001 e secondo lui ne ha fatto un miracolo per lo sviluppo economico e per efficienza.
  Sara’, ma basta sbarcare alla stazione per accorgersi che il Gujarat non e’ ne piu’ ne meno che come gli altri posti del nord dell’India, dove e’ un miracolo che i palazzi stiano su’, che non scoppino epidemie di colera e che nessuno muoia di fame o di stenti.

  Gia’ sono state altre volte nella tana di NaMo e onestamente non vedo che cosa possa replicare nel resto dell’India. Il centro storico (patrimonio Unesco), bellissimo e suggestivo, con i suoi rioni (“pol”), i minareti, i templi giainisti, le torrette per i piccioni. Le haveli di legno intarsiato sono decadenti,  i negozi hanno coperto le colonne e capitelli. Perfino lo storico edificio della Borsa, in Manek Chowk, che in teoria dovrebbe essere un simbolo degli industriali che sostengono apertamemte i Modi, ormai cade a pezzi.
   Ironia vuole che a un certo punto nel traffico impazzito, con decibel da paura, e’ comparso anche un elefante che trasportava un fascio di rami e foglie.
    Tutto regolare insomma. Ahmedabad e’ esattamente come qualsiasi altra metropoli del nord dell’India.
In Gujarat si vota mercoledi’ 30 aprile. Le elezioni si tengono in una sola giornata in tutti i 26 collegi. Ma non si sente molto il clima elettorale, Davanti al mio hotel, Balwas’, a Lal Darwaza (Porta Rossa), nel centro storico, c’e’ un ufficio dell’Aam Ami Party (Aap), il partito dell’Uomo della Strada, che ha avuto uno straordinario successo a New Delhi a dicembre e che raccoglie i voti di coloro che non hanno piu’ fiducia nei partiti. I giovani sono per lui, ma non solo. Nel bazar, che e' mussulmano, ho trovato un anziano venditore di cipolle con la bustina bianca in testa con il disegno di una ramazza e l'immagine di Arvind Kejriwal.

   “Per la prima volta la gente ha una alternativa” dice un il candidato dell'AAP, un ex poliziotto. Il centro storico e’ mussulmano, e’ ancora la citta’ del fondatore Ahmed Shah, di sei secoli fa. Qui sono tutti per il Congresso, di Modi non si fidano.
   “Nelle sue parole non c’e’ nulla contro i mussulmani – dice Nazir, un impiegato comunale incontrato per caso a Jama Majdid, la grande moschea con le sue decine di colonne scolpite – ma il suo cuore non e’ sincero”. Nazir e’ uno dei mussulmani che nel 2002 e’ sopravvissuto al pogrom degli indu’ furiosi dopo il rogo di un treno che tornava dalla citta’ sacra di Ayodhya. La sua casa e’ stata data alle fiamme, ha perso tutto, ma ha salvato la pelle. Ora nel suo quartiere vivono degli indu’ e lui e gli altri mussulmani sono stati sistemati da un’altra parte. Ha ricevuto un indennizzo,ma che e’ molto inferiore al valore della proprieta’.
   Mi accompagna a visitare la moschea e mi racconta dei fasti della citta’ ai tempi di Ahmad Shah. Quando l’ho incontrato, non era l’ora della preghiera. Era seduto nel porticato, al riparo dalla calura, a godersi la domenica e forse a sognare con nostalgia i tempi antichi.

   Nel tardo pomeriggio,invece, mi trasferisco nella “nuova” Ahmedabad, oltre il fiume Sabarmati, dove al posto degli slum c’e’ ora un lungo fiume per passeggiare. Almeno qualcosa e’ cambiato .
 Ho saputo che baba Ramdev, lo yogi affiliato con il Bjp, diventato famoso per la sua battaglia contro i conti dei politici in Svizzera e i suoi commenti anti gay. Per via di alcune dichiarazioni offensive sui “dalit” (gli "intoccabili"), il guru e’sulle prime pagine in questi giorni.

PS Il Gujarat va al voto mercoledi' 30aprile nell'ottava giornata delle legislative.