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Pasolini, "Appunti per un fim sull'India", girato nel '68 ma sembra oggi

New Delhi, 5 ottobre 2015

Anche in India si ricorda il quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini. Ieri sera all’Istituto di Cultura e’ stato proiettato Appunti per un film sull’India, documentario di 30 minuti girato nel 1968 durante uno dei suoi viaggi qui in India tra New Delhi, Varanasi, Jaipur e Mumbai. Sempre all’Istitituto c’e’ anche una mostra con foto inedite del regista curata da Walter Liva (Craf di Pordenone). La foto qui con Toto’ e’ di quell’archivio.

   L’idea e’ geniale, una leggenda di un maharaja che offre il suo corpo per nutrire una tigre affamata. Doveva essere questo il film che non e’ stato mai relizzato.
   Pasolini va in in giro a chiedersi quali potrebbero essere gli attori per la storia e come la stessa storia potrebbe evolversi. Lo chiede anche a dei registi e scrittori indiani. Sullo sfondo una India che sembra quella di oggi. Le immagini crude di poverta’ ci sono ancora, cosi’ come anche i visi degli operai e contadini, sembrano quelli di oggi. A volte e’ ironico, a volte amaro e polemico verso l’industrializzazione. Che poi manco ci sara’ ....il “sottoproletariato” di Pasolini e’qui rimasto quello di cinque mila anni fa, quello dei brahmini e non dei padroni della fabbrica. Si vede la visione marxista e sii vedono anche i tempi, era il 68.
   Pero’ Pasolini ha una capacita’ straordinaria di affrontare, con le parole e le immagini, temi come la religione, la morte, la natura e l’individualismo. Si vede da qui la sua grandezza. E poi la frase finale, prima del funerale con la pira, che segna la fine della storia del povero maharaja e della sua famiglia caduta in disgrazia. E’ una frase che mi ha colpito perche’ e’ il riconoscimento dell’eterna seduzione che questo Paese offre e (spero continuera’) ad offrire agli stranieri.

“Un Occidentale ha tutto in India e non da’ nulla. L’India che non ha nulla da’ tutto” .

Ma non ci sono altri film per raccontare l'Italia agli indiani?

New Delhi, 16 aprile 2015
 

    Capisco che il cinema italiano non è solo Salvatores o Fellini, ma mi chiedo perché proporre in India dei film che sono semplicemente incomprensibili per chi non conosce la realtà italiana.
   Sono andata a vedere ‘Corpo celeste’, un bel lavoro della esordiente regista Alice Rohrwacher e prodotto insieme alla Rai. Era in programma nell’ambito di una iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura chiamata “Italy through the eyes of female directors”.
    La proiezione era all’aperto nell’anfiteatro dell’Habitat Center, un centro culturale di New Delhi dove si tengono molti eventi e mostre.  Purtroppo c’erano solo una ventina di spettatori ma questo è un altro discorso. Nella capitale ci sono moltissimi eventi ogni giorno e non è facile avere il pubblico.
Quello che mi chiedo è quanti di questi 20 irriducibili amanti dell'Italia, tutti indiani, abbiano capito qualcosa. Il film racconta della corruzione della Chiesa, dell’ipocrisia del clero e di una ragazza che si ribella al bigottismo soffocante e al ‘trash’ che pervade la sua vita. Il tutto inserito nel contesto degradato di Reggio Calabria. Un film duro, di condanna, che va benissimo in Italia o in Europa, ma che secondo me è difficilmente esportabile in un Paese come l’India. Senza una spiegazione preventiva o un minino di presentazione, anche per gli indiani più colti, non è facile capire il messaggio. Me ne sono accorta dalle domande della giovane e sofisticata signora indiana che era seduta accanto a me e che era appena tornata da una vacanza in Italia.
   Bisogna poi tenere presente che il cristianesimo è ancora molto sentito e autentico in India. Oltre tutto proprio in questo periodo ci sono state violenze contro le chiese e istituzioni cristiane. Mi chiedo, insomma, se non ci sono film più rappresentativi per dare un’idea dell’Italia all’estero…

Spending review? Cominciano ad abbassare l'aria condizionata all'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi

Sono andata ieri all'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, esattamente nella sala lettura per sbirciare il Corriere della Sera fotocopiato da internet e messo a disposizione nella biblioteca. E' stato come entrare in un congelatore per via dell'aria condizionata esagerata. In questi giorni a Delhi, c'e' un caldo umido soffocante, e' vero.  Non possiamo certo mettere i ventilatori a soffitto come in certi uffici pubblici indiani e che fanno tanto Terzo Mondo.
Ma la temperatura era davvero troppo bassa a tal punto che non sono riuscita a rimanere piu' di dieci minuti. Avrei avuto bisogno di una giacca e scarpe chiuse.
Sul Corsera c'era scritto che i Comuni non hanno piu' soldi per pagare i dipendenti e che perfino il servizio scolastico e' a rischio. Non so se e' vero, ma questo e' lo scenario da incubo che si ipotizza in Italia. Perche' non iniziare a risparmiare sull'aria condizionata? Una goccia... ma l'oceano e fatto di gocce. E magari esce fuori uno stipendio per un bidello. Non solo e' un risparmio per le casse statali, ma anche per il pianeta.