TREKKING/ da Valle Gran Rey all'ermita di Guara'

 Gran Rey (La Gomera), 2 giugno 2022

    ‘Ermita’ in spagnolo significa ‘cappella’. A La Gomera, una delle più piccole e meno turistiche isole dell'arcipelago spagnolo delle Canarie, ci sono sette 'ermitas', mete di fastosi pellegrinaggi annuali. Sono situate su punti panoramici, con viste spettacolari e al termine di perigliosi sentieri, più vicini al Cielo che agli uomini.
   La cappella di Guara', vicino al villaggio di Gerian, non figura tra queste, forse perché non ha una storia secolare, essendo stata costruita soltanto negli Anni Sessanta. E' quello che i francesi definiscono 'mignon', tanto piccola e perfetta che sembra finta. E' dedicata alla patrona dell'isola, la Vergine di Guadalupe, ma non è famosa come il santuario della Nostra Signora di Guadalupe, su uno scoglio a circa 10 km dal porto di San Sebastian (ne ho parlato qui)
   Leggo che ci sono due versioni sulla sua origine che è legata a un pastore di nome Candido Dorta, La prima storia è che si tratta di un ex voto per la guarigione della sua vacca zoppa. La seconda si riferisce a un presagio divino, una colomba che si era messa a volare in circolo sopra la collinetta di Guara' poco dopo la morte della moglie di Candido, che come nome aveva appunto Guadalupe.
    ci si arriva? Con un cammino di circa 3 ore salendo il costone sinistro (guardando il mare) della Valle Gran Rey, l’enclave tedesca e ex hippy nel sud ovest dell’isola. Il sentiero, ben indicato, passa nel Parque Rural di Valle Gran Rey, una zona di interesse naturalistico e habitat del lucertolone simbolo de La Gomera, il Lagarto Gigante, che finora ho visto solo impresso sui gadget turistici in vendita nei negozi di souvenir.
   Il sentiero sale a zig zag fino in cima al ‘barranco’ (i canyon formati dalle colate di lava nelle isole Canarie), a circa 600 metri di altezza. Da qui prosegue costeggiando una profonda gola tra palmeti, agave, fichi d’india e qualche mandorlo, dove si può sostare al riparo del sole cocente. La bianca chiesetta di Guara’ è visibile da lontano, ma bisogna avere un po’ di pazienza prima di arrivarci.
 All’ermita, situata su un piazzale panoramico, ci si arriva anche con una strada asfaltata che collega il villaggio di Gerian, poco più sotto. Era un villaggio agricolo, oggi è semiabbandonato, ma ci sono ancora dei bei ruderi scavati nella roccia, come era tradizione nella popolazione indigena pre ispanica, i ‘guancho’.
   La cappella, bianchissima con gli infissi verdi, sembra di essere alle Cicladi, sovrasta un altro ‘barranco’, quello di Argaga, così profondo che sembra un cratere. In basso si vedono delle oasi, ci sono delle pozze d’acqua, è quella che arriva dal sottosuolo e che sgorga in una fontana nella spiaggia di Argaga, il mio ancoraggio preferito in quest’isola magica.

SLOW TRAVELLING/Da Roma a Milano, "turisti per caso" nell'Italia post Covid

Un viaggio nell’Italia post Covid, nella cultura che riapre e nelle strade che tornano a riempirsi di turisti, un viaggio ‘lento’ in corriera tra Roma e Milano passando per Bologna, attraverso storie millenarie e modernità tecnologica, giocando a fare i “turisti per caso” con nello zaino “Viaggio in Italia” di Guido Piovene (1957)

Roma, 10 aprile 2022. Tour nel ghetto ebraico

    Il primo treno da Fiumicino per Roma è quello per Orte alle 05.57. Nella città eterna dormono ancora tutti. Scendo a alla stazione di Tuscolana, e mi ritrovo a passare sotto l’arcata di un acquedotto romano, uno dei tanti ancora in piedi e forse pure funzionante. Svetta arrogante tra i palazzi dell’epoca fascista, come per dire “sono ancora qui" nonostante le guerre, i cambi di regime. Nonostante tutto. “Eterno” appunto. Il mio ostello è in via Lodi, non distante da Piazza Re di Roma e dalla via Appia, quando ci arrivo ci trovo un bangladese mezzo addormentato che mi apre la porta, mi fa lasciare i bagagli e poi mi dice di tornare dopo 8 ore per il check-in.

   Perfetto, ho otto ore di tempo per giocare a fare la turista. Potrei fare un giro nella Roma borgatara, vicino a me c’è il Pigneto, dove ci hanno girato Roma Città Aperta e un sacco di altri film dell’epoca d’oro di Cinecittà, ma ho voglia di vedere invece i classici simboli di Roma. Cerco un tour a piedi su Guruwalk.com. piattaforma per ciceroni freelance, ne trovo uno al ghetto ebraico di Trastevere, ottimo perché c’è il fiume (evidentemente da velista non posso staccarmi dall'acqua) e anche una mostra di uno dei simboli femminili del reportage giornalistico, Margaret Bourke-White. Non so nulla del ghetto, anche se so molto sull’ebraismo avendo vissuto (e amato) Gerusalemme.

   L’appuntamento è a Trastevere, in piazza Gioacchino Giuseppe Belli, vicino all’isola Tiberina. Ci arrivo con una lunga camminata a piedi in cui tocco San Giovanni in Laterano (Scala Santa), il Colosseo e il bistrattato Altare della Patria, che in realtà è il monumento al primo re d’Italia Vittorio Emanuele II, nulla a che vedere con il fascismo, almeno in origine. La guida è Maria Grazia, esperta di ebraismo, bravissima a “far parlare” ogni sasso con aneddoti e curiosità di ieri e di oggi. Non ero mai stata al ghetto di Roma e non ne conoscevo la storia. Devo ammettere che ho imparato più cose in tre ore che leggendo un intero libro. Ho scoperto per esempio che l’area dove sorgeva il ‘ghetto’, abolito soltanto dopo l’arrivo dei Savoia a Roma e la fine del Papato che teneva gli ebrei in una umiliante segregazione, era popolata dai giudei ancora prima del Cristianesimo. I Romani avevano infatti deportato centinaia di prigionieri ebrei dopo la caduta del tempio di Gerusalemme (70 DC), molti sono stati usati per costruire i monumenti imperiali, tra cui il Colosseo. Questi prigionieri stavano fuori dalla città, oltre il fiume, quindi la zona del ghetto è forse una delle più’ antiche di Roma. Camminando nelle strette vie del ghetto, intorno al portico di Ottavia, dove c’era il mercato del pesce, si sente sulla pelle questa storia millenaria, di vite intere passate attraverso gioie e sofferenze, quante cose sono successe sulla terra dove ora appoggio i piedi. Avverto la stessa energia delle più antiche città ancora abitate, come Benares o Gerico, sul Mar Morto, Atene o la stessa Gerusalemme.

LA FOTO/Il nemico e i comunisti delle Canarie

Las Palmas (Gran Canaria), 3 aprile 2022

   Facendo jogging mattuttino sul lungomare di Las Palmas, dove mi trovo ora con la mia barca Maneki, mi sono imbattuta in questo graffito sibillino che tradotta dallo spagnolo fa 'il nemico sta qui, comunisti di merda". Che significa? Mi sono chiesta e da qui e' iniziata una sorta di esegesi della scritta con bomboletta di vernice rossa. Se contestualizzata con l'invasione russa in Ucraina, potrebbe essere un'indicazione per Putin (comunista?) a non prendersela con i poveri ucraini ma con l'Occidente ('il nemico sta qui'). Pero' l'appellativo fecale non denota una certa simpatia per i 'comunisti'. 
   Non e' chiaro inoltre se il graffito e' stato fatto prima o dopo lo scoppio della guerra. Altra ipotesi, nel caso in cui sia precedente alla crisi ucraina, e' che l'anonimo autore se la prenda con la sinistra spagnola che e' al governo sia a Madrid che nel governo autonomo delle isole Canarie. Il premier spagnolo Pedro Sanchez e il presidente canario Angel Victor Torres sono entrambi socialisti, Psoe (Partido Socialista Obrero Espanol) e potrebbero in sensu lato essere definiti 'comunisti'. Ma chi sarebbe "el nemigo" dei comunisti? Forse le piattaforme petrolifere, che si vedono sullo sfondo, destinate al mercato africano? 
 
   Oppure altra chiave di lettura, potrebbe significare che l'avversario da combattere sono gli stessi comunisti che si annidano nelle ricche Canarie. Per curiosita' sono andata a vedere i risultati elettorali del partito comunista canario. Esiste un Partido Comunista del Pueblo Canario  (PCPC), che si proclama marxista leninista e che rivendica il sovranismo, quindi comunisti "autentici", ma nelle ultime elezioni del governo autonomo delle Canarie ha ottenuto 1.066 voti (0,12%). E' dal 1995 che non riesce a ottenere uno scranno in Parlamento.  Quindi? Getto lo spugna e mi riprometto di chiedere il parere di un esperto di politica canaria.