Hampi, finalmente ho incontrato Baba Cesare

Hampi, 7 febbraio 2016

   Erano anni che cercavo Baba Cesare, il sadhu italiano, famoso in mezza India e ora anche in Italia grazie a un suo libro di memorie 'dettate' a Folco Terzani ("A Piedi Nudi sulla Terra", 2011).
L'ho trovato dove e' stato negli ultimi 25 anni... nella sua grotta-ashram a Anegundi, sulla riva nord del fiume Tungabhadra, vicino al vecchio ponte in rovina.
   Per arrivarci bisogna prendere un cestone dalla riva sud, oppure attraversare un torrente se si e' dall'altra parte. Io ci sono arrivata dal nord, dalla strada che va alla collina di Anjaneya, dove secondo la tradizione e’ nato Hanuman. Questa zona,come mi ha raccontato Baba Cesare, era il regno delle scimmie, e di fatti da lui e’ pieno di langur e macachi.

   Baba Cesare, di cui non so il cognome, e’ un ex freak torinese scappato dall’Italia per vicende di droga. Un ribelle ma di destra, cacciatore di donne ma allergico alla famiglia, che come tanti ha trovato nell’India un rifugio e soprattutto una riserva infinita di droghe, come ho letto nel suo libro.
   A un certo punto, stufo dello sballo contino, e' diventato un 'sadhu', un asceta, un po’ per scelta, ma anche per necessita’ per continuare a vivere liberamente in India quando ormai non si poteva piu’ a causa delle leggi piu’ severe contro gli stranieri senza visto e senza passaporto.
   La sua vita e’ stata rocambolesca, fuori e dentro le prigioni, a zonzo sulla via dei freak dalla Turchia al Nepal, e poi gli ultimi cinque lustri in una grotta ad Hampi. In un certo senso e’ sempre stato coerente con il suo spirito anti conformista. Ha una figlia che ha rivisto due anni fa quando e’ andato al salone del libro di Torino e che fa la designer, mi ha detto. Ma dal libro si capisce che ha anche altri figli...
   Ora ha 70 anni, e' in po'mal messo.. non riesce piu’a camminare se non per brevi tratti e ha un’asma cronica. Vicino al suo letto ci sono le bombole dell’ossigeno. Ma nonostante il respiro affaticato, all’alba fa ancora qualche tiro di cilum in un una delle sue creazioni in terracotta a forma di serpente.

   Mi impressiona la sua attenzione estrema ai gesti quotidiani, come quello di selezionare i fiori da mettere sullo shiva linga del tempietto oppure quello di controllare la quantita’ di sale nella minestra. Con lui c’e’ Anna, una tutto fare, che lo accudisce come un bambino con una devozione veramente incredibile. Non sta mai ferma un attimo, dal mattino quando inizia a spazzare l’ashram, fino alla sera quando prepara la cena e poi riassetta.
   Io sono stata con loro un pomeriggio e poi mi sono fermata a dormire per poter assistere alla puja all'alba. Ho dormito per terra, ma su un comodo materasso per gli ospiti, in una sorta di caverna vicino al ‘fuoco sacro’, la dhuni, che non bisogna mai lasciare spegnere. Ero un po’ impaurita all’inizio perche’ ogni tanto c’erano raffiche di vento che spostavano  le foglie secche e mi sembrava di sentire delle presenze...e’ il vento che ha messo incinta la madre di Hanuman...poi pero’ ho sentito della musica al di la’ del fiume e questa presenta umana mi ha tranquillizzato.

   Durante la giornata nell'ashram c’e’ un via vai di visitatori, indiani e stranieri, i primi vanno per ricevere la benedizione (e fumare un joint), mentre i secondo penso per curiosita’. Anche i turisti italiani che capitano ad Hampi ci vanno, soprattutto perche’ hanno letto il libro. Qualcuno porta qualcosa da mangiare, altri dei fiori o altri utensili, per esempio un ventilatore perche’ ora comincia a fare caldo. Baba Cesare li chiama i suoi ‘sponsor’, ne ha molti e gli vogliono bene. Tra questi c’e’ anche il figlio di Terzani che ha raccolto le sue memorie nel libro che citavo sopra. Mi ha detto che qualcuno vorrebbe farne un film, con il famoso attore Elio Germano, che e’ gia’ stato protagonista di “La fine e’ il mio inizio” e che se ho ben capito e’ gia' venuto a trovarlo per studiare il personaggio.
   Sono poi ancora tornata una volta a portargli un tamburello che avevo comprato a Goa e della frutta. Poi ci siamo salutati davanti a un suo dipinto su una roccia.
Non mi ha quasi raccontato nulla di lui, mi ha detto ‘trovi tutto nel libro’. Io l’ho trovato un po’ altezzoso, ma poi ho capito che gli costa fatica anche a parlare per via dell’asma. Poi in effetti non c’e’ nulla da dire: tra le rocce e nel silenzio della foresta, c’e’ solo da vivere il presente nella semplicita’ dei gesti quotidiani.

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