Jaipur, la capitale delle pietre preziose e' in crisi?

Jaipur, 26 Febbraio 2014
Ieri sera sono uscita di casa con il minimo necessario nello zaino e sono andata a Bikaner House (India Gate) a  prendere un autobus per Jaipur. Ho preso l'ultimo, quello dell'una di notte. C'erano alcune donne sole che mi hanno chiesto di occupare i posti vicino a loro. C'e' ormai paura in India.
L'avro' fatto mille volte, ma come sempre quando chiudo la porta di casa dietro di me e con lo zaino sulle spalle scendo in strada, provo un brivido di piacere. Come un tuffo in un mare,  pluff,  non sei piu' con i piedi sulla solida roccia, ma devi nuotare e non hai la minima idea di dove potrai di nuovo emergere.
Dopo sei ore nel freddo nebbioso di questo fine inverno e dopo innumerevoli soste tra i camion incolonnati, sono emersa a Jaipur.  La citta' "rosa" e' diventata grigia, come ho gia' scritto, e sembra che giorno dopo giorno stia affogando sotto un traffico assatanato e una cementificazione selvaggia. Stanno costruendo la metro che cambiera' per sempre l'aspetto e le abitudini urbane.  Sono quasi spariti i cammelli, ma rimangono anche le tonga trainate dai cavalli.
Vicino all'Arya Niwas, uno dei miei posti preferiti per la colazione, il proprietario di un negozio di preziosi mi dice che non c'e' piu' business. Dico che in Europa c'e' ormai una invasione di paccottiglia indiana e gli suggerisco di variare il genere. Mi risponde facendomi vedere le novita', braccialetti di stoffa e rosari di rudraksha (delle bacche sacre).  Ribatto che i rudraksha probabilmente si usavano gia' 5 mila anni fa per pregare Shiva. Ridiamo.
Poi mi guardo in giro e rendo conto che forse si', Jaipur, la capitale delle pietre preziose, e' in crisi profonda di identita'. Sara' che io sono ormai del tutto indifferente a zaffiri e pashmine, pero' onestamente non vedo piu' nulla di attraente. Chameli Market, il polo delle pietre, sembra semi abbandonato e le vetrine sono sempre le stesse. Eppure ci sono ancora stranieri, tra cui molti italiani, che vengono a comprare qui all'ingrosso per rivendere in Italia. Boh, con la crisi dei consumi e l'invecchiamento della popolazione,mi chiedo chi compra ancora.
Vado da Amrapali, famoso gioielliere etnico, e li' si' vedo delle cose belle, ma ovviamente e' come entrare da Cartier a Parigi.
Finisco per comprarmi un paio di orecchini di enamel, tipici di Jaipur, a un prezzo esorbitante, ma faccio contento il negoziante. Sono la prima cliente della giornata. 

Elezioni 2014/Un Grillo indiano nel gotha degli industriali

New Delhi, 17 febbraio 2014
Arvind Kejriwal, il leader dell’Aam Admi Party, il partito dell’Uomo comune, e’ stato invitato oggi dagli industriali indiani a parlare della sua agenda economica. Incuriosita, sono andata a vedere questo “fenomeno” che secondo molti sara’ la vera sopresa alle prossime elezioni.
   In effetti il personaggio e’ interessante e anche incredibilmente somigliante al nostro Beppe Grillo, non per l’aspetto, ma di sicuro per scardinare il tradizionale sistema di fare politica. Il suo programma e’ semplice: eliminare la corruzione. Se riesce in questa impresa, tutto secondo lui andra’ per il verso giusto e l’India diventera’ una potenza.
    Si e’presentato davanti agli industriali della Cii riuniti al Taj Palace hotel con il solito maglioncino marrone, i calzoni di panno, la sciarpa avvolta intorno al collo (e non alla testa come quando e’ nei sit-in) e dei sandali di plastica indossati con delle spesse calze. Insomma da uomo della strada, ma senza la ramazza di paglia (jadhu) che e’ anche improvvisamente sparita dai cartelloni elettorali.
   E’ arrivato anche con la sua Maruti Wagon blu’, mezza ammaccata, simbolo della vincente campagna porta a porta per la conquista di New Delhi a dicembre.
   Ma quel periodo se l’e’ gia’ buttato alle spalle, perche’ dopo soli 49 giorni ha lasciato la poltrona di “chief minister” di New Delhi, una poltrona che per 15 anni era stata della fedelissima di Sonia Gandhi, Sheila Dikshit. Ora Kejriwal punta in alto e si prepara a essere il terzo contendente tra Congress e la destra del Bjp. E siccome come dice l’adagio, “tra i due litiganti il terzo gode” di sicuro e’ destinato a dare uno scossone anche a livello nazionale portando in Parlamento nuove facce e nuove idee. 
   I due partiti tradizionali stanno gia’ correndo ai ripari dando la caccia all’Aam Admi. Narendra Modi si rivolge ai venditori di te’, i chaiwallah, mentre Rahul Gandhi non perde occasione per farsi vedere con i coolie della stazione di New Delhi o con le massaie alle prese con il costo delle bombole del gas. Ma siccome, come e’ stato anche in Italia, la gente e’ stufa e delusa dei vecchi partiti, in particolare del Congresso che considerano super corrotto, e’ probabile che questo attivista di 43 anni portera’ via parecchi voti.
   Ed e’per questo che gli industriali hanno voluto vederlo da vicino. Da una parte sono rimasti sconcertati quando ha attaccato il capitalismo clientelare (“crony capitalism”) che sta saccheggiando il Paese. Ce l’aveva con gli Ambani, ma non penso che gli industriali in platea fossero degli angioletti. Dall’altra pero’ ho visto molti di loro sussultare quando che detto che il governo non deve intervenire nel business. Un affermazione azzardata perche’ sappiamo benissimo quanti danni puo’ fare l’industria privaa se non la si tiene a freno.
  Che Kejriwal non abbia una agenda economica e’chiaro e di fatti a invitato gli industriali a unirsi allasua “cerchia”. Ma e’ allarmante che non abbia neppure un’idea su programmi ambientali. Quando gli si e’ stato chiesto come risoverebbe i problemi dell’inquinamento di Delhi e della Yamuna, si e’ rivolto alla platea della Cii invitando a presentare idee. Se va al potere, di sicuro gli Ambani non perderanno l’occasione per farsi altri soldi.

Nalanda e le origini del buddismo tibetano

New Delhi, 16 febbraio 2014Anni fa avevo sentito il Dalai Lama dire che i tibetani erano come i “chela” (discepoli) degli indiani, ma solo ora ho capito il perche’ vedendo un documentario dello studioso e fotografo Benoy K. Behl sponsorizzato dal ministero degli Esteri. (qui c’e’un promo ).
    Nel video che si intitola “Indian Roots of Tibetan Buddhism”, il ricercatore famoso per le sue foto di Ajanta, ripercorre la nascita del buddismo e la sua espansione in India, soffermandosi in particolare su Nalanda.
    Un po’ di anni fa, quando ero in Bihar sono andata in questo sito archeologico, a circa 80 km da Patna, che per circa 800 anni ha ospitato una grande e famosa universita’ (o meglio centro di pensiero perche’il termine “universita’”non c’era neppure, e’nato con Bologna, ma quando Nalanda era gia' scomparsa). Non e’ una leggenda perche’ ci sono le rovine e ci sono le testimonianze di studiosi da tutta l'Asia e soprattutto da Cina che sono venuti qui a insegnare o imparare.
  Mi ricordo l’emozione di visitare le rovine di Nalanda sapendo che era una scuola non solo per la filosofia buddista , ma un vero luogo del sapere e della conoscenza. Non e' forse lo stesso  buddismo una profonda ricerca dentro se stessi non alla ricerca di Dio, ma dell’Uomo? Ovviamente ero rimasta affascinata dalla storia di Nalanda e anche dal mistero della sua distruzione intorno al 1100 in seguito a una delle tante invasioni islamiche. La sua scomparsa puo’ essere paragonata alla distruzione della biblioteca di Alessandria, non fu mai piu' ricostruita. Da alcuni anni c'e' un progetto spinto da Amartya Sen di riportarla in vita.
     Nel suo film, Behl intervista diversi monaci e studiosi, tra cui lo stesso Dalai Lama, i quali sostengono che i professori di Nalanda portarono il buddismo in Tibet dove venne tradotto in Pali. Quindi come dice il premio nobel per la Pace che dal 1951 vive in India, i tibetani non solo “chela” , ma dei “reliable chela”, dei discepoli affidabili, perche’ hanno conservato le profonde radici della filosofia indiana che – questo lo ha spiegato Behl nel presentare il filmato – ha avuto lo stesso ruolo che la civilta’ greca ha avuto in Occidente.

Elezioni 2014/Narendra Modi e i chaiwallah

New Delhi, 12 febbraio 2014

Sara’ un “fascista” come lo ha chiamato Arundhati Roy in una lettera a Penguin India (vedi qui), ma bisogna ammettere che Narendra Modi e’ un grande comunicatore.
    La trovata dei “Chai pe Charcha” (Talks on a tea, che significa chiacchierare intorno a una tazza di te’) e’ geniale. Ha l’effetto di coinvolgere la gente della strada, l’aam admi di Arvind Kejriwal, e di portare allo stesso livello l’uomo politico, in India visto come un semidio che arriva con l’elicottero circondato da guardie del corpo. Anche Rahul ci aveva provato quando si fermava a dormire sulla branda di povere famiglie nelle campagne, ma l’effetto e’ diverso perche’ lui rimane il “principe” della dinastia reale dei Gandhi.
    Invece “Namo” come e’chiamato dice di essere stato da giovane un venditore di te’ in Gujarat e se diventera’ primo ministro, milioni di chaiwallah si identificheranno con lui.

    In India, i posti dove si beve il te’, spesso delle baracche lungo le strade, sui marciapiedi o intorno ai baniam sono in effetti i “bar” dell’India dove gli uomini discutono di politica, dei problemi quotidiani, il monsone che non arriva, il prezzo benzina e immancabilmente di politici o polioziotti corrotti.
    Quando viaggio con la moto, le mie soste per il chai sono le piu’ interessanti perche’ quelle chiacchiere dicono molto di piu’ di qualsiasi studio o sondaggio di opinione.
    Con un bicchiere di te’ in mano da Ahmadabad, Modi si e’ rivolto in video conferenza a diversi “chai pe charcha” organizzati dal suo partito, il Bjp, in tutta l’India.
    Propaganda elettorale? Si', pero’azzeccata, soprattutto ora che c’e’ voglia di cambiamento in India dopo dieci anni di Manmohan Singh e Sonia Gandhi.

Ma non è che l'India ha qualche problema con le relazioni internazionali?

Dall'assenza a Sochi ai blocchi di cemento dell'ambasciata Usa

New Delhi, 8 Febbraio 2014

   Mi dispiace dirlo perché dopo tanti anni sono affezionata agli indiani. Ma temo che l'India abbia in questo momento un grave problema di relazioni diplomatiche internazionali. A parte la vecchia e arcinota disputa con il Pakistan, con i suoi vicini ha dei pessimi rapporti, fatto salvo forse Nepal e Bhutan. Le frontiere sono blindate con la Cina ovviamente e non esiste neppure un collegamento mare con il vicinissimo Sri Lanka, nemmeno ora che non c'è più la guerra civile con i tamil.
   Mi ha fatto impressione vedere i tre atleti alle Olimpiadi Invernali di Sochi, tra cui c'è anche un italo indiano, marciare senza la bandiera indiana perchè la loro federazione olimpica è stata espulsa per corruzione.  Deve essere veramente umiliante non poter vestire i colori nazionali come il resto del mondo.  Gli atleti indiani avevano invece la divisa con i cerchi olimpici. Di fatto l'India è stata esclusa dalla partecipazione ai Giochi invernali che sono iniziati in Russia. Alcuni diranno, meglio, visto la politica anti gay di Mosca. Peccato che da poco i giudici indiani hanno reintrodotto il reato di omosessualità.
Altra figuraccia internazionale, a mio modesto avviso, è la rimozione delle protezione di cemento davanti all'ambasciata Usa per ripicca dopo l'arresto della vice console di New York. Di sicuro ammanettare in pubblico una diplomatica è un fatto gravissimo, ma la rappresaglia mi sembra un dispetto da bambini. E poi i blocchi di cemento sono stati rimpiazzati da una serie di alti dossi, quindi ci si ferma lo stesso ogni volta si passa davanti al compound Usa.
   Ieri sono andata a Defexpo, la rassegna biennale degli armamenti. In uno dei padiglioni c'era un grande spiazzo vuoto tra gli stand. Era quello già assegnato a Finmeccanica. Il ministero della Difesa - mi ha spiegato un collega indiano - si è accorto all'ultimo momento che tra le aziende c'era anche AgustaWestland, sotto inchiesta per gli elicotteri Vip, e quindi ha deciso di cacciare dalla fiera l'intero gruppo italiano.  Il programma era già stampato perfino, e di fatti Finmeccanica è ancora elencata nella hall 10.5. Se uno va lì trova un'area grande come un campo da tennis vuota. Come se tutti gli altri, russi, israeliani, americani, francesi che maneggiano miliardi fossero tutti santi e solo gli italiani i monelli della classe da mettere dietro la lavagna.
   Sul capitolo marò, è noto che da due anni le relazioni sono di bassissimo profilo, nessuna visita da Roma, cancellati o ridotti gli eventi culturali, niente Festa nazionale. Nessuno lo dice apertamente, ma è chiaro che sulla complicata vicenda aleggia la presenza della leader maxima Sonia Gandhi, che più che uno spirito è un macigno. C'è solo da sperare in un nuovo corso dopo le elezioni. Ma se vince il nazionalista Narendra Modi, dato per favorito, forse si rischia di andare dalla padella alla brace.

"Volete protestare e siete meno di 5 mila? Venite al Jantar Mantar". La pubblicita' shock della polizia di New Delhi

New Delhi, 7 febbraio 2014

Sui principali quotidiani stamane e' apparso un annuncio shock della polizia, ma che la dice lunga sul nuovo fenomeno dell'anti politica, degli indignados e dei movimenti spontanei popolari che hanno rovesciato le dittature. Anche se in misura molto minore,  a New Delhi sempre piu' gente scende in strada contro la violenza sulle donne,  la corruzione o per difendere le liberta' civili.
In due accattivanti riquadri pubbicitari, il commissariato di New Delhi si rivolge a quelli che vogliono protestare e suggerisce il posto dove farlo, ovvero il Jantar Mantar (fino a 5 mila persone) o il Ramlila Ground (fino a 50 mila persone).
   "Want to hold dharna/protest?"  si legge nella pubblicita' che sembra "vendere" un servizio qualsiasi, non il diritto a manifestare.
    L'iniziativa mira ovviamente a garantire l'ordine, perche' poi avverte: "unauthorized demonstrations violate laws", ma si puo'anche vedere come una sorta di istituzionalizzazione delle incazzature dei cittadini. Soprattutto ora che la capitale e' governata dal partito dell'Uomo Comune, l'Aam Admi Party, di Arvind Kejriwal, che e' nato sulle barricate e ancora addesso che e' al potere continua a scendere in strada ogni volta c'e' una battaglia da fare.  

Diplomazia parlamentare per i marò, ma chi se ne è accorto?

New Delhi, 29 gennaio 2014

Non voglio entrare nel merito delle scelte del governo italiano sulla strategia per riportare a casa i marò, ma mi permetto di avanzare due semplici domande a proposito della missione parlamentare di lunedì e martedì a New Delhi:
1 Perché non è stata scelta un’altra data quando era chiaro che non era possibile incontrare i parlamentari indiani per via della Festa della Repubblica del 26 gennaio, se è vero che questa era la motivazione per l’assenza di appuntamenti con la controparte

2 Perché non sono stati invitati i giornalisti indiani alla conferenza stampa, o al limite, non è stato possibile per i giornalisti indiani interagire con i 16 parlamentari nell’ambasciata.  Ovvio che poi qualcuno di loro si è chiesto: “Ma come mai la stampa indiana ci ha ignorati?”. Semplice, nessuno lo sapeva.  
E’ stato diffuso un comunicato (qui allegato) alla fine della missione, martedì sera, che è stato ripreso dalle principali agenzie Ians e Pti, ma da nessuno dei principali quotidiani o televisioni.


Konkan-Malabar 2014/7 - Da Trissur a Kochi

Kochi, 17 gennaio 2014

La tappa e’ breve ed e’ tutta su strada a doppia carreggiata. Dedico la mattina a vagare tra le chiese. Scopro che Thrissur e’ la sede della chiesa caldea (o nestoriana), quella che discende direttamente dall’apostolo San Tommaso. Non ci sono immagini nelle chiese, c’e’ la croce ma senza il Cristo, l’oggetto di adorazione e’ la Bibbia. E’ bello sapere che i cristiani di San Tommaso sono sopravissuti negli ultimi due  duemila anni a ogni invasione indu’, mussulmana, alla Sacra Inquisizione dei Portoghesi, al papato e agli inglesi. Questa e’ la grande forza dell’India.
Entrare a Ernakulam e’ un’impresa. Stanno costruendo la metro lungo la strada che va all’aeroporto. Entro trionfalmente nel cuore di Fort Kochi in traghetto da Vypeen Island, quando il sole sta per calare e le fishing nets, alla mia sinistra, si stagliano contro un cielo arancione.            

  

Konkan-Malabar2014/6 Da Mahe’ a Thrissur

Thrissur, 16 gennaio2014

Ho lasciato la statale per un po’ e mi sono addentrata nei palmeti lungo la costa fino a vedere le prime backwaters, i canali interni che sono il vanto del Kerala. A meta’ strada mi fermo a Calicut, dove e’ sbarcato Vasco De Gama. C’e’ una lapide che lo ricorda, difficile da trovare, perche’ non e’ sulla spiaggia, ma circa 200 metri all’interno, sotto un albero.   
Arrivo a Trissur quando e’ gia’ buio, ma la citta’, che e’ definita la capitale culturale dello stato mi piace subito. Sto nell’hotel governativo, Tamarind, come sempre unica ospite. Strano perche’ prima mi fermo in diverse guesthouse, vicino al tempio che e’ off limits per i non indu’, ma e’ tutto pieno.      


Konkan-Malabar 2014/6 - Da Bekal a Mahe’

Mahe’, 15 gennaio 2014


Ho scoperto, per caso, guardando la carta stradale durante l’nnesima sosta per il chai, che su questo pezzo di costa sorge Mahe’, ex porto dei francesi, ora associato a Pondicherry. In Malayalam si chiama  Mayyazhi (ciglia del mare) E’ un posto piccolissimo, appena nove km quadrati, ma la differenza con il resto e’ evidente. Primo ha una pessima reputazione perche’ e’ pieno di rivendite di alcolici, per il fatto che c’e’ un regime speciale come a Pondicherry. C’e’ lungo fiume, molto parigino, con la statua della Marianne...ilsimbolo della Francia, che ho letto da qualche parte era stata buttata in mare durante la lotta per l’indipendenza. A pochi metri sorge un momumento dei martiri che hanno cacciato i francesi. I poliziotti portano il Kepi e molti, compresi i pescatori ti dicono bonjours. Ma in realta’ quello che colpisce a Mahe’ e’ la quantita’ di negozi di alcolici, praticamente uno attaccato all’altro e con le bottiglie in fila sugli scaffali. C’era una spiaggia oggi devastata da un cantiere. Mi dicono che stanno costruendo un nuovo mercato del pesce. Il posto piu’ chic e’ il South Avenue Hotel, che sorge davanti a uno spiazzo. C’e’ anche una bella chiesa, ma ci passa davanti la strada statale, dove il traffico e’ costante. Per fare una foto ho quasi rischiato la vita.      

Konkan-Malabar 2014/5 Da Mangalore a Bekal

Bekal, 14 gennaio 2014

Oggi sono entrata in Kerala e improvvisamente i cartelloni pubblicitari e le gigantografie di Narendra Modi sono finite. Sono entrata sulla costa di Malabar e perfino l’aria e’ cambiata. Mi sembrava di sentire l’odore del pepe nell’aria. A Bekal c’e’ un imponente forte e una bella spiaggia con annesso luna park.
Prima di partire da Mangalore sono andata al collegio gesuita di St Aloysius che mi ha fatto rimanere a bocca aperta. Avevo letto sulla guida che era famosa per gli affreschi. Ma non sapevo che fosse opera di un italiano, Antonio Moscheni, nato a Stezzano, vicino a Bergamo nel 1854 e dopo gli studi diventato un gesuita nel 1889. I suoi superiori lo hanno mandato in India ad affrescare le nuove chiese. In due anni ha creato una sorta di Cappella Sistina in India, con le scene della vita di Gesu’ e i dodici apostoli. Pareti,volta e abside sono interamente dipinte, anche le finte colonne di marmo. C’e’ anche un religioso che spiega nel dettaglio la storia degli affreschi che sono stati restaurato un po’ di tempo fa.  Leggo che Moscheni e’ morto nel 1905 mentre dipingeva una chiesa a Kochi.     

Konkan/Malabar 2014/4 - Da Malpe a Mangalore

Mangalore, 13 gennaio 2014

Ho fatto una deviazione perche’ volevo vedere il tempio di Udupi dedicato a Krishna. C’e’ un elefante ammaestrato all’ingresso, che benedisce posando la proboscide sulla testa dopo aver preso la monetina che consegna al padrone, ma e’ vietato fotografare per non disturbarlo. Ci sono state molte proteste sul trattamento degli elefanti usati per processioni e nei templi, e quindi sono scattate diverse misure. Per esempio il pachiderma di Udupi, che abita nel tempio da anni, viene mandato in una “spa” in Kerala in vacanza.
Annesso al complesso c’e’ anche una stalla con le mucche,che sono associate in particolare a Krishna, cresciuto tra i pastori e ghiotto di latte. Vendono anche prodotti a base di urina e letame. Mi compro una lozione per capelli che dicono copre anche quelli grigi.

Arrivo a Mangalore quando e’ ancora giorno e faccio in tempo a fotografare la chiesa di Milagres. Mi fermo all’hotel Manorama, segnalato dalla Lonely Planet.       

Konkan-Malabar 2014/ 3 - Da Maravanthe a Malpe

Malpe, 12 gennaio 2014

Oggi altro tragitto breve, appena 60 chilometri, ma non piacevole. L’autostrada N17 sta per essere raddoppiata. Ci sono enormi lavori di sbancamento e nuovi ponti. L’area e’ancora idilliache, palme e casupole, ma ci sono dei grossi palazzoni di vetri e cemento ogni tanto. Anche il paesaggio dell’India del sud sta cambiando, anche se molto piu’ lentamente.
La spiaggia di Malpe, anche qui sabbia bianca, e’ considerata la migliore del Karnataka. Faccio un’escursione su un isolotto disabitato, St.Mary, un incanto, che ha una strana formazione geologica. Dalla sabbia e dal mare emergono delle formazioni di roccia scura a forma di parallelepipedo, con lati regolari, sembrano che qualcuno le abbia scolpiti. Somigliano a colonnine di un tempio o dei pezzi del Lego.
Probabilmente emersi durante una esplosione vulcanica? Il fenomeno e’ stato studiato da geologi che hanno poi dichiarato l’isola un “geo-monumento”. Sono presenti soltanto un questo tratto di costa sul mar Arabico. Pare sia lava emersa quando l’India si e’ staccata dal Madagascar nella notte dei tempi. 
L’isolotto e’ paradisiaco, pero’ alla domenica c’e’ la folla dei gitanti che lasciano purtroppo tracce della loro presenza, lattine, pacchetti vuoti di patatine, bottiglie di birra. E’ un posto per il classico pic nic della domenica. Come in Italia decenni fa. Mi ricordo di certi posti in montagna o al lago pieni di spazzatura lasciata dai gitanti...e’ solo questione di tempo, prima o poi anche gli indiani avranno una coscienza ecologica.
Secondo la leggenda in queso isolotto a San Mary si e’ fermato Vasco de Gama nel 1498 arrivando dal Portogallo prima di sbarcare piu’ a sud a Khozikode.
Ho scartato il Paradise resort, l’unico grande albergo sulla spiaggia,  perche’ ha stanze con finestre sigillate e ho invece trovato, anzi loro hanno trivato me che vagavo in cerca di una stanza, una famiglia, di un guidatore di riscio’, Satish, che vive con suo figlio.
Ho mangiato Idli sambar fatti in casa e discusso con il padrone di casa della politica keralese e immancabilmente dei maro’.


Konkan-Malabar 2014/1 - Da Goa a Gokarna

Om Beach (Gokarna), 12 gennaio 2014

La partenza da Palolem e' stata un po' movimentata stamane per via di una sosta al meccanico che ha miracolosamente riparato il copri catena che non si avvitava piu’. Un tocco di saldatore elettrico e tutto risolto. Questi sono i vantaggi dell’autarchia indiana negli anni del blocco sovietico.
La national highway 17 si snoda sinuosamento attraverso le colline. E' un piacere guidare e non ci si annoia mai. A una ventina di chilometri c'e' il confine con il Karnataka, c'e' una sbarra e dei poliziotti, ma non sembrano molto interessati a controllare i veicoli. Karwar e' la prima citta' che si incontra dopo aver attrarsato il fiume.  E'un grande porto e anche una base navale. Di fronte ci sono due isolette che appartengono alla Marina.
Ci si accorge subito di essere di nuovo in India, e non piu' nell'ex colonia portoghese. Non ci sono piu' case colorate, niente chiese e neppure quella parvenza di pianificazione urbana che c'e' Goa.
Mi rendo subito conto di aver fatto un errore a viaggiare in pantaloncini come ero abituata. Qui attiro l'attenzione maschile. Che le cose siano cambiate, si vede poi a Kanwar dove finisco nel bel mezzo di uno sciopero delle insegnanti affiliate al sindacato comunista Citu. Un lungo corteo di donne vestite di rosse e con falce e martello sulle bandiere sta bloccando la National Highway. Vogliono un aumento della paga, mi dicono. In coro gridano "Zinzabad" (Viva) e qualcosa in kannada, la lingua del Karnataka.
I 50 km di strada fino a Gokarna li faccio in compagnia di ragazzi britannici che stanno facendo una gara di autoriscio’, una cosa che si fa tutti gli anni e che sembra abbia molto successo. Un tuc tuc, variopinto e con diversi slogan, da cui escono i piedi di un ragazzo che dorme nel sedile dietro addirittura mi supera. Va come uno scatenato e di sicuro e’ il primo visto di questa tappa.
A Gokarna, svolto per Om Beach che ritrovo sempre uguale, anzi perfino un po’ piu’ selvaggia, con le sue mucche e i baretti. Unico segno di modernita’, un catamarano. Anche qui dilagano i russi, ma ci sono anche israeliani che fanno i falo’ sulla spiaggia buia e silenziosa per me che arrivo da Palolem. E’ tutto pieno e non rimane che una capanna, veramente degna di questo nome, con un bagno senza acqua corrente. Questa e’ vita da spiaggia.

Konkan-Malabar 2014/ 2 – Gokarna – Maravanthe

 Maravanthe Beach, 11 gennaio 2014

Oggi tappa breve. La passeggiata mattuttina alle spiaggette a sud di Om Beach (Half Moon e Paradise) ha richiesto piu’ tempo. Il sentiero che passa su un fianco della scogliera e’ fantastico per il panorama. Ho scoperto anche che Paradise Beach e’ l’ultima – forse davvero l’ultima - di tutta quella fauna di alternativi, ex hippy, fricchettoni, che si vedevano a Goa prima dell’invasione dei russi. Ho incontrato molti israeliani, francesi e qualche altro europeo che vivevano sulle amache, con i fornellini, e gli zaini appesi agli alberi. Su questa costa ci sono delle sorgenti di acqua dolce e cosi’ si puo’ davvero giocare a fare Robinson Crusoe.
Il viaggio e’ stato poi ritardato dalla mia incapacita’ a legare lo zaino alla moto. Un perso lungo il tragitto una borsa con un paio di sandali, una giaccia e un pareo. Me ne sono accorta 20 km dopo, sono tornata sui miei passi, ho trovato tutto, eccetto un paio di ciabatte di plastica.

Mi sono fermata prima del tramonto a Maravanthe, l’unico tratto dove l’autostrada N17 corre lungo il mare. La sabbia e’ diventata bianca qui.  Il Turtle Beach Resort, un posto carino e ecofriendly, era pieno per via dei ragazzi della corsa in riscio’ che ho di nuovo incrociato. Sono stata, unica cliente, in una guesthouse di un tizio simpatico che ho scopertoha ospitato anche Maria, che lavorava all’ambasciata italiana a New Delhi e suo marito. Il mondo e’ piccolo...

Sono stata invitata a casa di un Re Magio!

Palolem (Goa), 6 gennaio 2014

    Sono stata invitata a pranzo da un re Magio. Esattamente Gaspare, quello che nel presepe ha la pelle bianca ed e’ vestito di rosso. Se non sbaglio e' anche il piu' ricco perche' porta l'oro in dono.
A Chandor, storico villaggio a 15 km da Panjim, ex capitale con il nome di Chandrapura del regno indu’ dei Kadambas nell’XI secolo, l'Epifania si celebra con la processione dei tre reali venuti dall'Oriente. Ci sono solo tre posti nell’ex colonia portoghese dove rimane questa tradizione.
Il re Magio che ho conosciuto , al secolo Marlon d’Costa e' un ragazzino scelto dalla parrocchia secondo criteri di somiglianza alle statuine del presepe. Per la famiglia e' un evento simile a un matrimonio. Si spende una fortuna nel costume, nel cavallo, con tanto di ombrello ricamato per fare ombra e nel ricevimento con parenti e amici.  
La giornata si apre con la processione dei tre Re che arrivano da tre quartieri diversi e confluiscono in chiesa per la Messa solenne che dura circa due ore.  Nel momento clou vanno all’altare a presentare i doni.  La chiesa di Chandor, Nossa Senora de Bele’m (Nostra signora di Betlemme), era strapiena e tutta la cerimonia e’ stata filmata dalle tv locali. La chiesa e’ stata costruita dai portoghesi nel XVII secolo su un tempio indu’ come succedeva all’epoca. 
A due passi c’e’ la casa-museo Menezes Braganza, aristocratici goani decaduti che vivono ancora nel palazzo pieno di gingilli e che chiedono 100 rupie a testa per visitarlo,  ma senza nessuni informazione, peccato perche’ sarebbe bello sapere la storia del posto e dell’importante famiglia che si vede in foto.   
Dopo la funzione si tiene una processione con i tre Re Magi, tutto il clero,  chirichetti e diaconi e poi i fedeli, tutti in fila, in modo molto composto. La giornata e’ presa veramente sul serio e tutti indossano gli abiti piu’ sgargianti.
Il ricevimento a cui sono stata invitata e’ come una festa di matrimonio. Sotto un telone decorato in giardino e’ stato sistemato un trono per Cosma con mega poster dietro. Il povero ragazzino e’ evidentemente stremato,  ma pazientemente i siede a ricevere le “adorazioni” di parenti e amici.  C’e’ anche la torta, a forma di corona reale e il brindisi con lo spumante. Lo zio, che vive a Dubai e che e’ quello che mi ha invitato sembra davvero fiero e scatta foto in continuazione. Io vengo subito assimilata nella famiglia e trattata come un ospite d’onore. A un certo punto spunta anche il parroco che viene a dare la benedizione finale.
Prima di lasciarli alle danze, c’e’ anche un cantante con un repertorio classico, tra cui l’immancabile Guantanamera, vedo Marlon che si leva il lungo mantello di velluto rosso e sgaiattola in cucina ad addentare un panino. Il suo giorno da re e’ quasi finito.   

Come ci si sente a 50 anni?

Palolem (Goa), 5 gennaio 2013


Come ci si sente a 50 anni? Adesso che e’ da poco passata la mezzanotte posso raccontarlo. Ho fatto un esperimento. Passare la festa dei miei 50 anni in compagnia di me stessa facendo quello che mi passava per la testa. L’unica condizione che mi ero posta era di essere al mare. E di fatto sono sono a Palolem, la piu’ bella spiaggia di Goa.
Il bello e’ che di questa lunghissima giornata sopravvivono solo frammenti o dettagli apparentemente  insignificanti. Oggi Scalfari nel suo editoriale su Repubblica ha scritto: “la curiosita’ dei vecchi svanisce o aumenta sensibilmente”.  Per fortuna anche io come lui appartengo alla seconda categoria. Ci sono immagini di questa giornata che si sono impresse per sempre nel mio inconscio.
Come la coroncina di marigold arancioni trovata sulla spiaggia,  quando appena sveglia mi sono messa a fare jogging, e che poi ho messo al collo mentre nuotavo nell’acqua verde smeraldo del mattino. Come un prete dalla tonaca bianca uscito da una chiesetta, che sembrava di marzapane,  in un palmeto che ho attraversato in moto. Particolari insignificanti ma che hanno acceso la mia curiosita’ .  
Sulla sabbia umida a Cola Beach ho scritto con un bastoncino: “Grazie, vi voglio bene” e poi ho scattato una foto un istante prima che arrivasse un'onda. Era per i miei amici di Facebook che mi hanno fatto gli auguri.

Il telefonino che faceva “pling” in continuazione come sottofondo.  Mail e sms. Ho risposto a pochi perche’ ero concentrata sul mio esperimento.  Solo a mio padre che mi ha detto che e’ un compleanno “da nascondere”, mentre  mia madre  mi ha detto che “arriva una volta sola”e che quindi dovevo goderne appieno.
Per tutto il giorno non ho fatto che pensare a cosa avrei dovuto fare in una data cosi’ importante per me. Non mi e’ venuto in mente nulla di particolare, qualcosa che non potevo fare tutti gli altri giorni.  Il pensiero mi ha paralizzato e ho amplificato al massimo i miei sensi per cogliere qualche segnale o qualche sensazione. 
Mi ricordo con estrema lucidita’  una  vongola, l’ultima che mi era sfuggita nel piatto di spaghetti al Magic View sulla spiaggia di Patnem e che ho assaporato ancora di piu’ perche’ pensavo fosse vuota. Uno sconosciuto che mentre tornavo dal ristorante mi ha chiesto: “ Did you enjoy your day?” . E io che gli ho risposto “no lo so”. Mia figlia, che mi ha svegliato alla mezzanotte per essere la prima a farmi gli auguri, stasera mi ha ha chiesto “come stai?”. Le risposto di nuovo “non lo so”. 
Ho sottolineato una frase del libro che sto leggendo, L’Ultimo uomo nella Torre” di Aravind Ariga, “ La notte di una donna anziana e’ cosi’ piccola: la notte di una donna giovane e’ il cielo intero”.
Delle croci bianche al forte di Cabo de Rama al tramonto, che non sono riuscita a vedere, perche’ sono arrivata in ritardo dopo una corsa in moto. Sempre in affanno anche oggi.
Ho ordinato un “Cuba passion” sulla spiaggia. Dei ragazzi hanno sparato dei fuochi di artificio,  sembravano fatti apposta per me.
Mi sono fermata a un paio di presepi prima di rincasare, qualcuno aveva aggiunto i Re Magi. Poi e’ scoccata la mezzanotte e  grazie a Dio la giornata e’finita.  

Sunburn Goa - Addio hippies, arrivano gli yuppies indiani

Panjim (Goa), 30 dicembre 2013

La Goa dei "figli dei fiori" e' definitivamente tramontata e gli yuppies indiani stanno oggi soppiantando i vecchi hippies.  Sto scorrazzando da alcuni giorni sulle spiagge di Nord Goa, paradiso delle droghe e della musica trance.  A parte la dominazione dei turisti russi e degli inglesi (che ancora tengono duro) sono praticamente spariti gli europei.  Gli italiani pure sono scomparsi, a parte qualche vecchio fricchettone ormai fuori contesto.
Il "celebre" Sunburn, mega  festival della musica elettronica che si vanta di essere il piu' grande dell'Asia e che quest'anno si e' tenuto a Vagator, e' diventato un evento  super commerciale e una macchina per far soldi. L'ingresso, ieri ultimo giorno, era sulle 6 mila rupie e per le zone Vip, recinti protetti da gorilla, era anche di piu'.  E poi vanno aggiunte le consumazioni e gli after party.
Sono arrivata alle 20 di sera, tre ore prima della chiusura, quando l'affluenza era al massimo. Ci saranno stati 50 mila ragazzi scatenati, ma neppure troppo per il tipo di musica e per l'ambiente.  Il governo di Goa, diventato molto severo per droghe e altre "volgarita'", ha una politica di tolleranza zero per le droghe.  L'altro ieri hanno beccato uno spacciatore e la notizia ha fatto scandalo...
Non so come erano le  precedenti sei edizioni dei Sunburn festival, ma i "ravers" che ho visto sono giovani ricchi di Mumbai, Delhi e Bangalore che vengono qui per divertirsi, proprio come un italiano va a Rimini o Riccione. Indumenti griffati, macchine potenti e moltissimi con il borsalino in testa, ultima tendenza di moda, e guarda casp simbolo della classse agiata.
Insomma gli indiani si stanno "riappropriando" di Goa, giustamente si puo' dire, ma per farne una Costa Smeralda, lussuosa e esclusiva, certo per una piccolissima minoranza, ma quella che conta.

Addio 2013 - Dai maro' al partito della ramazza che ha spazzato via Sonia Gandhi

Palolem (Goa), 24 dicembre 2013

Non mi posso certo lamentare. Il 2013 e’ stato un anno ricco di notizie per l’India e la regione sud asiatica. E ho avuto la fortuna di poterle raccontare direttamente, nonostante l’ottusita’ a  volte dei colleghi in Italia che continuano a ignorare questa regione e nonostante la crisi del giornalismo tradizionale ormai cancellato dalla velocita’ della Rete.
Ovviamente la vicenda dei maro’ Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in liberta’ provvisoria all’ambasciata d’Italia a New Delhi, ha tenuto banco. Il ritorno dall’hotel-prigione di Fort Kochi dopo la sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio e’ stato salutato come una vittoria. Con il senno di poi, si potrebbe dire che sono caduti dalla padella alla brace. Sono ancora in attesa di processo e come se non bastasse indagati da una polizia anti terrorismo National Invesigation Agency (Nia) che puo’ applicare soltanto leggi anti terrorismo che prevedono la pena di morte. Come l’India - che ha garantito che non sara’ applicata la forca - ne uscira’ da questo impasse, e’ tuttoggi un mistero.
I maro’ hanno causato anche uno dei piu’ gravi incidenti diplomatici che l’India abbia mai avuto con un Paese europeo quando l’ex ministro Giulio Terzi ha deciso di non rispedirli indietro dopo la licenza elettorale a febbraio. Sono stati giorni tesissimi per tutti noi italiani in India. Le ritorsioni sarebbero state molto pesanti. E per questo il governo ha capitolato con un effetto che e’ stato forse peggiore di quello di non mantenere fede alla promessa fatta alla Corte Suprema sul ritorno entro il 22 marzo. Adesso, detto in parole povere, New Delhi “ci tiene per le palle”.
Il 2013 e’ stato l’anno delle donne indiane e della battaglia per i loro diritti. Tutto e’ iniziato dalla orribile storia di Jyoti Singh Pandey, soprannominata “Nirbhaya”,  stuprata il 16 dicembre 2012 su un autobus e morta nove giorni dopo. Per settimane i giornali non hanno parlato d’altro e per il perverso effetto mediatico, ogni violenza e’ diventata una notizia da prima pagina, mentre prima non meritava manco un paio di righe.  Cosi’ l’India si e’ accorta di essere un Paese da incubo per le donne, il turismo femminile e’  crollato e il governo ha risposto con una legge forcaiola. Nove mesi dopo gli stupratori di Jyoti sono stati condannati al patibolo, soltanto uno ha scampato l’impiccagione perche’ era minorenne all’epoca del fatto.   Temo che le orripilanti descrizioni delle torture con una sbarra di ferro e dello sfondamento dell’intestino abbiano scatenato un effetto imitazione per i giovani indiani  che dopo anni di repressione hanno scoperto la pornografia grazie agli smartphone e al broadband. A marzo una donna svizzera, che faceva campeggio con il marito, e’  stata violentata da un branco di giovani in Madhya Pradesh.  Forse la pensava come me, che l’India e’  uno dei posto piu’ sicuri del mondo. Purtroppo anche io ho dovuto cambiare idea quest’anno dopo un paio di esperienze negative durante i miei viaggi in cui sono stata molestata o oggetto di sguardi luridi anche da parte di ragazzini. Per queste cose, la forca non serve, basta chiudere i siti porno.
Per la prima volta mi sono immersa nel mondo degli scrittori, al famoso festival della Letteratura di Jaipur, un happening mondiale, colorato e caleidoscopio di idee alternative che ogni anno si organizza nella citta' rosa del Rajasthan.  Ho intervistato Ben Jelloun sulla primavera araba e disquisito dei mercanti veneziani con l’ex giornalista Andrea Di Robilant.
Il Khumb Mela,  il mega raduno religioso di Allahabad, e’ stato di sicuro uno degli avvenimenti piu’ emozionanti a cui ho assistito nei mie oltre dieci anni di India. Il bagno, nel chiarore dell’alba,  dei “naga sadhu”, i santoni coperti di cenere e di ghirlande arancioni, e’ di sicuro la mia “foto dell’anno”.  Ha riscattato la fatica di sgomitare tra milioni di persone invasate.
Poi c’e’ stato il Bangladesh e le fabbriche tessili degli “orrori”. Il 24 aprile il Rana Plaza, un palazzo di nuova costruzione alla  periferia di Dacca, si e’ accasciato su se stesso uccidendo oltre mille operai . Una tragedia causata dall'uomo immane, seconda solo a quella della fabbrica di pesticidi di Bhopal. Non penso che da allora sia cambiato qualcosa in termini di controlli e messa in sicurezza degli edifici.  Ma la sciagura ha fatto scoprire al mondo intero che un operaio bengalese prende circa 30 euro al mese per cucire le nostre magliette. Per un po’ i media si sono vergognati, ma poi la notizia e’ finita in secondo piano. E l’industria tessile del Bangladesh continua a esportare piu’ che mai, soprattutto ora che c’e’ crisi e le aziende cercano piu’ profitti.
Sono stata a Dacca una ventina di giorni e oltre al  tessile mi sono occupata delle concerie di Hazaribag   E’ stato di sicuro il soggetto che mi ha piu’ appassionato perche’ non penso di aver mai visto delle condizioni di lavoro piu’ disumane in  un ambiente piu’ malsano per i lavoratori e anche per chi abita questo quartiere nella vecchia Dacca. Ho scattato decine di foto, ho scoperto che meta’ delle concerie-lager producono per le firme italiane (ovviamente non c’e’ l’etichetta, perche’ qui comprano solo la pelle) e ho parlato con i bambini che ci lavorano. A parte la Radio Svizzera, sempre attenta ai grandi temi internazionali, il Bangladesh e i suoi orrori non  hanno sollevato la minima attenzione e cosi’ nessuno ha pubblicato i miei reportage. Forse, perche' non si puo’ dire da dove arriva la pelle delle famose borse e scarpe Made in Italy.
Anche nel vicino Pakistan e’ stato un anno di grandi avvenimenti. In primavera e’ tornato l’ex generale Pervez Musharraf e quasi subito si e' reso conto di aver fatto un errore clamoroso perche’ poco dopo e’ stato messo agli arresti domiciliari. Le elezioni dell'11 maggio hanno visto l’uscita di scena del partito dei  Bhutto e il ritorno del conservatore e industriale Nawaz Sharif, considerato un amico degli islamici e quindi un potenziale partner per gli accordi di pace, sia a ovest che a est con l’India. Peccato che a novembre quando il governo ha iniziato  il dialogo, un drone della Cia ha ucciso il leader del Ttp, Hakimullah Mehsud, uno dei “guerrieri” dei Waziristan. E cosi’ siamo di nuovo da capo, non  si capisce ora chi comanda e soprattutto non e’ piu’ chiaro da che parte stanno i “talebani cattivi”.  E – cosa piu’ importante – non si capisce piu’ da che parte sta l’esercito, che alla fin dei conti, e’ il vero “decision maker” delle sofferte vicende pachistane.    

Anche in India sembra che stia  per uscire di scena un altro partito-famiglia, quello dei Gandhi. L’italo italiana Sonia, che di nuovo durante l’estate e’  stata ricoverata per la sua “misteriosa”malattia, sembra definitivamente sul viale del tramonto insieme al suo premier economista, l'anziano Manmohan Singh. Nel nord dell’India spira forte il vento del cambiamento cavalcato da Narendra Modi, il falco della destra tanto amato dagli industriali.  Le ultime elezioni a New Delhi hanno visto la nascita di un terzo incomodo, il partito del “jharu” ( la ramazza di paglia) guidato da  Arvind Kejriwal. E’ espressione di quel fenomeno mondiale dell’antipolitica che sta facendo piazza pulita delle vecchie classi dirigenti. Vedremo se nelle elezioni politiche di maggio il “grillo” indiano ce la fara’ a rompere il tradizionale bipolarismo.  
Ma sul Congresso, bisogna stare attenti a fare previsioni. L’elettorato dell’India profonda, quella che nessun sondaggio riesce a intercettare, potrebbe dare fiducia a Rahul Gandhi che la stampa indiana considera un immaturo senza carisma.  Ma lui e’ pur sempre un Gandhi e nel 2004, all’apice del successo economico stile Bjp, proprio questo magico nome riusci’ a riportare al potere la storica dinastia di Jawaharlal Nehru salvata da una veneta chiamata Antonia Maino.