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Quando i guardaparco hanno licenza di uccidere (i bracconieri)

New Delhi, 22 febbraio 2017 

   Leggo oggi sul Times of India che i responsabili della riserva di Corbett, lo storico parco delle tigri che sorge in Uttarakhand, hanno autorizzato i guardaparco a sparare a vista a ogni persona che trovano nell'area nottetempo. La decisione è stata presa perché di recente ci sono stati movimenti sospetti di bracconieri lungo il perimetro meridionale della riserva. Per sette giorni anche gli abitanti dei villaggi che sono all'interno dell'area non potranno muoversi di casa.
E' abbastanza curioso che tra queste montagne dove al tempo dei maharaja e degli inglesi si organizzavano delle battute di caccia alla tigre e ad altri animali selvatici, oggi invece sia in corso una caccia all'uomo.  Come cambiano i tempi. Oggigiorno la vita di una tigre del Bengala è decisamente più preziosa di un indigeno indiano. Da anni c'è un enorme pressione in India e anche a livello internazionale (Wwf) per proteggere i rari felini tant'è che proprio grazie a questi sforzi il loro numero è aumentato. In India cui sono il 70% di tutte le tigri del mondo. Secondo i dati ufficiali del 2014 sono 2.226, in aumento del 30% rispetto al 2010.  Oltre al nobile scopo della preservazione c'è anche quello meno nobile del business dei parchi che sono delle macchine da soldi per l'alto numero di turisti disposti a sborsare parecchio per avvistare un felino.
L'anno scorso pero' c'è stata anche una ripresa del bracconaggio di tigri e di rinoceronti che ha indotto le autorità a passare alle maniere forti, e cioè alle ronde armate notturne con ordine di sparare a vista. Siccome in alcuni casi come nel parco dei rinoceronti unicorno di Kaziranga, in Assam, sono state ammazzate più persone che animali, è scoppiata una rivolta tra i contadini che abitano nei dintorni. In alcuni casi i bracconieri hanno sparato a gente innocente, perfino un bambino.
La potente ong internazionale che si occupa di popolazioni indigene, Survival International, ha montato una campagna per denunciare le violazioni dei diritti umani nei parchi indiani e per scagliarsi contro il WWF . Il corrispondente della Bbc ne ha preso spunto e ha realizzato una bella inchiesta sul parco di Kaziranga (vedi qui) che svela appunto i costi umani delle politiche di tutela della fauna protetta, tra cui anche quello dell'evacuazione forzata degli indigeni dalle loro terre per espandere le riserve. Come si immagina, è diventato quindi un dilemma del tipo: salvo la tigre o l'indigeno? Quando invece si potrebbe porre il problema in altre termini e pensare a una soluzione meno conflittuale in cui gli indigeni diventano i custodi delle foreste e della fauna. 

Corbett Park, più sciacalli che tigri

Disavventure del turismo fai da te

Per Holi, la festa dei colori, sono andata al Corbett Park, una delle più popolari riserve per le tigri, a una notte di treno a nord di Delhi, nello stato settentrionale dell’Uttarkhand. A Corbett, dicono ci sono ancora 164 tigri su un totale di 1411 sopravissute al bracconaggio, alla cementificazione e anche alla corruzione degli enti forestali. In occasione della festività, il parco era pieno di vacanzieri indiani, o almeno così mi hanno detto dall’ufficio informazioni di Ramnagar, città a 40 km dall’ingresso della riserva, dove c’è la stazione più vicina.
Dopo oltre 8 anni di viaggi in India, poche volte sono tornata delusa. Ma con Corbett è successo. Probabilmente avrei dovuto prendere un pacchetto tutto compreso per evitare i ricatti e l’arroganza degli addetti del parco e di tutti gli altri maneggioni che ti puntano fin da quando metti piedi giù dal treno e che tentano di mungerti il più possibile. La mia intenzione era di prenotare una camera o un letto in uno delle guesthouse governative e comprare un ingresso al parco più un safari con jeep o elefante. Come sempre, anche a Corbett gli stranieri pagano il doppio degli indiani. Per esempio l’ingresso (due giorni) è 900 rupie per gli stranieri e la metà per coloro che hanno nazionalità indiana. Stessa differenza per i safari con jeep o elefante. Il “listino prezzi” - che mi è stato fornito da un tizio per strada ancora prima che arrivassi all’ufficio - conteneva diverse opzioni, ma quando sono riuscita a parlare con un addetto dell’Information Center (che ha aperto con un’ora di ritardo) sono stata raggelata. Con estrema arroganza da dietro lo sportello mi ha detto che l’unica possibilità era il safari con il bus (6 ore) al costo di 2000 rupie a testa. Non è stato neppure a sentire quando gli ho detto che volevo stare 2 o 3 giorni e se c’erano altre sistemazioni disponibili. Niente, come se avessi parlato a un muro. Non ho ricevuto il minimo aiuto o consiglio. L’unica soluzione era accettare l’offerta degli sciacalli che mi circondavano e che a caro prezzo mi avrebbero trovato una soluzione e - sono sicura - anche un biglietto di ingresso. Ho girato i tacchi e dopo tre ore di bus ero a Nainital, località montana a due mila metri con uno splendido lago color smeraldo. Però - mi chiedo - se è così che in India gestiscono i parchi, povere tigri…