Diplomazia parlamentare per i marò, ma chi se ne è accorto?

New Delhi, 29 gennaio 2014

Non voglio entrare nel merito delle scelte del governo italiano sulla strategia per riportare a casa i marò, ma mi permetto di avanzare due semplici domande a proposito della missione parlamentare di lunedì e martedì a New Delhi:
1 Perché non è stata scelta un’altra data quando era chiaro che non era possibile incontrare i parlamentari indiani per via della Festa della Repubblica del 26 gennaio, se è vero che questa era la motivazione per l’assenza di appuntamenti con la controparte

2 Perché non sono stati invitati i giornalisti indiani alla conferenza stampa, o al limite, non è stato possibile per i giornalisti indiani interagire con i 16 parlamentari nell’ambasciata.  Ovvio che poi qualcuno di loro si è chiesto: “Ma come mai la stampa indiana ci ha ignorati?”. Semplice, nessuno lo sapeva.  
E’ stato diffuso un comunicato (qui allegato) alla fine della missione, martedì sera, che è stato ripreso dalle principali agenzie Ians e Pti, ma da nessuno dei principali quotidiani o televisioni.


Konkan-Malabar 2014/7 - Da Trissur a Kochi

Kochi, 17 gennaio 2014

La tappa e’ breve ed e’ tutta su strada a doppia carreggiata. Dedico la mattina a vagare tra le chiese. Scopro che Thrissur e’ la sede della chiesa caldea (o nestoriana), quella che discende direttamente dall’apostolo San Tommaso. Non ci sono immagini nelle chiese, c’e’ la croce ma senza il Cristo, l’oggetto di adorazione e’ la Bibbia. E’ bello sapere che i cristiani di San Tommaso sono sopravissuti negli ultimi due  duemila anni a ogni invasione indu’, mussulmana, alla Sacra Inquisizione dei Portoghesi, al papato e agli inglesi. Questa e’ la grande forza dell’India.
Entrare a Ernakulam e’ un’impresa. Stanno costruendo la metro lungo la strada che va all’aeroporto. Entro trionfalmente nel cuore di Fort Kochi in traghetto da Vypeen Island, quando il sole sta per calare e le fishing nets, alla mia sinistra, si stagliano contro un cielo arancione.            

  

Konkan-Malabar2014/6 Da Mahe’ a Thrissur

Thrissur, 16 gennaio2014

Ho lasciato la statale per un po’ e mi sono addentrata nei palmeti lungo la costa fino a vedere le prime backwaters, i canali interni che sono il vanto del Kerala. A meta’ strada mi fermo a Calicut, dove e’ sbarcato Vasco De Gama. C’e’ una lapide che lo ricorda, difficile da trovare, perche’ non e’ sulla spiaggia, ma circa 200 metri all’interno, sotto un albero.   
Arrivo a Trissur quando e’ gia’ buio, ma la citta’, che e’ definita la capitale culturale dello stato mi piace subito. Sto nell’hotel governativo, Tamarind, come sempre unica ospite. Strano perche’ prima mi fermo in diverse guesthouse, vicino al tempio che e’ off limits per i non indu’, ma e’ tutto pieno.      


Konkan-Malabar 2014/6 - Da Bekal a Mahe’

Mahe’, 15 gennaio 2014


Ho scoperto, per caso, guardando la carta stradale durante l’nnesima sosta per il chai, che su questo pezzo di costa sorge Mahe’, ex porto dei francesi, ora associato a Pondicherry. In Malayalam si chiama  Mayyazhi (ciglia del mare) E’ un posto piccolissimo, appena nove km quadrati, ma la differenza con il resto e’ evidente. Primo ha una pessima reputazione perche’ e’ pieno di rivendite di alcolici, per il fatto che c’e’ un regime speciale come a Pondicherry. C’e’ lungo fiume, molto parigino, con la statua della Marianne...ilsimbolo della Francia, che ho letto da qualche parte era stata buttata in mare durante la lotta per l’indipendenza. A pochi metri sorge un momumento dei martiri che hanno cacciato i francesi. I poliziotti portano il Kepi e molti, compresi i pescatori ti dicono bonjours. Ma in realta’ quello che colpisce a Mahe’ e’ la quantita’ di negozi di alcolici, praticamente uno attaccato all’altro e con le bottiglie in fila sugli scaffali. C’era una spiaggia oggi devastata da un cantiere. Mi dicono che stanno costruendo un nuovo mercato del pesce. Il posto piu’ chic e’ il South Avenue Hotel, che sorge davanti a uno spiazzo. C’e’ anche una bella chiesa, ma ci passa davanti la strada statale, dove il traffico e’ costante. Per fare una foto ho quasi rischiato la vita.      

Konkan-Malabar 2014/5 Da Mangalore a Bekal

Bekal, 14 gennaio 2014

Oggi sono entrata in Kerala e improvvisamente i cartelloni pubblicitari e le gigantografie di Narendra Modi sono finite. Sono entrata sulla costa di Malabar e perfino l’aria e’ cambiata. Mi sembrava di sentire l’odore del pepe nell’aria. A Bekal c’e’ un imponente forte e una bella spiaggia con annesso luna park.
Prima di partire da Mangalore sono andata al collegio gesuita di St Aloysius che mi ha fatto rimanere a bocca aperta. Avevo letto sulla guida che era famosa per gli affreschi. Ma non sapevo che fosse opera di un italiano, Antonio Moscheni, nato a Stezzano, vicino a Bergamo nel 1854 e dopo gli studi diventato un gesuita nel 1889. I suoi superiori lo hanno mandato in India ad affrescare le nuove chiese. In due anni ha creato una sorta di Cappella Sistina in India, con le scene della vita di Gesu’ e i dodici apostoli. Pareti,volta e abside sono interamente dipinte, anche le finte colonne di marmo. C’e’ anche un religioso che spiega nel dettaglio la storia degli affreschi che sono stati restaurato un po’ di tempo fa.  Leggo che Moscheni e’ morto nel 1905 mentre dipingeva una chiesa a Kochi.     

Konkan/Malabar 2014/4 - Da Malpe a Mangalore

Mangalore, 13 gennaio 2014

Ho fatto una deviazione perche’ volevo vedere il tempio di Udupi dedicato a Krishna. C’e’ un elefante ammaestrato all’ingresso, che benedisce posando la proboscide sulla testa dopo aver preso la monetina che consegna al padrone, ma e’ vietato fotografare per non disturbarlo. Ci sono state molte proteste sul trattamento degli elefanti usati per processioni e nei templi, e quindi sono scattate diverse misure. Per esempio il pachiderma di Udupi, che abita nel tempio da anni, viene mandato in una “spa” in Kerala in vacanza.
Annesso al complesso c’e’ anche una stalla con le mucche,che sono associate in particolare a Krishna, cresciuto tra i pastori e ghiotto di latte. Vendono anche prodotti a base di urina e letame. Mi compro una lozione per capelli che dicono copre anche quelli grigi.

Arrivo a Mangalore quando e’ ancora giorno e faccio in tempo a fotografare la chiesa di Milagres. Mi fermo all’hotel Manorama, segnalato dalla Lonely Planet.       

Konkan-Malabar 2014/ 3 - Da Maravanthe a Malpe

Malpe, 12 gennaio 2014

Oggi altro tragitto breve, appena 60 chilometri, ma non piacevole. L’autostrada N17 sta per essere raddoppiata. Ci sono enormi lavori di sbancamento e nuovi ponti. L’area e’ancora idilliache, palme e casupole, ma ci sono dei grossi palazzoni di vetri e cemento ogni tanto. Anche il paesaggio dell’India del sud sta cambiando, anche se molto piu’ lentamente.
La spiaggia di Malpe, anche qui sabbia bianca, e’ considerata la migliore del Karnataka. Faccio un’escursione su un isolotto disabitato, St.Mary, un incanto, che ha una strana formazione geologica. Dalla sabbia e dal mare emergono delle formazioni di roccia scura a forma di parallelepipedo, con lati regolari, sembrano che qualcuno le abbia scolpiti. Somigliano a colonnine di un tempio o dei pezzi del Lego.
Probabilmente emersi durante una esplosione vulcanica? Il fenomeno e’ stato studiato da geologi che hanno poi dichiarato l’isola un “geo-monumento”. Sono presenti soltanto un questo tratto di costa sul mar Arabico. Pare sia lava emersa quando l’India si e’ staccata dal Madagascar nella notte dei tempi. 
L’isolotto e’ paradisiaco, pero’ alla domenica c’e’ la folla dei gitanti che lasciano purtroppo tracce della loro presenza, lattine, pacchetti vuoti di patatine, bottiglie di birra. E’ un posto per il classico pic nic della domenica. Come in Italia decenni fa. Mi ricordo di certi posti in montagna o al lago pieni di spazzatura lasciata dai gitanti...e’ solo questione di tempo, prima o poi anche gli indiani avranno una coscienza ecologica.
Secondo la leggenda in queso isolotto a San Mary si e’ fermato Vasco de Gama nel 1498 arrivando dal Portogallo prima di sbarcare piu’ a sud a Khozikode.
Ho scartato il Paradise resort, l’unico grande albergo sulla spiaggia,  perche’ ha stanze con finestre sigillate e ho invece trovato, anzi loro hanno trivato me che vagavo in cerca di una stanza, una famiglia, di un guidatore di riscio’, Satish, che vive con suo figlio.
Ho mangiato Idli sambar fatti in casa e discusso con il padrone di casa della politica keralese e immancabilmente dei maro’.


Konkan-Malabar 2014/1 - Da Goa a Gokarna

Om Beach (Gokarna), 12 gennaio 2014

La partenza da Palolem e' stata un po' movimentata stamane per via di una sosta al meccanico che ha miracolosamente riparato il copri catena che non si avvitava piu’. Un tocco di saldatore elettrico e tutto risolto. Questi sono i vantaggi dell’autarchia indiana negli anni del blocco sovietico.
La national highway 17 si snoda sinuosamento attraverso le colline. E' un piacere guidare e non ci si annoia mai. A una ventina di chilometri c'e' il confine con il Karnataka, c'e' una sbarra e dei poliziotti, ma non sembrano molto interessati a controllare i veicoli. Karwar e' la prima citta' che si incontra dopo aver attrarsato il fiume.  E'un grande porto e anche una base navale. Di fronte ci sono due isolette che appartengono alla Marina.
Ci si accorge subito di essere di nuovo in India, e non piu' nell'ex colonia portoghese. Non ci sono piu' case colorate, niente chiese e neppure quella parvenza di pianificazione urbana che c'e' Goa.
Mi rendo subito conto di aver fatto un errore a viaggiare in pantaloncini come ero abituata. Qui attiro l'attenzione maschile. Che le cose siano cambiate, si vede poi a Kanwar dove finisco nel bel mezzo di uno sciopero delle insegnanti affiliate al sindacato comunista Citu. Un lungo corteo di donne vestite di rosse e con falce e martello sulle bandiere sta bloccando la National Highway. Vogliono un aumento della paga, mi dicono. In coro gridano "Zinzabad" (Viva) e qualcosa in kannada, la lingua del Karnataka.
I 50 km di strada fino a Gokarna li faccio in compagnia di ragazzi britannici che stanno facendo una gara di autoriscio’, una cosa che si fa tutti gli anni e che sembra abbia molto successo. Un tuc tuc, variopinto e con diversi slogan, da cui escono i piedi di un ragazzo che dorme nel sedile dietro addirittura mi supera. Va come uno scatenato e di sicuro e’ il primo visto di questa tappa.
A Gokarna, svolto per Om Beach che ritrovo sempre uguale, anzi perfino un po’ piu’ selvaggia, con le sue mucche e i baretti. Unico segno di modernita’, un catamarano. Anche qui dilagano i russi, ma ci sono anche israeliani che fanno i falo’ sulla spiaggia buia e silenziosa per me che arrivo da Palolem. E’ tutto pieno e non rimane che una capanna, veramente degna di questo nome, con un bagno senza acqua corrente. Questa e’ vita da spiaggia.

Konkan-Malabar 2014/ 2 – Gokarna – Maravanthe

 Maravanthe Beach, 11 gennaio 2014

Oggi tappa breve. La passeggiata mattuttina alle spiaggette a sud di Om Beach (Half Moon e Paradise) ha richiesto piu’ tempo. Il sentiero che passa su un fianco della scogliera e’ fantastico per il panorama. Ho scoperto anche che Paradise Beach e’ l’ultima – forse davvero l’ultima - di tutta quella fauna di alternativi, ex hippy, fricchettoni, che si vedevano a Goa prima dell’invasione dei russi. Ho incontrato molti israeliani, francesi e qualche altro europeo che vivevano sulle amache, con i fornellini, e gli zaini appesi agli alberi. Su questa costa ci sono delle sorgenti di acqua dolce e cosi’ si puo’ davvero giocare a fare Robinson Crusoe.
Il viaggio e’ stato poi ritardato dalla mia incapacita’ a legare lo zaino alla moto. Un perso lungo il tragitto una borsa con un paio di sandali, una giaccia e un pareo. Me ne sono accorta 20 km dopo, sono tornata sui miei passi, ho trovato tutto, eccetto un paio di ciabatte di plastica.

Mi sono fermata prima del tramonto a Maravanthe, l’unico tratto dove l’autostrada N17 corre lungo il mare. La sabbia e’ diventata bianca qui.  Il Turtle Beach Resort, un posto carino e ecofriendly, era pieno per via dei ragazzi della corsa in riscio’ che ho di nuovo incrociato. Sono stata, unica cliente, in una guesthouse di un tizio simpatico che ho scopertoha ospitato anche Maria, che lavorava all’ambasciata italiana a New Delhi e suo marito. Il mondo e’ piccolo...

Sono stata invitata a casa di un Re Magio!

Palolem (Goa), 6 gennaio 2014

    Sono stata invitata a pranzo da un re Magio. Esattamente Gaspare, quello che nel presepe ha la pelle bianca ed e’ vestito di rosso. Se non sbaglio e' anche il piu' ricco perche' porta l'oro in dono.
A Chandor, storico villaggio a 15 km da Panjim, ex capitale con il nome di Chandrapura del regno indu’ dei Kadambas nell’XI secolo, l'Epifania si celebra con la processione dei tre reali venuti dall'Oriente. Ci sono solo tre posti nell’ex colonia portoghese dove rimane questa tradizione.
Il re Magio che ho conosciuto , al secolo Marlon d’Costa e' un ragazzino scelto dalla parrocchia secondo criteri di somiglianza alle statuine del presepe. Per la famiglia e' un evento simile a un matrimonio. Si spende una fortuna nel costume, nel cavallo, con tanto di ombrello ricamato per fare ombra e nel ricevimento con parenti e amici.  
La giornata si apre con la processione dei tre Re che arrivano da tre quartieri diversi e confluiscono in chiesa per la Messa solenne che dura circa due ore.  Nel momento clou vanno all’altare a presentare i doni.  La chiesa di Chandor, Nossa Senora de Bele’m (Nostra signora di Betlemme), era strapiena e tutta la cerimonia e’ stata filmata dalle tv locali. La chiesa e’ stata costruita dai portoghesi nel XVII secolo su un tempio indu’ come succedeva all’epoca. 
A due passi c’e’ la casa-museo Menezes Braganza, aristocratici goani decaduti che vivono ancora nel palazzo pieno di gingilli e che chiedono 100 rupie a testa per visitarlo,  ma senza nessuni informazione, peccato perche’ sarebbe bello sapere la storia del posto e dell’importante famiglia che si vede in foto.   
Dopo la funzione si tiene una processione con i tre Re Magi, tutto il clero,  chirichetti e diaconi e poi i fedeli, tutti in fila, in modo molto composto. La giornata e’ presa veramente sul serio e tutti indossano gli abiti piu’ sgargianti.
Il ricevimento a cui sono stata invitata e’ come una festa di matrimonio. Sotto un telone decorato in giardino e’ stato sistemato un trono per Cosma con mega poster dietro. Il povero ragazzino e’ evidentemente stremato,  ma pazientemente i siede a ricevere le “adorazioni” di parenti e amici.  C’e’ anche la torta, a forma di corona reale e il brindisi con lo spumante. Lo zio, che vive a Dubai e che e’ quello che mi ha invitato sembra davvero fiero e scatta foto in continuazione. Io vengo subito assimilata nella famiglia e trattata come un ospite d’onore. A un certo punto spunta anche il parroco che viene a dare la benedizione finale.
Prima di lasciarli alle danze, c’e’ anche un cantante con un repertorio classico, tra cui l’immancabile Guantanamera, vedo Marlon che si leva il lungo mantello di velluto rosso e sgaiattola in cucina ad addentare un panino. Il suo giorno da re e’ quasi finito.   

Come ci si sente a 50 anni?

Palolem (Goa), 5 gennaio 2013


Come ci si sente a 50 anni? Adesso che e’ da poco passata la mezzanotte posso raccontarlo. Ho fatto un esperimento. Passare la festa dei miei 50 anni in compagnia di me stessa facendo quello che mi passava per la testa. L’unica condizione che mi ero posta era di essere al mare. E di fatto sono sono a Palolem, la piu’ bella spiaggia di Goa.
Il bello e’ che di questa lunghissima giornata sopravvivono solo frammenti o dettagli apparentemente  insignificanti. Oggi Scalfari nel suo editoriale su Repubblica ha scritto: “la curiosita’ dei vecchi svanisce o aumenta sensibilmente”.  Per fortuna anche io come lui appartengo alla seconda categoria. Ci sono immagini di questa giornata che si sono impresse per sempre nel mio inconscio.
Come la coroncina di marigold arancioni trovata sulla spiaggia,  quando appena sveglia mi sono messa a fare jogging, e che poi ho messo al collo mentre nuotavo nell’acqua verde smeraldo del mattino. Come un prete dalla tonaca bianca uscito da una chiesetta, che sembrava di marzapane,  in un palmeto che ho attraversato in moto. Particolari insignificanti ma che hanno acceso la mia curiosita’ .  
Sulla sabbia umida a Cola Beach ho scritto con un bastoncino: “Grazie, vi voglio bene” e poi ho scattato una foto un istante prima che arrivasse un'onda. Era per i miei amici di Facebook che mi hanno fatto gli auguri.

Il telefonino che faceva “pling” in continuazione come sottofondo.  Mail e sms. Ho risposto a pochi perche’ ero concentrata sul mio esperimento.  Solo a mio padre che mi ha detto che e’ un compleanno “da nascondere”, mentre  mia madre  mi ha detto che “arriva una volta sola”e che quindi dovevo goderne appieno.
Per tutto il giorno non ho fatto che pensare a cosa avrei dovuto fare in una data cosi’ importante per me. Non mi e’ venuto in mente nulla di particolare, qualcosa che non potevo fare tutti gli altri giorni.  Il pensiero mi ha paralizzato e ho amplificato al massimo i miei sensi per cogliere qualche segnale o qualche sensazione. 
Mi ricordo con estrema lucidita’  una  vongola, l’ultima che mi era sfuggita nel piatto di spaghetti al Magic View sulla spiaggia di Patnem e che ho assaporato ancora di piu’ perche’ pensavo fosse vuota. Uno sconosciuto che mentre tornavo dal ristorante mi ha chiesto: “ Did you enjoy your day?” . E io che gli ho risposto “no lo so”. Mia figlia, che mi ha svegliato alla mezzanotte per essere la prima a farmi gli auguri, stasera mi ha ha chiesto “come stai?”. Le risposto di nuovo “non lo so”. 
Ho sottolineato una frase del libro che sto leggendo, L’Ultimo uomo nella Torre” di Aravind Ariga, “ La notte di una donna anziana e’ cosi’ piccola: la notte di una donna giovane e’ il cielo intero”.
Delle croci bianche al forte di Cabo de Rama al tramonto, che non sono riuscita a vedere, perche’ sono arrivata in ritardo dopo una corsa in moto. Sempre in affanno anche oggi.
Ho ordinato un “Cuba passion” sulla spiaggia. Dei ragazzi hanno sparato dei fuochi di artificio,  sembravano fatti apposta per me.
Mi sono fermata a un paio di presepi prima di rincasare, qualcuno aveva aggiunto i Re Magi. Poi e’ scoccata la mezzanotte e  grazie a Dio la giornata e’finita.  

Sunburn Goa - Addio hippies, arrivano gli yuppies indiani

Panjim (Goa), 30 dicembre 2013

La Goa dei "figli dei fiori" e' definitivamente tramontata e gli yuppies indiani stanno oggi soppiantando i vecchi hippies.  Sto scorrazzando da alcuni giorni sulle spiagge di Nord Goa, paradiso delle droghe e della musica trance.  A parte la dominazione dei turisti russi e degli inglesi (che ancora tengono duro) sono praticamente spariti gli europei.  Gli italiani pure sono scomparsi, a parte qualche vecchio fricchettone ormai fuori contesto.
Il "celebre" Sunburn, mega  festival della musica elettronica che si vanta di essere il piu' grande dell'Asia e che quest'anno si e' tenuto a Vagator, e' diventato un evento  super commerciale e una macchina per far soldi. L'ingresso, ieri ultimo giorno, era sulle 6 mila rupie e per le zone Vip, recinti protetti da gorilla, era anche di piu'.  E poi vanno aggiunte le consumazioni e gli after party.
Sono arrivata alle 20 di sera, tre ore prima della chiusura, quando l'affluenza era al massimo. Ci saranno stati 50 mila ragazzi scatenati, ma neppure troppo per il tipo di musica e per l'ambiente.  Il governo di Goa, diventato molto severo per droghe e altre "volgarita'", ha una politica di tolleranza zero per le droghe.  L'altro ieri hanno beccato uno spacciatore e la notizia ha fatto scandalo...
Non so come erano le  precedenti sei edizioni dei Sunburn festival, ma i "ravers" che ho visto sono giovani ricchi di Mumbai, Delhi e Bangalore che vengono qui per divertirsi, proprio come un italiano va a Rimini o Riccione. Indumenti griffati, macchine potenti e moltissimi con il borsalino in testa, ultima tendenza di moda, e guarda casp simbolo della classse agiata.
Insomma gli indiani si stanno "riappropriando" di Goa, giustamente si puo' dire, ma per farne una Costa Smeralda, lussuosa e esclusiva, certo per una piccolissima minoranza, ma quella che conta.

Addio 2013 - Dai maro' al partito della ramazza che ha spazzato via Sonia Gandhi

Palolem (Goa), 24 dicembre 2013

Non mi posso certo lamentare. Il 2013 e’ stato un anno ricco di notizie per l’India e la regione sud asiatica. E ho avuto la fortuna di poterle raccontare direttamente, nonostante l’ottusita’ a  volte dei colleghi in Italia che continuano a ignorare questa regione e nonostante la crisi del giornalismo tradizionale ormai cancellato dalla velocita’ della Rete.
Ovviamente la vicenda dei maro’ Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in liberta’ provvisoria all’ambasciata d’Italia a New Delhi, ha tenuto banco. Il ritorno dall’hotel-prigione di Fort Kochi dopo la sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio e’ stato salutato come una vittoria. Con il senno di poi, si potrebbe dire che sono caduti dalla padella alla brace. Sono ancora in attesa di processo e come se non bastasse indagati da una polizia anti terrorismo National Invesigation Agency (Nia) che puo’ applicare soltanto leggi anti terrorismo che prevedono la pena di morte. Come l’India - che ha garantito che non sara’ applicata la forca - ne uscira’ da questo impasse, e’ tuttoggi un mistero.
I maro’ hanno causato anche uno dei piu’ gravi incidenti diplomatici che l’India abbia mai avuto con un Paese europeo quando l’ex ministro Giulio Terzi ha deciso di non rispedirli indietro dopo la licenza elettorale a febbraio. Sono stati giorni tesissimi per tutti noi italiani in India. Le ritorsioni sarebbero state molto pesanti. E per questo il governo ha capitolato con un effetto che e’ stato forse peggiore di quello di non mantenere fede alla promessa fatta alla Corte Suprema sul ritorno entro il 22 marzo. Adesso, detto in parole povere, New Delhi “ci tiene per le palle”.
Il 2013 e’ stato l’anno delle donne indiane e della battaglia per i loro diritti. Tutto e’ iniziato dalla orribile storia di Jyoti Singh Pandey, soprannominata “Nirbhaya”,  stuprata il 16 dicembre 2012 su un autobus e morta nove giorni dopo. Per settimane i giornali non hanno parlato d’altro e per il perverso effetto mediatico, ogni violenza e’ diventata una notizia da prima pagina, mentre prima non meritava manco un paio di righe.  Cosi’ l’India si e’ accorta di essere un Paese da incubo per le donne, il turismo femminile e’  crollato e il governo ha risposto con una legge forcaiola. Nove mesi dopo gli stupratori di Jyoti sono stati condannati al patibolo, soltanto uno ha scampato l’impiccagione perche’ era minorenne all’epoca del fatto.   Temo che le orripilanti descrizioni delle torture con una sbarra di ferro e dello sfondamento dell’intestino abbiano scatenato un effetto imitazione per i giovani indiani  che dopo anni di repressione hanno scoperto la pornografia grazie agli smartphone e al broadband. A marzo una donna svizzera, che faceva campeggio con il marito, e’  stata violentata da un branco di giovani in Madhya Pradesh.  Forse la pensava come me, che l’India e’  uno dei posto piu’ sicuri del mondo. Purtroppo anche io ho dovuto cambiare idea quest’anno dopo un paio di esperienze negative durante i miei viaggi in cui sono stata molestata o oggetto di sguardi luridi anche da parte di ragazzini. Per queste cose, la forca non serve, basta chiudere i siti porno.
Per la prima volta mi sono immersa nel mondo degli scrittori, al famoso festival della Letteratura di Jaipur, un happening mondiale, colorato e caleidoscopio di idee alternative che ogni anno si organizza nella citta' rosa del Rajasthan.  Ho intervistato Ben Jelloun sulla primavera araba e disquisito dei mercanti veneziani con l’ex giornalista Andrea Di Robilant.
Il Khumb Mela,  il mega raduno religioso di Allahabad, e’ stato di sicuro uno degli avvenimenti piu’ emozionanti a cui ho assistito nei mie oltre dieci anni di India. Il bagno, nel chiarore dell’alba,  dei “naga sadhu”, i santoni coperti di cenere e di ghirlande arancioni, e’ di sicuro la mia “foto dell’anno”.  Ha riscattato la fatica di sgomitare tra milioni di persone invasate.
Poi c’e’ stato il Bangladesh e le fabbriche tessili degli “orrori”. Il 24 aprile il Rana Plaza, un palazzo di nuova costruzione alla  periferia di Dacca, si e’ accasciato su se stesso uccidendo oltre mille operai . Una tragedia causata dall'uomo immane, seconda solo a quella della fabbrica di pesticidi di Bhopal. Non penso che da allora sia cambiato qualcosa in termini di controlli e messa in sicurezza degli edifici.  Ma la sciagura ha fatto scoprire al mondo intero che un operaio bengalese prende circa 30 euro al mese per cucire le nostre magliette. Per un po’ i media si sono vergognati, ma poi la notizia e’ finita in secondo piano. E l’industria tessile del Bangladesh continua a esportare piu’ che mai, soprattutto ora che c’e’ crisi e le aziende cercano piu’ profitti.
Sono stata a Dacca una ventina di giorni e oltre al  tessile mi sono occupata delle concerie di Hazaribag   E’ stato di sicuro il soggetto che mi ha piu’ appassionato perche’ non penso di aver mai visto delle condizioni di lavoro piu’ disumane in  un ambiente piu’ malsano per i lavoratori e anche per chi abita questo quartiere nella vecchia Dacca. Ho scattato decine di foto, ho scoperto che meta’ delle concerie-lager producono per le firme italiane (ovviamente non c’e’ l’etichetta, perche’ qui comprano solo la pelle) e ho parlato con i bambini che ci lavorano. A parte la Radio Svizzera, sempre attenta ai grandi temi internazionali, il Bangladesh e i suoi orrori non  hanno sollevato la minima attenzione e cosi’ nessuno ha pubblicato i miei reportage. Forse, perche' non si puo’ dire da dove arriva la pelle delle famose borse e scarpe Made in Italy.
Anche nel vicino Pakistan e’ stato un anno di grandi avvenimenti. In primavera e’ tornato l’ex generale Pervez Musharraf e quasi subito si e' reso conto di aver fatto un errore clamoroso perche’ poco dopo e’ stato messo agli arresti domiciliari. Le elezioni dell'11 maggio hanno visto l’uscita di scena del partito dei  Bhutto e il ritorno del conservatore e industriale Nawaz Sharif, considerato un amico degli islamici e quindi un potenziale partner per gli accordi di pace, sia a ovest che a est con l’India. Peccato che a novembre quando il governo ha iniziato  il dialogo, un drone della Cia ha ucciso il leader del Ttp, Hakimullah Mehsud, uno dei “guerrieri” dei Waziristan. E cosi’ siamo di nuovo da capo, non  si capisce ora chi comanda e soprattutto non e’ piu’ chiaro da che parte stanno i “talebani cattivi”.  E – cosa piu’ importante – non si capisce piu’ da che parte sta l’esercito, che alla fin dei conti, e’ il vero “decision maker” delle sofferte vicende pachistane.    

Anche in India sembra che stia  per uscire di scena un altro partito-famiglia, quello dei Gandhi. L’italo italiana Sonia, che di nuovo durante l’estate e’  stata ricoverata per la sua “misteriosa”malattia, sembra definitivamente sul viale del tramonto insieme al suo premier economista, l'anziano Manmohan Singh. Nel nord dell’India spira forte il vento del cambiamento cavalcato da Narendra Modi, il falco della destra tanto amato dagli industriali.  Le ultime elezioni a New Delhi hanno visto la nascita di un terzo incomodo, il partito del “jharu” ( la ramazza di paglia) guidato da  Arvind Kejriwal. E’ espressione di quel fenomeno mondiale dell’antipolitica che sta facendo piazza pulita delle vecchie classi dirigenti. Vedremo se nelle elezioni politiche di maggio il “grillo” indiano ce la fara’ a rompere il tradizionale bipolarismo.  
Ma sul Congresso, bisogna stare attenti a fare previsioni. L’elettorato dell’India profonda, quella che nessun sondaggio riesce a intercettare, potrebbe dare fiducia a Rahul Gandhi che la stampa indiana considera un immaturo senza carisma.  Ma lui e’ pur sempre un Gandhi e nel 2004, all’apice del successo economico stile Bjp, proprio questo magico nome riusci’ a riportare al potere la storica dinastia di Jawaharlal Nehru salvata da una veneta chiamata Antonia Maino.  

Non solo Tehelka/ Due terzi delle giornaliste hanno subito molestie sessuali

New Delhi, 2 dicembre 2013

Tanto per confermare quanto detto nell'ultimo post su Tehelka e il maschilismo nelle redazioni, ecco qui un sondaggio in cui si dice che un terzo delle giornaliste hanno subito intimidazioni, abusi o minacce, incluse molestie sessuali sul posto di lavoro:  http://www.iwmf.org/global-research-project-investigates-violence-against-women-journalists/
Ditemi un po' se non e' ora di dire basta.

Caso Tehelka, quante donne in Italia hanno il coraggio di denunciare le porcherie di direttori, caposervizi e colleghi?

New Delhi, 25 novembre 2013

Il caso di Tarun Tejpal, il direttore di Tehelka accusato di molestie sessuali da una giovane giornalista, ci mostra che abbiamo molto da imparare dalle donne indiane. Quante mie colleghe, compresa me stessa, avrebbero avuto il coraggio di denunciare pubblicamente le ''avances'' di direttori, caporedattori, caposervizi e di tutti coloro che per anzianita' o per ruolo hanno un qualche potere di determinare i destini della tua carriera? 
Io non sono mai andata a letto con nessuno per avere un posto di lavoro o una collaborazione giornalistica. Ho una lunghissima lista di colleghi maschi che - come si diceva una volta - hanno fatto ''i galanti'' (tradotto ora, sporcaccioni).  Sembra sia una prassi, a tal punto che quando a Milano ho ottenuto il mio primo lavoro serio, si mormorava che ''l'avevo data a qualcuno''. Questa e' purtroppo la mentalita' dominante
Ho sempre subito o sono fuggita via proprio come ha fatto la giovane reporter di Tehelka quando e' scappata dalle grinfie del suo direttore sbronzo e arrapato in un ascensore di un hotel. Ma mai ho avuto il coraggio di sputtanare pubblicamente chi mi aveva molestato. Per convenienza forse, o per pausa di ripercussioni sul mio lavoro.

Che questo scandalo sia successo proprio a un settimanale come Tehelka, faro della sinistra intellettuale indiana, noto per essere ''puro e duro'' contro potenti e ingiustizie, e'  vergognoso.  Dice bene Amit Baruah, che lavora per la BBC,  in questo commento .   Come diceva il Mahatma, ''per cambiare il mondo prima devi cambiare te stesso''.

Per chi non conosce il fatto, ecco un piccolo riepilogo. Tehelka e' il settimanale fondato da Tejpal sotto forma di website oltre 10 anni fa e diventato famoso per una inchiesta su mazzette per la Difesa. Da qualche anno organizza a Goa, la colonia portoghese famosa per spiagge e rave party, un festival di ''pensatori'', ThinkFest (http://thinkworks.in/).  E' una sorta di happening di ''belli, famosi e intelligenti'' che discettano di amenita' varie, ma che e' anche un bel business. In realta' non e' la rivista che lo organizza, ma una societa' dello stesso Tejpal che raccoglie anche ricche sponsorizzazioni.

Il 7 novembre, la sera dell'inaugurazione, il 50 enne Tejpal si trova nell'ascensore dell'hotel Hyatt di Bambolim con la collega che era incaricata di ''scortare'' il leggendario Robert De Niro, la star del convegno. La aggredisce, la spoglia e tenta di praticare su di lei sesso orale. Gli va male, ma la sera dopo torna alla carica nello stesso ascensore. Tutto e' raccontato in una mail mandata a un'altra direttrice e co amministratrice di Tehelha Shoma Chaudry e dove ci sono tutti i particolari finiti anche sulle prime pagine dei giornali. Il bello e' che tutto lo scambio di mails e' di pubblico dominio.
   Tejpal poi fa un mea culpa in cui ammette di aver ''capito male la situazione'' e si autosospende. In un'altra mail di scuse alla collega definisce il suo comportamento come un tentativo di una ''sexual liason'' (che raffinatezza!!!)  Ovviamente, non basta e la polizia di Goa lo ha incriminato ora per stupro.
Mi chiedo quante donne in carriera in Italia avrebbero il coraggio di denunciare e soprattutto quali giornali italiani sono disposti a pubblicare la notizia.  Io l'ho scritta per l'ANSA ma non e' stata ripresa in Italia, evidentemente da' fastidio che una qualcuno squarci il velo su qualcosa che probabilmente e' molto frequente nelle redazioni, uffici e posti di lavoro. E che - temo - fa comodo anche alle donne.

   

New Delhi, che stress...anche il terremoto

New Delhi, 12 Novembre 2013

Non basta l'aria inquinata ben oltre i livelli di allarme, le tonnellate di polvere sollevata dai cantieri edilizi e infiniti lavori in corso e gli imbottigliamenti costanti sulla Ring road.  Allo stress di abitare in una citta' come New Delhi si aggiunge anche il terremoto. Ieri sera poco dopo la mezzanotte, ero seduta in terrazza, nel  nuovo appartamento dove ho traslocato da poco, avvolta dalla foschia umida di questa stagione. La sedia ha tremato per pochi secondi dopo un boato sordo. Ho guardato se in casa c'era qualcosa che oscillava, ma tutto era fermo. Spesso mi sembra di sentire la terra muoversi, ma spesso e' suggestione.
Un'ora dopo, di nuovo, un rumore sinistro da sotto e un forte scossone alla casa. Sussultorio non ondulatorio. Salto giu' dal letto e mi precipito fuori urlando e con il cuore che batteva come un matto, come se avessi fatto una maratona.  Chissa' perché i terremoti a New Delhi sono sempre di notte o di tarda sera. Ne ho sentiti parecchi e ogni volta mi sono spaventata a morte.
Questo di stanotte era solo di 3.3 gradi, la scossa piu' forte, ma l'epicentro era proprio sotto la citta'. Insomma...anche stavolta l'abbiamo scampata.  

Maro', quest'anno niente Festa delle Forze Armate a New Delhi

New Delhi, 4 novembre 2013

Niente Festa dell'Unita' e delle Forze Armate quest'anno per via della detenzione dei maro' in attesa di processo per l'uccisione di due pescatori del Kerala.
La tradizionale reception e' stata cancellata. Di solito era una cena in un hotel o nei giardini della residenza con un sacco di leccornie gastronomiche  dalla madrepatria e con una sfilata di militari in altissima uniforme e chili di stellette.  In passato, se ben ricordo, c'era anche una banda militare ad allietare la serata.
Bei tempi..prima dell'austerity. Da qualche anno al 4 novembre era stata accorpata anche la Festa della Repubblica del 2 giugno e che una volta si faceva il 15 marzo, per via del caldo.
Non c'e' stata una motivazione ufficiale per la cancellazione, ma e' ovvio che e'  per rispetto ai due fucilieri e per evitare loro l'imbarazzo di apparire in pubblico con i militari di altri Paesi in un'occasione gioiosa. E anche magari finire sulla stampa indiana che li aveva ''sorpresi'' a bere e fumare durante un ricevimento della Nunziatura...come gia' accaduto (vedi qui)

Il New York Times celebra il parco di Mayawati

Bhuj, 19 ottobre 2013

Devo riconoscere che i giornalisti hanno la memoria corta. L'autorevole New York Times celebra in un editoriale l'ex ''Millennium Park'', il monumentale parco della leader dei ''dalit'' Mayawati che quando era al potere nell'Uttar Pradesh aveva ricoperto strade e piazze con statue di se stessa e di elefanti, il simbolo del suo partito.
Il parco di Noida, di cui parla il New York Times e'  stato inaugurato in pompa magna nel 2011 dalla stessa  Mayawati e poi subito chiuso al pubblico. L'opera, che contiene oltre 200 elefanti a grandezza naturale, statue di Ambedkar e Mayawati e pure una fontana di bronzo,  era costata oltre 70 milioni di dollari. Me ne ero gia' occupata (vedi qui) e avevo anche scattato foto dai cancelli di ingresso.
Ma a parte lo sperpero di denaro pubblico, il parco era stato edificato su un'area verde pubblica sacrificando  migliaia di alberi.  La Corte Suprema aveva anche bloccato i lavori per violazione delle norme ambientali. Nei pressi c'e' anche una riserva ornitologica.
Insomma esaltare l'opera come una celebrazione dei ''dalit'', gli intoccaboli,  mi sembra un po' azzardato, anche se ovviamente sono contenti di mettere finalmente piede in un giardino pubblico che gia' prima apparteneva a loro e alla gente del posto. 
 

Gujarat - Festa Navratri, i ‘’rave’’ di Baroda



Baroda 12 ottobre 2013
Baroda o Vadodara e’ la capitale culturale del Gujarat, lo stato del Mahatma Gandhi e anche del leader nazionalista Narendra Modi, in corsa per il posto di premier nelle elezioni del 2014. Qui il festival di Navratri, che dura nove giorni e che e’ dedicato alla dea della ricchezza Durga, e’ molto sentito.

 E’ tradizione ballare in gruppo una danza chiamata ‘’Garba’’ con una specifica combinazione di passi avanti e indietro accompagnata da un movimento ondeggiante delle braccia. Se si balla con delle ‘’bacchette’’ la danza prende il nome di ‘’dandya’’.

Gli eventi serali sono organizzati da societa’ no profit. Ieri sera, penultimo giorno, sono andata in quello della ‘’United Way’’, che mi hanno detto e’ il piu’ grande per numero di partecipanti. In effetti, e’ impressionante vedere migliaia di persone in un’arena grande come un campo da calcio ondeggiare allo stesso ritmo al suono di un gruppo che sta nel mezzo su un mega palco. E ancor piu’ esaltante e’ vedere i costumi, soprattutto delle donne: ampie gonne variopinte, sormontate da uno scialle e da un corpetto che lascia scoperta la schiena. 


 Inoltre tutti ballano scalzi. Siccome nel pomeriggio e’ piovuto (continua il maltempo portato dal ciclone Phailin sulla costa dell’Orissa, il terreno era un pantano. Quindi il risultato e’ stato di un gigantesco ‘’rave’’ nel fango...ma cio’ non ha influito sull’euforia collettiva della danza che non e’ certo coinvolgente come le musiche di Bollywood, ma ricorda un po’ la nostra tarantella.