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ARTE/ L`argilla di Zanetti a Goa e le tele di Galliano alla Biennale di Kochi. Ritornano gli artisti italiani in India

Kochi, 20 gennaio 2017

    L`era post maro` in India sta vedendo un ritorno degli artisti italiani, anche se ancora molto limitato rispetto alle potenzialita` di un Paese noto in tutto il mondo per la sua arte.
    Negli ultimi due mesi nel Sud dell`India mi e` capitato di vedere due artisti italiani di un certo calibro internazionale. Una e` la toscana Virginia Zanetti che ha partecipato con una performance di `land art` al Serendipity Arts Festival di Goa a dicembre. Il suo lavoro intitolato `Fourth Study in the Ecstasy of the Landscape` prevede il coinvolgimento del pubblico che viene invitato a stendersi su delle mattonelle di argilla fresca. L`artista `usa` quindi i corpi per creare delle impronte abbracciando o stendendosi lei stessa sulle persone.
   Siccome ho partecipato all`installazione posso raccontare le sensazioni che ho provato. Prima il contrasto del freddo dell`argilla e il calore del suo corpo, e poi un senso di pace e di rilassamento. Sono stata  sdraiata  per piu` di un`ora completamente immobile sul mio calco di argilla. In questo tempo, che non mi e` sembrato cosi` lungo, ho sperimentato altre sensazioni, gli altri movimenti intorno a me e, di nuovo il calore, di una mano di un`altra parsona che l`artista ha appoggiato su una mia gamba. Mi rendo conto che e` difficile descrivere la performance a parole, ma penso che abbia centrato lo scopo, quello di un ritorno al rapporto primordiale con la Materia.
Zanetti si e` esibita all`inizio del mese nche a New Delhi con la mostra di acquarelli I Pilastri della Terra`.
    Anche le opere di Daniele Galliano, esposte alla Biennale di Fort Kochi (Kerala) hanno qualcosa di intimistico, anche se piu` irriverenti. Il pittore ogni giorno `reinterpreta` dei paesaggi dipinti su tela da autori sconosciuti `inserendoci` delle persone tra il pubblico che incontra. L`installazione che si intitola `Unknow + Galliano, Bad Trip India 2016` e` ricavata nell`ex magazzino Aspinwall House che si affaccia sulla laguna di Kochi, dove da secoli partono le spezie dirette in Occidente. Nelle vie di Mattancherry ancora oggi si sentono i profumi del pepe, dell`anice, caffe`, cardamomo e le altre specialita` della costa del Malabar. Muziris, a circa 30 km a nord, era un centro di commercio dei romani che si lamentavano di spendere qui troppo oro (Plinio il Vecchio).
   La Biennale Kochi Muziris, che e` alla terza edizione e che uno dei pochi appuntamenti in India dedicati all`arte conteporanea, e` intitolata (un po` cripiticamente) `Forming in the Pupil of an Eye`. Da molte installazioni si esce con il cuore pesante. Riflettono l`inquietudine dei tempi che stiamo vivendo, in particolare la crisi dei profughi siriani.
Nell`opera del cileno Raul Zurita, `The Sea of Pain 2016`, ospitata in un grande capannone, si attraversa un `mare` buio annaspando con l`acqua fino alle ginocchia in cerca del piccolo profugo Alan Kurdi, fotografato morto sulla spiagga nel settembre 2015 e diventato simbolo della nostra impotenza a fermare le guerre.

ARTE/Biennale di Kochi, tra marmisti cinesi e inquietanti vortici d'acqua

Kochi, 12 febbraio 2015

Sono tornata con piacere alla Biennale di Kochi, dopo esserci stata alla prima edizione nel 2012-2013. Quest’anno la rassegna (aperta fino al 29 marzo) e’ dedicata al tema “Whorled Exploration”, ovvero alle esplorazioni scientifiche e pseudoscientifiche del pianeta.
   Devo dire onestamente che molte delle installazioni non mi hanno impressionato particolarmente, mentre sono stata affascinata dai video.
   L’arte contemporanea si sta spostando decisamente sul multimediale, diventa quasi reportage come nel lavoro superlativo di Adrian Paci, albanese che vive a Milano e che ha presentato “The Column”. Un documentario su un gruppo di marmisti cinesi che realizzano una colonna classica commissionata da un cliente europeo mentre sono i viaggio in nave dalla Cina all’Europa.
   Mi e’piaciuto molto anche l’incredibile esperimento dello svizzero Christian Waldvogel che per dimostrare che la “terra non girava con lui” ha convinto un jet dell’esercito elvetico ad andare alla stessa velocita’ di rotazione del globo terrestre ma in direzione contraria.
    Alcuni lavori sono probabilmente conosciuti a un pubblico occidentale (come le ‘lezioni’ di Michel Stevens (Vsauce) sui misteri della vita). Ma non importa. La loro trasposizione nei vecchi edifici dismessi di Fort Kochi, lo storico centro commerciale, e’ assolutamente azzeccata. Da queste stanze, che odorano ancora di spezie, si trafficava con tutto il mondo. La storia del Kerala e’ quella di una globalizzazione ante litteram.


Sempre in tema di spazio e tempo, anche il video del tedesco Mark Formarek, Standard Times (2007). Un’affascinante e inquietante parodia dell’inutilita’ e precarieta’ del lavoro umano (e quindi anche della vita moderna). Degli operai che per 24 ore si affannano a far funzionare un gigantesci orologio ‘manuale’ costruito in prato. Allo scoccare di ogni minuto devono rimuovere le assi per formare nuove cifre con l’ansia di finire in tempo. Assolutamente geniale.

E poi sono stata a bocca aperta davanti a ‘Descension’ di Anish Kapoor, uno degli artisti indiani contemporanei piu’ famosi. Creata apposta per la Biennale. Un vortice (azionato da una potente pompa idraulica) che risucchia dell’acqua nera nella profondita’ della terra. Inquietante, drammatica, misterioso...a me ha ricordato un buco nero che un giorno potrebbe inghiottire il nostro piccolo e fragilissimo pianeta.

Slow Travelling/ Da New Delhi a Kochi e l'elogio della lentezza

Kochi 8 marzo 2014

Sono partita da New Delhi la notte del 24 febbraio e, “lentamente, molto lentamente” sono arrivata oggi a Kochi a riprendere la moto e con essa il mio viaggio lungo la Malabar Coast.
La citazione e’ dall’ultima favola di Luis Sepulveda “Storia di una lumaca che scopri’ l’importanza della lentezza” e che mi ha fatto compagnia durante le ore in treno.
La lumachina di Sepulveda che viaggia alla ricerca di se stessa e’ veramente coraggiosa perche’ lascia la sicurezza del Paese del Dente di Leone e non ha paura di essere “diversa” dai suoi simili. E alla fine, con l’aiuto di altri esseri viventi lenti come lei, non solo trova il suo nome, Ribelle, ma anche salva la vita le compagne lumache. Un elogio della lentezza, della solidarieta’ e della liberta’ di pensiero...
Cosi’ dopo essere arrivata con un Volvo bus (troppo veloce) a Jaipur, e fatto pausa dal mio amico Calogero, ho preso un treno per Mumbai che in piena notte si e’ imbattuto in un temporalone che lo ha rallentato ulterirmente. Sono arrivata verso le nove a Mumbai central e ho trascorso una lentissima giornata a passeggiare con l’audio guida al bel museo del Princes of Wales (che si chiama ora Chhatrapati Shivaji Maharaj Vastu Sangrahalaya) e poi al Gate of India per finire con la birra al Leopold dove ci sono ancora i segni dei proiettili dell’attacco terroristico del novembre 2009. La memoria e’ lenta a svanire.
Alla mezzanotte sono salita su un altro treno notturno per Goa, pieno di chiassosi vacanzieri, che mi ha depositato a Margao di buon mattino. Nell’ex colonia portoghese, mi sono fermata per il Carnevale e per immergermi di nuovo nel caldo abbraccio del mare Arabico, in quel paradiso di spiaggia che e’ Palolem ora che non ci sono molti turisti. 

 Con un altro treno notturno, a passo d’uomo quasi, sono scesa lungo la costa del Malabar, tra decine di chai e banane fritte. Ogni tanto, quando il treno si fermava in una stazione, scendevo per sgranchirmi  le gambe o bere un po' d’acqua fresca. A meta’ mattinata, il treno sembrava  un bazar, con ambulanti che vendevano orecchini, braccialetti, persino dei semi di piante di pomodoro.

Sono arrivata alla Ernakulam Junction felice come una Pasqua, ho preso il ferry per Fort Cochi, poi a piedi fino al Padakkal Hotel...e lei era li’ in un angolo ad aspettarmi un po’ impolverata. La mia moto.

Konkan-Malabar 2014/7 - Da Trissur a Kochi

Kochi, 17 gennaio 2014

La tappa e’ breve ed e’ tutta su strada a doppia carreggiata. Dedico la mattina a vagare tra le chiese. Scopro che Thrissur e’ la sede della chiesa caldea (o nestoriana), quella che discende direttamente dall’apostolo San Tommaso. Non ci sono immagini nelle chiese, c’e’ la croce ma senza il Cristo, l’oggetto di adorazione e’ la Bibbia. E’ bello sapere che i cristiani di San Tommaso sono sopravissuti negli ultimi due  duemila anni a ogni invasione indu’, mussulmana, alla Sacra Inquisizione dei Portoghesi, al papato e agli inglesi. Questa e’ la grande forza dell’India.
Entrare a Ernakulam e’ un’impresa. Stanno costruendo la metro lungo la strada che va all’aeroporto. Entro trionfalmente nel cuore di Fort Kochi in traghetto da Vypeen Island, quando il sole sta per calare e le fishing nets, alla mia sinistra, si stagliano contro un cielo arancione.            

  

ESCLUSIVO - Ecco l'hotel del maro' a Fort Kochi

Kochi, 10 gennaio 2013  

    Curiosi di vedere dove stanno i maro' a Fort Kochi? Ecco qui l'hotel Eighth Bastion, con tanto di cannoni in giardino e mura fortificate di cinta. Non penso di svelare alcun segreto di Stato perche' e' stato pubblicato anche sulla stampa indiana.


    Onestamente penso che come cinque stelle sia un po' pretenzioso. Non so quanto il nostro governo paghi per il soggiorno dei maro' e di cinque accompagnatori (quattro militari e una psicologa), ma penso davvero non sia tanto e poi sara' sicuramente scontato data la ''lunga'' permanenza. Adesso capisco forse perche' qualche mese fa avevano abbandonato il Brunton Boatyard, sull'estremita' della penisola di Kochi, e da molti definito come il migliore. Con l'arrivo dell'alta stagione, dove i prezzi si triplicano, forse costava troppo o forse era troppo affollato.


    L'Eighth Bastion, del gruppo Casino, e' invece piu' piccolo e modesto. Confina anche con una base navale, che magari non e' proprio una coincidenza... Ricrea una casa coloniale con un cortile interno e una minuscola piscinetta. Il ristorante e' cosi' cosi', nouvelle cuisine, con microscopiche porzioni, in piatti stilizzati. Dalle 5 del pomeriggio in avanti c'e' una invasione di zanzare. Poco servono i miseri zampironi offerti dai camerieri.
   Di buono ci sono le biciclette, delle mountain bikes nuove, a disposizione dei clienti. Non ho visto le camere, ma dal di fuori mi sembrano non troppo grandi. Pero', Kochi, come sanno coloro che ci sono stati, e' davvero la ''regina del Mar Arabico''. La borgata di Fort Kochi, anche se a rischio di cementificazione, trasuda poi di storia e di cultura. E' stata la prima colonia europea in India, importante centro di commercio delle spezie, ci e' morto Vasco De Gama dopo essere arrivato qui con la circunavigazione dell'Africa e dopo la cantonata di Colombo. Insomma, davvero un bel posto, certo non da prigionieri in liberta' vigilata...Poteva andare comunque peggio, se l'incidente succedeva magari un po' piu' a nord, sulla costa del Karnataka, decisamente meno attraente dal punto di vista turistico e paesaggistico.

Canto notturno di un operatore di Chinese Fishing Nets a Kochi

Kochi, 5 gennaio 2013

   Mi trovo a Fort Kochi, l'antica borgata del Kerala famosa per il commercio delle spezie, dove sono venuta a seguire la faccenda dei maro' tornati in India dopo le vacanze natalizie. Ieri sera, avevo finito tardi di scrivere, e mi sono messa a gironzolare nelle stradine deserte presa da considerazioni leopardiane nel giorno del mio compleanno che stava per concludersi  (tanto per capirci qui c'e' il Canto notturno del pastore errante dell'Asia).
    Era appena mezzanotte, ma non c'era anima viva. Non c'era manco la luna ed era tutto buio a parte una luce fioca sullo sgangherato lungomare dove ci sono le 'chinese fishing nets''. Sono il simbolo piu' fotogenico di Kochi e anche quello piu' noto ai turisti. Sono rudimentali ''macchine da pesca'' azionate da un argano tenuto da enormi massi legati a funi. Dicono che i portoghesi li abbiamo copiati dai cinesi, ma mi piacerebbe davvero andare in Cina per vedere se ci sono simili marchingegni sulle coste.
    Nell'oscurita' della sera caldissima e appiccicosa, vedo alcune sagome che si muovono veloce sulla silhuette di una delle ''fishing net''. Mi fanno un cenno con una torcia di salire sulla piattaforma che sporge sul mare. ''Vuoi aiutarci?'' mi chiede uno degli uomini in un buon inglese. Mi passa la fune e mi dice : ''tira forte qui''. Punto i piedi in avanti e mi metto a tirare con gli altri che ritmano lo sforzo con una una parola in lingua locale, il malayalam. L'enorme rete si solleva lentamente e davanti a me scendono i pietroni che fanno da bilancia. Uno di loro corre verso la cima con un guadino. Ritorna con un paio di pesci lunghi 15 o 20 centimetri e un gamberetto solitario. ''Non e' stagione ora, non c'e' nulla. Siamo solo noi che lavoriamo, come vedi''. Dopo pochi secondi i cinque uomini (uno per ogni fune) riabbassano la rete.
    Nel frattempo nella laguna passa una nave container. Uno commenta: ''Forse adesso andra' meglio, quando passano le navi i pesci si spostano a riva''. Presa dalla compassione, suggerisco di metterci due o tre lampare in cima cosi' da attirare piu' pesci, ma la proposta scatena grasse risate. Almeno si divertono.
    Dopo un po' faternizzo e vengo a sapere che la rete ha 700 anni, che appartiene a una ricca famiglia e che costa circa 7 lakh (700 mila euro, circa 14 mila dollari) . ''Non e' tanto - esclamo - io, costa di piu' un'automobile''. Scopro poi che il padrone si prende un terzo del pescato come affitto e che ''a loro sta bene cosi'''.
   Dopo la terza calata, uno dei cinque prepara il te' nella casetta annessa. Un altro riempie di kerose la lanterna che fa da lampara.  Mi sembra di assistere a un antico rito. Ci sediamo tutti in cerchio e vengono riempiti sei bicchieri esattamente allineati. Parliamo dello stupro che e' avvenuto a New Delhi e dei maro'. I pescatori sono informatissimi. Poi a un comando invisibile si alzano tutti insieme e li vedo danzare contro il cielo violaceo per il riflesso della lampara nel mare, mentre tirano le funi e in coro pronunciano parole incomprensibili, forse una formula magica, forse un ringraziamento al mare, forse un'antica preghiera...

Biennale di Kochi, Giuseppe Stampone rompe il black out italiano

Kochi, 3 gennaio 2013

La decisione dell'Italia di boicottare gli eventi culturali in Kerala per via della presenza dei maro' non ha impedito a un artista italiano di partecipare alla Biennale d'arte di Kochi-Muziris, una sorta di Venezia indiana. E' Giuseppe Stampone ( http://www.giuseppestampone.com/) che si e' presentato con una installazione multimediale. L'opera (qui sopra) intitolata ''Il mondo perfetto'' e' composta da un riscio' a motore che diffonde canzonette italiane e da una mappa. In una intervista (vedi qui) Stampone si augura che l'arte possa aiutare a superare le differenze di una cultura ''eurocentrica'' in declino e di quella emergente indiana. E magari in questo modo capirci meglio anche sui maro'. Il messaggio e' sottile, ma c'e'. Peccato che e' partito dopo l'inaugurazione, l'avrei conosciuto volentieri.

I maro' a Kochi, tra ayurveda e reti da pesca cinesi

Finalmente i maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono passati dalla loro condizione di carcerati, anche se di lusso, a quella di liberta' vigilita a Kochi o Cochin, una delle perle turistiche del sud dell'India e patria della medicina ayurvedica. Si trovano nell'hotel Trident, un albergo a cinque stelle ma non sfarzoso, che si trova sull'isola-porto di Willington, tra la costa e la storica Fort Kochi.    

   Conosco bene l'hotel perche' e' stata la ''unita' di crisi''  italiana quando i due fucilieri del San Marco di Brindisi sono sbarcati dalla petroliera Enrica Lexie lo scorso 16 febbraio dopo la morte di due pescatori. Lo frequentavo ogni giorno anche se io stavo in una pensione di fianco. E' un edificio basso nela lussureggiante vegetazione keralese, pieno di zanzare e occasionalmente di comitive straniere che si fanno una brevissima tappa prima di tornare a casa o di iniziare il tour dell'India meridionale.  L'isola e' piena di container,  magazzini e uffici di import-export.  Ci sono due imbarchi, uno per andare a Ernakulam e l'altro per Fort Kochi, la parte storica e quindi turistica di Kochi con le chiese portoghesi, il quartiere ebraico e il cimitero olandese. Ci sono anche le famose ''chinese fishing nets'' , le reti da pesca manovrate da grandi argani attaccati a massi di pietra. 
   Non so se i maro' lasceranno il loro nuovo domicilio per qualche passeggiata, ma il posto e' decisamente invitante. Insomma poteva essere molto peggio.
    Nel loro primo giorno di liberta', i due militari si sono per ora limitati a godersi la piscina dell'albergo e il ristorante, in compagnia della delegazione che sta preparando la difesa del processo che si apre il 18 giugno.
    Non so se rimarranno al Trident, ma penso che la permanenza in Kerala sara' lunga e quindi avranno modo anche di esplorare i dintorni dell'albergo anche se in un raggio di 10 chilometri dal commissariato dove devono firmare ogni giorno. Tra pochi giorni poi arrivera' il monsone, in Kerala di solito molto abbondante, che dara' tregua anche alla calura. Per due mesi sara' un diluvio, le folle di turisti si diraderanno,  ma per molti e' la stagione migliore per i trattamenti ayurvedici.

Enrica Lexie, quando la stampa italiana fa notizia

Per certi versi e' divertente, per altri e' un po' snervante essere l'unica giornalista italiana nella piu' grave crisi mai successa tra Italia e India.  La mia presenza qui al porto di Kochi, in Kerala, dove sono arrivata domenica, ha incuriosito un po' tutti, dai taxisti ai venditori di ''nimbu pani'',  le limonate. Tutti vogliono sapere che cosa si dice in Italia, cosa che sanno benissimo perche' hanno letto sulle agenzie internazionali, ma vogliono sentirlo da me. Immancabilmente poi viene fuori Sonia Gandhi e quasi tutti, qui in Kerala, hanno un familiare o un amico che ha lavorato o lavora in Italia.
    Nei primi giorni la stampa era sospettosa, perche' pensavano che io avessi informazioni ''dirette'' o che mi bastasse alzare un dito per aprire tutte le porte, compresa quella del ''bungalow prigione'' dell'isola di Wellingdon dove stanno i nostri maro'. Oppure che potessi avere interviste esclusive con  il ''vice ministro De Mistura''. Poi quando mi hanno visto condividere la loro stessa fatica nelle lunghe giornate con l'obiettivo puntato a catturare un'immagine dei militari in calzoncini oppure a sudare nel piazzale dell'Alta Corte del Keral, mi hanno accolto e ''adottato''.
Adesso mi fotografano mentre cerco di carpire qualche pettegolezzo su cosa mangiano i maro' o su cosa vedono in televisione, mi intervistano per sapere che dice la stampa italiana e mi usano per identificare i membri della delegazione italiana ogni volta compaiono. Ma a volte somo cocciuti. Per almeno tre giorni hanno continuato a scambiare il nostro addetto militare, il contrammiraglio Franco Favre per il capitano della Lexie Umberto Vitelli solo perche' era in divisa....