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CURIOSITA' - Lo Shiva Lingam de La Gomera

La Gomera, 24 settembre 2021

   Se l'isola de La Gomera fosse in India, sarebbe piena di tempi a Shiva, il dio piu' potente della mitologia indu', quello che con la sua danza fa vibrare l'universo.  Proprio ieri sera ho visto "Il Vegetariano", un film amaro sui migranti e in particolare sugli indiani in Italia impiegati nelle stalle. Il regista Roberto San Pietro mostra una India da cartolina, il Gange, le vacche sacre e gli elefanti, che penso sia in rapida estinzione. Mi ha pero' ricordato il culto di Shiva, onnipresente nei templi sottoforma di Shiva Lingam, simbolo fallico che sottointende appunto alla suprema creazione.


E che c'entra la Gomera, l'isoletta a sud di Tenerife, famosa per l'alfabeto dei fischi e per le antiche foreste di lauro e di pini che trattengono l'acqua dalle nubi degli alisei e la trasformano i fresche sorgenti? 

Nella playa de Chinguarime, nel sud ovest, vicina al porticciolo di playa Santiago, c'e' una roccia simile a un Shiva Lingam che sporge dal bagnasciuga a ogni bassa marea. La prima volta che l'ho vista sono rimasta a bocca aperta, sembrava una roccia scolpita. O forse lo e', chissa'. Sono sicura che se la vedessero dei devoti indu' trasformerebbero la zona in un grande tempio.  Nel Kashmir indiano c'e' una grotta dove ogni anno si forma una stalattite di ghiaccio e ogni anno migliaia di indiani ci vanno in pellegrinaggio. E' lo Shiva della grotta di  Amarnath ed e' anche una patata bollente perche' si trova in una regione, il Kashmir, a maggioranza musulmana e occupato militarmente dall'esercito di New Delhi. 


   Allo "Shiva Lingam" de La Gomera, che mi verrebbe da ornarlo con ghirlande di marigold, si 'affianca' poco lontano una roccia scavata ad arco, anche questo incredibile opera d'arte della Natura, che potrebbe essere la 'Yoni', l'equivalente simbolo femminile della fertilita', sempre secondo la tradizione shivaista. 

   Uno potrebbe divertirsi a trovare queste rocce sporgenti e incavate dall'azione del mare e vento. Certo. agli occhi occidentali lo Shiva Lingam ha sempre suscitato sorrisetti maliziosi. E nonostante la mia lunga permanenza in India ammetto che ogni volta che entravo in un mandir questo imbolo fallico 'divino' mi sembrava un'opera pornografica. Ma nessun indiano ha mai minimamente ironizzato sullo Shiva Lingam. Lo facciamo piu' noi Cristiani sulla verginita' della Madonna.


   Comunque a La Gomera, Shiva e' decisamente di casa. Il simbolo dell'isola, che svetta al centro e' il roque Agando, di natura vulcanica e luogo di venerazione degli indigeni 'guanchi', gli abitanti delle isole Canarie prima della colonizzazione spagnola. 

   E a proposito di cime, dal punto piu' alto de la Gomera, anche questo ex altare sacro per gli indigeni, si gode una vista sul Telde, il grande vulcano di Tenerife e montagna piu' alta di tutta la Spagna (3.715 m), che ha una silhuette artistica, si direbbe. Cosa si potrebbe vedere? 






  


 



COVID 19/ Pandemia record a Tenerife, obbligo di green pass al chiuso

Tenerife (Isole Canarie), 28 luglio 2021

   La chiamano la 'quinta ola' , la quinta ondata, ma di fatto e' uno tsunami. La scorsa settimana la pandemia ha causato un record di contagi nelle isole delle Canarie, in particolare a Tenerife, la piu' turistica dell'arcipelago spagnolo. Ma il turismo o le movide questa volta non c'entrano. Sono stati i raggruppamenti familiari e quelli di lavoro a scatenare i contagi della cosiddetta variante Delta del virus. 

Incidenza dei casi nelle sette isole. La verde (piu' alta e' tenerife).
Da static-eldiario.es

   Venerdi' scorso si sono registrati 1.023 casi, il numero piu' alto dal febbraio 2020. Il mese di luglio, quello piu' caldo e tradizionalmente il mese festivo per le Canarie, ha visto una continua escalation. Soltanto da domenica l'incidenza ha segnato un lieve rallentamento di due casi su 100 mila abitanti nella media dell'arcipelago (da 274,4 casi di domenica a 245,2 di ieri, fonte eldiario.es). 

   La nuova impennata avviene quando il 70% della popolazione ha ricevuto la prima dose del vaccino, il che solleva qualche dubbio sull'efficacia e sulla teoria dell'immunita' di gregge. 

   Il peggioramento della situazione ha costretto le autorita' a introdurre nuove restrizioni. Tenerife, l'isola piu' colpita, e' passata a 'livello quattro', una zona 'rossa', ma senza lockdown. La misura, introdotta piu' volte in passato, del coprifuoco notturno e' stata bocciata dalla Corte Suprema di Madrid. Da iei pero' e' in vigore l'obbligo del green pass per i locali al chiuso (ristoranti, palestre, ecc) e limitate le presenze nei locali pubblici.  

   Come nel resto dell'Europa, la maggior parte dei malati sono giovani, la scorsa settimana e' morto anche un bambino di 5 anni. A Gran Canaria un focolaio, chiamato dalla stampa "el brote dell'asadero" perche' iniziato in un barbecue domenicale, avrebbe causato oltre 100 contagi. 

   In totale sono 12.105 i positivi nelle isole (piu' 696 ieri), di cui 70 in terapia intensiva e 427 in ospedale. La maggior parte dei nuovi contagi sono a Tenerife (7.089, di cui 364 ieri), segue Gran Canaria (4.089), Lanzarote (167), Fuerteventura (506), La Palma (173),  e La Gomera (70) e El Hierro (10). (Fonte: Informe epidemilogico diario).   

       

CANARIE/Una zona protetta per le balene tra Tenerife e Gomera

San Sebastian de la Gomera, 20 marzo 2020

   Il tratto di mare tra l’isola di Tenerife e la Gomera, largo circa 80 chilometri, è uno dei più suggestivi dell’arcipelago spagnolo delle Canarie. Non solo per la maestosità del vulcano Teide di Tenerife (3.715 m) che si specchia nel blu dell’oceano, ma anche per la presenza di delfini e balene. Lo scorso gennaio, un’associazione britannica nata nel 2015 che si chiama World Cetacean Alliance (WCA) ha riconosciuto la fascia di mare davanti alla costa occidentale di Tenerife come “Patrimonio per la Salvaguardia delle Balene”. È il primo luogo di questo genere in Europa dichiarato dalla WCA e il quarto al mondo (dopo Hervey Bay in Australia, The Bluff (Sudafrica) e Dana Point (Stati Uniti) (leggi qui).


   Nei 20 chilometri di costa tenerifina che va da punta Teno al porticciolo di La Galleta vivono circa 200 esemplari di “balena pilota” o globicefalo, un grosso delfino (5 o 6 metri), di pelle scura e con pinne corte. I “calderon”, come vengono chiamati in spagnolo, sono creature un po’ bizzarre. Stanno immobili sulla superficie, in larghi gruppi, con la massiccia testa a “uovo” fuori dall'acqua. Non hanno paura delle barche, non si spostano anche quando si è molto vicini. Poi improvvisamente scendono negli abissi a mangiare molluschi cefalopodi rimanendo sotto per lunghissimo tempo.
   Da anni sono una delle principali attrazioni turistiche nel sud di Tenerife e anche una buona fonte di reddito per decine di barcaioli che organizzano i tour di avvistamento balene (1,4 milioni di turisti nel 2019). Il globicefalo non è una specie rara da proteggere, a differenza di altri tipi di cetacei che popolano o che transitano nel canale tra Tenerife e La Gomera. L’attività di avvistamento è già regolamentata dalle autorità locali per non disturbare troppo i branchi che pacificamente “pascolano” nel tratto di mare. Ma non sempre sono rispettate le distanze di sicurezza, si spera che ora con questo riconoscimento ci sia più attenzione. Di sicuro, con la pandemia e il crollo del turismo, i “calderon” possono ora stare tranquilli. Devono solo fare attenzione ai ferries che collegano Tenerife e Gomera.
   L’area era già entrata a fare parte delle “zone speciali di conservazione”, secondo le direttive della Ue, e quindi è esclusa dal traffico dei cargo. C’è chi vorrebbe una vera e propria riserva marina con divieto di pesca e anche del passaggio degli traghetti superveloci che connettono le isole e che talvolta travolgono le pigre balene pilota sulla loro rotta.

Velisti solitari/ Cosi ho 'insonorizzato' Maneki

Santa Cruz de Tenerife, 2 novembre 2018

   Si dice che il trasloco sia una delle principali fonti di stress nella vita. Per chi ha una barca a vela invece lo è il disalberamento, quando si rimuove l’albero maestro dalla coperta con tutto il sartiame per fare lavori di manutenzione. Ovviamente c’è anche un altro tipo di disalberamento, quello in navigazione, ma questo è una vera tragedia.
   Innanzitutto è importante affidarsi alle persone giuste, non è un lavoro fai-da-te, ci vuole una gru semovente che arrivi fino a una banchina, possibilmente assenza di vento e di onde e soprattutto qualcuno che sappia come smontare boma e sartie in modo corretto.
   Ho fatto questo lavoro a Santa Cruz di Tenerife con la ditta Spinnaker, che ha una buona reputazione tra i velisti alle Canarie. L’albero della mia Maneki, 10 metri, è ‘piccolo’ rispetto alla media dei velieri e catamarani che si vedono qui, soprattutto ora che è la stagione della traversata dell’Atlantico, però richiede una certa attenzione in quanto ha oltre 40 anni e penso non sia mai stato smontato. 
   La mia intenzione era di cambiare le sartie rettificando anche la lunghezza del nuovo strallo che avevo sostituito ad aprile a Gran Canaria in seguito a uno sciagurato incidente con il travel lift nella rimessa di Puerto di Mogan.
   Inoltre desideravo fortemente eliminare il fastidiosissimo “clang clang” dentro all’albero causato dai cavi elettrici e dell’antenna che sbattevano sul metallo quando navigavo e quando ero all’ancora. Il rumore all’interno della cabina di prua dove dormo era a volte veramente insopportabile. Non penso di essere la sola ad avere avuto un albero rumoroso. Quando sono all’ancora mi capita di udire gli stessi “clang clang’ che non sono provocati dalle drizze che sbattono, ma da cavi che penzolano dentro l’albero maestro.

    Ho avuto la fortuna inoltre di essere nella marina di Puerto Chico, nella Darsena Pesquera di Tenerife, dove c’è anche il varadero (cantiere navale) della ditta Spinnaker che ha fatto il lavoro. Hanno una officina nel cantiere e tutto quello che serve sul posto. E se manca qualcosa come nel mio caso, i giunti a T delle sartie che si agganciano all’albero, hanno un sistema rapido di consegna dal ‘continente’. I miei giunti, per il mio Janneau, sono arrivati dalla Francia. 
   Lo stress è quindi più psicologico, l’istante in cui il piede dell’albero si stacca contemporaneamente all’avvolgifiocco (io avevo il compito di tenere il furlex dal tamburo durante l’inclinazione verso la posizione orizzontale) è abbastanza traumatico, ci si rilassa soltanto quando ritorna al suo posto una settimana dopo.
   Una volta disalberato ho riportato Maneki in marina e poi sono subito ritornata al ‘capezzale’ dell’albero maestro che nel frattempo era stato trasportato su due carrelli all’interno del cantiere dove era stato separato dall’avvolgifiocco.
   Il primo lavoro è stato quello di smontare il piede (trapanando i rivetti). Dentro c’era una grande quantità di sporcizia (chissà come c’era finita) e polistirolo. Ho scoperto infatti che in origine l’albero di Maneki era rivestito di polistirolo, un ottima idea per insonorizzarlo, che però con gli anni si era sbriciolato. In un momento di disperazione, non riuscendo a dormire, avevo pensato io stessa di “inserire” del polistirolo per fermare il “clang clang”. Ma l’unico buchetto a disposizione era quello dove c’è la spinetta di blocco dei garrocci nell’inferitura della randa. Avevo provato addirittura con un palloncino, dopo aver letto sul web, che si poteva infilare il palloncino sgonfio dentro il buchino e poi gonfiarlo in modo che bloccasse i cavi penzolanti. Ma il problema è che il ‘clang clang’ era a livello delle crocette, probabilmente quando i fili urtavano la barra orizzontale passante dentro l’albero maestro che regge le crocette. 
   Insomma alla fine questa è stata la soluzione inventata da Diego, il ‘rigger’ di Spinnaker: un tubo di pvc da fissare nella parte opposta dell’inferitoia dove far passare i quattro fili, luce in testa d’albero, luce di coperta, windex e antenna VHF. L’unico problema era come fissarlo all’interno. La soluzione è stata con dei lunghi, esattamente sei, ‘sparati’ dall’esterno dopo aver cercato di appiattire il tubo appesantendolo dall’interno infilando un paio di sartie di acciaio e in metà “afferrandolo attraverso i buchini del portalampade della luce di coperta. Non è stato facile ma dopo alcune ore di lavoro, il tubo era saldamente piazzato all’interno dell’albero.

Slow Sailing/Da Tenerife a La Gomera


San Sebastian de La Gomera, 3 ottobre 2019

   La traversata da Los Gigantes a San Sebastian de La Gomera (17 miglia nautiche, 241 gradi (C) ) è stata abbastanza dura per via della ´zona di accelerazione' che si incontra poco prima di arrivare a destinazione. Malgrado avessi letto di queste zone e addirittura avevo una descrizione grafica nel mio Portolano (che e' vecchio di 20 anni ma il vento e le correnti non cambiano) ci sono finita dentro e nella maniera peggiore, cioe' impreparata.
E´come quando in casa la corrente d'aria fa sbattere violentemente una finestra. Quando te ne accorgi che sei in mezzo a uno di questi 'spifferi' che si creano tra le imponenti montagne vulcaniche di queste isole e' troppo tardi.
Di fatti sono stata sorpresa in bikini, con 30 metri di lenza (stavo pescando) e un genoa troppo grande per i 25-30 nodi di vento. Ho lottato per una ora con la barca sbandata e senza poter scendere a prendermi una giacca o almeno il giubbotto di salvataggio.  Sono riuscita a recuperare la lenza, mentre tenevo il timone con una gamba (il pilota automatico non era in grado di tenere la barca dritta). Poi per fortuna, cambiando un po' rotta e avvicinandomi alla costa, sono uscita dalla zona "maledetta".
Arrivata al porto di San Sebastian (nella foto presa dall'alto), l'unica marina dell'isola, il vento era del tutto cessato e anche l'onda. Sono entrata trionfalmente scattando pure delle foto, contenta della mia seconda traversata. 

Slow Sailing/Los Gigantes, il porto sotto i 'giganti' di pietra

Los Gigantes (Tenerife), 28 Settembre 2019

   Il mio primo impatto con Tenerife non e´stato molto positivo. La marina dove sono approdata, San Miguel, all`estremita`sud-est, non ha nulla di esaltante, mentre la popolare spiaggia di San Cristianos, la "Las Vegas di Tenerife", e' un ghetto turístico low budget. Addirittura malfamato: mi hanno sconsigliato di lasciare incustodito  il kayak sulla Playa de Las Vista. Ho messo l'ancora nella baia, riconoscibile da una sorta di monumento-fontana su uno spuntone roccioso al centro, abbastanza brutto per la verita', e comunque non funzionante. Sono scesa a terra solo di giorno per esplorare il porto dove arrivano anche i traghetti dalla vicina isola de La Gomera. Ma al cinema serale ho dovuto rinunciare perche' appunto mi hanno vivamente sconsigliato di 'parcheggiare' il kayak sulla riva.
Dopo un paio di giorni sono ripartita per l'esplorazione della costa sud occidentale. Sono arrivata fino a Los Gigantes, "ultima spiaggia' dove la  costa diventa piu' selvaggia e decisamente meno cementificata. Da Los Cristianos sono circa 9 miglia marine, in assenza quasi sempre di vento. Tutto questo tratto di costa e'  al riparo dagli alisei del Nord-Ovest.
    Il porticciolo di Los Gigantes sorge a lato di una serie di impressionanti scogliere di 800 metri di altezza. i 'giganti' appunti ed e`praticamente semideserto. Ho visto solo 4 o 5 barche a vela, la maggior parte chárter. Penso di essere stata la sola a stare sulla barca nel mio pontone. Una tranquillita' assoluta e gradita dopo le notti assordanti a Los Cristianos.

   La costa da qui fino a Punta Teno (che e' un parco naturale quindi intatta) e' spettacolare per la maestosita' e i colori del mare. Tra Los Gigantes e il porto di pesca di Santiago c'e' anche una ´piscina naturale', chiamata Charco de Isla Cangrejo, una vasca ricavata nella roccia vulcanica e chiusa da un muretto sul lato del mare aperto.
Facendo un po' attenzione (ci sono stati casi di incidenti mortali) si puo' distendersi sul bordo e lasciarsi colpire dalle onde che riempiono la vasca di schiuma luccicante. Un'esperienza davvero particolare e completamente gratuita.


Slow Sailing/ Da Gran Canaria a Tenerife

Los Cristianos (Sud di Tenerife), 232 settembre 2019

   Ancora non mi rendo conto che ce l’ho fatta ad uscire dalla “gabbia” , come ho soprannominato la costa sottovento di Gran Canaria, dove non arrivano i potenti alisei del Nord-Est che invece si incuneano come in un imbuto tra le isole formando le ‘zone di accelerazione”.
   Sono nel Sud di Tenerife, ancorata davanti alla popolarissima spiaggia di Los Cristianos e sto riflettendo sulla mia prima traversata in solitaria.

   Sono partita da Puerto de Mogan, Gran Canaria, nella notte tra venerdì e sabato approfittando di una finestra meteo di 24 ore, resa possibile dal cambiamento di direzione dei consueti venti da Nord-Est. In quei giorni infatti il vento soffiava da Ovest e quindi la zona di accelerazione era meno potente perché “protetta” dal vulcano di Tenerife (3,700 metri). Invece dei soliti 30-40 nodi di vento e onde di 2-3 metri, c’era un Forza 4-5 (11-16 nodi), che per veleggiare con vele piene (non terzarolate) è un vero piacere. Di fatti la traversata, circa 12 ore, è stata uno sballo per me e per la mia barca. Il vento, indebolito, ma costante, da Nord-Est mi ha permesso di seguire una rotta lineare, senza deviazioni, tutta al traverso, che è l’andatura migliore per la mia barca. 
   Ho usato il motore soltanto un paio di ore quando sono partita di notte per raggiungere il canale tra Gran Canaria e Tenerife e poi nel pomeriggio altre due ore quando ero a circa 15 miglia nautiche dalla Marina San Miguel, mia destinazione finale, ed e’ calato del tutto il vento. Se posso paragonarla con altre attivita’ sportive, è stata come una lunga cavalcata a briglie sciolte. Come se davvero Maneki fosse riuscita a scappare da una gabbia dove era rinchiusa da mesi e che ormai conosceva a menadito. Certo la “gabbia” mi è servita per imparare e allenarmi, ma da un po' cominciava a starmi stretta. 
   Ma – va sottolineato mille volte - ho dovuto aspettare le condizioni favorevoli, che sono una eccezione nel canale tra Gran Canaria e Tenerife dove il vento è quasi sempre Forza 7 con raffiche di oltre 40 nodi nel tratto centrale.
   È la prima volta che sono a Tenerife e non conosco quasi nulla di questa isola a parte il vulcano Telde, la cui silhouette si ammira al tramonto da Gran Canaria e che d’inverno spunta con la cima innevata sulla linea dell’orizzonte.
   Ho scelto la Marina San Miguel perché mi hanno detto che appartiene allo stesso gruppo del Puerto di Mogan ed è simile, ma è stata una delusione. Nulla a che vedere. La marina è molto trascurata e degradata. Curiosamente c’è lo stesso sottomarino giallo, famosa attrazione turistica, che c’è a Mogan. Inoltre è la base di una scuola di vela del brevetto Rya. Anche i dintorni sono un po’ deludenti, vicino c’è il secondo aeroporto di Tenerife Sud, e lo sviluppo edilizio è in piena espansione. La costa è punteggiata di resort con piscina, ma in alcuni tratti ci sono ancora delle belle calette dove si puo’ scendere dal sentiero del lungo mare. Il porticciolo di Los Abrigos è l’unico posto rimasto incolume ed è gradevole anche se soffocato dal cemento. La chiesetta, probabilmente costruita dagli spagnoli, sopravvive tra i palazzi, tra cui un vero ecomostro rimasto incompiuto, c’è solo lo scheletro di cemento.
   Tenerife è come un triangolo. Il lato orientale dove sono sbarcata è quello più ventoso, mentre il lato meridionale è quello piu’ turistico perché è più caldo e non c’è vento.
   Mi hanno consigliato di ancorare nelle baia di Los Cristianos, a sud ovest,  che è tutta sabbiosa. La spiaggia è molto grande in effetti ed è circondata da locali alla moda. Di fianco c’è un porto dove partono i traghetti per la Gomera, l'ultima tappa di Colombo prima del suo viaggio verso le Indie.
   A Tenerife si parla praticamente italiano…i connazionali qui sono la comunità più grande di stranieri. Sara' un caso, ma mi hanno sconsigliato di lasciare il mio kayak in spiaggia, soprattutto di sera.