Che bello sarebbe avere Chidambaram in Italia

New Delhi, 28 febbraio 2013
Stamattina ho ascoltato il ministro P.Chidambaram, uno degli uomini chiave del governo indiano, che illustrava in Parlamento la nuova Finanziaria per il prossimo anno fiscale 2013-2104.  Ho pensato a quanto sarebbe stato bello avere anche in Italia un politico del genere. L'India ha un deficit fiscale del 5% che non riesce ad abbassare e che rende piu' difficile la raccolta di denaro sui mercati internazionali. Le agenzie di rating, tipo S&P poi minacciano  un downgrade a ''spazzatura'' dei bond indiani gia' abbassati a BBB -, l'ultimo scalino che precede il baratro dei junk bond.
Ma l'astuto Chidambaram, che e' stato messo li' la scorsa estate per salvare la baracca , se ne e' infischiato e ha allargato i cordoni della borsa aumentando la spesa pubblica a favore di poveri, donne e giovani. Le tre categorie che rappresentano la parte principale e  piu' vulnerabile dell'India. E poi ha dato soldi a destra e manca, compresa la Difesa che dovra' pagare le super commesse di aerei e elicotteri.
Sul fronte delle entrate, ha fatto un po' di cose veramente di sinistra.  Magari non porteranno molti quattrini in cassa, ma almeno ha fatto capire che la crisi non deve essere pagata dai piu' deboli. Ha messo una imposta  addizionale per i  ''super ricchi'', ha aumentato le tasse sui SUV, i dazi su importazione di auto e moto di lusso, sui telefonini che costano piu' di 2000 rupie e ...persino sui ristoranti con l'aria condizionata. Ovviamente la borsa e' crollata dell'1,5% e cosi' anche le aspettative dei vari economisti che si aspettavano una manovra ''lacrime e sangue''  alla Monti.
La Reuters, espressione di poteri forti, che sperava in un'''austerity'' modello Grecia e' stata particolarmente delusa. A tal punto che nel primo lancio di stamane e' arrivata a distorcere una frase di Chidambaram (qui c'e' il discorso integrale).  '' I had no choice but to rationalise expenditure. We took a dose of bitter medicine. It seems to be working''  ha detto il ministro alla fine della sua introduzione riferendosi alla precedente manovra 2012-2013. Ma la Reuters, che voleva vedere scorrere il sangue, ha messo la frase al presente e l'ha messa in bocca all'ignaro Chidambaram che  per fortuna dell'India ha preferito i panni di Robin Hood a quelli di Dracula.  

Scuola senza insegnanti? Ascoltate Sugata Mitra a TED

New Delhi, 27 febbraio 2013
Avendo una figlia adolescente, spesso mi chiedo se l'attuale sistema scolastico e' adeguato a preparare i giovani per un tipo di societa' che e' profondamente e radicalmente cambiata rispetto al tempo in cui si sono formati la maggior parte degli insegnanti. L'universita' che ho frequentato io era gia' all'epoca incapace a preparare gli studenti ad affrontare un mondo che era agli albori dell'era digitale. Figuriamoci ora. Purtroppo quell'ateneo e' rimasto lo stesso e ora si trova a insegnare ai cosiddetti ''digital natives''. In India poi, il sistema scolastico e' una sorta di catena di montaggio schiacciasassi fatto per sfornare ingegneri e informatici al servizio delle multinazionali. Ho appena finito di leggere Revolution 2020, geniale e implacabile ritratto della meritocrazia indiana di Cheetan Bhagat.
Beh, per caso ho scoperto il professore indiano Sugata Mitra che ha vinto un premio di ben un milione di dollari con questo speech a TED che trovo semplicemente illuminante. Guarda caso, il suo esperimento con l'autoapprendimento, Hole in the Wall, e' nato in uno slum di New Delhi vicino al tempio di Kalkaji.

KHUMB MELA 5 - Il bagno dei naga sadhu

Venerdi', 15 febbraio 2013
All'alba in punto, centinaia di ''naga sadhu'', gli asceti nudi coperti di cenere, si buttano nel Gange dove si unisce al suo affluente Yamuna dopo aver lanciato in aria le loro ghirlande di marigold arancioni.
Per questi scatti mi sono svegliata nella notte, fatto qualche chilometro tra le orde di pellegrini in marcia e anche io - mio malgrado - rimasta immersa fino alla cintola nelle acque sacre. Sforzo meritato.
L'immagine di questi esseri luciferini che si lanciano in acqua con tridenti, scimitarre e bastoni, nella luce gialla dei lampioni e tra i fischietti inarrestabili dei volontari, in un mare di umanita' agitata e urlante, ricorda piu' un girone infernale che una preghiera nel fiume piu' sacro per gli induisti.  Ma in fondo, e' come l'India, dove l'orrore a volte puo' essere sublime.


KUMBH MELA 4 - C'e' anche il luna park

Era da tempo che non mi divertivo cosi' tanto ad uno spettacolo. Ho scoperto che vicino al ''media camp'' c'e' un luna park diciamo 'tematico' . Nel senso che ci sono rudimentali plastici su Gange e Yamuna e dovertimenti vari ispirati a varie divinita' indu'. In un capannone  che ospitava una esibizione sui fiumi si parlava anche di inquinamento. Oltre all'immancabile ruota panoramica, ci sono diverse giostre e vari fenomeni da baraccone che - mi ricordo - c'erano alla fiera del mio paese, Chivasso, quando ero bambina. Tipo gli spettacoli con le stunt car in quella specie di cilindrone di legno. Poi i tirarassegno con i palloncini da colpire, la casa degli orrori e, meraviglia, il prestigiatore! Ovviamente mi sono fiondata da quest'ultimo. Erano talmente sorpresi di vedere una straniera che mi hanno perfino omaggiato l'ingresso (10 rupie).

La sala era piena e il mago era gia' sul palco. Ha iniziato con il gioco delle carte e poi, con fare un po' svogliato, forse perche' lo deve fare in continuazione, ha cominciato a esibirsi in trucchi che di solito si trovano nella ''scatola del prestigiatore'' dei bambini. Di tanto in tanto andava a svuotare una brocca che si riempiva ''magicamente'' e mentre versava l'acqua diceva ''Ecco l'acqua del Gange!''. Due soubrette un po' impacciate e con un trucco vistoso gli portavano i vassoi con i vari aggeggi da illusionista. Poi e' venuta l'ora dei pezzi forti, le ragazza trafitta dalle lame e l'ultimo, che e' il momento clou, quando si e' materializzato dentro un vecchio cassone al posto di un ragazzo impacciato che aveva fatto finta di scegliere tra il pubblico.


kUMBH MELA 3 - Il posto giunto per abbandonare la nonna

Allahabad, 13 febbraio 2013
Dall'altoparlante trasmettono continuamente appelli per gente disperse. C'e' una ngo che dal 1954 si occupa delle persone che si perdono al Kumbh Mela. E' stata oggetto di diversi articoli sui giornali. Cerco il posto, girando un'oretta, che e' uno dei tanti recinti con la scritta in hindi e aperto 24 su 24. Incontro il responsabile e poi due ragazze che fanno volontariato. Mi siedo con loro al tavolo all'ingresso.
   Dal 14 gennaio, inizio del raduno, sono giunte circa 100 mila segnalazioni. Mi sembra inverosimile. In effetti nei 15 minuti che sto li ne arriva piu' o meno una al minuto. E sono nella sezione ''donne disperse''. Gli uomini sono a fianco. E' stato portato anche un bambino di sei anni, che dopo un po' e' scoppiato in lacrime in braccio a una delle volontarie. Per fortuna dopo mezzora grazie agli annunci e' arrivato uno zio a prenderselo. L'ong offre da dormire e da mangiare ai ''dispersi''. La maggior parte sono anziane donne della campagna senza telefonino. ''Capita a volte che i familiari le abbandonino qui perche' questo e' un luogo sacro. Allora dopo un po' di giorni le mettiamo su un treno e le mandiamo a casa'' mi dice una ragazza che abita a Lucknow e che era venuta qui per la prima volta come pellegrina con la famiglia e poi ha deciso di impegnarsi nell'ong.

KUMBH MELA 2 - Tende di lusso per giornalisti stranieri

Allahabad, 12 febbraio 2013

Penso che sia il colmo fare il piu' importante pellegrinaggio induista in un posto  che si chiama ''la citta' di Allah'' ovvero Allahabad. Ma poi ho scoperto che qui la chiamano con il vecchio nome di Prayag.
Ho trovato una tenda all'International Media Camp, un accampamento di lusso per giornalisti stranieri al prezzo politico di 700 rupie a notte. So che tende simili costano circa 100 dollari nei giorni clou per le immersioni. In effetti le tende sono belle e spaziose, con gabinetti all'occidentale sul retro. Per l'acqua calda ci hanno fornito una resistenza che si mette nel secchio, ma che ho paura ad usare. Mi dispiace di non stare con i colleghi indiani che invece sono ammassati in dormitori non so esattamente dove.
Mi hanno poi dato un pass con la foto, un libretto con le info sul Kumbh e una mappa un po' approssimativa. E poi per consolarmi mi hanno detto che ''dopo due o tre giorni si comincia a capire''.
La prima uscita e' stata disastrosa in effetti. Ci ho messo un paio di ore a raggiungere il fiume dove ho visto l'aarti, la cerimonia serale di adorazione del Gange (vedi qui sotto).

Il colpo d'occhio visto da un tempio in stile sud indiano a tre piani e' sconvolgente. E' un'immensa tendopoli. Non si vede la fine. Ancora una volta mi sono venute in mente le grandi crisi umanitarie.
A fendere la folla che va in tutte le direzioni, come in un formicaio, mi vengono le vertigini. Penso che se mi succede qualcosa, tipo  un malore, potrei sparire senza che nessuno se ne accorga...Ma poi mi accorgo che ogni 50 metri ci sono dei poliziotti che dirigono la gente e danno informazioni. Comincio a capire che c'e' una complessa organizzazione. 

KUMBH MELA 1 - Stazione di Allahabad, tragedia annunciata

Allahabad, 11 febbraio

Sono arrivata alla stazione di Allahabad un paio di ore prima che succedesse la ressa dove sono morte 36 persone. Che la situazione era sfuggita al controllo era chiaro. Quando il treno e' arrivato non c'era fisicamente lo spazio per scendere. Mi sono fatta largo a spintoni sul binario fendendo la folla che prendeva d'assalto il convoglio da cui ero scesa. A un certo punto ho sollevato un'anziano sadhu che era caduto. Sembra impossibile, ma in situazioni come queste di calca estrema non ci si puo' fermare. Si e' costretti ad andare avanti per stare in piedi. Ce la fa chi e' piu' alto e piu' forte.
Per due volte ho tentato di salire le scale della passerella da cui scendeva la fiumana. Il pericolo maggiore erano le persone sedute o sdraiate per terra che impedivano il passaggio. Altra mina vagante, la colonna di  ''coolie'', i facchini, con enormi carichi sulla testa, che avanzavano come une falange romana.
Dopo mezzora ero fuori dall'inferno, ma mi sono trovata un altro muro di umanita' da scavalcare. I poliziotti stavano cercando di fermare invano la marea, ma era evidente che avevano gettato la spugna.

Una tragedia annunciata insomma. E' bastato che uno cadesse dalla passerella per causare la sciagura. Come e' possibile che si muoia calpestati? Deve essere una fine orribile. E' una cosa abbastanza frequente in India. Anzi il bilancio della ressa e' stato contenuto se si considera i milioni di pellegrini arrivati ieri per il giorno piu' sacro.
Nel solito scaricabarile, gli organizzatori denunciano l'operato delle Ferrovie, le quali invece accusano quelli del Kumbh Mela per non aver ritardato le partenze dei fedeli e chiuso le strade di accesso alla stazione.  Come sempre non si sapra' mai che e' successo. Certo il sovraffollamento, fenomeno frequente in India, e' il principale responsabile. Intanto mi chiedo con sorpresa come raduni religiosi del genere abbiano ancora mantenuto intatto il loro potere di richiamo, anzi lo hanno moltiplicato, anche oggi nell'era digitale quando tutto il mondo (ma solo quello terreno) e' a portata di mouse.   

Elezioni 2013 - Ho votato in cucina, ma ho qualche dubbio

Stamattina ho votato mentre facevo colazione. Non e' la prima volta, ma mi fa sempre un certo effetto vedere e toccare le schede a mio piacimento e poi metterci la croce con una biro e non con la matita copiativa che ti danno ai seggi in Italia. Tenere le schede sul tavolo della cucina, tra i giornali e la tazza del caffe', mi sembra quasi un gesto dissacrante.
La circoscrizione a cui appartengo e' quella di ''Africa, Asia, Oceania e Antartide'' che mi fa un po' ridere. Come al solito quasi tutti i candidati sono in Australia. Che ne sanno loro dei nostri problemi di emigranti in India? Assolutamente nulla. Mentre cercavo sul web i profili dei candidati mi chiedevo come sono stati selezionati. Ci sono state delle primarie? Forse si'. Pero' io vengo a sapere di questi aspiranti deputati e senatori solo all'ultimo quando leggo il loro nome sulla scheda elettorale. E ci sono solo due candidati per un posto. Non male una percentuale di successo del 50%. 
Con una tempistica perfetta, il giorno prima che mi arrivassero le schede, e' giunto via posta un volantino di Bersani intitolato ''l'Italia Giusta''. Dice che la destra ha tagliato i contributi destinati agli italiani nel mondo a 16,2 milioni di euro (2012-2013). Non sapevo manco che esistessero!  Della famigerata I-card, la ''carta dell'Immigrato'', sono venuta a sapere dopo tre o quattro anni. E comunque adesso non offre piu' sconti sui treni che e' la cosa che interessa di piu' gli emigranti che tornano al paesello.
Non capisco inoltre - ma onestamente sono all'oscuro dei misteriosi meccanismi elettorali - perche' ci sono soltanto quattro partiti per la Camera e per Senato, ovvero Grillo, Monti, Pd e Pdl.  Perche' noi emigrati non possiamo votare per tutti i partiti?

''Midnight's Children'', Rushdie ha fatto flop a Mumbai

Mumbai, Primo Febbraio 2013

Incuriosita dall'ultimo lavoro di Deepa Mehta, la regista del capolavoro ''Water'' sulle vedove di Varanasi, mi sono precipitata a vedere ''Midnight's Children'' tratto dalla famosa novella di Salman Rushdie.  Sono andata in uno shopping mall a Lowert Parel in una sala del circuito PVR che penso sia una della piu' lussuone della citta'. Non ero mai andata al cinema a Mumbai. Anche il centro commerciale, il Palladio, e' uno dei posti piu' trendy con ristoranti alla moda e gente dell'upper society. Come a Delhi insomma.
Pero' con mia grande sorpresa eravamo in una ventina di spettatori nella sala che era come una bomboniera di velluto glaciale per l'aria condizionata. Era lo spettcolo delle 19.30 di venerdi'. Un assoluto flop per un film che e' al centro dell'attenzione mediatica da una settimana. Lo stesso Rushdie, che e' anche la voce narrante, e' giunto in India per promuovere la pellicola tra la solita scia di polemiche
Mi sono gustata il film dal primo all'ultimo minuto come mi ero appassionata al romanzo. Ho trovato la prima parte, all'inizio della saga familiare di Salim e Shiva, i due bambini della Mezzanotte, assolutamente superba. Poi dopo l'intermezzo e' pero' svaccato, come se la regista non ci fosse piu' e avesse delegato a qualcun altro. Le scene di guerra e di tortura sembrano tratte da un filmetto di serie B, idem sui generali pachistani, mentre la storia fantastica dei poteri magici dei bambini e' un po' caricaturale. Piu' si va avanti e piu' diventa sciatto senza poesia e senza le bellissime immagini con cui si era aperto sul lago Dal a Srinagar, in Kashmir... 

Qualcosa si muove in India. Ho trovato la carta igienica in treno

Sul treno Jaipur-Mumbai

Era da un po' che non passavo una notte su un treno. Sono sorpresa, i treni indiani sono migliorati. E siccome e' una buona notizia non si trova da nessuna parte. Sempre stato cosi' dalla Divina Commedia in poi, e' molto piu' facile interessarsi all'inferno che al paradiso.
Di orrori sui treni posso raccontarne a bizzeffe. Dai topi morti sotto il sedile, agli eunuchi che si tiravano su la sari e mostravano il pene (o quello che restava) davanti ai passeggeri. Per non parlare dei cessi. O delle stazioni. O delle mezze giornate di ritardo.
    Beh, il treno che ho preso forse e' una eccezione, ma fatto sta che c'era perfino la carta igienica nel bagno e nel pomeriggio hanno passato lo spazzolone con il disinfettante sul pavimento di linoleum. Non sto parlando della prima, ma della cosidetta terza classe AC, uno scalino in piu' della categoria ''sleeper'' che e; quella piu' bassa. Onestamente ho trovato piu' lurido un Napoli-Milano notturno, l'ultimo sopravissuto alle Frecce Rosse e Italo, che ho preso lo scorso settembre.  Anche la stazioni di Jaipur mi sembra un po' piu' ordinata con le segnalazioni elettroniche sui binari e senza la solita puzza di piscio.  Con la tipica lentezza dell'elefante, l'India sta progredendo. Non sara' veloce come aveva predetto nel 2001 da Goldman Sachs nel famoso rapporto sui BRIC  ma ''Eppur si muove'' come disse Galileo Galilei.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 5 - Il caffe' aumenta da 30 a 40 rupie

Jaipur, 28 gennaio 2013


Oggi e' l'ultimo giorno. Il caffe' e' passato da 30 a 40 rupie! Mi indigno e vado nel cortile adiacente a prendere un masala chai in un bicchiere di terracotta che dopo le 16 invece scende da 20 a 10 rupie, forse perche' ne hanno fatto troppo. Il Diggi Palace sembra reduce da una battaglia epica. Mi dedico a Tahar Ben Jelloun che intervisto e poi accompagno a pranzo nella ''lounge'' dei delegati. Non gli confesso ovviamente che non ho mai letto i suoi libri, ma solo i suoi editoriali su Repubblica. Comunque mi limito ai temi della Primavera araba.
Tahar Ben Jelloun alla sessione di autografi

Incrocio sulla ''Press Terrace'' Willian Darlymple, il codirettore e mattatore del Festival, che e' sfattissimo. Ha un enorme casacca spiegazzata, i pantaloni sgualciti su un ginocchio e l'aria di un reduce da una guerra che, penso, ha vinto anche quest'anno. Il successo c'e' stato, le polemiche su Rushdie pure. Gli organizzatori dicono che sono in perdita, ma c'erano sponsor di primo piano da Tata, Google, Dsc alla Coca Cola appunto che ha pagato le serate musicali. Ma i costi ci sono, forse per quello hanno deciso di aumentare il caffe' all'ultimo giorno.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 4 - Tra i veneziani che scoprono l'America

Jaipur 27 gennaio 2013
  
E' domenica e me la prendo comoda. Salto la prima sessione e quando arrivo mi concedo un chai e una lettura dell'inserto speciale del Times of India al sole della ''Press Terrace'', anche quella da me scoperta da poco. Prima scrivevo seduta su un prato implorando il ristorante dell'hotel che mi facesse caricare il laptop. Scopro anche che c'e' Wi-Fi offerto da Airtel. Nel pomeriggio seguo una conferenza sull'omosessualita' con Andrew Salomon e autori indiani. Loro stessi sono stupiti dal fatto che sono li' su un palco a parlare liberamente di gay e lesbiche e hanno anche un pubblico che lo ascolta.

   Ritorno poi all'economia e mi scopro ancora una volta ignorante di fronte a un professore che e' un idolo giovanile, Michael Sandel. Lo stile e' quello americano, ma i concetti sono rivoluzionari, parla di limiti ''morali'' del mercato. Uno che introduce concetti etici nell'economia e' in effetti da acclamare come un Messia. E di fatti i giovani indiani sono in adorazione. Mi chiedo se in Italia qualcuno ne abbia sentito parlare.
Andrea di Robilant e Carlo Pizzati
  
Alla sera, invece, cambio argomento. Andrea di Robilant, fino al 2006 collega e inviato de La Stampa, parla (introdotto da Carlo Pizzati) di una curiosa storia di due fratelli veneziani di cognome Zen che avrebbero scoperto l'America del Nord passando dall'Artico. Affascinante tesi che ha fatto innamorare l'autore che ha rifatto sulle loro orme lo stesso periglioso viaggio tra i ghiacci della Groenlandia. Il libro e' uscito prima in inglese e in italiano come Irresistibile Nord.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 3 - I libri vanno come le pagnotte

Jaipur 25 gennaio 2013,

   Il ritmo e' cosi' martellante delle conferenze e degli autori che mi prende l'ansia. Vorrei seguire tutto, conoscere tutti, leggere tutto. Mi impongo, tanto per iniziare, di non entrare piu' nella libreria Full Circles, l'unica, che e' una bolgia mostruosa, dove ogni tanto arrivano con scatoloni interi di volumi per riempire gli scaffali che si svuotano in un lampo. Ci sono donne straniere di una certa eta' come me, probabilmente in forte crisi di astinenza letteraria, che vagano con pile di libri tra le mani come se fossero pagnotte da arraffare prima di entrare in un rifugio anti atomico.
    Oggi e' Republic Day, ma il popolo del Festival non sembra accorgersene. Decido di seguire i temi economici, sull'India, dove mi sento piu' a mio agio (e capisco quasi tutto). Seguo un interessante conversazione di Ruchir Sharma, un vero ''guru'' dei mercati emergenti, che ha scritto ''Breakout Nations''. C'e' anche Edward Luce, l'autore di un libro sulle prospettive economiche dell'India (A dispetto degli Dei) che non sono mai riuscita a finire. E poi il liberalista Gurcharan Das che ha intitolato l'ultimo saggio ''India Growts at Night'', penso prendendo in prestito un detto che si dice in Italia, ovvero che il ''Paese cresce di notte, quando il governo dorme'' ma forse da noi lo si diceva in riferimento all'evasione fiscale. Il verdetto e' che l'India ha il 50% di possibilita' di farcela, meglio che niente, visto che solo un paio di anni fa sembrava destinata a diventare una superpotenza.

Ariel Dorfman e Santiago Roncagliolo
Poi mi butto sull'America Latina dove un cileno Ariel Dorfman (che vive negli Usa) e un peruviano Santiago Roncagliolo, figlio dell'attuale ministro degli Esteri, che vive in Spagna, danno vita a un gustosissimo duetto pieno di battute e autoironia. Come soltanto i latinoamericani forse sanno fare.



JAIPUR LIT FEST/ Giorno 2 - Niente alcol, oggi e' dry day

Jaipur 25 gennaio,

Mi intrufolo dall'ingresso delle cucine con il fiatone dopo una lunga pedalata e senza colazione per un dibattito alle 10 dedicato a The Pursuit of Italy, che e' un libro (che poi ho comperato) del britannico David Gilmour ''revisionista'' sulla nostra storia dove si mette in dubbio la reale unificazione del Paese. Vi partecipano due veneti, Andrea di Robilant e Carlo Pizzati, entrambi con palesi tendenze leghiste. Paradossalmente l'unico che difende l'onore della patria e' un professore di letteratura, Tim Parks, che vive da 30 anni fra Verona e Milano e che scrive di tante cose, dagli ultras di calcio alla meditazione Vipassana.


Scopro con piacere che c'e' la ''lounge'' dei giornalisti e dei delegati dove c'e' un buffet con ottimi dessert e Coca Cola (sponsor). Ci sarebbero anche birra e vino ma oggi e domani e' dry day. Quindi tutti sobri.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 1 - Dalai Lama superstar

Jaipur, 24 gennaio

Arrivo puntuale al Festival, ma come sempre, non si trova il mio accredito stampa. Devo aspettare un bel po'. E' il solito caos creativo indiano arricchito da una presenza massiccia di poliziotti all'ingresso. Vorrei entrare con la mia bicicletta, un vecchio arnese con un pedale mezzo staccato, ma mi fermano prima delle barriere. C'e' gia' una folla paurosa a scalpestare le povere aiuole del Diggi Palace. Il via lo da' una anziana signora bengalese Mahaswheta Devi che scopro e' famosissima in India come femminista e attivista sociale. Do' un'occhiata al programma, mi sento vergognosamente ignorante e comincio a pensare che sono nel posto sbagliato.


Tutti aspettano pero' il Dalai Lama che e' la star della giornata e che e' introdotto dal suo biografo Pico Yver che poi lui ignora completamente. Fa una predica, piu' che una conferenza, come e' giusto che sia, sulla nostra societa' corrotta. Un Dalai Lama classico, in forma smagliante anche e che sembra divertirsi molto a rispondere alle domande del pubblico.

Il guardiano del faro a Kollam

Per una mia vecchia idea di collezionare foto di antichi mestieri , ho incontrato ieri il guardiano del faro di Kollam, caoticissima citta' del Kerala di cui purtroppo non rimane nulla del suo glorioso passato. Pero' per fortuna restano delle chicche da scoprire. Come il faro del 1902, costruito dagli inglesi e mantenuto come un gioiellino d'epoca da Suresh Babu che ci lavora da oltre 20 anni senza sosta.

L'ho incontrato alle 4 del pomeriggio mentre lucidava le maniglie di ottone del soppalco in legno dove ci sono gli ingranaggi della lampada e delle potenti batterie. Di notte fa il guardiano e di giorno strappa i biglietti dei visitatori, oltre a fare manutenzione alla storica struttura. ''Il problema maggiore e' che ogni giorno alle 20 c'e' un black out, quindi bisogna stare attenti che il generatore a diesel che e' in basso entri in funzione '' mi dice in un buon inglese. Il turno di notte inizia alle 17.30 quando si accende la lampada e finisce alle 6 del mattino quando fa giorno. ''Vado a casa per tre ore e poi alle nove inizio la giornata con la manutenzione - racconta - . ci sono sempre cose da fare, mettere l'olio agli ingranaggi, pulire le varie parti della lampada e poi anche intrattenere i turisti....''.

Dal balconcino esterno la vista a 360 gradi e' strepitosa. Mi indica le due donne all'ingresso che vendono bibite. ''Quella grassa e' mia moglie'' mi dice ridendo sotto i baffi.

ESCLUSIVO - Ecco l'hotel del maro' a Fort Kochi

Kochi, 10 gennaio 2013  

    Curiosi di vedere dove stanno i maro' a Fort Kochi? Ecco qui l'hotel Eighth Bastion, con tanto di cannoni in giardino e mura fortificate di cinta. Non penso di svelare alcun segreto di Stato perche' e' stato pubblicato anche sulla stampa indiana.


    Onestamente penso che come cinque stelle sia un po' pretenzioso. Non so quanto il nostro governo paghi per il soggiorno dei maro' e di cinque accompagnatori (quattro militari e una psicologa), ma penso davvero non sia tanto e poi sara' sicuramente scontato data la ''lunga'' permanenza. Adesso capisco forse perche' qualche mese fa avevano abbandonato il Brunton Boatyard, sull'estremita' della penisola di Kochi, e da molti definito come il migliore. Con l'arrivo dell'alta stagione, dove i prezzi si triplicano, forse costava troppo o forse era troppo affollato.


    L'Eighth Bastion, del gruppo Casino, e' invece piu' piccolo e modesto. Confina anche con una base navale, che magari non e' proprio una coincidenza... Ricrea una casa coloniale con un cortile interno e una minuscola piscinetta. Il ristorante e' cosi' cosi', nouvelle cuisine, con microscopiche porzioni, in piatti stilizzati. Dalle 5 del pomeriggio in avanti c'e' una invasione di zanzare. Poco servono i miseri zampironi offerti dai camerieri.
   Di buono ci sono le biciclette, delle mountain bikes nuove, a disposizione dei clienti. Non ho visto le camere, ma dal di fuori mi sembrano non troppo grandi. Pero', Kochi, come sanno coloro che ci sono stati, e' davvero la ''regina del Mar Arabico''. La borgata di Fort Kochi, anche se a rischio di cementificazione, trasuda poi di storia e di cultura. E' stata la prima colonia europea in India, importante centro di commercio delle spezie, ci e' morto Vasco De Gama dopo essere arrivato qui con la circunavigazione dell'Africa e dopo la cantonata di Colombo. Insomma, davvero un bel posto, certo non da prigionieri in liberta' vigilata...Poteva andare comunque peggio, se l'incidente succedeva magari un po' piu' a nord, sulla costa del Karnataka, decisamente meno attraente dal punto di vista turistico e paesaggistico.

Canto notturno di un operatore di Chinese Fishing Nets a Kochi

Kochi, 5 gennaio 2013

   Mi trovo a Fort Kochi, l'antica borgata del Kerala famosa per il commercio delle spezie, dove sono venuta a seguire la faccenda dei maro' tornati in India dopo le vacanze natalizie. Ieri sera, avevo finito tardi di scrivere, e mi sono messa a gironzolare nelle stradine deserte presa da considerazioni leopardiane nel giorno del mio compleanno che stava per concludersi  (tanto per capirci qui c'e' il Canto notturno del pastore errante dell'Asia).
    Era appena mezzanotte, ma non c'era anima viva. Non c'era manco la luna ed era tutto buio a parte una luce fioca sullo sgangherato lungomare dove ci sono le 'chinese fishing nets''. Sono il simbolo piu' fotogenico di Kochi e anche quello piu' noto ai turisti. Sono rudimentali ''macchine da pesca'' azionate da un argano tenuto da enormi massi legati a funi. Dicono che i portoghesi li abbiamo copiati dai cinesi, ma mi piacerebbe davvero andare in Cina per vedere se ci sono simili marchingegni sulle coste.
    Nell'oscurita' della sera caldissima e appiccicosa, vedo alcune sagome che si muovono veloce sulla silhuette di una delle ''fishing net''. Mi fanno un cenno con una torcia di salire sulla piattaforma che sporge sul mare. ''Vuoi aiutarci?'' mi chiede uno degli uomini in un buon inglese. Mi passa la fune e mi dice : ''tira forte qui''. Punto i piedi in avanti e mi metto a tirare con gli altri che ritmano lo sforzo con una una parola in lingua locale, il malayalam. L'enorme rete si solleva lentamente e davanti a me scendono i pietroni che fanno da bilancia. Uno di loro corre verso la cima con un guadino. Ritorna con un paio di pesci lunghi 15 o 20 centimetri e un gamberetto solitario. ''Non e' stagione ora, non c'e' nulla. Siamo solo noi che lavoriamo, come vedi''. Dopo pochi secondi i cinque uomini (uno per ogni fune) riabbassano la rete.
    Nel frattempo nella laguna passa una nave container. Uno commenta: ''Forse adesso andra' meglio, quando passano le navi i pesci si spostano a riva''. Presa dalla compassione, suggerisco di metterci due o tre lampare in cima cosi' da attirare piu' pesci, ma la proposta scatena grasse risate. Almeno si divertono.
    Dopo un po' faternizzo e vengo a sapere che la rete ha 700 anni, che appartiene a una ricca famiglia e che costa circa 7 lakh (700 mila euro, circa 14 mila dollari) . ''Non e' tanto - esclamo - io, costa di piu' un'automobile''. Scopro poi che il padrone si prende un terzo del pescato come affitto e che ''a loro sta bene cosi'''.
   Dopo la terza calata, uno dei cinque prepara il te' nella casetta annessa. Un altro riempie di kerose la lanterna che fa da lampara.  Mi sembra di assistere a un antico rito. Ci sediamo tutti in cerchio e vengono riempiti sei bicchieri esattamente allineati. Parliamo dello stupro che e' avvenuto a New Delhi e dei maro'. I pescatori sono informatissimi. Poi a un comando invisibile si alzano tutti insieme e li vedo danzare contro il cielo violaceo per il riflesso della lampara nel mare, mentre tirano le funi e in coro pronunciano parole incomprensibili, forse una formula magica, forse un ringraziamento al mare, forse un'antica preghiera...

Biennale di Kochi, Giuseppe Stampone rompe il black out italiano

Kochi, 3 gennaio 2013

La decisione dell'Italia di boicottare gli eventi culturali in Kerala per via della presenza dei maro' non ha impedito a un artista italiano di partecipare alla Biennale d'arte di Kochi-Muziris, una sorta di Venezia indiana. E' Giuseppe Stampone ( http://www.giuseppestampone.com/) che si e' presentato con una installazione multimediale. L'opera (qui sopra) intitolata ''Il mondo perfetto'' e' composta da un riscio' a motore che diffonde canzonette italiane e da una mappa. In una intervista (vedi qui) Stampone si augura che l'arte possa aiutare a superare le differenze di una cultura ''eurocentrica'' in declino e di quella emergente indiana. E magari in questo modo capirci meglio anche sui maro'. Il messaggio e' sottile, ma c'e'. Peccato che e' partito dopo l'inaugurazione, l'avrei conosciuto volentieri.