Quando il 'boss' prepara la cena. ll nuovo spot pseudofemminista di Airtel

New Delhi, 28 luglio 2014

Una donna manager, impeccabile nel suo sari, ha convocato due dipendenti nel suo mega ufficio per un lavoro che deve essere fatto in tempi brevissimi.  Uno di loro protesta, ma lei con voce dolce ma inflessibile, dice che non si può rimandare e che devono iniziare subito. Poi li congeda, ma si vede che ha dei sensi di colpa nei confronti di uno in particolare.
Alla fine della giornata, si affaccia nell'ufficio del dipendente che è chino sul computer e lo saluta. Poi esce dall'ufficio e sale in auto.
Arrivata a casa, si mette comoda con un paio di bermuda di jeans e una maglietta, e apre il frigo per preparare la cena.
L'impiegato, sempre inchiodato al suo lavoro, riceve una telefonata. Sul cellulare c'è scritto "WIFE".  Dice seccamente che ha molto lavoro da fare e che ritarderà. Poi riceve  una videochiamata sempre da 'WIFE'. E' a quel punto che si scopre che la sua 'boss' è anche sua moglie. Lei le mostra delle pietanze appena cucinate e gli dice con voce sexy di venire a casa che si raffreddano.  Lui sorride ed è tutto contento. Fine dello spot.

Questa è l'ultima pubblicità televisiva di Airtel (vedi qui). L'idea era carina perchè per la prima volta il boss è donna, però poi tutto il femminismo evapora sui vapori delle pietanze appena cotte.
Come dire, le donne fanno i manager, ma poi alla fine devono preparare la cenetta per i mariti e, per di più, si sentono anche in colpa. Non sembra così? A meno che - visto che lui è un gran pezzo d'uomo - lei in realtà non pensasse a qualcos'altro oltre alla cena....     

Silenzio, si governa. La comunicazione nell'era Modi

New Delhi, 22 luglio 2014

Il neo governo di Narendra Modi sta veramente riscrivendo le regole, anche per quanto riguarda la comunicazione. Appena salito al potere ha subito emanato una circolare a tutti i funzionari vietando qualsiasi rapporto con la stampa.  Me ne sono accorta un giorno quando sono andata al ministero del Turismo, dove di sicuro non ci sono segreti da coprire, per chiedere una dichiarazione su cosa l'India intende fare per incrementare l'arrivo di visitatori stranieri. Una cosa innocente. Mi hanno fatto grandi salamelecchi, offerto chai e salatini, ma niente, tutti con le bocche cucite.
Nel suo viaggio in Brasile, per il vertice Brics, Modi si è preso sull'aereo soltanto i giornalisti della tv governativa Doordashan, rompendo la prassi del precedente premier Singh, che dava conferenze stampe (le uniche) nei lunghi viaggi in giro per il mondo. 
E quando era in Brasile, Modi  non ha detto mezza parola a di fuori degli incontri diplomatici, neppure con la comunità indiana. Ovvio che c'è una certa reticenza a comunicare con i media, molto probabilmente per paura di fare qualche passo falso che possa compromettere l' immagine di "uomo capace" che si è sapientemente creato durante la campagna elettorale. Dopo mesi di sovraesposizione mediatica è calato il silenzio assoluto. 
Queste considerazioni non sono solo mie, ma sono di molti miei colleghi indiani (vedi questo editoriale) che si sentono esclusi, soprattutto quelli che erano "imbeccati" dalle solite "fonti", e mi riferisco soprattutto alle notizie sulla vicenda dei marò... 

Tutto il mondo è Paese, Reliance si compra la 'Cnn indiana'

New Delhi, 18 luglio 2014 

Mi accorgo solo ora che Reliance, il mega colosso industriale indiano, si è comprato il principale network televisivo indiano Ibn18, di cui fa parte anche Cnn-Ibn, la 'Cnn indiana', il più seguito tra i canali di informazione e, a mio modesto parere, anche il più credibile.
La notizia è di giugno, ma è passata completamente inosservata sui media italiani, interessati solo a storie di stupri o di sesso.  La cosa è preoccupante, primo perché è il 'classico' tentativo di controllare l’informazione da parte dei poteri forti, secondo perché in India, secondo me, c’è sempre stata una stampa abbastanza libera e senza museruola. Si pensi al settimanale Tehelka o alla stessa Cnn-Ibn che con i suoi coverage su temi sociali, come quello della corruzione, hanno sovente galvanizzato l’opinione pubblica e costretto le autorità a intervenire.
Il network, che ha una costellazione di 13 canali di informazione (tra cui la tv business CNBC), 13 canali di intrattenimento e 18 website, è stato comprato da Mukesh Ambani, erede insieme al fratello minore Anil dell’impero Reliance.  Il conglomerato  ha enormi interessi nella petrolchimica e estrazione del gas, telefonia, retail, ma finora nulla nel settore dei media.
Il settimanale Outlook ci ha dedicato una copertina e ha spiegato i retroscena. Pare che il network era da anni pesantemente indebitato e aveva chiesto dei finanziamenti a Reliance che quindi aveva già un piede dentro.
Ma qualcuno ha fatto notare la coicindenza della tempistica. L'affare è stato concluo appena è salita al potere del leader della destra Narendra Modi, che come si sa è appoggiato dagli industriali.
Che succede adesso? Beh, per esempio sarà difficile per Cnn-Ibn dare spazio al partito dell’Uomo comune di Arvind Kejriwal (tra l’altro sconfitto pesantemente alle elezioni) che aveva lanciato attacchi durissimi contro Mukesh Ambani, tanto che la stessa tv si era beccata anche una denuncia per diffamazione.
L’effetto immediato sono state le dimissioni agli inizi di luglio del suo fondatore, Rajdeep Sardesai, uno dei più bravi e onesti giornalisti televisivi indiani e della moglie Sagarika Ghose . “Editorial independence and integrity have been articles of faith in 26 years in journalism and maybe I am too old now to change!” ha scritto nella sua lettera di addio (qui integrale).
Arrivando da un Paese dove e’ normale che Ii media siano controllati dai gruppi industriali, lo capisco 

Governo Modi, finita la pacchia nei ministeri. Briefing con la stampa anche alla domenica

New Delhi, 7 luglio 2014

Da quando c'e' il nuovo governo Modi, nei sonnacchiosi ministeri di Delhi e' scattato l'allarme. Basta assenteisti, ritardi, cataste di faldoni nei corridoi in balia delle scimmie. Non dimentichiamo che il leader del Bjp arriva dal Gujarat, lo stato 'calvinista' dove ci sono solo i soldi e il lavoro che contano. E che ha puntato la sua vittoria sull'immagine di grande sgobbone dopo l'inerzia del precedente governo del Congresso.
La rivoluzione e' arrivata anche al ministero degli Esteri, che era gia' quello piu' efficiente perche' più esposto a un confronto con 'standard' internazionali.
Il portavoce Syed Akbaruddin, che prima organizzava briefing settimanali, adesso convoca la stampa quasi tutti i giorni, compresa la domenica. Oggi per esempio c'era un briefing sul summit BRICS, a cui non sono andata. Comunque le conferenze stampa sono disponibili dopo alcune ore su Youtube. Se non ho quindi delle domande specifiche, sui maroà per esempio, mi sembra una perdita di tempo. Anche se e' sempre piacevole scambiare delle battire con i colleghi intorno a una tazza di te' e del jalebi. La mensa del nuovo centro stampa di Janpath e' particolarmente gustosa.
Si dice che Modi in persona abbia anche messo in riga il proprio ufficio, che con Manmhan Singh era di sicuro abituati alla sua flemma e pacatezza. Non sono solo io che ho notato la rivoluzione, Il Guardian ci ha dedicato anche un lungo pezzo. (   http://www.theguardian.com/world/2014/jul/03/india-pm-modi-sweeping-changes-government-offices-cleanup)
Sempre in linea con il suo "governo del fare" (che ricorda tanto quello nostrano anche se di altro colore) Modi ha poi obbligato i ministri a usare i social media e ha invitato i funzionari a suggerire delle idee per migliorare la pubblica amministrazioni mettendo le proposte in Idea Boxes piazzati nei corridoi (vedi qui)


Aspettando il monsone

New Dehi, 3 luglio 2014

L’arrivo del monsone è uno dei tanti misteri dell’India. Da quando sono qui, i meteorologi non hanno mai azzeccato una previsione. E pensare che non è un temporaletto estivo o una perturbazione atlantica che passa e se ne va. E’ un potentissimo sistema di aria che arriva da sud-est, si schianta contro l’Himalaya e ti fa dimenticare il colore del cielo per tre mesi. Mi è capitato di ‘vederlo’ arrivare sui ghat a Varanasi, sembrava il giorno del Giudizio, una cappa violacea che ti schiaccia i polmoni. Senti il peso, senti l’odore e anche la tensione, prima che si sfoghi. C’e’ uno splendido libro che lo racconta, Chasing the monsoon di Alexander Frater.
Benares - Arrivo del monsone sui ghat delle cremazioni
Non pensavo di essere ossessionata anche io dal monsone, come milioni di indiani che da metà giugno cominciano a essere impazienti e leggono avidamente ogni notizia sulla meteo. Anche perché la calura premonsonica è insopportabile, è il peggior periodo dell'anno. Il cielo si annuvola sempre più, il sole imprigionato dietro le nubi è sempre più rovente, non c’è più un alito di vento o se c’è non porta altro che polvere e sabbia.

La scorsa settimana, il Paese sembrava in preda a una crisi di nervi perchè i meteorologi avevano annunciato un ritardo del monsone di una settimana. L’appuntamento del 29 giugno con Delhi è saltato, forse se ne parla dopo il 7 luglio, dicevano. Panico. Il neo premier Narendra Modi ha convocato il consiglio dei ministri per una riunione di urgenza.
Poi ieri, colpo di scena, improvvisamente l'ufficio meteo ha detto che sarebbe arrivato l'indomani. Giovedì, cioé oggi.
In effetti la temperatura si e’ abbassata da ieri sera, è tutto coperto e c'è stata anche qualche pioggia “premonsonica”.La differenza tra monsone e pre monsone è una finezza che pochi colgono,ma l’esasperazione è così forte che nessuno ci ha mai fatto caso.
Nel pomeriggio, altro colpo di scena. Vedo una Breaking News su CNN-IBN, la Cnn indiana, che annuncia "monsone arrivato a Delhi” con tanto di strade allagate e bambini che si sguazzano nelle pozzanghere.
Stavo scrivendo dell’offensiva del Pakistan contro i talebani, ma mi sono precipitata fuori. Tutto grigio come al solito, ma niente pioggia, anzi perfino un po’ di sole che faceva capolino...

Marò/La mia intervista alla web-tv la Maddalena

New Delhi, 30 giugno 2014

Durante la mia permanenza a Caprera per un corso di vela, sono stata intervistata dalla web tv la Maddalena a proposito dei marò. E' stato un incontro interessante e anche divertente, soprattutto per la mia maglietta con la scritta "marinaio"!

Ecco il video:
 http://www.lamaddalenatv.it/2014/06/29/esclusiva-pescatori-o-pirati-la-storia-dei-due-maro-italiani-in-india-ricostruita-da-una-inviata-dellansa/


I primi cento giorni di Modi



New Delhi, 27 giugno 2014

Sono tornata a Delhi dopo un mese e pensavo di trovare qualche segno tangibile del nuovo governo del leader della destra Narendra Modi. Che ne so, un via vai di Ambassador davanti alla sua residenza, convegni sul pensiero filosofico induista o cartelli in hindi al posto dell’inglese. Invece la città sembra ferma nell’attesa di un qualcosa come il giorno dopo il trionfo del Bjp.
A parte il gran caldo, che ha toccato livelli record in questo giugno disertato dal monsone, sembra che Modi abbia già il fiatone a soli 30 giorni dal suo insediamento.
Lo ha ammesso lui stesso nella sua pagina che “non ha avuto la fortuna di una luna di miele”, ammettendo implicitamente che governare l’India non è come governare il Gujarat. Lo sforzo propagandistico c’è sempre come si vede in questo video in cui celebra il suo primo mese di potere (http://www.youtube.com/watch?v=0wWQ7OTj0rw)
Dopo una partenza con il botto, con tutti i leader dei paesi sud asiatici presenti al suo giuramento, è evidente che qualcosa comincia a scricchiolare. Il settimanale The Week ricorda quali dovrebbero essere le priorità e nell’elenco ci sono anche i marò. (vedi qui)
Anche le divinità remano contro. Sembra che il monsone, essenziale per quel 60 per cento di indiani che coltivano la terra, arriverà in ritardo, forse la seconda settimana di luglio.
Dopo tanti anni di piogge abbondanti che hanno regalato qualche punticino in più al Pil compensando la debacle economica del Congresso, la sfortuna ora si abbatte sulla coalizione del Bjp che ha vinto con la promessa di contenere l’inflazione e ridurre i prezzi dei generi alimentari. Vedremo.

Elezioni 2014/ Amethi, la diroccata roccaforte di Rahul Gandhi

Amethi, 7 maggio 2014
Per una sorta di par condicio, dopo aver visto il regno di Modi, sono venuta in uno dei feudi elettorali dei Gandhi, il collegio di Amethi, dove e’ candidato il giovane Rahul, il figlio di Rajiv, nipote di Indira e pronipote di Jawaharlal Nehru. Se ci metti che da qui e’ passato anche lo zio Sanjay, morto in un incidente di aereo proprio quando stava per ereditare lo storico partito e anche sua moglie Maneka (per il Bjp), si capisce l’importanza di questo posto sperduto nelle campagna tra Lucknow e Varanasi.
Amethi e’ un paesone agricolo con una miriade di ‘frazioni’, ha una unica grande industria, la Hindustan Aeronautics Limited (Hal) e un policlinico ‘modello’, il Sanjay Gandhi Hospital in Mushiganj, costruito dalla famiglia Gandhi con annesso una ‘guest house’ dove gli stessi Gandhi pernottano quando vengono in visita qui.
Ci sono soli due posti dove dormire, entrambi di scarsa qualita’. Io sono stata al Sai Dham Hotel, che e’ quello meno caro e che e’gestito da un fan di Rajiv Gandhi. Ci sono delle foto di lui e di una Sonia giovanissima dietro il banco della reception.
Onestamente mi aspettavo di trovare un po’ di differenza...che ne so, un po’ piu’ di pulizia in strada, una pittata ai muri e qualche buca in meno. Un po’ piu’ di illuminazione in strada. Almeno prima delle elezioni. Invece no, e allora capisco quelli che mi hanno detto che stavolta Rahul non lo votano.
Il “principino”, come lo chiama ironicamente Narendra Modi, ha passato la giornata del voto saltando di seggio in seggio come un grillo. Una pratica che ha sollevato anche qualche perplessita’ dal puntodi vista del codice di condotta che vieta la campagna elettorale nelle 48 ore precedenti la chiusura delle urne. 
 In una di queste visite, in mezzo alla campagna, l’ho inseguito e sono riuscita anche a parlargli, come si vede da questa curiosa foto che ha scattato un collega.
Come si vede qui di fianco, lo avevo appena salutato con un “ciao, come va?”, che lo ha probabilmente sorpreso e sicuramente divertito. L'ultima cosa che si aspettava in quel posto e' una voce italiana. “Quite busy today...” mi ha riposto con ironia. E poi e’ salito in auto, tra un codazzo di guardie del corpo ed elettori che cercavano favori dell’ultimo momento.     

Elezioni 2014/ Gujarat, lo "stato modello" di Narendra Modi. Ma dov'e?

Ahmedabad, 27 aprile 2014
   Sono arrivata stamane ad Ahmedabad, la principale citta’ del Gujarat, lo stato ‘modello’ di Narendra Modi, il leader della destra che tutti danno per favorito, ma che molti paragonano addirittura a Hitler. Il politico del Bjp guida lo stato dal 2001 e secondo lui ne ha fatto un miracolo per lo sviluppo economico e per efficienza.
  Sara’, ma basta sbarcare alla stazione per accorgersi che il Gujarat non e’ ne piu’ ne meno che come gli altri posti del nord dell’India, dove e’ un miracolo che i palazzi stiano su’, che non scoppino epidemie di colera e che nessuno muoia di fame o di stenti.

  Gia’ sono state altre volte nella tana di NaMo e onestamente non vedo che cosa possa replicare nel resto dell’India. Il centro storico (patrimonio Unesco), bellissimo e suggestivo, con i suoi rioni (“pol”), i minareti, i templi giainisti, le torrette per i piccioni. Le haveli di legno intarsiato sono decadenti,  i negozi hanno coperto le colonne e capitelli. Perfino lo storico edificio della Borsa, in Manek Chowk, che in teoria dovrebbe essere un simbolo degli industriali che sostengono apertamemte i Modi, ormai cade a pezzi.
   Ironia vuole che a un certo punto nel traffico impazzito, con decibel da paura, e’ comparso anche un elefante che trasportava un fascio di rami e foglie.
    Tutto regolare insomma. Ahmedabad e’ esattamente come qualsiasi altra metropoli del nord dell’India.
In Gujarat si vota mercoledi’ 30 aprile. Le elezioni si tengono in una sola giornata in tutti i 26 collegi. Ma non si sente molto il clima elettorale, Davanti al mio hotel, Balwas’, a Lal Darwaza (Porta Rossa), nel centro storico, c’e’ un ufficio dell’Aam Ami Party (Aap), il partito dell’Uomo della Strada, che ha avuto uno straordinario successo a New Delhi a dicembre e che raccoglie i voti di coloro che non hanno piu’ fiducia nei partiti. I giovani sono per lui, ma non solo. Nel bazar, che e' mussulmano, ho trovato un anziano venditore di cipolle con la bustina bianca in testa con il disegno di una ramazza e l'immagine di Arvind Kejriwal.

   “Per la prima volta la gente ha una alternativa” dice un il candidato dell'AAP, un ex poliziotto. Il centro storico e’ mussulmano, e’ ancora la citta’ del fondatore Ahmed Shah, di sei secoli fa. Qui sono tutti per il Congresso, di Modi non si fidano.
   “Nelle sue parole non c’e’ nulla contro i mussulmani – dice Nazir, un impiegato comunale incontrato per caso a Jama Majdid, la grande moschea con le sue decine di colonne scolpite – ma il suo cuore non e’ sincero”. Nazir e’ uno dei mussulmani che nel 2002 e’ sopravvissuto al pogrom degli indu’ furiosi dopo il rogo di un treno che tornava dalla citta’ sacra di Ayodhya. La sua casa e’ stata data alle fiamme, ha perso tutto, ma ha salvato la pelle. Ora nel suo quartiere vivono degli indu’ e lui e gli altri mussulmani sono stati sistemati da un’altra parte. Ha ricevuto un indennizzo,ma che e’ molto inferiore al valore della proprieta’.
   Mi accompagna a visitare la moschea e mi racconta dei fasti della citta’ ai tempi di Ahmad Shah. Quando l’ho incontrato, non era l’ora della preghiera. Era seduto nel porticato, al riparo dalla calura, a godersi la domenica e forse a sognare con nostalgia i tempi antichi.

   Nel tardo pomeriggio,invece, mi trasferisco nella “nuova” Ahmedabad, oltre il fiume Sabarmati, dove al posto degli slum c’e’ ora un lungo fiume per passeggiare. Almeno qualcosa e’ cambiato .
 Ho saputo che baba Ramdev, lo yogi affiliato con il Bjp, diventato famoso per la sua battaglia contro i conti dei politici in Svizzera e i suoi commenti anti gay. Per via di alcune dichiarazioni offensive sui “dalit” (gli "intoccabili"), il guru e’sulle prime pagine in questi giorni.

PS Il Gujarat va al voto mercoledi' 30aprile nell'ottava giornata delle legislative.

Kanyakumari, dove l'India si ferma (e anche il tempo)

Kanyakumari, 20 marzo 2014

Ti prende un po’ di malinconia ad arrivare a Kanyakumari, l’estremita’ meridionale dell’India, dove si incontrano la Baia del Bengala e il mar Arabico. Dove si puo’ vedere l’alba e il tramonto sullo stesso mare nello stesso giorno.
Non sara’ capo Horn o il capo di Buona Speranza, ma c’e’ un’atmosfera speciale in questo posto dove la “finisce” il subcontinente indiano, “the end of India”come dicono . La luce e’ quasi fosforescente, i colori sembrano artificiali e i profumi sono quelli dell’oceano aperto. E’ come se la terra a un certo punto si arrendesse completamente nelle braccia del mare.
La calma di Kanyakumari e’ surreale. Se non ci fossero le orde di turisti indiani che vanno alla rocca del filosofo Vivekananda e del “colosso” Thiruvalluvar, non scorrerebbe il tempo tra le casette colorate del borgo e i pescatori che giocano a carte sotto tettoie di giunco. 


Sono stata qui una decina di anni fa, ma non e’ cambiato nulla, a parte qualche nuovo albergo, troppo alto e troppo moderno, per essere in sintonia con il luog. Sono stata in una guesthouse vecchio stile, Saravana, raccomandata dalla Lonely Planet, di fianco all’ingresso del tempio. Dal balcone si vedeva la rocca e il tempio.
Ma sono andata ad ammirare il tramonto su un osservatorio circolare, il Sunset point, che e’ uno dei simboli di Kanyakumari. Ho anche visitato l’enorme chiesa gotica, il santuario di Our Lady of Ransom, decisamente sproporzionata rispetto all’ambiente circostante. Ma e’ qui In Kerala e’ abbstanza frequente vedere enormi chiese in poverissimi villaggi. Da secoli la Chiesa ha mostrato cosi’ il suo potere.

Maro'- Il mio incontro con la famiglia del pescatore Jelastine Valentine

Kollam, 13 marzo 2014
   Era da tempo che volevo incontrare in carne e ossa le famiglie che sono state colpite dall’incidente della Enrica Lexie. Da oltre due anni mi occupo dei maro’ e delle loro vicende giudiziarie, ma so pochissimo dei due pescatori uccisi, Jelastine Valentine e Ajesh Pinki.
Sono partita da Jelastine perche’ abitava in periferia di Kollam e, arrivando io da Kochi, e’ stato il primo posto in cui sono arrivata. Ho incontrato la vedova, Dora, e il maggiore dei due figli, Derrick che parla inglese e che mi ha fatto da interprete.

   La famiglia vive in una casetta di proprieta’, che si chiama “Derrick Villa” nel sobborgo di Moothakara, di fronte al mare. Questa tratto della costa del Malabar, e’ noto fin dai Fenici come centro di commercio di spezie, pepe, legno prezioso e olio. Di recente a Tangasseri, l’antico porto di Kollam, che sorge di fianco, hanno trovato delle antiche monete cinesi.
    La casa e’ molto trascurata e ingombra di cianfrusaglie. C’e’ una piccola veranda e poi si entra in una stanza dove ci sono quattro sedie di plastica e un tavolo. In una parete in alto c’e’ la foto di Jelatine con dei fiori e una candela. Sui muri ci sono graffiti, in uno c’e’scritto in rosso Jeen, il nome dell’altro figlio piu’ piccolo di 12 anni.
   Avevo parlato con Dora al mattino quando ero andata al cimitero della chiesa di Moothakara dove e’ sepolto il marito. Mi aveva detto di venire alle 17 quando usciva dal lavoro. Da poco infatti ha trovato un impiego pubblico e guadagna circa 10 mila rupie che le permettono di vivere, pagare la retta scolastica di un figlio e le spese. Non abbiamo parlato di cosa ha fatto dei soldi ricevuti dall’Italia, 10 milioni di rupie (all’epoca 150 mila euro, ora un po’ di meno,circa 130 mila). Padre Rajesh Martin, che e’ un cugino e direttore di un istituto di ingegneria di Kollam, mi ha detto che sono in banca e che servono per l’istruzione dei figli. Lui e’ stato il mediatore quando il governo italiano, pochi mesi dopo, aveva deciso di optare per un compromesso con le famiglie presso l’Alta Corte del Kerala. Una mossa che si e’ rivelata completamente controproducente perche’ e’ stata vista come un tentativo di “pagare” per il sangue versato, “blood money” come si dice qui. In cambio le famiglie hanno ritirato le loro denunce e rinunciato a cause future. Cosa che e’ legale e prevista dal sistema giudiziario indiano, ma che ha destato molte polemiche.
   Dora si e’ lamentata per il suo scarso stipendio, ma tutto sommato la famiglia tira avanti,anche grazie al supporto della Chiesa. “Il nostro e’ stato un approccio pragmatico – mi ha detto padre Martin quando sono andata a trovarlo in ufficio – perche’ si trattava innanzitutto di garantire la loro sopravvivenza e anche un futuro ai figli”.
    Derrick, che ha 20 anni, sembra davvero un bravo ragazzo. Da due anni studia da ingegnere nella scuola di padre Martin, il politecnico Bishop Jerome Institute- School of Engineering and Technology (BJISET), sorto appena quattro anni fa. Spero che realizzi i suoi sogni di lavorare “in un paese europeo” come mi ha detto.
   Ora e’ lui il capofamiglia e lo si e’visto anche come ha reagito con la polizia che e’ piombata in casa appena ha saputo che ero li’ per intervistarli. Hanno controllato tutti i miei documenti, compresi quelli della mia con la scusa che ci sono problemi di sicurezza nell’area costiera. Ma e’ evidente che la famiglia e’ sotto sorveglianza. Forse tanta attenzione suscita gelosie. Il fatto che abbiano accettato i soldi degli italiani e ritirato le denunce ha irritato molti, probabilmente anche il governo keralese che ancora oggi si dimostra molto duro e determinato nell’ottenere giustizia. E’che non ha mai digerito che la Corte Suprema gli abbia levato la giurisdizione sul caso perche’ avvenuto fuori dalle acque territoriali.
   Dora non ha risposto a nessuna domanda su cosa pensa dell’incidente. “Non voglio parlare” ha detto semplicemente. Le ho detto che i due maro’ sono ancora a New Delhi e che il processo non e’ ancora iniziato. Sembrava sorpresa, ma non si e’ espressa nemmeno in questo caso. Ho chiesto quando era l’ultima volta che avevano visto Jelastine. “”Appa” (papa’) era partito sette giorni prima, era uscito di casa alle cinque del mattino, come faceva sempre”. Vi eravate sentiti per telefono? “No, quando sono fuori a pescare, non c’e’ segnale”. Quando avete saputo dell’incidente? “alle 7.30 di sera ha chiamato la polizia e ce l’ha detto”.
   Jelastine era l’ultimo di otto fratelli, originari del Tamil Nadu, e non aveva piu’ i genitori. In casa si parla tamil che e’ simile al malayalam. Il padre di Dora invece abita vicino ed e’ presente all’intervista. Arrivano anche altri parenti, un impiegato di banca e poi i vicini di casa incuriositi dall’ospite straniero.
   Ho portato un famoso libro di Cheetan Bhagat per Derrick (che pero’ lo aveva gia’ letto), un dolcetto e un barattolo di Nutella per Dora.
    Ho poi spiegato che negli ultimi due anni ho passato molto tempo a occuparmi dell’incidente e che in Italia si parla spesso di Jalestine e di Ajeesh. Ma dal loro silenzio capisco che non hanno perdonato e non ho insistito oltre.
   L’incursione della polizia ha poi creato molta tensione e si vedeva chiaramente che gli agenti, e anche un tizio che e’ lo “spione” del quartiere, sono ostili alla famiglia. Spero solo che la mia visita non abbia creato ulteriori problemi.

Slow Travelling/ Da New Delhi a Kochi e l'elogio della lentezza

Kochi 8 marzo 2014

Sono partita da New Delhi la notte del 24 febbraio e, “lentamente, molto lentamente” sono arrivata oggi a Kochi a riprendere la moto e con essa il mio viaggio lungo la Malabar Coast.
La citazione e’ dall’ultima favola di Luis Sepulveda “Storia di una lumaca che scopri’ l’importanza della lentezza” e che mi ha fatto compagnia durante le ore in treno.
La lumachina di Sepulveda che viaggia alla ricerca di se stessa e’ veramente coraggiosa perche’ lascia la sicurezza del Paese del Dente di Leone e non ha paura di essere “diversa” dai suoi simili. E alla fine, con l’aiuto di altri esseri viventi lenti come lei, non solo trova il suo nome, Ribelle, ma anche salva la vita le compagne lumache. Un elogio della lentezza, della solidarieta’ e della liberta’ di pensiero...
Cosi’ dopo essere arrivata con un Volvo bus (troppo veloce) a Jaipur, e fatto pausa dal mio amico Calogero, ho preso un treno per Mumbai che in piena notte si e’ imbattuto in un temporalone che lo ha rallentato ulterirmente. Sono arrivata verso le nove a Mumbai central e ho trascorso una lentissima giornata a passeggiare con l’audio guida al bel museo del Princes of Wales (che si chiama ora Chhatrapati Shivaji Maharaj Vastu Sangrahalaya) e poi al Gate of India per finire con la birra al Leopold dove ci sono ancora i segni dei proiettili dell’attacco terroristico del novembre 2009. La memoria e’ lenta a svanire.
Alla mezzanotte sono salita su un altro treno notturno per Goa, pieno di chiassosi vacanzieri, che mi ha depositato a Margao di buon mattino. Nell’ex colonia portoghese, mi sono fermata per il Carnevale e per immergermi di nuovo nel caldo abbraccio del mare Arabico, in quel paradiso di spiaggia che e’ Palolem ora che non ci sono molti turisti. 

 Con un altro treno notturno, a passo d’uomo quasi, sono scesa lungo la costa del Malabar, tra decine di chai e banane fritte. Ogni tanto, quando il treno si fermava in una stazione, scendevo per sgranchirmi  le gambe o bere un po' d’acqua fresca. A meta’ mattinata, il treno sembrava  un bazar, con ambulanti che vendevano orecchini, braccialetti, persino dei semi di piante di pomodoro.

Sono arrivata alla Ernakulam Junction felice come una Pasqua, ho preso il ferry per Fort Cochi, poi a piedi fino al Padakkal Hotel...e lei era li’ in un angolo ad aspettarmi un po’ impolverata. La mia moto.

Goa, e' Carnevale, ma niente scherzi con le donne

Panjim (Goa),  Primo marzo 2014

Non ero mai stata al Carnevale di Goa e devo dire che mi ha fatto un certo effetto, perche' mi  ha ricordato quello della mia citta', Chivasso, dove pero' c'era anche una furiosa battaglia delle caramelle, poi vietata dopo che qualcuno e' rimasto accecato.

A Panjim, il capoluogo dell'ex colonia portoghese, sono sfilati circa 100 carri allegorici. Ovviamente non mi aspettavo un clima brasiliano, siamo pur sempre in  India, ma sono stata un po' delusa. Mancava un po' quello spirito carnevalesco sia nella folla che nella sfilata, che in alcuni momenti era perfino seria.
Uno dei temi del Carnevale era infatti la violenza contro le donne che non e'  certo uno scherzo.  Il 're" del carnevale di Goa e' invece "King Momo", che ho scoperto e' un personaggio comune nei Paesi latino americani. 

Jaipur, la capitale delle pietre preziose e' in crisi?

Jaipur, 26 Febbraio 2014
Ieri sera sono uscita di casa con il minimo necessario nello zaino e sono andata a Bikaner House (India Gate) a  prendere un autobus per Jaipur. Ho preso l'ultimo, quello dell'una di notte. C'erano alcune donne sole che mi hanno chiesto di occupare i posti vicino a loro. C'e' ormai paura in India.
L'avro' fatto mille volte, ma come sempre quando chiudo la porta di casa dietro di me e con lo zaino sulle spalle scendo in strada, provo un brivido di piacere. Come un tuffo in un mare,  pluff,  non sei piu' con i piedi sulla solida roccia, ma devi nuotare e non hai la minima idea di dove potrai di nuovo emergere.
Dopo sei ore nel freddo nebbioso di questo fine inverno e dopo innumerevoli soste tra i camion incolonnati, sono emersa a Jaipur.  La citta' "rosa" e' diventata grigia, come ho gia' scritto, e sembra che giorno dopo giorno stia affogando sotto un traffico assatanato e una cementificazione selvaggia. Stanno costruendo la metro che cambiera' per sempre l'aspetto e le abitudini urbane.  Sono quasi spariti i cammelli, ma rimangono anche le tonga trainate dai cavalli.
Vicino all'Arya Niwas, uno dei miei posti preferiti per la colazione, il proprietario di un negozio di preziosi mi dice che non c'e' piu' business. Dico che in Europa c'e' ormai una invasione di paccottiglia indiana e gli suggerisco di variare il genere. Mi risponde facendomi vedere le novita', braccialetti di stoffa e rosari di rudraksha (delle bacche sacre).  Ribatto che i rudraksha probabilmente si usavano gia' 5 mila anni fa per pregare Shiva. Ridiamo.
Poi mi guardo in giro e rendo conto che forse si', Jaipur, la capitale delle pietre preziose, e' in crisi profonda di identita'. Sara' che io sono ormai del tutto indifferente a zaffiri e pashmine, pero' onestamente non vedo piu' nulla di attraente. Chameli Market, il polo delle pietre, sembra semi abbandonato e le vetrine sono sempre le stesse. Eppure ci sono ancora stranieri, tra cui molti italiani, che vengono a comprare qui all'ingrosso per rivendere in Italia. Boh, con la crisi dei consumi e l'invecchiamento della popolazione,mi chiedo chi compra ancora.
Vado da Amrapali, famoso gioielliere etnico, e li' si' vedo delle cose belle, ma ovviamente e' come entrare da Cartier a Parigi.
Finisco per comprarmi un paio di orecchini di enamel, tipici di Jaipur, a un prezzo esorbitante, ma faccio contento il negoziante. Sono la prima cliente della giornata. 

Elezioni 2014/Un Grillo indiano nel gotha degli industriali

New Delhi, 17 febbraio 2014
Arvind Kejriwal, il leader dell’Aam Admi Party, il partito dell’Uomo comune, e’ stato invitato oggi dagli industriali indiani a parlare della sua agenda economica. Incuriosita, sono andata a vedere questo “fenomeno” che secondo molti sara’ la vera sopresa alle prossime elezioni.
   In effetti il personaggio e’ interessante e anche incredibilmente somigliante al nostro Beppe Grillo, non per l’aspetto, ma di sicuro per scardinare il tradizionale sistema di fare politica. Il suo programma e’ semplice: eliminare la corruzione. Se riesce in questa impresa, tutto secondo lui andra’ per il verso giusto e l’India diventera’ una potenza.
    Si e’presentato davanti agli industriali della Cii riuniti al Taj Palace hotel con il solito maglioncino marrone, i calzoni di panno, la sciarpa avvolta intorno al collo (e non alla testa come quando e’ nei sit-in) e dei sandali di plastica indossati con delle spesse calze. Insomma da uomo della strada, ma senza la ramazza di paglia (jadhu) che e’ anche improvvisamente sparita dai cartelloni elettorali.
   E’ arrivato anche con la sua Maruti Wagon blu’, mezza ammaccata, simbolo della vincente campagna porta a porta per la conquista di New Delhi a dicembre.
   Ma quel periodo se l’e’ gia’ buttato alle spalle, perche’ dopo soli 49 giorni ha lasciato la poltrona di “chief minister” di New Delhi, una poltrona che per 15 anni era stata della fedelissima di Sonia Gandhi, Sheila Dikshit. Ora Kejriwal punta in alto e si prepara a essere il terzo contendente tra Congress e la destra del Bjp. E siccome come dice l’adagio, “tra i due litiganti il terzo gode” di sicuro e’ destinato a dare uno scossone anche a livello nazionale portando in Parlamento nuove facce e nuove idee. 
   I due partiti tradizionali stanno gia’ correndo ai ripari dando la caccia all’Aam Admi. Narendra Modi si rivolge ai venditori di te’, i chaiwallah, mentre Rahul Gandhi non perde occasione per farsi vedere con i coolie della stazione di New Delhi o con le massaie alle prese con il costo delle bombole del gas. Ma siccome, come e’ stato anche in Italia, la gente e’ stufa e delusa dei vecchi partiti, in particolare del Congresso che considerano super corrotto, e’ probabile che questo attivista di 43 anni portera’ via parecchi voti.
   Ed e’per questo che gli industriali hanno voluto vederlo da vicino. Da una parte sono rimasti sconcertati quando ha attaccato il capitalismo clientelare (“crony capitalism”) che sta saccheggiando il Paese. Ce l’aveva con gli Ambani, ma non penso che gli industriali in platea fossero degli angioletti. Dall’altra pero’ ho visto molti di loro sussultare quando che detto che il governo non deve intervenire nel business. Un affermazione azzardata perche’ sappiamo benissimo quanti danni puo’ fare l’industria privaa se non la si tiene a freno.
  Che Kejriwal non abbia una agenda economica e’chiaro e di fatti a invitato gli industriali a unirsi allasua “cerchia”. Ma e’ allarmante che non abbia neppure un’idea su programmi ambientali. Quando gli si e’ stato chiesto come risoverebbe i problemi dell’inquinamento di Delhi e della Yamuna, si e’ rivolto alla platea della Cii invitando a presentare idee. Se va al potere, di sicuro gli Ambani non perderanno l’occasione per farsi altri soldi.

Nalanda e le origini del buddismo tibetano

New Delhi, 16 febbraio 2014Anni fa avevo sentito il Dalai Lama dire che i tibetani erano come i “chela” (discepoli) degli indiani, ma solo ora ho capito il perche’ vedendo un documentario dello studioso e fotografo Benoy K. Behl sponsorizzato dal ministero degli Esteri. (qui c’e’un promo ).
    Nel video che si intitola “Indian Roots of Tibetan Buddhism”, il ricercatore famoso per le sue foto di Ajanta, ripercorre la nascita del buddismo e la sua espansione in India, soffermandosi in particolare su Nalanda.
    Un po’ di anni fa, quando ero in Bihar sono andata in questo sito archeologico, a circa 80 km da Patna, che per circa 800 anni ha ospitato una grande e famosa universita’ (o meglio centro di pensiero perche’il termine “universita’”non c’era neppure, e’nato con Bologna, ma quando Nalanda era gia' scomparsa). Non e’ una leggenda perche’ ci sono le rovine e ci sono le testimonianze di studiosi da tutta l'Asia e soprattutto da Cina che sono venuti qui a insegnare o imparare.
  Mi ricordo l’emozione di visitare le rovine di Nalanda sapendo che era una scuola non solo per la filosofia buddista , ma un vero luogo del sapere e della conoscenza. Non e' forse lo stesso  buddismo una profonda ricerca dentro se stessi non alla ricerca di Dio, ma dell’Uomo? Ovviamente ero rimasta affascinata dalla storia di Nalanda e anche dal mistero della sua distruzione intorno al 1100 in seguito a una delle tante invasioni islamiche. La sua scomparsa puo’ essere paragonata alla distruzione della biblioteca di Alessandria, non fu mai piu' ricostruita. Da alcuni anni c'e' un progetto spinto da Amartya Sen di riportarla in vita.
     Nel suo film, Behl intervista diversi monaci e studiosi, tra cui lo stesso Dalai Lama, i quali sostengono che i professori di Nalanda portarono il buddismo in Tibet dove venne tradotto in Pali. Quindi come dice il premio nobel per la Pace che dal 1951 vive in India, i tibetani non solo “chela” , ma dei “reliable chela”, dei discepoli affidabili, perche’ hanno conservato le profonde radici della filosofia indiana che – questo lo ha spiegato Behl nel presentare il filmato – ha avuto lo stesso ruolo che la civilta’ greca ha avuto in Occidente.

Elezioni 2014/Narendra Modi e i chaiwallah

New Delhi, 12 febbraio 2014

Sara’ un “fascista” come lo ha chiamato Arundhati Roy in una lettera a Penguin India (vedi qui), ma bisogna ammettere che Narendra Modi e’ un grande comunicatore.
    La trovata dei “Chai pe Charcha” (Talks on a tea, che significa chiacchierare intorno a una tazza di te’) e’ geniale. Ha l’effetto di coinvolgere la gente della strada, l’aam admi di Arvind Kejriwal, e di portare allo stesso livello l’uomo politico, in India visto come un semidio che arriva con l’elicottero circondato da guardie del corpo. Anche Rahul ci aveva provato quando si fermava a dormire sulla branda di povere famiglie nelle campagne, ma l’effetto e’ diverso perche’ lui rimane il “principe” della dinastia reale dei Gandhi.
    Invece “Namo” come e’chiamato dice di essere stato da giovane un venditore di te’ in Gujarat e se diventera’ primo ministro, milioni di chaiwallah si identificheranno con lui.

    In India, i posti dove si beve il te’, spesso delle baracche lungo le strade, sui marciapiedi o intorno ai baniam sono in effetti i “bar” dell’India dove gli uomini discutono di politica, dei problemi quotidiani, il monsone che non arriva, il prezzo benzina e immancabilmente di politici o polioziotti corrotti.
    Quando viaggio con la moto, le mie soste per il chai sono le piu’ interessanti perche’ quelle chiacchiere dicono molto di piu’ di qualsiasi studio o sondaggio di opinione.
    Con un bicchiere di te’ in mano da Ahmadabad, Modi si e’ rivolto in video conferenza a diversi “chai pe charcha” organizzati dal suo partito, il Bjp, in tutta l’India.
    Propaganda elettorale? Si', pero’azzeccata, soprattutto ora che c’e’ voglia di cambiamento in India dopo dieci anni di Manmohan Singh e Sonia Gandhi.

Ma non è che l'India ha qualche problema con le relazioni internazionali?

Dall'assenza a Sochi ai blocchi di cemento dell'ambasciata Usa

New Delhi, 8 Febbraio 2014

   Mi dispiace dirlo perché dopo tanti anni sono affezionata agli indiani. Ma temo che l'India abbia in questo momento un grave problema di relazioni diplomatiche internazionali. A parte la vecchia e arcinota disputa con il Pakistan, con i suoi vicini ha dei pessimi rapporti, fatto salvo forse Nepal e Bhutan. Le frontiere sono blindate con la Cina ovviamente e non esiste neppure un collegamento mare con il vicinissimo Sri Lanka, nemmeno ora che non c'è più la guerra civile con i tamil.
   Mi ha fatto impressione vedere i tre atleti alle Olimpiadi Invernali di Sochi, tra cui c'è anche un italo indiano, marciare senza la bandiera indiana perchè la loro federazione olimpica è stata espulsa per corruzione.  Deve essere veramente umiliante non poter vestire i colori nazionali come il resto del mondo.  Gli atleti indiani avevano invece la divisa con i cerchi olimpici. Di fatto l'India è stata esclusa dalla partecipazione ai Giochi invernali che sono iniziati in Russia. Alcuni diranno, meglio, visto la politica anti gay di Mosca. Peccato che da poco i giudici indiani hanno reintrodotto il reato di omosessualità.
Altra figuraccia internazionale, a mio modesto avviso, è la rimozione delle protezione di cemento davanti all'ambasciata Usa per ripicca dopo l'arresto della vice console di New York. Di sicuro ammanettare in pubblico una diplomatica è un fatto gravissimo, ma la rappresaglia mi sembra un dispetto da bambini. E poi i blocchi di cemento sono stati rimpiazzati da una serie di alti dossi, quindi ci si ferma lo stesso ogni volta si passa davanti al compound Usa.
   Ieri sono andata a Defexpo, la rassegna biennale degli armamenti. In uno dei padiglioni c'era un grande spiazzo vuoto tra gli stand. Era quello già assegnato a Finmeccanica. Il ministero della Difesa - mi ha spiegato un collega indiano - si è accorto all'ultimo momento che tra le aziende c'era anche AgustaWestland, sotto inchiesta per gli elicotteri Vip, e quindi ha deciso di cacciare dalla fiera l'intero gruppo italiano.  Il programma era già stampato perfino, e di fatti Finmeccanica è ancora elencata nella hall 10.5. Se uno va lì trova un'area grande come un campo da tennis vuota. Come se tutti gli altri, russi, israeliani, americani, francesi che maneggiano miliardi fossero tutti santi e solo gli italiani i monelli della classe da mettere dietro la lavagna.
   Sul capitolo marò, è noto che da due anni le relazioni sono di bassissimo profilo, nessuna visita da Roma, cancellati o ridotti gli eventi culturali, niente Festa nazionale. Nessuno lo dice apertamente, ma è chiaro che sulla complicata vicenda aleggia la presenza della leader maxima Sonia Gandhi, che più che uno spirito è un macigno. C'è solo da sperare in un nuovo corso dopo le elezioni. Ma se vince il nazionalista Narendra Modi, dato per favorito, forse si rischia di andare dalla padella alla brace.

"Volete protestare e siete meno di 5 mila? Venite al Jantar Mantar". La pubblicita' shock della polizia di New Delhi

New Delhi, 7 febbraio 2014

Sui principali quotidiani stamane e' apparso un annuncio shock della polizia, ma che la dice lunga sul nuovo fenomeno dell'anti politica, degli indignados e dei movimenti spontanei popolari che hanno rovesciato le dittature. Anche se in misura molto minore,  a New Delhi sempre piu' gente scende in strada contro la violenza sulle donne,  la corruzione o per difendere le liberta' civili.
In due accattivanti riquadri pubbicitari, il commissariato di New Delhi si rivolge a quelli che vogliono protestare e suggerisce il posto dove farlo, ovvero il Jantar Mantar (fino a 5 mila persone) o il Ramlila Ground (fino a 50 mila persone).
   "Want to hold dharna/protest?"  si legge nella pubblicita' che sembra "vendere" un servizio qualsiasi, non il diritto a manifestare.
    L'iniziativa mira ovviamente a garantire l'ordine, perche' poi avverte: "unauthorized demonstrations violate laws", ma si puo'anche vedere come una sorta di istituzionalizzazione delle incazzature dei cittadini. Soprattutto ora che la capitale e' governata dal partito dell'Uomo Comune, l'Aam Admi Party, di Arvind Kejriwal, che e' nato sulle barricate e ancora addesso che e' al potere continua a scendere in strada ogni volta c'e' una battaglia da fare.