Marò/ il problema forse è tra l'India e la Ue

New Delhi, 20 novembre 2014

Il fatto che l'Italia, che ha la presidenza di turno alla Ue, non abbia fissato un incontro bilaterale con il premier Modi al G20 di Brisbane la dice lunga sulla crisi diplomatica esistente non solo con Roma  ma con l'intera Unione Europea.
Non è chiaro se Renzi abbia chiesto un colloquio e gli indiani hanno respinto o se, viceversa, Modi era disponibile e l'Italia non ha avanzato alcuna richiesta. Io ho l'impressione che sia più la seconda ipotesi. Modi ha incontrato una quarantina di leader nel suo ultimo tour in Myanmar, Australia e Fiji.
Comunque le relazioni con Bruxelles sono ad un minimo storico, anche se con alcuni Paesi europei gli affari vanno a gonfie vele.  Il summit Ue-India non si tiene più da un paio di anni.
In questo articolo di Kallol Bhattacherjee sul magazine The Week sono spiegati molto bene i punti di attrito.

 

Marò/ Quattro ministri degli Esteri in 33 mesi

New Delhi, 1 Novembre 2014

Mettetevi nei panni di questi due malcapitati, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che oggi hanno parlato con il quarto ministro degli Esteri da quando sono stati arrestati in India per colpa loro o da innocenti (qualcuno ce lo dica).
   Ben quattro ne sono passati in 33 mesi. Giulio Terzi di Santagata (nella foto quando i marò erano in Kerala), Emma Bonino, Federica Mogherini e ora Paolo Gentiloni. Uno ogni otto mesi circa. Un record mondiale.
E da ognuno hanno sentito le stesse rassicurazioni, addirittura le stesse parole. Siccome questo è un semplice avvicendamento che bisogno c'era per il neo capo della diplomazia Gentiloni ribadire l'impegno già preso dalla Mogherini? Come se lei non avesse fatto nulla. Ora sì invece che li portiamo a casa. Insomma non bastava una semplice telefonata per presentarsi?
    Da quando si è insediato Modi, la Farnesina sta tenendo un assoluto riserbo sulla 'strategia' che sta seguendo per la soluzione del caso. A tal punto è segreta la nuova strategia che si dubita anche che esista. Il silenzio sarebbe stato perfetto oggi.
   Vedo che Latorre l'ha presa con filosofia e ha fatto notare che l'insediamento è avvenuto a Ognissanti. Intende dire forse che Gentiloni ha la benedizione di tutti i santi del paradiso? O che lo 01-11-14 porta bene? Ormai ci affidiamo alla cabala per trovare una soluzione.
 

Rishikesh - A piedi al tempio di Nilkanth, dove Shiva e' diventato blu'

Rishikesh, 23 ottobre 2014

    Oggi e’ Diwali e per aumentare il favore delle divinita’ ho deciso di fare una camminata al tempio di Nilkanth (o Neelkanth), che e’ legato al mito di Shiva che beve il veleno per salvare il mondo diventando di colore blu’. Nilkanth che vuol dire ‘colui che ha la gola blu’ e’ infatti uno dei tanti nomi di Shiva.
Si  tratta di un pellegrinaggio (yatra) abbastanza famoso soprattutto ad agosto tra i ‘kanvarias’, i devoti di Shiva che scalzi vanno a prendere l’acqua del Gange e la portano a casa con delle giare che non possono mai toccare a terra. Una volta a New Delhi se ne vedevano migliaia, ora un po’di meno.Adesso non e’ stagione e quindi il percorso e’ deserto, a parte qualche devoto che ho incontrato, scalzo, che saliva invocando il nome di Bhole, altro appellativo del dio Shiva.
Il cammino e’ di circa 10 chilometri, quasi tutti in salita, e parte dalla strada che corre dietro a Ramjula, a Rishikesh. Fa parte del parco nazionale Rajaji, dove ci sono molti elefanti allo stato brado.
Un venditore di te’, dove mi ero fermata stamane, mi aveva sconsigliato di andare da sola proprio per il pericolo elefanti.
In effetti all’inizio del sentiero c’era un bel mucchio di sterco, inconfondible. Poi pero’ altri sul percorsi mi hanno detto che i pachiderma si muovono solo di notte.
Io mi aspettavo di trovare un sentiero di trekking, invece e’ un marciapiedi a gradoni, interrotto solo qualche volta da frane. Per le gambe non e’ granche’ e poi dove c’e’ muschio e’ estremamente scivoloso.
Dal numero di piazzole sosta, fontane e baracche si capisce che quando e’ stagione su questa montagna ci sale un esercito. Purtroppo lo si nota anche dai cumuli di spazzatura ai bordi del sentiero. Ma il bosco e’ incantevole e dopo i primi chilometri, superato un tempietto con annesso un ashram per sadhu, si gode una magnifica vista del corso sinuoso del Gange che taglia in due Rishikesh.
A Nilkanth ci si arriva anche con la strada. Decine di jeep portano i fedeli fino all’ingresso del tempio. Questo purtroppo ha fatto si’ che la vallata sia stata letteralmente violentata da un’edilizia selvaggia e colate di cemento. Molti degli edifici non sono terminati, altri sono sventrati da non si sa cosa e i pendii spelacchiati sono discariche a cielo aperto. Purtroppo come molti posti sull’Himalaya indiano.
Il tempio e’ in fondo alla vallata, dove confluiscono due torrenti. Diffcile immaginare come doveva essere stata un tempo, forse prima dell’arrivo della strada. O come doveva essere quando i Beatles frequentavano Rishikesh negli anni 60.

Il tempio ha un frontone colorato, come quelli del Sud dell’India, dove si racconta il mito dello Shiva dalla gola blu. Ma e’ coperto da una specie di protezione. Dentro Shiva e’ rappresentato come linga. Si offrono vassoi con dell’acqua del Ganga, cocco, fiori e incenso.
Incontro una comitiva del Gujarat e mi faccio fotografare con loro. Poi ritorno sui miei passi, risalgo la vallata e l’orribile baraccopoli deserta fino a riprendere il sentiero nei boschi.
Gli unici incontri che faccio sono con delle scimmie, i langur dal muso nero, pavoni, asinelli e vacche al pascolo. Piu’ un giovane sadhu con i fianchi avvolti in un lembo di stoffa leopardato e lunghi treat. Gli ho chiesto se si era fatto l’hair extension, si e’ quasi offeso...

A proposito dell'India che va su Marte

New Delhi, Primo ottobre 2014


Questa vignetta apparsa sul New York Times ha scatenato un putiferio.  La stampa indiana ha accusato l'Occidente di avere pregiudizi sull'India, mentre su Twitter c'e' stata un'insurrezione di chi si e' sentito ferito nell'orgoglio nazionale.
Da una parte condivido che e' ora di smetterla di pensare all'India con i soliti stereotipi della poverta'e della sporcizia.  Ieri sono intervenuta al programma Rai3Mondo sugli street children (ma possibile che non ci siano altri argomenti piu' nuovi in India?)
Dall'altra parte, non si puo' far finta che la maggior parte del Paese si trova ben lontano dalla percezione che si ha quando uno pensa al successo di Mangaayaan.
E il vecchio dilemma: perche' spendere soldi nelle imprese spaziali quando ci sono ancora tanti (e crescenti) probemi da risolvere sul pianeta Terra?.

Modi e l'industrializzazione dell'India

New Delhi, 26 settembre 2014

Il primo ministro Narendra Modi, attorniato da una schiera di potenti industriali e suoi sponsor elettorali, tra cui Mukesh Ambani e Tata (rappresentato da Cyrus Mistry), ha illustrato oggi la sua idea di India nei prossimi anni in cui sara’ al potere. (qui il video integrale)
Piu’ fabbriche per creare lavoro, piu’ strade e “corridoi” industriali per trasportare le merci e meno burocrazia per attirare gli investitori stranieri che negli ultimi anni sono scappati a gambe levate.
Il nuovo mantra e’ "Make in India", che lui stesso ha lanciato il 15 agosto quando con indosso un turbante del Gujarat ha parlato dal Forte Rosso per il giorno dell’Indipendenza. "Make in India" e’ la campagna del governo che si concentra su 25 settori dove le porte saranno spalancate per tutti gli imprenditori.

Mentre in passato, le imprese avevano enormi difficolta’, si pensi ai permessi ambientali che hanno rallentato mega progetti, come quello dell’acciaieria Posco in Orissa, adesso Modi promette di stendere un tappeto rosso.
L’India polo mondiale manufatturiero come la Cina . Il logo della campagna e’ un leone, il simbolo preferito di Modi, che arriva dal Gujarat, guarda caso dove sorge la riserva di Gir, l’unico posto dove ci sono i leoni asiatici.
Il video promozionale mostra ingranagggi, ciminiere, treni che sfrecciano e razzi che vanno nello spazio, come Mangalayaan, che e’ arrivata come una ciliegina sulla torta. Cosa ci voleva di piu’ per ripristinare la fiducia nelle proprie capacita’?
Gia’ mi immagino colate di cemento e paurosi scempi ambientali. Nessuno al Vigyan Bhawan, dove si e’ tenuto il convegno, ha pronunciato nemmeno per un attimo il problema gigantesco del trattamento delle acque, la tutela delle coste e del mare, la preservazione di ecosistemi. Senza citare l’inquinamento atmosferico delle metropoli, i pesticidi e i fiumi fogna tipo la Yamuna.
L’obiettivo della campagna Make in India e’ di far crescere il settore manufatturiero dal 16% al 25% del Pil. Possibile, ma sostenibile? Un accelerazione del genere, in un Paese cosi’ grande, avrebbe un costo enorme in termini ambientali.
In Occidente questo disastro lo abbiamo gia’ sperimentato e ne stiamo pagando ora il prezzo sul clima del pianeta.
Questi sono i pensieri che mi frullavano per la testa quando sono uscita dal Vigyan Bhawan. Poi, mentre tornavo al parcheggio, ho visto una grossa scimmia che indisturbata passeggiava tra la folla. Ho sorriso e tra me e me ho pensato che niente paura... sono ancora in India.

Modi alla Cnn/Come si dice in India, chi è senza peccato....

New Delhi, 21 settembre 2014

Oggi ho visto sulla Cnn la prima intervista del premier indiano Narendra Modi a un media internazionale. Ha scelto la Cnn perché tra pochi giorni andrà negli Usa per l'assemblea generale dell'Onu e per incontrare Barack Obama.
Il leader del Bjp è ormai completamente riabilitato dagli americani che fino a poco tempo fa lo avevano messo sulla lista nera per i massacri di mussulmani in Gujarat. La memoria storica degli americani si sa è corta e comunque nessuno ha mai provato la responsabilità diretta o indiretta di Modi negli incidenti del 2002. Tutto dimenticato. 
Nell'intervista di Fareed Zakaria non ci sono domande imbarazzanti o difficili. Modi è a suo agio e va a ruota libera. Preso dal fervore patriottico attribuisce alla ricca tradizione indiana anche la massima evangelica "lanci la prima pietra chi è senza peccato". Non vorrei sbagliarmi, ma forse il detto appartiene a qualche altro.
Non sicura di aver sentito bene, sono andata a cercare la trascrizione del passaggio in questione, mentre qui c'è l'intervista integrale 


Fareed Zakaria: With regard to Russia's action in Ukraine. India has not been particularly active. Do you, how do you view Russia's annexation of the Crimea.


Prime Minister Narendra Modi: Firstly, whatever happened there, innocent people died in a plane accident. That's very saddening. These are not good things for humanity in this age. We have always expressed those views. There is a saying in India that the person who should throw a stone first is the person who has not committed any sins. In the world right now, a lot of people want to give advice. But look within them, and they too have sinned in some way. Ultimately, India's view point is that efforts need to be made to sit together and talk, and to resolve problems in an ongoing process.

Il posto piu' cool di New Delhi? Social a Hauz Khaz, meta' ufficio e meta' disco pub

New Delhi, 20 settembre 2014
Il posto più cool di New Delhi? Senza dubbio Social, il nuovo locale di Hauz Khaz Village, il quartiere bohemienne della capitale diventato da qualche anno il luogo di incontro e divertimento per giovani e stranieri.
   A quanto ho capito, Social è una caffetteria e ristorante che di sera si trasforma in disco pub. Il principio è di creare un luogo di incontro “off line” (vedi la pubblicita’qui). Quindi grandi tavoli dove ci si siede insieme, salottini, wi fi, prese per la corrente, salette piu’ appartate e ovviamente anche dei banconi bar.
Dalle finestre si vede il laghetto artificialedi Hauz Khas e le tombe dei sultani. Il posto è un dei più belli di New Delhi secondo me. E mi chiedo come possano avere avuto il permesso di aprire dei locali, praticamente a fianco di rovine dell XIII secolo.
   Onestamente non mi piace il modo in cui si si sta trasformando Hauz Khaz Village, ma ammetto che il Social è veramente trendy e lo è anche la gente che lo frequenta. E’ la nuova e giovane India, ovviamente quella ricca, ma che nessuno racconta perché di questo Paese purtroppo si raccontano sempre i soliti stereotipi.
   L’idea del fondatore, Riyaaz Amlani, e’ seguire il nuovo trend del co-working che, complice la crisi economica e grazie a internet, sta rivoluzionando il nostro modo di lavorare. Basta con l’ufficio, si puo’ lavorare al bar insieme ad altri “colleghi” casuali.
   Io stessa, inconsapevolmente, lo pratico da anni. Quante ore ho passato al Barista o a Open Hands (alla scuola americana) a scrivere sul mio laptop tra il chiasso, la musica e con interminabili cappuccini. E quanta gente ho incontrato. Quando entro al Coffee Day di Khan Market o la sensazione di entrare in redazione.
   Il concetto in fondo è molto vecchio... Si pensi ai caffe’ parigini dove si incontravano artisti e intellettuali.
   Ma il bello qui è che alla sera, il 'co-ufficio' si trasforma in disco pub e invece dei caffe’ compaiono birre e cocktail serviti in bicchieri alti mezzo metro con diverse cannucce, anche qui per socializzare.
   Come dicevo prima, Hauz Khaz e’ diventato il posto di ritrovo per eccellenza. C’è una corsa ad aprire ristoranti, negozi e pub alla moda, ovviamente senza un minimo di criterio estetico e soprattutto norme di sicurezza. Se lo si guarda bene, oltre le insegne e le vetrine, il posto è una baraccopoli. I locali sono incastrati l’uno dentro l’altro che si fa fatica a capire dove si entra. Molti hanno come accesso delle scalette minuscole in barba a qualsiasi norma antincendio.
   Poi, puntuali a mezzanotte e mezza, arrivano le camionette della polizia a far rispettare l’ordine di chiusura. Tutti a dormire. E’ bello vedere la fiumana di ragazzi indiani e non indiani, barcollanti, in strada, che a malavoglia tornano a casa.

LA FOTO/ Lo spuntino del pappagallo

New Delhi, domenica 14 settembre 2014

Stamane sulla terrazza stavo leggendo il giornale. Dall'albero di fronte sento un rumore di qualcuno che sgranocchia. Cric croc, cric croc. Non puo' essere un tarlo gigante, Scruto tra il verde delle foglie. Un pappagallo si era fermato a fare uno spuntino.  Con un roti secco rubato chissà dove.

Quando il 'boss' prepara la cena. ll nuovo spot pseudofemminista di Airtel

New Delhi, 28 luglio 2014

Una donna manager, impeccabile nel suo sari, ha convocato due dipendenti nel suo mega ufficio per un lavoro che deve essere fatto in tempi brevissimi.  Uno di loro protesta, ma lei con voce dolce ma inflessibile, dice che non si può rimandare e che devono iniziare subito. Poi li congeda, ma si vede che ha dei sensi di colpa nei confronti di uno in particolare.
Alla fine della giornata, si affaccia nell'ufficio del dipendente che è chino sul computer e lo saluta. Poi esce dall'ufficio e sale in auto.
Arrivata a casa, si mette comoda con un paio di bermuda di jeans e una maglietta, e apre il frigo per preparare la cena.
L'impiegato, sempre inchiodato al suo lavoro, riceve una telefonata. Sul cellulare c'è scritto "WIFE".  Dice seccamente che ha molto lavoro da fare e che ritarderà. Poi riceve  una videochiamata sempre da 'WIFE'. E' a quel punto che si scopre che la sua 'boss' è anche sua moglie. Lei le mostra delle pietanze appena cucinate e gli dice con voce sexy di venire a casa che si raffreddano.  Lui sorride ed è tutto contento. Fine dello spot.

Questa è l'ultima pubblicità televisiva di Airtel (vedi qui). L'idea era carina perchè per la prima volta il boss è donna, però poi tutto il femminismo evapora sui vapori delle pietanze appena cotte.
Come dire, le donne fanno i manager, ma poi alla fine devono preparare la cenetta per i mariti e, per di più, si sentono anche in colpa. Non sembra così? A meno che - visto che lui è un gran pezzo d'uomo - lei in realtà non pensasse a qualcos'altro oltre alla cena....     

Silenzio, si governa. La comunicazione nell'era Modi

New Delhi, 22 luglio 2014

Il neo governo di Narendra Modi sta veramente riscrivendo le regole, anche per quanto riguarda la comunicazione. Appena salito al potere ha subito emanato una circolare a tutti i funzionari vietando qualsiasi rapporto con la stampa.  Me ne sono accorta un giorno quando sono andata al ministero del Turismo, dove di sicuro non ci sono segreti da coprire, per chiedere una dichiarazione su cosa l'India intende fare per incrementare l'arrivo di visitatori stranieri. Una cosa innocente. Mi hanno fatto grandi salamelecchi, offerto chai e salatini, ma niente, tutti con le bocche cucite.
Nel suo viaggio in Brasile, per il vertice Brics, Modi si è preso sull'aereo soltanto i giornalisti della tv governativa Doordashan, rompendo la prassi del precedente premier Singh, che dava conferenze stampe (le uniche) nei lunghi viaggi in giro per il mondo. 
E quando era in Brasile, Modi  non ha detto mezza parola a di fuori degli incontri diplomatici, neppure con la comunità indiana. Ovvio che c'è una certa reticenza a comunicare con i media, molto probabilmente per paura di fare qualche passo falso che possa compromettere l' immagine di "uomo capace" che si è sapientemente creato durante la campagna elettorale. Dopo mesi di sovraesposizione mediatica è calato il silenzio assoluto. 
Queste considerazioni non sono solo mie, ma sono di molti miei colleghi indiani (vedi questo editoriale) che si sentono esclusi, soprattutto quelli che erano "imbeccati" dalle solite "fonti", e mi riferisco soprattutto alle notizie sulla vicenda dei marò... 

Tutto il mondo è Paese, Reliance si compra la 'Cnn indiana'

New Delhi, 18 luglio 2014 

Mi accorgo solo ora che Reliance, il mega colosso industriale indiano, si è comprato il principale network televisivo indiano Ibn18, di cui fa parte anche Cnn-Ibn, la 'Cnn indiana', il più seguito tra i canali di informazione e, a mio modesto parere, anche il più credibile.
La notizia è di giugno, ma è passata completamente inosservata sui media italiani, interessati solo a storie di stupri o di sesso.  La cosa è preoccupante, primo perché è il 'classico' tentativo di controllare l’informazione da parte dei poteri forti, secondo perché in India, secondo me, c’è sempre stata una stampa abbastanza libera e senza museruola. Si pensi al settimanale Tehelka o alla stessa Cnn-Ibn che con i suoi coverage su temi sociali, come quello della corruzione, hanno sovente galvanizzato l’opinione pubblica e costretto le autorità a intervenire.
Il network, che ha una costellazione di 13 canali di informazione (tra cui la tv business CNBC), 13 canali di intrattenimento e 18 website, è stato comprato da Mukesh Ambani, erede insieme al fratello minore Anil dell’impero Reliance.  Il conglomerato  ha enormi interessi nella petrolchimica e estrazione del gas, telefonia, retail, ma finora nulla nel settore dei media.
Il settimanale Outlook ci ha dedicato una copertina e ha spiegato i retroscena. Pare che il network era da anni pesantemente indebitato e aveva chiesto dei finanziamenti a Reliance che quindi aveva già un piede dentro.
Ma qualcuno ha fatto notare la coicindenza della tempistica. L'affare è stato concluo appena è salita al potere del leader della destra Narendra Modi, che come si sa è appoggiato dagli industriali.
Che succede adesso? Beh, per esempio sarà difficile per Cnn-Ibn dare spazio al partito dell’Uomo comune di Arvind Kejriwal (tra l’altro sconfitto pesantemente alle elezioni) che aveva lanciato attacchi durissimi contro Mukesh Ambani, tanto che la stessa tv si era beccata anche una denuncia per diffamazione.
L’effetto immediato sono state le dimissioni agli inizi di luglio del suo fondatore, Rajdeep Sardesai, uno dei più bravi e onesti giornalisti televisivi indiani e della moglie Sagarika Ghose . “Editorial independence and integrity have been articles of faith in 26 years in journalism and maybe I am too old now to change!” ha scritto nella sua lettera di addio (qui integrale).
Arrivando da un Paese dove e’ normale che Ii media siano controllati dai gruppi industriali, lo capisco 

Governo Modi, finita la pacchia nei ministeri. Briefing con la stampa anche alla domenica

New Delhi, 7 luglio 2014

Da quando c'e' il nuovo governo Modi, nei sonnacchiosi ministeri di Delhi e' scattato l'allarme. Basta assenteisti, ritardi, cataste di faldoni nei corridoi in balia delle scimmie. Non dimentichiamo che il leader del Bjp arriva dal Gujarat, lo stato 'calvinista' dove ci sono solo i soldi e il lavoro che contano. E che ha puntato la sua vittoria sull'immagine di grande sgobbone dopo l'inerzia del precedente governo del Congresso.
La rivoluzione e' arrivata anche al ministero degli Esteri, che era gia' quello piu' efficiente perche' più esposto a un confronto con 'standard' internazionali.
Il portavoce Syed Akbaruddin, che prima organizzava briefing settimanali, adesso convoca la stampa quasi tutti i giorni, compresa la domenica. Oggi per esempio c'era un briefing sul summit BRICS, a cui non sono andata. Comunque le conferenze stampa sono disponibili dopo alcune ore su Youtube. Se non ho quindi delle domande specifiche, sui maroà per esempio, mi sembra una perdita di tempo. Anche se e' sempre piacevole scambiare delle battire con i colleghi intorno a una tazza di te' e del jalebi. La mensa del nuovo centro stampa di Janpath e' particolarmente gustosa.
Si dice che Modi in persona abbia anche messo in riga il proprio ufficio, che con Manmhan Singh era di sicuro abituati alla sua flemma e pacatezza. Non sono solo io che ho notato la rivoluzione, Il Guardian ci ha dedicato anche un lungo pezzo. (   http://www.theguardian.com/world/2014/jul/03/india-pm-modi-sweeping-changes-government-offices-cleanup)
Sempre in linea con il suo "governo del fare" (che ricorda tanto quello nostrano anche se di altro colore) Modi ha poi obbligato i ministri a usare i social media e ha invitato i funzionari a suggerire delle idee per migliorare la pubblica amministrazioni mettendo le proposte in Idea Boxes piazzati nei corridoi (vedi qui)


Aspettando il monsone

New Dehi, 3 luglio 2014

L’arrivo del monsone è uno dei tanti misteri dell’India. Da quando sono qui, i meteorologi non hanno mai azzeccato una previsione. E pensare che non è un temporaletto estivo o una perturbazione atlantica che passa e se ne va. E’ un potentissimo sistema di aria che arriva da sud-est, si schianta contro l’Himalaya e ti fa dimenticare il colore del cielo per tre mesi. Mi è capitato di ‘vederlo’ arrivare sui ghat a Varanasi, sembrava il giorno del Giudizio, una cappa violacea che ti schiaccia i polmoni. Senti il peso, senti l’odore e anche la tensione, prima che si sfoghi. C’e’ uno splendido libro che lo racconta, Chasing the monsoon di Alexander Frater.
Benares - Arrivo del monsone sui ghat delle cremazioni
Non pensavo di essere ossessionata anche io dal monsone, come milioni di indiani che da metà giugno cominciano a essere impazienti e leggono avidamente ogni notizia sulla meteo. Anche perché la calura premonsonica è insopportabile, è il peggior periodo dell'anno. Il cielo si annuvola sempre più, il sole imprigionato dietro le nubi è sempre più rovente, non c’è più un alito di vento o se c’è non porta altro che polvere e sabbia.

La scorsa settimana, il Paese sembrava in preda a una crisi di nervi perchè i meteorologi avevano annunciato un ritardo del monsone di una settimana. L’appuntamento del 29 giugno con Delhi è saltato, forse se ne parla dopo il 7 luglio, dicevano. Panico. Il neo premier Narendra Modi ha convocato il consiglio dei ministri per una riunione di urgenza.
Poi ieri, colpo di scena, improvvisamente l'ufficio meteo ha detto che sarebbe arrivato l'indomani. Giovedì, cioé oggi.
In effetti la temperatura si e’ abbassata da ieri sera, è tutto coperto e c'è stata anche qualche pioggia “premonsonica”.La differenza tra monsone e pre monsone è una finezza che pochi colgono,ma l’esasperazione è così forte che nessuno ci ha mai fatto caso.
Nel pomeriggio, altro colpo di scena. Vedo una Breaking News su CNN-IBN, la Cnn indiana, che annuncia "monsone arrivato a Delhi” con tanto di strade allagate e bambini che si sguazzano nelle pozzanghere.
Stavo scrivendo dell’offensiva del Pakistan contro i talebani, ma mi sono precipitata fuori. Tutto grigio come al solito, ma niente pioggia, anzi perfino un po’ di sole che faceva capolino...

Marò/La mia intervista alla web-tv la Maddalena

New Delhi, 30 giugno 2014

Durante la mia permanenza a Caprera per un corso di vela, sono stata intervistata dalla web tv la Maddalena a proposito dei marò. E' stato un incontro interessante e anche divertente, soprattutto per la mia maglietta con la scritta "marinaio"!

Ecco il video:
 http://www.lamaddalenatv.it/2014/06/29/esclusiva-pescatori-o-pirati-la-storia-dei-due-maro-italiani-in-india-ricostruita-da-una-inviata-dellansa/


I primi cento giorni di Modi



New Delhi, 27 giugno 2014

Sono tornata a Delhi dopo un mese e pensavo di trovare qualche segno tangibile del nuovo governo del leader della destra Narendra Modi. Che ne so, un via vai di Ambassador davanti alla sua residenza, convegni sul pensiero filosofico induista o cartelli in hindi al posto dell’inglese. Invece la città sembra ferma nell’attesa di un qualcosa come il giorno dopo il trionfo del Bjp.
A parte il gran caldo, che ha toccato livelli record in questo giugno disertato dal monsone, sembra che Modi abbia già il fiatone a soli 30 giorni dal suo insediamento.
Lo ha ammesso lui stesso nella sua pagina che “non ha avuto la fortuna di una luna di miele”, ammettendo implicitamente che governare l’India non è come governare il Gujarat. Lo sforzo propagandistico c’è sempre come si vede in questo video in cui celebra il suo primo mese di potere (http://www.youtube.com/watch?v=0wWQ7OTj0rw)
Dopo una partenza con il botto, con tutti i leader dei paesi sud asiatici presenti al suo giuramento, è evidente che qualcosa comincia a scricchiolare. Il settimanale The Week ricorda quali dovrebbero essere le priorità e nell’elenco ci sono anche i marò. (vedi qui)
Anche le divinità remano contro. Sembra che il monsone, essenziale per quel 60 per cento di indiani che coltivano la terra, arriverà in ritardo, forse la seconda settimana di luglio.
Dopo tanti anni di piogge abbondanti che hanno regalato qualche punticino in più al Pil compensando la debacle economica del Congresso, la sfortuna ora si abbatte sulla coalizione del Bjp che ha vinto con la promessa di contenere l’inflazione e ridurre i prezzi dei generi alimentari. Vedremo.

Elezioni 2014/ Amethi, la diroccata roccaforte di Rahul Gandhi

Amethi, 7 maggio 2014
Per una sorta di par condicio, dopo aver visto il regno di Modi, sono venuta in uno dei feudi elettorali dei Gandhi, il collegio di Amethi, dove e’ candidato il giovane Rahul, il figlio di Rajiv, nipote di Indira e pronipote di Jawaharlal Nehru. Se ci metti che da qui e’ passato anche lo zio Sanjay, morto in un incidente di aereo proprio quando stava per ereditare lo storico partito e anche sua moglie Maneka (per il Bjp), si capisce l’importanza di questo posto sperduto nelle campagna tra Lucknow e Varanasi.
Amethi e’ un paesone agricolo con una miriade di ‘frazioni’, ha una unica grande industria, la Hindustan Aeronautics Limited (Hal) e un policlinico ‘modello’, il Sanjay Gandhi Hospital in Mushiganj, costruito dalla famiglia Gandhi con annesso una ‘guest house’ dove gli stessi Gandhi pernottano quando vengono in visita qui.
Ci sono soli due posti dove dormire, entrambi di scarsa qualita’. Io sono stata al Sai Dham Hotel, che e’ quello meno caro e che e’gestito da un fan di Rajiv Gandhi. Ci sono delle foto di lui e di una Sonia giovanissima dietro il banco della reception.
Onestamente mi aspettavo di trovare un po’ di differenza...che ne so, un po’ piu’ di pulizia in strada, una pittata ai muri e qualche buca in meno. Un po’ piu’ di illuminazione in strada. Almeno prima delle elezioni. Invece no, e allora capisco quelli che mi hanno detto che stavolta Rahul non lo votano.
Il “principino”, come lo chiama ironicamente Narendra Modi, ha passato la giornata del voto saltando di seggio in seggio come un grillo. Una pratica che ha sollevato anche qualche perplessita’ dal puntodi vista del codice di condotta che vieta la campagna elettorale nelle 48 ore precedenti la chiusura delle urne. 
 In una di queste visite, in mezzo alla campagna, l’ho inseguito e sono riuscita anche a parlargli, come si vede da questa curiosa foto che ha scattato un collega.
Come si vede qui di fianco, lo avevo appena salutato con un “ciao, come va?”, che lo ha probabilmente sorpreso e sicuramente divertito. L'ultima cosa che si aspettava in quel posto e' una voce italiana. “Quite busy today...” mi ha riposto con ironia. E poi e’ salito in auto, tra un codazzo di guardie del corpo ed elettori che cercavano favori dell’ultimo momento.     

Elezioni 2014/ Gujarat, lo "stato modello" di Narendra Modi. Ma dov'e?

Ahmedabad, 27 aprile 2014
   Sono arrivata stamane ad Ahmedabad, la principale citta’ del Gujarat, lo stato ‘modello’ di Narendra Modi, il leader della destra che tutti danno per favorito, ma che molti paragonano addirittura a Hitler. Il politico del Bjp guida lo stato dal 2001 e secondo lui ne ha fatto un miracolo per lo sviluppo economico e per efficienza.
  Sara’, ma basta sbarcare alla stazione per accorgersi che il Gujarat non e’ ne piu’ ne meno che come gli altri posti del nord dell’India, dove e’ un miracolo che i palazzi stiano su’, che non scoppino epidemie di colera e che nessuno muoia di fame o di stenti.

  Gia’ sono state altre volte nella tana di NaMo e onestamente non vedo che cosa possa replicare nel resto dell’India. Il centro storico (patrimonio Unesco), bellissimo e suggestivo, con i suoi rioni (“pol”), i minareti, i templi giainisti, le torrette per i piccioni. Le haveli di legno intarsiato sono decadenti,  i negozi hanno coperto le colonne e capitelli. Perfino lo storico edificio della Borsa, in Manek Chowk, che in teoria dovrebbe essere un simbolo degli industriali che sostengono apertamemte i Modi, ormai cade a pezzi.
   Ironia vuole che a un certo punto nel traffico impazzito, con decibel da paura, e’ comparso anche un elefante che trasportava un fascio di rami e foglie.
    Tutto regolare insomma. Ahmedabad e’ esattamente come qualsiasi altra metropoli del nord dell’India.
In Gujarat si vota mercoledi’ 30 aprile. Le elezioni si tengono in una sola giornata in tutti i 26 collegi. Ma non si sente molto il clima elettorale, Davanti al mio hotel, Balwas’, a Lal Darwaza (Porta Rossa), nel centro storico, c’e’ un ufficio dell’Aam Ami Party (Aap), il partito dell’Uomo della Strada, che ha avuto uno straordinario successo a New Delhi a dicembre e che raccoglie i voti di coloro che non hanno piu’ fiducia nei partiti. I giovani sono per lui, ma non solo. Nel bazar, che e' mussulmano, ho trovato un anziano venditore di cipolle con la bustina bianca in testa con il disegno di una ramazza e l'immagine di Arvind Kejriwal.

   “Per la prima volta la gente ha una alternativa” dice un il candidato dell'AAP, un ex poliziotto. Il centro storico e’ mussulmano, e’ ancora la citta’ del fondatore Ahmed Shah, di sei secoli fa. Qui sono tutti per il Congresso, di Modi non si fidano.
   “Nelle sue parole non c’e’ nulla contro i mussulmani – dice Nazir, un impiegato comunale incontrato per caso a Jama Majdid, la grande moschea con le sue decine di colonne scolpite – ma il suo cuore non e’ sincero”. Nazir e’ uno dei mussulmani che nel 2002 e’ sopravvissuto al pogrom degli indu’ furiosi dopo il rogo di un treno che tornava dalla citta’ sacra di Ayodhya. La sua casa e’ stata data alle fiamme, ha perso tutto, ma ha salvato la pelle. Ora nel suo quartiere vivono degli indu’ e lui e gli altri mussulmani sono stati sistemati da un’altra parte. Ha ricevuto un indennizzo,ma che e’ molto inferiore al valore della proprieta’.
   Mi accompagna a visitare la moschea e mi racconta dei fasti della citta’ ai tempi di Ahmad Shah. Quando l’ho incontrato, non era l’ora della preghiera. Era seduto nel porticato, al riparo dalla calura, a godersi la domenica e forse a sognare con nostalgia i tempi antichi.

   Nel tardo pomeriggio,invece, mi trasferisco nella “nuova” Ahmedabad, oltre il fiume Sabarmati, dove al posto degli slum c’e’ ora un lungo fiume per passeggiare. Almeno qualcosa e’ cambiato .
 Ho saputo che baba Ramdev, lo yogi affiliato con il Bjp, diventato famoso per la sua battaglia contro i conti dei politici in Svizzera e i suoi commenti anti gay. Per via di alcune dichiarazioni offensive sui “dalit” (gli "intoccabili"), il guru e’sulle prime pagine in questi giorni.

PS Il Gujarat va al voto mercoledi' 30aprile nell'ottava giornata delle legislative.

Kanyakumari, dove l'India si ferma (e anche il tempo)

Kanyakumari, 20 marzo 2014

Ti prende un po’ di malinconia ad arrivare a Kanyakumari, l’estremita’ meridionale dell’India, dove si incontrano la Baia del Bengala e il mar Arabico. Dove si puo’ vedere l’alba e il tramonto sullo stesso mare nello stesso giorno.
Non sara’ capo Horn o il capo di Buona Speranza, ma c’e’ un’atmosfera speciale in questo posto dove la “finisce” il subcontinente indiano, “the end of India”come dicono . La luce e’ quasi fosforescente, i colori sembrano artificiali e i profumi sono quelli dell’oceano aperto. E’ come se la terra a un certo punto si arrendesse completamente nelle braccia del mare.
La calma di Kanyakumari e’ surreale. Se non ci fossero le orde di turisti indiani che vanno alla rocca del filosofo Vivekananda e del “colosso” Thiruvalluvar, non scorrerebbe il tempo tra le casette colorate del borgo e i pescatori che giocano a carte sotto tettoie di giunco. 


Sono stata qui una decina di anni fa, ma non e’ cambiato nulla, a parte qualche nuovo albergo, troppo alto e troppo moderno, per essere in sintonia con il luog. Sono stata in una guesthouse vecchio stile, Saravana, raccomandata dalla Lonely Planet, di fianco all’ingresso del tempio. Dal balcone si vedeva la rocca e il tempio.
Ma sono andata ad ammirare il tramonto su un osservatorio circolare, il Sunset point, che e’ uno dei simboli di Kanyakumari. Ho anche visitato l’enorme chiesa gotica, il santuario di Our Lady of Ransom, decisamente sproporzionata rispetto all’ambiente circostante. Ma e’ qui In Kerala e’ abbstanza frequente vedere enormi chiese in poverissimi villaggi. Da secoli la Chiesa ha mostrato cosi’ il suo potere.

Maro'- Il mio incontro con la famiglia del pescatore Jelastine Valentine

Kollam, 13 marzo 2014
   Era da tempo che volevo incontrare in carne e ossa le famiglie che sono state colpite dall’incidente della Enrica Lexie. Da oltre due anni mi occupo dei maro’ e delle loro vicende giudiziarie, ma so pochissimo dei due pescatori uccisi, Jelastine Valentine e Ajesh Pinki.
Sono partita da Jelastine perche’ abitava in periferia di Kollam e, arrivando io da Kochi, e’ stato il primo posto in cui sono arrivata. Ho incontrato la vedova, Dora, e il maggiore dei due figli, Derrick che parla inglese e che mi ha fatto da interprete.

   La famiglia vive in una casetta di proprieta’, che si chiama “Derrick Villa” nel sobborgo di Moothakara, di fronte al mare. Questa tratto della costa del Malabar, e’ noto fin dai Fenici come centro di commercio di spezie, pepe, legno prezioso e olio. Di recente a Tangasseri, l’antico porto di Kollam, che sorge di fianco, hanno trovato delle antiche monete cinesi.
    La casa e’ molto trascurata e ingombra di cianfrusaglie. C’e’ una piccola veranda e poi si entra in una stanza dove ci sono quattro sedie di plastica e un tavolo. In una parete in alto c’e’ la foto di Jelatine con dei fiori e una candela. Sui muri ci sono graffiti, in uno c’e’scritto in rosso Jeen, il nome dell’altro figlio piu’ piccolo di 12 anni.
   Avevo parlato con Dora al mattino quando ero andata al cimitero della chiesa di Moothakara dove e’ sepolto il marito. Mi aveva detto di venire alle 17 quando usciva dal lavoro. Da poco infatti ha trovato un impiego pubblico e guadagna circa 10 mila rupie che le permettono di vivere, pagare la retta scolastica di un figlio e le spese. Non abbiamo parlato di cosa ha fatto dei soldi ricevuti dall’Italia, 10 milioni di rupie (all’epoca 150 mila euro, ora un po’ di meno,circa 130 mila). Padre Rajesh Martin, che e’ un cugino e direttore di un istituto di ingegneria di Kollam, mi ha detto che sono in banca e che servono per l’istruzione dei figli. Lui e’ stato il mediatore quando il governo italiano, pochi mesi dopo, aveva deciso di optare per un compromesso con le famiglie presso l’Alta Corte del Kerala. Una mossa che si e’ rivelata completamente controproducente perche’ e’ stata vista come un tentativo di “pagare” per il sangue versato, “blood money” come si dice qui. In cambio le famiglie hanno ritirato le loro denunce e rinunciato a cause future. Cosa che e’ legale e prevista dal sistema giudiziario indiano, ma che ha destato molte polemiche.
   Dora si e’ lamentata per il suo scarso stipendio, ma tutto sommato la famiglia tira avanti,anche grazie al supporto della Chiesa. “Il nostro e’ stato un approccio pragmatico – mi ha detto padre Martin quando sono andata a trovarlo in ufficio – perche’ si trattava innanzitutto di garantire la loro sopravvivenza e anche un futuro ai figli”.
    Derrick, che ha 20 anni, sembra davvero un bravo ragazzo. Da due anni studia da ingegnere nella scuola di padre Martin, il politecnico Bishop Jerome Institute- School of Engineering and Technology (BJISET), sorto appena quattro anni fa. Spero che realizzi i suoi sogni di lavorare “in un paese europeo” come mi ha detto.
   Ora e’ lui il capofamiglia e lo si e’visto anche come ha reagito con la polizia che e’ piombata in casa appena ha saputo che ero li’ per intervistarli. Hanno controllato tutti i miei documenti, compresi quelli della mia con la scusa che ci sono problemi di sicurezza nell’area costiera. Ma e’ evidente che la famiglia e’ sotto sorveglianza. Forse tanta attenzione suscita gelosie. Il fatto che abbiano accettato i soldi degli italiani e ritirato le denunce ha irritato molti, probabilmente anche il governo keralese che ancora oggi si dimostra molto duro e determinato nell’ottenere giustizia. E’che non ha mai digerito che la Corte Suprema gli abbia levato la giurisdizione sul caso perche’ avvenuto fuori dalle acque territoriali.
   Dora non ha risposto a nessuna domanda su cosa pensa dell’incidente. “Non voglio parlare” ha detto semplicemente. Le ho detto che i due maro’ sono ancora a New Delhi e che il processo non e’ ancora iniziato. Sembrava sorpresa, ma non si e’ espressa nemmeno in questo caso. Ho chiesto quando era l’ultima volta che avevano visto Jelastine. “”Appa” (papa’) era partito sette giorni prima, era uscito di casa alle cinque del mattino, come faceva sempre”. Vi eravate sentiti per telefono? “No, quando sono fuori a pescare, non c’e’ segnale”. Quando avete saputo dell’incidente? “alle 7.30 di sera ha chiamato la polizia e ce l’ha detto”.
   Jelastine era l’ultimo di otto fratelli, originari del Tamil Nadu, e non aveva piu’ i genitori. In casa si parla tamil che e’ simile al malayalam. Il padre di Dora invece abita vicino ed e’ presente all’intervista. Arrivano anche altri parenti, un impiegato di banca e poi i vicini di casa incuriositi dall’ospite straniero.
   Ho portato un famoso libro di Cheetan Bhagat per Derrick (che pero’ lo aveva gia’ letto), un dolcetto e un barattolo di Nutella per Dora.
    Ho poi spiegato che negli ultimi due anni ho passato molto tempo a occuparmi dell’incidente e che in Italia si parla spesso di Jalestine e di Ajeesh. Ma dal loro silenzio capisco che non hanno perdonato e non ho insistito oltre.
   L’incursione della polizia ha poi creato molta tensione e si vedeva chiaramente che gli agenti, e anche un tizio che e’ lo “spione” del quartiere, sono ostili alla famiglia. Spero solo che la mia visita non abbia creato ulteriori problemi.

Slow Travelling/ Da New Delhi a Kochi e l'elogio della lentezza

Kochi 8 marzo 2014

Sono partita da New Delhi la notte del 24 febbraio e, “lentamente, molto lentamente” sono arrivata oggi a Kochi a riprendere la moto e con essa il mio viaggio lungo la Malabar Coast.
La citazione e’ dall’ultima favola di Luis Sepulveda “Storia di una lumaca che scopri’ l’importanza della lentezza” e che mi ha fatto compagnia durante le ore in treno.
La lumachina di Sepulveda che viaggia alla ricerca di se stessa e’ veramente coraggiosa perche’ lascia la sicurezza del Paese del Dente di Leone e non ha paura di essere “diversa” dai suoi simili. E alla fine, con l’aiuto di altri esseri viventi lenti come lei, non solo trova il suo nome, Ribelle, ma anche salva la vita le compagne lumache. Un elogio della lentezza, della solidarieta’ e della liberta’ di pensiero...
Cosi’ dopo essere arrivata con un Volvo bus (troppo veloce) a Jaipur, e fatto pausa dal mio amico Calogero, ho preso un treno per Mumbai che in piena notte si e’ imbattuto in un temporalone che lo ha rallentato ulterirmente. Sono arrivata verso le nove a Mumbai central e ho trascorso una lentissima giornata a passeggiare con l’audio guida al bel museo del Princes of Wales (che si chiama ora Chhatrapati Shivaji Maharaj Vastu Sangrahalaya) e poi al Gate of India per finire con la birra al Leopold dove ci sono ancora i segni dei proiettili dell’attacco terroristico del novembre 2009. La memoria e’ lenta a svanire.
Alla mezzanotte sono salita su un altro treno notturno per Goa, pieno di chiassosi vacanzieri, che mi ha depositato a Margao di buon mattino. Nell’ex colonia portoghese, mi sono fermata per il Carnevale e per immergermi di nuovo nel caldo abbraccio del mare Arabico, in quel paradiso di spiaggia che e’ Palolem ora che non ci sono molti turisti. 

 Con un altro treno notturno, a passo d’uomo quasi, sono scesa lungo la costa del Malabar, tra decine di chai e banane fritte. Ogni tanto, quando il treno si fermava in una stazione, scendevo per sgranchirmi  le gambe o bere un po' d’acqua fresca. A meta’ mattinata, il treno sembrava  un bazar, con ambulanti che vendevano orecchini, braccialetti, persino dei semi di piante di pomodoro.

Sono arrivata alla Ernakulam Junction felice come una Pasqua, ho preso il ferry per Fort Cochi, poi a piedi fino al Padakkal Hotel...e lei era li’ in un angolo ad aspettarmi un po’ impolverata. La mia moto.