L'India incassa tre nuovi siti Unesco, tra cui la terza montagna più alta in Sikkim

New Delhi, 29 luglio 2016

Mi piace dare buone notizie e questa è un esempio. L'Unesco ha aggiunto tre nuovi siti da proteggere in India, tra cui il parco del Khangchendzonga , la terza piu' alta montagan del mondo che sorge in Sikkim e che è (per fortuna) molto meno nota delle prime due, Everest e K2.  
Gli altri due sono le rovine dell'Università buddista di Nalanda in Bihar e il complesso costruito dal celebre architetto franco-svizzero Le Corbusier negli anni Cinquanta a Chandigarh. 
La decisione è stata presa a Istanbul durante una riunione del The World Heritage Committee (mentre c'erano ancora i carrarmati per strada per il fallito golpe).
L'India può vantare ora 35 siti (27 culturali, sette naturali e uno misto)) che sono "patrimonio umanità", mentre 46 sono in lista di attesa.   
Per gli amanti delle statistiche l'Italia guida la lista degli World Heritage Sites con 51 siti seguita da Cina (48), Spagna (44), Francia (41), Germania (40) e India, che è quindi al sesto posto.
Qui c'è la lista: http://whc.unesco.org/en/statesparties/in

Diario da Istanbul/2 - Bus, tram e traghetti gratuiti, una pacchia

Istanbul, mercoledì 27 luglio 2016

Oggi è l'ultimo giorno di trasporti pubblici gratis e sembra che l'intera popolazione di Istanbul ne abbia approfittato per andare a zonzo per la città. Autobus, metropolitana e soprattutto i traghetti sul Bosforo sono carichi di famiglie con bambini. Probabilmente arrivano dalla periferia, le donne sono con l'hijab, che qui in Turchia si indossa sopra una sorta di berretto che copre i capelli raccolti sulla nuca oppure con il chador nero alla maniera saudita. Pensare che fino a pochi anni fa il velo era proibito in Turchia. Al palazzo Dolmabahce ho visto diverse coppie e anche diverse uomini con le loro mogli.
Anche io mi sono divertita a saltare da un mezzo pubblico all'altro come fossi alle giostre.  Ho preso il tram da Sultanahmet e sono andata fino al capolinea di Kabatas.  Da qui ho camminato fino alla fermata dei traghetti a Besiktas e sono passata sulla sponda asiatica, a Uskudar, che è di fronte.  Dal ferry si vede il ponte sullo stretto del Bosforo che è stato ribattezzato "15th July Martyrs" in onore delle decine di civili uccisi proprio qui sopra nel tentativo di respingere i golpisti.  Ho scorrazzato su e giù per il Bosforo per un po' fino a quando sono tornata in Europa, a Kabatas, dove c'è la funiculare per Taksim Square. C'era ancora un grande palco sulla piazza dove domenica ci sono state manifestazioni pro e anti governative.  Ma adesso era vuota. C'era invece una fiumana di gente a Istlikal Kaddesi, la storica Grand Rue de Pera, la via dello shopping e dello struscio. Leggo che questa via, oggi molto commerciale, era nell'Ottocento il simbolo della moderna Costantinopoli, la "Parigi dell'Est" per molti occidentali.
Lungo i circa tre chilometri di strada fino alla metropolitana di Tunel c'è uno storico tramway, anche quello un simbolo, tanto che è raffigurato nelle cartoline e souvenir. Gruppi di giovani erano assiepati sul predellino mentre il mezzo fendeva la folla scampanellando in continuazione.
In questo ambiente festoso e rilassato mi sono dimenticata che è in vigore lo stato di emergenza dichiarato dal governo Erdogan dopo il fallito golpe e il massacro di 250 persone. La rappresaglia continua con migliaia di arresti, tra cui anche giornalisti accusati di coinvolgimento con il misterioso imam Gulen, capo di un'organizzazione che qui chiamano Feto (Fethullah Gulen Terrorist Organisation).
Nella notte è stato arrestato anche Bulent Mumay, un commentatore liberal che era sulla lista di 47 giornalisti ricercati e che era stato intervistato da RaiNews24. Sono notizie che fanno venire i brividi e che gettano ombre inquietanti sulle purghe ordinate da Erdogan per punire i golpisti.




Diario da Istanbul/1- Dieci giorni dopo il golpe, la citta' è tappezzata di bandiere

Istanbul, 25 luglio 2016
   Dalla terrazza del mio ostello a Sultanahmet si vede il ponte sul Bosforo dove dieci giorni fa si e’ scritto un nuovo capitolo nella storia della Turchia. Questa citta’ sorge su una delle faglie del pianeta dove le grandi civilta’ religiose si scontrano di tanto in tanto come le zolle tettoniche.
   Sono arrivata all’alba quando Istanbul si stava risvegliando in una luce che sembrava filtrare dalle tende rosa di un’alcova. Quanto e’ seducente e sensuale questa citta’ con i suoi minareti e i grattacieli che spuntano dalle morbide curvature delle colline! E’ una citta’ che mi da emozioni come Gerusalemme, anche quella sulla stessa spaccatura dell’umanita’.
   Il fallito golpe, con la sua scia di sangue, ha scatenato un’ondata di patriottismo. La citta’ e’ tappezzata da bandiere rosse con la mezzaluna. Il vento che soffia forte oggi le fa sventolare dai monumenti, ponti, negozi, balconi, taxi e perfino sui mezzi della raccolta rifiuti. Alcuni indossano T-shirt con la bandiera nazionale.
   Sembra che la Turchia abbia vinto gli Europei non che abbia sventato un golpe. Eppure, leggendo i giornali, c’e’uno stato di emergenza e le epurazioni continuano. Ho fatto un giro al Grand Bazar e poi nello spiazzo tra la Moschea Blu e Hagia Sophia.La presenza della polizia e’ la stessa di quella di giugno, quando ero qui prima dell’attentato all’aeroporto.
   Non ci sono turisti occidentali, ma ci sono indiani e asiatici. Il Grand Bazar era vuoto, quello si’, ma magari non e’ stagione di shopping, e poi non so se e’ un posto dove va la gente di Istanbul, e’ molto caro. C’era invece molta gente nelle strade intorno e nelle lokantasi, nelle locande dove cucinano i kebab. Dopo il golpe, i mezzi di trasporto, tram e ferry, sono gratuiti. Un marocchino che e’ nel mio stesso ostello ne ha approfittato per vedere le periferie. Istanbul e’ una megalopoli da 18 milioni di abitanti, grande come New Delhi. Quella visitata dei turisti e’ una minuscola parte.
   E’ soprendente come tutto sia normale, almeno qui a Sultanahmet, e come la gente ne parli apertamente e anche con un po’di rassegnazione. Ovviamente la maggiore preoccupazione qui e’ il crollo del turismo, ma non si avverte un senso di disperazione. C’e’ una abitudine, lo si sa che e’ cosi’ quando si nasce e si vive in una citta’ sulla faglia piu’ pericolosa del mondo.

Diario da Dubrovnik/ LA FOTO - Repubblica di Ragusa, tramonto nostalgico

Dubrovnik (Croazia),  venerdi 15 luglio 2016

Un galeone al tramonto davanti alle mura di Dubrovnik, l'ex repubblica marinara di Ragusa


Diario da Spalato/ I Millennials dei moderni Khumb Mela

Spalato, venerdi 15 luglio 2016
   Sono capitata a Spalato, la città di Diocleziano, nei giorni di un megafestival di musica elettronica, Ultra Europe 2016. La città è invasa da giovani di ogni nazionalità che hanno occupato tutti gli ostelli, parchi e aiuole comprese. Sono stata costretta ad andare a dormire in una sorta di baita sulla montagna dove si arriva dopo una camminata di due ore.
   E’ stata una coincidenza, ma che mi ha permesso di osservare un mondo che pensavo non ci fosse più nell’epoca della Millennial Generation. Invece i Millennials, come i loro genitori, i Baby Boomers, amano ancora i riti di massa, gli happening, dove si vanno ad adorare diverse divinità musicali o sportive.

   Mi sono trovata tra una folla di giovani urlanti e un po’ ubriachi alle barriere di ingresso dello stadio Pojud. Era una situazione fuori controllo al limite della sicurezza. Bastava un niente per scatenare la ressa. Dietro continuavano a premere. Erano arrivati dei ragazzi muscolosi, forse dal nord Europa o dall’Est, con delle bandiere sulle spalle che sembravano degli hooligans. La calca ondeggiava tutta insieme verso i cancelli, ma nessuno sembrava preoccuparsi più di tanto.
   Manco al Kumb Mela, il festival religioso induista che attira milioni di pellegrini, ho visto tanto fervore. Forse - ho pensato - succede a ogni partita di calcio in Europa, ma per me è stata una novità.
   Ho osservato anche come i Millennials si vestono. Il trend maschile continua a essere la ciabatta infradito, mentre per le ragazze è d’obbligo la scarpa da ginnastica e short sfilacciati. In testa va molto il il cappellino da baseball al contrario oppure la coroncina di fiori che è il leit motiv dell’estate 2016.
   La musica pompava così tanto che si sentiva anche dal mio ostello, il Mountain Home Hostel Putalj, che sul costone di una montagna fuori da Spalato, sulla strada per Trogir. L’ho prenotato all’ultimo momento su Booking.com e non avevo capito dove si trovava. Quando me lo hanno indicato dalla fermata del bus, una casetta bianca quasi in cima, mi è venuto un colpo. Ci ho messo un paio di ore per salire, ma merita la fatica…perché da quassù il panorama è mozzafiato. S

Happy end: scarcerati i 12 pescatori indiani arrestati nel 2014

Torino, 2 luglio 2016

Tutto e' bene quel che finisce bene. Scorrendo le notizie dall'India leggo che 12 pescatori indiani sono stati rilasciati dal carcere di Trapani dove erano detenuti. Il cargo dove erano impiegati era stato fermato vicino a Pantelleria per un carico di droga. Leggo qui che e' stata provata la loro innocenza e che grazie all'aiuto della ministra degli Esteri Sushma Swaraj (sempre attivissima per salvare dai guai connazionali all'estero) sono stati riportati a casa.  Ma che coincidenza...a poche settimane dal rilascio del maro' Girone.



Diario da Salerno/ La citta’ di De Luca e dell'apostolo Matteo

Salerno, 24 giugno 2016
   Ho fatto tappa a Salerno (perche’ non c’erano piu’ treni per Napoli) e ho pernottato all’ostello Koine’ che in realta’ ho scoperto era anche una sorta di centro di accoglienza per anziani e immigrati. Era molto pulito e accogliente. Il gestore era una copia di Vincenzo De Luca, ex sindaco e attuale presidente della Campania, reso celebre dalle imitazioni di Maurizio Crozza.

   Questo ‘padre padrone’ di Salerno se ne e’ andato circa un anno fa dopo 11 anni di potere lasciando alla guida della citta’ un suo uomo che e’ appena stato eletto con una maggioranza bulgara. Secondo il gestore dell’ostello Koine’ con “il nuovo sindaco le cose stanno progressivamente peggiorando”. La pulizia delle strade non e’ come prima, meno efficienza nella raccolta rifiuti... insomma mi ha fatto un elenco di cose che non vanno. D’altronde uno come De Luca che faceva lo ‘sceriffo per le strade’ (cosi’ mi ha detto) e controllava di persona gli operatori comunali, non lo si rimpiazza facilmente.
   Sono stata ad ascoltarlo per un'oretta. E' stato interessante per me  che non sono mai stata a Salerno e che, dopo tanti anni all’estero, mi diverto a osservare gli usi e costumi italiani quasi come se fossi in un posto esotico. Poi oltre la mezzanotte mi sono congedata e sono andata a dormire, ma sono sicura che lui sarebbe andato avanti per tutta la notte a filosofeggiare sulla politica di Salerno. Il mattino dopo l’ho trovato seduto in ufficio allo stesso posto. Stava bevendo un caffe’ prima di andarsene in spiaggia dopo aver finito il turno notturno.

   Io invece ho affittato una bicicletta e sono andata a fare colazione sul lungo mare. Da li’ sono poi salita al Duomo che e’ stupendo con il suo campanile normanno e la cripta dell’apostolo Matteo che custodisce le spoglie del santo a cui si attribuisce di aver scritto il Vangelo (cosi’ viene anche raffigurato). La cappella e’ interamente affrescata con immagini del Vangelo.

    Mi sono ricordata di quando a Chennai, in Tamil Nadu, mi sono ritrovata di fronte alla tomba di un altro dei 12 apostoli, Tommaso, che secondo la tradizione e’ morto nel sud dell’India.  I luoghi della cristianita', che in passato erano mete di pellegrinaggio come lo sono i luoghi santi in India, continuano a interesarmi e ad  affascinarmi.

Diario da Taranto/ I gioielli della Marina Militare

Taranto, 23 giugno 2016
    Sono arrivata di mattina al porto di Brindisi con un ferry della compagnia di navigazione Grimaldi pieno zeppo di camionisti. Era in forte ritardo perche’ secondo me al Pireo ha aspetttato fino all’ultimo di imbarcare alcuni Tir.
    Siccome era la seconda notte consecutiva in traghetto ho dormito come un ghiro su un divanetto in un corridoio. Veramente avevo anche una poltrona, ma li’ potevo distendermi quasi come in un letto.
   Il ritardo mi ha fatto perdere tutte le coincidenze per Napoli, quindi mi sono ritrovata a fare un percorso alternativo e anche tortuoso attraverso la Puglia per raggiungere la costa campana. Confermo che la ‘coast to coast’ in Italia rimane sempre una avventura, soprattutto per me che l’ho fatta per la prima volta.

   Tra una coincidenza e l’altra mi sono ritrovata a Taranto, la citta’ del maro’ Latorre, in attesa di un autobus (sostitutivo del treno) per Salerno. Il tempo era splendido e sono andata nel vecchio borgo fino al Castello Aragonese che sorge sull’angolo dell’isola.
   Caso vuole che fosse appena iniziata una visita guidata gratuita della Marina Militare, che e’ ancora l’attuale padrona della fortezza e che quindi gestisce i turisti. Dopo aver firmato una dichiarazione di responsabilita’ (in caso di incidenti durante la visita...) ho raggiunto un gruppo di visitatori.
Il cicerone, un giovane ufficiale in borghese, era molto simpatico e prodigo di informazioni e aneddoti. Ci ha portato a visitare le torri e i sotterranei dove ci sono dei reperti archeologici, tra cui anche lo scheletro di un gatto. Ma la meraviglia e’ il ponte girevole sul canale artificiale costruito nel 1481 dagli aragonesi per difendere meglio il castello. Il ponte di San Francesco Da Paola, che - ho letto - e’ il simbolo della citta’, era azionato da turbine idrauliche. Un’opera ingegnosa di una impresa di Castellamare di Stabbia realizzata a fine 1800, in piena rivoluzione industriale, quando questo tipo di imprese fiorivano un po’ ovunque e venivano esaltate come segni della modernita’.

   Adesso ci sono i motori elettrici, ma la struttura e’ la stessa. E’ visibile il pozzo dove l’acqua proveniente da una mega cisterna sul tetto del castello faceva girare le turbine che muovevano gli ingranaggi della struttura facendola girare su un perno.
   Il ponte viene aperto dalla Marina Militare soltanto un paio di volte all’anno di notte per consentire l’uscita alle navi di guerra. Ma alcuni tarantini con cui ho parlato hanno detto di non averlo mai visto in funzione.
    Dato che e’ possedimento militare la fortezza e’ tenuta in modo impeccabile. Mi chiedo se sarebbe stato lo stesso se fosse stato il comune di Taranto a gestirla... ma nello stesso tempo sono convinta che dopo secoli forse sarebbe il tempo di ‘delimitarizzare’ le citta’ italiane.

Diario dal Pireo - I nuovi padroni cinesi 2500 anni dopo la battaglia di Salamina

Pireo, 21 giugno 2016

   Arrivando dalla Turchia, la Grecia sembra un Paese del terzo mondo eppure siamo nella ricca Unione Europea. Il porto del Pireo, che una volta era uno dei piu' importanti del Mediterraneo e che e' stato venduto alla cinese Cosco, sembra essere scampato da una catastrofe naturale. Di fianco alla banchina dove arrivo, con una nave della Grimaldi, c'e' un traghetto mezzo affondato. E'' l'emblema di un Paese che sta affondando per la crisi economica e da ultimo anche per l'emergenza dei profughi. Da qualche parte qui al Pireo ci sono molto probabilmente qualche migliaio di rifugiati in attesa di documenti o di un rimpatrio. Sono anche loro intrappolati, come quelli nell'isola di Chios, dopo la chiusura delle rotte balcaniche e l'accordo di rimpatrio con la Turchia per chi non ha diritto all'asilo.

   Sulle banchine non c'e' piu' il caos descritto dalla stampa a marzo quando i migranti occupavano tutti gli hanger e le biglietteria. Non c'e' nessuno in realta'. Forse sono stati sgomberati e portati via dalla vista dei turisti che stanno per arrivare (sembra pochi quest'anno).
   Mentre stavo uscendo dal Pireo, a cui fa riferimento Platone nell'incipit de La Repubblica quando lo descrive come un postaccio pieno di gente pericolosa che arriva dal mare, mi ha colpito una vecchia pubblicita' che celebrava l'anniversario della battaglia di Salamina (480 AC) da parte della Pyreus Port Authority. Molto probabilmente e' stata fatta prima dell'arrivo dei cinesi.
   Il leggendario scontro navale sull'isola di Salamina tra i greci e i persiani e' stato determinante per la sopravvivenza della civilizzazione greco-romana, e quindi della nostra civilta' occidentale. Se vincevano i persiani, si dice, la storia sarebbe stata completamente diversa,

   Ho ritrovato un dipinto ottocentesco del pittore tedesco Wilhelm von Kaulbach  e una citazione profetica di Temistocle, il comandante della flotta greca prima di sferrare l'attacco al nemico del tratto di mare davanti ad Atene: "E ora diamo fondo alle nostre risorse e allontaniamo queste navi dal grembo della Grecia… Oggi è un privilegio poter essere qui… Questa storia verrà raccontata per migliaia di anni, che la nostra resistenza venga consegnata alla Storia, e che tutti vedano… che noi Greci abbiamo scelto di morire in piedi pur di non vivere in ginocchio!”. Ecco, parole che vanno bene ancora oggi.

   Il cartello che ho visto e che riproduco qui celebra il 2021 come l'anniversario dei 2.500 anni dalla battaglia di Salamina. Significa, penso, "ecco noi greci siamo ancora qui dopo tutto sto tempo'". Ma forse non avevano fatto i conti con i cinesi che ora posseggono il 67% del mitico porto.

Diario da Chios/2 - Riflessioni prima della partenza

Chios, 21 giugno 2016
     Sono partita con un traghetto delle 11,45 di sera diretto al Pireo dopo aver mangiato un piatto di calamari al ristorante Tzikoudo, che io pronuncio nel greco antico che mi hanno insegnato al liceo, ma che non corrisponde affatto all’attuale pronuncia (ma secondo me neppure a quella dei tempi di Socrate).

    Alla partenza sulla banchina c’erano dei poliziotti schierati in strada e un gruppo di profughi dietro una transenna. Mi guardavano con gli occhi lucidi. Chissa’ che pensavano...se ogni sera venivano a vedere quel ferry che per loro rappresentava l'unica via di  fuga dall’isola. Alcuni ragazzi mi sembravano agitati e se non ci fosse stata la polizia, sarebbero forse saltati su un camion mentre entrava nella stiva della nave.
   Col il mio passaporto comunitario stretto tra le mani sono salita sul traghetto Ariadne della compagna greca Sealine (41,4 euro, economy). Mi sono sentita un po’ in colpa. E’ una fortuna essere nati nella parte ricca del mondo, ma non sempre lo si ricorda.

Diario da Chios/1 - In spiaggia con i profughi

Chios, 21 giugno 2016
    Insieme a Samos e Lesbo, l’isola di Chios e’ uno dei principali avamposti orientali dell’Unione Europea per quanto riguarda il flusso di profughi da Siria e Iraq. Qui l’Europa tocca l’Asia e il Medio Oriente.
    E’ a soli 8 chilometri dalla Turchia ed e’ ovviamente collegata con Atene. Fino a prima di marzo, quando l’Unione Europea ha bloccato l’accesso con la collaborazione della Turchia, era uno dei punti di transito per i rifugiati verso la Germania e le ambite mete del Nord Europa.
    Ma dopo marzo il governo greco non autorizza piu’ il passaggio e in teoria dovrebbe rispedire indietro i profughi alla Turchia.
   Tutto questo l’avevo letto sui giornali, ma come sempre fino a quando non si vede con i propri occhi e’ difficile comprendere la situazione.

    Anche io come i migranti sono sulla stessa rotta per l’Europa, con la differenza pero’ di avere un passaporto della Ue che mi apre automaticamente le porte.
   A Chios, isola nota per la produzione del mastice estratto dalla pianta di lentisco, ci sono circa 2.400 profughi ‘bloccati’ da marzo, di diverse nazionalita’ma con una prevalenza di siriani, iracheni e afghani. In un’isola che ha circa 50 mila abitanti e che e’ lunga una cinquantina di chilometro non li si vede.
   Ma appena arrivata con il traghetto da Cesme ho subito notato i presidio di vedette della Guardia Costiera che pattugliano lo stretto braccio di mare. Questi confini orientali della Ue sono super protetti dalle ‘invasioni’. E’ ovviamente molto piu’ facile qui che nei confini meridionali che sono in mare aperto.

Diario da Izmir (Turchia) - La peccaminosa Smirne sulla costa egea

Ismir, 20 giugno 2016 

    Sono arrivata da Istanbul a Izmir, che io continuo a chiamare Smirne, perche’ mi fa tornare indietro ai tempi del liceo classico, e ho avuto un bero e proprio shock. E’ una specie di Montecarlo della Turchia. Tutto e’ moderno e pulitissimo. Il moderno lungo mare di...., fulcro della vita notturna,  fa retare a bocca apeta. Non c’e’ rimasto molto degli antichi splendori a parte l’Agora, ma non c’e’ da stupirsi con tutte le guerre che si sono fatte qui , da Troia a Gallipoli, per il controllo dei Dardanelli.
    Qui il Ramadan non esiste e non si sentono i muezzin. Invece c’e’ la musica dei club dove i giovani si riuniscono a bere birra e a fumare. Le ragazze sono vestite alla moda e ostentano zeppe e tacchi vertiginosi. I ristoranti sono strapieni di gente allegra. Appena arrivata, il titolare dell’ostello, “In House Hostel”, mi ha subito dato informazioni dettagliate sui club e discoteche. Li' per li' non ho capito.. ma quando non ho fatto un giro sul lungomare mi sono resa conto di dove ero finita...Izmr, la terza citta' della Turchia, mi ricorda Tel Aviv che si contrappone alla bigotta Gerusalemme (Istanbul in questo caso).
   Al ritorno ho anche visto delle donne molto truccate che ammiccavano per strada a due passi dal museo di Mustafa Kemal Ataturk...colui che ha forgiato l'anima laica della Turchia purtroppo in contrapposizione con l'attuale governo.

Diario da Efeso (Turchia) - I restauri sono Made in Italy

Efeso (Asia Minore), 19 giugno 2016

Stavo gironzolando per le rovine di Efeso, uno dei piu' bei siti archeologici dell'antica Grecia, quando mi sono imbattuta in un team di restauratrici italiane impegnate in un progetto di conservazione degli affreschi delle Case a Terrazza. Si tratta di un progetto iniziato sei anni fa dall'Austria che e' diventata una sorta di mecenate del sito.
L'Istituto Austriaco di Archeologia, che opera ovviamente in collaborazione con la Sovraitendenza turca, impiega delle restauratrici italiane che ogni anno per tre mesi vengono qui a ripulire i preziosi affreschi che si trovavano in questo "condominio di lusso'  dell'epoca romana. Tutta l'area che si trova vicino al tempio di Adriano e' stata chiusa con una bella struttura per preservarla dagli agenti atmosferici. C'e' un biglietto di ingresso separato.
Ho parlato con la coordinatrice in un momento di pausa in una delle domus. Io sono ignorante in materia, ma mi sono inorgoglita quando mi ha detto nel settore del restauro, marmo e affreschi, gli italiani sono i piu' bravi.  

Diario da Istanbul/5 - Il museo dell’ossessione per Füsun

Istanbul, 18 giugno 2016

Ho fatto il contrario, sono andata a visitare il Museo dell’Innocenza dello scrittore Nobel, Orhan Pamuk, nel popolare quartiere di Çukurcuma , e poi ho iniziato a leggere il libro. Una follia, un’ossessione quasi patologica per una donna, come poteva essere quella dei poeti romantici o dei latini come Catullo. Ma anche un’idea interessante su come documentare il passato attraverso gli oggetti di uso quotidiano. “Le buone cose di pessimo gusto” per dirla con Guido Gozzano, l’aristocratico piemontese che allo stesso modo anelava per la signorina Felicita.


Riproduco qui gli 11 punti del suo “A Modest manifesto for museums” perche’ mi sembra geniale.

1/ Large national museums such as the Louvre and the Hermitage took shape and turned into essential tourist destinations alongside the opening of royal and imperial palaces to the public. These institutions, now national symbols, present the story of the nation – history, in a word – as being far more important than the stories of individuals. This is unfortunate, because the stories of individuals are much better suited to displaying the depths of our humanity.
2/ We can see that the transitions from palaces to national museums and from epics to novels are parallel processes. Epics are like palaces and speak of the heroic exploits of the old kings who lived in them. National museums, then, should be like novels; but they are not.
3/ We don’t need more museums that try to construct the historical narratives of a society, community, team, nation, state, tribe, company, or species. We all know that the ordinary, everyday stories of individuals are richer, more humane, and much more joyful.
4/ Demonstrating the wealth of Chinese, Indian, Mexican, Iranian, or Turkish history and culture is not an issue – it must be done, of course, but it is not difficult to do. The real challenge is to use museums to tell, with the same brilliance, depth, and power, the stories of the individual human beings living in these countries.
5/ The measure of a museum’s success should not be its ability to represent a state, a nation or company, or a particular history. It should be its capacity to reveal the humanity of individuals.
6/ It is imperative that museums become smaller, more individualistic, and cheaper. This is the only way that they will ever tell stories on a human scale. Big museums with their wide doors call upon us to forget our humanity and embrace the state and its human masses. This is why millions outside the Western world are afraid of going to museums.
7/ The aim of present and future museums must not be to represent the state, but to re-create the world of single human beings – the same human beings who have labored under ruthless oppression for hundreds of years.
8/ The resources that are channeled into monumental, symbolic museums should be diverted into smaller museums that tell the stories of individuals. These resources should also be used to encourage and support people in turning their own small homes and stories into “exhibition” spaces.
9/ If objects are not uprooted from their environs and their streets, but are situated with care and ingenuity in their natural homes, they will already portray their own stories.
10/ Monumental buildings that dominate neighborhoods and entire cities do not bring out our humanity; on the contrary, they quash it. Instead, we need modest museums that honor the neighborhoods and streets and the homes and shops nearby, and turn them into elements of their exhibitions.
11/ The future of museums is inside our own homes.

Diario da Istanbul/3 - In calesse sulle isole dei Principi

Istanbul, 17 giugno 2016

   A circa un’ora da Istanbul, sul mar di Marmara, ci sono alcune isole dove sorgono le storiche ville della ricca borghesia turca. Sono popolarmente chiamate “Prince’s islands’”, perche’ vi andavano in esilio nobili perseguitati e anche dissidenti, tra cui il rivoluzionario bolscevico Lev Trotsky espulso nel 1929 dall’Urss. Ma leggo anche che erano abitate da greci e armeni, ed ecco perche’ ci sono molti monasteri ortodossi.
   Io mi sono fermata sulla piu’ grande, Buyukada, dove ho passeggiato per ore tra le vie senza auto. Sulle isole e’ infatti vietata la circolazione. Ci sono dei calessi trainati da due cavalli, come nell’Ottocento, biciclette e motorette elettriche. La natura e’ rigogliosa e la pace assoluta, perfino un po’ troppo per i miei gusti.
 A guardare le ville neoclassiche con i giardini curati e le strade ornate da oleandri e palme, e la vista sulle acque scure del Mar di Marmara, mi sembrava di essere sul lago di Stresa.




Diario da Istanbul/2 - Nella moschea di Solimano il Magnfico a difendere il Cristianesimo

Istanbul, 12 giugno 2016

   Oggi sono stata nella moschea del sultano turco Solimano il Magnifico, la piu' grande di Istanbul, arroccata su uno dei sette colli della citta' davanti allo stretto del Bosforo.  E' stata costruita dal suo architetto preferito, Mimar Sinan, che e' seppellito qui. Sinan ha costruito una miriade di moschee, piu' o meno tutte nello stesso stile, ispirandosi alla basilica di Santa Sofia costruita mille anni prima. Pare che Sinan, contemporaneo di Michelangelo,  fosse ossessionato dal replicare la cupola della chiesa dell'imperatore romano Giustiniano.
    Entrata nella moschea sono stata avvicinata da un giovane volontario che si occupa di fornire informazioni ai turisti sull'Islam. Gli ho chiesto degli affreschi della cupola che sembrano usciti dal pennello di qualche artista rinascimentale. Mi ha detto che le decorazioni in effetti non sono originali, ma sono state fatte da artisti italiani. Poi da li' e' partita una discussione sull'uso delle immagini nelle moschee e su come l'Islam vieta ogni forma di rappresentazione di esseri viventi (anche animali) per il rischio che il fedele diventi un idolatra. Il discorso si e' poi allargato ad esaminare le differenze con il  Cristianesimo che e' stato "incorporato", da  Adamo a Gesu' compreso, tutti profeti prima di Maometto.
   Il volontario, un giovane barbuto che mi ha detto di essersi avvicinato all'Islam solo da due anni, voleva convicermi della 'superiorita'' della sua religione rispetto al Cristianesimo con delle argomentazioni che - devo riconoscere - avevano una certa logica. Ho perfino pensato che forse aveva seguito un addestramento perche' ribatteva punto su punto alle mie argomentazioni come se avesse gia' in mente una risposta.
   In particolare criticava il ruolo della Chiesa, come un ostacolo tra Dio e il fedele. "Per farvi perdonare i peccati - diceva - avete bisogno dell'intercessione di un prete, per noi invece e' un affare che coinvolge direttamente il peccatore e Dio". Poi sulla Bibbia:  e' stata scritta da qualcuno, mentre il Corano sono le parole dette da Allah a Maometto che le ha ripetute ad altri i quali le hanno memorizzate.  Ancora oggi si memorizza il Corano in arabo senza manco sapere che vuol dire...
   Insomma, proprio come e' successo negli ultimi mille anni in questo luogo, mi sono trovata a difendere il Cristianesimo...senza molto successo dato che la mia fede non e' cosi' forte, ma - lo ammetto senza vergogna - deriva piu' che altro da una questione di appartenenza alla tradizione culturale cristiana.
   Quando sono uscita, un paio di ore dopo...era ormai ora dell'Iftar, la cena serale che rompe il digiuno, Centinaia di famiglie erano sedute ai tavoli in attesa del tramonto. Poi e' partito il canto del primo muezzin, poi il secondo, il terzo, e in tutta la citta' e' risuonata l'ode ad Allah e il richiamo alla preghiera.    

Diario da Istanbul/1 - Spariti i turisti per le bombe, ho la citta' a disposizione

Istanbul,  10 giugno 2016 

    Non ci sono turisti a Istanbul. La strage di turisti tedeschi a gennaio davanti alla Moschea Blu ha azzerato il turismo. L'attentato di un paio di giorni fa contro la polizia ha poi assestato il colpo di grazia defiitivo. Soli pochi intrepidi fatalisti si avventurano ormai da queste parti con la guerra alle porte e 3 milioi di profughi siriani (che non si vedono qui).
   Il vantaggio e' che si ha quindi l'intera offerta turistica a propria disposizione, Non sono mai stata a Istanbul, ma penso che in tempi normali ci dovevano essere folle di stranieri, Lo deduco dallle transenne per gestire immaginarie file all'ingresso della Mosche Blu e dalla quantita'  enorme di ristoranti e kebaberie nei pressi dei monumenti. Adesso con il Ramadan alla sera sono pieni di gente del posto.
    Al museo archeologico, che e' nel complesso del palazzo del sultano Topkaki, ero praticamente da sola, L'ostello "Cherry" dove sono a Sultanahmet, un bellissimo palazzo antico con terrazza gestito da due donne un po' alternative, e' semivuoto,  Idem per i traghetti che fanno il giro del Bosforo o che vanno alle Prince Islands sul Mar di Marmara.
    Mi dicono che le perdite sono state del 30% dall'inizio dell'anno. Non so se si riprenderanno con la stagione estiva,
   La tensione c'e' e si vede dalla presenza della polizia, Oggi ho passato un po' di tempo seduta su una panchina dove lo scorso 12 gennaio un kamikaze, pare un militante dell'Isis, si e' fatto  esplodere, E' stato davanti all'obelisco egizio che l'imperatore Teodosio fece portare a Costantinopoli per ornare l'ippodromo.
   Ogni tanto davanti al monumento si fermava qualche gruppo. Immaginavo l'attentatore con pesante giubbotto che si lanciava nel mezzo e che si faceva esplodere. Sul web ci sono delle foto con i cadaveri a terra orribilmente mutilati. Chissa', anche sulla panchina dove mi sono seduta, molto probabilmente e' finito qualche brandello di carne.,,,
   Ho visto gli attacchi suicidi di Gerusalemme e Tel Aviv a meta' anni Novanta, poi quelli a Colombo delle Tigri Tamil,  ai mercati di New Delhi e contro la processione di Benazir Bhutto a Karachi. Cambia il palcoscenico, ma il copione della  carneficina e' sempre lo stesso. Purtroppo da noi in Europa la memoria e' corta, sono decenni che la gente muore di terrorismo in Medio Oriente e Asia.

Diario da Islamabad/5 - LA FOTO - Passeggiando a Rawalpindi...

Islamabad, 9 giugno 2016

    Ho scattato questa foto a Rawalpindi davanti a un supermercato che pero' confina con il quartiere generale dell'esercito. I due uomini sono due agenti in borghese che dopo la foto mi hanno fermato e controllato la mia identita'. Dopo aver detto loro che ho preso solo una foto al cartello "Love Pakistan" e che non sapevo che era vietato, mi hanno lasciato andare,

Diario da Islamabad/4 - Supermarket, brasserie per Vip e vetrine di libri su terrorismo

Islamabad, 8 giugno 2016

   Sono andata a cena nel prestigioso Supermarket, nel settore F6, un luogo di ritrovo per la "Islamabad che conta". Ai tavoli della brasserie Table Talks, dove servono una ottima insalata mista con olive e arance,  ci sono ministri, politici, giornalisti, diplomatici e industriali.
   Grazie al mio collega Tahir Ali ho conosciuto una parlamentare pashtun, Musarrat Ahmed Zaib, una principessa della casa reale di Swat, che ho poi intervistato per la Radio Svizzera.
    Poi ho incontrato il ministro dell'Istruzione della provincia di Khyber Pakhtunkhwa Atif  Khan  e un famoso anchorman televisivo. Nel parcheggio c'erano diverse scorte armate e una Porche Carrera.  Insomma...e' il ritrovo dei vip.  A differenza di New Delhi, la 'social life'  a Islamabad e' veramente concentrata in pochissimi posti.  Immagino che, abitando qui, dopo un po' si incontra sempre la stessa gente.
  Adiacente al ristorante c'e' una libreria, London Book co, aperta anche di sera. In vetrina ha una serie impressionante di libri su terrorismo islamico, Isis, talebani, jihad, spionaggio e altre tematiche legate alla sicurezza, arsenale nucleare e esercito,  Se uno per caso si dimentica dove e' capitato, questa selezione di libri ricorda perfettamente che si e' in Pakistan... Io ho comprato un saggio di un giornalista, Babar Ayaz, che si intitola emblematicamente "What's wrong with Pakistan" in cui si cerca di capire le radici di tutti i mali che affliggono questa parte del subcontinente indiano,
    Il Pakistan e' anche il Paese dei complotti e delle cospirazioni. Penso che come giornalista sia difficilissimo, se non impossibile, capire cosa succede veramente. Al mio tavolo si parlava di Malala, che non e' molto amata dalla sua stessa gente perche' considerata "strumento' dell'Occidente. Si diceva che il suo cognome non e' Yusafzai, una delle comunita' tribali di Swat.  La sua famiglia, mi hanno detto, arriva da una classe piu' umile e il padre che gestiva delle scuole private lo ha cambiato per darsi piu' importanza, Vero o falso? Ovviamente e' impossibile da verificare. Ancora oggi dopo sei anni dall'operazione militaare a Swat non si puo' neppure andare...