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A EST DELLE INDIE/ Nel museo degli orrori di Saigon

Saigon, 16 ottobre 2016
   
  In Vietnam, come in Cambogia, e’ difficile non pensare ai massacri e agli orrori della guerra civile. Frotte di ragazzi da tutto il mondo affollano i bar ubriacandosi di birra “Saigon”, che qui costa meno dell’acqua e fumando una sigaretta dopo l’altra. D’altronde lo facevano anche i marines americani per rilassarsi dopo aver macellato i Viet Cong.
   Lo ammetto, so poche poche cose della tragedia del Vietnam e forse potre anche prendre cantonate. Non e’ colpa mia. Ero troppo giovane per leggere le cronache della guerra sui giornali negli anni Settanta. E quella guerra non c’era ancora nei testi di storia quando ho iniziato il liceo negli anni Ottanta.

   Probabilmente, se fossi stata qui come reporter, anch’io avrei parteggiato per i Viet Cong. Come scrive Tiziano Terzani, nella premessa (25 anni dopo) alla ristampa del suo famoso “Pelle di Leopardo” che sto leggendo proprio ora, “fra gli americani on la loro sofisticata, tecnologicissima macchina da guerra e i contadini-guerriglieri, la scelta era fin troppo facile”.   Sono andata a vedere il ‘museo della guerra, il “War Remnants Museum” lo chiamano ora, ma prima del 1993 era il “Museo dei Crimini di Guerra Americani”. Il nome e’ stato rimosso dopo la normalizzazione dei rapporti con Washington, ma la sostanza e’ la stessa.
   Il museo sorge sul posto che era dell’agenzia della propaganda Usa, la United States Information Agency. E’ un edificio semplice dove non ti aspetti di trovare delle immagini cosi’ cruente che secondo me andrebbero vietate ai bambini. Alcuni dicono che e’ propaganda anti americana, a ma sembrano invece solo un nudo e crudo elenco di ‘fatti’ in ordine cronologico che testimoniano un periodo storico che va dagli anni Sessanta al 1975. Non penso che all’epoca si usasse Photoshop anche se alcuni dicono che l’allunaggio non sia mai avvenuto. Certo, e' vero, si mostra solo una faccia della medaglia, mancano gli orrori commessi dal regime nord vietnamita contro i dissidentie oppositori,
   Sono immagini che ovviamente in Occidente si tende a dimenticare perche’ sono la coscienza sporca degli Usa e dei suoi alleati. Ci sono le testimonianze delle vittime del napalm e del “gas arancio”, le foto delle malformazioni causate dalle armi chimiche, di intere foreste distrutte dagli esfolianti...e i bombardamenti a teppeto dei villaggi e il massacro di My Lai...Poi le immagini shock delle torture sulla popolazione civile, i GI che esibiscono teschi e trofei umani...Ripeto, sara’ forse propaganda governativa, ma le immagini sono li’ a ricordare gli abusi che purtroppo anni dopo si sono ripetuti in Iraq, Afghanistan, Guantanamo Bay e Dio-solo-sa dove in questo momento.

   Ho trovato qui anche l’originale del famosissimo scatto di Phan Thi Kim Phuc, noto come la ‘napalm girl’ che ha vinto il Pulitzer nel 1972. Il fotografo vietnamita dell’AP, Nick Ut, ha regalato il negativo nel 2013. Leggo su Wikipedia che la ragazza, oggi 53enne e diventata canadese, e’ ancora oggi in cura per le conseguenze del micidiale gas usato dai sud vietnamiti e dai loro alleati americani. Sempre a proposito della celebre foto leggo sempre su Wikipedia che Nixon, in una conversazione con un suo consigliere (resa pubblica dopo la declassificazione degli archivi sulla guerra), si era chiesto se era ‘autentica’.
   Tra i visitatori del museo ho visto molti americani e mi sono chiesta come potevano sentirsi. Molti pensano che volutamente il governo esibisca qui solo un lato della medaglia. Barack Obama, quando e’ venuto a Saigon a marzo, e’ stato ricevuto come una rock star. Washington non ha mai chiesto scusa mi sembra anche se orai si sa tutto delle operazioni segrete della Cia perche’ sono state declasssificate.

    Ha pero’ revocato l’embargo sulla vendita di armi, retaggio della guerra fredda, accogliendo quindi il'comunista' Vietnam tra gli amici fidati.  Il presidente Richard Nixon, altri tempi e altro partito, voleva buttare la bomba atomica. Era stato Bill Clinton a riallacciare le relazioni diplomatiche nel 1995.
   Da due anni c’e’ il MacDonald a fianco della chiesa di Notre Dame e indovinate chi ha il franchising per il Vietnam? Il cognato dell’ex primo ministro, Nguyen Tan Dung, ex vietcong silurato dal Partito Comunista a gennaio. Insomma gli americani sono uscito dalla porta ma sono rientrati dalla finestra (per restare).

A EST DELLE INDIE/Saigon, il regno dei motociclisti

Saigon (Ho Chi Min City), 15 ottobre 2016

   La prima cosa che mi ha colpito di Saigon e' la quantita' impressionante di motociclette. Sono arrivata ieri sera con un bus da Phnom Penh e a piedi mi sono incamminata verso la zona di Pham Ngu Lao, che e' il ghetto turistico, una sorta di Khao San road vietnamita. Avevo letto che Saigon era una citta' godereccia, ma non mi aspettavo di vedere una cosi' grande massa di giovani in strada e nei locali, soprattutto ragazze.
   Le due ruote formano un fume in strada e invadono qualsiasi spazio su marciapiedi e aree di sosta, sono decisamente superiori al numero di auto. I bus sono inesistenti, i taxi pochissimi. Stranamente qui non ci sono i tuc tuc come nella maggior parte dell'Asia, ma i 'moto taxi'. Sostano sui marciapiedi in attesa di clienti, ma spesso e' difficile capire se sono 'mototassisti' o gente ferma per fatti suoi.
La circolazione  e' completamente anarchica e non ho mai visto poliziotti o qualcuno che fermasse quelli che andavano in contromano o passavano con il rosso. Le moto sono  cosi' tante che formano una specie di 'massa d'urto'  impedendo a volte la circolazione alle auto.  Deve essere un incubo per un automobilista farsi largo tra l'enorme flusso che visto da lontano sembra uno sciame di api impazzite. Nelle tangenziali, una corsia e' dedicata esclusivamente alle due ruote.
Prendendola come una sfida, ho deciso di mettermi alla prova. Ho noleggiato uno scooter (5 dollari al giorno) e sono andata a visitare un antico tempio, Giac Lam Pagoda, che e' un po' fuori dal centro. All'inizio ero un po' impacciata perche' non mi trovavo con la guida a destra, ma ci e' voluto poco per mostrare le mie prodezze imparate in anni di traffico a New Delhi. E' molto piu'divertente qui, perche' mentre in India bisogna stare attenti a auto, bus e tutti quelli che sono piu' grandi di te, qui le due ruote hanno la supremazia assoluta.  Ed e' ammesso tutto, dal tagliare la strada, al contromano, allo zig e zag, senza alcuna protesta da parte degli altri motociclisti. Al massimo una clacsonata, ma assolutamente nessuna reazione verbale o gestuale. Imperturbabili come un Buddha.