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Incendio Gran Canaria, addio pineta di Tamadaba


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Gran Canaria, 20 agosto 2019 

   Una settimana fa sembrava circoscritto il fuoco nel centro-ovest di Gran Canaria, poi qualche giorno fa e´ripartito complice un grande vento e il caldo rovente. Da quanto ho capito, il rogo avanza cosi´velocemente che é impossibile fermarlo. La chiamano "tormenta di fuoco" e corre lungo i "barrio", le profonde vallate che scendono a raggiera dal centro dell´isola fino alla costa. In questa stagione i "barrio" sono ricoperti da cespugli rinsecchiti, agavi e cactus. Poca cosa da bruciale, eppure le fiamme continuano ad avanzare verso ovest e sud nonostante il dispiegamento di elicotteri, idrovolanti e centinaia di persone, tra volontari, "bomberos" (i vigili del fuoco) e altro personale inviato dalla "peninsula".
   A farne le spese e´stata la `pineta´di Tamadaba (la foto e' stata scattata da me qualche mese fa nel punto piu' alto dove si vede Tenerife), sul lato occidentale, autentico polmone verde dell'isola che ha una scarsissima vegetazione a causa della mancanza di piogge. La foresta. popolare meta di picnic e trekking, si estende per 7.500 ettari ed e´stata dichiarata Riserva della Biosfera dall´Unesco. E' quasi tutta ridotta in cenere. Gli esperti dicono che ci vorra´almeno dieci anni per riportarla alle condizioni precedenti il rogo.
    Poi ci sono i disagi per la popolazione, finora sono 9 mila gli evacuati dai villaggi sperduti nelle vallate, sono agricoltori e pastori che abitano nelle meravigliose "finca" in stile canario, delle abitazioni scavate nelle rocce vulcaniche, di cui e´visibile solo la facciata.
    Da ieri mattina una nube di fuliggine nera e' arrivata sulla costa, anche al puerto de Mogan, mentre il calore e´insopportabile. Non e´ il caldo normale di agosto, e´ quello del fuoco che arde a circa 80 km di distanza con fiamme che toccano i 50 metri di altezza. Ieri notte si vedeva una cortina di fumo  arancione dietro le cime rocciose.
    Ovviamente In questi giorni non si parla d´altro. La gente e´ costantemente con gli occhi alla televisione e ai social, preoccupata per parenti e amici che abitano nelle zone colpite.
    In un bar, ottimo posto per sondare i sentimenti della gente , ho visto in diretta la conferenza stampa del presidente canario Angel Victor Torres, in camicia bianca senza cravatta, circondato dai tecnici. Le ultimissime notizie sembrano buone, il vento non soffia piú da stamane e nei prossimi giorni le temperature dovrebbero scendere. A quanto pare solo un cambio nelle condizioni meteo puo' fermare il disastro, non l'azione umana. Come dire che si e' nelle mani di Dio.
    Sui giornali intanto si da´ la colpa al cambiamento climatico, ragione facile e comoda da sostenere. In realta´come mi hanno spiegato, la colpa e´del progressivo svuotamento demografico delle montagne a favore della costa dove domina la ricca industria turistica. Cosi´ i ¨"barrio" sono rimasti incolti e pieni di sterpaglie. Basta una scintilla, come quella di uno smerigliatore che secondo i giornali avrebbe causato il primo focolaio due settimane fa, per scatenare un inferno di fuoco soprattutto quando il vento soffia forte dall´oceano Atlatico.