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Godhra, ecco il treno che ha causato i pogrom del Gujarat nel 2002

New Delhi, 10 febbraio 2018

   Tornando da Mumbai in treno, non con il `superveloce` Shatabdi, ma un `express` che si ferma quasi ovunque, ho fatto una scoperta interessante.  Una delle fermate previste e` la stazione di Godhra, in Gujarat, piu` o meno a meta` strada verso Delhi, una stazione minuscola in mezzo a un paesaggio brullo.
   Quando ho visto il cartello giallo con la scritta `Godhra`, la `terra delle mucche`, mi si e` acceso un campanello. Questo nome e` associato a una delle pagine piu` tragiche della storia recente dell`India, i massacri tra indu` e musulmani nella primavera del 2002. Esattamente il 23 febbraio del 2002, quindi quasi 16 anni fa, un treno con a bordo decine di militanti dell`estrema destra indu` e` stato dato alle fiamme mentre sostava in questa stazione. Da li` e` esplosa la violenza in tutto il Gujarat e i pogrom contro la comunita` islamica che hanno causato oltre mille morti .
   E` un tristissimo capitolo su cui e` stata messa una pietra sopra dopo che il primo ministro Narendra Modi, all`epoca leader del  Gujarat, e` salito al potere nel 2014 con una larga vittoria che ha compreso anche i voti dei musulmani.   
    Mi guardo intorno cercando di immaginare quel tragico episodio sul binario dove e` fermo il mio treno e vedo in fondo alla stazione un paio di vecchi vagoni abbandonati e anneriti dalle fiamme.       Attonita, chiedo ai miei vicini di scompartimento se quello e` il treno di 16 anni fa dove sono morte oltre 50 persone. E` proprio quello, lasciato li` a perenne memoria oppure ancora sotto sequestro, chissa`. Scendo dal treno e scatto alcune foto, i passeggeri sono stupiti che io sappia la storia, non se la aspettano, pensano che io sia una turista, e forse un po` si vergognano.
    Dopo 10 minuti il treno riparte, mi accorgo che i binari sono abbastanza nuovi e che c`e` pochissima gente rispetto all`affollamento delle stazioni indiane. Lo spettro di Godhra e` ancora li` e come un genio cattivo aspetta che qualcuno lo risvegli.

Daman, nel covo dei "nostalgici" portoghesi

Daman, 19 dicembre 2015

   Sono arrivata a Daman, ex colonia portoghese sulla costa del Gujarat, dopo una lunghissima giornata di guida da Anand. Sono 300 km e la NH 08 fa una deviazione circolare per bypassare la citta’ di Baroda o Vadodara. Pero’ dopo prosegue dritta verso sud e il 'contatore' dei km verso Mumbai scende velocemente. Piu' si va avanti e piu' si sente anche l’aria tropicale. Mi ricordo quando centinaia di km a nord ho visto la prima palma da cocco e ho esultato.
   Sono giunta a Daman che era ormai sera. Odio viaggiare di notte perche’ qui in India usano costantemente gli abbaglianti e non li abbassano quando incrociano altri veicoli. Inutile lampeggiare, non mollano, e allora li tieni anche tu per ripicca.
Daman (Damao in portoghese) e’ insieme a Diu’, a 900 km di distanza, un Territorio dell’Unione. Sono quelle zone amministrate direttamente dal governo di New Delhi, come le isole Andamane.e Nicobare.  Forse perche’ il governo ha paura che si ribellino.


    Le enclave di Daman e Diu’ erano fino al 1961 dei possedimenti portoghesi come Goa (che poi e’ diventata uno Stato autonomo). Per oltre 450 anni i portoghesi hanno controllato questi porti sul Mar d’Arabia dove erano arrivati nel 1500 con Vasco De Gama. Hanno perfino fatto a Goa la loro base asiatica e per lungo tempo hanno monopolizzato il commercio delle spezie. Hanno poi portato il cattolicesimo convertendo gli indu’e combattendo le ‘eresie’ dei cristiani orientali che erano arrivati – si dice – con l’apostolo Tommaso.
    Sono riusciti a sopravvivere all’arrivo degli inglesi e mentre questi se ne sono andati nel 1947 con l’Indipendenza indiana, loro sono rimasti ancora per oltre 20 anni fino a quando non sono stati cacciati dall'esercito inviato da Delhi.

National Expressway 1 (Ahmedabad - Baroda), un'autentica autostrada ma vietata alle moto

Anand, 16 dicembre 2015
   La ‘expressway’ numero 1, nota anche come “Mahatma Gandhi” highway, e’ davvero un’autostrada modello con un asfalto impeccabile, le recinzioni e uno spartitraffico completamente fiorito. E’stata costruita nel 2009 ma soltanto di recente e’ stata raddoppiata.
    E’ lunga 93 km e ci sono soltanto un paio di uscite. E...purtroppo... e’ vietata alle moto....Io non lo sapevo e sono passata lo stesso da un passaggio laterale che pensavo fosse quello riservato alle moto (che di solito sono esentate da pedaggio). I casellanti mi hanno fatto dei segni ma io li ho ignorat e ho tirato dritto. Pensavo non fosse cosi’ rigido il divieto e che l'autostrada  fosse incasinata come le tutte le altre dove alla fine la velocita’ non e’ mai superiore agli 80.... Invece mi sono trovata davanti una sorta di pista di automobilismo, con auto che sfrecciavano e io 'rintanata' nella corsia di emergenza.
    Il limite qui e’ dei 100 km all’ora, ma quasi tutti lo sorpassano anche perche' la carreggiata e' dritta e invitante . Ho letto dopo che ci sono anche molti incidenti e lo immagino perche’ non c’e’ l’abitudine qui ad andare cosi’ veloce.
    Siccome sapevo di essere illegale sono uscita dopo circa 20 km nel primo casello di Anand. La strada taglia un tratto bucolico di campagna. Ci sono diversi cartelli che invitano a tenere pulito il paesaggio e che esalta le virtu’ della Expressway. In effetti sembrava di essere su un autostrada svizzera...Quando all’uscita i poliziotti mi hanno femato un po’aggressivi ho detto loro che ero entrata per sbaglio e per fortuna sono stati comprensivi!

Anand, la latteria dell’India

Anand (Gujarat), 16 dicembre 2015

   A circa 180 km da Udaipur, in un posto che si chiama Himmatnagar, famoso per le ceramiche, sono entrata in Gujarat, lo stato ‘modello’ dell’India. L’ho notato dalla qualita’ dell’asfalto, per quasi tutto il tratto del Rajasthan, tutto collinare, nella carreggiata c’erano dei solchi. Quando fa molto caldo il catrame si scioglie e le ruote dei camion plasmano la strada. E con la moto quando si sorpassa si esce e si entra da un solco all’altro.
   In Gujarat, la patria del premier Narendra Modi e Stato indiano piu’ industrializzato, la mia moto che e’ appunto targata GJ perche’ l’ho comprata qui dua anni fa, si e’ sentita a casa. Ho ripreso a viaggiare sulla National Highway 8, la mitica NH08 che va da Delhi a Mumbai, e che e’ nota come una delle piu’ trafficate ma anche delle piu’ ben tenute,a parte la segnalazione un po’ carente, le mandrie di mucche e perfino un cammello vagabondo che se ne andava al trotto nel mezzo della carreggiata.
   A un certo punto i km per Mumbai sono scesi a sotto 500, e’ li’ che ho pensato di farcela. Avevo letto sul web di un’impresa di un motociclista che era riuscito a fare da Delhi a Mumbai in 24 ore comprese alcune soste. Avevo capito che aveva seguito appunto la NH08 piu’ un fatidico ‘bypass’ di Ahmedabad, la capitale del Gujarat, che aveva risparmiato almeno 3 ore.
  Ma nelle mie vecchie mappe o nella Lonely Planet, che e’ quella ‘vintage’,di 15 anni fa, non c’era nessun ‘bypass’. Manco sul GPS l’ho visto. E poi credevo che il ‘bypass’ fosse alla periferia di Ahmedabad, e non invece a 150 km dove (forse) lo avevo visto, ma avevo tirato dritto lungo la solita NH08. Mi ricordo di una deviazione per ‘Vapi’ che e’ sulla costa dopo Baroda e dopo Surat. So solo che dopo sono spariti i camion e anche i cippi con la distanza da Mumbai.
   Sono quindi piombata nel traffico di Ahmedabad, che ho attraversato proprio nell’ora di punta. Da li’ volevo in realta’ andare a Baroda, la capitale culturale del Gujarat, ma non ce l’ho fatta perche’ ormai era buio (e freddo).
   Mi sono fermata ad Anand, un postaccio, ma famoso per essere la sede di Amul, la piu’ grande cooperativa del mondo che produce latte e prodotti caseari. Una istituzione in India. Il logo, una bambina con un nastro a pois rosso in testa, e’ tra i piu’ popolari e non manca mai di accompagnare notizie nazionali e internazionali. In un ogni quartiere c’e’ una latteria Amul. Il nome e’ entrato nell’immaginario collettivo. Si dice Amul boy, per dire ‘bamboccione’ e la destra aveva cosi’ soprannominato Rahul Gandhi, figlio e delfino politico di Sonia Gandhi. C’e’ un museo da visitare e un giro nella storica sede. Si dice che Amul e il suo fondatore Verghese Kurien, morto tre anni fa, abbia contribuito alla ‘rivoluzione bianca’ che ha fatto dell’India il primo produttore di latte al mondo. A novembre per il 94esimo compleanno Google ci ha dedicato un doodle.
    Anand, che in hindi vuol dire, ‘piacere’ (si dice ‘anand liye’ per dire ‘goditela’), e’ famosa anche per la maternita’ surrogata. Guarda caso, proprio della patria del latte, sono concentrate le fabbriche dei bambini. Le cliniche dove donne bisognose di soldi ‘affittano’ gli uteri per nove mesi a coppie sterili. Adesso il governo intende impedire agli stranieri di usare questo metodo di procreazione, e quindi sono un po’ in crisi. Le coppie di tutto il mondo vengono qui a ‘produrre’ bambini perche’ costa molto di meno.
  Ma la domanda interna e’ in crescita dopo che alcuni famosi attori di Bollywood hanno fatto ricorso alla maternita’ surrogata.

Elezioni 2014/ Gujarat, lo "stato modello" di Narendra Modi. Ma dov'e?

Ahmedabad, 27 aprile 2014
   Sono arrivata stamane ad Ahmedabad, la principale citta’ del Gujarat, lo stato ‘modello’ di Narendra Modi, il leader della destra che tutti danno per favorito, ma che molti paragonano addirittura a Hitler. Il politico del Bjp guida lo stato dal 2001 e secondo lui ne ha fatto un miracolo per lo sviluppo economico e per efficienza.
  Sara’, ma basta sbarcare alla stazione per accorgersi che il Gujarat non e’ ne piu’ ne meno che come gli altri posti del nord dell’India, dove e’ un miracolo che i palazzi stiano su’, che non scoppino epidemie di colera e che nessuno muoia di fame o di stenti.

  Gia’ sono state altre volte nella tana di NaMo e onestamente non vedo che cosa possa replicare nel resto dell’India. Il centro storico (patrimonio Unesco), bellissimo e suggestivo, con i suoi rioni (“pol”), i minareti, i templi giainisti, le torrette per i piccioni. Le haveli di legno intarsiato sono decadenti,  i negozi hanno coperto le colonne e capitelli. Perfino lo storico edificio della Borsa, in Manek Chowk, che in teoria dovrebbe essere un simbolo degli industriali che sostengono apertamemte i Modi, ormai cade a pezzi.
   Ironia vuole che a un certo punto nel traffico impazzito, con decibel da paura, e’ comparso anche un elefante che trasportava un fascio di rami e foglie.
    Tutto regolare insomma. Ahmedabad e’ esattamente come qualsiasi altra metropoli del nord dell’India.
In Gujarat si vota mercoledi’ 30 aprile. Le elezioni si tengono in una sola giornata in tutti i 26 collegi. Ma non si sente molto il clima elettorale, Davanti al mio hotel, Balwas’, a Lal Darwaza (Porta Rossa), nel centro storico, c’e’ un ufficio dell’Aam Ami Party (Aap), il partito dell’Uomo della Strada, che ha avuto uno straordinario successo a New Delhi a dicembre e che raccoglie i voti di coloro che non hanno piu’ fiducia nei partiti. I giovani sono per lui, ma non solo. Nel bazar, che e' mussulmano, ho trovato un anziano venditore di cipolle con la bustina bianca in testa con il disegno di una ramazza e l'immagine di Arvind Kejriwal.

   “Per la prima volta la gente ha una alternativa” dice un il candidato dell'AAP, un ex poliziotto. Il centro storico e’ mussulmano, e’ ancora la citta’ del fondatore Ahmed Shah, di sei secoli fa. Qui sono tutti per il Congresso, di Modi non si fidano.
   “Nelle sue parole non c’e’ nulla contro i mussulmani – dice Nazir, un impiegato comunale incontrato per caso a Jama Majdid, la grande moschea con le sue decine di colonne scolpite – ma il suo cuore non e’ sincero”. Nazir e’ uno dei mussulmani che nel 2002 e’ sopravvissuto al pogrom degli indu’ furiosi dopo il rogo di un treno che tornava dalla citta’ sacra di Ayodhya. La sua casa e’ stata data alle fiamme, ha perso tutto, ma ha salvato la pelle. Ora nel suo quartiere vivono degli indu’ e lui e gli altri mussulmani sono stati sistemati da un’altra parte. Ha ricevuto un indennizzo,ma che e’ molto inferiore al valore della proprieta’.
   Mi accompagna a visitare la moschea e mi racconta dei fasti della citta’ ai tempi di Ahmad Shah. Quando l’ho incontrato, non era l’ora della preghiera. Era seduto nel porticato, al riparo dalla calura, a godersi la domenica e forse a sognare con nostalgia i tempi antichi.

   Nel tardo pomeriggio,invece, mi trasferisco nella “nuova” Ahmedabad, oltre il fiume Sabarmati, dove al posto degli slum c’e’ ora un lungo fiume per passeggiare. Almeno qualcosa e’ cambiato .
 Ho saputo che baba Ramdev, lo yogi affiliato con il Bjp, diventato famoso per la sua battaglia contro i conti dei politici in Svizzera e i suoi commenti anti gay. Per via di alcune dichiarazioni offensive sui “dalit” (gli "intoccabili"), il guru e’sulle prime pagine in questi giorni.

PS Il Gujarat va al voto mercoledi' 30aprile nell'ottava giornata delle legislative.

Gujarat - Festa Navratri, i ‘’rave’’ di Baroda



Baroda 12 ottobre 2013
Baroda o Vadodara e’ la capitale culturale del Gujarat, lo stato del Mahatma Gandhi e anche del leader nazionalista Narendra Modi, in corsa per il posto di premier nelle elezioni del 2014. Qui il festival di Navratri, che dura nove giorni e che e’ dedicato alla dea della ricchezza Durga, e’ molto sentito.

 E’ tradizione ballare in gruppo una danza chiamata ‘’Garba’’ con una specifica combinazione di passi avanti e indietro accompagnata da un movimento ondeggiante delle braccia. Se si balla con delle ‘’bacchette’’ la danza prende il nome di ‘’dandya’’.

Gli eventi serali sono organizzati da societa’ no profit. Ieri sera, penultimo giorno, sono andata in quello della ‘’United Way’’, che mi hanno detto e’ il piu’ grande per numero di partecipanti. In effetti, e’ impressionante vedere migliaia di persone in un’arena grande come un campo da calcio ondeggiare allo stesso ritmo al suono di un gruppo che sta nel mezzo su un mega palco. E ancor piu’ esaltante e’ vedere i costumi, soprattutto delle donne: ampie gonne variopinte, sormontate da uno scialle e da un corpetto che lascia scoperta la schiena. 


 Inoltre tutti ballano scalzi. Siccome nel pomeriggio e’ piovuto (continua il maltempo portato dal ciclone Phailin sulla costa dell’Orissa, il terreno era un pantano. Quindi il risultato e’ stato di un gigantesco ‘’rave’’ nel fango...ma cio’ non ha influito sull’euforia collettiva della danza che non e’ certo coinvolgente come le musiche di Bollywood, ma ricorda un po’ la nostra tarantella.

Surat, terza citta' piu' pulita dell'India? Ma non scherziamo

Surat, 9 marzo 2013
   Mi trovo a Surat, la seconda piu' grande citta' del prosperoso Gujarat, il regno della destra indiana, famosa per il commercio di diamanti e l'industria tessile. Ho scoperto che la prima nave degli inglesi della Compagnia delle Indie Orientali e' arrivata proprio qui nel 1608 dove hanno cacciato i portoghesi.
  Alloggio nella zona della stazione, che e' un ammasso informe di cemento e di sopraelevate dove non c'e' nemmeno una pianta verde, neppure in vaso. Dalle 8 del mattino fino all'ora di cena e' un continuo strombazzare e scaricare fumi. Ammetto che, nonostante la mia esperienza di traffico indiano, ho difficolta' ad attraversare Vacchhara road, che e' una delle arterie principali. Oggi sono andata lungo il fiume Tapi, che attraversa la citta' prima di sfociare nel Mar Arabico. E' stato trasformato in una fogna simile alla Yamuna di New Delhi ma in bella vista e olfatto. L'altro ieri hanno trovato un delfino morto, probabilmente suicida. L'antico forte, o quello che rimane, sembra uscito da un bombardamento, la puzza di fogna pervade tutto il quartiere e i marciapiedi sono inaccessibili per le voragini dei lavori in corso. Ho visitato gli unici monumenti della citta', sopravissuti perche' - grazie-a-Dio - sono stati protetti dalla Soprintendenza. Sono delle tombe di olandesi, inglesi e armeni.
   Insomma un esempio comune di degrado urbano, considerando che e' una metropoli da 5 milioni di abitanti, in fortissima crescita e con pochissimi o zero controlli per il rispetto dell'ambiente.
   Sono stata pero' molto sorpresa dal leggere che nel 2010 Surat e' stata nominata nel 2010 in una classifica del governo ''la terza citta' piu' pulita dell'India'' dopo Chandigar e Mysore (quarta New Delhi!). Ho poi riso a crepapelle leggendo che la citta' ''potrebbe essere la Singapore dell'India'' e che e' stata selezionata come ''global city'' da un'associazione ecologica del Regno Unito.
   Forse nessuno si e' mosso dalla sedia per scrivere queste cose.
   Tutta questa enfasi trova pero' una giustificazione nel bisogno di rilanciare l'immagine di Surat. Nel 1994 la citta' e' salita alla ribalta della cronaca mondiale per una epidemia di peste polmonare, cosa che sembrava non esistesse neppure piu' se non nei Promessi Sposi. La peste di Surat e' stata raccontata in un reportage di Tiziano Terzani per il Corriere della Sera. Un pezzo magistrale, anche perche' minimizza addirittura sui morti...dicendo pero' la verita' sulle condizioni disumane dei ghetti della citta' gia allora in forte boom industriale.
   Probabilmente da allora avranno ammazzato un po' di topi e rimosso le baraccopoli, ma la bomba ecologica rimane, eccome.





http://articles.timesofindia.indiatimes.com/2012-05-14/surat/31700297_1_sustainable-development-model-city-diamond-city