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Gli ‘’uomini scimmia” delle palme da cocco, un mestiere in via di estinzione

Palolem (Goa), 10 gennaio 2016
 
    Stamane Succurina, la proprietaria dei 'coco huts' See view di Palolem Beach, dove sto io, ha deciso di ‘sfoltire’ le palme da cocco. E’ una operazione che si fa saltuariamente per raccogliere i cocchi maturi e soprattutto rimuovere quelli secchi per evitare che piombino sui turisti. Vivere sotto un palmeto sara’ esotico, ma ha i suoi rischi....Si narra che in passato a Palolem un tedesco e’ stato ucciso da un cocco in testa. Ogni tanto capita di sentire nella foresta il ‘bang’ di una noce su un tetto di lamiera o il fragore di una foglia secca che plana al suolo. Se capita di notte mi sveglio di soprassalto con il cuore che sobbalza.
   Succurina ha chiamato un paio di ‘uomini scimmie’, esseri scheletrici, tutto nervi, di una certa eta’, che a piedi nudi e con una corda salgono sulle piante con una agilita’ impressionante. Ho subito tirato fuori la macchina foto.
    E’ un mestiere che mi ha sempre incuriosito quello dei raccoglitori di cocco.Penso che come tutti i mestieri in India appartenga a una ‘comunita’’ o casta specifica.  Avevo letto che e’ in via di estinzione e che e’ sempre piu’ diffcile trovare il personale. Come e’ per tanti mestiieri, i figli non vogliono piu’ fare il lavoro dei padri e manco quest’ultimi lo vogliono. Sarebbe un’idea per un reportage, tipo “cercasi raccoglitori di cocco”. So che in effetti i coltivatori hanno cominciato a introdurre delle specie nane di palma da cocco e che qualcuno in Kerala, dove sono piu' ricchi,  ha persino inventato una macchina per raccogliere i frutti.
   Anche la noce da cocco mi ha sempre affascinato. Si fa di tutto, olio, farina, alcol e la si impiega ovunque, dalla cucina ai tappeti. E la si usa anche per la 'puja', l'offerta degli induisti alla divinita’ o per benedire veicoli, case o animali...Ho imparato solo qui nel sud dell’India a dissetarmi dai cocchi e solo da poco ho capito che i cocchi verdi contengono le ‘noci’ con il latte e una polpa bianca. 
   Ma se lo si lascia seccare il cocco diventa duro come quello vedevo al luna park quando ero bambina in una specie di fontana con le luci colorate. 
   Ho scoperto poi che l’India produce il 32% di tutte le noci da cocco al mondo che sono 73 miliardi all’anno, piu’ o meno dieci a testa. E che gli altri due grandi produttori sono Indonesia e Filippine.
   Questi 23 miliardi di cocco indiani vengono raccolti a mano dagli “uomini scimmia”. Ci sono qualcosa come 10 milioni di produttori concentrati in Tamil Nadu, Kerala e Karnataka (Goa non fa testo, le palme servono per far ombra ai turisti...) e tutti costoro dipendono da questi professionisti che  hanno ormai i capelli bianchi.

Goa, un eco scempio sull'isolotto di Palolem

Palolem, 29 gennaio 2015

Questo e’ un importante appello per proteggere uno dei posti piu’ belli di Goa, la spiaggia di Palolem, nel sud della ex colonia portoghese, rimasta ancora miracolosamente immune da sviluppo edilizio o peggio dalla deforestazione. Ho scritto tante volte di Palolem su questo blog, per me e’ un piccolo paradiso dove finisco sempre per tornare in ogni viaggio. E' un posto magico e carico di energia positiva che mi ricarica le batterie.
Il colpo d’occhio della spiaggia dorata con le palme sullo sfondo e’ davvero unico, A completare la cartolina c'e'  un isolotto chiamato Monkey Island o Conco Island, accessibile a piedi solo con la bassa marea.
Ecco, proprio li’ oggi ho scoperto che hanno fatto uno scempio mascherato da “eco resort”! Che ovviamente di "eco" non ha proprio nulla. Per fortuna non hanno costruito degli hut, ma il sentierino interno e’ stato devastato e trasformato in un largo percorso in terra battuta che corre lungo il perimetro dell’isola. I una baietta hanno costruito un pontile, in plastica, da cui parte una grande scalinata che finisce in uno spiazzo rotondo, sembra una pista da ballo. Ho letto sul web che hanno organizzato dei rave party. Di sicuro hanno tagliato un bel po’ di vegetazione per fare il nuovo sentiero e creare nuvi spazi sembrerebbe destinati ad ospitare parecchia gente.
Poco lontano dalla 'pista' ci sono anche due bagni, con la divertente` scritta “executive bio toilet”, in plastica verde. Poi c'e' una grossa cisterna collegata con tubi a un pozzo (forse gia’ esistente prima) e alcuni capanni usati dai lavoratori. Come se non bastasse poi, c’e’ anche una discarica di rifiuti, piena di bottiglie di plastica.
Un cartello sul pontile avverte che e’ proprieta’ privata. Ho chiesto a della gente del posto e mi hanno detto che l’isola e’ stata “venduta”. E anche che ci sono state delle dimostrazioni di protesta lo scorso anno contro il “resort”. Spero tanto che non permettano nulla di piu’ di quanto gia’ e’ stato rovinato, per costruire la strada in terra battuta con gradini in pietra e perfino panchine di pietra.
Insomma a me e' preso un infarto....io ho solo l'arma delle parole...e questa e' la mia denuncia.