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Covid e Natale/ il dilemma dell'emigrato: torno o non torno?

La Gomers (isole Canarie), 15 dicembre 2020

   In questi giorni migliaia di emigrati italiani come me vivono il dilemma del "torno o non torno". Rinuncio a passare le festivita´ di Natale con genitori o figli oppure metto a rischio la mia (e loro salute). Il coronavirus ci mette di fronte a questo bivio. Un dilemma inedito che e´piu´morale che sanitario.
   Nel primo lockdown il problema non si poneva perche´ i governi avevano deciso di chiudere le frontiere bloccando centinaia di migliaia di cittadini italiani all'estero. Ora l'emergenza e´piu´o meno la stessa, ma non ci hanno piu´privato delle nostre liberta´individuali come prima. La scelta ricade su di noi, liberi se correre il rischio o meno di contagiarsi e contagiare il prossimo. Non so cosa sia meglio.
Il "pensieroso" -
 Ritratto di Lorenzo de Medici duca di Urbino   


   La Farnesina nel suo sito esteri.it scrive che "considerato l'aggravarsi della situazione epidemiologica in Europa, la Fanesina raccomanda a tutti i connazionali di evitare viaggi all'estero se non per ragioni strettamente necessarie¨ minacciando poi che potrebbe essere non facile rientrare in patria. Nel mio caso si tratta di rientrare in Italia (ho gia´un volo il 20 dicembre)  e ripartire dopo le vacanze natalizie il 7 gennaio. Quali sono le mie "ragioni strettamente necessarie"? Passare il Natale con i miei genitori ultraottantenni e con mia figlia. Si puo´ definire "necessario" questo bisogno di rispettare una tradizione religiosa che prevede la famiglia riunita intorno al panettone? O questo bisogno di rapporti affettivi si puo´ rimandare in un'altra occasione, per esempio a Pasqua (incrociando le dita)? Chi potrebbe pronunciarsi su questo dilemma morale: il premier Giuseppe Conte o il Papa?
   Vorrei invece che mi si dicesse chiaramente quali sono i rischi di contagio nel viaggiare, quanto sicuro e´il tampone obbligatorio 48 prima del viaggio e se e´ sufficiente la protezione della mascherina. E che mi si dicesse chiaramente se la zona dove vado, nel mio caso il Piemonte, e´ancora a rischio o meno soprattutto ora che e´ stata declassata al colore giallo.
   Se veramente c'e´il pericolo  di una terza ondata, che nel periodo invernale si sommerebbe alle influenze stagionali gia´di per se letali, allora perche´non chiudere di nuovo le frontiere? Tanto il turismo e' gia´morto. Perche' creare ulteriore confusione con minacce velate di nuove restrizioni? Se e´ "strettamente necessario" che non ci si muova per andare a festeggiare in Natale in famiglia basta dircelo.

Vacanze in Italia, diario di viaggio


Con un po'di ritardo, ecco il diario di una settimana in Italia.

- 23 dicembre: Milano Malpensa. Ho sperimentato la compagnia aerea indiana Jet Airways che dal 5 dicembre ha un collegamento diretto quotidiano Delhi-Milano. Si viaggia di giorno, a differenza degli altri che partono nel cuore della notte, il personale e' gentile, il cibo indiano e’ cosi’ cosi’, ma servono il gelato. Mi chiedo come e’ possibile che un paese dell’ex G8 ora G20, non riesca ad avere un collegamento diretto con l’India. In aereo rido con Three Idiots, il film con Amir Khan.

- 24 dicembre: Chivasso, provincia di Torino. Dopo un recente furto, mio padre ha trasformato la casa in un bunker anti ladri. Porte blindate, fotocellule in cortile e una telecamera collegata con i carabinieri. Di notte ci asserragliamo nel fortino come se ci fossero i lanzichenecchi alle porte. Vado a Messa di Natale nella frazione di Betlemme, gemellata con quella palestinese. C’e’ un presepe vivente, con tanto di neonato e angioletti. Molto bello. Nella foga, il celebrante, un frate francescano, fa un'apertura a divorziati e omosessuali invitandoli a unirsi nella chiesa. Con tutto rispetto per le categorie sopraindicate, siamo veramente alla frutta.

- 25 dicembre. Pranzo di Natale classico con agnolotti alla piemontese. Anche se mi piacerebbe passare il Natale in modo alternativo, riconoscono che alla fine le tradizioni sono sempre quelle migliori. Soprattutto per gli agnolotti. Con mia sorpresa, nel pomeriggio, Vodafone attiva la mia chiavetta internet a 9 euro al mese e entro in rete per salutare gli amici. Il broadband funziona pure in provincia, anche se non ci capisco assolutamente nulla delle offerte, G3, UMTS, Gprs e diavoleria varie.

- 26 dicembre. Finisco di leggere La Stampa, il giornale della Fiat, che dovendo durare due giorni, ha tradotto mezzo Economist. Nelle cronache italiane, leggo un trafiletto che racconta di un tizio morto per un gioco autoerotico con un cacciavite. L'accordo su Mirafiori e' celebrato con successo, comprese alcune conquiste industriali come quello di ridurre la pausa agli operai della catena di montaggio.

- 27 dicembre. Bracchiello (Valli di Lanzo). Ci siamo trasferiti nella baita di montagna dove ha appena nevicato e i fiocchi di neve sono rimasti appiccicati a foglie e rami, con un effetto da cartolina. C’e’ il sole. In completa solitudine affronto una passeggiata nei boschi rompendo le scatole a interi branchi di caprioli.

- 28 dicembre. Torino. Erano dieci anni o piu’ che non tornavo nel capoluogo sabaudo che – mi avevano detto ‘’e’cambiato’’. Forse sono capitata il giorno sbagliato. Ho trovato la citta’ piu’ pulita, si’ma molto piu’ triste, nonostante il periodo natalizio. Un commerciante in piazza Vittorio mi ha detto che le vendite natalizie sono crollare del 60%. Via Lagrange, e'forse l’ unica strada un po’ vivace. Sperimento anche la nuova mini metro. I negozi chiudono per pranzo dalle 12 alle 3. Trovo i commessi un po' scorbutici e i passanti impauriti a parlare con estranei, anche solo per dare indicazioni. In corso Alemanno una cartellone pubblicizzava ‘’funerale classico’’ al prezzo di 1.000 euro. Ne ho fatto l’immagine simbolo della mia visita.

- 29 dicembre. Di nuovo Chivasso. A casa mia si mangiano due pasti completi al giorno, antipasti multipli, primo, secondo, dessert, formaggi e frutta, con vino naturalmente. Mi chiedo come faccio io a sopravviveve il resto dell’anno in India con una sola portata, massimo due al giorno. Guardo la televisione. C’e’ una pubblicita’ di cibo per gatti sterilizzati, che non li fanno ingrassare.

- 30 dicembre. Milano, ultimi giorno. Forse per restare in tema, vado alla Biennale a vedere una mostra fotografica su torture, malformazioni, genocidi e varie sofferenze umane documentate da scatti di autore. In piazza Duomo c’e’ un enorme abete, rabbrividisco solo a pensare a quanti anni avra’, circondato da un prefabbricato rosa di Tiffany. Entro solo per vedere il tronco del poveretto, ma e’ dietro i banconi dei gioielli griffati.