Qualcosa si muove in India. Ho trovato la carta igienica in treno

Sul treno Jaipur-Mumbai

Era da un po' che non passavo una notte su un treno. Sono sorpresa, i treni indiani sono migliorati. E siccome e' una buona notizia non si trova da nessuna parte. Sempre stato cosi' dalla Divina Commedia in poi, e' molto piu' facile interessarsi all'inferno che al paradiso.
Di orrori sui treni posso raccontarne a bizzeffe. Dai topi morti sotto il sedile, agli eunuchi che si tiravano su la sari e mostravano il pene (o quello che restava) davanti ai passeggeri. Per non parlare dei cessi. O delle stazioni. O delle mezze giornate di ritardo.
    Beh, il treno che ho preso forse e' una eccezione, ma fatto sta che c'era perfino la carta igienica nel bagno e nel pomeriggio hanno passato lo spazzolone con il disinfettante sul pavimento di linoleum. Non sto parlando della prima, ma della cosidetta terza classe AC, uno scalino in piu' della categoria ''sleeper'' che e; quella piu' bassa. Onestamente ho trovato piu' lurido un Napoli-Milano notturno, l'ultimo sopravissuto alle Frecce Rosse e Italo, che ho preso lo scorso settembre.  Anche la stazioni di Jaipur mi sembra un po' piu' ordinata con le segnalazioni elettroniche sui binari e senza la solita puzza di piscio.  Con la tipica lentezza dell'elefante, l'India sta progredendo. Non sara' veloce come aveva predetto nel 2001 da Goldman Sachs nel famoso rapporto sui BRIC  ma ''Eppur si muove'' come disse Galileo Galilei.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 5 - Il caffe' aumenta da 30 a 40 rupie

Jaipur, 28 gennaio 2013


Oggi e' l'ultimo giorno. Il caffe' e' passato da 30 a 40 rupie! Mi indigno e vado nel cortile adiacente a prendere un masala chai in un bicchiere di terracotta che dopo le 16 invece scende da 20 a 10 rupie, forse perche' ne hanno fatto troppo. Il Diggi Palace sembra reduce da una battaglia epica. Mi dedico a Tahar Ben Jelloun che intervisto e poi accompagno a pranzo nella ''lounge'' dei delegati. Non gli confesso ovviamente che non ho mai letto i suoi libri, ma solo i suoi editoriali su Repubblica. Comunque mi limito ai temi della Primavera araba.
Tahar Ben Jelloun alla sessione di autografi

Incrocio sulla ''Press Terrace'' Willian Darlymple, il codirettore e mattatore del Festival, che e' sfattissimo. Ha un enorme casacca spiegazzata, i pantaloni sgualciti su un ginocchio e l'aria di un reduce da una guerra che, penso, ha vinto anche quest'anno. Il successo c'e' stato, le polemiche su Rushdie pure. Gli organizzatori dicono che sono in perdita, ma c'erano sponsor di primo piano da Tata, Google, Dsc alla Coca Cola appunto che ha pagato le serate musicali. Ma i costi ci sono, forse per quello hanno deciso di aumentare il caffe' all'ultimo giorno.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 4 - Tra i veneziani che scoprono l'America

Jaipur 27 gennaio 2013
  
E' domenica e me la prendo comoda. Salto la prima sessione e quando arrivo mi concedo un chai e una lettura dell'inserto speciale del Times of India al sole della ''Press Terrace'', anche quella da me scoperta da poco. Prima scrivevo seduta su un prato implorando il ristorante dell'hotel che mi facesse caricare il laptop. Scopro anche che c'e' Wi-Fi offerto da Airtel. Nel pomeriggio seguo una conferenza sull'omosessualita' con Andrew Salomon e autori indiani. Loro stessi sono stupiti dal fatto che sono li' su un palco a parlare liberamente di gay e lesbiche e hanno anche un pubblico che lo ascolta.

   Ritorno poi all'economia e mi scopro ancora una volta ignorante di fronte a un professore che e' un idolo giovanile, Michael Sandel. Lo stile e' quello americano, ma i concetti sono rivoluzionari, parla di limiti ''morali'' del mercato. Uno che introduce concetti etici nell'economia e' in effetti da acclamare come un Messia. E di fatti i giovani indiani sono in adorazione. Mi chiedo se in Italia qualcuno ne abbia sentito parlare.
Andrea di Robilant e Carlo Pizzati
  
Alla sera, invece, cambio argomento. Andrea di Robilant, fino al 2006 collega e inviato de La Stampa, parla (introdotto da Carlo Pizzati) di una curiosa storia di due fratelli veneziani di cognome Zen che avrebbero scoperto l'America del Nord passando dall'Artico. Affascinante tesi che ha fatto innamorare l'autore che ha rifatto sulle loro orme lo stesso periglioso viaggio tra i ghiacci della Groenlandia. Il libro e' uscito prima in inglese e in italiano come Irresistibile Nord.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 3 - I libri vanno come le pagnotte

Jaipur 25 gennaio 2013,

   Il ritmo e' cosi' martellante delle conferenze e degli autori che mi prende l'ansia. Vorrei seguire tutto, conoscere tutti, leggere tutto. Mi impongo, tanto per iniziare, di non entrare piu' nella libreria Full Circles, l'unica, che e' una bolgia mostruosa, dove ogni tanto arrivano con scatoloni interi di volumi per riempire gli scaffali che si svuotano in un lampo. Ci sono donne straniere di una certa eta' come me, probabilmente in forte crisi di astinenza letteraria, che vagano con pile di libri tra le mani come se fossero pagnotte da arraffare prima di entrare in un rifugio anti atomico.
    Oggi e' Republic Day, ma il popolo del Festival non sembra accorgersene. Decido di seguire i temi economici, sull'India, dove mi sento piu' a mio agio (e capisco quasi tutto). Seguo un interessante conversazione di Ruchir Sharma, un vero ''guru'' dei mercati emergenti, che ha scritto ''Breakout Nations''. C'e' anche Edward Luce, l'autore di un libro sulle prospettive economiche dell'India (A dispetto degli Dei) che non sono mai riuscita a finire. E poi il liberalista Gurcharan Das che ha intitolato l'ultimo saggio ''India Growts at Night'', penso prendendo in prestito un detto che si dice in Italia, ovvero che il ''Paese cresce di notte, quando il governo dorme'' ma forse da noi lo si diceva in riferimento all'evasione fiscale. Il verdetto e' che l'India ha il 50% di possibilita' di farcela, meglio che niente, visto che solo un paio di anni fa sembrava destinata a diventare una superpotenza.

Ariel Dorfman e Santiago Roncagliolo
Poi mi butto sull'America Latina dove un cileno Ariel Dorfman (che vive negli Usa) e un peruviano Santiago Roncagliolo, figlio dell'attuale ministro degli Esteri, che vive in Spagna, danno vita a un gustosissimo duetto pieno di battute e autoironia. Come soltanto i latinoamericani forse sanno fare.



JAIPUR LIT FEST/ Giorno 2 - Niente alcol, oggi e' dry day

Jaipur 25 gennaio,

Mi intrufolo dall'ingresso delle cucine con il fiatone dopo una lunga pedalata e senza colazione per un dibattito alle 10 dedicato a The Pursuit of Italy, che e' un libro (che poi ho comperato) del britannico David Gilmour ''revisionista'' sulla nostra storia dove si mette in dubbio la reale unificazione del Paese. Vi partecipano due veneti, Andrea di Robilant e Carlo Pizzati, entrambi con palesi tendenze leghiste. Paradossalmente l'unico che difende l'onore della patria e' un professore di letteratura, Tim Parks, che vive da 30 anni fra Verona e Milano e che scrive di tante cose, dagli ultras di calcio alla meditazione Vipassana.


Scopro con piacere che c'e' la ''lounge'' dei giornalisti e dei delegati dove c'e' un buffet con ottimi dessert e Coca Cola (sponsor). Ci sarebbero anche birra e vino ma oggi e domani e' dry day. Quindi tutti sobri.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 1 - Dalai Lama superstar

Jaipur, 24 gennaio

Arrivo puntuale al Festival, ma come sempre, non si trova il mio accredito stampa. Devo aspettare un bel po'. E' il solito caos creativo indiano arricchito da una presenza massiccia di poliziotti all'ingresso. Vorrei entrare con la mia bicicletta, un vecchio arnese con un pedale mezzo staccato, ma mi fermano prima delle barriere. C'e' gia' una folla paurosa a scalpestare le povere aiuole del Diggi Palace. Il via lo da' una anziana signora bengalese Mahaswheta Devi che scopro e' famosissima in India come femminista e attivista sociale. Do' un'occhiata al programma, mi sento vergognosamente ignorante e comincio a pensare che sono nel posto sbagliato.


Tutti aspettano pero' il Dalai Lama che e' la star della giornata e che e' introdotto dal suo biografo Pico Yver che poi lui ignora completamente. Fa una predica, piu' che una conferenza, come e' giusto che sia, sulla nostra societa' corrotta. Un Dalai Lama classico, in forma smagliante anche e che sembra divertirsi molto a rispondere alle domande del pubblico.

Il guardiano del faro a Kollam

Per una mia vecchia idea di collezionare foto di antichi mestieri , ho incontrato ieri il guardiano del faro di Kollam, caoticissima citta' del Kerala di cui purtroppo non rimane nulla del suo glorioso passato. Pero' per fortuna restano delle chicche da scoprire. Come il faro del 1902, costruito dagli inglesi e mantenuto come un gioiellino d'epoca da Suresh Babu che ci lavora da oltre 20 anni senza sosta.

L'ho incontrato alle 4 del pomeriggio mentre lucidava le maniglie di ottone del soppalco in legno dove ci sono gli ingranaggi della lampada e delle potenti batterie. Di notte fa il guardiano e di giorno strappa i biglietti dei visitatori, oltre a fare manutenzione alla storica struttura. ''Il problema maggiore e' che ogni giorno alle 20 c'e' un black out, quindi bisogna stare attenti che il generatore a diesel che e' in basso entri in funzione '' mi dice in un buon inglese. Il turno di notte inizia alle 17.30 quando si accende la lampada e finisce alle 6 del mattino quando fa giorno. ''Vado a casa per tre ore e poi alle nove inizio la giornata con la manutenzione - racconta - . ci sono sempre cose da fare, mettere l'olio agli ingranaggi, pulire le varie parti della lampada e poi anche intrattenere i turisti....''.

Dal balconcino esterno la vista a 360 gradi e' strepitosa. Mi indica le due donne all'ingresso che vendono bibite. ''Quella grassa e' mia moglie'' mi dice ridendo sotto i baffi.

ESCLUSIVO - Ecco l'hotel del maro' a Fort Kochi

Kochi, 10 gennaio 2013  

    Curiosi di vedere dove stanno i maro' a Fort Kochi? Ecco qui l'hotel Eighth Bastion, con tanto di cannoni in giardino e mura fortificate di cinta. Non penso di svelare alcun segreto di Stato perche' e' stato pubblicato anche sulla stampa indiana.


    Onestamente penso che come cinque stelle sia un po' pretenzioso. Non so quanto il nostro governo paghi per il soggiorno dei maro' e di cinque accompagnatori (quattro militari e una psicologa), ma penso davvero non sia tanto e poi sara' sicuramente scontato data la ''lunga'' permanenza. Adesso capisco forse perche' qualche mese fa avevano abbandonato il Brunton Boatyard, sull'estremita' della penisola di Kochi, e da molti definito come il migliore. Con l'arrivo dell'alta stagione, dove i prezzi si triplicano, forse costava troppo o forse era troppo affollato.


    L'Eighth Bastion, del gruppo Casino, e' invece piu' piccolo e modesto. Confina anche con una base navale, che magari non e' proprio una coincidenza... Ricrea una casa coloniale con un cortile interno e una minuscola piscinetta. Il ristorante e' cosi' cosi', nouvelle cuisine, con microscopiche porzioni, in piatti stilizzati. Dalle 5 del pomeriggio in avanti c'e' una invasione di zanzare. Poco servono i miseri zampironi offerti dai camerieri.
   Di buono ci sono le biciclette, delle mountain bikes nuove, a disposizione dei clienti. Non ho visto le camere, ma dal di fuori mi sembrano non troppo grandi. Pero', Kochi, come sanno coloro che ci sono stati, e' davvero la ''regina del Mar Arabico''. La borgata di Fort Kochi, anche se a rischio di cementificazione, trasuda poi di storia e di cultura. E' stata la prima colonia europea in India, importante centro di commercio delle spezie, ci e' morto Vasco De Gama dopo essere arrivato qui con la circunavigazione dell'Africa e dopo la cantonata di Colombo. Insomma, davvero un bel posto, certo non da prigionieri in liberta' vigilata...Poteva andare comunque peggio, se l'incidente succedeva magari un po' piu' a nord, sulla costa del Karnataka, decisamente meno attraente dal punto di vista turistico e paesaggistico.

Canto notturno di un operatore di Chinese Fishing Nets a Kochi

Kochi, 5 gennaio 2013

   Mi trovo a Fort Kochi, l'antica borgata del Kerala famosa per il commercio delle spezie, dove sono venuta a seguire la faccenda dei maro' tornati in India dopo le vacanze natalizie. Ieri sera, avevo finito tardi di scrivere, e mi sono messa a gironzolare nelle stradine deserte presa da considerazioni leopardiane nel giorno del mio compleanno che stava per concludersi  (tanto per capirci qui c'e' il Canto notturno del pastore errante dell'Asia).
    Era appena mezzanotte, ma non c'era anima viva. Non c'era manco la luna ed era tutto buio a parte una luce fioca sullo sgangherato lungomare dove ci sono le 'chinese fishing nets''. Sono il simbolo piu' fotogenico di Kochi e anche quello piu' noto ai turisti. Sono rudimentali ''macchine da pesca'' azionate da un argano tenuto da enormi massi legati a funi. Dicono che i portoghesi li abbiamo copiati dai cinesi, ma mi piacerebbe davvero andare in Cina per vedere se ci sono simili marchingegni sulle coste.
    Nell'oscurita' della sera caldissima e appiccicosa, vedo alcune sagome che si muovono veloce sulla silhuette di una delle ''fishing net''. Mi fanno un cenno con una torcia di salire sulla piattaforma che sporge sul mare. ''Vuoi aiutarci?'' mi chiede uno degli uomini in un buon inglese. Mi passa la fune e mi dice : ''tira forte qui''. Punto i piedi in avanti e mi metto a tirare con gli altri che ritmano lo sforzo con una una parola in lingua locale, il malayalam. L'enorme rete si solleva lentamente e davanti a me scendono i pietroni che fanno da bilancia. Uno di loro corre verso la cima con un guadino. Ritorna con un paio di pesci lunghi 15 o 20 centimetri e un gamberetto solitario. ''Non e' stagione ora, non c'e' nulla. Siamo solo noi che lavoriamo, come vedi''. Dopo pochi secondi i cinque uomini (uno per ogni fune) riabbassano la rete.
    Nel frattempo nella laguna passa una nave container. Uno commenta: ''Forse adesso andra' meglio, quando passano le navi i pesci si spostano a riva''. Presa dalla compassione, suggerisco di metterci due o tre lampare in cima cosi' da attirare piu' pesci, ma la proposta scatena grasse risate. Almeno si divertono.
    Dopo un po' faternizzo e vengo a sapere che la rete ha 700 anni, che appartiene a una ricca famiglia e che costa circa 7 lakh (700 mila euro, circa 14 mila dollari) . ''Non e' tanto - esclamo - io, costa di piu' un'automobile''. Scopro poi che il padrone si prende un terzo del pescato come affitto e che ''a loro sta bene cosi'''.
   Dopo la terza calata, uno dei cinque prepara il te' nella casetta annessa. Un altro riempie di kerose la lanterna che fa da lampara.  Mi sembra di assistere a un antico rito. Ci sediamo tutti in cerchio e vengono riempiti sei bicchieri esattamente allineati. Parliamo dello stupro che e' avvenuto a New Delhi e dei maro'. I pescatori sono informatissimi. Poi a un comando invisibile si alzano tutti insieme e li vedo danzare contro il cielo violaceo per il riflesso della lampara nel mare, mentre tirano le funi e in coro pronunciano parole incomprensibili, forse una formula magica, forse un ringraziamento al mare, forse un'antica preghiera...

Biennale di Kochi, Giuseppe Stampone rompe il black out italiano

Kochi, 3 gennaio 2013

La decisione dell'Italia di boicottare gli eventi culturali in Kerala per via della presenza dei maro' non ha impedito a un artista italiano di partecipare alla Biennale d'arte di Kochi-Muziris, una sorta di Venezia indiana. E' Giuseppe Stampone ( http://www.giuseppestampone.com/) che si e' presentato con una installazione multimediale. L'opera (qui sopra) intitolata ''Il mondo perfetto'' e' composta da un riscio' a motore che diffonde canzonette italiane e da una mappa. In una intervista (vedi qui) Stampone si augura che l'arte possa aiutare a superare le differenze di una cultura ''eurocentrica'' in declino e di quella emergente indiana. E magari in questo modo capirci meglio anche sui maro'. Il messaggio e' sottile, ma c'e'. Peccato che e' partito dopo l'inaugurazione, l'avrei conosciuto volentieri.

Riflessioni solitarie di Capodanno, perche' cosi' tanti stupri a New Delhi

   Se ci pensiamo bene non c'e' nulla di particolarmente lieto da celebrare nel 2012 che se ne e' andato e nulla da gioire per il 2013 appena nato.

    A New Delhi la fine dell'anno e' stata senza danze e cotillon per Nirbhaya (nome finto), la ragazza morta dopo uno stupro che le ha sfondato la pancia. Appena qualche botto alla mezzanotte mentre stavo guardando Hangover II su Hbo, un film idiota proprio come certe cose dell'anno appena passato. Alla prima pubblicita' ho cambiato canale.
   Me ne sono stata a casa da sola a godermi la serata. Non mi sono mai piaciute le feste a comando e quindi sono contenta cosi'. Potevo andare ai cortei di solidarieta' che hanno fatto in diverse strade, ma i cinque gradi mi hanno fatto passare la voglia. A modo mio ho reso omaggio alla ragazza.
   Mi chiedo pero' se non fosse stato a sud Delhi, se lal vittima non fosse stata una ragazza istruita (anche se di famiglia povera) e senza il clamore mediatico alla Peepli Live per citare un istruttivo film di Aamir Khan del 2010 sui contadini suicidi. Insomma gli indiani si sarebbero arrabbiati cosi' tanto con i loro governanti per uno stupro in un villaggio in Bihar? Ovviamente no.

Ma forse questa violenza e' differente perche' e' figlia di un'aggressivita' rampante a New Delhi. Purtroppo e' figlia del progresso come si suol dire. Lo si e' gia' dimenticato, ma pochi mesi fa dei rapinatori hanno ucciso a bastonate il marito di una cooperante italiana a Gurgaon, il polo del terziario alla periferia della capitale. Alienazione urbana, lotta quotidiana per la sopravvivenza, avidita', un ceto di arricchiti che usa la prepotenza anche appena mette il muso fuori di casa, alcolismo, facile accesso a pornografia on line e mercificazione del corpo della donna nei film, pubblicita' e TV. Cose normali in qualsiasi metropoli occidentale, ma che a New Delhi sono arrivate tutte in fretta, troppo in fretta per i giovani indiani.



Maro', e' arrivato Babbo Natale, vediamo se arriva anche la Befana

Quelli che a tutti costi vogliono sempre vedere complotti ovunque, pensano che il permesso natalizio concesso ai maro' dai giudici dell'Alta Corte del Kerala sia frutto di un accordo ''segreto'' tra Roma e New Delhi. Del tipo che il governo indiano dice si' alla licenza che permette ai nostri di salvare la faccia nei confronti dell'opinione pubblica e in cambio ottiene informazioni su chi ha preso le presunte mazzette della vendita degli elicotteri Agusta-Fimmeccanica destinati al trasporto di Sonia Gandhi e altri vip. Gli elicotteri sono gia' stati pagati e devono essere consegnati in questi giorni.
Io penso invece che e' stata una mossa furba da parte del nostro team legale e dei diplomatici della Farnesina. Non potendo ottenere la sentenza della Corte Suprema prima di Natale come speravano in Italia, allora si e' trovato l'espediente per ottenere lo stesso risultato anche se temporaneo.
Gli indiani hanno un debole per la religione e per la famiglia. Rispettano tutte le feste comandate nel loro calendario di festivita' pubbliche, compreso ovviamente il Natale. Se poi si tratta di riunirsi con madri, figli, sorelle e fratelli anche il giudice piu' inflessibile si intenerisce.  Insomma il Babbo Natale indiano ci ha fatto un bel regalo. Vediamo ora se arriva anche la Befana....

Il Natale dei Maro', la versione vista dall'India

Visto che stasera Palazzo Chigi ha comunicato che ''e' stata rinviata'' la sentenza dellaCorte Suprema in merito alla legittimita' dell'arresto dei due maro', mi permetto di chiarire un paio di cose perche' come giornalista mi sembra doveroso informare. Purtroppo lo posso fare soltanto sul mio blog.
1 Ho passato gli ultimi due giorni alla Corte Suprema e non c'era nessuna indicazione che il chief justice Altamas Kabir si pronunciasse. Dopo la chiusura del dibattimento a settembre non e' stata fissata alcuna data. Non capisco quindi il ''rinvio'', direi piuttosto un ritardo sui presunti tempi dei verdetti della Corte che sono di tre mesi.  Inoltre, il calendario delle udienze viene  fissato alcuni giorni prima. Siccome oggi e' stato l'ultimo giorno di lavoro della Corte prima della pausa natalizia e domani, sabato, i giudici non ci sono... non capisco come poteva essere ''imminente'' o ''prima di Natale''.  Impossibile tecnicamente. Ho chiesto poi se era possibile che il Kabir decidesse di pronunciarsi durante la chiusura degli uffici, magari aprendo lui la porta della Corte e accendendo le luci. Mi hanno guardata come una pazza.
2 Per quanto ne so, il ministro degli Esteri Salman Khursheed non avrebbe dato alcuna assicurazione ne' al suo omologo Terzi nella telefonata del 4 dicembre, ne' all'ambasciatore Giacomo Sanfelice quando lo ha visto l'altro ieri nel suo ufficio. Il governo non ha nessun potere sui giudici. E anche se ce l'ha, non puo' farlo vedere apertamente accogliendo la richiesta di Roma.
3 Questa e' una considerazione mia: inq uesti giorni ci sono le elezioni in Gujarat, roccaforte della destra,  e forse non e' il momento giusto per emettere una sentenza che potrebbe (sottolineo il condizionale) essere favorevole ai maro' perche' in effetti l'omicidio e' avvenuto al di fuori delle acque territoriali indiani.
4 e ultimo. La logica e' che quando si fanno i diktat, del tipo ''vogliamo la sentenza prima di Natale'' , bisogna valutare l'avversario. Se e' uno stato vassallo, tipo il Pakistan con gli Stati Uniti, o la Grecia con la Germania, funziona. Nel caso contrario e' da evitare perche' e' controproducente a meno che non si abbia qualche merce di scambio. Possibile che in Italia, il Paese di Macchiavelli, sia sparita anche la diplomazia?  

Metti una gita un barca sulla Yamuna a New Delhi


Ho messo su Facebook questa foto dove io sto remando sulla Yamuna, in pieno centro di New Delhi, su una barca di solito usata per immergere le ceneri dei morti o per andare a un tempietto in mezzo al fiume davanti al ghat Nigambodh, dove si tengono le cremazioni come a Varanasi. Sono andata con Deborah Nadal, una laureanda in antropologia che sta facendo una interessante tesi sulla convivenza uomo-animali nelle aree urbane. La foto e' sua.
Le reazioni dei miei amici in Italia, dove probabilmente le temperature erano sotto zero, sono state positive, del tipo ''ma che bella gita!''.  I miei amici a New Delhi hanno invece reagito con estremo disgusto. Anche se in pochi l'hanno vista forse da vicino, la Yamuna (al femminile perche' e' anche una dea...) e' sinonimo di fogna. E hanno ragione. E' uno dei fiumi piu' inquinati del mondo, non scorre, e' praticamente una cloaca a cielo aperto e per di piu' e' nascosta alla vista degli abitanti, almeno quelli ricchi... Si accorge della sua esistenza solo quando si va nel  polo terziario di Noida, per esempio, e la si vede dai ponti. Ma se non si aprono i finestrini dell'auto, non si sente nemmeno la puzza.
Dove voglio arrivare? Pensate per un momento alla Yamuna come un fiume, tipo la Senna o il Tamigi,  che attraversa una grande metropoli, con l'acqua che scorre e sponde dove passeggiare. E veramente ''fare una gita'' in barca. Non sarebbe bello? Un sogno? No. Basta volerlo, come e'' stata realizzata in pochi anni la metropolitana o il terminal T3. Oppure come e' stato costruito due anni fa l'autodromo di Formula Uno o  come si sta recuperando Hauz Khaz Village, diventato da un anno circa il centro della vita notturna della capitale.

Smog a Delhi? E' colpa dei contadini che bruciano le stoppie

Cosa non si fa pur di non ammettere che New Delhi sta soffocando nel traffico. La ''chief minister'' Sheila Dikshit, una simpatica signora amica di Sonia Gandhi che da anni ormai governa una metropoli di quasi 20 milioni di abitanti, se ne e' uscita dicendo che lo smog che da una settimana avvolge New Delhi non e' prodotto dai gas di scarico, ma dai contadini che bruciano le stoppie nei campi. Boh, sara'. Certo che per vedere un contadino a Delhi bisogna fare almeno 50 chilometri o forse piu'.  La signora Dikshit e' convinta addirittura che ci sia un'intenzione deleteria da parte di Uttar Pradesh e Punjab, governati dall'Opposizione, di soffocare i cittadini della capitale.
Potrei anche crederlo se la citta' non fosse da mattina a sera un immenso ingorgo che  scarica chissa' quante tonnellate di veleni nell'aria.  Certo poi ci sono anche i cantieri interminabili che sollevano la polvere e purtroppo anche la completa assenza di venti che tiene la foschia a terra. Fatto sta che l'aria e' ammorbata, perfino la Corte Suprema si e' preoccupata (invece di pensare ai maro'!) .
Dalle centraline (ma dove sono?) risulta che non ci sono livelli allarmanti tali da essere nocivi sulla salute. Pero' nessuno sa quali sono questi livelli.
E' ovvio che, con mille immatricolazioni al giorno, e un aumento dei veicoli a diesel, l'aria e' inquinata. Certo, ci sono bus, taxi e tuc tuc a metano (grazie a Dio) ormai da anni, ma anche il metano quando brucia non e' certo brezza di  montagna. E meno male che un milione di persone ogni giorno prendono la metro.  Insomma, invece di limitare il traffico in qualche modo (aree pedonali o divieto di circolazione per i diesel) si preferisce dare la colpa ai poveri contadini...

Schumacher Tower, ultima follia edilizia di Gurgaon

Michael Schumacher vive dalle parti di Losanna e quando abitavo in Svizzera l'avevo anche conosciuto. Una volta si era infortunato giocando una partitella alla domenica e lo avevano portato all'ospedale di Ginevra. Mi avevano chiesto di fare un servizio sull'incidente che aveva gettato nel panico la Ferrari.A me sembrava una brava persona, semplice e molto schiva. Vedo ora da una pubblicita' a tutta pagina di un quotidiano che ha prestato il suo nome per una ''torre Schumacher'', ultima follia edilizia in ordine di tempo a Gurgaon, la Millennium City alla periferia di Delhi. Il progetto mostra un grattacielo che si avvita come se fosse un'autopista. (vedi qui).
Chissa' se in ascensore si sentira' il rombo delle monoposto e se schizzera' ai 300 all'ora come un razzo della Nasa. E se al posto della camera da letto ci sara' un box per il pit stop.  A me sembra una assurdita' come i palazzi della Sport City di Greater Noida, il secondo polo hi-tech, con vista circuito di Buddh. De gustibus, certo. Pero' mi dispiace che il campione tedesco, che non ha ancora agganciato il casco al chiodo, si presti per promuovere modelli e valori che come la stessa Formula Uno sono ormai perdenti e che molto presto non incanteranno piu' nessuno.  

Ferrari con tricolore, un boomerang per i maro'

Alcune volte occorre dire le cose come stanno. La decisione di mettere il tricolore sul telaio delle Ferrari al Gran Premio dell'India e' stata a dir poco funesta.  Capisco le pressioni in Italia per il rilascio dei maro', l'amor di patria e l'omaggio alla Marina Militare, ma e' stato un boomerang diplomatico.  E non sono solo io a dirlo qui in India. Ci sono almeno tre motivi che avrebbero suggerito una maggiore prudenza da parte della scuderia di Maranello:
1 Il neo giudice capo Altamas Kabir della Corte Suprema sta scrivendo la difficile sentenza sulla giurisdizione proprio in questi giorni e come e' noto il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e' appeso a questo verdetto.
2 La vicenda era sparita dalla stampa indiana e dai riflettori dell'opinione pubblica che - come e noto - e' schierata tutta sulla tesi colpevolista.
3 Il marchio Ferrari gode di un ottimo prestigio in India. L'associazione con i maro' potrebbe nuocere la sua immagine. Gli sforzi dei rappresentanti del cavallino rampante, all'autodromo di Buddh a Greater Noida, di levarsi dall'imbarazzo precisando che lo stemma non e' ''in solidarieta''' con i maro', ma soltanto un ''omaggio a una delle eccellenze italiane'', sono risultati patetici. E' come arrampicarsi sugli specchi.
Il risultato e' che tra India e Italia e' di nuovo salita la tensione e anche i toni, come si puo' vedere da questo editoriale del quotidiano The Pioneer.   

La Milano da Bere e' arrivata in India


New Delhi, 22 ottobre 
 Visto che non tira piu' aria in patria, la ''Milano da bere'' si sposta in India dove invece continua a crescere l'interesse per i beni di lusso. Non e' chiaro se per ora si tratta soltanto di potenziali consumatori che ''sognano'' oppure che comprano, ma di fatto c'e' un terreno fertile per questo settore.
   L'ultimo esempio di mondanita' in stile milanese si e' tenuto sabato sera nel giardino dell'ambasciata italiana di New Delhi dove il famoso e storico produttore di orologi Officine Panerai ha presentato il suo prestigioso marchio con una sfarzosa festa per selezionatissimi invitati. 
    L'agenzia di PR ha organizzato l'evento in maniera impeccabile come fosse all'ombra della Madonnina e non in una metropoli di 15 milioni di abitanti che presenta uno dei piu' alti tassi di inquinamento del mondo e con un terzo che vive sui marciapiedi.
    La preziosa collezione di ''orologi da palombaro'' del 2012 -  chiusi in spesse teche di cristallo - era contorniata da splendide ragazze dalla pelle chiara che sorridevano ogni volta qualcuno passava davanti. Per arricchire la serata sono stati ingaggiati dei ''tableau vivant'', degli autentici pittori indiani  che hanno realizzato un paio di opere ispirate a Milano e Roma mentre gli ospiti sorseggiavano champagne totalmente indifferenti alla loro arte. Ad allietare anche un orchestra con una cantante famosa come ho scoperto qui (http://articles.timesofindia.indiatimes.com/2012-10-21/delhi/34607453_1_officine-panerai-jazz-performance-luxury).
 

Palazzo di Deeg, fontane colorate e tigri in gabbia


     A una quarantina di chilometri da Bharatpur, c'e' un centro agricolo che si chiama Deeg e che faceva parte del regno dei maharaj di etnia Jat. C'e' una fortezza ancora piu' imponente di quella di Bharatpur con ancora i cannoni sulle torri. Ma la vera sorpresa e' il palazzo del 1700 che testimonia la megalomania di questo maharaj, Suraj Mahl, un potente guerriero che ha saccheggiato tutto quello che si poteva, ma anche un eccentrico viveur come tutti i nobili del 1700.
    Il palazzo, usato come residenza estiva e uno dei piu' grandi del Rajasthan, e' costruito sull'acqua e ha centinaia di fontane nel giardino (tagliato in quatto in stile mughal) e anche dentro le stanze per resistere alla calura del deserto. Mi hanno spiegato che durante alcune festivita', a febbraio, fanno funzionare il complicato sistema di giochi d'acqua a cui aggiungono anche polvere colorata per un effetto arcobaleno degli spruzzi. L'impianto e' alimentato da una gigantesca cisterna messa sul punto piu' alto della. Come a Tivoli, ma al posto del fiume Aniene, una vasca riempita in continuazione con l'uso di animali o dei servi.


    Il palazzo e' stato abitato fino agli anni Settanta dai discendenti dei maharaja. Per fortuna dopo non e' finito a una catena alberghiera, ma allo Stato che riesce a conservare giardino, fontane e arredi in maniera piu' che soddisfacente. E' come se gli occupanti se ne fossero appena andati. La grande sala, i salotti privati, la camera da letto, lo studiolo del maharaja sono ancora intatti. E' stato rifatto soltanto il rivestimento di poltrone e sofa'. Tra le bizzarrie ci sono due zampe di elefante mummificati che servono come vassoio per i liquori. Impressionante e' il sistema di ventilazione garantito da lungi ventagli sul soffitto azionati dai domestici con delle funi che escono fuori dalle pareti. Un sistema in uso all'epoca. C'e' anche un rarissimo esempio ''cooler'' (condizionatore indiano) azionato a mano da una manovella.




    Nel giardino troneggia un'altalena di marmo bianco frutto del bottino di quando il maharaja' e' riuscito a entrare nel Forte Rosso di New Delhi dove viveva l'ormai debole mughal. Si dice che l'altalena apparteneva niente meno che alla regina Noor Jahan, la zia di Muntaz Mahal, quella sepolta al Taj Mahal. In un lato, c'e' invece un intero complesso, con stanze e verande, di marmo e pietre preziose incastonate, che e' stato smontato a pezzi e rimontato qui dopo un saccheggio ad Agra, altra capitale dei mughal.
Insomma un bel tipetto questo Suraj Mahl, che anticipando di secoli cosa avviene oggi a Las Vegas, teneva anche una tigre in gabbia  nella veranda del palazzo, cosi' da mostrare agli amici tra le fontane colorate.    

Bharatpur, tra fortezze inespugnabili e fenicotteri rosa

Bharatpur, 13 ottobre.
Sono arrivata a Bharatpur, a circa una cinquantina di chilometri da Agra, ma gia' in Rajasthan, per visitare il famoso parco ornitologico di Keoladeo. Ma ho scoperto, che oltre a gru e fenicotteri rosa, questo posto e' stato uno dei piu' potenti e sofisticati regni del Rajasthan! Bharatpur e' stata fondata da un fiero maharaja della etnia dei ''Jat" che si chiama Suraj Mal. Un omone baffutissimo, con una quindicina di mogli e oltre il doppio di concubine, che doveva essere un tipo davvero tosto. Ha resistito ai Rajput, i bellicosi vicini rajasthani, ai potenti Mughal e anche agli inglesi! 

   Basta guardare il forte di Bharatpur per capire perche'. Una fortezza, che si chiama Lohaganar, circondata da un fossato, sembra quelle che si disegnano a scuola, con doppia cinta di mura. Gli inglesi sono riusciti a espugnare Bharatpur soltanto nel 1826.
A guardare il palazzo reale, che sorge dentro la fortezza, si capisce anche la ricchezza dei maharaja' locali. Mi ha colpito l'enorme scalone che porta sul ''roof top''. Ideale per una scenografia di una sfilata di moda. Nel museo, in via di rinnovamento, le solite cose un po' kistch e gli animali impagliati, tra cui anche un coccodrillo. Intorno ci sono altri palazzi completamente abbandonati, con erba che cresce dalle finestre. Il fossato oggi e' un aquitrino putrid. Ma nel caos del bazar si vede ancora quello che rimaneva di una raffinata citta'. Il contrasto con il presente e' cosi' stridente che veramente mi chiedo cosa abbiamo fatto di male gli indiani per meritare tanta disgrazia.
Oltre all'architettura e armi (ci sono ancora cannoni ovunque), i maharaja' locali erano anche cacciatori. Il parco protetto di  Keoladeo, oggi patrimonio Unesco, era in realta' fino al 1965 una riserva di caccia. La palude e' stata infatti creata apposta per attirare le anatre che poi impallinavano in grande quantita' in occasione di feste e di visite di ospiti stranieri. E' stato inaugurato per l'esattezza nel 1901 dall'allora vicere lord Curzon.
   Nella riserva, dove si puo' andare in riscio' a pedali o bicicletta, ci sono dei pannelli in muratura con l'elenco dei visitatori, armi e prede. Tra i reali passati di qui anche quelli afghani, iraniani e olandesi, oltre agli inglesi che erano di casa.
   C'e' anche una bella notizia: per la prima volta dopo una decina di anni e' tornata sufficiente acqua nella palude, grazie alla riapertura di alcuni canali. Quindi gli uccelli migratori, tra cui diversi tipi di gru, fenicotteri, cormorani e aironi, sono tornati. Sono indaffaratissimi a costruire nidi su alberi che occupano in ''condominio'', tutti insieme, allegramente,