VERSO LE INDIE – E noi saremo nella ‘digital economy’?....Nella sala macchine della Medea

A bordo della CMA CGM Medea, 30 settembre 2015
    Ieri alle 16 e’ scattato il “codice ISPS 2”, una serie di misure di sicurezze imposte dell’Organizzazione Marittima Internazionale nel 2002 per contrastare le minacce della piraterie, attacchi terroristici e anche il traffico di clandestini. Il comandante dice che il livello 2 durera’ fino a Salalah e che per questo tutte le porte dovranno essere chiuse salvo quella sul ponte A a dritta. Se si va fuori bisogna comunicarlo alla passerella dove – a sorpresa - sono comparsi anche quattro giubbotti anti proiettili e quattro elmetti da guerra appoggiati in bella vista su un ripiano. Una visione un po’ sinistra ma che ricorda come tra queste acque, fino a un po’ di tempo, si viaggiava con le dita incrociate, sobbalzando alla vista di ogni peschereccio che si avvicinava troppo.... Il capitano dice che non ci sono armi a bordo, ma non ne sono cosi’ sicura...

    Come abbiamo concordato qualche giorni fa, oggi c’e’ la visita alla sala macchine. Alle 9.30 ci presentiamo nell’ufficio del ponte A dove ci accoglie il capo ingegnere Antoine Burnouf e il cadetto Guillome, entrambi in tuta blu da lavoro. Ci danno una pettorina gialla, un casco bianco, dei tappi per le orecchie e dei guanti. E’ da un po’ di giorni che Antoine ci sfotte con questa visita, dicendoci che avremo un bel caldo, dato che fuori ci sono 40 gradi...Aveva riso anche che che mi lamentavo per l’aria condizionata della mia cabina che mi costringe a tenere aperti gli oblo’ per fare entrare l’aria calda.

VERSO LE INDIE - Attraverso Suez, addio Mediterraneo

A bordo della CMA  CGM Medea,  Canale di Suez, 29 settembre 2015

    Ho messo la sveglia alle 5 (che in Libano sarebbero le sei). E’ ancora buio. La Medea e’ gia’ incolonnata con altre 34 navi del convoglio che sta per imboccare il canale. E’ al  21 esimo posto, mi informa Emile, che e’  sulla plancia insieme a tutti gli altri ufficiali. C’e’ anche il pilota di Suez, che e’ salito a bordo per guidarci. E’ prossimo alla pensione, ma ancora molto arzillo, dalle battute che fa sulla sua ‘girlfriend’ di Alessandria d’Egitto dove abita. E’ comodamente seduto su una delle due poltrone e ogni tanto indica la direzione, ma senza troppa attenzione, tanto che vedo Carpentier che suda freddo. Si racconta che un pilota di Suez che si era addormentato aveva fatto arenare un cargo. Il canale e’ profondo circa 25 metri ma e’ meglio stare nel mezzo.

    Con il binocolo guardo l’ingresso del canale che si avvicina nella luce rosa dell’alba. Mi sembra di sognare, mi vengono le lacrime agli occhi. Sono emozionata.
Quanto volte ho visto Suez su una cartina e ho sognato a occhi aperti, da una parte  l’Africa e dall’altra l’Asia.  La “porta di servizio” per uscire dal Mediterraneo, punto strategico per i traffici con l’Europa, e per questo oggetto del desiderio delle vecchie potenze. E poi teatro di una guerra lampo tra i Paesi arabi e Israele. Mi sorprendo che il nuovo totalitarismo islamico globale, come lo chiama Domenico Quirico nel libro che sto leggendo (“Il grande Califfato”, Neri Pozza) o la vecchia Al Qaida non abbiamo mai pensato di  prenderlo d’assalto.

VERSO LE INDIE - Ancorati a Port Said, sulla griglia di partenza per canale di Suez

A bordo della CMA CGM MEDEA, 28 settembre 2015
   Oggi e’ il compleanno di mia figlia Simona. Dopo la partenza da Beirut, che ho visto dalla plancia di comando mezza addormentata, sono andata sul ponte principale a cercare una foto con il numero 19. Ne ho fatta nel settore 19 della stiva dei container con una grata che serve da presa d’aria un po’ arruginita.
   
Ho inaugurato una serie fotografica di frammenti, bocchettoni, scritte, estintori, ganci dei montacarichi, cime abbandonate, maniglie, sigilli dei container. La Medea ‘vista da vicino’. Gia’, la Medea. Fa parte della classe ‘opera’”, che fino a pochi anni fa erano le ammiraglie della flotta della CMA CGM, circa 400 navi. Ha una stazza di 107 tonnellate e puo’ portare un massimo di 9415 container (Teu). Ora e’ “sottopeso”, ne carica soltanto 6634. Quando e’ stata varata nel 2006 a Le Havre era una delle piu’ grandi e moderne, ma ora e’ considerata come una portacontainer di “medie dimensioni”. Una signora di mezza eta’ insomma che comincia a mostrare i segni della vecchiaia. Rido pensando al mio passeggero che si e’ portato da vedere “Medea” di Pasolini...per l’occasione.
    Poi mi sono messa a dormire sul “materasso”di corde, ma a un certo punto sono arrivati gli operai a preparare il ponte per l’ancoraggio di stasera davanti a Port Said. Stiamo andando abbastanza veloce e ci arriveremo per le 9 o le 10. Quindi c’e’ la possibilita’ che si attraversi il canale di notte. Sulla prua, dove c’e’ il mio posto preferito, e’ stato piazzato un enorme faro. C’e’ un po’di tensione oggi tra i meccanici. Si era rotta anche una gru che serve per tirare su i “canottieri” che sono dei marinai specializzati nell’ormeggio rapido che intervengono nel caso di emergenza, per esempio se c’e’ una nave in panne in mezzo al canale.
   Dopo cena, salgo quindi sul ponte di comando per vedere che succede. Si vedono le luci della costa, forse anche Alessandria d’Egitto, siamo davanti alla costa a circa 10 miglia. La radio e’ collegata con la sala di controllo di Port Said che chiede a ognuno di dichiararsi, come si fa sempre quando si arriva in porto. L’ufficiale dice che la Medea ha 34 persone a bordo, compresi due passeggeri... e 6634 container.

    Quando arriviamo nella rada, facciamo un giro su noi stessi per “metterci contro vento”, proprio come a vela, e poi diamo alla fonda. Purtroppo quando il capitano ha ordinato di gettare le ancore (sono due) ero fuori su una delle estremita’ della passerella e non ho sentito il comando. Ho solo sentito un rombo a prua e ho visto un grande polverone. Quanto avrei dato per vedere le enormi catene e poi le cime srotolarsi. Il comandante e’ uscito per controllare se eravamo fermi. Di nuovo..proprio come una barca a vela. Sherzando gli ho detto che per vedere se si e’ fermi si sputa nell’acqua...
    Poi sono state accese tutte le luci del ‘chateaux’ e fermati i motori. L’ufficiale rumeno, Mihaita, ha detto che forse ci diranno di partire verso le 4. Prima le navi militari, poi le portacointainer, quelle che portano i veicoli e quindi le petroliere. Vicino a noi, come portacontainer, c’e’ una Maersk, Estelle, che e’ piu’ grande di larghezza (56 metri e 397 di lunghezza, puo’ portare 11 mila container) e una MCS, Candice.
   Mi immagino la rada di Port Said come una griglia di partenza per le F1 oppure come un grande parcheggio dove ci si guarda di cagnesco. Penso anche che tra poche ore lascero’ il Mediterraneo, il mare nostrum...

VERSO LE INDIE - A spasso a Beirut tra filo spinato e shopping mall

A bordo della CMA CGM Medea, Beirut, 27 settembre 2015

   Stamane puntuali prima dell’alba entriamo nel porto di Beirut. Filmo le enormi gru con la scritta “port of Beirut” che, ancora con le luci rosse della notte, si mettono in movimento per caricare e scaricare. Guardo le altissime pile di container nel porto e poi i palazzi alti all’orizzonte. Penso che siamo tutti inscatolati, noi e le nostre cose. Dobbiamo scaricare circa 300 container e caricarne un migliaio. C’e’ da fare insomma. 
   Il comandante Carpentier, con gli occhi rossi per la stanchezza, e’ arrabbiato perche’ abbiamo soltanto 8 “pass” per scendere. Per di piu’, dopo scopriamo, che l’immigration puo’ trattare le pratiche solo alle 12, perche’e’ domenica e non c’e’ nessuno. Cosi’ io e Aldino passiamo la mattinata a chiacchierare con gli addetti libanese del porto che sono saliti a bordo e a scattare foto delle operazioni. La giornata e’molto bella, ma ci sono nubi in arrivo. Lui sognava di arrivare ieri sera e andare in qualche locale. Ha vissuto a Beirut per qualche mese e ha studiato l’arabo, quindi la conosce.
    Finalmente a mezzogiorno scendiamo e con un taxi a noleggio usciamo dal porto. Abbiamo dei lasciapassare, che sono delle fotocopie dei passaporti con un timbro. Io non ho piu’ visto il mio passaporto da quando sono arrivata e sono un po’ preoccupata. Facciamo un giro nel quartiere cristiano, dove e’ tutto chiuso.
   Ero stata qui a Natale del 2009 e mi sembrava molto piu’ pulito e ordinato. Adesso invece ci sono filo spinato e barriere di cemento ovunque a cause delle proteste popolari. In Libano ci sono oltre un milioni di rifugiati siriani, ma qui non si vedono. Gli Hezbollah la fanno da padroni, mi dicono. La guerra e’qui vicino. “Beirut non e’piu’cme prima”mi dice il funzionario libanese salito a bordo e che e’ stato tutto il giorno seduto su una sedia all’ingresso della Medea, sull’upper desk. Penso alla massa di violenza che questa citta’ ha dovuto sopportare. Ieri sera, nella cineteca della Medea, ho preso un dvd, West Beirut, che racconta di ragazzi mussulmani e cristiani all’inizio della guerra civile scoppiata nel 1978. I segni sono ancora visibili, il cinema davanti alla moschea...sulla green line...e qualche palazzo ancora sventrato. Mi ricordo un libroo fotografico di un italiano, ....prima e dopo.

VERSO LE INDIE - Alla deriva al largo del LIbano e di Israele

A bordo della portacontainer CMA CGM Medea, 26 settembre 2015 –
   Oggi ho fatto quattro giri e mezzo di jogging, saltando anche qualche ostacolo a poppa. Sto pensando se esiste per caso un primato di corsa sulla Medea. Ho contagiato anche il mio copasseggero che anche lui si e’ messo a correre nonostante mi avesse detto che non faceva mai sport.


   Verso le 10, mentre stavo leggendo di califfato nell’ultimo libro del collega de La Stampa Domenico Quirico (Il Grande Califfato, appunto), sento un tremito dello scafo. Guardo fuori dall’oblo' e noto che ci siamo fermati. Quando non si naviga, le onde (pochissime) si infrangono contro lo scafo e producono dei suoni un po’ sinistri. Salgo alla plancia dove incontro Paul, giovane ufficiale francese con un piercing alle sopracciglia. Sono stati spenti i motori ed e’pure stato messo un foglietto sopra il telegrafo da macchina (non so se si chiama cosi’...dove si comanda il motore insomma).
   Siamo a 56 miglia da Beirut e siccome il posto al porto e’ prenotato per domani mattina alle 5, siamo largamente in anticipo. Quindi per tutto il pomeriggio e parte della sera, la Medea stara’ alla deriva scarrocciando a EST, per le onde e vento che arrivano dalla parte opposta. Di fatti la prua si sposta dopo poco a Sud. La cosa mi lascia di stucco, perche’ non mi sembra vero che un mastodonte del genere potesse essere lasciata cosi’ alla balia del mare, anche se siamo in acque profonde. Rimando sul ponte per quasi tutta la mattina a osservare l’orizzonte e a chiacchierare con gli ufficiali di turno che rimangono di guardia ovviamente, anche se non si naviga. Esamino per bene le carte del porto di Beirut e un’altra che indica le direzioni delle corrente e dei venti nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

VERSO LE INDIE - Ecco la 'panick room' contro i pirati, c'e' anche il monopoli

A bordo della CMA CGM Medea, 25 settembre 2015
   Viaggiamo sempre con prua a Est, con un vento da NE che va a raffiche da 3 a 7 nodi. Le condizioni meteo sono le stesse di ieri, pochissime nuvole e pochissimo traffico. Nulla da segnalare. Jogging alle 7.15, colazione, leggo e scrivo fino all’ora di pranzo. Ma oggi c’e’ una novita’ eccitante. Nel journal di bord, dove oggi, St.Hermann, ci sono ben tre modelle seminude, e’ annunciato per le 16.15 un briefing su ISPS (International Ship and Port Security Code) sulla passerella, che e’ in concreto un attacco pirata visto che dopo Suez saremo in mari a rischio. Sono curiosissima.
   Arrivo puntuale direttamente dalla prua dove ho schiacciato un pisolino su delle cime da rimorchio, inaspettamente morbide. Ci siamo tutti, ufficiali, ciurma in tuta da lavoro e anche il cuoco. Il comandante Carpentier spiega in francese e inglese che si deve fare in caso di allarme, in teoria quando i pirati sono a bordo.
   Si va in una ‘panick room’ segreta, chiamata ‘citadel’, dove sempre in teoria, si aspetta per i soccorsi. Il capitano ci invita quindi ad andare nella ‘citadel’ in modo da “familiarizzarci” con la sua localizzazione. In fila quindi scendiamo tutti insieme le scale fino all’upper desk e da qui giu’ nella sala motori. Facciamo quindi un lungo corridoio verso poppa e poi attraverso uno stretto passaggio finiamo in un largo spazio dove c’e’un rumore infernale e anche un gran caldo. Mi dicono che ci sono i motori per il timone, quattro enormi motori. 
   Accanto c’e’ la ‘citadel’. Sul pavimento ci sono dei numeri, per contarci,dicono e in un angolo ci sono le provviste. C’e’ anche il “monopoli” dice lo chef, che in quanto non marinaio e’ il piu’divertito da questa esercitazione. Anche a me viene da ridere, immaginarci li’ mentre la nave e’ in balia dei pirati (o terroristi) in attesa di un commando di marines francesi...
    Filmo tutto con il telefonino e poi, una volta tornata sulla plancia chiedo al comandante se non l’ha mai utilizzata...”no, mai” e’ la laconica risposta.

VERSO LE INDIE - L'allerta anti incendio e le modelle del menù

A bordo della CMA CGM Medea, 24 Settembre 2015.
 
Viaggiamo a 90 gradi, con la prua esattamente a Est e a sinistra abbiamo l’isola di Creta che e’ diventa sempre piu’ visibile e ancora prima un’altro isolotto che sembra deserto a parte una chiesetta bianca i cima.
    Stamane alle 7.15 ho fatto jogging, tre giri in tondo comprese le scalette per attraversare la sala macchine a poppa. Poi sono salita sulla plancia, la passerella, per un caffe’ e per chiedere notizie su cosa trasportiamo...e’ una curiosita’ che ho da un bel po’...
   L’ufficiale di turno, il rumeno Mihaita, che conosce Torino perche’ all’ospedale Regina Margherita ci ha portato la figlia malata, ha preso il fascicolo del carico per rispondere. Stiamo trasportando 6.600 Teu, che sono i container da 20 tonnellate, ma la maggior parte sono vuoti. Mi spiega la complessita’ delle operazioni di carico e di sistemazione dei container, che devono essere sistemati in base alla loro pericolosita’, peso e destinazione. Si scherza sul fatto che ogni tanto qualche nave perde un container in mare, quando c’e’ bufera. Ma al capitano, “non e’ mai capitato”, come mi ha detto lui stesso ieri sera con una punta di orgoglio.
    Il ‘giornale di bordo’, che trovo a pranzo, ha una foto di una modella distesa con i seni nudi, deborda oltre il menu’ e gli ‘evenements’ . Come previsto c’e’ un evidente climax, mi aspetto domani il nudo integrale.

VERSO LE INDIE - Si respira gia' l'aria d'Oriente ma si beve champagne

A bordo della portacontainer CMA CGM Medea, 23 settembre 2015
Stamattina quando ho aperto l’oblo’ che si affaccia sulla prua ho sentito un’aria e un odore vagamente familiare. Sono ancora nel Mediterraneo, a sud della Grecia, ma c’e’qualcosa di molle, umidiccio, sensuale. Il mare si e’ impigrito, non ci sono piu’ onde, ma un leggero movimento ondulato, vellutato, come un drappo di seta abbandonato su un tavolo. Ogni tanto un alito di vento improvviso scompiglia la superfice e lo arruffa. Un gatto che fa le fusa. Ma a chiazze qua e la’.
    La prua della Medea scivola pianissimo in questo ventre molle come in un un amplesso sollevando delle piccole onde laterali che sembrano vibrazioni.
   Siamo in direzione E, a circa 13 nodi. Tra 48 ore saremo a Beirut. Addio Mare Nostrum. Chissa’ quando ti rivedro’. Grazie per avermi portato in vela nell’arcipelago della Maddalena. Per avermi accolto nelle tuo verde smeraldo di Capo Testa, in Gallura. Ti ho attraversato da Civitavecchia a Olbia e da Olbia a Genova, sempre calmo bonario, compiacente, piacevolmente disponibile.
   Stamane niente jogging, mi sono messa a leggere la Sposa Giovane di Baricco in cabina. Unico diversivo, al mattino, un ‘mini tornado’, che ho visto con il binocolo al ponte di comando. Da una nuvola bassa scendeva un cono nero appuntito che sollevava un vortice di acqua. Mi hanno detto che e’ raro vederli sul Mediterraneo.

VERSO LE INDIE - A Malta tra catacombe e crociati

A bordo della portacontainer CMA CGM MEDEA, 22 settembre 2015. 

 Le operazioni di scarico e carico sono continuate per tutta la notte. A poppa la Medea e’ quasi completa, a prua e’ spuntato un ‘muro’ di ‘reefer’, i container frigoriferi che sono bianchi. Ne hanno messo sei uno sopra l’altro.Ma sono vuoti come la maggior parte del carico.
    Oggi si fa turismo. Con il mio copasseggero vado a Mdine, l’antica capitale e dove sorgeva la citta’ romana di Melita (che ha adato il nome all’isola). A Rabat visito le catacombe di San Paolo, che e’ naufragato su quest’isola nel 60 AC (Atti degli Apostoli) e poi imprigionato per tre mesi insieme a San Luca. Poi passeggio per le vie della citta’ fortificata immaginando ai Cavalieri crociati che arrivarono qui alla fine del 1200 dopo essere stati cacciati dalla Terrasanta e ancora dopo dall’isola di Rodi.
     In pratica i Cavalieri erano una moderna forza ‘multinazionale’ con il compito di respingere gli islamici. E la loro ‘base’ era Malta ricevuta dal Sacro Romano Imperatorore Carlo V. 
   Mdina e’ un po’ ‘asettica’, non ci abita nessuno a parte i negozianti di souvenir. L’architettura e’ molto interessante, e’ un barocco siciliano, ma con delle aggiunte arabe. Ogni metro c’e’ un riferimento religioso e come non potrebbe esserlo per una citta’ che i cristiani hanno difeso con i denti dalle invasioni dei turchi? Il Grande Assedio del 1565 da parte dei Turchi Ottomani e’ una pietra miliare.
     La Valletta, invece, costruita dal Gran Maestro francese La Valette e’ brulicante di vita, non solo di turisti, ci sono i palazzi amministrativi e bellissime piazze. Per visitare il “Palazzo’non c’e’ tempo, mentre la cattedrale di San Giovanni, dove ci sono due dipinti del Caravaggio, che venne qui nel 1608 su richiesta di un Gran Maestro e anche per fuggire da Roma, e' chiusa quando torniamo da Mdina.
    La partenza e’prevista per le 23,ma sono troppo stanca per salire sul bridge e quindi rimango all’oblo’di prua della mia cabina a vedere la massa informe dei container prendere il largo su un mare nero e pressoche’ piatto.

VERSO LE INDIE - Sbarco a Malta, si festeggia con vino di Gozo

A bordo della CMA CGM Medea, 21 settembre 2015
   Oggi dopo colazione incontriamo Emily, ufficiale francese incaricato della sicurezza, che mi convoca alle 9 del mattino al Ponte A per un briefing sulle misure di emergenza.
   Puntuale io e il mio copasseggero ci presentiamo all’appuntamento. Ci vengono spiegati i segnali acustici per i diversi tipi di allarme, abbandono nave, incendio e ‘allarme generale’. Ci dice che dopo bisogna aspettare le istruzioni per altoparante e poi, per quanto riguarda noi passeggeri, recarsi alla “passerelle”, il ponte di comando. Ci dice che ci saranno esercitazioni, drills, e che saranno segnalate nel giornale di bordo che di solito troviamo sul tavolo a pranzo.

   Su questo foglio quotidiano, dove c’e’ il nome del santo del giorno, “evenements” e “naissances”, devo aprire una parentesi perche’ e’ troppo divertente. Quando sono partita venerdi’ 18 c’era una foto della poppa della Medea, ma l’indomani c’era una modella in una posa sognante, poi il giorno dopo un’altra in bikini...insomma c’e’un crescendo di immagini sexy. Mi chiedo quando l’autore del “journal del bord” passera’al nudo...
   Tornando alla sicurezza, Emily ci ha anche mostrato come si indossa la ‘immersion suit’ che abbiamo in cabina. E’ una buffa tuta di neopreme in cui ci si deve infilare in due minuti. Emily ce l’ha fatta in un minuto e mezzo e quando si e’ alzato somigliava a un personaggio dei Teletube, un famoso cartone che mia figlia vedeva alla tv quando abitavamo a Ginevra.

   L’arrivo a Malta era previsto nel primo pomeriggio, ma poi e’ stato annunciato che il ‘pilot’ arrivera’ soltanto alle 15.30. Il ritardo ha creato un po’di malumore nell’equipaggio. A quanto ho capito dobbiamo caricare 1.600 container nel porto di Marsaxlokk, che appartiene alla CMA CGM.
   “Ici on est chez nous” proclama il capitano mentre aspetta il “pilot”. Per permettergli di salire sulla nave che e’ da un’ora praticamente ferma, ci mettiamo “prua al vento”. Per tutto il giorno oggi c’e’ stato un vento forte di scirocco e onde di tre metri. Ma sono in direzione da N.O. a S.E, esattamente dove stiamo andando. In piu’ a poppa abbiamo un”muro’di container che ci va da vela. Insomma tra vento e onde andiamo alla grande e senza fatica. Da quanto ho capito, oggigiorno, l’abilita’ principale dei capitani dei cargo e’quella di risparmiare il piu’ possibile carburante.
   Sono due i piloti. Quando arrivano sulla plancia parlano in maltese alla radio, probabilmente con la ‘capitaneria’. E’ la prima volta che sento parlare maltese ed e’ stranissimo sentire questa lingua mezza araba, inglese e italiana, a 80 km dalla Sicilia. Gli ordini sono dati in inglese, che ho poi saputo e’ la “lingua ufficiale a bordo”.
    L’operazione di approdo e’ veloce e dopo mezzora siamo gia’ ormeggiati fra tre portacontainer e una enorme distesa di container che mi diverto a fotografare. Il porto e’ molto piu’ grande di Fos sur Mer. Le gru iniziano subito il lavoro, appena la Medea tocca la banchina, nonostante oggi sia la Festa dell’Indipendenza a Malta.

VERSO LE INDIE - Tra 'apero' e jogging sul ponte tra i container

A bordo della CMA CGM Medea, 20 settembre 2015
   Ieri verso le 5 del pomeriggio ricevo una telefonata dal capitano. Mi invita a un “apero’” alle 6 e mezza al ponte C nella sala degli ufficiali. Vado in panico perche’ non ho assolutamente l’abbigliamento adatto per eventi sociali di questo tipo! Metto gli abiti della ‘festa’, scarpe da vela, perche’ ho solo queste, e mi trucco.
    Quando entro ci sono tutti gli ufficiali intorno a un bancone, sembra un bar di una nave da crociera. I cadetti servono i drinks, questa e’ la regola mi dicono. Bene  allora chiedo un Martini rosso.  Il capitano Stephen Carpentier comincia le presentazioni di tutti. “E’ un modo per conoscere i passeggeri” dice. Lui e’ in bermuda e ciabatte infradito. Devo averlo guardato un po’ perplessa perche’ si sente di doversi giustificare. “Quando non lavoro mi vesto cosi’ – spiega - ma ci sono altri ufficiali che invece preferiscono restare in divisa".  Quindi mi indica il suo chief officer, che e’ rumeno come la maggior parte dell’equipaggio, e’ che impeccabile nella sua camicia bianca e pantaloni neri. Sulla Medea ci sono 35 persone, compresi degli indiani presi a cottimo per fare delle manutenzioni e la moglie del secondo ufficiale che e' diretta a Malta.
    Si parla, con il mio copasseggero che lui invece sorseggia un whisky, soprattutto di cosa trasportiamo. Il capitano fa le spallucce. “Non mi interessa” dice aggiungendo che se ne occupa il suo vice, il quale anche lui dice di ignorare il contenuto specifico dei container, ma solo quelli che trasportano prodotti infiammabili o pericolosi.

VERSO LE INDIE - Mollati gli ormeggi, direzione Malta!


A bordo della portacontainer CMA CGM Medea, 19 settembre 2015

    Stamane a pranzo e’ arrivato il secondo passeggero, un francese di origine italiana, anzi siciliana. Il capitano Carpentier ci ha salutato e poi ha annunciato la partenza, all’una e mezza, invitandoci sul ponte a osservare le manovre. E’ stata una sorpresa perche’ non pensavo che volessero estranei nei momenti piu’ delicati come l’entrata o l’uscita da un porto.
   L’orario di partenza era anche nelle ‘news’ stampate su un foglio posato sulla nostra tavola di pranzo e affisso in ascensore, oltre che sul bridge.
    L’eccitazione era palpabile tra l’equipaggio. Non devono essere molto piacevoli le soste nei porti di oggi, cosi’ asettici e lontani da ogni segno di civilta’.
    La partenza della Medea e’ avvenuta in completa solitudine, nemmeno un uomo sul ponte a levare gli ormeggi dalle bitte, nemmeno qualche curioso a fare ciao con la mano, che ne so, un camionista arrivato all’ultimo momento...niente, la banchina era desolatamente vuota.
    A bordo solo il pilota del porto di Fos che ha il compito a condurre la nave fuori tra un passaggio segnalato da boe verdi a dritta e rosse a sinistra. Dava gli ordini in francese, “100 gradi”, “110 gradi a dritta”... che venivano ripetuti a voci alta dal comandante e eseguiti dal timoniere. Cosi’ vuole il regolamento. Tutta quello che viene detto sulla plancia e’ registrato, c’e’ anche scritto fuori dalla porta.
    La nostra destinazione e’ Malta e l’arrivo e’previsto tra 48 ore a una velocita’ da lumaca, 15 nodi all’ora, quasi come in barca a vela.

VERSO LE INDIE - A bordo della Cma Cgm Medea

A bordo della CMA CGM Medea ormeggiata al porto container di Fos-Marseilles, 18 settembre 2015.

   L’ultima volta che sono salita su una di questi giganti di acciaio era nel febbraio del 2012 nel porto di Kochi, in Kerala. Era la petroliera Enrica Lexie e a bordo c’erano quattro maro’ impauriti dopo l’arresto del capo team Massimiliano Latorre e del suo vice Salvatore Girone.
  Adesso la storia e’ un’altra anche se solchero’ le stesse acque del Mediterraneo prima, poi Suez e il Mar Arabico, sulla rotta dei pirati somali. Sono curiosa di vedere come funziona l’antipirateria.




   La societa’ francese CMA CGM che mi ospita non ha mai avuto attacchi di pirateria e di fatti non vedo il filo spinato sulle fiancate come invece aveva la Lexie. Un avvocato keralese mi ha detto che la CMA CGM aveva ‘buoni rapporti’ con i pirati somali, facendomi capire che in qualche modo riusciva a garantirsi la sicurezza delle proprie navi. Come...non lo so...
   La Medea e’ una grande portacontainer con i suoi 349 metri di lunghezza da prua a poppa e 42 di larghezza. Puo’ portare 9.200 container, ma non e’ la piu’ grande, mi sembra che la piu’mastondotica ne porti 15 mila.

VERSO LE INDIE/ Marsiglia, da qui inizia il mio viaggio su una portacontainer

Marsiglia, 17 settembre 2015

   Mi piace Marsiglia, perche’ e’una di quelle citta’ che hanno tempo. Non a caso e’ la piu’ vecchia citta’ abitata della Francia. Leggo che risale a 2600 anni fa e che e’ stata fondata da greci, precisamente dai focesi. E’ cosi’ diversa dalle altre citta’ francesi, c’e’ un’aria da suq arabo ma in una cornice modernissima. Passato e presente sono mescolati perfettamente.
    Il mio viaggio con le ‘merci’ inizia qui, in questo porto che era sulle rotte dei fenici e dei greci e che ancora oggi e’ uno dei piu’ importanti del Mediterraneo.



Domani mi imbarco su una porta container, la ‘Medea’ del colosso francese del trasporto marittimo Cma Cgm diretta in Oman. Ci arrivo dopo 18 giorni e 6.554 km, ovvero 4.074 miglia nautiche. Se ci va direttamente, impiegherebbe circa 11 giorni, ma il mio cargo fara’ scalo a Malta, Beirut, Suez e Jeddah. Ovviamente per caricare e scaricare merci.
   E’ un viaggio che ho sempre sognato, ma che ora con la crescente interdipendenza delle economie mondiali mi affascina ancora di piu’.

Marò/ L'offerta dell'India al Tribunale di Amburgo e l'occasione mancata dell'Italia

New Delhi, 11 agosto 2015

Nessuno probabilmente l'ha notato, ma il legale degli indiani ha fatto la seguente offerta al Tribunale del diritto del Mare di Amburgo che oggi ha concluso l'esame della richiesta italiana per liberare i marò. L'India si è impegnata a tenere il processo in quattro mesi, se ovviamente Italia ritira i suoi ricorsi alla Corte Suprema.

E' a pagina 17 della trascrizione dell'intervento di Alain Pellet (punto 41):

Mr President, let me at this juncture say that we do not accept Sir Daniel’s proposals
but that India is prepared to make a different offer. I have been instructed to state
that India is prepared to guarantee that the decision of the Special Court could be
handed down within four months from the date on which the hearings open, if Italy
were to cooperate and withdraw its objections to the procedure before the Indian
Supreme Court.


E' una promessa che gli indiani avevano già fatto all'inviato Staffan de Mistura e che poi non si è concretizzata per la presenza di una legge (Sua Act) che prevede la pena di morte in caso di omicidio e che è stata invocata dalla polizia Nia in quanto si applica al di fuori delle acque territoriali. L'Italia ha protestato vivacemente contro questa disposizione che poi è stata "rimossa" su ordine del governo indiano agli inizi del 2013.

L'offerta di cui sopra implica che gli indiani hanno risolto la vecchia questione del nodo Nia-Sua che impedisce (tuttora) l'incriminazione dei marò.  Oppure implica che la Nia intende presentare il capo di imputazione in base alla Sua (come è obbligata a fare)...e poi si impegna a non chiedere la pena capitale prevista solo in casi rarissimi. Anche questo era oggetto dei vecchi accordi che sono saltati.

Non penso che l'Italia accetterà questa offerta ora che si è spinta sulla strada dell'arbitrato. Come fa a tornare indietro? Però ci sarebbe un vantaggio. Ovvero che quando inizia il processo davanti al 'giudice speciale' può sollevare IN QUELLA SEDE l'obiezione sulla giurisdizione, cosa che le è permessa in base alla sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio (quella che trasferiva il caso a New Delhi levandolo dal Kerala). Adesso è tardi, ma era una via da percorrere prima e lo ha perfino suggerito  l'Additional Solicitor General P.S. Narasimha, che - mi è sembrato tra tutti - quello più equilibrato ad Amburgo.

Per inciso, sottolineo qui un punto che mi è sembrato davvero strano. L'Italia poteva facilmente imputare all'India i continui ritardi nel processo.  Infatti la Nia NON POTEVA (e non può ancora ora) andare avanti con il processo semplicemente perchè non può utilizzare la disposizione del Sua Act (che deriva dalla convenzione anti pirateria marittima nata dopo l'incidente dell'Achille Lauro). Era un argomento molto valido secondo me che avrebbe messo in serio imbarazzo la difesa indiana.

 

CINEMA- Bajrangi Bhaijaan, la favoletta di Salman Khan sulla fratellanza tra Indiani e Pachistani

New Delhi, 5 agosto 2015

   Qualche giorno fa parlavo con Vikas Swarup, l’autore del libro ‘Le Dodici Domande’ da cui è stato tratto il film ‘The Millionaire’ che nel 2008 ha vinto l’Oscar. E’ un diplomatico e secondo me avrebbe potuto benissimo lasciare la carriera diplomatica per diventare scrittore a tempo pieno. Invece da alcuni mesi è stato scelto come portavoce del governo indiano. Con un premier come Narendra Modi ora lavora giorno e notte, non ha più tempo di scrivere, ma ha il prestigio e la gloria di essere il responsabile della comunicazione della seconda nazione più popolosa al mondo.

   Quando è uscito The Slumdog Millionaire, è stato accolto con una certa freddezza in India perché mostrava con estrema crudezza gli orrori degli slum di Mumbai. Vero... ma come ha detto lui a chi gli chiedeva se si è ‘pentito’ di aver fatto cattiva pubblicità al suo Paese, la storia è anche quella di un ragazzo che ce la fa grazie al suo istinto e alla sua bravura. Insomma, il film ha un messaggio positivo, di speranza, in un momento storico, il 2008, di piena disperazione per il crash finanziario.
    Insomma, il cinema rimane sempre una fabbrica di sogni. Lo stesso si può dire di un altro film, questa volta di Bollywood, che da tre settimane sta avendo un grande successo. E’ Bajrangi Bhaijaan, con Salman Khan, l’attore macho e spaccone, che qui riveste il ruolo di un devoto indù che rischia la sua vita per salvare una trovatella pachistana affetta da mutismo. E’ la prima volta che vedo al cinema indiano un film che celebra così intensamente la fratellanza tra indù e mussulmani, tra Indiani e Pachistani. E in maniera divertente.
   Potrebbe essere un film di Disney talmente è mieloso. Il finale poi, alla frontiera del Kashmir, dove i soldati indiani e pachistani aprono un varco per far passare Bajrangi mentre la piccola Shayeda recupera improvvisamente la voce, è strappalacrime. Insomma una bella favola, con gli immancabili balletti, dove tutti vivono felici e contenti. 
    Peccato che proprio in questi giorni sullo stesso confine si scambiano delle cannonate e non degli applausi…

Che fine ha fatto il circuito di F1 di Greater Noida? L'ho provato al volante di una Abarth

Greater Noida, 4 agosto 2015

Che fine ha fatto il Buddh International Circuit dopo la sospensione delle gare di F1 due anni or sono? Niente  paura, un po' invecchiato, ma c'è ancora. Niente buche come nella maggior parte delle strade di Delhi. Anzi l'asfalto è perfino meglio, perché è più liscio.
Io pensavo che sarebbero cresciute le erbacce sul circuito da 300 milioni di dollari costruito dal gruppo edilizio Jaypee nelle campagne di New Delhi tra l'opposizione dei contadini e lo scetticismo di chi si chiedeva questo Paese - dove il 47% della popolazione fa i bisogni all'aperto -  ha davvero bisogno di una pista automobilistica.
Il circuito di 5,13 km,  disegnato dal tedesco Hermann Tilke e definito uno dei più veloci, è stato inaugurato nel 2011 e battezzato 'Buddh' dal nome della località in cui sorge, se ho ben capito, Non so quale sia la connessione con il buddismo, ma con un nome così una gara di F1 non poteva andare molto lontana...
 La causa dell'eliminazione dal calendario F1 è una questione economica legata a una disputa tra lo stato dell'Uttar Pradesh (dove sorge il complesso) e il governo centrale sulle tasse da applicare. Bernie Ecclestone ha promesso che il GP dell'India tornerà nel 2016 e gli organizzatori ovviamente ci sperano. 
Nel frattempo...il circuito viene usato per presentazione di nuovi modelli di auto come la Abarth 595 Competizione di FCA a cui sono stata invitata oggi. Sembra, ma non si sa se è uno scherzo, che venga affittato anche per matrimoni..

"Atithi Devo Bhava", come l'India cerca di attirare i turisti

New Delhi, 25 luglio 2015
    Da alcune settimane, sulle principali televisioni indiane ci sono delle martellanti pubblicità governative per convincere gli indiani a “trattare bene” i turisti stranieri. La campagna si chiama Athiti Devo Bhava (un antico detto che significa più o meno che l’ospite è come un Dio). E’ una vecchia iniziativa che è stata ripresa adesso visto il crollo del turismo, soprattutto a causa degli stupri. Andando in giro in India è visibile l’assenza di stranieri, soprattutto donne.
   Protagonista è la superstar di Bollywood, Aamir Khan, amato da tutti per il suo impegno nel sociale, contro le ingiustizie e la corruzione. Per questo è stato scelto per promuovere le ‘buone azioni” nei confronti dei visitatori stranieri.
   Sono quattro i nuovi spot, girati da un famoso regista, che stanno passando sulle tv in questi giorni . Uno racconta di un tassista, Gajendra, che ha assistito una donna svizzera incinta a Goa (vedi) . Uno su un ristoratore, Brijlal, che invita una mamma e bambina a mangiare dei bhatura, il pane fritto, in cui si vede un cuoco con una cuffietta igienica e una cucina immacolata (vedi) . Poi c’è la guida turistica Mohan che restituisce una borsa a una distratta famiglia britannica (vedi). Infine Munna, il negoziante onesto (vedi)
   E’ interessante notare che mentre in passato si puntava di più su tentate aggressioni o rapine, in questo nuovo ciclo di commercial ci sono situazioni meno “estreme”.
   Secondo me i vecchi spot erano controproducenti per l’immagine dell’India soprattutto dopo il caso di Nirbhaya. Ecco qui, per esempio la bionda australiana che viene aggredita dai “risciowala” (vedi) o un’altra che viene assaltata da negozianti e dimentica la borsa.(vedi)  Non viene molta voglia di venire in vacanza in India…

Unione Europea, la Carneade della politica estera indiana

New Delhi, 18 luglio 2015

Unione Europea? "Chi era costui?".  E' incredibile come per la politica estera indiana Bruxelles sia diventata come il Carneade di manzoniana memoria.
Ieri sera sono andata alla presentazione di un nuovo saggio di C. Raja Mohan, giornalista e politologo tra i più rispettati, dedicato alla politica estera di Narendra Modi nel suo primo anno di governo.
Il libro "Modi's World", pubblicato da Harper Collins e The Indian Express, è un classico 'instant book'.  E'  una raccolta degli editoriali di Mohan sull'Indian Express. Si sottolinea la nuova energia infusa dal premier nelle relazioni con il suo turbolento vicinato, Cina, Russia e Usa, e soprattutto l'uso della soft diplomacy, come lo yoga e il buddismo.
Ma, guarda caso, non contiene alcun accenno alle relazioni con l'Unione Europea, il primo (o secondo dopo la Cina) partner commerciale di New Delhi.
Si sa che il tasto è doloroso: i rapporti sono al minimo storico, Modi ha cancellato una visita a Bruxelles la scorsa estate (è andato in Francia e Germania), i negoziati per la zona di libero scambio sono incagliati e da tre anni non si tengono nemmeno più i summit bilaterali, almeno per salvare la faccia.
La crisi con l'Italia sui marò e altre questioni sono fonte di imbarazzo per il governo che evidentemente preferisce ignorare l'argomento.
Non si trova traccia della UE manco in un libretto della ministro degli Esteri Sushma Swaraj, presentato a maggio a compimento del primo anno di incarico, intitolato "Trasformational Diplomacy" dove si elencano tutte le iniziative diplomatiche di New Delhi.
E' chiaro che nel "mondo" di Modi, almeno per ora, l'Unione Europea non esiste. Dei colleghi indiani scherzando mi hanno detto che forse "non esiste neppure l'Unione Europea". Che dire? Il momento, dopo la minaccia di Grexit, non è certo dei migliori per la creatura di Altiero Spinelli.

L'atteggiamento di 'denial' è compatto e trasversale. Ieri sera, nel cocktail che è seguito all'hotel Oberoi, ho avvicinato l'autore per chiedergli cosa ne pensava. Silenzio. Davvero, scena muta. Ho pensato che forse non poteva rilasciare interviste perchè aveva l'esclusiva con The Indian Express.
Mi sono quindi concentrata su Shashi Tharoor, ex diplomatico Onu e politico del Congresso,  notoriamente loquace con i giornalisti e che in passato mi aveva dato delle dichiarazione sui marò. Lui,  tra l'altro,  è un parlamentare del Kerala...gli ho chiesto cosa pensava dell'arbitrato internazionale.  Niente. Mi ha sorriso e ha fermato un cameriere per prendere un altro bicchiere di vino....
 

Football diplomacy - Modi lancia un torneo di calcio tra i Brics, indovina chi vince?

New Delhi, 10 luglio 2015

Dopo la diplomazia dei selfie e quella dello yoga, adesso Narendra Modi ci prova niente meno che con il calcio! E' stata una sorpresa vedere che tra le proposte del premier indiano al summit dei Brics di ieri c'è anche quella di un torneo di pallone nel 2016 (vedi qui al punto 26).  Ecco le sue parole: "To begin with, we will be launching a Football Meet in India next year. This is a sport which is loved by all the BRICS countries".  Si tenga presente che l'India ha la presidenza del Brics il prossimo anno e quindi.
Ironicamente Il Times of India, stamane,  notava in prima pagina che l'idea non è proprio a favore dell'India che nella classifica Fifa è al 156esimo posto, mentre la Cina è al 77 esimo, il Sudafrica al 70esimo, la Russia al 28esimo e...il Brasile al sesto, nonostante la debacle dello scorso anno.
Il torneo potrebbe quindi avere un risultato abbastanza scontato a meno che non impongano degli 'handicap' alla squadra più forte. E un po' come se uno organizzasse un torneo di cricket in Brasile.
Ma è vero che in India c'è un interesse crescente per il calcio (come spettacolo, più che come sport da praticare) e molti fiutano l'affare.
Ad agosto riparte la Indian Super League per la seconda stagione, ma questa volta senza nessuna star italiana dopo il flop di Alessandro Del Piero, la punta del Delhi Dynamos, arrivato tra gli ultimi in classifica.