Alla scoperta di New Delhi 1/ Il museo del Rashtrapati Bhavan, il palazzo presidenziale

New Delhi, 26 febbraio 2017 

    Ho deciso che quando sono a New Delhi almeno una volta alla settimana andrò alla scoperta di nuovi luoghi di interesse storico o culturale. Vediamo se riesco a riconciliarmi con questa città che di recente ha messo a dura a prova i miei limiti di sopportazione, soprattutto per l'inquinamento e l'edilizia selvaggia.
   Parto quindi da oggi dal Rashtrapati Bhavan Museum, il nuovo museo del palazzo Presidenziale, inaugurato appena un anno fa dal premier Narendra Modi.  E' stato ricavato nell'ex garage dell'enorme tenuta che fu costruita dagli inglesi negli Anni Venti come sede del viceré quando l'impero coloniale era all'apice della sua gloria. I britannici però ci rimasero soltanto una ventina di anni, fino al 26 gennaio 1950 quando subentrò il primo presidente della Repubblica, Rajendra Prasad, dopo l'entrata in vigore della Costituzione.
   Il museo racconta, con l'uso di molti strumenti multimediali, la storia dell'indipendenza, le lotte del Mahatma Gandhi e la nascita della nuova Repubblica. Ospita delle vetrine con gli oggetti personali dei Presidenti, i regali di leader stranieri e altre memorabilia che molto probabilmente prima erano in qualche scantinato. C'è poi una galleria con i disegni e i bellissimi acquarelli dell'architetto Edwin Landseer Lutyens che al maestoso progetto ci dedicò ben 20 anni della propria vita. Il palazzo presidenziale, che ha una cupola copiata dal Panteon e 340 stanze, è uno dei più grandi al mondo per estensione, dopo il Quirinale (leggo su Wikipedia).  Ha però un grave difetto, l'edificio costruito su una collina non è visibile dall'esterno perché è coperto dai palazzi del governo (all'epoca segretariato). Si dice che è meglio così perché il ruolo costituzionale del Presidente indiano è solo simbolico. Non è insomma la Casa Bianca e quindi giustamente se ne sta un passo indietro rispetto ai ministeri del North e South Block.
   L'idea di aprire le porte dello storico palazzo  è dell'attuale capo dello Stato, Pranab Mukherjee. Prima si potevano visitare soltanto i 'giardini mughal' nel mese di febbraio quando sono in piena fioritura. Adesso di fatti sono aperti e alla domenica ci sono file chilometriche di visitatori.
   Per visitare il museo occorre una prenotazione on line sul website e il pagamento di 50 rupie a testa. L'accesso è dal cancello numero 30 dove i visitatori sono obbligati a lasciare borse e telefonini. Poi c'è una reception ricavata in una 'clock tower' , dove c'è anche una paninoteca Subway.  Vedere la famosa catena di panini americana dentro il Rashtrapati Bhavan mi ha fatto davvero sorridere. Alla faccia della filosofia dello 'swadeshi', di quando i patrioti indiani bruciavano per protesta gli indumenti importati dall'Inghilterra, come si vede nel museo. Qui gli inglesi sono rientrati dalla finestra con pane e prosciutto!
   Il museo ha un pian terreno e tre piani sotterranei. Come dicevo prima c'erano i garage, si possono infatti ammirare le vecchie carrozze usate prima delle BMW. Era molto probabilmente anche un ripostiglio. Di fronte c'erano le stalle, anche quelle trasformate oggi in una galleria d'arte.
    C'e' la possibilità di una visita guidata che raccomando perché comprende anche un video in 3D e alcuni simpatici effetti speciali, come quello di 'vedersi' su uno schermo nel salotto del Presidente o marciare con il Mahatma. Io ho seguito la guida e poi sono tornata sui miei passi ad approfondire alcune sale. In particolare mi ha sorpreso la bellezza dei mobili in stile 'impero' (quello dell'epoca) disegnati da Lutyens, sedie, tavoli e perfino il letto presidenziale. Alcuni sono riprodotti e fanno parte dell'arredo.
   Giu' in fondo, nell'ultimo piano in basso, ci sono invece due statue marmoree di Giorgio V e della regina Mary, rimosse probabilmente dal palazzo e ora finite qui insieme alla riproduzione di una corona e austeri ritratti dei governatori britannici. Poteva finire peggio. Le statue dei monarchi inglesi sradicati dai piedistalli della Nuova Delhi, tra cui quello di India Gate, sono abbandonati in magazzini o in giardini pubblici in stato di pietoso degrado come il 'Coronation Park' a Nord Delhi.
   Della visita mi ha colpito la presenza massiccia di militari con il mitra a tracolla su ogni piano del museo.  E' vero che si è all'interno della tenuta, ma la sorveglianza mi è sembrata eccessiva e a dire il vero anche un po' inquietante. In effetti il museo potrebbe essere un obiettivo altamente simbolico di una azione terroristica. In passato e' stato attaccato il Parlamento e anche il Forte Rosso, altro simbolo dell'Indipendenza indiana.

Quando i guardaparco hanno licenza di uccidere (i bracconieri)

New Delhi, 22 febbraio 2017 

   Leggo oggi sul Times of India che i responsabili della riserva di Corbett, lo storico parco delle tigri che sorge in Uttarakhand, hanno autorizzato i guardaparco a sparare a vista a ogni persona che trovano nell'area nottetempo. La decisione è stata presa perché di recente ci sono stati movimenti sospetti di bracconieri lungo il perimetro meridionale della riserva. Per sette giorni anche gli abitanti dei villaggi che sono all'interno dell'area non potranno muoversi di casa.
E' abbastanza curioso che tra queste montagne dove al tempo dei maharaja e degli inglesi si organizzavano delle battute di caccia alla tigre e ad altri animali selvatici, oggi invece sia in corso una caccia all'uomo.  Come cambiano i tempi. Oggigiorno la vita di una tigre del Bengala è decisamente più preziosa di un indigeno indiano. Da anni c'è un enorme pressione in India e anche a livello internazionale (Wwf) per proteggere i rari felini tant'è che proprio grazie a questi sforzi il loro numero è aumentato. In India cui sono il 70% di tutte le tigri del mondo. Secondo i dati ufficiali del 2014 sono 2.226, in aumento del 30% rispetto al 2010.  Oltre al nobile scopo della preservazione c'è anche quello meno nobile del business dei parchi che sono delle macchine da soldi per l'alto numero di turisti disposti a sborsare parecchio per avvistare un felino.
L'anno scorso pero' c'è stata anche una ripresa del bracconaggio di tigri e di rinoceronti che ha indotto le autorità a passare alle maniere forti, e cioè alle ronde armate notturne con ordine di sparare a vista. Siccome in alcuni casi come nel parco dei rinoceronti unicorno di Kaziranga, in Assam, sono state ammazzate più persone che animali, è scoppiata una rivolta tra i contadini che abitano nei dintorni. In alcuni casi i bracconieri hanno sparato a gente innocente, perfino un bambino.
La potente ong internazionale che si occupa di popolazioni indigene, Survival International, ha montato una campagna per denunciare le violazioni dei diritti umani nei parchi indiani e per scagliarsi contro il WWF . Il corrispondente della Bbc ne ha preso spunto e ha realizzato una bella inchiesta sul parco di Kaziranga (vedi qui) che svela appunto i costi umani delle politiche di tutela della fauna protetta, tra cui anche quello dell'evacuazione forzata degli indigeni dalle loro terre per espandere le riserve. Come si immagina, è diventato quindi un dilemma del tipo: salvo la tigre o l'indigeno? Quando invece si potrebbe porre il problema in altre termini e pensare a una soluzione meno conflittuale in cui gli indigeni diventano i custodi delle foreste e della fauna. 

Due giorni sul Goa Express, il piacere dello 'slow travelling'

New Delhi, 19 febbraio 2017 

   Come dice un mio caro amico viaggiatore, il modo migliore per conoscere l'India é viaggiare in treno. Sono appena arrivata da un viaggio di 40 ore, due notti, un giorno e un pomeriggio sul Goa Express, il treno dei vacanzieri (di quelli che non possono permettersi l'aereo) e delle gite scolastiche. Io l'ho preso innanzitutto perché detesto volare e anche perché con me viaggiava la mia moto. E poi perché è decisamente compatibile con la mia filosofia dello 'slow travelling'.

   Come è stata? A parte il 'mal di treno', un dondolio sotto i piedi, che rimane anche quando si scende, devo dire che alla fine il tempo passa abbastanza in fretta.
Sono partita da Margao venerdì alle 15.45, puntuale e sono sbarcata alla stazione di Nizammudin alle 7.30 di domenica con un ritardo di un'oretta. Non male per un viaggio di oltre 2 mila chilometri. Ho calcolato che il Goa Express fa un media di 55 km all'ora con punte di 100 km. Ma quando va veloce, di notte soprattutto, la carrozza ondeggia violentemente e non e' decisamente conciliante con il sonno.
   Ho viaggiato nella 'sleeper class' che é  come la nostra vecchia terza classe. I sedili, che si trasformano in cuccette di notte, erano un po' duri ma dopo le panche di legno del Vietnam mi sembravano confortevoli. Non sono fornite lenzuola e cuscino come nelle altre classi superiori. Non c'è aria condizionata, ma solo i ventilatori, ma tanto non fa ancora caldo. E poi, quello che conta di più' per me che sono claustrofobica, si possono aprire i finestrini. Fin troppo...direi, perché di notte ho patito il freddo per via degli spifferi. Avevo il sacco a pelo e una giacca a vento con il cappuccio, ma non sono bastati. Ma difficilmente riesco a dormire nelle cuccette dei treni. Il grosso problema è che immancabilmente qualcuno russa. E' incredibile come gli indiani riescano a dormire profondamente, russando appunto, per una intera notte.
    Il giorno trascorre tranquillo in letture di riviste e libri (mi sono immersa nell'Accabadora di Michela Murgia) e una infinita serie di chai, caffelatte, samose, yogourt, omelette, lassì e perfino gelato dai venditori ambulanti che passano ogni minuto. Dopo un po' si e' talmente nauseati di 'chai' che manco si ha fame. Una sola sera ho fatto un pasto decente, un riso biryani, che ho comprato quando sono scesa. Sì, perché il bello è che nelle stazioni,  27 per la precisione, il treno sosta per 10 minuti, a volte anche di piu' e quindi c'è tempo di riempire la bottiglia d'acqua, comprare da mangiare e soprattutto sgranchirsi le gambe.
    Per fortuna sono riuscita a prenotare un posto vicino al finestrino e quindi spesso ero in contemplazione del paesaggio che cambiava sotto i miei occhi. Dalle foreste lussureggianti di Goa e del Madhya Pradesh, agli aridi campi di cipolle del Maharashtra, per poi svegliarsi vedendo file di uomini cagare accovacciati sui binari in Rajasthan (abitudine diffusa in tutto il Nord India).  Non ho visto Pune e non ho visto Agra, perchè era notte, ma sono scesa a fare due passi nella stazione di Bhopal. Nel mio scompartimento c'erano cinque giovani della middle class di New Delhi, quasi tutti sposati con figli, reduce da una settimana di vacanza a Goa in cui se la saranno sicuramente spassata.  Ogni tanto mettevano la musica a tutto volume con gli speaker esterni, ma mi chiedevano sempre il permesso prima. Hanno sempre ordinato i loro pasti on line su un sito che si chiama 'travel khana', una idea geniale che permette di avere piatti caldi consegnati direttamente sul proprio treno.
   Quando si viaggia in treno si fa anche conversazione, è un ottimo passatempo. Con i miei co-passeggeri ho parlato molto di politica, loro erano tutti del Bjp. Ma quando buttavano i rifiuti fuori dal finestrino (cosa che dopo un po' facevo anche io) mi divertivo a prenderli in giro ricordando loro il programma governativo Swacch Bharat (India Pulita), uno dei cavalli di battaglia del premier Narendra Modi, loro beniamino.
   A questo proposito, devo dire che il livello di pulizia del treno era abbastanza buono, considerando gli standard indiani. I miei primi viaggi in treno in India, una decina di anni fa, erano davvero da incubo, con topi sotto i sedili e gabinetti intasati dopo un'ora di viaggio. Dopo 40 ore e con il treno strapieno di gente, le turche erano ancora decenti e perfino con acqua corrente. Se si considera che ho pagato 750 rupie, poco più che dieci euro, mi è sembrato più che accettabile... 

Maro`, il peschereccio St. Antony cinque anni dopo

Neendakara (Kerala) - 15 febbraio 2017

    Esattamente cinque anni fa un contingente di sei militari italiani in servizio antipirateria a bordo della petroliera napoletana Enrica Lexie veniva coinvolto in un grave incidente al largo dello stato del Kerala in cui persero la vita due pescatori indiani. La sera del 15 febbraio 2012 un peschereccio arrivo` nel porto di Neendakara, vicino alla citta` di Kollam, con a bordo i corpi di due pescatori indiani, Jelastine Valentiine e Ajesh Pinki, crivellati da proiettili.  Furono accusati della loro morte due maro`, il capo team Massimiliano Latorre e il suo vice Salvatore Girone che furono arrrestati quattro giorni dopo dalla polizia keralese. Particolare curioso: l`incidente e` successo nel loro primo giorno di navigazione dopo l`imbarco avvenuto  a Colombo, in Sri Lanka, il14 febbraio 2012.
   Come noto ormai sulla storia e` calato il sipario e anche la censura del governo italiano che grazie ad un arbitrato internazionale ha ottenuto lo scorso anno il rimpatrio provvisorio di uno dei due Fucilieri  del battaglione San Marco, mentre l`altro era gia` in Italia per motivi di salute. Non credo quindi che venga dato ampio risalto all`anniversario. Lo stesso e` per l`India che penso abbia ormai dimenticato l`incidente e ripreso le relazioni con l`Italia.
   Tutttavia a me sembra giusto ricordarlo. Per l`occasione sono andata a vedere il peschereccio St. Antony, dove si trovavano le vitttime quel pomeriggio del 15 febbario 2012. E` sempre sottto sequestro nel porto di Neendakara e sempre piu` a pezzi. Non ci sono piu` i teloni di plastica blu che lo ricoprivano e il tettuccio e` crollato. Lo scafo e` ancora integro ma non so se sopravvivera` ad un altro monsone.
   Sono andata anche a trovare la vedova di Jelastine, Dora, e i suoi due figli, Il piu` grande Derrik si e` laureato in ingegneria grazie ai soldi della `donazione` del governo italiano (circa 100 mila euro a famiglia) e sta facendo ora un corso di disegno CAD a Kochi.  Il fratello Jeen sta per fnire le superiori e anche lui vorrebbe continuare a studiare, ma i soldi sono finiti. Dora ha detto che le era stato promesso verbalmente una borsa di studio in Italia per  il figlio minore, Purtroppo non ho potuto aiutarla in questa richiesta, ma spero che la parrocchia continuera` ad assisterla ed eventualmente attivare i vecchi contatti con l`Italia.

Nel 1943 un piroscafo italiano affondo` a Goa...

Panjim (Goa), 13 febbraio 2017

   Ho scoperto per caso che nel 1943 un piroscafo italiano, Anfora, di proprieta` del Lloyd Triestino, e` affondato nel porto di Mormugao, a Goa, dopo un`operazione clandestina anti spionaggio dei britannici. La storia, che ho letto qui, e` bellissima. Tant`e` che ha ispirato un libro e poi anche un film del 1980 con Gregory Peck e Roger Moore, `Sea Wolves` (In italiano `L`oca selvaggia colpisce ancora`).
     Leggo sul Times of India di oggi (leggi qui) che le autorita`goane vogliono recuperare alcuni relitti di vascelli affondati, tra cui le navi tedesche Ehrenfels e Braunfels, anche queste obiettivo della missione segreta. Sorpresi nell`oceano Indiano dallo scoppio della guerra nel 1940, i mercantili si erano rifugiati nella colonia portoghese di Goa, in quanto zona sicura (il Portogallo era neutrale). Ma  pare che a bordo di una nave tedesca era rimasta attiva una ricetrasmittente che aveva trasmesso delle informazioni di spie indiane (anti britanniche)  alle potenze dell`Asse che avevano permesso l`affondamento di molte unita` navali nell`oceano Indiano.   
    Non e` chiaro se le navi sono state incendiate dai sabotatori giunti da Calcutta oppure se sono state autoaffondate per paura che fossero catturare dai nemici. Oltre 30 persone dell`equipaggio, italiani in maggior parte, sono stati poi incarcerati dai portoghesi nella fortezza di Aguada.
   L`intera storia e` stata tenuta segreta fino al 1978, quando ormai i portoghesi erano stati caacciati da Goa e il governo indiano poteva rivelare la verita` sulla violazione della neutralita`.
    Il Mormugao Port Trust intende recuperare quattro relitti, le due navi tedesche e altre due vascelli affondati di recente, Pare che al largo di Goa ci siano decine di relitti, alcuni risalenti a diversi secoli fa, quando la regione era l`avamposto della potenza navale portoghese in Asia.
   Ma per quanto riguarda l`Anfora non e` chiara la sua sorte dopo l`incendio. Nel link citato sopra leggo che il relitto e` stato recuperato nel 1948 e poi demolito a Mumbai. Ma dal Times of India potrebbe sembrare che e` ancora nelle acque poco profonde del porto.Chissa`, mi piacerebbe andare a vedere, magari in compagnia di qualche sub.

Shivananda Ashram di Neyyar Dam, la fabbrica degli yogi

Neyyar Dam (Kerala) – 5 febbraio 2016
   Sono da tre giorni un uno dei grandi ashram dell`India, queste calamite spirituali che attirano giovani e anche meno giovani da tutto il mondo. E` sempre stato cosi` fin dagli Anni Settanta, ma oggi con la recessione penso ci sia una ripresa.
Alla base c`e` il desiderio di cambiare vita o di fare una vacanza `alternativa`, ma per molti e` anche un modo per spendere poco.    L`ashram (con l`accento sulla prima `a` come mi fa sempre notare un`amica indologa) dove mi trovo e` lo Shivananda Yoga Vedanta Dhanwanthari Ashram, situato in un posto incantevole dello stato del Kerala, a Neyyar Dam, a est di Trivandrum. Siamo quasi sulla punta dell`India e qui la natura tropicale e` rigogliosa e ancora abbastanza incontaminata.    Conoscevo questo ashram perche` e` della scuola di yoga che seguo a New Delhi da alcuni anni. Ho scoperto lo yoga grazie al centro di Shivananda nel quartiere Kailash dopo che qualcuno me lo aveva raccomandato come uno dei piu` autentici. In effetti, io da scettica totale, mi sono trovata bene e ho imparato in fretta le varie pratiche che seguono sempre lo stesso modulo (esercizi di respirazione, 12 asana di base, rilassamento e meditazione finale). Quindi le sessioni di yoga che seguo qui mi sono familiari.

   Ma vivere in ashram e` un`altra cosa. Sostanzialmente e` come un convento. Ho sempre pensato che se la Chiesa o i vari Ordini religiosi aprissero i loro centri a visitatori occasionali a tariffe di 10 o 20 euro al giorno, ci sarebbero molte piu` vocazioni. La gente scoprirebbe che quello che cerca in India lo puo` trovare vicino a casa.
   Lo Shivananda ashram di Neyyar Dam e` stato aperto nel 1978 da Swami Vishnu Devananda, discepolo del filosofo Swami Shivananda (1887-1963) che predicava la diffusione dello yoga e in particolare di una sua versione chiamata `Synthesis of Yoga`. Non vado oltre perche` la materia e` cosi` complessa che ogni volta tento di capirci qualcosa mi sembra di sprofondare sempre piu` e perdo anche le piccole cose che mi sembra di aver capito dopo 15 anni di peregrinazioni nei centri sacri dell`India.

POST MARO`: Italia assistera` le Ferrovie indiane per la sicurezza, un compito ciclopico

Trivandrum (Kerala) - 4 febbraio 2017

   Eppur si muove. Qualcosa finalmente si muove nelle relazioni tra India e Italia congelate da circa 5 anni a causa della nota vicenda dei maro`.
   Le Ferrovie dello Stato hanno fatto un colpo grosso firmando un memorandum di intesa con le Ferrovie indiane nel settore della sicurezza (questo e` il comunicato). Anche se e` solo un MoU, che dovra` poi concretizzarsi in futuro, si tratta di un notevole successo  per la partecipata dello Stato italiano.
    Basta ricordare che le Ferrovie indiane: 1) sono  tra  le piu` grandi al mondo per chilometri di binari e per numero di passeggeri, 22 milioni al giorno. 2) per via del loro pessimo stato di manutenzione e di segnaletica, hanno un record spaventoso di incidenti. Il 2016  poi e` stato un `annus horribilis` con circa 150 vittime del frontale del treno Patna-Indore. E` proprio dopo questa tragedia che il ministro delle Ferrovie ha deciso di avvalersi di consulenti stranieri per migliorare la sicurezza.
    Insomma di lavoro ce n`e` parecchio. Anzi, non invidio gli ingegneri italiani che dovranno fare una valutazione dello stato della rete ferroviaria indiana, una impresa a dir poco ciclopica .
    Un altro importante MoU e` stato firmato da Italferr, il braccio ingegneristico, in cui si prevede tra l`altro la progettazione di un ponte di 750 metri con una arcata centrale sospesa di 200 metri nello Stato himalayano di Jammu e Kashmir, dove e` in corso la costruzione della Ferrovia che colleghera`la `ribelle`  Srinagar con il resto del Paese . 

Malayattoor (Kerala), i tagliatori di croci

Kochi (Kerala), 24 gennaio 2017
   Per il mio progetto di una guida sul Cristianesimo in India, sto facendo il `giro delle sette chiese`in Kerala alla scoperta, per l`appunto, delle sette chiese fondate da San Tommaso, l`apostolo che secondo la tradizione e` venuto in India a predicare la nuova religione.

   E` straordinaria la diffusione in Kerala di un cristianesimo che risale al II-III secolo e che si rifa` alla chiesa d`Oriente nata in Mesopotamia. Non ci sono prove storiche o reperti archeologici che possano in qualche modo provare l`arrrivo di San Tommaso sulla costa del Malabar, all`epoca fiorente centro commerciale per lo scambio delle spezie e popolata da ebrei rifugiati. Ma la presenza di comunita` dei `nasrani` (Cristiani siriaci o Cristiani di San Tommasoi) che seguivano rituali in siriaco potrebbe davvero far pensare alla venuta di uno o piu` missionari agli albori del Cristianesimo. Non si dimentichi poi che San Tommaso sarebbe stato ucciso in TamilNdu e di questo martirio ne parlano in tanti, compreso Marco Polo.

   Insomma sono convinta che il Cristianesimo sia arrivato qui forse prima che a Roma e per questo ho deciso di scrivere una sorta di `Christianity Circuit` in India.
   Seguendo le tracce di St Thomas, lungo il fiume Periyar e altri che all`epoca erano le vie del commercio, ho scoperto molte  bellezze nascoste.
    Oggi sono andata in un famoso centro di pellegrinaggio a Malayattoor dedicato a San Tommaso che qui si sarebbe rifugiato mentre andava in Tamil Nadu. La leggenda narra che alcuni abitanti abbiano visto una `croce d`oro` e delle rocce che grondavano sangue nel luogo dove l`apostolo si era fermato. C`e` una collina che si chiama Kurishimudi che si raggiunge con circa 40 minuti di marcia su un sentiero tra alberi di mogano. Al Venerdi` santo si sale in processione per la via Crucis. In cima c`ea una storica  cappelle dedicata alla croce d`oro di Tommaso e ci sono anche le sue `impronte` sulla roccia.
    Ma la cosa divertente e` il `cimitero` delle croci abbandonate lungo il bosco. Sono decine, di tutte le dimensioni, e recano scritte della parrocchia di provenienza. Quando sono arrivata c`erano dei taglialegna al lavoro che tagliavano le croci con una sega elettrica facendone tronchetti buoni per il caminetto. Probabilmente e` una consuetudine per loro. Ripuliscono l`area in vista del prossimo pellegrinaggio, ma l`operazione e` di sicuro inusuale e anche divertente. I tagliatori di croci, anche quello un mestiere...

ARTE/ L`argilla di Zanetti a Goa e le tele di Galliano alla Biennale di Kochi. Ritornano gli artisti italiani in India

Kochi, 20 gennaio 2017

    L`era post maro` in India sta vedendo un ritorno degli artisti italiani, anche se ancora molto limitato rispetto alle potenzialita` di un Paese noto in tutto il mondo per la sua arte.
    Negli ultimi due mesi nel Sud dell`India mi e` capitato di vedere due artisti italiani di un certo calibro internazionale. Una e` la toscana Virginia Zanetti che ha partecipato con una performance di `land art` al Serendipity Arts Festival di Goa a dicembre. Il suo lavoro intitolato `Fourth Study in the Ecstasy of the Landscape` prevede il coinvolgimento del pubblico che viene invitato a stendersi su delle mattonelle di argilla fresca. L`artista `usa` quindi i corpi per creare delle impronte abbracciando o stendendosi lei stessa sulle persone.
   Siccome ho partecipato all`installazione posso raccontare le sensazioni che ho provato. Prima il contrasto del freddo dell`argilla e il calore del suo corpo, e poi un senso di pace e di rilassamento. Sono stata  sdraiata  per piu` di un`ora completamente immobile sul mio calco di argilla. In questo tempo, che non mi e` sembrato cosi` lungo, ho sperimentato altre sensazioni, gli altri movimenti intorno a me e, di nuovo il calore, di una mano di un`altra parsona che l`artista ha appoggiato su una mia gamba. Mi rendo conto che e` difficile descrivere la performance a parole, ma penso che abbia centrato lo scopo, quello di un ritorno al rapporto primordiale con la Materia.
Zanetti si e` esibita all`inizio del mese nche a New Delhi con la mostra di acquarelli I Pilastri della Terra`.
    Anche le opere di Daniele Galliano, esposte alla Biennale di Fort Kochi (Kerala) hanno qualcosa di intimistico, anche se piu` irriverenti. Il pittore ogni giorno `reinterpreta` dei paesaggi dipinti su tela da autori sconosciuti `inserendoci` delle persone tra il pubblico che incontra. L`installazione che si intitola `Unknow + Galliano, Bad Trip India 2016` e` ricavata nell`ex magazzino Aspinwall House che si affaccia sulla laguna di Kochi, dove da secoli partono le spezie dirette in Occidente. Nelle vie di Mattancherry ancora oggi si sentono i profumi del pepe, dell`anice, caffe`, cardamomo e le altre specialita` della costa del Malabar. Muziris, a circa 30 km a nord, era un centro di commercio dei romani che si lamentavano di spendere qui troppo oro (Plinio il Vecchio).
   La Biennale Kochi Muziris, che e` alla terza edizione e che uno dei pochi appuntamenti in India dedicati all`arte conteporanea, e` intitolata (un po` cripiticamente) `Forming in the Pupil of an Eye`. Da molte installazioni si esce con il cuore pesante. Riflettono l`inquietudine dei tempi che stiamo vivendo, in particolare la crisi dei profughi siriani.
Nell`opera del cileno Raul Zurita, `The Sea of Pain 2016`, ospitata in un grande capannone, si attraversa un `mare` buio annaspando con l`acqua fino alle ginocchia in cerca del piccolo profugo Alan Kurdi, fotografato morto sulla spiagga nel settembre 2015 e diventato simbolo della nostra impotenza a fermare le guerre.

Ecco il mondo multipolare dell`India.Ma l`Europa non esiste

Kochi  (Kerala),17 gennaio 2017

   Se per Trump l`Europa e` in via di smantellamento, per l`India non esiste nemmeno. Il premier Narendra Modi ha inaugurato oggi la seconda edizione del Raisina Dialogue,  che e` un po` come una `Cernobbio asiatica`, dove si riflette su tematiche politiche globali.
   Il leader indiano ha spiegato che il mondo e` sempre piu` multipolare (il che e` vero), ma in questo nuovo ordine (o meglio disordine) sembra non esserci posto per il Vecchio Continente. Nel suo discorso ha citato i legami con tutto il rissoso vicinato, quelli difficili con la Cina e poi quelli con gli Stati Uniti, che secondo lui continueranno a essere a 360 gradi anche con Trump.
    Ma non ha dedicato una parola all`Europa. Forse non c`e`nulla da dire perche` i rapporti con Bruxelles sono profondamente in crisi, oppure New Delhi non la considera come una  pedina dello scacchiere internazionale.
    Dal discorso di Modi emerge un India che e` sempre piu` cosciente del suo ruolo sulla scena mondiale e non e` solo perche` a promuovere questo ruolo e` un leader nazionalista. E` il turno dell`Asia anche se l`Occidente si ostima a non capire,
    I tempi sono ormai maturi per un India piu` attiva e capace di diffondere dei valori culturali deecisamente diversi, come un diverso rapporto tra uomo e natura (yoga) e quelli pacifisti gandhiani che tutti conosciamo.

Zoo di Trivandrum, che pena le tigri in gabbia!

Trivandrum, 15 gennaio 2017

    Lo zoo di Trivandrum, capitale del Kerala, si vanta di essere uno tra i piu` vecchi non solo in India, ma nell`intera Asia. Risale infatti al 1857 e in origine era un `divertissement` del maharaja di Travancore, uno dei regni piu` ricchi, E` annesso al museo Napier, anche quello voluto dal sovrano locale. All`epoca era una novita` tenere in gabbia belve feroci e animali esotici, oltre che un simbolo di potere, adesso lo e` un po` meno...
    In 22 ettari, dove c`e`anche un laghetto, ci sono oltre 80 specie di animali compresi ippopotami e tigri. Un po`allo stretto ovviamente, soprattutto i felini. Le tigri vivono separate in gabbie miniscole. Fanno veramente compassione e non so davvero perche` non ci sia una convenzione internazionale che obblighi lo smantellamento dei giardini zoologici.
    Tornando allo zoo di Trivandrum, ho letto che proprio qui lo scrittore franco canadese Yann Martel ha tratto ispirazione per descrivere la tigre Richard Parker in `Life of Pi`. Non a caso, lo spazio dove vivono le tigri non e` molto piu` grande della scialuppa di salvataggio del naufragio.

Diplomazia: l`India tira le somme a meta` mandato, ma ignora la Ue


New Delhi, 4 gennaio 2017
    Come di consueto il governo indiano ha tenuto una conferenza stampa di `mid term` per fare il punto sull`attivita` diplomatica a meta` legislatura. Qui sotto c`e` la versione integrale su YouTube dell`incontro tra due viceministri, l`ex giornalista MJ Akbar e l`ex generale VK Singh con la stampa indiana e straniera. La ministra degli Esteri, Sushma Swaraj, in convalescenza dopo il trapianto di un rene, non ha potuto prendervi parte.
   In questi due anni e mezzo di potere del Bjp, la diplomazia indiana e` stata molto attiva e lo dimostra il numero di nazioni che sono state `engaged`, per usare lo stesso termine dei viceministri. L`obiettivo che si prefissa il governo e` di avere contatti con tutti i 191 Paesi dell`Onu alla fine del mandato.
   Ma non sempre questa ridda di visite e incontri bilaterali ha portato dei frutti. Spesso non bastano i sorrisi o le strette di mano per garantirsi alleanze nei consessi internazionali o partner commerciali.
   Nonostante le promesse di migliorare i rapporti con il vicinato, l`India ha di fatto peggiorato i suoi rapporti con il Nepal a causa del blocco economico causato dalle proteste dei `madhesi`e con il Bangladesh sulla questione delle acque. La connettivita` con il sud est asiatico rimane una chimera, perche` le frontiere con il Myanmar rimangono chiuse. Con lo Sri Lanka manco si riesce a stabilire un collegamento via mare.
    Con il Pakistan e` gelo a causa dell`aumento dell`attivita` terroristica e delle incursioni in Kashmir. Anche con la Cina le relazioni sono tesissime per via del leader islamico pachistano Masood Ahzar, che l`India vorrebbe veder riconosciuto come terrorista internazionale. Per quanto gli Usa, tutto dipendera` dalla nuova amministrazione Trump, che sembra essere contraria all `outsourcing.
Mentre l`Unione Europea e` addirittura assente dall`agenda del governo. Non e` stata manco citata nella conferenza stampa o nella sessione di domande e risposte. Come se non esistesse.

Addio 2016, un anno di `slow travelling` tra Asia e Europa

A bordo del volo TK720 (Istanbul-Mumbai), 31 dicembre 2016

    Il mio anno termina come e` iniziato, in movimento nei cieli, inseguendo la mezzanotte dall`Europa all`Asia, da Occidente a Oriente, fino a quando viene l`alba ed e` ora di fermarsi. Per una felice combinazione di voli mi ritrovero` di nuovo a Mumbai, o Bombay come mi piace chiamarla, esattamente come un anno fa.
   E` stato un anno di peregrinazioni attraverso frontiere non sempre facili ad attraversare, un anno tra Asia e Europa, ma senza centrare il mio obiettivo che e` quello di andare in Italia via terra, senza prendere aerei. Non ci sono riuscita, ma mi riprometto di provarci nel 2017. Non mollo.
   Ho trovato anche un`altra frontiera invalicabile, quella tra la Birmania e l`India. A novembre non sono riuscita ad avere dalle autorita` birmane il `permesso speciale`  per attraversare il valico di Tamu,  nell`ovest del Myanmar. Ci ho provato quando ero a Yangon e ci ho provato a Mandalay. Fino a pochi mesi fa era possibile, ma ora per motivi che non sono riuscita a capire, non rilasciano piu` i permessi.  La connettivita` tra l`India e il Sud Est asiatico e` ancora una favola nonostante i proclami dei governi nei forum regionali. Il collegamento diretto di autobus tra Imphal, nello stato indiano del Manipur  e Bangkok, era stato inaugurato un anno fa in pompa magna, ma poi si e` impantanato in ostacoli burocratici e scarsa volonta` politica.  Sognavo davvero di tornare in India via terra dopo il mio viaggio in Indocina. Questa e` stata la piu` grande amarezza dell`anno che si chiude.

Questa e` l`India secondo il Corriere della Sera

Torino, 27 dicembre 2016

    Vedo oggi sul Corriere della Sera una intera pagina (vedi qui) dedicata alla posa della prima pietra di una statua di Chhatrapati Shivaji, un sovrano del 1600 che ha tenuto testa ai mughal e agli inglesi e che per questo e` amato dai nazionalisti indu`, in particolare in Maharastra, dove sorgeva il suo regno. Il memoriale, sulla falsariga della Statua della Liberta`, si affaccera` sul Mar Arabico,  davanti al lungo mare di Marina Drive. Si dice che sara` la piu` alta del mondo
    L`articolo e` copiato da qualche media indiano e tradotto in italiano. Il Corriere non ha corrispondenti in India. Ma l`articolista non si e` limitato a riportare la notizia, l`ha invece confezionata ad arte e fatta passare come una conseguenza  della politica nazionalista di Narendra Modi calcando bene i toni sullo scontro ideologico  indu`- mussulmani. Che non c`entra un fico secco. 
    Eppure  questa e` la chiave di lettura che la stampa italiana ogni santo giorno impone a qualsiasi fatto di cronaca, anche se - lo ripeto - non c`entra nulla. E` incapace di uscire dalla logica che domina l`attualita` di questi giorni: da una parte gli islamici radicali e dall`altra i governi che li combattono. E` come un disco rotto. Tutto deve ruotare intorno allo `scontro tra civilta`` che sta distruggendo ke nostre societa`.
   Questa narrativa si riproduce anche in India: Modi e` quindi un nazionalista `cattivo` come Trump che fa costruire enormi statue di eroi anti mussulmani per glorificare l`identita` indu`.
   Peccato che il progetto del memoriale di Shivaji e` nato nel 2004 da un partito vicino al partito laico del Congresso guidato da Sonia Gandhi. Era perfino nel manifesto elettorale del Nationalistic Congress Party (Ncp) anche originariamente la statua era piu` bassa. E poi Shivaji ha combattuto allo stesso modo anche i britannici che all`epoca si erano insediati nell`allora Bombay.
   La notizia e` un tipico esempio di pessima informazione. Si ignora, per esempio, che nelle ultime settimane l`attenzione e` monopolizzata dal gigantesco sforzo di sostituire l`80% del contante dopo la messa fuori corso delle banconote da 500 e 1000 rupie.
    Il dibattito politico e` su questo e non lo si puo` ignorare, se si parla dell`India. Ma certo, per épater le bourgeois, e` meglio far credere che anche in India ci siano le crociate contro gli islamici.  

LA FOTO/Ci ho provato, questo lo scatto inviato al concorso al Tpoty 2016

New Delhi,  22 dicembre 2016

   Le mie velleita` fotografiche sono state stroncate sul nascere. Con questa foto ho partecipato al Travel Photographer of the Year 2016 (Tpoty), un concorso internazionale di foto di viaggio, nella sezione `Wildlife & Nature`.  L`avevo scattata a Badami, in Karnataka, e mi e` piaciuta perche` trasmette un messaggio di solidarieta` e di fraternita`, di cui oggi c`e` bisogno. Ma ovviamente non poteva competere con dei professionisti del settore.  Ha vinto uno scatto di una rarissima lince (vedi qui)
    Non mi hanno neppure mandato una mail di ringraziamento, di quelle standard, in cui con un giro di parole si dice che la foto non ha passato la selezione. Chissa`, mi sarebbe piaciuto vedere la faccia dei giurati quando l`hanno scartata, ammesso che l`abbiano vista... A me rimane la consolazione di pubblicarla qui per i miei lettori.

Banconote fuori corso/ Una mazzata per il turismo straniero

Palolem (South Goa). 20 dicembre 2016
  
   Sono trascorsi ormai 40 giorni dalla decisione del governo di dichiarare fuori corso le banconote da 500 e 1000 rupie, ma le code di fronte alle banche non sembrano accorciarsi. Ogni mattina davanti all`unico bancomat funzionante di Canacona, il villaggio dove sorge la spiaggia di Palolem, una delle piu` belle di Goa, c`e` una lunga fila. Il razionamento a contagoccia dei prelievi (appena 2000 al giorno, circa 18 euro) costringe la gente a questo appuntamento quotidiano per la sopravvivenza. Molti sono turisti stranieri che prelevano la stessa cifra con carte di credito internazionali pagando salate commissioni alle banche.
La draconiana misura anti corruzione del governo di Narendra Modi (imitata, ma poi sospesa per i disordini in Venezuela). ha paralizzato i consumi, in particolare di beni durevoli, mentre ha messo in ginocchio l`econonomia informale, che in India e` ancora predominante.
    Tra le vittime si conta anche l`industria turistica. Mancano pochi giorni al Natale e Goa, l`ex colonia portoghese famosa in tutto il mondo per i rave party, e` praticamente deserta. Molti turisti hanno cancellato le prenotazioni dopo che hanno visto le resse davanti alle banche. Gia` penalizzata per il problema delle violenze sessuali, l`India sembra essere stata definitivamente depennata dalla lista delle mete vacanziere.
Quello che e` peggio e` che qualcuno ne approfitta della situazione, come sempre. Gli stranieri hanno diritto a cambiare la loro valuta per un massimo di 5000 rupie alla settimana. Ma le banche si rifiutano di cambiare moneta straniera. Lo si puo` fare quando si arriva all`aeroporto e in alcuni cambiavalute `ufficiali`delle maggiori citta`, che pero` la maggior parte delle volte sono senza cash. Oppure si ricorre al mercato nero, funzione svolta dai negozi di oreficeria, dove pero` viene praticato un cambio da strozzinaggio, Molti hotel o ristoranti accettano pagamenti in dollari, ma a 60 rupie (il cambio ufficiale e` di 68). I pochi negozi che invece accettano le carte di credito, ti prendono il 4%di commissioni. Insomma, invece di aiutare il povero malcapitato turista, lo spennano ulteriormente. Non mi stupisco che Goa sia deserta....     

India, il governo `ricorda` quali sono le aree off limits per i giornalisti stranieri

Mumbai, 13 dicembre 2016
   Ieri il ministero degli Esteri ha diffuso via mail una lista di Stati indiani e aree che sono `off limits` per i giornalisti stranieri. Tra questi ci sono alcuni Stati del Nord-Est (Nagaland, Mizoram, Manipur Sikkim e Arunachal Pradesh) dove sono attivi gruppi separatisti, e ovviamente il Jammu e Kashmir. In piu` ci sono `alcune aree` del Rajasthan e dell`Uttaranchal,  Il primo, penso, che sia una zona `sensibile` per via del poligono militare di Pokhran dove sono avvenuti i due test nucleari del 1974 e del 1998, mentre nel secondo c`e` il confine conteso con la Cina-Tibet. Al comunicato e` allegato un formulario da compilare per ottenere `uno special permit` se uno vuole andare in quelle zone.
   La email, indirizzata a tutti i corrispondenti stranieri, ha destato sorpresa e anche un po` di preoccupazione tra i colleghi. Tanto che dopo cinque ore, lo stesso ministero (sezione dell`External Publicity Division)  ha inviato una `chiarimento` per dire che non si tratta di un `nuovo` regolamento del ministero degli Interni, ma di uno in vigore da `molti anni`. Le normative sono state ricordate perche`, si legge, `some foreign journalists were unaware of the regulations and faced inconvenience when entering those areas without the appropriate permits`.    Segue poi una diversa lista di aree dove emerge che solo `alcune parti` degli Stati citati nella precedente mail sono chiuse agli stranieri. Il Sikkim e Nagaland, tuttavia, sono interamente proibiti, e anche le Andamane.
    Poi si specifica che le restrizioni valgono non solo per i giornalisti stranieri, ma per tutti gli stranieri e che la `XP Division will be happy to facilitate bona-fide visits to Restricted & Protected Areas if applications are received in the prescribed format`.
   Evidentemente io appartengo alla categoria dei giornalisti stranieri che non sapevano di queste restrizioni, almeno non in tutti gli Stati citati.
   Io sapevo che nel 2011 il governo aveva rimosso le restrizioni in tre Stati del Nord-Est (Nagaland, Manipur e Mizoram) per favorire il turismo (vedi qui).
    Mentre per quanto riguarda le Andamane e Nicobare, l`arcipelago che ospita basi militari segrete e rare tribu` indigene, sono abbastanza sopresa. Il permesso chiamato `Restricted Area Permit o Rap` e` emesso dall`ufficio Immigrazione all`arrivo a Port Blair (e similarmente in ogni isola tra quelle aperte al turismo). Cosi` e` stato quando ci sono andata nel marzo 2015, e sono stata registrata come giornalista, anche perche` il mio visto e`un j-visa e quindi e` difficile sfuggire.
   Non so cosa abbia indotto il governo a ribadire la lista delle aree ristrette, ma potrebbe sembrare un tentativo di `controllare` la stampa straniera. Non voglio pensare che sia questa l`intenzione, sarebbe la prima volta da quando sono arrivata in India oltre 10 anni fa... Ma se si allarga lo sguardo a livello globale, compresa l`Italia, e` chiaramente visibile uno sforzo da parte dei governi di imbavagliare la stampa, i bloggers o gli attivisti ficcanaso. Uno sforzo che e` reso piu` facile dal controllo dei social network, il cosidetto `quinto potere` che a parere mio presenta una doppia faccia della medaglia, molto inquietante, quella del Grande Fratello.
    Coincidenza vuole poi che a settembre, quando ero nel confinante Myanmar, ho cercato invano di avere dal governo di Yangon un `permesso speciale` per attraversare il confine di Tamu (con l`India). Il governo birmano infatti impone numerose restrizioni agli stranieri perche` non vadano a curiosare nelle aree dove vivono le minoranze oppresse o dove si fanno commerci poco chiari, come droga o pietre preziose.
   L`unico valico con lo stato indiano di Manipur rientra tra queste aree off limits per gli stranierie per le quali ci vuole appunto uno `special permit`. Fino a pochi mesi fa, gli uffici del Turismo e le agenzie di viaggio di Yangon e Mandalay rilasciavano i permessi dietro pagamento di una costosa commissione. Ora non piu` e non ho capito il perche`.
   Dal Myanmar, che non e` ancora uscito dalla dittatura, mi aspetto una simile proibizione, ma non dall`India, che si vanta di essere la piu` grande democrazia del mondo.

IL LIBRO /One Indian Girl, il coraggioso femminismo di Chetan Bhagat

New Delhi, 29 novembre 2016 

    Ammetto di essere anche io, come milioni di indiani, una fan di Chetan Bhagat, uno dei pochi scrittori anglofoni che vivono stabilmente  in patria  e che raccontano l`India moderna. Il suo ultimo libro,  One Indian Girl,  e`un`opera geniale. Per me e` il migliore dei suoi nove lavori.
     Bhagat si mette nei panni di una giovane donna in carriera dibattuta tra un lavoro superpagato alla societa` di investimenti americana Goldman Sachs e il rispetto dei tradizionali valori familiari. E`un dilemma, molto spesso dolorosissimo,  che tocca le ragazze oggigiorno in India,
    A scuola sempre piu` donne raggiungono risultati superiori a quelli dei loro compagni. Ma i loro salari sono ancora inferiori. Ed e` impensabile che possano guadagnare piu` dei loro mariti. E` una cosa malvista anche in Occidente, figuriamoci qui in India dove le suocere danno fuoco alle nuore che non riescono ad avere figli maschi.
    Bhagat mette il dito in questa contraddizione vestendo i panni di Radhika Mehta, ragazza intelligentissima e rampante che vive da single a New York, che si innamora e  poi viene abbandonata, che ha una avventura con un uomo sposato e che per il quieto vivere accetta un matrimonio combinato dalla famiglia, ma che alla fine prende in mano le redini del suo destino. In altre parole, manda affanculo in un colpo solo due ex fidanzati che si presentano al suo matrimonio e anche il futuro sposo, e se ne va in vacanza da sola. Una scelta coraggiosa e rivoluzionaria per gli standard indiani.
    Per questo One Indian Girl, non ha ricevuto una grande accoglienza in India. E` un libro decisamente femminista in un Paese che non sa (ancora) cosa e` il femminismo,
Ma proprio per questo, considero Bhagat un genio, per come si e` calato nella mente di una donna moderna, interpretando benissimo i suoi tormenti interiori quando si vede costretta a sacrificare il suo lavoro per rivestire quello di moglie-madre tradizionale come la societa` richiede.
   Il tema e` trattato con ironia attraverso la `voce interiore` di Radhika, ma e` una ironia amara, come quando e` costretta a nascondere il suo stipendio negli annunci matrimoniali (a differenza degli uomini). Oppure quando deve fingere di essere una `secchiona` come ai tempi della scuola mentre  invece convive per un paio di anni con Debu, un ragazzo di cui si innamora perdutamente ma da cui poi viene respinta perche` guadagna troppi bonus. 

Referendum e italiani all'estero/ "Caro governo ti scrivo..."

New Delhi, 26 novembre 2016

    Come tutti gli italiani all'estero ho ricevuto anche io la lettera di Matteo Renzi in cui si invita a votare sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. Sul frontespizio compare il premier che ride con il presidente Usa uscente Barack Obama, mentre sul retro c'è la missiva "Cara italiana, caro italiano...".

   Onestamente mi fa piacere che qualcuno del governo mi scriva e mi chiami pure "cara Italiana" perché a parte gli appuntamenti elettorali in 20 anni che sono all'estero non ho mai ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal mio Paese. Purtroppo gli italiani all'estero esistono solo quando serve un voto.
    In estrema sintesi, la lettera descrive l'Italia come un Paese deriso e umiliato all'estero a causa della sua instabilità politica e della corruzione: "Un Paese instabile, che cambia Presidente del Consiglio più spesso di un allenatore della nazionale. E tra noi, ahimé, possiamo dircelo: questo luogo comune non è così distante dalla realtà".  Ma mi raccomando, che rimanga "tra noi"...
   Il sì al referendum riduce i costi della politica ed elimina il bicameralismo paritario, che è - cito la lettera - "un sistema che esiste solo in Italia". Peccato che ci sia anche in India e Usa, rispettivamente la più grande e la più vecchia democrazia al mondo.
   L'approvazione della riforma costituzionale avrebbe il potere di trasformare l'Italia in "un Paese credibile e prestigioso".  Mentre in caso negativo "torneremo a essere quelli di cui all'estero si sghignazza, quelli che non cambiano mai, quelli famosi per l'attaccamento alle poltrone e azzuffate in Parlamento".
Già, l'Italia di cui si "sghignazza" proprio come nella foto del frontespizio.