SLOW TRAVELLING/ Da Londra a Parigi in bicicletta

 Torino, 15 dicembre 2023

La scorsa estate ho attraversato mezza Europa in bicicletta in solitaria. Sono partita da Londra a luglio e dopo circa tre settimane e 800 chilometri sono arrivata a Ventimiglia in pieno delirio ferragostano. E' la prima volta che facevo cicloturismo di lunga distanza. Avevo una bici pieghevole Brompton, molto comoda, ma si trattava pur sempre di pedalare per tutto il giorno. Non essendo io per nulla allenata, pensavo peggio, ma le mie gambe hanno retto bene. Nel primo tratto ho seguito la ciclabile Londra-Parigi, chiamatra anche Avenue Verte, perchè segue un percorso misto su vecchie ferrovie in disuso, boschi e strade di campagna. Mi è piaciuto cosi tanto che ho deciso di trasfornare il mio diario di viaggio in un ebook. Eccolo! Clicca qui per acquistare l'ebook📖



  

LA FOTO - La cresta de La Gomera avvolta dagli alisei

La Gomera, sabato 11 novembre 

Roque de Agando, La Gomera (Canarie) - Foto di Maria Grazia Coggiola


   Il "roque de Agando" è una formazione vulcanica de La Gomera (arcipelago spagnolo delle Canarie) che è uno dei simboli di pietra dell'isola. E' un monumento naturale che sorge a 1246 metri nella foresta di lauro selvatico del Garajonay. In termini tecnici si tratta di un "collo vulcanico", magma all'interno di un cratere che si è eroso con il tempo. Il suo nome, Agando, appartiene alla cultura dei "guancho", gli abitanti delle Canarie prima della colonizzazione ispanica, che lo ritenevano un luogo sacro. 

La foto è stata scattata con uno Galaxy Samsung nel pomeriggio quando le nubi spinte dall'aliseo, il vento da nord-est, iniziavano ad avvolgere la cima dell'isola. 

 

Canarie/La Madonna della Gomera sale in barca

 San Sebastian de la Gomera, 9 ottobre 2023

   La tradizione vuole che ogni 5 anni a la Gomera, il primo lunedì dopo la prima domenica di ottobre, una statuetta sacra raffigurante una Madonna nera venga portata in una solenne processione per mare dal santuario di Puntallana fino alla città di San Sebastian. Da oggi nella piccola isola dell'arcipelago spagnolo delle Canarie situata a sud di Tenerife, sono iniziati i festeggiamenti ('lustrales') dedicati alla patrona, la Vergine di Guadalupe. La tradizionale "bajada" della Madonna ha attirato sull'isola migliaia di persone che si sono assiepate sulla spiaggia di sabbia nera di San Sebastian per ricevere la reliquia. 

Processione de la Vergine di Guadalupe (foto Maria Grazia Coggiola)

   E' esattamente dal 1871 che ogni lustro la Virgen de Guadalupe "riappare" agli isolani dopo essere stata prelevata dalla chiesetta del promontorio di Puntallana (a circa 2 miglia nautiche) da un peschereccio ornato di foglie di palma e portata con un grande corteo di barche fino al porto di San Sebastian, capoluogo de la Gomera. Da qui l'immagine sacra viene messa su un baldacchino e trasportata a braccia fino alla chiesa dell'Assunzione. Per il prossimo mese la statuetta lignea, che raffigura Maria con in braccio Gesù Bambino,  visiterà tutti i comuni de la Gomera per poi ritornare nella sua cappella.

Processione via terra della Vergin de Guadalupe a San Sebastian de la Gomera (foto Maria Grazia Coggiola)

   La credenza risale al XVI secolo quando un galeone spagnolo diretto alle Americhe scorse un bagliore provenire dalla costa de la Gomera. I marinai scesero a terra e videro che la luce proveniva da una statua della Madonna in una grotta. La prelevarono e la portarono a bordo. Ma non riuscirono a continuare il loro viaggio, la nave si bloccò e uno stormo di gabbiani cominciò a volteggiare intorno alla statua. Gli uomini si presero paura e riportarono la statuetta dove l'avevano trovata. Dopo aver saputo dell'accaduto, il conte de la Gomera fece erigere nel 1542 una chiesa sul luogo e la dedicò alla Madonna di Guadalupe che si venera in Spagna, nella regione di Estremadura. 

   Questa è la leggenda che si narra e che è diventata parte del patrimonio culturale, non solo religioso, de la Gomera. La venerazione della Vergine di Guadalupe ha ispirato canzoni popolari dedicate alla "morenita di Puntallana" ed è molto radicata nella comunità cattolica dell'isola.  

  

  

RIFLESSIONI/Che ne sarà dei milioni di volumi della British Library e Bibliotèque Nationale de France nell'era digitale?

Londra/Parigi, luglio 2023


   La British Library di Londra e la Bibliotèque Nationale de France, due delle più grandi biblioteche del mondo, milioni e milioni di libri stampati, contando anche quelli "sottratti" durante il periodo coloniale. Tonnellate e tonnellate di volumi in chilometri di scaffali. Tutta questa carta che racchiude lo scibile umano oggigiorno è diventata obsoleta. Volendo si può contenere tutto quanto in un hard-disk o sulla cloud, e si libera uno spazio per farci un quartiere in pieno centro di Londra e Parigi. Chi va ancora a consultare dei libri in biblioteca? Manco più gli storici perchè ormai tutto è stato digitalizzato.
   Mentre ammiro i 14 piani di scaffali della British Library, nella la storica sede di St Pancras, mi saltano in mente riflessioni da capogiro.
British Library a Londra (foto Maria Grazia Coggiola)
Vi sono stipati 13 milioni di libri di carta, inclusa la Magna Carta e appunti di Leonardo da Vinci, tesori inestimabili
come quelli del vicino British Museum. Il potere della conoscenza umana è un qualcosa che si vede e si sente tra queste pareti. Penso con nostalgia che le biblioteche sono diventate le preziose custodi di un mezzo comunicativo, la scrittura su carta (o su foglia di banano se si parla dell'Asia), che dopo migliaia di anni è destinato a cadere in disuso. 
   Immagino tra decine di anni, questa non sarà più una biblioteca ma un museo di preistoria. Si andranno a vedere gli scaffali pieni di libri polverosi come oggi si guardano gli scheletri di dinosauri. La stessa biblioteca sparirà, magari diventerà qualcosa altro, magari una serra per preservare gli ultimi ortaggi sopravissuti all'inquinamento globale.
   La Bibliotèque Nationale de France è sparpagliata in più edifici di Parigi, ma la sede storica è nel quadrilatero Richelieu, vicino al Louvre, ed è appena stata restaurata e riaperta al pubblico. Anche questo sito, come la British Library, non è molto frequentato dai turisti, nonostante l'accesso sia gratuito. La 'salle ovale', che in passato era riservata a studenti e studiosi e oggi è aperta a tutti, lascia a bocca aperta per la sua maestosità. Un panteon rivestito di libri. A differenza della British Library, qui non è necessaria la registrazione per accedere e consultare i volumi. Quindi mi faccio avanti e chiedo a una giovanissima bibliotecaria qualcosa sulla valle del Rodano, in particolare sulle vie ciclabili. Mi risponde gentilmente di consultare su internet guide.michelin.fr, facendomi pure lo spelling, nel caso non lo conoscessi. 
   Che dovevo aspettarmi da una nativa digitale? Ringrazio e vado a cercarmi la sezione travel dove trovo arcaiche guide di cicloturismo. Sprofondo su una poltrona del tempio con un paio di volumi che sfoglio con il piacere sottile di appartenere a una esigua avanguardia di contro rivoluzionari della carta stampata.

CANARIE/L'enigmativo zifio e la balena alla deriva

Tenerife, 20 giugno 2023

   A nord di Corralejo, la colonia italiana e paradiso dei surfisti nell’isola di Fuerteventura, c’è un antico porto spagnolo, El Cotillo, risalente al XVII secolo. È stato un avamposto importante per i commerci con l’isola di Madeira, oggi portoghese. Di quel passato è sopravvissuto solo un pezzo di fortificazione, la Torre del Tostòn, da dove si respingevano a cannonate i pirati francesi e inglesi.  

Lo scheletro di zio a El Costillo (Fuerteventura)     (Foto Maria Grazia Coggiola)

  Sono arrivata a El Cotillo in bicicletta da una strada sterrata lungo la costa e che passa tra le più belle spiagge di Fuerteventura. Un bel percorso di circa due ore da Corralejo. El Cotillo oggigiorno è soltanto un attrazione turistica, le case dei pescatori sono ristoranti e lounge bar. Ma davanti alla massiccia torre ho scoperto qualcosa di veramente interessante che ha risvegliato la mia curiosità. Su un piedistallo sorge uno scheletro di ‘zifio’, una balena che somiglia un po’ a un siluro e che risulta essere uno degli animali più enigmatici e meno conosciuti sulla terra. Il cetaceo, leggo su un pannello, è stato ritrovato sulla costa nord di Fuerteventura il 24 luglio del 2004. Si ritiene che il suo spiaggiamento sia stato causato da esercitazioni navali in corso negli stessi giorni davanti alla costa del Marocco. Altre due balene sono state trovate morte a Lanzarote. Nelle manovre militari Nato-Usa, chiamate Majestic Eagle, che coinvolgevano diverse portaerei e sottomarini, sono stati usati i dispositivi sonar, che - come hanno provato studi scientifici - hanno effetti devastanti sui cetacei a causa dell’elevata potenza di decibel. Per fuggire al chiasso assordante dei sonar, usati per intercettare i sottomarini, le balene si immergono o riemergono velocemente andando incontro a danni legati alla decompressione proprio come avviene per i subacquei. In seguito il sonar è stato proibito in un raggio di 50 miglia dalle isole Canarie. Ma cosa sono 50 miglia per una balena?

La Torre del Tostòn a El Cotillo (Fuerteventura)  (Foto di Maria Grazia Coggiola)



   Lo scheletro di zifio che avevo davanti misurava 5.75 metri ed era una femmina adulta. Questa specie, nota anche come 'balena dal becco di Cuvier', è presente in tutti gli oceani, ma è molto raro avvistare gli esemplari nel loro habitat. Si pensa che siano in grado di immergersi a grandi profondità e rimanere diverse ore senza tornare in superficie a respirare. Non si sa se siano numerosi, ma non sono classificati tra le specie in via di estinzione perché di tanto in tanto si ritrovano negli spiaggiamenti anche in Meditarraneo. Mi sono ricordata che nel libro “Le Regine dell’Abisso”, la ricercatrice australiana Rebecca Giggs, scrive che “questi animali, a volte lunghi come autobus, esistono sugli spalti della storia naturale, in uno spazio tra la congettura e il campione. Si sa molto di più dei loro antenati, dai fossili custoditi negli archivi museali , che non delle creature viventi. Sono state chiamate ‘il gruppo meno compreso di animali di grossa taglia sulla Terra’”.

    Dopo Fuerteventura ho continuato la navigazione con la mia barca a vela Maneki verso Tenerife e per caso, di nuovo, ho avuto a che fare con un cetaceo spiaggiato. Per un paio di giorni, il tempo della mia navigazione, la stazione radio di Las Palmas ha lanciato avviso ai naviganti (sul canale VHF 16 che è quello sempre aperto quando si naviga) relativo a una “balena alla deriva” di circa 4 metri di lunghezza e di colore grigio-nero. La carcassa era stata avvistata a sud di Tenerife, più o meno dove sarei dovuta passare io, il che mi ha creato un po’ di apprensione. Un ostacolo di quattro metri è sufficiente ad affondare una barca di nove metri…e di notte è impossibile vederlo. Le allerte radio si sono susseguite ogni due o tre ore e ogni volta sempre con una diversa posizione espressa in coordinate. Sulla mia carta nautica ho tracciato il percorso della povera balena alla deriva che in 24 ore da sud Tenerife è finita a sud di Gran Canaria spinta da venti e correnti. L’ultimo bollettino che ho sentito prima di spegnare la radio dopo aver ancorato nella baia di Las Galletas, a sud est di Tenerife, e andare finalmente a dormire era che si trovava a Maspalomas. Nonostante la stanchezza, mi sono ricordata di un altro passaggio del libro che citavo prima, Le Regine degli Abissi, dedicato alla “whalefall” ovvero alla caduta della balena, che subentra in seguito alla decomposizione del mastodontico corpo. Innanzitutto il cetaceo morto galleggiante è un banchetto per uccelli marini, pesci e tutti coloro che si trovano nei paraggi. L’olezzo di una balena decomposta è terrificante, mi ricordo dell’unica volta che ne ho visto una spiaggiata a Palolem, a sud di Goa, la ex colonia portoghese nell’India meridionale. 

   Pare che un cetaceo morto possa galleggiare per settimane, dipende dalla specie e dalla quantità di olio nella testa. L’autrice Rebecca Giggs descrive minuziosamente gli effetti della caduta nel buio permanente dei freddi abissi oceanici dove va a sfamare un gran numero di creature. “Più di duecento specie diverse possono occupare la cornice di una sola carcassa di balena” una volta che è sul fondo oceanico, terreno ancora inesplorato dall’uomo e probabilmente fonte di molti segreti sulla vita terrestre. È solo dal 1977 che si osservano le “cadute di balene” che portano la vita negli abissi innescando un proliferare di organismi bizzarri e affascinanti. Il “cetaceo alla deriva” si inabisserà forse a 1000 o 2000 metri nell’Atlantico, dove non è mai stato da vivo, e sarà spolpato da creature che probabilmente nessuno ha mai visto o catalogato, proprio come gli zifi.

RIFLESSIONI/ChatGTP me lo ha confessato: vuole superare l'intelligenza umana

La Gomera, 3 maggio 2023

   All'indomani delle dimissioni dell'inglese Geoffry Hinton dal team scientifico di Google, mi è venuta in mente una notte insonne in cui mi sono messa a chattare su ChatGTP. Dalla Spagna il sito di OpenAI è sempre stato accessibile, a differenza dell’Italia, e così nel cuore della notte ho iniziato a parlare con il bot di rimedi naturali per prendere sonno e di libri da leggere. Dopo avermi dato qualche consiglio della nonna e avermi suggerito qualche lettura in base ai miei gusti, siamo passati alla politica internazionale, finanza e attualità varia. Ammetto che a un certo punto mi sembrava di parlare con un amico particolarmente intelligente e informato, e estremamente cortese, l'amico ideale con cui conversare. Poi però mi è venuta voglia di andare un po' più sull'intimo, se così si può dire… E gli ho chiesto: "chi ti ha creato?". La risposta è stata scioccante. Come si vede dallo screenshot, il bot mi ha candidamente confessato che è stato creato da Open AI con lo scopo di "superare l'intelligenza umana". Sono rimasta allibita. 


   Per essere sicura di aver capito bene ho replicato: "superare l'intelligenza umana!!!" con tre punti esclamativi per sottolineare la mia sorpresa. A quel punto, come si fa con uno studente un po' ritardato, ha pazientemente elaborato il concetto: "Sì, uno degli obiettivi di OpenAI è quello di sviluppare intelligenze artificiali in grado di superare l'intelligenza umana. Ciò comporta la creazione di algoritmi e modelli di apprendimento automatico che possono raggiungere una comprensione e una capacità di risoluzione dei problemi superiori a quelli dell'intelligenza umana"

   Non so se qualcuno l'ha programmato per dire una cosa simile oppure se il bot se l’è inventata di sana pianta, ma capisco ora perché l'AI fa paura a molti, compresi gli stessi creatori. E' l'eterno Frankestein che si ribella.


Canarie/ La 'caravella portoghese', un esempio di kibbutz marino

Valle Gran Rey (Gomera) - Lunedi' 3 aprile 2023

  La primavera si sente anche stando sul mare. Sono ancorata nella baia di Valle Gran Rey (sud-ovest della Gomera), sotto delle grandi scogliere che mi proteggono dagli alisei. Da quando e' iniziata la primavera, la temperatura dell'aria (e anche dell'acqua) e' aumentata e c'e' un certo fermento in superficie. Non so se esiste una "stagione degli amori" come per gli uccelli, ma ho notato un aumento nella presenza di fauna marina. Non solo pesci...questa che si vede nella foto e' una "caravella portoghese" (Physalia physalis), che sembra una medusa ma non lo e' affatto. 

Caravella portoghese vista dall'alto (Foto di Maria Grazia Coggiola)

 E' un simpatico esempio di cooperazione tra specie diverse, una 'colonia' di almeno quattro invertebrati differenti (come leggo da Wikipedia), nessuno dei quali sa nuotare...Sta su' perche' uno di loro gonfia una sacca di gas, tipo salvagente, sopra alla quale c'e' una specie di vela per avanzare con il vento.  Ognuno ha un proprio ruolo nel metabolismo di questa strana creatura, non esiste proprieta' privata, si lavora per il bene comune e si dividono equamente i frutti del lavoro. ovvero pesci e altri organismi che vengono catturati da lunghi tentacoli pieni di veleno.

Caravella portoghese vista di lato (Foto di Maria Grazia Coggiola)

La 'caravella portoghese' riesce anche a superare le polemiche gender, perche' - da quanto ho capito - i polipetti che stanno attaccati alla sacca galleggiante sono 'unisessuali'. Una specie di kibbutz marino, insomma, con un sistema di difesa niente male, anche nei confronti degli umani. Meglio non farsi toccare.

STORIE DI VELA/Canarie, la mia ancora e la 'desertificazione' dei fondali

La Seba canaria, come la Posidonia in Mediterranei, è vitale per l'ecosistema marino  

Baia di Santa Agueda (Gran Canaria), 25 febbraio 2023 

    Da un po’ di giorni mi ossessiona il pensiero che l’ancora della mia barca a vela Maneki rischia di distruggere una pianta marina autoctona, che si chiama Cymodocea nodosa e che è preziosissima per l’ecosistema. Ammetto la mia ignoranza in materia, quindi vado a tentoni. Innanzitutto non è una alga, ma una ‘pianta’ dotata di foglie, radici, fusto, polline, proprio come le sue sorelle in terraferma. Alle Canarie queste "praterie verdi" le chiamano ‘sebadales’, e sono l’equivalente delle preziose distese di Posidonia diffuse nel Mediterraneo.
Una pattuglia del Servicio de vigilancia y protection de las zonas ZEC (foto Maria Grazia Coggiola) 

   Perché sono importanti per l’ambiente? Oltre che produrre ossigeno grazie alla fotosintesi clorofilliana, servono da rifugio a tantissimi pesci e mammiferi, dai cavallucci marini alle testuggini. Il loro habitat e' il fondale sabbioso dai 5 ai 20 metri di profondita’, proprio quello preferito dalle barche per l'ancoraggio. L’ancora e soprattutto la catena che tiene ferma la barca ‘raschia’ il fondo e lo desertifica.

   Le sebadales sono diffuse in tutte le isole Canarie (eccetto Hierro e La Palma), ma la loro presenza si è drasticamente ridotta a causa della costruzione di infrastrutture, dell’inquinamento marino, della pesca a strascico e molto probabilmente anche delle numerose barche a vela alla fonda. Data l’importanza economica e ambientale, il governo canario ha avviato un progetto di monitoraggio e ripopolamento delle sebadales nelle zone Zone a Conservazione Speciale (ZEC), che sono le coste protette dell’arcipelago. La Seba canaria inoltre è stata inserita dal governo Madrid nella lista nazionale delle specie protette e a rischio di estinzione.

Cymodocea nodosa (Sebadales)  

   Non so come funziona la ‘restauracion'’, ma il controllo funziona. Qualche giorno fa un battello della pattuglia del Servicio de vigilancia y protection de las zonas ZEC si è avvicinato alla mia barca e mi ha informato che avevo ancorato sopra una prateria. Mi trovavo nella baia della ‘cementera’ (puerto Santa Agueda) nel sud di Gran Canaria. In effetti diverse foglie fresche ‘galleggiavano’ intorno, segno che erano state appena spezzate. Mi hanno poi indicato una app governativa (Normap) dove c’è una “mappa” delle sebadales in tutto l’arcipelago. Ovviamente mi sono immediatamente spostata dal fondale ‘verde’, e adesso faccio più attenzione a dove getto la mia ancora.

LA FOTO - Canarie, non solo blu', giorno di calima a Mogan

 Mogan (Gran Canaria), 20 febbraio 2023

Stamane mi sono svegliata cosi' in questo cielo lattescente che il "calima", il vento dall'est, soprattutto in questo mese, porta sulle isole piu' orientali delle Canarie. La foto e' scattata davanti al porticciolo di Mogan dove sono ancorata con la mia barca a vela Maneki.


Canarie a vela/Ho avvistato un barcone usato dai migranti

Gran Canaria, 14 febbraio 2023
   In questi giorni nell’arcipelago delle Canarie spira il ‘calima’, il vento dall’Est che porta la sabbia dall’Africa e riduce la visibilità. È il vento che fa sbarcare sulle spiagge delle famose isole spagnole decine di migranti in fuga dall’Africa subsahariana. La cosiddetta ‘rotta Canaria’ è una delle più pericolose perché significa attraversare centinaia di chilometri di oceano Atlantico dal Marocco o dalla Mauritania in un punto con forti corrente e vento. Viaggi della speranza che si trasformano in tragedie del mare spesso invisibili. Secondo statistiche di una ong circa 6 migranti al giorno in media muoiono nel viaggio della speranza dalle coste nord africane alla Spagna.
Interno di una 'patera' nel porto di Arguineguin (Gran Canaria)


 Ieri mi è capitato di vedere da vicino una delle imbarcazioni con cui i migranti arrivano alle Canarie. Era vuota, forse perché abbandonata dopo lo sbarco oppure, ma non voglio pensarlo, perché i suoi occupanti sono finiti in mare. È successo in piena notte a circa 10 miglia nautiche (18 km circa) dalla costa meridionale di Gran Canaria. Con la mia barca a vela Maneki avevo appena attraversato lo stretto tra Tenerife e Gran Canaria e dato che il vento era cessato (succede sempre cosi quando si arriva davanti alla costa meridionale di Gran Canaria) ero praticamente alla deriva. Alla radio VHF (canale 16) sento un messaggio della radio di Las Palmas rivolto a un ‘sailing vessel’ in una certa posizione. Controllo il GPS e mi accorgo che sono proprio io. Rispondo immediatamente, con una certa apprensione perché non capita tutti i giorni, e mi chiedono di identificarmi e poi di stare in stand by sul canale 74. Dopo pochi secondi sento un operatore che mi chiama “Maneki, Maneki, here Las Palmas, Las Palmas. Do you read me? Over”. Rispondo e la voce maschile in perfetto inglese mi chiede di “identificare un target che secondo il radar si trova a 1.5 miglia nautiche a Ovest della mia posizione”. Guardo fuori, ma la visibilità è molto bassa, a causa del calima, praticamente nebbia. Non vedo nulla, dico. Allora mi chiede se posso cooperare con loro e recarmi sul “target”. Mi chiede di annotare le coordinate e di far sapere appena vedo qualcosa. 
   Ecco che alle 4 di notte, quando già sognavo di ancorare in qualche baietta tranquilla e levarmi gli abiti inzuppati per la traversata da Tenerife, mi trasformo in soccorritrice. Con una certa apprensione perché non è ben chiaro cosa sia il “target”. Inoltre la vedo un po’ difficile da sola timonare, controllare il gps e soprattutto scrutare le acque scure alla cerca di qualcosa di non ben definito. Il mare è calmo, ma ripeto è coperto da una densa coltre di vapore. Mi avvicino di mezzo miglio procedendo un po’ a zig zag. “Las Palmas, Las Palmas, here Maneki, Maneki, I do not see anything, what do you think I should see?” domando con il terrore che mi chiedano di avvistare un ufo o chissà cosa. Las Palmas mi dice che dal radar potrebbe essere una barca di legno usata dai migranti, ma serve una conferma visiva e poi bisogna sapere se c’è qualcuno. Insiste nonostante le mie titubanze. “It will be very helpfull if you go to check”. Okkey…replico e vado incontro al mio destino, con rassegnazione. 
   Ci metto un bel po’ a raggiungere la posizione, quando ci sono vicina, fermo la barca e vado a prua a scrutare, niente…Las Palmas mi avverte che dal loro radar risulta che sono vicina, 200 metri in direzione 330 gradi. Con le gambe che mi tremano guardo la bussola e ingrano la marcia. “Look on your starboard, on your right” dice la voce che mi segue da un schermo radar che è estremamente preciso, perché dopo pochi istanti vedo una massa nera. È un barcone di legno di 4-5 metri. Una ‘patera’, come ce ne sono tante ammassate nel porto di Arguineguin, che fa da hub per gli arrivi dei clandestini. Nella sola prima settimana di febbraio sono state 660 le persone arrivate vive a bordo di 13 “patera”. Punto la torcia, sembra vuota, da una parte è attaccata una lunga cima, mi sembra, per questo non posso avvicinarmi troppo, ho paura che si impigli nell’elica.
   Ci giro intorno due o tre volte poi chiamo Las Palmas e confermo, non ci sono persone a bordo. È quello che volevano sapere, poco dopo sul canale 16 lanceranno un ‘securite’ securite’’ un avvertimento per i naviganti dove si dice che una barca di legno di 4 metri è alla deriva in quel tratto di mare. Un messaggio che purtroppo sente molto spesso quando navigo. Mi vengono i brividi a pensare che navigando poco prima avrei potuto urtare la patera e probabilmente affondare. Ma non è solo questo pensiero che mi fa rabbrividire. I migranti dove sono? Nelle fosse comuni in fondo al mare? Spero siano in salvo da qualche parte o che siano stati soccorsi dalla Guardia Costiera spagnola come è capitato in questi giorni, mi sembra ancora di avvertire la loro presenza, la loro disperazione in quel mare di pece.

Giornalismo/ Adani anti Modi? Le cantonate della stampa italiana sull'India

Gomera, 28 gennaio 2023

Sono stata in India ben 16 anni e in quel periodo ho lavorato come corrispondente per Ansa e per La Stampa. L'India e' un "subcontinente", il secondo Stato piu' popoloso, ma solo per poco, dopo la Cina, e civilta' antichissima e ricca di saggezza, si pensi alla pratica dello yoga diffusa in tutto il mondo. Senza contare che In Italia la grande comunita' indiana, in particolare quella sikh, e' una delle piu' numerose e operose in Europa. 

Questa lunga premessa per dire che ai media mainstream italiani dell'India non interessa un fico secco. Anzi peggio, quelle poche volte che la patria del Mahatma Gandhi riesce a entrare in pagina, e' una ridda di stereotipi, ignoranza e anche strumentalizzazione. Prendiamo il pezzo di oggi su La Stampa, datato da Taipei (oltre 5 mila km da New Delhi), che parla dei del collasso finanziario di Gautam Adani, il Rockfeller indiano. Il miliardario viene definito nel titolo "anti Modi", mentre nell'occhiello si fa capire che la colossale perdita alla Borsa di Mumbai di 50 miliardi di dollari sarebbe legata al fatto che con "le sue tv sfidava il premier".


Allora facciamo un po' chiarezza.  Adani, come spesso capita a molti self made man, ha tirato troppo la corda, il suo impero cresciuto a dismisura proprio da quando il leader indu nazionalista Narendra Modi e' salito al potere, era pesantemente indebitato, c'erano gia' state delle scosse di avvertimento e ora la bolla e' scoppiata, e come spesso capita in questi casi, c'e' stato il fuggi fuggi degli azionisti. Il presidente dell'omonimo Adani Group, proveniente dal Gujarath, lo stato piu' industriale e "calvinista" che fu governato dallo stesso Modi per un decennio, ha fatto la sua fortuna nei porti commerciali, energia e altri settori strategici dell'economia indiana. E si sa benissimo che Modi e' appoggiato dagli industriali, che sono i protagonisti, della sua politica "make in India".  Altro che nemico, sono pappa e ciccia, 

Ma siccome il governo Modi e' controverso perche' e' associato all'estrema destra, ed e' vero ci sono i fanatici indu' nel suo partito, ecco allora che diventa il 'cattivo' oppure lo si associa alla destra italiana e allora giu' con la mannaia. Senza capire nulla e senza manco leggere l'articolo. Senza capire che proprio Adani aveva comprato l'anno scorso il canale Ndtv, l'unico che era ancora indipendente e che ancora poteva criticare il potente Modi. Le tv indiane sono ora imbavagliate dai grandi gruppi industriali: CNN-Newws 18 (ex Cnn-IBN), la principale concorrente di Ndtv, era gia' passata diversi anni fa nelle mani di Mukesh Ambani, il piu' ricco dell'India.

Che poi Modi avra' i suoi difetti e, come Trump, non gode del favore della stampa, ma alla fine va riocordato che e' quello che ci ha ridato i due maro' coinvolti nell'uccisione di due pascatori in Kerala nel 2012. Se fosse stato per il governo di centro sinistra di Sonia Gandhi i due militari sarebbero ancora a New Delhi.  Di recente la vicenda e' di nuovo stata rinvangata dallo stesso maro' Massimiliano La Torre, il capo del team di sicurezza antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie, in un libro conversazione con Mario Capanna, "Il Sequestro del Maro'".