Delhi allo sbando/ Quando anche Kerry rimane bloccato nel traffico

New Delhi, 31 agosto 2016

   Il segretario di Stato americano John Kerry, arrivato lunedì  sera in India per una visita dedicata sostanzialmente al business soprattutto nel nucleare, ha toccare con mano l'allarmante situazione in cui versa New Delhi. Ha avuto la sfortuna di arrivare all'aeroporto quando si è scatenato un temporale che ha allagato le strade di Chanakyapuri, l'enclave diplomatica dove è situato anche il suo hotel, il Maurya Sheraton. Alcuni giornalisti americani al seguito hanno postato su Twitter le foto del convoglio ufficiale bloccato in un gigantesco ingorgo causato dall'inagibilità delle strade. Non si sa se su quel convoglio c'era anche Kerry, dato che il tragitto dei Vip è tenuto segreto per sicurezza. Ma è probabile che il diplomatico, ormai prossimo alla pensione, abbia fatto davvero un po' di coda dato che l'area era completamente intasata di pendolari che a quell'ora uscivano dagli uffici.
    I giornali indiani si sono divertiti a scrivere che Kerry ha sofferto le pene di milioni di persone che vivono a Delhi.
   La sfortuna ha perseguitato il povero Kerry anche stamane, quando si è recato all'IIT, il Politecnico che è situato sulla famigerata Aurobindo Road, perennemente intasata. Verso le 9 infatti si è riversato un altro abbondante acquazzone (c'è il monsone, non è una novità) e di nuovo le strade si sono trasformate in un lago. Tant'è che nella 'TownHall' con gli studenti, Kerry ha esordito con una amara battuta: "Don't know how you all got here. You must've needed boats to get here". Ovviamente su questa boutade si sono scatenati i commenti e le ironie sui social. Qualcuno ha postato la foto di Kerry in piscina scrivendo che è arrivato a nuoto. C'è chi dice (vedi qui) che gli allagamenti  sono anche nei Paesi ricchi. Certo ma a Delhi succede ogni volta che piove.
   Lo sventurato Kerry ha dovuto poi rinunciare anche alla visita a tre luoghi di culto, un tempio, una gurdwara e una moschea (si è dimenticato una chiesa...per la par condicio). Una scelta che molti vedono come un richiamo al governo Modi sul tema dell'intolleranza e del rispetto delle minoranze. Ma il Cielo aveva altro in serbo per lui.

Madre Teresa, anche un giudice e l'ex avvocato dei marò nella delegazione in partenza per Roma

New Delhi, 26 agosto 2016

   Una mega delegazione di 500 persone, tra politici, sacerdoti, suore e rappresentanti di associazioni cristiane, partirà nei prossimi giorni per il Vaticano per assistere alla santificazione di Madre Teresa di Calcutta. La suora, nata esattamente 106 anni fa a Skopje, in Macedonia, ha ottenuto la cittadinanza indiana nel 1948. E quindi l'India ne rivendica giustamente il 'copyright'.
   La delegazione governativa è guidata dalla ministra degli Esteri Sushma Swaraj e da due governatori, quello di New Delhi Arvind Kejriwal e quello del Bengala, la signora Mamata Banerjee. Da parte della Chiesa indiana ci saranno oltre 40 vescovi e un centinaio di preti e suore. Ci sarà ovviamente Suor Prema che è la superiora dell'ordine delle Missionarie della Carità e la responsabile di New Delhi, suor Amala.
   Oggi al briefing del ministero degli Esteri è stata resa noto la lista della delegazione ufficiale. E' curioso che ci sia anche uno degli ex  avvocato dei  marò, Harish Salve, che aveva lasciato l'incarico nel 2013 in rotta con  l'allora governo Monti quando aveva deciso di non far tornare in India i due fucilieri. E poi c'è anche un giudice della Corte Suprema, Kurian Joseph, che era nella sezione che in questi quattro anni si è occupata del caso. Probabilmente è parte della delegazione perché è cristiano...ma mi piace sottolineare la coincidenza.


Rio 2016, l'India porta a casa solo due medaglie, ma 'rosa'

New Delhi, lunedì 22 agosto 2016

     Cala il sipario su Rio e l'India fa i conti con le scarse performances del suo contingente di 118 atleti, che è stato il più grande che si sia mai qualificato per le Olimpiadi. Come ho già scritto (vedi qui), la situazione è a dir poco drammatica per la seconda nazione più popolosa del mondo e che che ha superato la Cina per crescita del Pil. Nel carniere dell'India ci sono solo due medaglie, l'argento di PV Sindhu nel badmington femminile e il bronzo di Sakshi Malik (wrestling femminile). Due giovani donne che sono diventate delle eroine nazionali insieme alla ginnasta Dipa Karmakar, arrivata in finale, un successone dato che era la prima indiana a gareggiare alle Olimpiadi nella ginnastica artistica.

   A Londra 2012 l'India aveva incassato ben sei medaglie (ma nessun oro) raddoppiando il suo medagliere di Pechino 2008. Molti pensavano che il trend positivo potesse continuare e invece da Rio sono arrivate molte delusioni nelle discipline favorite dagli indiani, soprattutto il tiro a segno. Il tiratore Abhinav Bindra , l'unica medaglia d'oro individuale dell'India, non è riuscito a mantenere le promesse. Probabilmente l'India ha pensato di poter emulare Londra con gli stessi atleti, ma non tutti sono come gli intramontabili Bolt o Phelps... Anche dal tennis e sollevamento pesi sono arrivate delusioni nonostante le aspettative.
    Il trio femminile Malik, Sindhu e Karmakar ha quindi salvato l'onore dell'India e per il fatto che sono giovani donne e atlete 'fai da te', sono state osannate dall'intera nazione. Sono state anche premiate dal presidente della Repubblica con un riconoscimento che si chiama Khel Ratna. Avranno molto probabilmente sponsor e attenzione dei media per un po' di tempo. Ma lo sport in India, a parte il cricket, continua a rimanere una 'cenerentola'.
   Ho letto qui che nel caso della Gran Bretagna, che a Rio ha vinto un numero record di medaglie,  queste ultime sono state direttamente proporzionali al budget dello sport. Il Guardian ha calcolato che ogni medaglia è costata ai contribuenti britannici sette milioni di dollari.
   Con un serbatoio di 400 milioni di giovani (contro i 18 milioni in UK), l'India dedica al settore dello sport solo un terzo di quello che spende Londra.
   Ma secondo me non è solo una mera questione di denaro, ma di un contesto sociale in grado di sostenere gli atleti e incentivare le passioni sportive. Sono sicura che ora che si sono spente le luci a Rio, gli atleti olimpici indiani finiranno nel dimenticatoio per i prossimi quattro anni.

PS La foto del premier Narendra Modi e PV Sindhu è del 28 agosto quando il team olimpico è stato ricevuto nella residenza ufficiale del primo ministro a Race Course

India e Siria, business as usual anche sotto i bombardamenti

New Delhi, 20 agosto 2016

   Un paio di giorni dopo le immagini shock di Omram, il bambino siriano sopravvissuto a un bombardamento delle forze siriane ad Aleppo, un inviato del governo di New Delhi è arrivato a Damasco per una visita ufficiale. Era dall'inizio della guerra che l'India non mandava più delegazioni in Siria. A gennaio però era giunto il vice premier Walid Al Moualem a Delhi. Quindi questa volta si trattava di contraccambiare la visita.
   Il vice ministro degli Esteri MJ Akbar, ex giornalista e portavoce del Bjp, ha incontrato oggi Bashar al Assad. Come se niente fosse. Come se non ci fosse una sanguinosa guerra in corso o come se una parte del territorio non fosse sotto il controllo del Califfato e un'altra in mano ai cosiddetti 'ribelli'.
   L'India ha sempre applicato alla lettera il principio di non interferenza negli affari interni di un Paese, anche se sono brutali dittature, ed è una posizione di tutto rispetto.  Ma fa un po' impressione che l'India intrattenga regolari rapporti con  la 'bete noire' degli Usa e dell'Occidente. Sermbra quasi che la guerra fredda non sia mai finita e che New Delhi continui ad essere fedele alla Russa, che sostiene Assad.
   Di recente sono stata alla presentazione di un istant book, "The Modi Doctrine" scritto di tre esperti, Anirban Ganguly, Vijay Chauthaiwale e Uttam Kumar Sinha, che analizzano la politica estera del premier Narendra Modi in questi due anni di governo.  Sostengono che esiste un nuovo "paradigma" perché l'India è molto più attiva diplomaticamente. Ma il dinamismo non si conta solo sul numero di Paesi visitati o sulla quantità di leader a cui si stringe la mano, ma su anche su delle prese di posizioni quando le violazioni del diritto internazionale o dei diritti umani sono così palesi.
   A me sembra invece che l'approccio dell'India sia  invece in continuità con il precedente governo del partito del Congresso e cioè ispirato a un forte pragmatismo. Ovviamente New Delhi se lo può permettere di praticare un multipolarismo a 360 gradi perchè il Paese non dipende tutto sommanto dall'appoggio di nessuno.  Anzi, sono convinta che siano gli Usa, l'Europa e anche la Russia ad avere bisogno dell'India come mercato di sbocco per le loro economie mature.
   Nell'incontro a Damasco si è parlato di terrorismo, ma anche della ricostruzione. Assad ha invitato New Delhi (e Paesi Brics) a partecipare al gigantesco business della ricostruzione quando e se ci sarà (e se sarà con Assad).. Potrebbe sembrare prematuro, ma forse New Delhi vede lungo e si vuole piazzare in pole position.

Proibizionismo, il Bihar vieta anche il vino della Messa

New Delhi, 19 agosto 2016

   L'India sta diventando sempre piu' proibizionista. Non solo per quanto riguarda la carne di mucca, animale sacro per gli induisti e al centro dell'agenda dei radicali indu' del partito di governo del Bjp. Ma anche per l'alcol. Gli indiani sono forti bevitori, soprattutto di "whisky pani" (whisky allungato con acqua) e il monopolio dei liquori assicura gigantesce entrate per le casse degli Stati federali. Ma l'alcolismo e' anche un problema di ordine pubblico. Ed e' direttamente proporzionale alle violenze sessuali.
   Il Gujarat, lo stato del premier Narendra Modi e del Mahatma Gandhi, e' il  'Dry State' per eccellenza. Significa che la produzione, vendita e consumo di alcolici sono proibita. Manco gli aerei che sorvolano il Gujarat servono alcol a bordo.
    L'alcol e' poi proibito nel piccolo stato nord orientale del Nagaland e nell'arcipelago delle Laccadive, davanti al Kerala. Lo era fino a pochi mesi fa anche in Mizoram, un altro Stato nord orientale.
    Dal Primo aprile il Bihar, uno dei mega stati indiani e con una pessima fama per via dell'alto tasso di criminalita', ha imposto il proibizionismo. Ma come sempre qui in India sono andati oltre il buon senso.  Applicando alla lettera la legge, le autorita' del Bihar hanno anche proibito il vino della Messa o "Altar wine" come si chiama in inglese. Quindi nelle circa 150 chiese dello Stato adesso il prete fara' la Comunione con un succo, a meno che non abbiano scorte di vin santo.
   Il divieto riguarda in realta' una piccola azienda vinicola di un istituto tecnico cristiano di Patna, il capoluogo a cui e' stata revocata la licenza (qui c'e' la storia). A quanto pare in un primo  momento la produzione di vino era stata permessa per motivi religiosi.
    Il Bihar e' lo stato di Nitish Kumar, un potente leader regionale, di quelli che hanno i "partiti casta", non simpatizzante del partito indu nazionalista del Bjp. Non penso ci sia una precisa intenzione di penalizzare la minoranza cristiana. Leggo che la Chiesa intende protestare con il governo centrale sottolineando che il vino serve per il rituale della Comunione...e non per ubriacare  i fedeli.
   In effetti per uno che non sa nulla di Cristianesimo la cosa e' abbastanza bizzarra,  Anche se - mi sembra - che pure a qualcuna delle centinaia di divinita' indiane venga offerto dell'alcol e non mi sorprende data la varieta' di 'puje' (offerte) e rituali esistenti.
    La proibizione, poi,  non ha mai funzionato se si guarda il passato. La conseguenza di questo divieto in Bihar, dove c'e' molta corruzione, e' l'aumento della produzione illegale di whisky artigianale con il rischio di avere ancora piu' morti da alcol adulterato.

Confessioni di un gioielliere di Jaipur

Jaipur, 16 agosto 2016
    Ogni volta che vengo a Jaipur, la città “rosa” del Rajasthan, cerco di capire un po’ di più del business dei gioielli e delle pietre preziose per il quale è famosa nel mondo. Sembra che la crisi in Europa abbia spinto molta gente a investire in gioielli. Si sa l’oro è un bene rifugio in tempi bui come questi.
    Per gli orefici di Jaipur gli affari vanno infatti a gonfie vele. Me lo ha confessato candidamente uno di loro che ha il negozio davanti al famoso Hawa Mahal, (il Palazzo dei Venti), dove c'è una sorta di Little Italy. Molti, mi ha detto, non sanno dove mettere i propri risparmi perché i tassi di interesse sono ai minimi e inoltre hanno paura di spendere in Italia perché temono i controlli fiscali, soprattutto se i soldi arrivano dall'evasione.
   Buon per loro, ho pensato. Ma poi mi ha spiegato come funziona questo business, cioè grazie alle laute commissioni pagate a chi porta i clienti. Certo è una pratica che è diffusa a livello mondiale, ma ovviamente non se ne parla molto, anzi è un segreto ben custodito da tutti, guide turistiche, tour operator, agenzie di viaggio e naturalmente negozianti.
   Il mio interlocutore, di cui non svelo il nome, ha detto che lui paga commissioni del 30 per cento invitandomi anche a portare clienti da lui . E poi, come esempio, mi ha citato una coppia di turisti italiani che qualche giorno prima aveva comprato gioielli per 24 mila euro. Alla persona che li accompagnava sono andati 8 mila euro.
    Scioccante. Come è possibile, mi sono chiesta, che possa pagare a un mediatore un terzo del prezzo di vendita e poi ricavarci ancora qualcosa? Quanto è il ricarico di un gioielliere? Capisco che orafi e incassatori di pietre vengano pagati una miseria in India rispetto a Valenza, ma ci sarà pure dell'oro, dei diamanti, smeraldi... .
    E pensare che molti vengono a comprare qui a Jaipur perché pensano che costi di meno. E invece, mi ha confessato ancora spudoratamente, gli stessi gioielli costano meno in Italia!
    Sono rimasta di stucco. Non ho mai comprato gioielli qui in India, a parte un collier in “oro antico” che dopo qualche anno si è annerito rivelando quindi la truffa, ma di sicuro a questo punto non mi viene voglia di acquistare neppure un anellino da piede.
    Anzi, se comprate dei gioielli a Jaipur siete avvertiti, dimezzate il prezzo... e poi chiedete ancora lo sconto.

La "Twitter Help Line" del Ministero degli Esteri, così si aiutano gli immigrati

New Delhi, sabato 13 agosto 2016 

    Un po' di giorni fa un fotografo di moda di New Delhi è andato in luna di miele in Europa da solo perchè la moglie aveva perso il passaporto poco prima della partenza. L'intraprendente giovane ha poi inviato un selfie alla 'Twitter Helpline' del Ministero degli Esteri (Mea) in cui è seduto in treno con accanto una foto del viso della sposa in grandezza naturale. Lo scatto ha fatto il giro del mondo perchè è una storia commovente e anche perchè, come si dice nel mondo del giornalismo, è la classica notizia "da ombrellone" o da Ferragosto.
   In realtà la vicenda è molto interessante perché rappresenta un modo nuovo e sicuramente positivo di fornire servizi ai cittadini grazie alle nuove tecnologie.
   Il tweet di Faizan Patel è stato infatti intercettato dal Mea che si è interessato e ha fatto avere immediatamente alla signora Patel il duplicato del passaporto e un appuntamento al Vhf, l'agenzia che si occupa del rilascio dei visti italiani. Non si sa poi se il Consolato Italiano di New Delhi le ha concesso il duplicato del visto con altrettanta solerzia...ma di fatto questo è successo. In un Paese che ha 1,2 miliardi di abitanti, c'è la possibilità che quando uno ha bisogno di qualcosa dal proprio governo la ottenga in tempi brevi. Lo so che è molto probabilmente è un prvivilegio di una ristretta elite che sa come usare Twitter e sa che esiste la Twitter HelpLine...ma non si dimentichi che in India ci sono 220 milioni di smarthphone, più che negli Usa. Sempre più gente, anche nell'India profonda, è connessa alla Rete.
   Non so in Italia sarebbe avvenuto lo stesso. Tanto per fare un esempio, al consolato italiano di Londra i tempi di attesa per il rinnovo di un passaporto sono di circa due mesi. E se un cittadino italiano ha un'emergenza deve provarla con certificati medici non con un selfie spiritoso.
   Qualcuno avrà pensato che la ministra degli Esteri Sushma Swaraj, una veterana del Bjp, non abbia altro da fare che venire in sos a sposini in luna di miele all'estero. Invece no, perché da quando c'è lei, per la prima volta, gli indiani all'estero hanno trovato qualcuno che li ascolta e li aiuta quando hanno bisogno. A parte le evacuazioni dalla Libia e da altre zone di guerra, la Swaraj è intervenuta in molte situazione di crisi per salvare immigrati indiani in pericolo o bloccati. L'ultimo caso è delle migliaia di lavoratori senza stipendio in Arabia Saudita che rischiano la fame. E' una inversione di rotta rispetto al passato e di questo bisogna darne atto al Bjp e al governo Modi. 
   Si dice che la Swaraj è il "ministro degli indiani all'estero" e non il ministro degli Esteri. Non è forse questo anche il suo mandato? Dovrebbe pensare più alla politica estera che invece viene gestita dal super premier Modi? L'anno scorso poi è stata accusata anche di favorire un ricercato per corruzione, Lalit Modi, ex patron del cricket, che si trova ora a Londra (insieme ad un altro fuggitivo per evasione fiscale, l'industriale della birra Vijay Mallya).
   Forse avrà anche scheletri nell'armadio ma non si può negare che non si interessi ai connazionali. E per questo raccoglie molti consensi, almeno così mi sembra quando parlo con la gente. Alla fine sono i fatti che contano.

Gli aquiloni killer e il "chinese manja"

New Delhi, giovedì 11 agosto 2016

   Ogni città ha la sua minaccia, in Europa c'è il terrorismo, qui ci sono gli aquiloni,
Stamane esco in terrazza e a momenti rimango strozzata da un invisibile filo che andava dal tetto a un albero di fronte. E' il famigerato "chinese manja", il filo di nylon usato per far volare gli aquiloni. In questi giorni, che precedono la Festa dell'Indipendenza del 15 agosto, nei cieli dell'India impazzano le battaglie di aquiloni, soprattutto al tramonto quando si alza il vento. E per tagliare gli aquiloni dei rivali ci vuole appunto uno speciale filo che fino a pochi anni fa era fatto di cotone rivestito di una pasta di colla e di vetro. Poi nel 2011 è arrivato sul nmercato il nylon, che è molto più resistente e sono iniziati i guai. In realtà non è 'cinese' come è soprannominato, ma viene prodotto in alcune aziende a Noida e Bangalore. Il nuovo filo, che è meno costoso (ecco perché si chiama "chinese"), ha mandato in rovina le vecchie imprese di 'cotton manja' che sono concentrate a Bareilly, in Uttar Pradesh.

   Il 'chinese manja' è responsabile di incidenti, a volte mortali, soprattutto di motociclisti che vengono sgozzati dai fili che pendono da tetti o dai cavalcavia, ma è anche una minaccia per uccelli, mucche e cani randagi.  In realtà è un problema di ordine pubblico in tutta l'Asia meridionale dove questo antico e 'povero' passatempo è molto diffuso. In Pakistan hanno addirittura proibito la vendita di aquiloni a causa degli incidenti stradali, delle folgorazioni e delle cadute accidentali da tetti.  Mi viene in mente il famoso libro (e film) "Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini. In Afghanistan i talebani  avevano vietato gli aquiloni ma per altri motivi... perchè erano antislamici.
   L'ultima vittima, per ordine di tempo, a New Delhi è stato un 28enne motociclista che è morto dissanguato dopo che un filo gli ha tagliato la gola mentre viaggiava in uan strada nell'est della capitale, che è la parte più popolosa e anche degradata. Pressato da denunce e dai giudici dell'Alta Corte di Delhi, il governo locale, che è guidato da Arvind Kejriwal (il "Beppe Grillo" indiano), ha quindi deciso di mettere al bando la vendita del "chinese manja". Ma ovviamente non può farlo ora a pochi giorni dall'Indipendence Day privando migliaia di bambini del loro passatempo preferito.  

Marò, tutto è bene quello che finisce bene. La ministra Swaraj avvia il disgelo

New Delhi. mercoledì 10 agosto 2016


   Come in tutti i film di Bollywood, anche nella crisi diplomatica tra India e Italia per i due maro' arrestati nel febbraio 2012 con l'accusa di aver ucciso per sbaglio due pescatori indiani c'è il classico "hapy end". Dopo il trasferimento in Italia di Salvatore Girone e la fine del boicottaggio italiano nelle sedi internazionali possono riprendere le relazioni normali tra i due Paesi.
Il quotidiano  Economic Times, in un dettagliato articolo (vedi qui) rivela che la ministro degli Esteri Sushma Swaraj potrebbe incontrare il suo omologo Paolo Gentiloni quando andrà a Roma il 4 settembre per la canonizzazione di Madre Terasa di Calcutta.
   L'appuntamento è tra meno di un mese ed è visto come il "disgelo" dopo quattro anni di tensioni diplomatiche a volte tesissime e la sospensione di attività commerciali. Per ora è  una indiscrezione di stampa. Di solito le visite bilaterali sono annunciate solo pochi giorni prima da Delhi, ma è probabile che avvenga. L'India ha bisogno di ristabilire i contatti con l'Italia e con l'Europa per attirare investimenti per il 'Make in India' e da parte sua anche l'Italia non può permettersi di ignorare la seconda nazione più popolosa del mondo e la prima per crescita del Pil.

Irom Sharmila mangia dopo 16 anni, finito il più lungo satyagraha del mondo

New Delhi, 9 agosto 2016 

    Dopo ben 16 anni di sciopero della fame, Irom Chanu Sharmila, la lady di ferro del Manipur (il piccolo Stato nord orientale) ha gettato la spugna. O meglio ha preso una forchetta e ha iniziato a mangiare. Era il più lungo digiuno di protesta del mondo (e forse della storia) e nessuno o quasi se ne era accorto.  Alla fine, anche lei stessa se ne è fatta una ragione. Ha detto basta alla sua sofferenza promettendo di continuere a lottare contro le leggi di emergenza AFSPA con i metodi della politica, cioé partecipando alle elezioni locali.
    Molti sono rimasti di stucco, compresi i suoi sostenitori che hanno visto una battaglia di 16 anni sfumare in un boccone. Oggi è stata scarcerata da un tribunale dietro cauzione di 10 mila rupie e tra le lacrime ha mangiato un cucchiaio di miele. Chissà che shock, mi sono chiesta, dopo 5.757 giorni di alimentazione forzata con un sondino nasale. Di sicuro nei prossimi giorni dovrà essere seguita dai medici. Mi chiedo come farà il suo stomaco a digerire del cibo solido.
   In tutti questi anni è stata in un ospedale di Imphal in stato di arresto per tentato suicidio. Ogni sei mesi, quando veniva scarcerata, ricominciava il digiuno e quindi scattava di nuovo l'ordine di arresto. Oggi sono scaduti i termini di sei mesi ma lei ha annunciato ai giudici che avrebbe interrotto la protesta. Lo aveva già detto alcuni giorni fa, ma molti pensavano che cambiasse idea. Aveva anche annunciato che si sposava. Probabilmente a 44 anni vuole avere una vita normale come ha anche ammesso durante la conferenza stampa lasciando intendere che il digiuno era diventato ormai una gabbia imposta dalla sua immagine di eroina dei diritti umani.
   Mentre davanti alle telecamere fissava sconvolta il vasetto di miele ho pensato anche io che non avrebbe ceduto. Invece no, alla fine lo ha portato alla bocca. Ha spiegato che per raggiungere il suo obiettivo - la revoca della legge di emergenza in Manipur -  "aveva bisogno di potere" e che quindi puntava a diventare chief minister.
   E' il riconoscimento che il metodo di lotta non violenta gandhiano per eccellenza non funziona più nell'India moderna? Decisamente si'. Il satyagraha è ormai passée ovunque.



Earth Overshooting Day, riflessioni sul ruolo dell'India, Vandana Shiva e il dogma della crescita

New Delhi, 8 agosto 2016

   Oggi si celebra l’Earth Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui l’umanità esaurisce la disponibilità annuale di risorse naturali rinnovabili sul pianeta. Significa che da domani in avanti fino al 31 dicembre siamo in debito con Madre Natura, nel senso che consumiamo più acqua pulita, suolo, foreste, pesci e materie prime di quanto la Terra sia in grado di produrre. Nel 2000 questa data era agli inizi di Ottobre.
    Non so quanto attendibile sia questa statistica, ma mi sembra abbastanza ovvio che stiamo andando verso l’autodistruzione.
    Proprio oggi – guarda la coincidenza – sono andata a sentire una conferenza di Vandana Shiva, la scienziata indiana paladina della tutela della biodiversità e delle banche dei semi contro le multinazionali dell’OGM.  E’ da una vita che la Shiva fa la “Cassandra” denunciando le monocolture e l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici che impoveriscono i terreni e anche causano moderne malattie come i tumori. 
    Per anni l’attivista è rimasta confinata nei circoli alternativi o nei Global Forum. Adesso invece, come è successo oggi, viene invitata a parlare davanti a delle business community.  I corsi di agricoltura organica organizzati dalla sua organizzazione Navdanya a Dehradun (Himachal Pradesh) sono frequentati da manager. Il fallimento del nostro modello di produzione e consumo è ormai così evidente che preoccupa anche i ‘decision makers’.
   La ‘vision’ di Vandana Shiva è sacrosanta perché è l’unico modo per non cannabalizzare il pianeta oltre che di fermare lo strapotere delle multinazionali. Dubito però che sia fattibile dove si sono completamente distrutte tutte le conoscenze a causa dell’agricoltura e allevamento intensivo. In attesa che i microorganismi si rigenerino e rendano il suolo di nuovo fertile senza l'uso di urea rischiamo di morire di fame…Si pensi, per esempio, se i contadini indiani fossero costretti a tornare indietro a prima della cosiddetta ‘rivoluzione verde’ che grazie alla chimica ha aumentato la produttività per ettaro.
   Grazie alle resistenze di movimenti anti OGM come quello della Shiva, l’India ha però saputo respingere ogni assalto di Monsanto e delle big corporation.  Anzi sembra che proprio dallo stesso premier della destra, Narendra Modi (nonostante sia appoggiato da industriali) arrivi una forte spinta verso l’agricoltura organica. Il piccolo stato del Sikkim, nel nord est, vicino al Bhutan, si vanta di essere organico (nel senso che non usano pesticidi e fertilizzanti nei campi) al 100%. Sarebbe bello se l’India, che ha una tradizione millenaria di biodiversità, diventasse la portabandiera di un movimento mondiale per l’agricoltura organica.
    L’India è già un laboratorio per alcune idee che in Occidente sono altamente ‘sovversive’ e circolano solo in alcuni ambienti semi clandestini. 
    Due sere fa per esempio all’Alliance Francaise (che non è un covo di anarchici) hanno proiettato il documentario  Sacrée Croissance  dove si critica il dogma della crescita e si esalta invece una economia circolare, un po’ come l’agricoltura sostenibile, basata su urban farming e produzioni locali. Sono idee nuove che circolano oggi, ma che purtroppo hanno ancora scarso seguito perché sono delle ‘Inconvenient Truth’ tanto per citare il famoso documentario Oscar di Al Gore di dieci anni fa.  

Rio 2016 - Lo strano (e drammatico) caso dell'India

New Delhi, 5 agosto 2016

   L'India sarà a Rio con un contingente di 119 atleti in 15 discipline, il più grande mai arrivato alle Olimpiadi. Tra questi c'è anche Dipa Karmakar, la prima ginnasta indiana ad andare ai Giochi e Duti Chand, la prima centometrista a qualificarsi dopo 36 anni.  Se c'è qualche speranza di salire sul podio arriverà però dal tiro a segno o dal doppio misto di tennis (con Sania Mirza), le poche specialità olimpiche in cui l'India ha dei campioni.
   Ad ogni nuova Olimpiadi ci si chiede come è possibile che una nazione di 1,2 miliardi di persone abbia delle performances così scarse.  Il collega Justin Rowlatt della BBC ricorda impietosamente che la seconda nazione più popolosa ha il numero più basso di medaglie procapite.
   A Londra 2012 l'India si aggiudicò sei medaglie (un record), l'equivalente di una per ogni 200 milioni di abitanti. Ma tra queste nessun oro. L'unica medaglia d'oro individuale mai vinta dall'India risale al 2008 nella carabina a 10 metri con  Abhinav Bindra. Una disciplina che - voglio ricordare -  è molto elitaria.
   E' troppo facile spiegare questa lacuna con la mancanza di soldi o di strutture sportive. Negli anni Ottanta l'India aveva vinto un oro con il cricket su prato dove erano leader indiscussi. Erano anni di miseria e di fame. Nell'ultimo decennio il Pil è cresciuto a un ritmo del 7% eppure l'India continua a non produrre sportivi, a parte i giocatori di cricket, dove invece ci sono i campioni.
    Aver ospitato i Giochi del Commonwealth nel 2010 a new Delhi non sembra aver contribuito a questa letargia sportiva.  Sono rimaste le piste di atletica e le piscine olimpioniche, ma sono difficilmente accessibili al pubblico a causa dell'ottusità degli enti che li gestiscono. I genitori preferiscono mandare i figli a lezione di matematica e il governo sembra più interessato a promuovere lo yoga che l'atletica. Gli atleti professionisti sopravvivono grazie alle loro famiglie, agli sponsor oppure alle charity come nel caso della sprinter Duti Chand, sostenuta da un'associazione che si chiama Anglian Medal Hunt Company e che si occupa appunto di finanziare potenziali campioni.
   Il premier Narendra Modi, che è uno che ci tiene all'immagine internazionale dell'India, si è vantato annunciando un aumento consistente del budget per l'allenamento degli atleti. ha anche detto che la squadra è stata inviata 15 giorni prima per acclimartarsi (data anche la distanza). Ho poi letto una cosa clamorosa, che la dice lunga sullo stato dello sport indiano, cioè che i funzionari che accompagnavano gli atleti percepivano uan diaria di 100 dollari al giorno, il doppio di quella degli atleti. Che piaccia o no...c'è voluto il solito Modi per eliminare questa discriminazione.
      

L'Iva arriva in India, successo bipartisan del Bjp e Congresso

New Delhi, giovedì 4  agosto 2016 

   Oggi i giornali esaltano l’approvazione al Senato (Raja Sabha) della GST (Good and Service Tax), in pratica l’Iva, che eliminerà tutti i vari balzelli a livello centrale e statale. “One nation, one tax” titola The Hindu, mentre altri la definiscono la riforma economica più importante degli ultimi 30 anni, cioè da quando l’India ha aperto il proprio mercato dopo anni di statalismo di stampo sovietico.
    Era da ben 30 anni che si pensava di mettere ordine alla giungla fiscale con la GST, ma nessun governo ci era finora mai riuscito. Questa la dice lunga sui tempi dell’India. Mi piace pensare che questo sia un Paese che ha tempo. Ogni cosa al momento giusto.
   Nei dieci anni in cui furono al potere (2004-2014), Manmohan Singh e Sonia Gandhi volevano disperatamente questa tassa per modernizzare le Finanze statali e anche mandare un segnale positivo agli investitori. Ma non ci erano mai riusciti per colpa dell’opposizione del Bjp.
   Adesso il ‘super premier’ Narendra Modi può mettere anche questo successo nel suo carniere. E’ riuscito a vincere le resistenze del Congresso che ha votato l’emendamento costituzionale (la tassa richiedeva infatti una modifica della Costituzione) garantendo così la maggioranza dei due terzi del Raja Sabha, dove il Bjp non ha il controllo. Solo un influente partito del Tamil Nadu si è opposto perché contrario alla tassa.
   Non è chiaro se la GST (che sarà messa a punto da un comitato) farà aumentare i prezzi che sono già alle stelle, nonostante il tasso di inflazione sia sceso. Di sicuro servirà a rivitalizzare il programma governativo ‘Make in India’, che è la scommessa di Modi per fare dell’India una nazione industriale nel prossimo decennio. Anche se ci vorranno diversi anni per l’entrata in vigore, si pensi che deve essere approvata da 29 Stati, è sicuramente una bandierina in più nel programma economico del Bjp. Può dire che l’India, che attualmente è l’economia che cresce di più al mondo, si è ‘globalizzata’ in materia fiscale, con un sistema che è adottato in 165 Paesi.
   Interessante sarà anche la messa a punto del sistema informatico per la raccolta della GST che sarà gestita da un portale realizzato da Infosys, il gigante informatico indiano che si assicura così un bel po’ di lavoro. Anche se la maggior parte dell’economia indiana è informale e quindi non è tassabile, si tratta comunque di un compito mastodontico quello di gestire il carico e scarico dell’Iva di una nazione di 1,2 miliardi di persone.

L'India incassa tre nuovi siti Unesco, tra cui la terza montagna più alta in Sikkim

New Delhi, 29 luglio 2016

Mi piace dare buone notizie e questa è un esempio. L'Unesco ha aggiunto tre nuovi siti da proteggere in India, tra cui il parco del Khangchendzonga , la terza piu' alta montagan del mondo che sorge in Sikkim e che è (per fortuna) molto meno nota delle prime due, Everest e K2.  
Gli altri due sono le rovine dell'Università buddista di Nalanda in Bihar e il complesso costruito dal celebre architetto franco-svizzero Le Corbusier negli anni Cinquanta a Chandigarh. 
La decisione è stata presa a Istanbul durante una riunione del The World Heritage Committee (mentre c'erano ancora i carrarmati per strada per il fallito golpe).
L'India può vantare ora 35 siti (27 culturali, sette naturali e uno misto)) che sono "patrimonio umanità", mentre 46 sono in lista di attesa.   
Per gli amanti delle statistiche l'Italia guida la lista degli World Heritage Sites con 51 siti seguita da Cina (48), Spagna (44), Francia (41), Germania (40) e India, che è quindi al sesto posto.
Qui c'è la lista: http://whc.unesco.org/en/statesparties/in

Diario da Istanbul/2 - Bus, tram e traghetti gratuiti, una pacchia

Istanbul, mercoledì 27 luglio 2016

Oggi è l'ultimo giorno di trasporti pubblici gratis e sembra che l'intera popolazione di Istanbul ne abbia approfittato per andare a zonzo per la città. Autobus, metropolitana e soprattutto i traghetti sul Bosforo sono carichi di famiglie con bambini. Probabilmente arrivano dalla periferia, le donne sono con l'hijab, che qui in Turchia si indossa sopra una sorta di berretto che copre i capelli raccolti sulla nuca oppure con il chador nero alla maniera saudita. Pensare che fino a pochi anni fa il velo era proibito in Turchia. Al palazzo Dolmabahce ho visto diverse coppie e anche diverse uomini con le loro mogli.
Anche io mi sono divertita a saltare da un mezzo pubblico all'altro come fossi alle giostre.  Ho preso il tram da Sultanahmet e sono andata fino al capolinea di Kabatas.  Da qui ho camminato fino alla fermata dei traghetti a Besiktas e sono passata sulla sponda asiatica, a Uskudar, che è di fronte.  Dal ferry si vede il ponte sullo stretto del Bosforo che è stato ribattezzato "15th July Martyrs" in onore delle decine di civili uccisi proprio qui sopra nel tentativo di respingere i golpisti.  Ho scorrazzato su e giù per il Bosforo per un po' fino a quando sono tornata in Europa, a Kabatas, dove c'è la funiculare per Taksim Square. C'era ancora un grande palco sulla piazza dove domenica ci sono state manifestazioni pro e anti governative.  Ma adesso era vuota. C'era invece una fiumana di gente a Istlikal Kaddesi, la storica Grand Rue de Pera, la via dello shopping e dello struscio. Leggo che questa via, oggi molto commerciale, era nell'Ottocento il simbolo della moderna Costantinopoli, la "Parigi dell'Est" per molti occidentali.
Lungo i circa tre chilometri di strada fino alla metropolitana di Tunel c'è uno storico tramway, anche quello un simbolo, tanto che è raffigurato nelle cartoline e souvenir. Gruppi di giovani erano assiepati sul predellino mentre il mezzo fendeva la folla scampanellando in continuazione.
In questo ambiente festoso e rilassato mi sono dimenticata che è in vigore lo stato di emergenza dichiarato dal governo Erdogan dopo il fallito golpe e il massacro di 250 persone. La rappresaglia continua con migliaia di arresti, tra cui anche giornalisti accusati di coinvolgimento con il misterioso imam Gulen, capo di un'organizzazione che qui chiamano Feto (Fethullah Gulen Terrorist Organisation).
Nella notte è stato arrestato anche Bulent Mumay, un commentatore liberal che era sulla lista di 47 giornalisti ricercati e che era stato intervistato da RaiNews24. Sono notizie che fanno venire i brividi e che gettano ombre inquietanti sulle purghe ordinate da Erdogan per punire i golpisti.




Diario da Istanbul/1- Dieci giorni dopo il golpe, la citta' è tappezzata di bandiere

Istanbul, 25 luglio 2016
   Dalla terrazza del mio ostello a Sultanahmet si vede il ponte sul Bosforo dove dieci giorni fa si e’ scritto un nuovo capitolo nella storia della Turchia. Questa citta’ sorge su una delle faglie del pianeta dove le grandi civilta’ religiose si scontrano di tanto in tanto come le zolle tettoniche.
   Sono arrivata all’alba quando Istanbul si stava risvegliando in una luce che sembrava filtrare dalle tende rosa di un’alcova. Quanto e’ seducente e sensuale questa citta’ con i suoi minareti e i grattacieli che spuntano dalle morbide curvature delle colline! E’ una citta’ che mi da emozioni come Gerusalemme, anche quella sulla stessa spaccatura dell’umanita’.
   Il fallito golpe, con la sua scia di sangue, ha scatenato un’ondata di patriottismo. La citta’ e’ tappezzata da bandiere rosse con la mezzaluna. Il vento che soffia forte oggi le fa sventolare dai monumenti, ponti, negozi, balconi, taxi e perfino sui mezzi della raccolta rifiuti. Alcuni indossano T-shirt con la bandiera nazionale.
   Sembra che la Turchia abbia vinto gli Europei non che abbia sventato un golpe. Eppure, leggendo i giornali, c’e’uno stato di emergenza e le epurazioni continuano. Ho fatto un giro al Grand Bazar e poi nello spiazzo tra la Moschea Blu e Hagia Sophia.La presenza della polizia e’ la stessa di quella di giugno, quando ero qui prima dell’attentato all’aeroporto.
   Non ci sono turisti occidentali, ma ci sono indiani e asiatici. Il Grand Bazar era vuoto, quello si’, ma magari non e’ stagione di shopping, e poi non so se e’ un posto dove va la gente di Istanbul, e’ molto caro. C’era invece molta gente nelle strade intorno e nelle lokantasi, nelle locande dove cucinano i kebab. Dopo il golpe, i mezzi di trasporto, tram e ferry, sono gratuiti. Un marocchino che e’ nel mio stesso ostello ne ha approfittato per vedere le periferie. Istanbul e’ una megalopoli da 18 milioni di abitanti, grande come New Delhi. Quella visitata dei turisti e’ una minuscola parte.
   E’ soprendente come tutto sia normale, almeno qui a Sultanahmet, e come la gente ne parli apertamente e anche con un po’di rassegnazione. Ovviamente la maggiore preoccupazione qui e’ il crollo del turismo, ma non si avverte un senso di disperazione. C’e’ una abitudine, lo si sa che e’ cosi’ quando si nasce e si vive in una citta’ sulla faglia piu’ pericolosa del mondo.

Diario da Dubrovnik/ LA FOTO - Repubblica di Ragusa, tramonto nostalgico

Dubrovnik (Croazia),  venerdi 15 luglio 2016

Un galeone al tramonto davanti alle mura di Dubrovnik, l'ex repubblica marinara di Ragusa


Diario da Spalato/ I Millennials dei moderni Khumb Mela

Spalato, venerdi 15 luglio 2016
   Sono capitata a Spalato, la città di Diocleziano, nei giorni di un megafestival di musica elettronica, Ultra Europe 2016. La città è invasa da giovani di ogni nazionalità che hanno occupato tutti gli ostelli, parchi e aiuole comprese. Sono stata costretta ad andare a dormire in una sorta di baita sulla montagna dove si arriva dopo una camminata di due ore.
   E’ stata una coincidenza, ma che mi ha permesso di osservare un mondo che pensavo non ci fosse più nell’epoca della Millennial Generation. Invece i Millennials, come i loro genitori, i Baby Boomers, amano ancora i riti di massa, gli happening, dove si vanno ad adorare diverse divinità musicali o sportive.

   Mi sono trovata tra una folla di giovani urlanti e un po’ ubriachi alle barriere di ingresso dello stadio Pojud. Era una situazione fuori controllo al limite della sicurezza. Bastava un niente per scatenare la ressa. Dietro continuavano a premere. Erano arrivati dei ragazzi muscolosi, forse dal nord Europa o dall’Est, con delle bandiere sulle spalle che sembravano degli hooligans. La calca ondeggiava tutta insieme verso i cancelli, ma nessuno sembrava preoccuparsi più di tanto.
   Manco al Kumb Mela, il festival religioso induista che attira milioni di pellegrini, ho visto tanto fervore. Forse - ho pensato - succede a ogni partita di calcio in Europa, ma per me è stata una novità.
   Ho osservato anche come i Millennials si vestono. Il trend maschile continua a essere la ciabatta infradito, mentre per le ragazze è d’obbligo la scarpa da ginnastica e short sfilacciati. In testa va molto il il cappellino da baseball al contrario oppure la coroncina di fiori che è il leit motiv dell’estate 2016.
   La musica pompava così tanto che si sentiva anche dal mio ostello, il Mountain Home Hostel Putalj, che sul costone di una montagna fuori da Spalato, sulla strada per Trogir. L’ho prenotato all’ultimo momento su Booking.com e non avevo capito dove si trovava. Quando me lo hanno indicato dalla fermata del bus, una casetta bianca quasi in cima, mi è venuto un colpo. Ci ho messo un paio di ore per salire, ma merita la fatica…perché da quassù il panorama è mozzafiato. S

Happy end: scarcerati i 12 pescatori indiani arrestati nel 2014

Torino, 2 luglio 2016

Tutto e' bene quel che finisce bene. Scorrendo le notizie dall'India leggo che 12 pescatori indiani sono stati rilasciati dal carcere di Trapani dove erano detenuti. Il cargo dove erano impiegati era stato fermato vicino a Pantelleria per un carico di droga. Leggo qui che e' stata provata la loro innocenza e che grazie all'aiuto della ministra degli Esteri Sushma Swaraj (sempre attivissima per salvare dai guai connazionali all'estero) sono stati riportati a casa.  Ma che coincidenza...a poche settimane dal rilascio del maro' Girone.



Diario da Salerno/ La citta’ di De Luca e dell'apostolo Matteo

Salerno, 24 giugno 2016
   Ho fatto tappa a Salerno (perche’ non c’erano piu’ treni per Napoli) e ho pernottato all’ostello Koine’ che in realta’ ho scoperto era anche una sorta di centro di accoglienza per anziani e immigrati. Era molto pulito e accogliente. Il gestore era una copia di Vincenzo De Luca, ex sindaco e attuale presidente della Campania, reso celebre dalle imitazioni di Maurizio Crozza.

   Questo ‘padre padrone’ di Salerno se ne e’ andato circa un anno fa dopo 11 anni di potere lasciando alla guida della citta’ un suo uomo che e’ appena stato eletto con una maggioranza bulgara. Secondo il gestore dell’ostello Koine’ con “il nuovo sindaco le cose stanno progressivamente peggiorando”. La pulizia delle strade non e’ come prima, meno efficienza nella raccolta rifiuti... insomma mi ha fatto un elenco di cose che non vanno. D’altronde uno come De Luca che faceva lo ‘sceriffo per le strade’ (cosi’ mi ha detto) e controllava di persona gli operatori comunali, non lo si rimpiazza facilmente.
   Sono stata ad ascoltarlo per un'oretta. E' stato interessante per me  che non sono mai stata a Salerno e che, dopo tanti anni all’estero, mi diverto a osservare gli usi e costumi italiani quasi come se fossi in un posto esotico. Poi oltre la mezzanotte mi sono congedata e sono andata a dormire, ma sono sicura che lui sarebbe andato avanti per tutta la notte a filosofeggiare sulla politica di Salerno. Il mattino dopo l’ho trovato seduto in ufficio allo stesso posto. Stava bevendo un caffe’ prima di andarsene in spiaggia dopo aver finito il turno notturno.

   Io invece ho affittato una bicicletta e sono andata a fare colazione sul lungo mare. Da li’ sono poi salita al Duomo che e’ stupendo con il suo campanile normanno e la cripta dell’apostolo Matteo che custodisce le spoglie del santo a cui si attribuisce di aver scritto il Vangelo (cosi’ viene anche raffigurato). La cappella e’ interamente affrescata con immagini del Vangelo.

    Mi sono ricordata di quando a Chennai, in Tamil Nadu, mi sono ritrovata di fronte alla tomba di un altro dei 12 apostoli, Tommaso, che secondo la tradizione e’ morto nel sud dell’India.  I luoghi della cristianita', che in passato erano mete di pellegrinaggio come lo sono i luoghi santi in India, continuano a interesarmi e ad  affascinarmi.