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Palazzo di Deeg, fontane colorate e tigri in gabbia


     A una quarantina di chilometri da Bharatpur, c'e' un centro agricolo che si chiama Deeg e che faceva parte del regno dei maharaj di etnia Jat. C'e' una fortezza ancora piu' imponente di quella di Bharatpur con ancora i cannoni sulle torri. Ma la vera sorpresa e' il palazzo del 1700 che testimonia la megalomania di questo maharaj, Suraj Mahl, un potente guerriero che ha saccheggiato tutto quello che si poteva, ma anche un eccentrico viveur come tutti i nobili del 1700.
    Il palazzo, usato come residenza estiva e uno dei piu' grandi del Rajasthan, e' costruito sull'acqua e ha centinaia di fontane nel giardino (tagliato in quatto in stile mughal) e anche dentro le stanze per resistere alla calura del deserto. Mi hanno spiegato che durante alcune festivita', a febbraio, fanno funzionare il complicato sistema di giochi d'acqua a cui aggiungono anche polvere colorata per un effetto arcobaleno degli spruzzi. L'impianto e' alimentato da una gigantesca cisterna messa sul punto piu' alto della. Come a Tivoli, ma al posto del fiume Aniene, una vasca riempita in continuazione con l'uso di animali o dei servi.


    Il palazzo e' stato abitato fino agli anni Settanta dai discendenti dei maharaja. Per fortuna dopo non e' finito a una catena alberghiera, ma allo Stato che riesce a conservare giardino, fontane e arredi in maniera piu' che soddisfacente. E' come se gli occupanti se ne fossero appena andati. La grande sala, i salotti privati, la camera da letto, lo studiolo del maharaja sono ancora intatti. E' stato rifatto soltanto il rivestimento di poltrone e sofa'. Tra le bizzarrie ci sono due zampe di elefante mummificati che servono come vassoio per i liquori. Impressionante e' il sistema di ventilazione garantito da lungi ventagli sul soffitto azionati dai domestici con delle funi che escono fuori dalle pareti. Un sistema in uso all'epoca. C'e' anche un rarissimo esempio ''cooler'' (condizionatore indiano) azionato a mano da una manovella.




    Nel giardino troneggia un'altalena di marmo bianco frutto del bottino di quando il maharaja' e' riuscito a entrare nel Forte Rosso di New Delhi dove viveva l'ormai debole mughal. Si dice che l'altalena apparteneva niente meno che alla regina Noor Jahan, la zia di Muntaz Mahal, quella sepolta al Taj Mahal. In un lato, c'e' invece un intero complesso, con stanze e verande, di marmo e pietre preziose incastonate, che e' stato smontato a pezzi e rimontato qui dopo un saccheggio ad Agra, altra capitale dei mughal.
Insomma un bel tipetto questo Suraj Mahl, che anticipando di secoli cosa avviene oggi a Las Vegas, teneva anche una tigre in gabbia  nella veranda del palazzo, cosi' da mostrare agli amici tra le fontane colorate.    

Bharatpur, tra fortezze inespugnabili e fenicotteri rosa

Bharatpur, 13 ottobre.
Sono arrivata a Bharatpur, a circa una cinquantina di chilometri da Agra, ma gia' in Rajasthan, per visitare il famoso parco ornitologico di Keoladeo. Ma ho scoperto, che oltre a gru e fenicotteri rosa, questo posto e' stato uno dei piu' potenti e sofisticati regni del Rajasthan! Bharatpur e' stata fondata da un fiero maharaja della etnia dei ''Jat" che si chiama Suraj Mal. Un omone baffutissimo, con una quindicina di mogli e oltre il doppio di concubine, che doveva essere un tipo davvero tosto. Ha resistito ai Rajput, i bellicosi vicini rajasthani, ai potenti Mughal e anche agli inglesi! 

   Basta guardare il forte di Bharatpur per capire perche'. Una fortezza, che si chiama Lohaganar, circondata da un fossato, sembra quelle che si disegnano a scuola, con doppia cinta di mura. Gli inglesi sono riusciti a espugnare Bharatpur soltanto nel 1826.
A guardare il palazzo reale, che sorge dentro la fortezza, si capisce anche la ricchezza dei maharaja' locali. Mi ha colpito l'enorme scalone che porta sul ''roof top''. Ideale per una scenografia di una sfilata di moda. Nel museo, in via di rinnovamento, le solite cose un po' kistch e gli animali impagliati, tra cui anche un coccodrillo. Intorno ci sono altri palazzi completamente abbandonati, con erba che cresce dalle finestre. Il fossato oggi e' un aquitrino putrid. Ma nel caos del bazar si vede ancora quello che rimaneva di una raffinata citta'. Il contrasto con il presente e' cosi' stridente che veramente mi chiedo cosa abbiamo fatto di male gli indiani per meritare tanta disgrazia.
Oltre all'architettura e armi (ci sono ancora cannoni ovunque), i maharaja' locali erano anche cacciatori. Il parco protetto di  Keoladeo, oggi patrimonio Unesco, era in realta' fino al 1965 una riserva di caccia. La palude e' stata infatti creata apposta per attirare le anatre che poi impallinavano in grande quantita' in occasione di feste e di visite di ospiti stranieri. E' stato inaugurato per l'esattezza nel 1901 dall'allora vicere lord Curzon.
   Nella riserva, dove si puo' andare in riscio' a pedali o bicicletta, ci sono dei pannelli in muratura con l'elenco dei visitatori, armi e prede. Tra i reali passati di qui anche quelli afghani, iraniani e olandesi, oltre agli inglesi che erano di casa.
   C'e' anche una bella notizia: per la prima volta dopo una decina di anni e' tornata sufficiente acqua nella palude, grazie alla riapertura di alcuni canali. Quindi gli uccelli migratori, tra cui diversi tipi di gru, fenicotteri, cormorani e aironi, sono tornati. Sono indaffaratissimi a costruire nidi su alberi che occupano in ''condominio'', tutti insieme, allegramente,