La politica riscopre i contadini tra (finti?) suicidi e comizi

New Delhi, 24 aprile 2015
   
    Improvvisamente i partiti indiani hanno scoperto i contadini ovvero il 60% circa della popolazione. Da qualche giorno non si parla d’altro, di piogge che hanno rovinato i raccolti, di contadini che si suicidano, del monsone che sara’ insufficiente e della nuova legge che rende piu’ facile gli espropri delle terre per costruire fabbriche e infrastrutture.
Ma di quali ‘contadini’ stiamo parlando? Di quelli in Punajb, che sono sicuramente piu’ ricchi di molti manovali che si vedono a New Delhi? Di quelli del Maharashtra disperati a causa degli strozzini e della corruzione? O di quelli del Rajasthan, dove nessuno ci capisce piu’ nulla, perche’ un tempo c’era la siccita’ e la desertificazione, mentre negli ultimi due anni c’e’stata un’abbondanza di piogge. Purtroppo le piogge di meta’ marzo sono coincise con la raccolta primaverile (‘rabi’). Ma non e’ chiaro - manco al governo che ha annunciato i risarcimenti - quale sia l’entita’ dei danni. Le cifre delle perdite dei raccolti di grano, mostarda, ecc sono state riviste al ribasso ad aprile.
 

In bici a New Delhi? Possibile, ecco qui cosa succede

New Delhi, 20 aprile 2015

Per alcuni andare in bicicletta a New Delhi e'  da folli, ma io non ci ho mai rinunciato.  E di recente, piano piano, comincia anche a farsi largo l'idea della bicicletta come sport. Per la stragrande maggioranza degli indiani la bici e' simbolo di assoluta poverta' e di conseguenza chi va in bici appartiene agli ultimi gradini della gerarchia sociale. Ovviamente gli stranieri sono esclusi da queste considerazioni, ma e' comunque qualcosa che suscita un po' di commiserazione, soprattutto quando a pedalare e' una donna.
A parte questo stigma sociale e i rischi di essere tirati sotto dal primo Suv, adesso  si aggiunge anche l'inquinamento,soprattutto quello da polveri sottili.Finalmente,dopo anni, a Delhi si sono accorti che l'aria e' ammorbata e che bisogna fare qualcosa.   Non si sa ancora 'cosa', ma almeno se ne sono accorti.
Per gioco, ho voluto mostrare cosa significa andare in bici a New Delhi. Ho fissato sulla testa la Go Pro e sono andata al mercato di Sarojini.....

Rahul è tornato a casa dopo due mesi, ma il mistero continua

New Delhi, 17 aprile 2015

E' tornato Rahul Gandhi dopo 56 giorni di 'sabbatico' come lo chiamano.  Dove è stato? Che ha fatto? Niente, non si sa!  Nonostante i media indiani gli abbiano dato la caccia per tutta la mattina, non hanno neppure una foto. Stamane i giornali pubblicano delle immagini sfocatissime di lui dietro i finestrini dell'auto. Si vede un pezzo di viso, con la barba da radere, sorridente, dietro i riflessi del vetro. La foto su Indian Express mostra anche i suoi due cani che, evidentemente, lo hanno accolto all'aeroporto dove - sembra - sia arrivato (si dice da Bangkok).
La madre Sonia e la sorella Priyanka la hanno aspettato a casa sua per un'oretta per dargli il benvenuto, una scenetta ben orchestrata...il ritorno del figliol prodigo.
Con tutta questa segretezza, da regime nordcoreano, è ovvio che i media e i social si sono scatenati in una gamma incredibile di speculazioni e anche di sarcasmo. Con tutto il rispetto per la privacy del numero due del Congress, è inevitabile che una così misteriosa assenza alimenti una ridda di gossip.
Se è vero che è andato a fare un corso di vipassana o meditazione, non sarebbe stato meglio dirlo?
Comunque, per tutta la giornata di ieri, il ritorno di Rahul  ( ) è andato forte su Twitter.
La palma va a Omar Abdullah, ex chief minister del Kashmir e alleato del Congresso: BREAKING : Sonia Gandhi recharges the subscription of Pogo Channel.

Ma non ci sono altri film per raccontare l'Italia agli indiani?

New Delhi, 16 aprile 2015
 

    Capisco che il cinema italiano non è solo Salvatores o Fellini, ma mi chiedo perché proporre in India dei film che sono semplicemente incomprensibili per chi non conosce la realtà italiana.
   Sono andata a vedere ‘Corpo celeste’, un bel lavoro della esordiente regista Alice Rohrwacher e prodotto insieme alla Rai. Era in programma nell’ambito di una iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura chiamata “Italy through the eyes of female directors”.
    La proiezione era all’aperto nell’anfiteatro dell’Habitat Center, un centro culturale di New Delhi dove si tengono molti eventi e mostre.  Purtroppo c’erano solo una ventina di spettatori ma questo è un altro discorso. Nella capitale ci sono moltissimi eventi ogni giorno e non è facile avere il pubblico.
Quello che mi chiedo è quanti di questi 20 irriducibili amanti dell'Italia, tutti indiani, abbiano capito qualcosa. Il film racconta della corruzione della Chiesa, dell’ipocrisia del clero e di una ragazza che si ribella al bigottismo soffocante e al ‘trash’ che pervade la sua vita. Il tutto inserito nel contesto degradato di Reggio Calabria. Un film duro, di condanna, che va benissimo in Italia o in Europa, ma che secondo me è difficilmente esportabile in un Paese come l’India. Senza una spiegazione preventiva o un minino di presentazione, anche per gli indiani più colti, non è facile capire il messaggio. Me ne sono accorta dalle domande della giovane e sofisticata signora indiana che era seduta accanto a me e che era appena tornata da una vacanza in Italia.
   Bisogna poi tenere presente che il cristianesimo è ancora molto sentito e autentico in India. Oltre tutto proprio in questo periodo ci sono state violenze contro le chiese e istituzioni cristiane. Mi chiedo, insomma, se non ci sono film più rappresentativi per dare un’idea dell’Italia all’estero…

Expo 2015, India grande assente

New Delhi, 14 aprile 2015

I bravi conduttori di Caterpiller (Radio Due) hanno svelato stasera in anteprima la mappa dell'Expo 2015. Come si sapeva già l'India è la grande assente. Una nazione da 1,2 miliardi di persone, con il 60% di contadini e primo produttore di latte, uva ecc, con una enorme biodiversità, dall'Himalaya fino alla barriera corallina delle Andamane.
Motivo? Sembra che il governo indiano, o meglio l'ente che si occupa di promozione commerciale, non abbia risposto in tempo alla richiesta di presentare un progetto di padiglione lo scorso anno. Lo spazio era stato assegnato all'India, ma passata la scadenza è stato assegnato a un altro Paese.
In quel momento il governo indiano era agli sgoccioli perché mancavano pochi mesi alle elezioni, ma non mi sembra sufficiente a spiegare il ritardo nella risposta.
Che pensare allora? Che molto probabilmente ha influito il caso dei marò che da oltre tre anni è al centro di una gravissima crisi diplomatica.
Il premier Narendra Modi, da parte sua,  domenica ha inaugurato la prestigiosa fiera di Hannover, in Germania, a fianco della cancelliera Angela Merkel. A dimostrazione che tutto sommato l'India può fare a meno dell'Expo. Ma l'Expo può fare a meno dell'India?

L'ambasciatore Enzo Angeloni ha presentato le credenziali (ecco il video)

New Delhi, 10 aprile 2015

Mentre io giocavo a fare la Robinson Crusoe alle isole Andamane, nel maestoso palazzo del Rashtrapati Bhavan, il 'Quirinale indiano', il 18 marzo c'era un importante evento. Il nuovo ambasciatore Enzo Angeloni ha presentato le lettere credenziali al presidente della Repubblica Pranab Mukherjee.
   Il diplomatico, con il suo staff e l'addetto militare Roberto Tomsi, è salito al 'colle'  per essere accreditato in India come vuole la prassi. Insieme a lui si sono presentati i colleghi di altri quattro Paesi. Qui sopra su Youtube c'è un video della cerimonia nelle sfavillanti sale del palazzo che sorge all'estremità della spianata di Rajpath.
   Angeloni proviene dalla sede di Hanoi, in Vietnam, ed è arrivato a New Delhi il 4 marzo. Ha preso il posto di Daniele Mancini designato alla Santa Sede. Ecco qui il suo curriculum.

Musica: A.R. Rehman, un documentario sul Mozart di Chennai

New Delhi, 10 aprile 2015,

Un paio di giorni fa, ho ricevuto una mail urgente dal ministero degli Esteri che mi invitava a vedere un documentario sul musicista e compositore A.R. Rahman, il "Mozart di Chennai" che io ho scoperto soltanto quando Slumdog Millionaire ha vinto l'IOscar.  La colonna sonora è sua e lo è anche la famosissima Jai Ho, diventata una sorta di inno dei giovani indiani.

Alla presentazione all'Habitat Center c'era anche l'artista che alla fine ha risposto ad alcune domande del pubblico. Onestamente, vedendolo e sentendolo dal vivo, non sembra affatto lo stesso genio della musica che si vede nel documentario.  Non ho mai visto una persona più timida e impacciata!
Il film è prodotto dal Public Service Broadcastibng Trust (Psbt) e sponsorizzato dal ministero degli Esteri che in questi anni sta facendo conoscere la cultura, musica e arte indiana come strumento di 'soft diplomacy'.  Cosa che dovremmo fare anche noi italiani per risollevare la nostra immagine dai clichè di pizza e mandolino, della mafia e, di recente, anche del bunga bunga. 

Ma dove è finito Rahul Gandhi?

New Delhi, 7 aprile 2015
   Ormai da settimane il passatempo preferito  negli ambienti della politica (e non solo) e’ di fare battute sulla ‘scomparsa’ di Rahul Gandhi.  Il figlio 44enne di Sonia Gandhi, rimasto ancora scapolo, cosa molto sospetta per la bacchettona societa’ indiana, ha detto a fine febbraio di “volere prendere un periodo di riflessione” dopo l’ennesima sconfitta elettorale a New Delhi dove il Congresso e’ stato letteralmente azzerato.
   Nessuno sa dove sia andato, molto probabilmente all’estero. Si dice che sia in Thailandia in vacanza, o che stia facendo un corso di vipassana sull’HImalaya.  Le barzellette su di lui si moltiplicano. Il suo partito e’ sotto shock e non sa che dire di fronte alle facili provocazioni lanciate ogni giorno dal partito di governo. Un politico del Bjp ha detto che e’ piu’ facile prevedere le eclissi che sapere dove  e’ Rahul. Perfino un'agenzia di stampa internazionale come Reuters si sta occupando del mistero. (leggi qui)
   Ad Amethi, nel suo  collegio elettorale e feudo di famiglia, il Bjp ha attaccato dei manifesti  con la scritta “missing”.
  Il dramma e’ che il  vicepresidente del Congresso se ne e’ andato quando iniziava una seduta del parlamento sulla legge Finanziaria e in un momento di grande attivita’ politica.  Hanno detto che ritornera’ il 19 aprile per una protesta dei contadini e alcuni dicono persino che prendera’ la guida del partito.

  Intanto la madre Sonia  ha dovuto in questo periodo limitare i danni cercando di calmare le irritazioni interne di alcuni leader che gia’ prima non avevano un buon rapporto con il numero due.  Anzi secondo questa interessante analisi di  India Today  (leggi qui), c’erano stati degli screzi tra madre e figlio. 

Inquinamento Delhi, ecco l'Indice per la qualità dell'aria

New Delhi, 6 aprile 2015
Nel mio ultimo post mi ero lamentata che nessuno si occupa dell'inquinamento atmosferico a New Delhi...e voilà...oggi il premier Narendra Modi ha annunciato che istituirà un indice nazionale (eccolo qui in funzione) sulla qualità dell'aria' per monitorare i veleni in dieci città, Delhi compresa.  E' un sistema che serve ad allertare la popolazione e eventualmente a prendere misure come il blocco del traffico.  Cosa che in altri Paesi esiste, ma che qui in India è in effetti la prima volta che si attua una simile iniziativa.
L'unico dubbio che mi rimane sono su quali dati si baserà questo 'indice' visto che non esiste un sistema di rilevamento uniforme. Dovranno installare delle centraline insomma e raccogliere i dati.
Altro fatto positivo, scatenato dalle inchieste di The Indian Express, è la decisione del ministro dell'Ambiente di imporre delle norme anti polveri ai cantieri edilizi e ai lavori in corso. Era ora!
Spero che poi comincino anche a limitare i veicoli a diesel. Almeno prima di soffocare tutti quanti.

RECENSIONE/ The Good Life, documentario di Ammaniti sugli ex hippy italiani in India



 New Delhi, 4 aprile 2015

    Ho visto su dvd ‘The Good Life’, il documentario-reportage dello scrittore Niccolò Ammaniti dedicato a tre italiani ex ‘fricchettoni’ che hanno scelto di vivere in India da ormai diversi decenni.  Due sono dei ‘baba’, Shiv Das e baba Giorgio, mentre il terzo è Eris che vive con la moglie Francesca e i figli sull’Himalaya.
   Onestamente non mi è piaciuto molto e non ho capito neppure dove vuole andare a parare. L’idea – leggo nell’opuscolo allegato – è  di raccontare l’Italia attraverso gli occhi, un po’ offuscati, di questi tre italiani? L’Italia degli anni Settanta e della contestazione? Se è così non è molto riuscito perché i ricordi sembrano quelli di semplici immigrati, un po’ nostalgici e un po’ rabbiosi, come ce ne sono molti nel mondo.
    Ammaniti, che ha fatto un viaggio shock in India nel 1991, quando ha incontrato un baba italiano a Rishikesh, forse è rimasto fermo alle immagini di allora o per lo meno cerca ancora quell'India.

Inquinamento, A Delhi non si respira più, ma nessuno se ne occupa


New Delhi, 1 aprile 2015

    Il quotidiano The Indian Express titola oggi a caratteri cubitali “Leave Delhi” riferendosi ai tassi di inquinamento dell’aria. Sembra quasi un pesce di aprile, ma invece è quello che prescrivono i dottori a coloro che soffrono di problemi respiratori. Che sono sempre di più.
D'accordo, si sa da tempo che l’aria di New Delhi è una delle peggiori del mondo. Ma quello che è inquietante è che non si faccia nulla. Perfino il neo chief minister, l’attivista Arvind Kejriwal, del Partito dell’Uomo Comune (Aap) è stato costretto al ricovero in una clinica di Bangalore per disintossicarsi dopo mesi di campagna elettorale nelle polverose strade della capitale.  Su Firstpost (website del circuito televisivo Ibn-Reliance)  c'è un altro studio allarmante sulle conseguenze sulla salute dei bambini.
    Già lo scorso anno gli americani hanno avvertito i propri cittadini e gli studenti della loro scuola a non stare all’aperto. I purificatori di aria vanno a ruba sia nelle case che negli uffici. E c’è chi esce solo con la mascherina.
    Il problema sono le polveri sottili provocate dai gas di scarico delle auto e anche dall’enorme quantità di lavori in corso, cantieri edilizi e scavi per estendere la metropolitana.
Per la prima volta nella sua storia, la città sta subendo un gigantesco makeover e contemporaneamente deve sostenere ogni giorno i bisogni (crescenti) di 18 milioni di abitanti.   Vicino al mega ospedale Aiims, anche questo in continua espansione, stanno costruendo un intero nuovo quartiere dopo aver abbattutto quello vecchio. Nonostante la metropolitana che trasporta da uno ai due milioni di passeggeri al giorno, le strade sono perennemente congestionate di auto, bus e moto di giorno (e di camion e autoarticolati di notte).
    Anche la circolazione nelle 'colony' è pressoché impossibile negli orari di ingresso e uscita delle scuole (per fortuna è vacanza ora).  Insomma Delhi è diventata invivibile, non solo per i polmoni. Però nessuno osa toccare l’argomento tabu’…quello di disincentivare l’uso di veicoli privati!

DIARIO DALLE ANDAMANE/Tra le mangrovie verso Long Island


Long Island, 19 marzo    Sono arrivata a Long Island, l’isola piu’ a nord tra quelle aperte agli stranieri, dopo un viaggio di 12 ore, di cui meta’di attesa del traghetto. Probabilmente non ho calcolato bene le coincidenze. Spesso e’ anche difficile capire gli orari qui alle Andamane...ogni tanto penso che vivono in un altro tempo spazio temporale che non coincide con quello di chi arriva da fuori. Purtroppo poi non ci sono mappe dettagliate dei luoghi e ahime’ non funziona il GPS. Quindici si deve affidare solo alle informazioni della gente del posto che spesso non parla ne’ inglese e ne’ hindi.
   Sono partita da Diglipur alle 5 del mattino con una corriera diretta a Rangat, la seconda citta’ delle Andamane, divisa da Port Blair dalla riserva dei Jarawa. Da li’partono diversi traghetti, tra cui uno per la vicina Long Island, che tutti definiscono come la piu’ selvaggia tra le isole che si possono visitare.
   Andando come un razzo nella foschia del mattino (la foresta era avvolta dalla nebbia all’alba),il vecchio e malandato bus e’ arrivato puntuale alle 8 a Rangat. La stazione degli autobus e’ una cattedrale del deserto. Enorme, con piastrelle luccicanti, ordinata e pulita, con avvertimento di non sputare il pan e una televisione con schermo piatto davanti alla sala di aspetto.
 Una targa informava che era stata inaugurata nel 2007 alla presenza di autorita’ locali. Un ex dipendente originario del Punjab, che era una sorta di guardiano e fac totum, ha iniziato a elogiare la stazione come la “piu’ grande delle Andamane” e addirittura “una delle piu’ grandi in Asia”. Mi ha anche presentato a un gruppo di insegnanti, in sari rosa, che stavano andando a Long Island per una riunione.
    Il mio bus per il jetty Yeratta (dove si parte per Long Island) sarebbe partito alle 10 da un’ala della stazione dove c’era scritto appunto “yeratta”. Per due ore sono stata in attesa nella stazione dove non e’ arrivato ne’ partito nessun bus. Le insegnanti se n’erano andate perche’ avevano un altro appuntamento, il pensionato punjabi e’ scomparso. Poi aun certo punto, mentre io ero immersa nella lettura di una grammatica in hindi, un tizio si e’ avvicinato per chiedermi dove andavo. Ho scoperto da lui che il bus per il jetty era gia’ partito dal bazar....e che non ce ne sarebbero stati altri nel pomeriggio. Non ho mai capito se la stazione dei bus era una finta, o se c’era la solita mafietta dei riscio’ e taxi che sviavano i turisti dal prendere i trasporti pubblici.
    Fatto sta che mi sono ritrovata a camminare per circa sette km verso il jetty Yeratta dove mi avevano detto che c’era un traghetto alle 14, che poi era alle 16.30....A meta’ strada sono stata raccolta da un bus carico di reclute del corpo forestale che andava a visitare un centro di conservazione per le mangrovie.
    Arrivata a Yeratta, ho scoperto, incredula, che non c’era un porto sul mare, ma soltanto uno piccolo molo su una striscia di acqua tra una fitta foresta di mangrovie. E’ da qui dopo ore di attesa, stesa su un muretto di una sala di attesa, che e’ comparso un vecchissimo battello preceduto da una lugubre sirena. Le disavventure della giornata sono sparite per incanto. Mi attendeva un viaggio tra le backwater delle Andamane e per di piu’ al tramonto!
   Il tragitto verso Long Island e’ stato in effetti una delle esperienze piu’ gratificanti del mio viaggio alle Andamane. Il battello, che si e’ riempito di pendolari e di varie merci, ha percorso per un’oretta un canale interno, tra le rive coperte di mangrovie (e forse coccodrilli)per poi sbucare in mare tra una cornice di isole e isolotti.
    L’unica guesthouse e’ la Blue Planet e ci si arriva dopo una quindicina di minuti dal molo seguendo delle frecce blu. C’e’ anche un’altra sistemazione, ma e’ riservata a indiani, cosi’ mi e’ stato detto.   Come gia’ avevo notato altre volte, i gestori non sono molto accoglienti e molto avari di informazioni. Sara’ che forse, organizzano loro stessi escursioni, come e’ nel caso di Blue Planet, dove, ho scoperto, si fa anche sub. Questo poca socievolezza, purtroppo, contagia anche i turisti.
   La guest house e’ formata da una decina di ‘capanne a schiera’, su una palafitta, divise una dall’altra solo da una stuoia, un po’ rumorose, sembra strano che in un isola sperduta e semi disabitata, alla fine si sta tutti ammassati…ma l’unica soluzione era un’amaca in spiaggia, cosi’ mi hanno detto.
   A Long Island non ci sono veicoli e quindi è davvero un paradiso naturale. La spiaggia più bella è Lalajit. Bisogna chiedere un permesso, gratuito, presso il dipartimento forestale e poi prendere un sentiero contrassegnato con dei segni rossi. La camminata dura circa un’ora e mezzo, si va dall’altra parte dell’isola, attraversando una fittissima foresta. Se no, in alternativa, la si può raggiungere in barca dal porticciolo.
   Lo snorkelling a Lalajit è favoloso. La barriera corallina è molto profonda, un vero muro di coralli, pieno di pesci di tutti i tipi, un meroviglioso acquario che ho esplorato in apnea. Dopo diversi giorni di immersioni, sono abbastanza allenata e riesco a stare giù più a lungo. La mia attrezzatura da snorkelling, è ridicola….un paio di occhialini da piscina. Ma sono sufficienti, almeno per me, per immergermi e ammirare la vita là sotto…

DIARIO DALLE ANDAMANE/ Attenzione ai coccodrilli? ...come si fa?

Diglipur, 17 marzo 2015

   Qualcuno mi deve spiegare quanto sono seri gli avvertimenti sui coccodrilli che si trovano praticamente in ogni spiaggia e lungo ogni fiume. Che qui alle Andamane ci siano i coccodrilli e’ fuori discussione, tanto piu’ che da alcuni anni sono protetti, come lo sono le mangrovie, che sono le loro habitat naturale. 
Alcuni cartelli avvertono “beware” or "danger", altri vietano il bagno e lo snorkelling. Mentre altri ancora si “limitano” a informare “che sono stati avvistati coccodrilli”.

In un caso, vicino a Wandoor, popolare spiaggia nei pressi di Port Blair, c’era anche la data dell’ultimo avvistamento, circa un mese fa.
Ovviamente, quando entri in spiaggia e leggi i cartelli, non sei proprio a tuo agio, diciamo... Soprattutto come spesso mi e’ capitato non c’e’ anima viva.  Durante la bassa mareea, ogni roccia scuro o tronco squamoso evoca coccodrilli in agguato. Su una guida ho letto che i coccodrilli non si trovano al largo, e questo e’ un sollievo per me che sono una nuotatrice. Ma prima di raggiungere il “largo” ci sono centinaia di metri di fondale basso o terreno paludoso con mangrovie.
   Quanto e’ reale il rischio che sbuchi un coccodrillo? Ho guardato le statistiche per avere una risposta.  Piu’ o meno avviene un ‘incidente’ all’anno, ma non e’ precisato che significa “incidente”. Nel 2010 una turista americana e’ stata sbranata mentre faceva snorkelling con il compagno ad Havelok, tra Elephant Beach e la famosa Radha Nagar beach. Mi hanno detto che il rettile e’ poi stato portato a Port Blair e che e’ stato messo “sotto osservazione”. Non e’ dato sapere se e’ stato riportato poi nel suo posto di origine.

   Nella spiaggia di Chiriya Tapu, sulla punta di Port Blair, c’e’ un tratto di mare protetto da una rete dove e’ possibile praticare “safe swimming”. Ho nuotato fuori, ma abbastanza vicino alla rete e sempre guardandomi intorno con un po’ di apprensione. Il bello e’ che mi vengono in mente le scene dello Squalo e altri film simili, ma non riesco assolutamente a visualizzare un attacco di un coccodrillo, anche perche’ non mi sembrano cosi’ veloci.

   Insomma, se ne vedo uno, cosa che non e’ facile visto che si mimetizzano perfettamente, riesco a scappare? O magari c’e’ qualcosa da fare per farlo fuggire? Esistono gli incantatori di coccodrilli?  E perche’ non danno delle istruzioni, oltre che limitarsi ad avvertire? Questi sono i pensieri che accompagnano le mie giornate alle Andamane...

DIARIO DALLE ANDAMANE/ In bus attraverso la foresta degli indigenI Jarawa



Diglipur (North Andaman), 17 marzo 2015
   Sono partita alle 4 di mattina da Port Blair con un bus privato diretta a Diglipur, l'ultimo centro urbano a nord dell’arcipelago oltre che terza citta’ piu’ grande dell’arcipelago. Per arrivarci si percorre un pezzo della ATR, la Andaman Trunk Road, ovvero l’arteria principale che va da Port Blair a Diglipur per 325 km, chiamata la ‘famigerata strada’ perche’ attraversa il territorio della rara tribu’ dei Jarawa. 
Questi indigeni, che sono i piu’ vicini a Port Blair tra le tante comunità tribali andamanesi, sono stati in passato vittime del cosiddetto ‘safari umano’. Ovvero di turisti che con le jeep andavano a fotografarli come animali allo zoo. In particolare, aveva creato un grosso scandalo un video di una guida turistica o un tassista, mi sembra, che faceva ballare una donna indigena di ballare in cambio di soldi davanti a una comitiva di turisti. 
   All’ingresso della riserva c’e’ in effetti un cartello che vieta qualsiasi "contatto" con i Jarawa in quanto tribu’ protetta. L’accesso e’ limitato a bus e veicoli turistici, che devono viaggiare però in convoglio, scortati dalla polizia per tutto il tratto di strada che attraversa la foresta dei Jarawa. Ogni veicolo deve essere registrato e cosi’ anche gli stranieri. Ogni giorno ci sono quattro partenze dei convogli, il primo alle sei e l’ultimo alle 14.30. Al di fuori di questi orari, in teoria, non passa nessuno.
Dopo gli scandali, sembra che le autorita’ delle Andamane siano molto attenti a far rispettare le regole. Ovviamente, con la complicita’ dei tassisti, secondo me e’ possibile incontrare un Jarawa. Dei giornalisti francesi lo hanno fatto l'anno scorso, ma sono finiti nei guai.
Dal finestrino del mio autobus ho sbirciato per tutto il tragitto se per caso spuntava fuori un indigeno dal fitto della jungla... Veramente mi sono sentita come quando si e’ nelle riserve delle tigri e si cerca di avvistare un felino. Oppure quando in Cisgiordania salivo su un bus dei coloni ebrei, scortato dalla polizia, che attraversava i territori palestinesi.
Mentre aspettavano la partenza del convoglio, un indiano, di quelli della middle class (che si possono permettere le vacanze alle Andamane, abbastanza costose rispetto alle altre mete), mi ha spiegato che ci voleva la sicurezza perche’ i “jarawa tirano le frecce”.
Mi sono accorta quanta ignoranza c’e’ tra gli indiani sulle popolazioni tribali. Non mi stupisco quindi che li trattano come animali allo zoo. D’altronde anche gli inglesi, quando sono venuti qui per primi, facevano lo stesso, se non peggio, perche’ li hanno cacciati via per costruire la colonia penale, le loro ville e uffici a Port Blair e dintorni.

DIARIO DALLE ANDAMANE/Ross Island, la 'Guantanamo degli inglesi'


Ross Island, 16 marzo 2015
   Davanti a Port Blair c’e’ un’isoletta chiamata Ross Island (da un certo Daniel Ross che l’ha catalogata per conto della Compagnia orientale delle Indie ) che ha un incredibile e triste passato. Nel 1858, dopo la rivolta degli indiani, i britannici la trasformarono in una terribile colonia penale, una sorta di Guantanamo Bay, dove inviare coloro che si ribellavano all’impero, ancora prima di costruire la famigerata ‘cellular jail’ a Port Blair. In realta’ era questo posto che conosciuto come Kalapani o ‘acqua nera’, probabilmente per l’associazione con la dea Kali, della distruzione, mentre altri dicono che è per via delle acque che in certi fondali sembrano nere.
   Dal 1860, dopo che i prigionieri la disboscarono, divenne un centro amministrativo e una una sorta di club superlusso per i funzionari e soldati britannici inviati in questo remoto angolo dei vasti possedimenti coloniali britannici. Vi risiedeva infatti il governatore in un villone in stile vittoriano circondato dal circolo sottufficiali, da un club con piscina, una grande chiesa anglicana una panetteria, una stamperia, un impianto per trattare l’acqua potabile e altre amenita’ per intrattenere le ‘memsahib’. Gli edifici erano ornati con materiali importati, come vetri italiani, e arredati con preziosi oggetti. Ci sono delle foto dell’epoca che lo testimoniano, e purtroppo anche immagini dei poveri prigionieri che hanno disboscato la foresta e costruito gli edifici.

DIARIO DALLE ANDAMANE/ Il sole e le maree scandiscono i ritmi delle giornate


Neil Island, 13 marzo 2015
I ritmi delle giornate alle Andamane sono dettati principalmente dal sole e dalle maree. Siccome il fuso orario e’ lo stesso di quello del subcontinente indiano, il tramonto e’ verso le 5 e mezza. Alle sei comincia ad imbrunire e alle sette e’ buio pesto. Nelle piccole isole, come Neil, alle nove e’ notte fonda. L’unico posto con un po’ di movimento rimane il bazar, ma dopo un po’ diventa deserto.
    Di conseguenza, ci si sveglia all’alba, dopo esattamente 12 ore. Alle 6 e 30 aprono i ristoranti, l’ufficio per prenotare i traghetti e anche molte escursioni turistiche. Alle otto, si e’ gia’ in spiaggia, e il sole sembra quello delle due.
   Per chi non e’ mattiniero, all’inizio fa un po’ fatica, ma e’ come il jet lag, dopo un po’ diventa normale.
    L’andamento delle maree, invece, determina la vita e il movimento sulle spiagge. Sono molto forti per via del basso fondale. Se si vuole fare snorkelling o nuotare, in questi giorni bisogna aspettare fino alle 11 perche’ prima e’ impossibile attraversare la barriera corallina per raggiungere il mare aperto. Dopo le 12  l’acqua sale velocemente e in certi casi invade tutta la spiaggia (e anche le borse che avete lasciato). La marea inizia a scendere dopo un paio di ore. Anche qui bisogna fare attenzione, perche’ se uno e’ al largo a nuotare, poi non ha piu’ acqua per tornare e deve strisciare su mezzo metro d’acqua sui coralli, come mi e’ capitato. Per chi ha le pinne, poi, c’e’ anche il rischio di danneggiare i coralli.
Alcuni posti, come il Natural Bridge, sono accessibili solo con la bassa marea (oppure nuotando, ovviamente). Questo movimento cambia continuamente l’aspetto delle spiagge, oltre che la complessa vita marina di pesci, crostacei e anfibi.

DIARIO DALLE ANDAMANE/ Alla scoperta di Neil Island


Neil Island, 12 marzo 2015
Dopo una pigra mattinata sulla spiaggia 'numero 5' di Havelok, dove ci sono tutti i resort e le scuole di sub, mi sono spostata nella vicina Neil Island, a circa un’ora di traghetto. Sulla mappa c’e’ scritto Neill, con la doppia elle, ma sulla segnaletica qui compare come Neil. Molto probabilmente era il nome di qualche ufficiale britannico, come quel Blair che nel 1777 scelse le Andamane meridionali per costruirci una colonia penale e da li' nacque Port Blair.
   L’isola e’ piccolina, da una parte all’altra saranno 8 km piu’ o meno, non ci sono scuole di sub ed e’ decisamente meno costosa. Sono al ‘resort’ Kalapani, che ha solo piccole capanne in bambu', sulla spiaggia 'numero tre'.  Il nome e’ un po’ sinistro, vuol dire in Hindi ‘Aqua nera’, ed e’ come i deportati chiamavano la famigerata prigione delle Andamane.
E’ curioso che le spiagge e anche i villaggi siano chiamati con un semplice numero. Probabilmente, quando New Delhi ha assegnato le terre ai coloni, ha semplicemente numerato i nuovi insediamenti destinati ai nuovi arrivati. Anche qui a Neil sono tutti bengalesi, ma di seconda generazione, tanto che si definiscono 'andamanesi'.
L’isola sembra completamente autonoma. Ha una centrale elettrica (ogni tanto pero’ manca la corrente), le scuole, una enorme caserma dei vigili del fuoco, secondo me un po’ sproporzionata rispetto alla grande e il commissariato della polizia. C’e’ un mercato che e’ il punto di riferimento dove si vende frutta verdura. Davanti c’e’ un pollivendolo, che e’ quello che mi ha affittato la bici, diverse trattorie, degli spacci alimentari e un negozio di elettrodomestici. Arriva anche il giornale, un foglio di quattro pagine, “The Daily Telegram” che si vanta di essere “the largest circulating daily of A&N Islands” e che e’ sfacciatamente filo governativo.

DIARIO DALLE ANDAMANE/ Snorkelling a Elephant Beach, ho visto Nemo!

Elephant Beach (Havelok), 11 marzo 2015 
    Elephant Beach e’ una delle attrazioni di Havelok, ma per fortuna e’ poco battuta perche’ non ci arriva con la strada ma con una facile camminata di circa mezzora. Il sentiero e’ indicato, si trova circa due chilometri dalla spiaggia di Radha Nagar.
    Si attraversa una foresta densissima, con enormi fusti, alcuni sono segnalati, e una foltissima vegetazione. Di nuovo mi ha ricordato la giungla thailandese. La gente del posto mi ha detto che ci sono anche degli elefanti al lavoro con la legna. Io ne ho visto uno (con le zanne), ma soltanto nella spiaggia di Radha Nagar e ne’ lui, ne’ il suo padrone erano molto interessati a farsi fotografare. 
   Il problema e’ che quando si arriva a Elephant Beach con l’alta marea, bisogna attraversare un fangoso acquitrino. La spiaggia, o quello che rimane, e’ piena di tronchi sradicati per lo tsumani. Evidentemente questo e’il lato dove e’ stato piu’ violento. E’ un po’ lugubre, ma a pochi metri dalla riva si trova una fantastica, davvero fantastica, barriera corallina, per fortuna ristabilita dopo dieci anni dal disastro. Dicono che sia il piu bel posto per lo snorkelling di Havelok e lo e’!!! Ho passato un’oretta in questo acquario. Ho visto anche il famoso “Nemo” (pesce pappagallo mi sembra) che dal riparo del suo anemone faceva lo spavaldo avanzando verso di me....proprio come nel film. 
   Purtroppo poi mi sono pero’ molto arrabbiata quando ho sorpreso due sub che stavano cercando qualcosa sotto le rocce con una fiocina. Ho avvertito una barca che staziona permanentemente li’ e che offre delle passeggiate sul fondale (‘sea walk’), con una maschera da palombaro in un’area ristretta, a chi non sa nuotare. 
   Ma mi sono accorta che i due sub appartenevano alla stessa barca! Purtroppo appoggiandosi con le pinne avevano anche danneggiato la barriera. 
   Come se non bastasse, sempre a Elephant (dove arrivano le escursioni in barca) affittano anche le moto d’acqua, i famigerati jet-sky, e con questi fanno dei giri sopra la preziosa barriera corallina!     Decisamente Havelok non fa per me.