Caso Tehelka, quante donne in Italia hanno il coraggio di denunciare le porcherie di direttori, caposervizi e colleghi?

New Delhi, 25 novembre 2013

Il caso di Tarun Tejpal, il direttore di Tehelka accusato di molestie sessuali da una giovane giornalista, ci mostra che abbiamo molto da imparare dalle donne indiane. Quante mie colleghe, compresa me stessa, avrebbero avuto il coraggio di denunciare pubblicamente le ''avances'' di direttori, caporedattori, caposervizi e di tutti coloro che per anzianita' o per ruolo hanno un qualche potere di determinare i destini della tua carriera? 
Io non sono mai andata a letto con nessuno per avere un posto di lavoro o una collaborazione giornalistica. Ho una lunghissima lista di colleghi maschi che - come si diceva una volta - hanno fatto ''i galanti'' (tradotto ora, sporcaccioni).  Sembra sia una prassi, a tal punto che quando a Milano ho ottenuto il mio primo lavoro serio, si mormorava che ''l'avevo data a qualcuno''. Questa e' purtroppo la mentalita' dominante
Ho sempre subito o sono fuggita via proprio come ha fatto la giovane reporter di Tehelka quando e' scappata dalle grinfie del suo direttore sbronzo e arrapato in un ascensore di un hotel. Ma mai ho avuto il coraggio di sputtanare pubblicamente chi mi aveva molestato. Per convenienza forse, o per pausa di ripercussioni sul mio lavoro.

Che questo scandalo sia successo proprio a un settimanale come Tehelka, faro della sinistra intellettuale indiana, noto per essere ''puro e duro'' contro potenti e ingiustizie, e'  vergognoso.  Dice bene Amit Baruah, che lavora per la BBC,  in questo commento .   Come diceva il Mahatma, ''per cambiare il mondo prima devi cambiare te stesso''.

Per chi non conosce il fatto, ecco un piccolo riepilogo. Tehelka e' il settimanale fondato da Tejpal sotto forma di website oltre 10 anni fa e diventato famoso per una inchiesta su mazzette per la Difesa. Da qualche anno organizza a Goa, la colonia portoghese famosa per spiagge e rave party, un festival di ''pensatori'', ThinkFest (http://thinkworks.in/).  E' una sorta di happening di ''belli, famosi e intelligenti'' che discettano di amenita' varie, ma che e' anche un bel business. In realta' non e' la rivista che lo organizza, ma una societa' dello stesso Tejpal che raccoglie anche ricche sponsorizzazioni.

Il 7 novembre, la sera dell'inaugurazione, il 50 enne Tejpal si trova nell'ascensore dell'hotel Hyatt di Bambolim con la collega che era incaricata di ''scortare'' il leggendario Robert De Niro, la star del convegno. La aggredisce, la spoglia e tenta di praticare su di lei sesso orale. Gli va male, ma la sera dopo torna alla carica nello stesso ascensore. Tutto e' raccontato in una mail mandata a un'altra direttrice e co amministratrice di Tehelha Shoma Chaudry e dove ci sono tutti i particolari finiti anche sulle prime pagine dei giornali. Il bello e' che tutto lo scambio di mails e' di pubblico dominio.
   Tejpal poi fa un mea culpa in cui ammette di aver ''capito male la situazione'' e si autosospende. In un'altra mail di scuse alla collega definisce il suo comportamento come un tentativo di una ''sexual liason'' (che raffinatezza!!!)  Ovviamente, non basta e la polizia di Goa lo ha incriminato ora per stupro.
Mi chiedo quante donne in carriera in Italia avrebbero il coraggio di denunciare e soprattutto quali giornali italiani sono disposti a pubblicare la notizia.  Io l'ho scritta per l'ANSA ma non e' stata ripresa in Italia, evidentemente da' fastidio che una qualcuno squarci il velo su qualcosa che probabilmente e' molto frequente nelle redazioni, uffici e posti di lavoro. E che - temo - fa comodo anche alle donne.

   

New Delhi, che stress...anche il terremoto

New Delhi, 12 Novembre 2013

Non basta l'aria inquinata ben oltre i livelli di allarme, le tonnellate di polvere sollevata dai cantieri edilizi e infiniti lavori in corso e gli imbottigliamenti costanti sulla Ring road.  Allo stress di abitare in una citta' come New Delhi si aggiunge anche il terremoto. Ieri sera poco dopo la mezzanotte, ero seduta in terrazza, nel  nuovo appartamento dove ho traslocato da poco, avvolta dalla foschia umida di questa stagione. La sedia ha tremato per pochi secondi dopo un boato sordo. Ho guardato se in casa c'era qualcosa che oscillava, ma tutto era fermo. Spesso mi sembra di sentire la terra muoversi, ma spesso e' suggestione.
Un'ora dopo, di nuovo, un rumore sinistro da sotto e un forte scossone alla casa. Sussultorio non ondulatorio. Salto giu' dal letto e mi precipito fuori urlando e con il cuore che batteva come un matto, come se avessi fatto una maratona.  Chissa' perché i terremoti a New Delhi sono sempre di notte o di tarda sera. Ne ho sentiti parecchi e ogni volta mi sono spaventata a morte.
Questo di stanotte era solo di 3.3 gradi, la scossa piu' forte, ma l'epicentro era proprio sotto la citta'. Insomma...anche stavolta l'abbiamo scampata.  

Maro', quest'anno niente Festa delle Forze Armate a New Delhi

New Delhi, 4 novembre 2013

Niente Festa dell'Unita' e delle Forze Armate quest'anno per via della detenzione dei maro' in attesa di processo per l'uccisione di due pescatori del Kerala.
La tradizionale reception e' stata cancellata. Di solito era una cena in un hotel o nei giardini della residenza con un sacco di leccornie gastronomiche  dalla madrepatria e con una sfilata di militari in altissima uniforme e chili di stellette.  In passato, se ben ricordo, c'era anche una banda militare ad allietare la serata.
Bei tempi..prima dell'austerity. Da qualche anno al 4 novembre era stata accorpata anche la Festa della Repubblica del 2 giugno e che una volta si faceva il 15 marzo, per via del caldo.
Non c'e' stata una motivazione ufficiale per la cancellazione, ma e' ovvio che e'  per rispetto ai due fucilieri e per evitare loro l'imbarazzo di apparire in pubblico con i militari di altri Paesi in un'occasione gioiosa. E anche magari finire sulla stampa indiana che li aveva ''sorpresi'' a bere e fumare durante un ricevimento della Nunziatura...come gia' accaduto (vedi qui)

Il New York Times celebra il parco di Mayawati

Bhuj, 19 ottobre 2013

Devo riconoscere che i giornalisti hanno la memoria corta. L'autorevole New York Times celebra in un editoriale l'ex ''Millennium Park'', il monumentale parco della leader dei ''dalit'' Mayawati che quando era al potere nell'Uttar Pradesh aveva ricoperto strade e piazze con statue di se stessa e di elefanti, il simbolo del suo partito.
Il parco di Noida, di cui parla il New York Times e'  stato inaugurato in pompa magna nel 2011 dalla stessa  Mayawati e poi subito chiuso al pubblico. L'opera, che contiene oltre 200 elefanti a grandezza naturale, statue di Ambedkar e Mayawati e pure una fontana di bronzo,  era costata oltre 70 milioni di dollari. Me ne ero gia' occupata (vedi qui) e avevo anche scattato foto dai cancelli di ingresso.
Ma a parte lo sperpero di denaro pubblico, il parco era stato edificato su un'area verde pubblica sacrificando  migliaia di alberi.  La Corte Suprema aveva anche bloccato i lavori per violazione delle norme ambientali. Nei pressi c'e' anche una riserva ornitologica.
Insomma esaltare l'opera come una celebrazione dei ''dalit'', gli intoccaboli,  mi sembra un po' azzardato, anche se ovviamente sono contenti di mettere finalmente piede in un giardino pubblico che gia' prima apparteneva a loro e alla gente del posto. 
 

Gujarat - Festa Navratri, i ‘’rave’’ di Baroda



Baroda 12 ottobre 2013
Baroda o Vadodara e’ la capitale culturale del Gujarat, lo stato del Mahatma Gandhi e anche del leader nazionalista Narendra Modi, in corsa per il posto di premier nelle elezioni del 2014. Qui il festival di Navratri, che dura nove giorni e che e’ dedicato alla dea della ricchezza Durga, e’ molto sentito.

 E’ tradizione ballare in gruppo una danza chiamata ‘’Garba’’ con una specifica combinazione di passi avanti e indietro accompagnata da un movimento ondeggiante delle braccia. Se si balla con delle ‘’bacchette’’ la danza prende il nome di ‘’dandya’’.

Gli eventi serali sono organizzati da societa’ no profit. Ieri sera, penultimo giorno, sono andata in quello della ‘’United Way’’, che mi hanno detto e’ il piu’ grande per numero di partecipanti. In effetti, e’ impressionante vedere migliaia di persone in un’arena grande come un campo da calcio ondeggiare allo stesso ritmo al suono di un gruppo che sta nel mezzo su un mega palco. E ancor piu’ esaltante e’ vedere i costumi, soprattutto delle donne: ampie gonne variopinte, sormontate da uno scialle e da un corpetto che lascia scoperta la schiena. 


 Inoltre tutti ballano scalzi. Siccome nel pomeriggio e’ piovuto (continua il maltempo portato dal ciclone Phailin sulla costa dell’Orissa, il terreno era un pantano. Quindi il risultato e’ stato di un gigantesco ‘’rave’’ nel fango...ma cio’ non ha influito sull’euforia collettiva della danza che non e’ certo coinvolgente come le musiche di Bollywood, ma ricorda un po’ la nostra tarantella.

Kumbhalgarh, trekking sulla muraglia cinese del Rajasthan

Kumbalgarh, 12 ottobre 2013

Chi l’avrebbe detto che in uno sperduto angolo di Rajasthan c’e’ una “muraglia cinese’” che non ha nulla a che invidiare a quella dell’altro gigante cinese.
Sono capitata quasi per caso in un giorno di pioggia a Kumbhalgarh, una fortezza sulla cima dei monti Aravali, a oltre mille metri, che sono un po’ come l’Appennino dell’India.  E’ a 82 chilometri da Udaipur ed l’intera area e’ una enorme riserva protetta  per leopardi, orsi, antilopi e cervi. In certi punti il paesaggio e’ quasi giurassico per la sua selvaggia bellezza.
Mi sono messa in testa di fare a piedi il giro delle mura che sono circa 15 km e che pensavo di fare in mezza giornata. In realta’ e’  stato uno dei trekking piu’ duri che abbia mai fatto e ci ho messo otto ore...
Il forte e’ stato costruito dal Maharaja’ Rana Kumbha che doveva avere molti nemici data la massiccia fortificazione  oppure semplicemente era un po’ paranoico. Destino vuole che sia stato poi ucciso dal figlio nel 1468. Poi ci sono state infinite battaglie tra i vari litigiosi governanti della regione che si chiama Mewar e che hanno dato del filo da torcere anche al potente esercito mughal.
Insomma camminando sulle mura “tanto larghe he ci potevano passare otto cavalli affiancati”, come scrivono le cronache dell’epoca, potevo sentire ancora il fragore delle armi sotto i miei piedi.
La cinta muraria -  che dicono sia la piu’ lunga dopo quella  cinese - e’ una serpentina e un  continuo saliscendi su e giu’ tra le vallate. In alcuni punti e’ cosi’ ripida che andavo a gattoni. Ci sono alcune interruzioni dove la  struttura e’ crollata, tra cui una al fondo di un precipizio dove scorreva un torrente, ma per fortuna c’era un sentiero.
Ho attraversato molte porte, oggi abbandonate, e visto dei templi. Sembra che ce ne siano oltre 300 nella fortezza. Un gruppo di scimmie langur mi ha accompagnato quasi sempre saltando da un merlo all'altro e guardandomi curiosamente.
Prima di partire avevo comprato un opuscolo dell’Archeologic Survey of India  dove c’era una mappa in scala. Una guardia mi aveva avvertito: “ci sono oltre 10 mila gradini...” ma io credevo che esagerasse e che mi volesse spaventare per rifilarmi un cicerone.
Invece e’ stata un’avventura, un po’ faticosa e - con il senno di poi - anche un po’ rischiosa probabilmente per la presenza di animali nella foresta. Ma il trekking e’ stato impagabile per i panorama mozzafiato e per il divertimento di poter dire di aver percorso per intero la Muraglia cinese del Rajasthan.

Ranakpur, avventure tra i boschi e santoni in una giornata di pioggia

Ranakpur, 8 ottobre 2013

Mi trovo a Ranakpur, un villaggio nel mezzo delle montagne degli Aravalli, nel Rajasthan sud occidentale. Sono venuta qui perche’ c’e’ un famoso tempio jainista. Ma mai avrei creduto di trovare un paesaggio quasi himalayano. Da Udaipur sono 90 chilometri ed e’ un’escursione che si fa in giornata, ma nessuno mi ha detto che bisogna attraversare le montagne. Si tratta della catena degli Aravalli, che sta piu’ meno all’Himalaya come i nostri Appennini stanno alle Alpi.  
   Ho avuto la malaugurata idea di affittare una moto senza controllare le previsioni del tempo. Tra pioggia e freddo, soste varie per i ‘’ciai’’ (te’ al latte speziato), ci ho messo ben otto ore ad arrivare. E’ stata un’avvventura. A un certo punto, mentre continuavo a salire e scendere tra tra tornanti infiniti avvolti dalla nebbia, ho pensato che davvero mi stavo cacciando nei guai, anche perche’ stava diventando buio.
   Sono partita da New Delhi in maglietta e sandali...e l’unico indumento caldo che ho infilato nello zaino e’ uno scialle di lana che pero’ si e’ inzuppato quasi subito di pioggia. Dopo un viaggio interminabile, senza incontrare anima viva, sono arrivata poco prima dell’imbrunire. E’ miracolosamente apparso un hotel governativo, stranamente non menzionato dalla Lonely Planet, l’hotel Shilpa del circuito RTDC (che e’ appunto l’azienda turistica del Rajasthan). Mancava la corrente ed ero l’unica turista. Intorno solo boschi, pappagalli di ogni tipo, orde di scimmie ‘’langur’’ sugli alberi, pavoni che strillavano. Ho pensato all’inizio di certi film dell’orrore su malcapitati turisti che arrivano in hotel sperduti durante un temporale...
   Ma e’ durante il ‘’viaggio’’ che ho fatto un paio di incontri davvero strampalati, di quelli che solo in India si possono fare. Dovendo cercare riparo ogni mezzora quando la pioggia ricominciava - mai vista cosi’ tanta in Rajasthan - e’ capitato che finissi in situazione davvero assurde. Finche’ ero nei villaggi, mi fermavo dai ‘’ciai- wala’’ condividendo il poco spazio sotto teloni di plastica con altri motociclisti. Piu’ avanti , quando mi sono inoltrata tra le vallate di una riserva protetta, il Khumbalnagar Park, i villaggi sono scomparsi.
A un certo punto e’ capitato che sono finita davanti al tempietto di un ‘’baba’’, un santone che vive nella foresta. Mi ha subito invitato a entrare e a prendere un te’. Lo ha preparato sul braciere tra tridenti di Shiva, conchiglie, linga e tutto l’armamentario dei ‘’sadhu’’, quelli con la tonaca arancione e i capelli intrecciati che si vedono al Khumba Mela, per intenderci. Ha acceso il fuoco con una cura meticolosa, con rametti prima e poi con tronchi, poi ha tirato fuori una busta con diversi sacchetti di spezie. A un certo punto ho pensato mi preparasse una pozione magica. Per un istante ho sognato di essere come Alice nel Paese delle Meraviglie. E’ anche uscito a raccogliere foglie di limone che ha messo a bollire insiene all’intruglio. Mi ha detto che sono un rimedio ayurvedico (cosa non lo e’ qui in India!). Poi, a un certo, punto sono spuntati dal nulla, tre ragazzi di Surat (Gujarat) che andavano a piedi verso il tempio di Ranakpur. Sono state preparate diverse tazze e versato il te’ bollente.
   Ammetto che la bevanda dolciastra, ma molto buona, mi ha fatto sentire bene. Il fuoco poi mi ha riscaldato. Sono convinta che qualcosa di antico e di profondo quando gli esseri umani si siedono intorno a un falo’. Si prova una sensazione speciale. E poi, come tutti i posti sacri, aveva una bella energia. Me ne sono andata davvero contenta dopo una foto ricordo con il ‘’baba’’ benedicente.
   Ma dopo un’altra mezzora e’ ricominciata la pioggia e ho fatto un altro strano incontro. Ho visto da lontano una tettoia con delle vacche e sono entrata. Ho pensato di condividere la stalla con loro. Invece quando sono entrata nel recinto, mi sono ritrovata con dei monaci vestiti di bianco. Dal poco hindi che so, capisco che sono entrata in un ashram e che una delle persone, un donnone con una voce maschile, e’ la ‘’sadhu’’.
Dopo pochi istanti mi trovo nel suo appartamento, una grande stanza con un letto, una gigantesca televisioni e un salotto. Ai muri ci sono le foto della santona vestita e ingioiellata come una sposa. Mi mostra sulla tv le fotografie di una grande cerimonia da lei organizzata un po’ di mesi fa con migliaia di devoti. Lei e’ su seduta su un trono. Quando e’ entrata le hanno gettato delle banconote in segno di augurio. Hanno invitato anche una ‘’famosa’’ cantante del Gujarat che si e’ esibita nella serata.
    Da quanto ho capito e’ una guaritrice e benefattrice. Pochi mesi fa ha adottato una neonata che rimasta orfana dopo che i genitori sono morti in un incidente stradale. Mi ha fatto vedere la foto di un giornale locale che ne da’ la notizia e che la chiama ‘’Shri 810’’. E’ un ‘’codice’’, mi ha detto, ma non sono riuscita a capire che significa.
   Prima che me ne andassi, mi ha portata nel tempietto di casa, dove un brahmino mi ha messo la ‘’tilak’’ sulla fronte. Poi ha posato insieme a me e ad alcuni seguaci per una foto. Per un istante e’ perfino uscito il sole. Mi ha detto: ‘’vedi, i tuoi desideri si avverano e adesso arriverai fino a Ranakpur’’. E cosi’ e’ stato.






 

Rajasthan, come e’ verde la patria dei Maharaja

  Ranakpur, 7 ottobre 2013

   Uno pensa di andare in Rajasthan, la ex gloriosa patria dei Maharaja’ e trovare il deserto, colori sgargianti e un sole che spacca le pietre. E invece no. Sara’ questo monsone, che quest’anno non se ne vuole andare o gli effetti perversi del surriscaldamento del pianeta, ma io un Rajasthan cosi’ ‘’verde’’ non l’avevo mai visto. Alla faccia della desertificazione che avanza. So che a settembre, ci sono ancora delle sporadiche piogge, ma a ottobre di solito il beltempo e’ garantito.
Bacino artificiale nella riserva protetta di Kumbhalgarh 
    E’ da una settimana che sono in Rajasthan e mi sembra di essere nella pianura Padana in autunno. Nuvole basse, foschia e un sole pallido pallido. C’e’ la muffa sui muri ‘’rosa’’ di Jaipur e sugli affreschi delle haveli dello Shekhawati. Il lago di Udaipur sembra quello di Candia Canavese in una mattina di settembre inoltrato con il famoso Lake Palace Hotel che galleggia tra i vapori acquei. Anche il laghetto di Pushkar, la citta’ di Brahma, dove ci si prepara per la fiera annuale dei cammelli, straborda dai ‘’ghat’’ che sono ridotti a pochi scalini. Perfino i ‘’pujari’’, i brahmini che fanno le offerte votive con fiori e noci di cocco, sono spariti. Ci sono pochi turisti a causa della crisi - si lamentano gli albergatori - ma anche pochi devoti indiani. In questi giorni e’ ‘’Navratri’’, la festa di nove giorni che precede Dussheira, dove si bruciano i demoni dello Sri Lanka.
    Ma al ‘’Lake View’’, splendida haveli-guesthouse di Pushkar, che ha una delle piu’ belle verande sul lago, sono sicuri che con la fiera dei cammelli a novembre, arriveranno in massa i turisti.
 

Rajasthan, la citta' fantasma di Bhangarh

Bhangarh, 4 ottobre 2013
    Avevo letto per caso che in Rajasthan, vicino alla riserva delle tigri di Sariska, c’erano le rovine di una citta’ reale del 1600 completamente abbandonata per motivi misteriosi. Cosa certo non nuova se si pensa a Fatehpur Sikri, vicino al Taj Mahal.
   Ma lo storico forte di Bhangarh, questo il nome, ha in piu’ una strana reputazione, quella di essere popolato da ‘’fantasmi’’. E’ addirittura citato tra i posti piu’’’stregati’’ del mondo a fianco di famosi castelli scozzesi.
    La cosa e’ decisamente insolita in India, Paese di milioni di divinita’ e templi.Non c’e’ davvero posto per uno spettro...
    Invece secondo gli abitanti della zona, in maggior parte agricoltori e marmisti, di notte tra le rovine si sentono ‘’strane presenze’’ e ‘’rumori’’. E nessuno ha il coraggio di avvicinarsi dopo il tramonto e prima dell’alba.
   La zona, a circa 60 km, da Jaipur e’ sotto la tutela della Soprintendenza indiana. Ma non c’e’ un ingresso, si paga solo il parcheggio. Data la sua sinistra fama, Bhangarh e’ diventata una meta turistica, soprattutto dai giovani indiani che arrivano qui fin da Gurgaon o da Delhi per provare l’emozione.
    L’ingresso e’ chiuso da un cancello e intorno ci sono le alte mura della ex citta’. Ma il sito non e’ recintato, tanto che i pastori ci portano a pascolare le capre. C’e’ una mappa della citta’ che aveva moltissimi templi, grandi haveli, un bazar e un palazzo reale a piu’ piani che si staglia contro una montagna. L’acqua e’abbondante, soprattutto ora dopo l’abbondante monsone di quest’anno. Le rovine sono infatti nel folto della vegetazione. Cosa strana per il Rajasthan.
    Ho letto della sua storia su Wikipedia e anche sulla Lonely Planet (dove e’ citata come posto da vedere e anche il fatto che sia abitata da fantasmi.
   La citta’, fortificata, e’ stata fondata nel 1613 (o alla fine del 1500 secondo altre fonti) dal maharaja Bhagawant Das che governava la citta' di Amber per suo figlio Madho Singh che con il fratello era un generale al servizio dell’imperatore mughal Akbar. Pare ci abitassero circa 10 mila famiglie. E’composta da un bazar, diverse haveli e abitazioni, templi e un grande palazzo a piu’ piani sulla parte piu’ alta. Era protetta da diverse fortificazioni. C’erano cinque porte di ingresso.
    Sembra che con il declino dei mughal, Bhangarh si sia indebolita. E’ stata conquistata nel 1720 dal maharaja’ di Jaipur e un secolo dopo, inseguito a una grande carestia e’ stata abbandonata. Da allora e’ rimasta deserta.
   Sulla leggenda dei fantasmi ci sono due versioni: una che sul posto incombe una maledizione di un santone, Guru Balu Nath, che viveva in una grotta. Vedendosi costruire il palazzone davanti (giustamente) ha cominciato a maledire il ‘’palazzinaro’’ dell’epoca. Il guru ha detto che quando l’ombra dell’enorme edificio toccava la sua grotta, una sciagura avrebbe colpito la citta’. E cosi’ e’ stato. Lui e’ sepolto nei pressi.
  L’altra leggenda invece riguarda una bellissima principessa, Ratnavati, su cui aveva messo gli occhi un ‘’tantrik’’ (stregone) della zona. Non potendola avere , anche lui ha maledetto la povera Bhangarh facendola crollare dopo poco tempo. Anche il ‘’trantrik’’ e’ sepolto li’.
  Ho letto di gente che e’ rimasta di notte nel posto e che ha effettivamente avvertito delle ‘’presenze’’,in particolare intorno all’’’haveli delle ballerine’’, che in effetti e’ la piu’ sinistra delle rovine...nel caso in cui qualcuno fosse appassionato di posti stregati in India, ecco l’elenco trovato sul web:

1. Bhangarh Fort, Rajasthan
2. Dumas Beach, Gujarat
3. Brijraj Bhavan Palace, Rajasthan
4. Tunnel no 103, Shimla-Kalka Railway Line, Himachal Pradesh
5. Lambi Dehar Mines, Uttarakhand
6. Delhi Cantonment, Delhi
7. Dow Hill, Kurseong, West Bengal
8. Shanti Nagar Village, Delhi
9. Ramoji Film City, Hyderabad
10. Sathyamangalam Wildlife Sanctuary, Tamil Nadu





 

New Delhi, piccoli segreti del Lodi Garden

New Delhi, Primo settembre 2013

Il Lodi Garden,  che custodisce tombe del 1400 e 1500 di sultani afghani, e' di sicuro uno dei piu' bei posti di New Delhi. E' uno dei posti che frequento di piu', per fare jogging  e anche per relax. E non mi stufo mai di ammirarlo. Anzi ogni volta scopro un nuovo angolo nascosto o una visuale insolita. Fino a quando era possibile, perche' adesso lo hanno vietato, adoravo passeggiare sulle mura della tomba di Sikander Lodi, che sembra una fortezza moresca.  Mi siedo a leggere comodamente sfraiata su un grosso ramo di una bouganvillea intrecciata ad un albero di neem. Sembrano due corpi in un amplesso amoroso.  Mi diverto a correre dribblando le palme che circondano la tomba ottagonale di Mohammed Shah e poi faccio le flessioni davanti alla serra dell'architetto Stein. 
Ma solo di recente ho scoperto un divertente segreto del piccolo orto botanico, nel centro del parco, vicino al farfallaio. E' la  Mimosa Pudica, l'erba sensibile al tatto.  Cresce rigogliosa durante il monsone. L'avevo osservata per la prima volta in Sri Lanka, quando una guida me l'aveva indicata a Sygiria, poi non l'avevo mai piu' vista. E l'ho ritrovata al Lodi Garden....ci ho fatto un video.
 

Tata Nano, l'auto dei poveri diventa ''glamour''

New Delhi, 27 agosto 2013

Mi ricordo ancora di quando Ratan Tata, quattro anni, era uscito da un palcoscenico come una rock star presentando la Tata Nano, l'auto da 100 mila rupie, che oggi sarebbero poco piu' di mille euro, per via della rupia ai minimi storici. Doveva essere la ''Topolino'' delle famiglie indiane. Il vecchio Tata, l'Agnelli indiano andato in pensione a dicembre, regalava il ''sogno americano'' a milioni di indiani che non avevano un'auto.  La Nano non era neppure ancora uscita dalle catene di montaggio, ma gia' c'erano le code davanti ai concessionari. Molti, me compresa, avevano previsto che la Nano avrebbe invaso le strade indiane con tragiche conseguenze per l'ambiente.
Invece no, l'India si conferma ancora una volta come un Paese delle contraddizioni, dove il mercato funziona con delle dinamiche che non si studiano nelle scuole di management ed e' quindi  estremamente insidioso, non solo per gli investitori stranieri, ma anche per gli stessi industriali indiani.
Ratan Tata, che non e' certo uno sprovveduto ha riconosciuto il flop. Dopo l'entusiasmo iniziale, amplificato dai media che per mesi hanno celebrato l'arrivo dell'auto piu' economica del mondo,  le prenotazioni si sono bloccate. E' vero che ci sono stati un po' di incidenti di percorso quando delle Nano nuove di zecca hanno preso fuoco sembra per un difetto all'impianto di raffreddamento.  Forse era un presagio del fallimento. La fabbrica poi si e' spostata in Gujarat a causa delle rivolte dei ''comunisti'' in West Bengala (altro presagio negativo) e da allora non si sono mai riprese.
Tra  aprile e luglio sono precipitate del 78% a 6.017 unita' vendute contro le 27.625 dello stesso periodo (dati Society of Indian Automobile Manufacturers).
Che e' successo? Gli esperti dicono che la Nano dicono che e' percepita come ''auto dei poveri' e quindi la classe media preferisce spendere di piu' e comprarsi un auto piu' grande in modo da far bella figura con i vicini che magari hanno il Suv.  Mentre per quel 60% di popolazione che vive con due dollari al giorno la Nano e' ancora troppo cara.
Adesso il successore di Tata ai vertici del piu' grande conglomerato indiano,  Cyrus Mistry, ha deciso di cambiare target. Non piu' i poveri, ma i giovani indiani che vogliono un auto ''cool'' . La Nano quindi diventa ''glamour'' con colori alla moda e accessoriata per avere piu' ''sex appeal''. 
Il maquillage e' gia' iniziato con una nuova pubblicita' che ha come slogan : ''Celebrate Awesomeness'' (vedi qui)  che fa leva su un ''fantastico'' mondo di una gioventu'  bella e felice che si diverte e si gode la vita andando in giro su coloratissime Nano. Altro che ''poveri'' di Ratan Tata che per ora continueranno a viaggiare in moto con moglie e pargoli.

Il rinoceronte Shiva e' arrivato allo zoo di New Delhi

New Delhi, 23 agosto 2013

Shiva, l'unico rinoceronte dello zoo di Mumbai, e' arrivato a New Delhi dopo un viaggio di due giorni sicuramente allucinante per il povero animale. Pare che durante il trasporto si sia ferito e - leggo oggi dai giornali - e' stato messo in una gabbia al buio per recuperare la fatica.

La vicenda e' divertente e nello stesso tempo molto triste perche' mostra la crudelta' a cui sono sottoposti gli animali degli zoo. Purtroppo in India, e nel resto dell'Asia, i giardini zoologici sono molto popolari e nessuno si sogna di chiuderli. Mi ricordo quando da piccola andavo allo zoo di Torino, lungo il Po, dove le condizioni erano forse peggio di quelle del parco zoologico di Delhi che per fortuna sorge in una vasta area verde vicino a Humayum Tomb.

La curiosa vicenda dell'aziano Shiva, che ha 38 anni, ''spedito'' a New Delhi per il suo primo accoppiamento ha catturato l'attenzione dei media indiani . L'esemplare e' stato portato nel lontano 1985 nel recinto zoologico del quartiere di Byculla, ma per oscure ragioni da allora e' sempre rimasto ''celibe''. Per fortuna, di recente, i responsabili dello zoo di New Delhi hanno proposto di ospitarlo insieme a due giovani femmine, le uniche due superstiti nello zoo della capitale, nella speranza che possa avvenire la riproduzione. Secondo l'accordo, i piccoli che nasceranno andranno a ripopolare lo zoo di Mumbai.

Ma i veterinari non sono cosi' sicuri dell'affare perche' ''Shiva ha trascorso la sua gioventu' allo stato brado e ha delle abitudini diverse dalle giovani femmine di Delhi di 18 e 8 anni che invece sono nate e cresciute in cattivita'' racconta il Times of India.

''Sara' tenuto nella gabbia per un mese e poi lo lasceremo libero insieme alle femmine'' dice Paneer Selvam responsabili dei veterinari del Parco zoologico nazionale, che sorge nel sud della capitale, aggiungendo che ''gli animali sono molto differenti nelle loro abitudine e ci vorra' tempo perche' si adattano''.

Vedremo che succedera', intanto andro' presto allo zoo a trovare Shiva.

Spie sull'Himalaya, che fine ha fatto la ricetrasmittente al plutonio della Cia sul Nanda Devi?

La notizia della cooperazione segreta tra India e la Cia in piena Guerra Fredda per spiare Cina e Russia e’ stata un brutto colpo per molti esperti indiani che hanno sempre creduto nella politica di non allineamento di New Delhi. E invece Jawaharlal Nehru, poco prima di morire nel 1964, aveva detto si’ agli aerei spia U-2 mettendo a disposizione una base aerea in Orissa. Ovviamente l’India era interessata a spiare i movimenti cinesi oltre l’Himalaya ed era anche molto preoccupata dal riarmo di Pechino che aveva appena vinto una guerra sul confini nel 1962. C’era un preciso interesse comune tra Nehru e l’allora ambasciatore Usa John Galbraith Kennedy, il celebre economista keynesiano e grande ‘’amico’’ dell’India.
La rivelazione, basata su dossier declassificati della Cia, mi ha ricordato un altro episodio, ben piu’ scioccante che ha raccontato il capitano Mohan Singh Kohli, un famoso alpinista e primo scalatore indiano dell’Everest, lo scorso anno al festival della montagna di Massouri. E’ la storia, veramente da film, del tentativo di piazzare su una cima dell’Himalaya un apparecchio di ‘’ascolto’’ della Cia alimentato a plutonio. La vicenda e’ stata raccontata dallo stesso Kohli nel suo libro nel 2003 ‘’Spies on the Himalayas’’ .
Nella sua presentazione (nella foto) il capitano sikh ha raccontato delle diverse spedizioni che ha guidato dal 1965 al 1967 per sistemare ‘’l’orecchio’’ in cima alla montagna Nanda Devi (7.816), la seconda piu’ alta in India dopo il Kanchenjunga e situata in Uttarakhand. L’obiettivo era di spiare i missili nella base di Shuangchengzi.
Per piazzare il congegno, la Cia ha chiesto l’aiuto ai piu' bravi alpinisti indiani e il capitano Kohli all’epoca era l’uomo giusto. Nel giugno del 1965 il capitano mette insieme un team e poi viene mandato in Alasca per incontrare gli alpinisti americani e iniziare dei ‘’trial run’’. Nell’ottobre ritorna in India e parte per il campo base con la sua squadra e un ‘’sensore’’ munito di quattro ‘’capsule di plutonio’’. ‘’Nessuno ci aveva detto quanto pericoloso era quel materiale – racconta - noi sapevano soltanto che dovevamo portarlo sulla cima del Nanda Devi’’. Purtroppo pero’ la spedizione fallisce a causa del maltempo e le capsule di plutonio sono state abbandonate in quota.
Durante il 1966 e il 1968 gli indiani e gli americani tentano disperatamente di recuperare il materiale radioattivo, ma senza successo. Le capsule sono sparite molto probabilmente sotto una valanga. Non contenti pero’ nel giugno del 1967 portano sul Nanda Kot (6.681) a una quindicina di km dall’altra vetta. Questa volta la missione segreta ha successo e l’apparecchio inizia a captare messaggi radio dei cinesi, ma dopo pochi giorni smette di funzionare.
Il segreto dura dieci anni fino a quando nel 1978 non viene rivelato dalla stampa americana creando una crisi diplomatica tra India e Usa.
Ma a parte le conseguenze politiche, rimane da chiedersi che fine ha fatto il plutonio e ovviamente quali sono i rischi se si rompono le capsule. Kohli dice che si sono interessati degli esperti di un Centro di ricerca atomica e che qualcuno ha avvistato negli anni Novanta delle ‘’casse’’. Poi l’incidente e’ finito nel dimenticatoio. Fino all’altro ieri quando alcuni tra i decani dei giornalisti indiani non ha tirato in ballo la ‘’bomba nucleare’’ che si cela sotto le nevi del Nanda Devi e Nanda Kot, due mete molto frequentate da turisti e pellegrini indu'.

India o Indie? Telangana e gli altri secessionisti

New Delhi, 15 Agosto 2013
La decisione del Congress di dare il via libera a Telangana, nell'Andhra Pradesh, ha sollevato un verminaio di rivendicazioni separatiste di cui non avevo mai sentito parlare. Da quanto ho capito, il partito di Sonia Gandhi ha deciso di dire si' agli autonomisti di Hyderabad per calcolo politico in vista delle elezioni del 2014. E cosi' - come intitolava un quotidiano - a 66 anni la ''madre India'' ha partorito il 29esimo stato. Se sara' approvato dal Parlamento quelli che parlano ''telugu'' avranno una loro nazione di 30,2 milioni di abitanti e 17 deputati. Quello che non era previsto e' l'effetto domino che si e' scatenato ai quattro angoli del subcontinente. Questa e' un'altra riflessione da fare sulle contraddizioni dell'India nel giorno in cui festeggia l'anniversario dell'Indipendenza. Quante Indie ci sono? Un rapporto del 24 luglio del ministero degli Interni riferisce che ci sono ben 21 domande di nuovi Stati. Ci sono i dossier bollenti di Gorkhaland (Darjeeling) e di Bodoland (Assam) che da anni si agitano per far riconoscere la loro identita'. C'e' perfino il timore che i due movimenti secessionisti uniscano le loro forze. Sono pero' piccole realta' di appena 3 milioni ciascuno. E' invece una regione da 60 milioni, quindi come l'Italia, il Purvanchal, costola orientale dell'immenso Uttar Pradesh. Poi c'e' il Bundelkhand, che sono i distretti tribali del Madhya Pradesh abitati da 50 milioni di persone e con la stessa popolazione l'Harit Pradesh, altro pezzo dell'Uttar Pradesh occidentale. Delle altre rivendicazione non ne sapevo nulla: Vidarbha, la povera regione del Maharashtra, ''famosa'' per i contadini indebitati che si suicidano, il Mithilanchal, a cavallo tra Bihar e Jharkhand e perfino il buddista Ladakh, che (giustamente) non si riconosce nel Jammu e Kashmir.

FILM: The Ship of Theseus, la svolta intellettuale di Bollywood

New Delhi, 22 luglio 2013

Dal ''masala'' a Platone. Il cinema indiano di Bollywood ha svoltato e ha abbracciato una Nouvelle Vague ? Per la prima volta ho visto un film indiano con  masturbazioni cerebrali tipiche di certa cinematografia europea. E' ''The Ship of Theseus''  scritto e girato da Anand Gandhi, regista alternative noto piu' nei festival internazionali che in India. E' composto da tre episodi con tre protagonisti legati da una storia di trapianto di organi: una fotografa cieca che quando riacquista la vista grazie a un trapianto di cornee perde l'ispirazione, un monaco giainista  che rifiuta un trapianto perche' non vuole prendere medicine sperimentate su animali ma poi sul letto di morte cambia idea e, infine, un giovane a cui e' trapiantato un rene e che per caso finisce in una storia (vera) di traffico di organi rubati a poveracci. 
   Il titolo stesso e' emblematico: la nave di Teseo, che e' un paradosso di Plutarco in cui si chiede se una volta cambiati tutti i pezzi di un insieme, questo rimane uguale nel tempo. C'e' da discuterne per ore.  Una ricerca metafisica sull'identita' insomma, su cosa e' vero e cosa ci appare con un finale ancora piu' intrigante, di un uomo che vaga per una caverna con una torcia accesa e ogni tanto illumina delle gemme (caverna di Platone?) mentre la sua ombra si proietta sulle rocce. Inquietante, secondo me, perché non c'e' luce in fondo al tunnel, come per dire che siamo imprigionati dall'apparenza incapaci di vedere oltre la proiezione nel nostro ego.      

Ma lo sapevate che a Chennai si producono piu' auto che a Detroit?

New Delhi, 21 luglio 2013
Quando e' circolata la notizia del clamoroso fallimento di Detroit, il Times of India (leggi qui) e' uscito fuori ricordando una cosa che forse pochi sanno: che a Chennai, la capitale del Tamil Nadu, si producono piu' auto che nella celebre Motor City americana.
Quello che forse pochi hanno raccontato dietro il declino di Detroit, gia' nell'aria da parecchio tempo, e' lo spostamento della produzione automobilistica in Cina e soprattutto in India dove la manodopera costa di meno e non ci sono sindacati rompiballe. E' la solita storia della delocalizzazione, un processo nato parecchi anni fa e che ha causato la chiusura delle fabbriche in Usa e in Europa. Come al solito, la politica miope dei nostri governi ha fatto si' che il fenomeno - che forse si poteva correggere in tempo - ora sia irreversibile.
   Chennai sta diventando la nuova Detroit anche se la citta' e' ancora a livelli da Terzo Mondo per il degrado urbano. Produce il 40% delle auto in India e il 60% di quelle esportate.  La Ford, la Hyundai, la Bmw, la Daimler e Mitsubishi hanno fabbriche nell'hinterland dell'antica Madras, favorite dalla presenza del porto e da una forza lavoro qualificata e che parla inglese. Oltre a Chennai, in India ci sono il polo industriale di Pune (dove c'e' la Fiat-Chrysler), Manesar-Gurgaon, vicino a New Delhi, e poi l'emergente Gujarat dove producono le mitiche Tata Nano.
Pensare che la civilta' dei motori sia al tramonto per via della crisi e per via della nuova coscienza ecologica e' una pura illusione purtroppo. L'Asia non e' solo un mercato di delocalizzazione, ma anche di sbocco per i grandi colossi dell'auto che continueranno a fare profitti come prima, ma in un altro angolo di pianeta ancora tutto da motorizzare.
 

FILM/Bhaag Milkha Bhaag, il ''sikh volante'' corrotto da una bionda


New Delhi, 14 luglio 2013

   Sono andata a vedere Bhaag Milkha Bhaag, la storia del ‘’sikh volante’’ Milkha Singh, uno dei rari campioni di atletica indiano. Il film e’ stato definito un capolavoro di Bollywood e di fatti lo e’ con le sue tre ore di saga dedicata all’eroe nazionale che ha una straordinaria storia personale. Il regista e’ uno di quelli bravi, Rajesh Omprakash Mehra, che aveva fatto Rang De Basanti (2006) dove denunciava gia’ allora la corruzione dei politici.
  Questo suo nuovo film, che dopo due giorni e’ gia’ campione di incassi, e’ basato sulla storia vera di Milkha Singh, intrecciata con quella del Pakistan dove e’ nato. La famiglia e’ stata sterminata durante la Spartizione tra i due Paesi, ma lui che era ancora bambino scappa in India. Si arruola poi nell’esercito e li’ entra nel team olimpionico nazionale dopo aver battuto il record nazionale sui 400. E’ una storia patriottica, che esalta i valori della disciplina e dedizione, con balletti e tutto il melodramma bollywoodiano. Ma lo si sa. O prendere o lasciare, sono fatti cosi.
    Pero’ va dato atto che la fotografia e’ bellissima, in particolare le scene in Ladakh dove si allena. Straordinario poi l’attore Farhan Akhtar, che e’ riuscito a creare una somiglianza impressionante con il reale personaggio che interpreta.
   Ma c’e’ una cosa che mi ha disturbato, la bionda australiana che a Melbourne si infila nel letto dell’atleta indiano prima della gara (che poi perde). Mah...sara’ vero? Non me lo vedo un militare sikh alla sua prima trasferta all’estero (si vede prima la goffaggine di quando e’ a bordo dell’Indian Airlines con la squadra olimpica) trasformarsi in un seduttore alla Mickey Rourke con scene di sesso bollente. Ma queste sono cose che sa soltanto il 77enne Singh...bisogna chiedere a lui se il regista ha esagerato...Fatto sta che pero’ che la bionda viene vista come ‘’corruttrice’’ e dopo essersi schiaffeggiato davanti allo specchio del bagno dopo la sconfitta, Milkha non avra’ piu’ donne. Una seconda ‘sirena’ che vuole ammaliare il nostro eroe, una nuotatrice, viene respinta senza troppe cerimonie. Il vecchio cliche’ della incompatibilita’ tra sesso e sport?

Dedicato a chi ogni giorno rovista nella mia spazzatura (e tra i miei assorbenti)

Ogni piccolo pezzo che butto nel cestino della spazzatura in casa e' raccolto, esaminato e selezionato da una signora e dai suoi bambini che abitano nel mio quartiere di Safdarjung Enclave.  Da un po' di anni, il comune di Delhi ha messo i cassonetti, ma solo nei quartieri benestanti, e li ha 'oscurati' dalla vista con dei pannelli .  Ma se si passa a piedi o in bicicletta e' ben visibile l'operazione di riciclaggio e selezione dei rifiuti che avviene dietro il ''sipario''. C'e' sempre una signora, appunto, che a mani nude rovista pazientemente ogni volta qualcuno butta qualcosa. Abita li' in strada con la sua famiglia. E' normale per i ragpickers vivere sul posto di lavoro.
L'ho vista all'opera.  In pratica divide tutto il riciclabile, plastica, metallo, vetro, dal resto dell'immondizia ''umida''.  Pezzettino dopo pezzettino, aprendo ogni sacchetto o ogni scatola. Dai preservativi ai tamponi, dalle bucce dell'anguria fino ai capelli della spazzola o il pesce andato a male. Non ci sono segreti per lei.  
La spazzatura che arriva ha gia' subito un primo screening da parte del ''raccoglitore'' che fa il porta a porta e che prende ovviamente i pezzi migliori. Ogni raccoglitore si occupa di alcuni isolati, passa tra le sette e le otto del mattina con un carretto e avverte con un campanello sulla bici. Ogni tanto chiede qualche soldo ai residenti, ma non e' una tariffa stabilita, e' una sorta di mancia.
In India la raccolta dei rifiuti non e' un servizio pubblico, ma un business, sembra anche lucroso,  dai cui dipendono centinaia di migliaia di persone. E' pazzesco pensare quante persone vivono con i prodotti che una minuscola parte della popolazione consuma e elimina.  Di recente poi, i cassonetti si sono fatti piu' grassi con ll nuova classe media.  Si compra di piu' e si butta di piu'.
 Sapendo di queste pratiche, e' una sofferenza ogni volta getto qualcosa nel cestino. Ho iniziato a dividere il compost da altri rifiuti, tipo i barattoli, che lavo prima di buttare, cosi' almeno non puzzano. La carta dei giornali la vendo. Evito di comprare bottiglie di plastica, non butto mai via cibo e cerco di minimizzare gli scarti.
Sono contenta pero' che qualcuno ne parli. Una ong, che si chiama Chintan, si occupa dei ragpickers e della loro dignita'. Di recente ha fatto circolare questa petizione per la Procter and Gamble, chiedendo che inserisca nelle confezioni degli assorbenti dei sacchetti per quelli usati, come mi sembra si faccia in Europa. L'iniziativa e' lodevole, ma non mi trova del tutto convinta. E se invece provassimo a usare gli assorbenti di stoffa riciclabili, che sono ancora quelli che (per fortuna) usa la maggior parte delle donne indiane?