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A EST DELLE INDIE/A zonzo sul 17esimo parallelo con Terzani come guida

Dong Hoi, 21 ottobre 2016
    Potevo scegliere tra una visita alle grotte di Phong Nha (a nord) oppure a zonzo nella zona smilitarizzata (a sud) a cavallo del 17esimo parallelo. Ovviamente ho deciso per la seconda opzione e di buon mattino sono partita da Dong Hoi dopo aver noleggiato una motocicletta nella guestouse.

In borsa avevo la Lonely Planet che suggeriva di visitare delle gallerie sotterranee usate dai Vietcong e un grande cimitero, piu' l’immancabile “Pelle di Leopardo” di Terzani. E’ stata un po’ dura, perche’ di solito le escursioni alla ex DMZ (Demilitarized Zone) sono con delle guide esperte o meglio dei ‘veterani’ che conoscono i posti. In effetti da sola e’ stata dura, ma con l’aiuto di Google Map e della bonanima di Terzani e’ stata una giornata memorabile alla ricerca di luoghi simbolo di una storia che e’ stata una delle piu’ tragiche in Asia.
    “La provincia di Quang Tri, immediatamente a sud della zona smilitarizzata, e’ una terra arida di cui i vietnamiti stessi dicono che i maiali non possono mangiarci che i sassi e le galline la rena…La notte del 27 aprile le salve di artiglieria comunista su Quang Tri si sono intensificate, 1200 colpi di cannone da 130 mm in sole 12 ore... Decine di carri armati hanno iniziato a manovare intorno alla citta’. Il mugghiare dei carri nel buio e’ impressionante...un tuono che rotola sulla terra, senza che si possa sperare nulla. Non si vede niente, non si immagina niente, solo si e’ assediati da questa sferragliante bufera che sembra venire da ogni direzione ma in verita’ non si sa dove i carri siano, da dove stiano per arrivare. A Quang Tri e’ stato il panico. E’ cominciato l’esodo...". Cosi’ Terzani descrive la presa di Quang Tri da parte dei vietcong.

    Ci sono andata in quella pianura lungo il 17esimo parallelo e lungo il fiume Ben Hai che separava i due Vietnam da ovest a est. La fascia costiera tra la NH1, la “strada senza gioia”e il mare, e’ una distesa arida proprio come la descrive Terzani. Arrivando da Dong Hoi, al nord, ho attraversato il fiume su un nuovo ponte cotruito grazie agli aiuti internazionali e poi da li’ ho vagato per stradine di campagna, con un po' di timore per via dei numerosi cartelli che avvertivano della presenza di ordigni inesplosi, in direzione sud fino ad arrivare quasi a Dong Ha, anche questa rasa al suolo dai continui bombardamenti.
    Ci sono molte tombe di famiglia colorate e scolpite come pagode, ma sono di nuova costruzione e le lapidi portano date recenti. Poi ci sono dei cimiteri con delle strane tombe a forma di semisfera, sembrano da lontano delle pagnottelle, ma anche quelle non sono di soldati. Sembra che la gente usi questa inospitale terra di nessuno, piena di mine, come si vede dai cartelli di organizzazioni non governative, per seppellirci i morti. Vista su Google Map e’ una chiazza sabbiosa bianca.
    Sul mare,invece, si possono visitare i rifugi sotterranei di Vinh Moc, un enorme reticolo di gallerie usato dalla popolazione per scampare alle bombe americane e organizzare la guerriglia. E’ stata un po’ dura per me che soffro di claustrofobia scendere nei cunicoli dove la gente cucinava, lavorava e perfino partoriva. E’ proprio cosi’ che i vietcong facevano fessi gli americani e le loro bombe.
  L’altro grande vantaggio, da quanto ho capito e’ l'arci famoso 'sentiero di Ho Chi Min,' che oggi e' una striscia di asfalto in mezzo a una densa foresta. Serviva per portare rifornmenti e uomini al Sud, Era un collegamento strategico fin dal tempo dei francesi. Per questo in quelle zone hanno sganciato tonnellate di bombe
   Dopo aver visitato il cimitero nord vietnamita di Truong Song, dove delle scolaresche avevano appena acceso incensi sulle interminabili file di lapidi bianche, ho percorso il ‘sentiero’ per circa 100 km fino a rientrare, un po' stremata, a Dong Hoi.