Goa, un eco scempio sull'isolotto di Palolem

Palolem, 29 gennaio 2015

Questo e’ un importante appello per proteggere uno dei posti piu’ belli di Goa, la spiaggia di Palolem, nel sud della ex colonia portoghese, rimasta ancora miracolosamente immune da sviluppo edilizio o peggio dalla deforestazione. Ho scritto tante volte di Palolem su questo blog, per me e’ un piccolo paradiso dove finisco sempre per tornare in ogni viaggio. E' un posto magico e carico di energia positiva che mi ricarica le batterie.
Il colpo d’occhio della spiaggia dorata con le palme sullo sfondo e’ davvero unico, A completare la cartolina c'e'  un isolotto chiamato Monkey Island o Conco Island, accessibile a piedi solo con la bassa marea.
Ecco, proprio li’ oggi ho scoperto che hanno fatto uno scempio mascherato da “eco resort”! Che ovviamente di "eco" non ha proprio nulla. Per fortuna non hanno costruito degli hut, ma il sentierino interno e’ stato devastato e trasformato in un largo percorso in terra battuta che corre lungo il perimetro dell’isola. I una baietta hanno costruito un pontile, in plastica, da cui parte una grande scalinata che finisce in uno spiazzo rotondo, sembra una pista da ballo. Ho letto sul web che hanno organizzato dei rave party. Di sicuro hanno tagliato un bel po’ di vegetazione per fare il nuovo sentiero e creare nuvi spazi sembrerebbe destinati ad ospitare parecchia gente.
Poco lontano dalla 'pista' ci sono anche due bagni, con la divertente` scritta “executive bio toilet”, in plastica verde. Poi c'e' una grossa cisterna collegata con tubi a un pozzo (forse gia’ esistente prima) e alcuni capanni usati dai lavoratori. Come se non bastasse poi, c’e’ anche una discarica di rifiuti, piena di bottiglie di plastica.
Un cartello sul pontile avverte che e’ proprieta’ privata. Ho chiesto a della gente del posto e mi hanno detto che l’isola e’ stata “venduta”. E anche che ci sono state delle dimostrazioni di protesta lo scorso anno contro il “resort”. Spero tanto che non permettano nulla di piu’ di quanto gia’ e’ stato rovinato, per costruire la strada in terra battuta con gradini in pietra e perfino panchine di pietra.
Insomma a me e' preso un infarto....io ho solo l'arma delle parole...e questa e' la mia denuncia. 

LIBRI: 'Una casa di acqua e cenere' di Kalyan Ray

Palolem, 28 gennaio 2015
Onestamente non e’ facile  seguire le gesta di una trentina di personaggi spalmate su due secoli, ma l’albero geneaologico dell'ultima pagina aiuta il lettore un po’ distratto come me.  Ho letto “Una casa di acqua e cenere” (uscito in inglese come “No Country”) dell'indiano  Kalyan Ray (vive tra Usa e India), in spiaggia a Palolem (Goa). Il posto ideale per un libro del genere, A Delhi non sarei mai riuscita ad arrivare alla fine.  
Nonostante la fatica a volte di mettere insieme i pezzi di questo enorme puzzle generazionale di due secoli e tre continenti mi ha lasciato commossa.  I suoi personaggi,  dai contadini dell’Irlanda fino a dei giovani alcolizzati negli Stati Uniti sono tutti dei 'viaggiatori'. Chi per mare,  chi attraverso  i libri o i sogni.  Le vicende si intrecciano con la storia delle migrazioni degli irlandesi (di cui non sapevo nulla) e quelle degli anglo indiani, a me piu’ familiari. 

Mi sono segnata la bella citazione in copertina: “Non importa quanto siamo lontani, non importa quanto siamo diversi, siamo comunque anime alla deriva nel mare del destino”.
E poi altre belle pagine, come questa (pag 154):   “Se la nostra meta fosse stata l’estremita’ opposta del nuovo continente,  queste persone valorose avrebbero proseguito tenacemente attraverso montagne  impervie. Se la destinazione fosse stata sulle sponde del Pacifico, avrebbero cominciato a cedere solo in prossimita’ di quella costa lontana. Forse la mia era una considerazione sciocca, oppure forse era vero che le forze ci sorreggono solo finche’ siamo in viaggio”.
E poi questa sublime descrizione dell’India quando la nave dei mercanti irlandesi arriva in Bengala nel delta del Gange (pag 109) : “Era meta’ maggio quando avvistammo una terra irregolare. La forza di un grande fiume l’aveva frantumata in mille pezzi, ciascuno un’isola , i contorni immersi nel limo e nel fango su cuui crescevano arbusti che venivano sommersi dall’alta marea. Gli alberi, dall radici simili a dita nodose,  si estendevano come una ragnatela. Mi spiegarono che si chiamavano mangrovie. Tra le mangrovie strisciavano piccole lucertole con il dorso ricoperto di aculei e peli sul collo. Le isole galleggiavano, non erano collegate alla terraferma. All’imbrunire, le chome arruffate degli alberti si riempivano di aironi  dal collo lungo, che insieme con i corvi formavano un’orchestra bianca e nera. Gruppi di scimmie dal pelo inzaccherato, alcune con i cuccioli grinzosi attaccati a loro, urlavano tra i rami. In mezzo a loro, un’esplosione di foglie gialle tra grovigli dii canne. Fu quella la mia prima immagine dell’India”.
E poi infine sulla societa' moderna (pag 429):  “Penso a come le famiglie si sono sparse sulla terra:  a come questi nomi si danno battaglia,  le loro lingue si sono separate, ciascuna con gli occhi fissi sul suo pezzetto di terra, invidiosa delle altre, feroce e avida.  Ho alzato gli occhi e ho visto la distesa sconfinata del mare, luccicante e ammonitrice. Aveva un colore che nessuna mappa  aveva mai mostrato.


KALYAN RAY, “Una casa di acqua e cenere”,  Casa Editrice Nord    

Mumbai, i topini bianchi di Crawford market

Mumbai, 24 gennaio 2015

Mentre aspettavo un treno per Goa sono andata al mercato di Crawford, che e' appena dietro alla stazione Chhatrapati Shivaji Terminus, che io continuo ancora a chiamare Victoria Terminal.
E' un mercato storico che risale all'epoca coloniale,  ma e' tenuto malissimo tanto che si fa fatica a riconoscere  lo stile. Purtroppo quando sono arrivata  era buio e non sono riuscita a trovare i fregi disegnati dal Lockwood Kipling, padre di Rudyard, l'autore del Libro della Giungla.
Mi sono pero' divertita a curiosare nella sezione dedicata agli animali da compagni e pesci tropicali. Mi ha ricordato il mercato settimanale di Chatuchak a Bangkok, molto piu' grande e colorato. Ma una cosa mi ha colpito. La quantita' di topini bianchi in vendita. Si sa, qui in India, i ratti sono sacri perche' sono il veicolo della dea Durga. C'e' perfino il famoso tempio dei topi a sud di Bikaner in Rajasthan. E vedere un topo  albino, con gli occhi rossi, e' considerato un segno di buon auspicio.

A me, come a molti penso, i ratti mi fanno un po' schifo. Un venditore stava per mettermene in mano uno per mostrarmelo meglio. Ho fatto un balzo e sono scappata via. Chissa' che ha pensato. 

Mumbai versus New Delhi, vince la vecchia Bombay

Mumbai, 19 gennaio 2015

Ogni volta vengo a Mumbai, mi convinco quanto quest’ultima sia diversa dalla capitale. Mentre New Delhi e’ un collage schizofrenico di passato islamico e di presente post coloniale, Mumbai e’ una autentica metropoli cosmopolita. Dove ci sono poveri e ricchi fianco a fianco, dove il moderno e il decadente convivono in assoluta armonia. Dove la gente passeggia per strada su dei marciapiedi e non abita in ‘colony’ chiuse a chiave di notte. Dove ci sono locali aperti sulla strada dove si puo’ bere una birra e dove a mezzanotte si puo’ ancora mangiare. E dove , non c’e’ inverno, ma un'unica stagione interrotta solo dalle piogge monsoniche.


Quando sono arrivata, dopo un paio di ore di ritardo del mio aereo bloccato dalla nebbia a Delhi, e mi sono finalmente levata i maglioni nel bagno dell’aeroporto, e’ stata una sensazione di estasi.
Alcuni dicono che e’ l’effetto del mare che la rende accogliente, anche per i piu’ sfortunati degli slumdog. Altri dicono che e’ per il mix unico di etnie che ne fa una citta’ tollerante (a parte ogni tanti le rivendicazioni dei marati che vorrebbero cacciare i ‘terroni’ del nord, che sono ormai la maggior parte della popolazione. O forse e’ la presenza di Bollywood, la fabbrica dei sogni per milioni di indiani.
Oggi sono stata a spasso a Fort, una zona che mi ha sempre affascinato e incuriosito perche’ e’ stato il cuore commerciale della citta’ nel 1700 e 1800, quando era un fiorente porto della Compagnia delle Indie Orientali. Il fronte mare e’ tutta zona militare e quindi inaccessibile. Pensavo all’enorme valore immobiliare di queste aree nella parte piu’ prestigiosa della penisola.
A Fort c’e’ la Borsa, la Reserve Bank of India, una vecchia sinagoga e una serie di enti e istituti un po’ retro’, come l’Asiatic Society, che custodisce nella sua preziosa biblioteca anche un manoscritto della Divina Commedia. Ho scoperto che la zona e’ protetta dalle Belle Arti del Maharashtra e per questo e’ piena di fascino un po’ decadente. Qui ti senti a Bombay non a Mumbai. C’e’ anche la sede del piu’ vecchio giornale indiano, il Bombay Samachar, che continua a uscire ininterrottamente dal 1822.
Sono passata anche per Kala Ghoda (cavallo nero) dove ci sono storici musei e gallerie d’arte. Nella Jehangir Gallery ho visto una mostra del fotografo Vikram Potdar, specializzato in foto di natura, soprattutto animali. Fantastici gli scatti di uccelli esotici e di un orso bianco in Antartide. Ho pensato a quanta fatica e pazienza dietro quelle immagini.
Ho concluso la passeggiata con una sosta al Cafe’ Universal, un vecchio bistro’ dove sembrava di stare in qualche citta’ europea.
Oggi a Mumbai c’e’ stata anche la maratona, e per questo la maggior parte delle guesthouse di Colaba sono piene e le poche camere rimaste hanno un prezzo esorbitante.
Con mia sorpresa, ho visto che rimangono i reclutatori di comparse per Bollywood. In questi giorni cercano un sacco di gente per il sequel di Abcd (Anybody Can Dance), un film di successo di qualche anno fa. Uomini e donne, giovani e vecchi, purche’abbiano la pelle bianca.

Quegli strani gelatai di New Delhi

New Delhi, 7 gennaio 201

In questo curioso articolo di The Hindu ho trovato la conferma a quello che sospettavo da anni e cioé che i venditori di gelati e di bibite sono dei potenziali spioni al servizio dei servizi indiani di intelligence.
Il caso più clamoroso è quello dei carretti dei gelati davanti all'ambasciata d'Italia nell'enclave diplomatica di Chanyakyapuri. Sono costantemente davanti all'ingresso, tutto il giorno e  in qualsiasi stagione.  Anche adesso che c'è un nebbione che si taglia con il coltello, i gelatai sono lì davanti con la  loro mercanzia.  Manco fossero sul lungomare di Iesolo.
Ma a parte il freddo, quello che non capisco è quale tipo di clientela possano avere davanti alle sedi diplomatiche dove raramente si vede qualcuno a piedi, specialmente ora che il rilascio dei visti è gestito in outsourcing e quindi non ci sono piu' le code di una volta.
Io, nella bella stagione, mi fermo a prendere il gelato, di solito un 'chocobar', l'equivalente del pinguino, l'unico che hanno, spesso un ammasso liquefatto e poi ricongelato chissà quante volte. Non hanno quasi mai il resto...e sembrano anche un po' infastiditi dalla richiesta. Insomma si vede che non è davvero il loro mestiere...    

Casco obbligatorio, stop ai 'pavoni' in moto

New Delhi, 6 gennaio 2014

Da qualche tempo, a New Delhi è entrato il vigore l'obbligo del casco anche per le donne in moto. Lo se che sembra strano, ma prima le donne e i sikh erano esenti. Le prime per non rovinare l'acconciatura, i secondi per via del voluminoso turbante.  Adesso tutte le donne dovranno indossare il casco, eccetto le donne sikh anche se non hanno il turbante.  Perchè? Perchè sarebbe stato assurdo fare un'eccezione solo con gli uomini e non per le compagne che trasportano.
Insomma un rompicapo per la polizia. Durante le prime settimane sono fioccate le multe senza pietà. L'ammenda è di 100 rupie e l'ho presa anche io una volta da trasportata non sikh.
Adesso, i controlli si sono un po' diradati e la polizia è passata alla dissuasione psicologica con questa divertente pubblicità che ho visto oggi sul Times of India.


 

Turisti in India, il giallo del biglietto di ritorno

New Delhi 3 gennaio, 2015

Altro che visti all'ingresso in India per incrementare il turismo come sbandierato un po' di tempo fa. Sembra che sia sempre piu' difficile e tortuoso partire per l'India. Non so se e' colpa della vicenda dei maro' che ha avvelenato i rapporti oppure e' la confusione che regna a New Delhi nel regime dei visti.
Fatto sta che mia figlia e' stata bloccata ieri sera a Malpensa al check-in dell'Air India (volo diretto Milano/Roma/Delhi) perche' non aveva un biglietto di ritorno. L'italiano dietro il bancone diceva che chi ha un visto turistico deve un biglietto di "ritorno in Europa".  Mia figlia ha spiegato che dopo l'India intende andare altrove e che non ha ancora comprato un biglietto. Niente da fare. Un altro addetto ai controlli dei visti, sempre italiano, ha detto che e' obbligatorio "da novembre" e che se a Delhi rimandano indietro la ragazza "loro a Malpensa devono pagare una multa salata".  Io ho controllato se negli ultimi mesi ci fossero delle nuove normative per i turisti italiani che vanno in India, ma non ho trovato nulla.
Vedendola ormai in lacrime, il tizio del  check in  le ha poi suggerito di fare una prenotazione 'fittizia' con Air India di un volo di ritorno.  Solita scorciatoia italiana, Ma che ovviamente la biglietteria si e' rifiutata di fare.
Insomma, il tira e molla, si e' risolto soltanto quando e' comparso il capo scalo indiano, per fortuna, che ha dato l'okey, probabilmente non capendo nemmeno cosa era successo. Si e' preso la responsabilita' di farla viaggiare anche se, secondo gli italiani, 'non era in regola'.
Inutile  aggiungere che all'immigration di Delhi a nessuno e' saltato in mente di chiederle un biglietto di ritorno... 

Espropri agricoli, il regalo di Natale di Modi agli industriali

New Delhi, 24 dicembre 2014


Il governo di Narendra Modi ha scodellato alla vigilia di Natale, un decreto che permette gli espropri agricoli per progetti industriali introducendo un emendamento a una legge, Land Acquisition Bill 2013, fatta dal partito del Congresso. Un bel regalo di Natale per gli sponsor del premier della destra che lo hanno sostenuto e finanziato. Ovvio che Modi ha fretta di accelerare l’industrializzazione dell’India e di stendere tappeti rossi agli investitori stranieri che da alcuni anni erano fuggiti dall’India a causa della eccessiva burocrazia, corruzione e (secondo me) anche per la crisi mondiale
La riforma, entrata in vigore il primo gennaio 2013 e che sostituiva una vecchia legge di 150 anni fa, richiedeva il consenso dell’80% dei proprietari agricoli e una valutazione dell’impatto sociale prima di autorizzare la confisca. Mentre ora i progetti di infrastrutture rurali, difesa, edilizia low cost e ‘sicurezza nazionale’, quindi una buona fetta di opere, potranno tranquillamente prendersi le terre dei contadini. Meno male che rimangono i risarcimenti previsti dalla precedente legge.
Insomma avanti con le betoniere in nome dello sviluppo. Che ci sta anche bene, ma non quando e’ ai danni di contadini o dell’ambiente. Se prima il Congresso aveva strozzato l’industrializzazione e fatto fuggire i vari Posco e Vadanta, oltre che WallMart, adesso e’ via libera a tutti. Accomodatevi alla grande scorpacciata in nome del ‘Make in India’ , il nuovo slogan per industrializzare il Paese.
Contrariamente a quello che si pensa, l’India festeggia il Natale, e’ festa. Gli induisti celebrano tutte le feste, sono fatti cosi’. E come in Italia, anche qui i media sono distratti alla vigilia delle feste.
Il decreto, passato come ‘executive order’, deve ovviamente andare in Parlamento (entro due mesi mi sembra) per essere trasformato legge. E il Congresso dara’ battaglia. Poi dovra’ essere firmato anche dal presidente della repubblica Mukherjee (del Congresso).
Insomma Modi non ha mani libere, pero’ ci prova...pur di accontentare i suoi amici industriali.



Maro'/ Respinti i permessi, una mossa troppo azzardata

New Delhi, 17 dicembre 2014

E' ormai parecchio tempo che seguo la vicenda dei maro' - a febbraio saranno tre anni - e quindi mi permetto di fare tre considerazioni sull'ultima doccia fredda subita dal governo italiano.

1) Dal maggio scorso, quando la faccenda e' passata dalle mani di Staffan De Mistura a quelle di un team di super esperti britannici, e' calato il riserbo piu' assoluto anche su cose apparentemente insignificanti come le visite dei familiari a Delhi.
Prima il buon De Mistura, ad ogni sua missione a Delhi, riferiva di cosa stava avvenendo.  Ora da mesi non si sa piu' nulla. La parola d'ordine era, silenzio siamo al lavoro. Poi c'e' stata l'emergenza dell'ictus di Latorre e il suo rimpatrio.  Ora si trattava, semplicemente (secondo me) di chiedere una estensione del permesso ai giudici, magari presentando delle carte mediche in cui si diceva che aveva ancora bisogno di cure ecc ecc. Invece, non so per quale motivo, il team legale italiano ha voluto forzare la situazione e - a sorpresa - chiedere un permesso per Girone con la scusa  che i suoi figli pativano la mancanza del padre. Motivazione piu' che giustificata, per carita', ma che forse si e' scontrata con una giornata storta del giudice o semplicemente con il fatto che era inserita in un 'pacchetto' troppo ambizioso e decisamente azzardato.

2) Molto probabilmente il 'pacchetto' permessi era stato concordato  con gli indiani in trattative sottobanco.  Quando il neo ministro Gentiloni parlava del 'cambio di passo' forse intendeva  che italiani e indiani si stavano mettendo d'accordo su una via di uscita o per lo meno su delle concessioni che favevano salvare la faccia a Renzi, senza farla perdere a Modi.  Ma la giustizia indiana e' indipendente. Lo so che per noi italiani, puo' suonare impossibile, ma lo e', almeno a livello della Corte Suprema, organismo super rispettato e temuto dal governo.

3) Pochi in Italia lo hanno capito, ma da un anno c'e' un processo che e' stato avviato presso un giudice speciale a New Delhi e che e' bloccato a causa di un ricorso italiano. Questo potrebbe essere davvero il nostro cavallo di Troia. Dopo aver costretto New Delhi a fare marcia indietro sull'applicazione al caso di una legge anti terrorismo perche' era l'unica che si applicava fuori dalle acque internazionali, l'Italia ha il coltello dalla parte del manico. Gli indiani si sono incasinati e non sanno come uscire da un pasticciaccio giuridico che - per ironia della sorte  - deve sbrogliare Mukul Rohatgi, l'ex legale e principe del  foro diventato ora Procuratore generale.
Perche' non insistere su questo punto debole? Perche' non esigere la presentazione dei capi di accusa invece di bloccare il processo con i ricorsi? La polizia indiana Nia non e' ancora in grado di dire quale reato hanno commesso e quale legge si applica.  Su questo chiodo devono battere i super esperti londinesi. E poi, siccome attualmente non esiste risposta, come si dice da queste parti....fermarsi sulla sponda e aspettare che passi il cadavere.


Che Guevara in India, ma chi lo sapeva?

New Delhi,  4 dicembre 2014

Per me è stata una sorpresa vedere queste foto del viaggio del Che Guevara in India come inviato di Fidel Castro per allacciare i rapporti con l'India di Nehru. Penso che pochissimi sappiano di questa visita che fu per conto del governo cubano. La storia era stata pubblicata qualche anno fa da un giornalista indiano che ha scovato le immagini nascoste negli archivi ufficiali.
Non ho ben capito perchè l'India poi cancellò il ricordo di quella visita del lontano 1959 di cui ci sono particolari curiosi anche sul personaggio del Che. Per esempio di una sua esibizione di yoga nella posa dell'head stand.
Questi sono i link per le foto e il racconto della missione
http://scroll.in/article/692525/Photos:-When-Cuban-revolutionary-Che-Guevara-visited-India
http://scroll.in/article/692525/Photos:-When-Cuban-revolutionary-Che-Guevara-visited-India

Marò/ il problema forse è tra l'India e la Ue

New Delhi, 20 novembre 2014

Il fatto che l'Italia, che ha la presidenza di turno alla Ue, non abbia fissato un incontro bilaterale con il premier Modi al G20 di Brisbane la dice lunga sulla crisi diplomatica esistente non solo con Roma  ma con l'intera Unione Europea.
Non è chiaro se Renzi abbia chiesto un colloquio e gli indiani hanno respinto o se, viceversa, Modi era disponibile e l'Italia non ha avanzato alcuna richiesta. Io ho l'impressione che sia più la seconda ipotesi. Modi ha incontrato una quarantina di leader nel suo ultimo tour in Myanmar, Australia e Fiji.
Comunque le relazioni con Bruxelles sono ad un minimo storico, anche se con alcuni Paesi europei gli affari vanno a gonfie vele.  Il summit Ue-India non si tiene più da un paio di anni.
In questo articolo di Kallol Bhattacherjee sul magazine The Week sono spiegati molto bene i punti di attrito.

 

Marò/ Quattro ministri degli Esteri in 33 mesi

New Delhi, 1 Novembre 2014

Mettetevi nei panni di questi due malcapitati, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che oggi hanno parlato con il quarto ministro degli Esteri da quando sono stati arrestati in India per colpa loro o da innocenti (qualcuno ce lo dica).
   Ben quattro ne sono passati in 33 mesi. Giulio Terzi di Santagata (nella foto quando i marò erano in Kerala), Emma Bonino, Federica Mogherini e ora Paolo Gentiloni. Uno ogni otto mesi circa. Un record mondiale.
E da ognuno hanno sentito le stesse rassicurazioni, addirittura le stesse parole. Siccome questo è un semplice avvicendamento che bisogno c'era per il neo capo della diplomazia Gentiloni ribadire l'impegno già preso dalla Mogherini? Come se lei non avesse fatto nulla. Ora sì invece che li portiamo a casa. Insomma non bastava una semplice telefonata per presentarsi?
    Da quando si è insediato Modi, la Farnesina sta tenendo un assoluto riserbo sulla 'strategia' che sta seguendo per la soluzione del caso. A tal punto è segreta la nuova strategia che si dubita anche che esista. Il silenzio sarebbe stato perfetto oggi.
   Vedo che Latorre l'ha presa con filosofia e ha fatto notare che l'insediamento è avvenuto a Ognissanti. Intende dire forse che Gentiloni ha la benedizione di tutti i santi del paradiso? O che lo 01-11-14 porta bene? Ormai ci affidiamo alla cabala per trovare una soluzione.
 

Rishikesh - A piedi al tempio di Nilkanth, dove Shiva e' diventato blu'

Rishikesh, 23 ottobre 2014

    Oggi e’ Diwali e per aumentare il favore delle divinita’ ho deciso di fare una camminata al tempio di Nilkanth (o Neelkanth), che e’ legato al mito di Shiva che beve il veleno per salvare il mondo diventando di colore blu’. Nilkanth che vuol dire ‘colui che ha la gola blu’ e’ infatti uno dei tanti nomi di Shiva.
Si  tratta di un pellegrinaggio (yatra) abbastanza famoso soprattutto ad agosto tra i ‘kanvarias’, i devoti di Shiva che scalzi vanno a prendere l’acqua del Gange e la portano a casa con delle giare che non possono mai toccare a terra. Una volta a New Delhi se ne vedevano migliaia, ora un po’di meno.Adesso non e’ stagione e quindi il percorso e’ deserto, a parte qualche devoto che ho incontrato, scalzo, che saliva invocando il nome di Bhole, altro appellativo del dio Shiva.
Il cammino e’ di circa 10 chilometri, quasi tutti in salita, e parte dalla strada che corre dietro a Ramjula, a Rishikesh. Fa parte del parco nazionale Rajaji, dove ci sono molti elefanti allo stato brado.
Un venditore di te’, dove mi ero fermata stamane, mi aveva sconsigliato di andare da sola proprio per il pericolo elefanti.
In effetti all’inizio del sentiero c’era un bel mucchio di sterco, inconfondible. Poi pero’ altri sul percorsi mi hanno detto che i pachiderma si muovono solo di notte.
Io mi aspettavo di trovare un sentiero di trekking, invece e’ un marciapiedi a gradoni, interrotto solo qualche volta da frane. Per le gambe non e’ granche’ e poi dove c’e’ muschio e’ estremamente scivoloso.
Dal numero di piazzole sosta, fontane e baracche si capisce che quando e’ stagione su questa montagna ci sale un esercito. Purtroppo lo si nota anche dai cumuli di spazzatura ai bordi del sentiero. Ma il bosco e’ incantevole e dopo i primi chilometri, superato un tempietto con annesso un ashram per sadhu, si gode una magnifica vista del corso sinuoso del Gange che taglia in due Rishikesh.
A Nilkanth ci si arriva anche con la strada. Decine di jeep portano i fedeli fino all’ingresso del tempio. Questo purtroppo ha fatto si’ che la vallata sia stata letteralmente violentata da un’edilizia selvaggia e colate di cemento. Molti degli edifici non sono terminati, altri sono sventrati da non si sa cosa e i pendii spelacchiati sono discariche a cielo aperto. Purtroppo come molti posti sull’Himalaya indiano.
Il tempio e’ in fondo alla vallata, dove confluiscono due torrenti. Diffcile immaginare come doveva essere stata un tempo, forse prima dell’arrivo della strada. O come doveva essere quando i Beatles frequentavano Rishikesh negli anni 60.

Il tempio ha un frontone colorato, come quelli del Sud dell’India, dove si racconta il mito dello Shiva dalla gola blu. Ma e’ coperto da una specie di protezione. Dentro Shiva e’ rappresentato come linga. Si offrono vassoi con dell’acqua del Ganga, cocco, fiori e incenso.
Incontro una comitiva del Gujarat e mi faccio fotografare con loro. Poi ritorno sui miei passi, risalgo la vallata e l’orribile baraccopoli deserta fino a riprendere il sentiero nei boschi.
Gli unici incontri che faccio sono con delle scimmie, i langur dal muso nero, pavoni, asinelli e vacche al pascolo. Piu’ un giovane sadhu con i fianchi avvolti in un lembo di stoffa leopardato e lunghi treat. Gli ho chiesto se si era fatto l’hair extension, si e’ quasi offeso...

A proposito dell'India che va su Marte

New Delhi, Primo ottobre 2014


Questa vignetta apparsa sul New York Times ha scatenato un putiferio.  La stampa indiana ha accusato l'Occidente di avere pregiudizi sull'India, mentre su Twitter c'e' stata un'insurrezione di chi si e' sentito ferito nell'orgoglio nazionale.
Da una parte condivido che e' ora di smetterla di pensare all'India con i soliti stereotipi della poverta'e della sporcizia.  Ieri sono intervenuta al programma Rai3Mondo sugli street children (ma possibile che non ci siano altri argomenti piu' nuovi in India?)
Dall'altra parte, non si puo' far finta che la maggior parte del Paese si trova ben lontano dalla percezione che si ha quando uno pensa al successo di Mangaayaan.
E il vecchio dilemma: perche' spendere soldi nelle imprese spaziali quando ci sono ancora tanti (e crescenti) probemi da risolvere sul pianeta Terra?.

Modi e l'industrializzazione dell'India

New Delhi, 26 settembre 2014

Il primo ministro Narendra Modi, attorniato da una schiera di potenti industriali e suoi sponsor elettorali, tra cui Mukesh Ambani e Tata (rappresentato da Cyrus Mistry), ha illustrato oggi la sua idea di India nei prossimi anni in cui sara’ al potere. (qui il video integrale)
Piu’ fabbriche per creare lavoro, piu’ strade e “corridoi” industriali per trasportare le merci e meno burocrazia per attirare gli investitori stranieri che negli ultimi anni sono scappati a gambe levate.
Il nuovo mantra e’ "Make in India", che lui stesso ha lanciato il 15 agosto quando con indosso un turbante del Gujarat ha parlato dal Forte Rosso per il giorno dell’Indipendenza. "Make in India" e’ la campagna del governo che si concentra su 25 settori dove le porte saranno spalancate per tutti gli imprenditori.

Mentre in passato, le imprese avevano enormi difficolta’, si pensi ai permessi ambientali che hanno rallentato mega progetti, come quello dell’acciaieria Posco in Orissa, adesso Modi promette di stendere un tappeto rosso.
L’India polo mondiale manufatturiero come la Cina . Il logo della campagna e’ un leone, il simbolo preferito di Modi, che arriva dal Gujarat, guarda caso dove sorge la riserva di Gir, l’unico posto dove ci sono i leoni asiatici.
Il video promozionale mostra ingranagggi, ciminiere, treni che sfrecciano e razzi che vanno nello spazio, come Mangalayaan, che e’ arrivata come una ciliegina sulla torta. Cosa ci voleva di piu’ per ripristinare la fiducia nelle proprie capacita’?
Gia’ mi immagino colate di cemento e paurosi scempi ambientali. Nessuno al Vigyan Bhawan, dove si e’ tenuto il convegno, ha pronunciato nemmeno per un attimo il problema gigantesco del trattamento delle acque, la tutela delle coste e del mare, la preservazione di ecosistemi. Senza citare l’inquinamento atmosferico delle metropoli, i pesticidi e i fiumi fogna tipo la Yamuna.
L’obiettivo della campagna Make in India e’ di far crescere il settore manufatturiero dal 16% al 25% del Pil. Possibile, ma sostenibile? Un accelerazione del genere, in un Paese cosi’ grande, avrebbe un costo enorme in termini ambientali.
In Occidente questo disastro lo abbiamo gia’ sperimentato e ne stiamo pagando ora il prezzo sul clima del pianeta.
Questi sono i pensieri che mi frullavano per la testa quando sono uscita dal Vigyan Bhawan. Poi, mentre tornavo al parcheggio, ho visto una grossa scimmia che indisturbata passeggiava tra la folla. Ho sorriso e tra me e me ho pensato che niente paura... sono ancora in India.

Modi alla Cnn/Come si dice in India, chi è senza peccato....

New Delhi, 21 settembre 2014

Oggi ho visto sulla Cnn la prima intervista del premier indiano Narendra Modi a un media internazionale. Ha scelto la Cnn perché tra pochi giorni andrà negli Usa per l'assemblea generale dell'Onu e per incontrare Barack Obama.
Il leader del Bjp è ormai completamente riabilitato dagli americani che fino a poco tempo fa lo avevano messo sulla lista nera per i massacri di mussulmani in Gujarat. La memoria storica degli americani si sa è corta e comunque nessuno ha mai provato la responsabilità diretta o indiretta di Modi negli incidenti del 2002. Tutto dimenticato. 
Nell'intervista di Fareed Zakaria non ci sono domande imbarazzanti o difficili. Modi è a suo agio e va a ruota libera. Preso dal fervore patriottico attribuisce alla ricca tradizione indiana anche la massima evangelica "lanci la prima pietra chi è senza peccato". Non vorrei sbagliarmi, ma forse il detto appartiene a qualche altro.
Non sicura di aver sentito bene, sono andata a cercare la trascrizione del passaggio in questione, mentre qui c'è l'intervista integrale 


Fareed Zakaria: With regard to Russia's action in Ukraine. India has not been particularly active. Do you, how do you view Russia's annexation of the Crimea.


Prime Minister Narendra Modi: Firstly, whatever happened there, innocent people died in a plane accident. That's very saddening. These are not good things for humanity in this age. We have always expressed those views. There is a saying in India that the person who should throw a stone first is the person who has not committed any sins. In the world right now, a lot of people want to give advice. But look within them, and they too have sinned in some way. Ultimately, India's view point is that efforts need to be made to sit together and talk, and to resolve problems in an ongoing process.

Il posto piu' cool di New Delhi? Social a Hauz Khaz, meta' ufficio e meta' disco pub

New Delhi, 20 settembre 2014
Il posto più cool di New Delhi? Senza dubbio Social, il nuovo locale di Hauz Khaz Village, il quartiere bohemienne della capitale diventato da qualche anno il luogo di incontro e divertimento per giovani e stranieri.
   A quanto ho capito, Social è una caffetteria e ristorante che di sera si trasforma in disco pub. Il principio è di creare un luogo di incontro “off line” (vedi la pubblicita’qui). Quindi grandi tavoli dove ci si siede insieme, salottini, wi fi, prese per la corrente, salette piu’ appartate e ovviamente anche dei banconi bar.
Dalle finestre si vede il laghetto artificialedi Hauz Khas e le tombe dei sultani. Il posto è un dei più belli di New Delhi secondo me. E mi chiedo come possano avere avuto il permesso di aprire dei locali, praticamente a fianco di rovine dell XIII secolo.
   Onestamente non mi piace il modo in cui si si sta trasformando Hauz Khaz Village, ma ammetto che il Social è veramente trendy e lo è anche la gente che lo frequenta. E’ la nuova e giovane India, ovviamente quella ricca, ma che nessuno racconta perché di questo Paese purtroppo si raccontano sempre i soliti stereotipi.
   L’idea del fondatore, Riyaaz Amlani, e’ seguire il nuovo trend del co-working che, complice la crisi economica e grazie a internet, sta rivoluzionando il nostro modo di lavorare. Basta con l’ufficio, si puo’ lavorare al bar insieme ad altri “colleghi” casuali.
   Io stessa, inconsapevolmente, lo pratico da anni. Quante ore ho passato al Barista o a Open Hands (alla scuola americana) a scrivere sul mio laptop tra il chiasso, la musica e con interminabili cappuccini. E quanta gente ho incontrato. Quando entro al Coffee Day di Khan Market o la sensazione di entrare in redazione.
   Il concetto in fondo è molto vecchio... Si pensi ai caffe’ parigini dove si incontravano artisti e intellettuali.
   Ma il bello qui è che alla sera, il 'co-ufficio' si trasforma in disco pub e invece dei caffe’ compaiono birre e cocktail serviti in bicchieri alti mezzo metro con diverse cannucce, anche qui per socializzare.
   Come dicevo prima, Hauz Khaz e’ diventato il posto di ritrovo per eccellenza. C’è una corsa ad aprire ristoranti, negozi e pub alla moda, ovviamente senza un minimo di criterio estetico e soprattutto norme di sicurezza. Se lo si guarda bene, oltre le insegne e le vetrine, il posto è una baraccopoli. I locali sono incastrati l’uno dentro l’altro che si fa fatica a capire dove si entra. Molti hanno come accesso delle scalette minuscole in barba a qualsiasi norma antincendio.
   Poi, puntuali a mezzanotte e mezza, arrivano le camionette della polizia a far rispettare l’ordine di chiusura. Tutti a dormire. E’ bello vedere la fiumana di ragazzi indiani e non indiani, barcollanti, in strada, che a malavoglia tornano a casa.

LA FOTO/ Lo spuntino del pappagallo

New Delhi, domenica 14 settembre 2014

Stamane sulla terrazza stavo leggendo il giornale. Dall'albero di fronte sento un rumore di qualcuno che sgranocchia. Cric croc, cric croc. Non puo' essere un tarlo gigante, Scruto tra il verde delle foglie. Un pappagallo si era fermato a fare uno spuntino.  Con un roti secco rubato chissà dove.

Quando il 'boss' prepara la cena. ll nuovo spot pseudofemminista di Airtel

New Delhi, 28 luglio 2014

Una donna manager, impeccabile nel suo sari, ha convocato due dipendenti nel suo mega ufficio per un lavoro che deve essere fatto in tempi brevissimi.  Uno di loro protesta, ma lei con voce dolce ma inflessibile, dice che non si può rimandare e che devono iniziare subito. Poi li congeda, ma si vede che ha dei sensi di colpa nei confronti di uno in particolare.
Alla fine della giornata, si affaccia nell'ufficio del dipendente che è chino sul computer e lo saluta. Poi esce dall'ufficio e sale in auto.
Arrivata a casa, si mette comoda con un paio di bermuda di jeans e una maglietta, e apre il frigo per preparare la cena.
L'impiegato, sempre inchiodato al suo lavoro, riceve una telefonata. Sul cellulare c'è scritto "WIFE".  Dice seccamente che ha molto lavoro da fare e che ritarderà. Poi riceve  una videochiamata sempre da 'WIFE'. E' a quel punto che si scopre che la sua 'boss' è anche sua moglie. Lei le mostra delle pietanze appena cucinate e gli dice con voce sexy di venire a casa che si raffreddano.  Lui sorride ed è tutto contento. Fine dello spot.

Questa è l'ultima pubblicità televisiva di Airtel (vedi qui). L'idea era carina perchè per la prima volta il boss è donna, però poi tutto il femminismo evapora sui vapori delle pietanze appena cotte.
Come dire, le donne fanno i manager, ma poi alla fine devono preparare la cenetta per i mariti e, per di più, si sentono anche in colpa. Non sembra così? A meno che - visto che lui è un gran pezzo d'uomo - lei in realtà non pensasse a qualcos'altro oltre alla cena....     

Silenzio, si governa. La comunicazione nell'era Modi

New Delhi, 22 luglio 2014

Il neo governo di Narendra Modi sta veramente riscrivendo le regole, anche per quanto riguarda la comunicazione. Appena salito al potere ha subito emanato una circolare a tutti i funzionari vietando qualsiasi rapporto con la stampa.  Me ne sono accorta un giorno quando sono andata al ministero del Turismo, dove di sicuro non ci sono segreti da coprire, per chiedere una dichiarazione su cosa l'India intende fare per incrementare l'arrivo di visitatori stranieri. Una cosa innocente. Mi hanno fatto grandi salamelecchi, offerto chai e salatini, ma niente, tutti con le bocche cucite.
Nel suo viaggio in Brasile, per il vertice Brics, Modi si è preso sull'aereo soltanto i giornalisti della tv governativa Doordashan, rompendo la prassi del precedente premier Singh, che dava conferenze stampe (le uniche) nei lunghi viaggi in giro per il mondo. 
E quando era in Brasile, Modi  non ha detto mezza parola a di fuori degli incontri diplomatici, neppure con la comunità indiana. Ovvio che c'è una certa reticenza a comunicare con i media, molto probabilmente per paura di fare qualche passo falso che possa compromettere l' immagine di "uomo capace" che si è sapientemente creato durante la campagna elettorale. Dopo mesi di sovraesposizione mediatica è calato il silenzio assoluto. 
Queste considerazioni non sono solo mie, ma sono di molti miei colleghi indiani (vedi questo editoriale) che si sentono esclusi, soprattutto quelli che erano "imbeccati" dalle solite "fonti", e mi riferisco soprattutto alle notizie sulla vicenda dei marò...