Sport estremi/Remando dalle Canarie ai Caraibi, si parte

 San Sebastian de la Gomera, 04 dicembre 2022

   Come ogni anno, anche in questo dicembre il porticciolo di San Sebastian de la Gomera ospita la regata transatlantica dei canoisti. Oltre 40 team, molti britannici, nessun italiano, sono arrivati nell'isola a sud di Tenerife per prendere parte alla Talisker Whisky Atlantic Challenge, una gara che consiste nel remare, con robuste canoe di circa 7 metri, per oltre 3 mila miglia fino ai Caraibi, precisamente ad Antigua. Ci sono 4 categorie, solo, a due, a tre e a quattro. Il solitario ci impiega dai due ai tre mesi, il quartetto invece quattro settimane. E' definita una gara di sport estremo, perché oltre alla fatica di remare in pieno oceano, ci si deve anche adattare a dormire poco, mangiare cibo liofilizzato e bere acqua desalinizzata. Curioso e' che lo sponsor della gara, Talisker, sia una marca di whisky scozzese. Un'associazione tra alcol e sport che fa un po' rabbrividire...

Preparativi a San Sebastian de la Gomera per la regata transatlantica dei rematori

Per ospitare i rematori, la marina di San Sebastian ha dovuto sgomberare un intero pontile, quello dove attracco di solito io con la mia barca a vela Maneki, e creare nuovi spazi per ospitare gli organizzatori della gara, gli eventi e i vari briefing preparatori. La partenza e' prevista per dopodomani il 12 dicembre. 

E' bello vedere i rematori, e i loro fisici possenti, nelle strade di San Sebastian. Alla sera molti fanno festa nel bar Blue Marlin, che ospita i memorabilia delle edizioni precedente. Ci sono anche team femminili, e una ragazza in solitaria. Ogni team e' legato a una causa, tipo la ricerca sul cancro, e a una associazione di beneficenza.  La scorsa edizione e' stata vinta, nella sezione a quattro, da un team svizzero che ha remato per 32 giorni e 22 ore. Il record e' di 29 giorni e 14 ore.

SLOW TRAVELLING/Aiuto, fermiano l'invasione delle Panchine Giganti

Chivasso (Torino), 30 settembre 2022

    Vi ricordate il Comitato per la liberazione dei Nani da Giardino? Non so se esiste ancora ma sulla falsariga vorrei formare un movimento contro le Big Bench, le panchine giganti che dopo aver invaso il Piemonte stanno ora marciando sul resto della penisola e poi chissà dove. Immagino già una flotta di elicotteri che calano cpme falchi sui pochi angoli del Pianeta ancora intatti per posare i panchinoni fucsia o viola con tanto di pubblicità "Venite ad ammirare la Big Bench". Manco fosse un'opera d'arte o un reperto archeologico. Un ecomostro, ecco cosa è, che sta deturpando i vigneti e i pochi boschi dove si puoà stare in santa pace. Ma nessuno sembra farci caso, per ora. Quando poi ci saranno più panchine che alberi, perché questi ultimi sono morti per la siccità, sarà troppo tardi. Peccato che le panchinone non saranno buone nemmeno per farci legna o per ripararsi dal sole.



   Mi sono imbattuta in una Big Bench mentre in bicicletta stavo percorrendo il sentiero delle Pietre Bianche. Poco prima di Caluso, quando ho iniziato a vedere i filari dell'Erbaluce gonfi di grappoli, la mia solita e innata curiosità mi ha portato a seguire un cartello che mi indicava una "Big Bench". Dopo 10 minuti di salita spingendo a mano la bici mi sono trovata davanti al panchinone giallo canarino con una vista incantevole e all'ombra di un castagno. In primis ho pensato, ma guarda che bella idea che hanno avuto i proprietari del bel vigneto che si estendeva sotto il mio sguardo ammirato. Poi sempre per colpa della mia curiosità ho scoperto la storia delle Big Bench. "Curiosity Killed the Cat", dice il proverbio inglese che ha dato il nome a un famoso gruppo pop degli Anni Ottanta.
   In breve, si tratta di un "community project" nato nel 2010 dalla mente di un designer americano, Chris Bangle, che anni fa si è trasferito nelle Langhe dopo aver smesso di disegnare automobili per Fiat prima e poi per BMW. Leggo dal website del Big Bench Community Project (Bbcp) che attualmente ci sono ben 269 panchine giganti, concentrate in Piemonte, e altre 52 "in costruzione". E chi paga? Il copyright è gratuito, il costo del materiale e della manodopera devono essere sostenuti dalla gente del posto, per esempio con collette o con le pro loco. Tanto per dare una idea una Big Bench costa 5 mila euro all'incirca e il progetto deve essere "approvato" dalla "Fondazione" in base a dei criteri riguardanti le dimensioni (circa 4 metri di lunghezza per 2 di larghezza) e la location (punto panoramico, parcheggio nelle vicinanze, ecc). Dietro un contributo che varia da 300 ai 1000 euro viene fornito un kit con la segnaletica e dei 'passaporti' con dei timbri.
   La faccenda dei timbri in realtà non l'ho capita bene. In pratica quando uno va a vedere un panchinone 'riceve' un timbro disponibile in un negozio del paese. Per esempio, nel caso della "panchina della Ninfa" di Caluso (la numero 147), arrivata un anno fa in elicottero, dovevo farmi timbrare il passaporto Big Bench da qualche parte giù in paese.
   Insomma è diventato un gioco e anche una moda, e mi sta bene, ma ai danni del paesaggio irrimediabilmente deturpato dal pacchiano artefatto. Purtroppo non riesco neppure a coglierne il significato. Lo slogan scelto per promuovere le panchinazze è "come ritornare bambino scoprendo il paesaggio" e nello stesso tempo "sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze artigiane". Di artigianato locale non ci vedo proprio nulla, mi sembra invece una trovata commerciale di un creativo americano, almeno fosse nostrano. Il "panchinaro" Bangle, che ora ha 66 anni, ha installato la sua prima "opera" a Clavesana, davanti al casale dove vive e lavora. Un giornale lo ha definito uno dei car designer più influenti prima di mollare tutto e "ritornare bambino" disseminando di orrori colorati il suo Paese di adozione.

LA FOTO/La Gomera, davanti all'organo di roccia

La Gomera, 15 luglio 2022

   Questa e' una delle attrazioni naturalistiche de La Gomera, una delle piu' piccole isole dell'arcipelago spagnolo delle Canarie. Un 'monumento' di roccia intarsiata chiamata Los Organos per la sua somiglianza con le canne di un organo. Si trova sull'estremita' nord occidentale dell'isola, quella piu' aspra perche' costantemente levigata dai venti alisei. La formazione rocciosa e' alta circa 80 metri e larga circa 200 metri. E' raggiungibile solo via mare, circa due ore dal porto peschereccio di Vuelta. Ho letto che i 'tubi' dell'organo sono in realta' delle condotte di lava di un vulcano. Durante la eruzione, nella notte dei tempi, il magma sarebbe salita lentamente attraverso questi canali di circa un metro di diametro. Il cratere si sarebbe poi disentegrato lasciando allo scoperto queste colonne prismatiche di basalto che scendono a picco sul mare e che probabilmente continuano anche al di sotto della superficie. 

  Ho avuto la fortuna di arrivarci con la mia barca a vela Maneki proprio al tramonto quando la roccia si illumina di luce diretta e l'organo si mostra in tutta la sua pienezza, un vero spettacolo della natura che lascia a bocca aperta. Secondo i vulcanologi la Gomera e' la piu' antica delle isole canarie, circa 20 milioni di anni, e in particolare Los Organos e' un ex vulcano molto vecchio che il mare e il vento hanno poi modellato.