Baba Ramdev e la rivoluzione dello yoga

Rishikesh, 22 aprile 2016

   Oggi sono andata a visitare l’ashram di Baba Ramdev, il guru dello yoga, che va per la maggiore in questo periodo dato che e’ anche simpatizzante del partito di maggioranza del Bjp. E’ a circa 15 km da Haridvar sulla strada per New Delhi ed e’ composto da varie strutture su una grande area. C’e’ un Yogpeeth 1 e un Yogpeeth 2. Tutto e’ nuovo di zecca o in costruzione. 
   Ho visto un ospedale ayurvedico, un centro di ricerca, una universita’, un allevamento di mucche, complessi residenziali e una gigantesca sala per lo yoga...oltre che la mansa dove ovviamente si mangiano prodotti organici e naturali.

   Baba Ramdev sta costruendo un impero che non e’ solo spirituale, ma e’ soprattutto economico. Il suo brand, Patanjali (prodotti ayurvedici a base di erbe) sta facendo concorrenza alla Nestle’. E’ impressionante il successo di questi prodotti che sono circa 200, dal dentifricio fino ai noodle. La filosofia, leggo su un opuscolo che mi hanno dato alla reception all’ingresso, e’ di “unire le antiche conoscenze indiane con la tecnologia ultra moderna”.
   Il guru sostiene che con yoga e ayurveda si possono guarire tutte le malattie, compresi i tumori. Nell’ospedale che ho visitato ci sono tutte le specializzazioni. Per i poveri le cure sono sono gratuite e anche l’alloggio.
   Ho poi visto il giardino botanico, dove c’e’ una sorta di percorso per i visitatori con le statue degli antichi saggi che hanno inventato l’ayurveda e lo yoga. In questa foto c'e'  l'inventore della chirurgia. 

   Si dice che il saggio Patanjali sia stato il primo a teorizzare lo yoga nel 400 circa dopo Cristo con il trattato Yoga Sutra raccogliendo delle conoscenze antiche. Ci sono molte teorie discordanti su chi abbia inventato lo yoga... ma in una sorta di 'galleria' dei fondatori delle medicine e delle scienze naturali c’e’ perfino una sua statua. Mi viene da chiedere come fanno sapere che aspetto aveva, dato che ci sarebbero diversi Patanjali nella vastissima e complessa letteratura in sanscrito, c’e’ anche un Patannjali che ha inventato la grammatica
   In una casupola vicino al vivaio abita il padre di Baba Ramdev, anche lui un asceta, dato che la gente lo riverisce quasi come il figlio. Ho incontrato una donna che andava da lui per chiedere un posto di lavoro per un nipote. E cosi’ lei mi ha presentato a lui che mi ha “benedetto” con una mano sopra la testa .

   Baba Ramdev ha grandi ambizioni perche’ vuole lanciare una rivoluzione dello yoga e anche dell’agricoltura per eliminare la miseria in India. Ma non solo. L’obiettivo e’ di diffondere a livello planetario gli insegnanti della antica cultura e filosofia indiana. Una vera rivoluzione globale a colpi di Om.





Rishikesh, l'ashram dei Beatles e' diventato un museo a pagamento

Rishikesh, 10 aprile 2016

   Anche l'India cerca di far soldi con i Beatles. Il famoso ashram di Rishikesh, sulle rive del Gange, dove il quartetto e' stato per un po' di settimane a imparare la 'meditazione trascendentale", e' diventato un museo a pagamento dopo essere stato la
sciato  una ventima di anni in balia della giungla.
    Pochi sapevano che in quei bungalow di cemento, John Lennon e compagni hanno composto oltre 40 brani...Era il febbraio del 1968 e quello sarebbe stato l'ultimo loro viaggio insieme, ma anche quello piu' creativo. Dopo quell'esperienza 'mistica' in India la band si e' sbriciolata...
    Adesso il centro di Maharishi Mahesh Yogi, il controverso guru dei Beatles,  e' ritornato in possesso del dipartimento delle Foreste dello Stato dell'Uttarkhand che lo aveva concesso in leasing nel 1957. A dicembre e' entrato a far parte di un  parco naturale ed e' stato  aperto al pubblico. Qui c'e' la notizia.
     Ma l'ingresso per gli stranieri e' di ben 600 rupie (circa 8 euro), che e' alquanto caro per gli standard indiani. Quasi come il famoso Taj Mahal, dove si pagano 750 rupie. Come sempre c'e' un biglietto separato per gli indiani che e' di 150 rupie.

Domani Modi sarà Bruxelles e in agenda ci sono i marò

New Delhi, 29 marzo 2016

Finalmente, dopo  enormi sforzi, la diplomazia italiana è riuscita a far entrare ufficialmente la questione marò nell'agenda dell'Unione Europea.
Domani si tiene a Bruxelles il summit India-Ue, dopo una imbarazzante pausa di alcuni anni, e in agenda c'è la questione "sensibile" dell'arbitrato internazionale in corso sui due militari italiani, oltre che di 14 estoni e sei britannici.  Tanto per accontentare anche gli altri membri Ue.
Questo il passaggio:
The summit will also provide an opportunity for leaders to raise more sensitive bilateral issues such as the ongoing international arbitration under the UN Convention on the Law of the Sea (UNCLOS) in regard to the case of two Italian marines, as well as the case of fourteen Estonian and six UK Guards sentenced to prison by an Indian court.

Questo il comunicato integrale

Il funambolo delle Due Torri, Philippe Petit, a New Delhi

New Delhi, 18 marzo 2016

   Uno dei vantaggi di stare a New Delhi e' che si ha l'opportunita' di vedere da vicino personaggi di fama mondiale che altrimenti sarebbe diffficile incontrare, anche per i giornalisti.
Tra gli ospiti del conclave annuale di India Today, il principale settimanale indiano, c'era oggi il funambolo francese Philippe Petit, quello che ha ha camminato sulla fune tra le Torri Gemelle nel 1874, quando erano appena state costruite, La sua impresa e' stata celebrata da alcuni documentari e lo scorso anno anche da un bellissimo film, The Walk.
    Petit,che ora ha 68 anni ma che continua a camminare sul filo, e' davvero un personaggio singolare (e come non potrebbe esserlo uno che ha fatto una pazzia del genere?). Ha affascinato il pubblico con trucchi di magia, ricordi del suo passato bohemienne a Parigi e con improvvisate gag. Era la prima volta che veniva in India. Un fantastico animale da palcoscenico. Ma che ha dispensato anche pillole di saggezza sul bisogno di sviluppare la creativita' e seguire le passioni. "La passione - ha detto - andrebbe insegnata a scuola".
    L'altra star del conclave e' stata l'avvocatessa Amal Amaluddin, meglio nota come moglie di George Clooney. E' davvero difficile ignorare la sua bellezza che non nasconde, anzi esalta come si vedeva dai tacchi a spillo. Ma se la bellezza e il glamour servono ad aiutare coloro che sono incarcerati e torturati da regimi, dalle Maldive, alla Turchia, fino a Julien Assange, che e' suo cliente, ben venga anche la seduzione femminile!
   Un altro personaggio, questo veramente commovente, e' stato il fotoreporter danese Daniel Rye Ottosen, 26 anni, liberato nel giugno 2014 dall'Isis dopo 13 mesi di torture. Alla fine era stato rinchiuso con gli altri ostaggi e cooperanti occidentali James Foley, Alan Henning and David Haines, poi decapitati dal boia degli islamici "Jihadi John".
   Ha detto che si era capito subito che gli americani e i britannici non sarebbero stati liberati. Lui ce la fatta perche' la famiglia e gli amici hanno raccolto con una colletta su internet circa 3 milioni di euro. E probabilmente ora va a convegni e scrive libri per pagare i debiti...





E' comparso il filo spinato sull'ambasciata italiana a New Delhi

New Delhi, 17 marzo 2016

   Oggi sono passata davanti all'ambasciata d'Italia a New Delhi e ho visto che alcuni operai stavano mettendo il filo spinato sul muro di cinta,  Non e' una bella cosa e mi ha un po' intristito anche perche'  il compound italiano a Chanakyapuri si vantava di essere uno dei piu' belli per la cascata variopinta di bougainvillea lungo tutto il perimetro,
L'anno scorso, dopo l'arrivo dell'ambasciatore Enzo Angeloni,  le piante fiorite sono state tagliate ed e' comparsa una brutta recinzione verde, Ora c'e' anche il filo spinato sopra.  Mi aspetto prima o poi i cannoni all'ingresso e i carabinieri dietro i sacchi di sabbia. La forticazione non ha risparmiato neppure il lato dell'Istituto Italiano di Cultura (vedi foto).
Manco l'ambasciata del Pakistan ha un look cosi' aggressivo. Non so quale sia il motivo, forse un nuovo allarme anti terrorismo. Forse e' un messaggio agli indiani. Del tipo "si vis pace para bellum". O forse e'  perche" stiamo andando in guerra in Libia.  Oppure  forse c'e' stata una minaccia dell'ala armata dei pescatori keralesi.
Fatto sta che ora il povero Salvatore Girone, che da tre anni vive in ambasciata, puo' dire di essere veramente in prigione....

Il festival di Art of Living tra polemiche,multe e fango (ma niente stress)

New Delhi, 12 marzo 2016

   Io non ho mai frequentato i corsi di Art of Living (AOL), il centro spirituale del guru Sri Sri Ravi Shankar (dove Sri Sri sta per "santo santo"), detto anche il 'new age guru' o il 'guru della gioia", ma sono convinta che siano davvero efficaci.
    L'ho visto ieri sera al "World Culture Festival", un mega raduno degli adepti che si tiene in questi giorni fuori New Delhi, sulle sponde della povera  Yamuna. 'Povera' perche' il fiume e' gia' tra i piu' inquinati del mondo e - come se non bastasse - per fare spazio all'evento e' stato distrutto anche quel poco verde che rimaneva.
    Gli ambientalisti di fatto avevano denunciato la fondazione per i danni arrecati all'ecosistema fluviale dalle strutture 'provvisorie' e un 'tribunale verde' ha condanato Sri Sri al pagamento di una salata multa di circa 700 mila dollari.
   A causa delle polemiche c'e' stato un fuggi fuggi dei leader indiani e stranieri invitati e che erano gia' nel programma. E' un flop totale dal punto di vista delle presenze 'illustri'. Perfino il presidente indiano Pranab Mukherjee ha dato forfait. Meno male che il premier Narendra Modi ha mantenuto la sua promessa al guru ed e' venuto, anche se su un palco separato, per ragioni di sicurezza. 
   Modi insomma ha salvato lo show e mi chiedo ancora perche' lo ha fatto. La coordinatrice di Art of Living Italia che ho incontrato, Jaya Silvia Speranza, mi ha detto che il leader della destra segue le tecniche 'anti stress' di Sri Sri e che grazie a questo puo' sopportare carichi di lavoro che nessuno al mondo puo' permettersi. In effetti, Modi e' un superman, e' capace di parlare per ore senza leggere, di fare tre i quattro comizi al giorno, fare dei tour de force all'estero  e essere sempre lucido e impeccabile. Mi sono sempre chiesta come faccia.
   Ma la conferma che le tecniche di Sri Sri funzionano l'ho avuto osservando i suoi adepti. Ieri pomeriggio - come se non bastasse dopo le polemiche - si e' messo pure a piovere. 
   L'intera area e' ritornata a essere una palude come era prima che le ruspe spianassero i canneti e l'esercito costruisse dei ponti per attraversare gli acquitrini. Le strade sterrate di accesso e i parcheggi si sono trasformati in un lago di fango dove la folla avanzava a stento tenendosi per mano, cercando di non scivolare e spesso non sapendo manco dove andare per mancanza di indicazioni. Io stessa dopo un paio di ore con i piedi affondati nella melma puzzolente della Yamuna sono finalmente riuscita a raggiungere il posto riservato alla stampa, che era a mezzo chilometro dal palco principale. Lo stage di Modi e Sri Sri era cosi' distante da giornalisti e fotografi che nessuno li ha visti. Qualcuno ha perfino detto che non c'erano, ma che parlavano da un altro posto...
   Gli artisti, invece, forse 10 o 20 mila , erano stati fatti accomodare su dei lunghissimi spalti dove c'erano anche dei megaschermi,che pero' con la pioggia non funzionavano....a un certo punto c'e' stato anche un black out. D'altronde non e' facile creare un evento per 100 mila persone (gli organizzatori mi hanno detto 600 mila) in mezzo a un canneto....
   Ma in tutto 'sto caos, che potrebbe sembrare da girone infernale (soprattutto quando e' scesa la notte, il freddo e anche le zanzare) i seguaci di Sri Sri Ravi Shankar erano gioiosi, felici, addirittura in estasi! In mezzo al fango e senza vedere quasi nulla, seduti sulle sedie bagnate, dopo lo stress da parcheggio e lunghe code per la sicurezza. E moltissimi erano stranieri, intere comitive arrivate da tutto il mondo (87 dall'Italia). Nessuno si lamentava, nessuno era stressato. E' forse cosi' che si impara "l'arte di vivere"? Bravo Sri Sri, anche se hai devastato una pianura fluviale.

8 Marzo tra le donne che contano (e sanno di contare)

New Delhi, 8 marzo 2016 

Oggi sono andata a un ricevimento organizzato dalla ministro degli Esteri Sushma Swaraj, leader del partito della destra del Bjp e avvocatessa. C'erano un sacco di donne potenti come lei, come la presidente della Camera Sumitra Mahajan, l'ex governatrice di New Delhi e braccio destro di Sonia Gandhi, Sheila Dikhshit. E poi parlamentari e giornalisti, tra cui Barkha Dutt, la piu' famosa anchor woman indiana. Insomma donne che contano e che sanno di contare. Alcune di loro devono la loro fama e carriere ai mariti, ma molte si sono fatte le ossa da solo in un mondo, quello della politica o del giornalismo, che e' ancora maschile.
La Swaraj ha poi voluto una band tutta al femminile, con la prima tablista professionista al  mondo, Anuradha Pal e il suo gruppo di musica Hindustani e Carnatic, Stree Shakti (che penso voglia dire il potere delle donne).


PS Nella foto di gruppo ci sonio anche io, in alto a destra

Brutti tempi per Modi, dalle stelle alle stalle

New Delhi, 1 marzo 2016 

   Da qualche mese a questa parte sembra che tutto, ma proprio tutto vada storto a Narendra Modi. Mi ricordo che solo fino a un anno fa era esaltato dalla stampa come un 'superman' venuto a salvare l'India dalle grinfie dei corrotti.
   Adesso finita la "Modi Wave" e' diventato la fonte di ogni male, dall'intolleranza per chi mangia la carne di manzo agli arresti per sedizione degli studenti universitari della Jnu, fino alla rivolta della casta dei Jat nell'Haryana che stava per far morire di sete New Delhi.
   Io non parteggio ne' per il Bjp, ne' per il Congresso. Anche perche' sono convinta che questo Paese ha ormai la forza di andare avanti comunque al di la' di chi governa a New Delhi.
   Ma non mi piace l'atteggiamento della stampa che prima lo esaltava e ora lo getta alle ortiche. The Week si chiede nell'ultimo numero (in foto) "Dove sta andando l'India?" e sotto c'e' una foto di Modi che dorme....

   Sul website 'The Wire', invece, uno politologo italiano Diego Maiorano, un cervello in fuga nell'universita' di Nottingham, nel Regno Unito, traccia un dottissimo parallelo tra il Bjp e il fascismo italiano, anzi con il Ventennio e gli squadristi paragonati ai radicali indu' dell'RSS.
   The Wire e' un portale di informazione lanciato da Siddharth Varadarajan, ex direttore dell'Hindu e una delle menti piu' fini del giornalismo indiano e Sidharth Bhatia (ex direttore DNA di Mumbai). Stiamo quindi parlando di una voce autorevole...e slegata dai partiti.
   L'ultima vicenda della Jnu mi e' sembrata esageratamente mediatizzata e manipolata dai partiti. Innanzittutto nessuno sa ancora adesso che cosa abbia mai detto di cosi' grave questo ragazzo, Kanhaiya Kumar, per essere arrestato per sedizione. Adesso si e' pure scoperto che dei video della manifestazione incriminata erano stati truccati. Insomma non si capisce cosa sarebbe 'anti indiano'.
   Il polverone che si e' sollevato e' stato enorme. E nessuno si e' ricordato che negli ultimi 10 anni ci sono stati due altri casi, e all'epoca c'era il Congress al potere.
   Uno e' il medico Binayak Sen, il "Gandhi degli indigeni" arrestato per sedizione nel 2010 perche' accusato di aver aiutato i maoisti in Chhattisgarh. E' dal 2011 in liberta' su cauzione. L'altro clamoroso caso e' dei un vignettista Aseem Trivedi detenuto a Mumbai per due settimane per una vignetta che insultava l'emblema nazionale.
    Il confine tra sedizione e liberta' di espressione e' spesso tenue e su questo si e' innescato un dibattito infinito in India. Ha detto bene, in una conferenza all'India Habitat Center, l'avvocato Soli Sorabjee (che e' anche quello dei maro'). Secondo lui il reato di sedizione e' applicabile quando c'e' anche una chiaro incitamento alla violenza. Insomma non basta dire Viva il Pakistan...e quindi la polizia di Delhi ha preso un granchio. L'Opposizione ha gridato subito al regime dittatoriale per screditare il Bjp. E cosi' un'altra tegola e' caduta sulla testa di Modi.

Delhi due mesi dopo, sparito il mio bar preferito e pure l'edicola

New Delhi, 27 Febbraio 2016


    Dopo due mesi a gironzolare in moto nel sud dell'India, sono tornata a New Delhi. Nonostante l'esperimento delle targhe alterne la qualita' dell'aria non è migliorata. Il traffico è sempre li', più che mai aggressivo. Ammetto che ci vuole un certo addestramento per circolare in moto o, peggio, in bici.
    Sono aumentati anche i lavori in corso. Anche al parco di Hauz Khaz, dove vado a correre, hanno divelto un marciapiede e stanno scavando in cerca di non-so-cosa.
    Su un fianco e dietro casa mia hanno demolito due palazzi (che non erano vecchi) pezzo dopo pezzo tra nuvole di polvere. Dalla mia terrazza ho la vista sui cantieri. Una trentina di manovali stanno armando delle colonne portanti. Sono già al secondo piano, sembra che facciano a gara a chi va più in fretta. Hanno eliminato gli alberi e cortiletti davanti per edificare il massimo della superficie. Cosi' che la porta di ingresso sara' in pratica sulla strada.
    Stamattina sono andata al mercato di Green Park per fare colazione e prendere il giornale. Il bar dove andavo di solito, uno della catena Cafe Coffee Day, è completamente sventrato. Hanno rimosso il pavimento, scrostato le pareti, è un guscio vuoto. Mi hanno detto che lo stanno "ristrutturando". Ma io me lo ricordo in ottimo stato, anzi era il posto più accogliente del quartiere!
    Poi sono andata a comprare dei settimanali nell'edicola di fianco che vende anche dvd e musica. Sulla saracinesca chiusa leggo che ha traslocato poco distante vicino a una lavanderia. Mi ci è voluto un po' per trovarlo. E' ora in uno piccolo scantinato e la merce è tutta ammassata. Il proprietario mi ha detto che gli hanno chiesto 350 mila rupie al mese, che è oltre 4.500 euro. Ovviamente il poveretto non ce la fa a pagare vendendo magazine da 30 o 40 rupie. E' il trend di tutti i mercati a Delhi che poco a poco stanno buttando fuori i vecchi commercianti. Non so se è l'avidità dei padroni di casa o dei grandi gruppi che vogliono spostare i consumatori nei mega mall in periferia.
   Questo, insomma, per dire cosa sta succedendo a New Delhi. E sono passati solo due mesi....

MARO’ 4 ANNI DOPO 2 /Cosi’ parlo’ il comandante Vitelli

Palolem (Goa), 15 febbraio 2016
   Uno dei personaggi piu’ misteriosi in tutta la vicenda e’ il comandante della petroliera Enrica Lexie, Umberto Vitelli. Il suo ruolo e’ stato delicato perche' e’ lui che ha deciso di tornare in porto quando le autorita’ indiane glielo hanno chiesto. Il suo padrone era l’armatore e non la Difesa italiana...Di lui non si e’ saputo nulla, e’ stato tre mesi in ostaggio a Kochi quando la nave era sotto sequestro. Quando e' ripartito il suo contratto lavorativo era ormai in scadenza.
   Nel giugno del 2013 pero’ e’ tornato in Kerala per testimoniare all’ufficiale P.Vikraman della National Investigative Agency. E’ stato costretto a tornare perche’ la Corte Suprema prima di dissequestrare la petroliera aveva chiesto all’equipaggio di rendersi ‘disponibile’ per la magistratura. Pe garantire la presenza dei testi i giudici avevano imposto una pesante cauzione (che e’ poi stata restituita all’armatore dopo l’interrogatorio).
  Questa e' deposizione di Vitelli che era allegata tra i documenti presentati all’Itlos. Niente di segreto quindi.
    Lui non c’era sul ponte di comando al momento degli spari, ma quando ha sentito “urlare” e’ andato sulla plancia ad assicurarsi che la nave fosse pilotata a mano per mettere in atto le misure anti pirati (accelerazione e zig zag). Sostanzialmente dice che non si occupava di cosa facevano i maro’, ma soltanto della sicurezza della nave secondo il manuale delle Best Management Practices (dell’Imo). Anzi probabilmente come traspare era anche un po' irritato ad avere gente armata a bordo. Dice che a Galle, in Sri Lanka, quando ha imbarcato il team Latorre, sono state issate a bordo delle ‘casse’di armi, ma che non sapeva cosa erano perche’ era segreto della Difesa. Secondo lui, non si e’ trattato di un attacco di pirati.
   Interessante e’ sapere che i maro’ erano saliti il giorno prima,quindi erano solo da un giorno a bordo!


Annex 27

STATEMENT OF MR VITELLI UMBERTO, CAPTAIN OF THE MV ENRICA LEXIE, 15

JUNE 2013



Statement of Mr. Vitelli Umberto, Age 50, PasteraMassalubrense, 5/A

Lumbrense, N5-80061, Napoli, Passport No.F575264 of Italy, Master of

EnricaLexie, Mob No.+39339719130Email- carionov@hotmail.com

My name is Umberto Vitelli, aged 50 yrs. In 1998, I completed my

graduation. After completing the graduation I joined a Merchant vessel MARE

LIGURE as a deck boy. I have 16 years of shipexperience and during this

period Iwas promoted as Master of the ship in the year 2010. In the end of

November, 2011 I joined the Merchant Vessel Enrica Lexie as a Master. 

MARO’ 4 ANNI DOPO 1/ Qualche dubbio e un consiglio

Palolem (Goa), 15 febbraio 2016
   Sono esattamente quattro anni che io (insieme al mio collega dell’Ansa di New Delhi Maurizio Salvi) mi occupo della sventura dei due maro’ arrestati in India. Personalmente e’ il caso che piu’ ho seguito e che piu’ mi appassionato nella mia carriera. Ho letto quintali di carte, parlato con decine di persone, tra cui i pescatori superstiti, scarpinato su e giu’ per il Kerala e per il Tamil Nadu cercando di capire quello che successe il 15 febbraio 2012. Un anno fa sono perfino salita di soppiatto sul peschereccio S.Antony sotto sequestro al porto di Neendakara e ho fotografato di nuovo un foro di un proiettile nel tettuccio. Tanto per ricordarlo, in quel giorno di quattro anni fa sono morti il pescatore Jelastine, che era nella cabina al timone e il giovane Binki, che invece era a poppa a fare i bisogni. Gli altri nove della ciurma dormivano sopra le reti. Nonostante le mie ricerche, non sono mai riuscita a capire come sono andate le cose.
   Ovviamente sarebbe stato molto piu’ semplice se Latorre e Girone avessero detto che cosa e’ successo e perche’ sono ‘innocenti’ come spesso hanno sostenuto. Oppure se il governo italiano avesse reso pubblico il rapporto del team guidato dall’ammiraglio Alessandro Piroli che ha indagato in India. Nell’aprile 2013 La Repubblica ha sostenuto di avere visto le conclusione e ha fatto uno scoop. Ha scritto  che non sono stati loro a sparare, ma altri maro’ del team Latorre composto in totale da sei militari.
   Per anni ho creduto a questa versione finche’ mi sono imbattuta nella testimonianza resa alla polizia indiana del comandante Umberto Vitelli (che pubblico integralmente in un altro post) e le altre deposizioni dell'equipaggio. Lui dice che sul ponte a dritta c’erano Latorre e Girone.
     Siccome di recente sono stata una ventina di giorni su una nave cargo e venendo dall'Europa in India ho attraversato la “zona ad alto rischio” per la pirateria, so molto bene quali sono le procedure di sicurezza e quindi so perfettamente di cosa parla il capitano Vitelli.
   Ma non e’ solo questo che mi preme sottolineare oggi in questo anniversario di un caso che bene o male ha occupato quattro anni della mia vita. Proprio per questo mi arrogo il diritto di dire alcune cose:

1 Non si capisce per quale motivo l’Italia chiedera’il 30 marzo al tribunale arbitrale costituito all’Aja il rilascio temporaneo soltanto di Girone e non di Latorre. E’ vero che quest’ultimo e’ in Italia, ma per la giustizia indiana e’ sempre in liberta’ provvisoria con un permesso speciale per curarsi che scade il 30 aprile.

2 Secondo me Roma non doveva di nuovo sfidare la Corte Suprema (istituzione molto potente in India) dicendo che Latorre non torna ancora prima della scadenza del suo permesso.E' vero che la sentenza dell’Itlos del 24 agosto 2015 che ordina alle due parti di mantenere lo ‘status quo’ sulla contesa potrebbe essere interpretata come un diritto di Latorre a rimanere in Italia. Ma se la decisione e’ unilaterale italiana e l’India non e’ d’accordo, questo potrebbe essere un nuovo elemento di irritazione di Delhi.

3 Anche se adesso c’e’ una corte arbitrale, secondo me non bisogna abbandonare la via dei negoziati tra diplomazie.Lo scritto e lo ripeto, Renzi e Modi devono incontrarsi e parlarsi a quattrocchi. E’ di reciproco interesse.

Hampi, finalmente ho incontrato Baba Cesare

Hampi, 7 febbraio 2016

   Erano anni che cercavo Baba Cesare, il sadhu italiano, famoso in mezza India e ora anche in Italia grazie a un suo libro di memorie 'dettate' a Folco Terzani ("A Piedi Nudi sulla Terra", 2011).
L'ho trovato dove e' stato negli ultimi 25 anni... nella sua grotta-ashram a Anegundi, sulla riva nord del fiume Tungabhadra, vicino al vecchio ponte in rovina.
   Per arrivarci bisogna prendere un cestone dalla riva sud, oppure attraversare un torrente se si e' dall'altra parte. Io ci sono arrivata dal nord, dalla strada che va alla collina di Anjaneya, dove secondo la tradizione e’ nato Hanuman. Questa zona,come mi ha raccontato Baba Cesare, era il regno delle scimmie, e di fatti da lui e’ pieno di langur e macachi.

   Baba Cesare, di cui non so il cognome, e’ un ex freak torinese scappato dall’Italia per vicende di droga. Un ribelle ma di destra, cacciatore di donne ma allergico alla famiglia, che come tanti ha trovato nell’India un rifugio e soprattutto una riserva infinita di droghe, come ho letto nel suo libro.
   A un certo punto, stufo dello sballo contino, e' diventato un 'sadhu', un asceta, un po’ per scelta, ma anche per necessita’ per continuare a vivere liberamente in India quando ormai non si poteva piu’ a causa delle leggi piu’ severe contro gli stranieri senza visto e senza passaporto.
   La sua vita e’ stata rocambolesca, fuori e dentro le prigioni, a zonzo sulla via dei freak dalla Turchia al Nepal, e poi gli ultimi cinque lustri in una grotta ad Hampi. In un certo senso e’ sempre stato coerente con il suo spirito anti conformista. Ha una figlia che ha rivisto due anni fa quando e’ andato al salone del libro di Torino e che fa la designer, mi ha detto. Ma dal libro si capisce che ha anche altri figli...
   Ora ha 70 anni, e' in po'mal messo.. non riesce piu’a camminare se non per brevi tratti e ha un’asma cronica. Vicino al suo letto ci sono le bombole dell’ossigeno. Ma nonostante il respiro affaticato, all’alba fa ancora qualche tiro di cilum in un una delle sue creazioni in terracotta a forma di serpente.

La magia di Hampi e delle sue rocce,

Hampi (Karnataka), 5 febbraio 2016

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    Sono tornata ad Hampi dopo quasi una decina di anni e sono stata contenta di trovare la magia di sempre.   Nel bazar, intorno all’enorme tempio Virupaksha o Pampapathi, sono state demoliti negozi e altre stutture che ricordo erano ammassare sulle rovine. Adesso e’ emerso nella sua bellezza tutto il tempio.
   La sponda nord del fiume Tungabhadra, e’ sempre quella che ‘tira’ di piu’ soprattutto gli israeliani e tutta quella fauna freaks che si vede a Goa. In effetti si sono moltiplicare le guesthouse, ma sono rimaste quelle storiche.
   Io sto un po’ in fondo alla Shanti Guesthouse, in una stanza senza bagni a 350 rupie, con dondolo privato in veranda e vista risaia. In questa stagione le risaie sono di un verde brillante che sembrano quasi finte. I famosi massi di Hampi, di tutte le forme, si stagliano sullo sfondo di questo verde e sullo smeraldo del fiume. Ho ritrovato anche la spiaggetta dove andavo a fare il bagno. C’e’ solo mezzo metro d’acqua, ma ogni giorno mi permette di fare un po’ di vasche, mentre le pecore pascolano intorno e gli aironi sono appollaiati sulle rocce. A volte mi chiedo se per caso non sono entrara in quadro naive tanto e’ ‘bucolico’ il paesaggio.
    “Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi silvestrem tenui musam meditaris avena...” mi viene in mente Virgilio. Ma senza risaie, il paesaggio potrebbe essere anche quello della Gallura,in Sardegna. Non mi stupisco che qui e’ sorta questa citta’ ricchissima, Vijayanagara, nel 1500, in pieno Rinascimento quindi, che si narra fosse la seconda citta’ piu’ popolosa dopo Peking,l'odierna Pechino,
   E’ una palestra naturale, non sono per il free climbing, ma per chi ama la corsa, la bicicletta o semplicemente passeggiare. Al mattino io faccio un po’ di jogging partendo dall’acquedotto fino all’Anjaneya Hill, dove salgo su per i 500 gradini fino al tempio dedicato ad Hanuman (pare sia nato qui da Anjana messa incinta dal vento...
   Poi da li’ si prende una strada di campagna e si arriva fino al vecchio ponte e all’ashram di baba Cesare. Ci sono i ‘cestoni’, le tipiche barchette di bambu’ per attraversare il fiume e da li’ raggiungere il famoso tempio Vithala dove c’e’ il carretto scolpito che e’ il simbolo del turismo in Karnataka.

Shock culturale? Mangiando una pasta alla crema a Hospet...

Hampi (Karnataka), 15 gennaio 2016
Oggi ho attraversato il fiume, il Tungabhadra, e sono andata con il bus a Hospet, il centro abitato a mezzora da Hampi dove si entra nella ‘civilta’’. Ci sono medici, ottici (avevo bisogno di lenti a contatto), bancomat e farmacie. E’ una caotica citta’ purtroppo senza nessun elemento di identita’ come spesso capita. Ho vagato un po’ nel mercato, davanti alla stazione dei bus, mi sono comprata un paio di sandali e prima di tornare ho comprato una pasta alla crema che il negoziante ha avvolto in un foglio.
   Fin qui tutto normale. Ma sentite ora. Salgo sul bus e apro il pacchettino. Era una fotocopia della pagina 491 di un capitolo chiamato “International Human Resource Management”. Incuriosita mi metto a leggere mentre assaporo la pasta. Si parlava di ‘international adjustement” che viene definito come “il grado con cui un immigrato si sente a suo agio a vivere e lavorare nel Paese che lo ospita” (questo era stato sottolineato a matita). E poi andava avanti a spiegare lo “shock culturale”. Faceva degli esempio che potrebbero scioccare gli Indiani citando una certa Nancy Adler. Per esempio che gli studenti Usa portano delle bevande in classe, che gli africani lasciano la classe prima dell’insegnante...
     Nella figura 17 (che non ho perche’ e’ nella pagina accanto) c’e’ una curva a U che spiega i gradi di shock culturale a seconda del tempo passato nel Paese. La prima fase e’ di “luna di miele” quando il nuovo arrivato e’ affascinato dalle novita’ del Paese, viene accolto dalla sua azienda e vede tutto con lenti rosa. Questa fase dura “due o tre mesi”.
    Poi c’e’ “lo skock culturale”, quando il poveretto si accorge dove e’ e non riceve piu’ il supporto dei colleghi o dall’ambiente (che si occupa di altri nuovi arrivati). Qui c’e’ la crisi...”during this stage....” qui finisce il foglio (e la pasta anche).
   So che le altre due fasi sono il “recupero” e poi “l’adattamento” in cui si ritorna su’ nella curva. Io in teoria, dopo oltre 15 anni di India, dovrei essere nella parte altissima della curva a U.
    Ma come dovrei interpretare questo segnale del Caso? Quale e’ il messaggio? Mi ricordo che avevo 18 anni quando ho comprato delle uova avvolte in una pagina di giornale (allora si vendevano sciolte) dove era pubblicato un mio articolo. Ci sono rimasta un po’ male, ma nonostante tutto ho continuato con il giornalismo. Sono convinta, 35 anni dopo, che avrei dovuto seguire il segno del Destino e lasciare perdere. Da allora comunque mi e’ rimasta l’abitudine di sbirciare nei fogli o giornali riciclati che mi ritrovo tra le mani. E ovviamente sono una appassionata dei Baci Perugina.

Maro' e Finmeccanica: Modi avrebbe chiesto a Renzi la testa di Sonia Gandhi?

   Sirsi (Karnataka), 2 febbraio 2016

   Il “The Telegraph” che e’ uno dei piu’ vecchi e anche prestigiosi quotidiani di Calcutta riporta oggi una bizzarra storia sui maro’ che rende ancora piu’ “fishy” , come dicono gli inglesi, l’intera vicenda che tra qualche giorno compie 4 anni. 
L’articolo (ecco qui)  rivela che uno dei mediatori coinvolti nello scandalo degli elicotteri AgustaWestland, il britannico Christian Michel che e’ ricercato dall’Interpol (ma che secondo il giornale “lavora” tranquillamente a Dubai e da’ pure dichiarazioni ai giornalisti) ha detto che Narendra Modi avrebbe proposto a Renzi un accordo segreto quando si sono incrociati all’assemblea generale dell’Onu a New York a settembre. In pratica l’India avrebbe liberato i maro’ in cambio di ‘prove' che collegavano la leader del Congresso Sonia Gandhi con le presunte mazzette pagate da AgustaWestland.
   Michel ha messo queste rivelazioni nero su bianco in una ‘lettera’ alla Corte permanente di Arbitrato dell’Aja che deve decidere la giurisdizione sul caso e anche al Tribunale del mare di Amburgo (che ora non centra piu’ nulla).
   Un portavoce del governo ha bollato la storia come ‘ridicola’, mentre il Congresso ha preso subito la palla al balzo e ha chiesto a Modi delle urgenti spiegazioni.
    A me sembra questa storia un po’ bizzarra, pare uscita dall’Italia, dove si sa c’e’una certa predilizione nel vedere complotti ovunque e nell’intorbidire il piu’ possibile le acque in modo che poi cosi’ non si capisce piu’nulla.

I miei dubbi sono:
1 Perche’ mai Michel si e’ preso la briga di scrivere ai tribunali internazionali? Qual e’ il suo tornaconto nello screditare Modi? La sua mossa poi coincide guarda caso con la decisione dell’India di chiedere all’Interpol la sua cattura.
2 E’ vero che Modi e’ in calo di consensi e che ha perso le elezioni in Bihar, ma davvero ha paura di Sonia Gandhi che e’ ai minimi storici e che vorrebbe pure andarsene in pensione lasciando la baracca al figlio Rahul? 
3 Penso che questo tipo di proposte vadano fatte nell’oscurita’ di qualche corridoio e non nel Palazzo di Vetro. Ma ve lo vedere Modi andare da Renzi e proporre un ricatto del genere? Non penso sia cosi’ disperatamente desideroso di liberare il povero Girone.

Goa, arriva l'autostrada, addio Galgibaga

Galgibaga (Goa), 2 febbraio 2016

   Galgibaga e’ l’ultima spiaggia sud di Goa ed e’ famosa per la nidificazione delle tartarughe Olive Ridley, una rara specie dell’Oceano Indiano. La spiaggia e’ protetta nel senso che ci sono dei guardiaparco e non ci sono attivita’ turistiche sul litorale. Anni fa Galgibaga era un pigro villaggio a maggioranza cristiana, dove c’erano solo un paio di ristoranti all’ombra delle casuarine che separano la spiaggia dalle case. Ora ci sono un paio di ‘resort’ anche se discreti e di notte c’e’ parecchio inquinamento luminoso. Non so se e’a causa di questo che negli ultimi anni sono diminuiti i nidi di tartarughe. Ora sono solo un paio, ma la stagione non e’ finita, magari ne arrivano ancora.
   Inoltre ci sono dei bagnini sulla spiaggia, e’ una ditta privata che ha l’appalto della sicurezza dei bagnanti, soprattutto gli indiani. Hanno anche una moto d’acqua di salvataggio e con questa ogni tanto scorazzano su e’ giu’. Secondo me disturbano la vita marina e le tartarughe, ma loro – mi hanno detto – non hanno nullaa che vedere con il Dipartimento delle Foreste, da cui invece dipende la tutela dell’ecosistema...
   Ma il dramma di Galgibaga e’ un altro. A dicembre il governo indiano ha deciso di scongelare un vecchio progetto di una autostrada sulla costa verso il porto d Karwar, in Karnataka, a circa 40 km. Ora c’e’ la strada nazionale che si inerpica sulle montagne. Con la nuova arteria, chiamata Margao Western bypass, si risparmiano circa 15 km, ma bisogna attraversare tre fiumi, quindi saranno costruiti tre ponti di circa 400-500 metri. Tutto e’ gia’ finanziato dal governo di New Delhi che sta facenndo di tutto per sbloccare i cantieri fermi da anni e trasformare l’ India. Che si puo’ dire? Che devono rimanere arretrati per salvare le tartarughe? No, ovviamente.
   La nuova autostrada a sei corsie taglia esattamente in due Galgibaga. Ora la strada finisce in fondo al Paese dove c’e’ il fiume. Sono 20 anni che gli abitanti aspettano un ponte...ora sono costretti a fare un lungo giro per raggiungere il villaggio d Maxem al di la della sponda. C’e’ un traghetto che porta su e giu’ le persone ma a orari limitati. Alcuni intrepidi salgonno sul ponte della Ferrovia, ma correndo il rischio di venire investiti da un treno.

   Con l’autostrada avranno il ponte, un mega ponte, che hanno sempre sognato, ma il villaggio sara’ per sempre deturpato. Per far posto a strada e ponte dovranno eliminare un bel po’ di alberi e spianare un po’ di negozietti. Molte case si affacceranno direttamente sulla strada dove ovviamente ci sara’un notevole traffico di camion e mezzi pesanti giorno e notte. Penso poi ci vorra’ un cavalcavia e uno svincolo per uscire in Paese.
   Sono stata a colazione da una signora che gestisce un baretto e che ha gia’ iniziato a demolire parte della struttura. I lavori inizieranno tra poco. La strada e’a circa 200 metri dalla spiaggia delle tartarughe e il mega ponte e’ quasi sulla foce del fiume, un posto ricco di mangrovie e di una bellezza sconvolgente.

   Ne ho parlato con la gente, ma sembrano contenti perche’ da anni volevano il ponte. Dopo la Messa, stamane, Il parroco mi ha detto che cosi’ anche i fedeli ...Ognuno pensa al proprio orticello...
   Insomma addio Galgibaga, questo e’ il mio omaggio a un posto che ho amato e che rimarra’ sempre con me.

L'india secondo i Coldplay, "I am feeling drunk and high, so high...."

Gokarna (Karnataka),  28 gennaio 2016

   L'ultimo videoclip dei Coldplay, 'Hymn for Weekend', girato in India, ha mandato in crisi di identita' una nazione intera e creato uno psicodramma collettivo.
   E' un'accozzaglia di stereotipi e di tutto quello che gli occidentali cercano in India fin dai tempi dei 'figli dei fiori' e della beat generation. Volendo potrebbe essere anche uno spot turistico se l'avessero presa bene. Ma agli indiani del XXI secolo, a quelli che lavorano nella Silicon Valley e probabilmente anche all'uomo della strada, ha dato sui nervi che Beyonce si atteggi a diva di Bollywood e che Chris Martin vaghi spensierato a Mumbai tra gente che gioca con i colori come un eterno Holi, in taxi con interni psichedelici e con baba che fumano chilum. Sono tutte cose che esistono veramente, certo, ma metterle tutte insieme come palcoscenico di una canzone che non c'entra nulla, e' in effetti bizzarro.
   Se prendiamo il cinema di Bollywood quando va all'estero, anche li' si vede un sacco di banalita' pseudoturistiche, la 'tomatina' in Spagna o le donne con il fazzoletto in testa in Sicilia.
   Pensate se i Coldplay avessero fatto un video mettendoci le cose piu' scontate dell'Italia, un suonatore di mandolino, un gondoliere, gente che gesticola per strada, uno spezzone del Padrino e degli enormi piatti di pastasciutta sullo sfondo della Torre di Pisa. Come ci saremmo sentiti noi Italiani?
   Quello che mi disturba e' che Martin va in giro in questa Mumbai immaginaria cantando "I am feeling drunk and high, so high so high". Quindi, si puo' dire che , siccome e' strafatto riesce a vedere una India che gli altri non vedono!

Karnataka, agli 'asteroidi' del tempio di Yana

Sirsi (Karnataka), 25 gennaio 2016

   Il Karnataka continua a stupirmi per le sue bellezze, molte nascoste nelle foreste come il tempio di Yana. Si tratta di un santuario sulla montagna dove spuntano due giganteschi monoliti di pietra calcarea nera alti un centinaio di metri e con delle 'guglie'. Sembrano degli asteroidi caduti dal cielo o delle eruzioni di lava che si sono cristallizzate appena sono uscite dalla terra. Ho visto cose del genere solo in Grecia, i monasteri delle Meteora, ma quella è una intera area di rocce a strapiombo.
    Al tempio ci si arriva dopo un sentiero di circa tre chilometri (o due se si entra da un altro versante) e si rimane a bocca aperta per lo stupore.

   Fino a pochi decenni fa il posto era isolato e ci voleva un lungo trekking nella foresta per arrivarci. Oggi c’è una strada asfaltata che attraversa un tratto vergine di giungla dove non c’è anima viva.
    Il tempio è situato nella più grande delle due formazioni che si chiamano  Bhairaveshwara Shikhara (120 metri) e Mohini Shikhara (90 metri). Appena entrati c’è una sorta di cortile e poi sul fondo una caverna dove al fondo c'è  uno 'shiva linga' di pietra. Era transennato, non si poteva entrare. Si sentiva il suono di acqua gocciolare dall’alto.
   I brahmini erano dentro la caverna, penso  impegnati nella preparazione di un rituale. Gesti senza tempo, sopra la nuda roccia, in mezzo alla foresta. C’era qualcosa di primordiale, ma nello stesso tempo magico in questo luogo anche se è ormai attrezzato per i grandi pellegrinaggi.
   Mi viene da pensare a coloro che fino a qualche decennio fa arrivava dopo una giornata di cammino e magari l'intera zona era popolata di asceti nelle grotte.

Goa, alle grotte di Arvalem cercando Erica Jong

Palolem (Goa), 15 gennaio 2016

   Mi sono lasciata tentare da Erica Jong e sono rimasta fregata per due motivi. Il suo primo e forse unico successo, "Paura di volare" (1973), è un cult delle femministe. Ma anche per me, che appartengo alla generazione dei 'baby boomers', è stata una lettura obbligata, insieme a "Porci con le ali" di Lidia Ravera.
   Quando sono andata in Italia a Natale e ho visto in una libreria il suo ultimo libro l'ho subito afferrato. Ammetto di essere stata attirata dal titolo, "Donna felicemente sposata, cerca uomo felicemente sposato" che non c'entra assolutamente nulla, ma quelli di Bompiani sanno il fatto loro.
   Se l'avessero tradotto pari pari dall'inglese "Fear of Dying" che ha molto più senso, forse non l'avrei comprato. O forse sì perché ero curiosa di sapere come si sentiva - lei che ha inventato teoria della 'scopata senza cerniera' - nell'età in cui "non si è più scopabili" secondo i criteri dominanti maschili.