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I pastori sardi e il nuovo libro profetico di Houellebecq

Puerto de Mogan (Gran Canaria), 11 Febbraio 2019

   Stavo guardando ieri su Rainews 24, unico canale Rai accessibile on line da estero, la protesta dei pastori sardi e il loro latte `versato` in strada per la rabbia di non poterlo vendere a un prezzo dignitoso. Uno di loro diceva, in lacrime, di essere alla fame a causa della concorrenza del latte importato dall'estero. Un altro prometteva azioni piu' violente come quello di sbarrare i camion provenienti dall'Est Europa.
   La scena e' incredibilmente simile a quella del nuovo romanzo distopico di Michel Houellebecq, "Serotonina", appena uscito, ambientato in Francia. A protestare sono gli agricoltori e produttori di formaggio della Normandia, che a causa della globabilizzazione non riescono piu' a sopravvivere. Eppure come dice uno di loro, Aymeric, compagno d'universita' del protagonista, "cerco di fare le cose correttamente, quest'allevamento non ha niente in comune con gli allevamenti industriali, come hai potuto vedere, le mucche hanno spazio, ed escono un po' ogni giorno, anche d'inverno, ma piu' cerco di fare le cose correttamente, meno riesco a cavarmela". Aymeric poi si suicidera' in un gesto estremo durante una protesta violenta dei contadini che impugnando le armi si scontrano con la polizia.  Mentre il protagonista, Florent-Claude, sprofondera' ancor di piu' nella depressione dopo aver constatato l'ineluttabilita' della scomparsa dei piccoli produttori agricoli impotenti di fronte alle regole del commercio internazionale. Proprio lui che da funzionario del Ministero dell'Agricoltura francese aveva tentato invano di proteggere i formaggi locali contro le politiche dell'Unione Europea.
Ancora una volta Houellebecq, controversa Cassandra accusato di islamofobia, ci ha azzeccato con un libro che racconta perfettamente le distorsioni dell'economia liberalista e il lento ma inesorabile declino dei piccoli agricoltori. "Per anni mi ero trovato di fronte a gente pronta a morire per la liberta' dei commerci", e' il de profundis del protagonista davanti a una assemblea di allevatori.

Earth Overshooting Day, riflessioni sul ruolo dell'India, Vandana Shiva e il dogma della crescita

New Delhi, 8 agosto 2016

   Oggi si celebra l’Earth Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui l’umanità esaurisce la disponibilità annuale di risorse naturali rinnovabili sul pianeta. Significa che da domani in avanti fino al 31 dicembre siamo in debito con Madre Natura, nel senso che consumiamo più acqua pulita, suolo, foreste, pesci e materie prime di quanto la Terra sia in grado di produrre. Nel 2000 questa data era agli inizi di Ottobre.
    Non so quanto attendibile sia questa statistica, ma mi sembra abbastanza ovvio che stiamo andando verso l’autodistruzione.
    Proprio oggi – guarda la coincidenza – sono andata a sentire una conferenza di Vandana Shiva, la scienziata indiana paladina della tutela della biodiversità e delle banche dei semi contro le multinazionali dell’OGM.  E’ da una vita che la Shiva fa la “Cassandra” denunciando le monocolture e l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici che impoveriscono i terreni e anche causano moderne malattie come i tumori. 
    Per anni l’attivista è rimasta confinata nei circoli alternativi o nei Global Forum. Adesso invece, come è successo oggi, viene invitata a parlare davanti a delle business community.  I corsi di agricoltura organica organizzati dalla sua organizzazione Navdanya a Dehradun (Himachal Pradesh) sono frequentati da manager. Il fallimento del nostro modello di produzione e consumo è ormai così evidente che preoccupa anche i ‘decision makers’.
   La ‘vision’ di Vandana Shiva è sacrosanta perché è l’unico modo per non cannabalizzare il pianeta oltre che di fermare lo strapotere delle multinazionali. Dubito però che sia fattibile dove si sono completamente distrutte tutte le conoscenze a causa dell’agricoltura e allevamento intensivo. In attesa che i microorganismi si rigenerino e rendano il suolo di nuovo fertile senza l'uso di urea rischiamo di morire di fame…Si pensi, per esempio, se i contadini indiani fossero costretti a tornare indietro a prima della cosiddetta ‘rivoluzione verde’ che grazie alla chimica ha aumentato la produttività per ettaro.
   Grazie alle resistenze di movimenti anti OGM come quello della Shiva, l’India ha però saputo respingere ogni assalto di Monsanto e delle big corporation.  Anzi sembra che proprio dallo stesso premier della destra, Narendra Modi (nonostante sia appoggiato da industriali) arrivi una forte spinta verso l’agricoltura organica. Il piccolo stato del Sikkim, nel nord est, vicino al Bhutan, si vanta di essere organico (nel senso che non usano pesticidi e fertilizzanti nei campi) al 100%. Sarebbe bello se l’India, che ha una tradizione millenaria di biodiversità, diventasse la portabandiera di un movimento mondiale per l’agricoltura organica.
    L’India è già un laboratorio per alcune idee che in Occidente sono altamente ‘sovversive’ e circolano solo in alcuni ambienti semi clandestini. 
    Due sere fa per esempio all’Alliance Francaise (che non è un covo di anarchici) hanno proiettato il documentario  Sacrée Croissance  dove si critica il dogma della crescita e si esalta invece una economia circolare, un po’ come l’agricoltura sostenibile, basata su urban farming e produzioni locali. Sono idee nuove che circolano oggi, ma che purtroppo hanno ancora scarso seguito perché sono delle ‘Inconvenient Truth’ tanto per citare il famoso documentario Oscar di Al Gore di dieci anni fa.  

La politica riscopre i contadini tra (finti?) suicidi e comizi

New Delhi, 24 aprile 2015
   
    Improvvisamente i partiti indiani hanno scoperto i contadini ovvero il 60% circa della popolazione. Da qualche giorno non si parla d’altro, di piogge che hanno rovinato i raccolti, di contadini che si suicidano, del monsone che sara’ insufficiente e della nuova legge che rende piu’ facile gli espropri delle terre per costruire fabbriche e infrastrutture.
Ma di quali ‘contadini’ stiamo parlando? Di quelli in Punajb, che sono sicuramente piu’ ricchi di molti manovali che si vedono a New Delhi? Di quelli del Maharashtra disperati a causa degli strozzini e della corruzione? O di quelli del Rajasthan, dove nessuno ci capisce piu’ nulla, perche’ un tempo c’era la siccita’ e la desertificazione, mentre negli ultimi due anni c’e’stata un’abbondanza di piogge. Purtroppo le piogge di meta’ marzo sono coincise con la raccolta primaverile (‘rabi’). Ma non e’ chiaro - manco al governo che ha annunciato i risarcimenti - quale sia l’entita’ dei danni. Le cifre delle perdite dei raccolti di grano, mostarda, ecc sono state riviste al ribasso ad aprile.
 

Espropri agricoli, il regalo di Natale di Modi agli industriali

New Delhi, 24 dicembre 2014


Il governo di Narendra Modi ha scodellato alla vigilia di Natale, un decreto che permette gli espropri agricoli per progetti industriali introducendo un emendamento a una legge, Land Acquisition Bill 2013, fatta dal partito del Congresso. Un bel regalo di Natale per gli sponsor del premier della destra che lo hanno sostenuto e finanziato. Ovvio che Modi ha fretta di accelerare l’industrializzazione dell’India e di stendere tappeti rossi agli investitori stranieri che da alcuni anni erano fuggiti dall’India a causa della eccessiva burocrazia, corruzione e (secondo me) anche per la crisi mondiale
La riforma, entrata in vigore il primo gennaio 2013 e che sostituiva una vecchia legge di 150 anni fa, richiedeva il consenso dell’80% dei proprietari agricoli e una valutazione dell’impatto sociale prima di autorizzare la confisca. Mentre ora i progetti di infrastrutture rurali, difesa, edilizia low cost e ‘sicurezza nazionale’, quindi una buona fetta di opere, potranno tranquillamente prendersi le terre dei contadini. Meno male che rimangono i risarcimenti previsti dalla precedente legge.
Insomma avanti con le betoniere in nome dello sviluppo. Che ci sta anche bene, ma non quando e’ ai danni di contadini o dell’ambiente. Se prima il Congresso aveva strozzato l’industrializzazione e fatto fuggire i vari Posco e Vadanta, oltre che WallMart, adesso e’ via libera a tutti. Accomodatevi alla grande scorpacciata in nome del ‘Make in India’ , il nuovo slogan per industrializzare il Paese.
Contrariamente a quello che si pensa, l’India festeggia il Natale, e’ festa. Gli induisti celebrano tutte le feste, sono fatti cosi’. E come in Italia, anche qui i media sono distratti alla vigilia delle feste.
Il decreto, passato come ‘executive order’, deve ovviamente andare in Parlamento (entro due mesi mi sembra) per essere trasformato legge. E il Congresso dara’ battaglia. Poi dovra’ essere firmato anche dal presidente della repubblica Mukherjee (del Congresso).
Insomma Modi non ha mani libere, pero’ ci prova...pur di accontentare i suoi amici industriali.