IL LIBRO /One Indian Girl, il coraggioso femminismo di Chetan Bhagat

New Delhi, 29 novembre 2016 

    Ammetto di essere anche io, come milioni di indiani, una fan di Chetan Bhagat, uno dei pochi scrittori anglofoni che vivono stabilmente  in patria  e che raccontano l`India moderna. Il suo ultimo libro,  One Indian Girl,  e`un`opera geniale. Per me e` il migliore dei suoi nove lavori.
     Bhagat si mette nei panni di una giovane donna in carriera dibattuta tra un lavoro superpagato alla societa` di investimenti americana Goldman Sachs e il rispetto dei tradizionali valori familiari. E`un dilemma, molto spesso dolorosissimo,  che tocca le ragazze oggigiorno in India,
    A scuola sempre piu` donne raggiungono risultati superiori a quelli dei loro compagni. Ma i loro salari sono ancora inferiori. Ed e` impensabile che possano guadagnare piu` dei loro mariti. E` una cosa malvista anche in Occidente, figuriamoci qui in India dove le suocere danno fuoco alle nuore che non riescono ad avere figli maschi.
    Bhagat mette il dito in questa contraddizione vestendo i panni di Radhika Mehta, ragazza intelligentissima e rampante che vive da single a New York, che si innamora e  poi viene abbandonata, che ha una avventura con un uomo sposato e che per il quieto vivere accetta un matrimonio combinato dalla famiglia, ma che alla fine prende in mano le redini del suo destino. In altre parole, manda affanculo in un colpo solo due ex fidanzati che si presentano al suo matrimonio e anche il futuro sposo, e se ne va in vacanza da sola. Una scelta coraggiosa e rivoluzionaria per gli standard indiani.
    Per questo One Indian Girl, non ha ricevuto una grande accoglienza in India. E` un libro decisamente femminista in un Paese che non sa (ancora) cosa e` il femminismo,
Ma proprio per questo, considero Bhagat un genio, per come si e` calato nella mente di una donna moderna, interpretando benissimo i suoi tormenti interiori quando si vede costretta a sacrificare il suo lavoro per rivestire quello di moglie-madre tradizionale come la societa` richiede.
   Il tema e` trattato con ironia attraverso la `voce interiore` di Radhika, ma e` una ironia amara, come quando e` costretta a nascondere il suo stipendio negli annunci matrimoniali (a differenza degli uomini). Oppure quando deve fingere di essere una `secchiona` come ai tempi della scuola mentre  invece convive per un paio di anni con Debu, un ragazzo di cui si innamora perdutamente ma da cui poi viene respinta perche` guadagna troppi bonus. 

Referendum e italiani all'estero/ "Caro governo ti scrivo..."

New Delhi, 26 novembre 2016

    Come tutti gli italiani all'estero ho ricevuto anche io la lettera di Matteo Renzi in cui si invita a votare sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. Sul frontespizio compare il premier che ride con il presidente Usa uscente Barack Obama, mentre sul retro c'è la missiva "Cara italiana, caro italiano...".

   Onestamente mi fa piacere che qualcuno del governo mi scriva e mi chiami pure "cara Italiana" perché a parte gli appuntamenti elettorali in 20 anni che sono all'estero non ho mai ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal mio Paese. Purtroppo gli italiani all'estero esistono solo quando serve un voto.
    In estrema sintesi, la lettera descrive l'Italia come un Paese deriso e umiliato all'estero a causa della sua instabilità politica e della corruzione: "Un Paese instabile, che cambia Presidente del Consiglio più spesso di un allenatore della nazionale. E tra noi, ahimé, possiamo dircelo: questo luogo comune non è così distante dalla realtà".  Ma mi raccomando, che rimanga "tra noi"...
   Il sì al referendum riduce i costi della politica ed elimina il bicameralismo paritario, che è - cito la lettera - "un sistema che esiste solo in Italia". Peccato che ci sia anche in India e Usa, rispettivamente la più grande e la più vecchia democrazia al mondo.
   L'approvazione della riforma costituzionale avrebbe il potere di trasformare l'Italia in "un Paese credibile e prestigioso".  Mentre in caso negativo "torneremo a essere quelli di cui all'estero si sghignazza, quelli che non cambiano mai, quelli famosi per l'attaccamento alle poltrone e azzuffate in Parlamento".
Già, l'Italia di cui si "sghignazza" proprio come nella foto del frontespizio.    

India senza cash, cronaca della mia prima giornata a Delhi

New Delhi, 24 novembre 2016

   Ero davvero curiosa di vedere che cosa stava succedendo a New Delhi dopo la decisione del governo dell'8 novembre di mettere fuori corso le banconote da 500 e da 1000 rupie che rappresentano oltre l'85% dei soldi in circolazione. Sono tornata dopo un paio di mesi nel Sud Est asiatico e trovato il caos come avevo anticipato in questo post. Chissà quanto tempo ci vorrà per arrivare alla normalità.
   Questa è la cronistoria della mia prima giornata a Delhi nell'era della post "demonetisation", come la chiamano i giornali indiani.
Ore 8:  in tasca ho una banconota da 1.000 e due da 500 rupie. Ieri sera per tornare a casa ho speso l'unico pezzo da 100 rupie che avevo in portafoglio. Sono riuscita a trovare un autorisciò che mi ha portato dall'aeroporto a Sadfarjung Enclave per quella cifra, più o meno un euro e mezzo, un record storico. Ho realizzato fin da subito che la scarsità di contante ha avuto l'effetto di raffreddare i prezzi. Benissimo per il carovita galoppante a Delhi.  Poi però sono iniziati i guai.  Dopo tre mesi di viaggio non ho nulla da mangiare in casa. Esco di casa e vado nella banca del quartiere per cambiare le 2.000 rupie. C'è una lunga coda, ma è gente che vuole aprire un conto. Quando arrivo sulla porta vedo un cartello scritto a mano "NO CASH".  Penso si riferisca al bancomat, mi faccio largo per entrare sventolando una banconota da 500 rupie. "Sorry we cannot change it, we dont have cash" mi dice un impiegato sommerso da una tonnellata di pratiche.
Ore 9: Vorrei andare alla mia banca, la Yes Bank, ma mi rendo conto che non ho benzina nello scooter. Il fruttivendolo mi dice che mi fa credito, ma io provo con un altro bancomat, ma anche quello è fuori uso. Vado in farmacia a chiedere dove posso cambiare le vecchie banconote. Per esperienza so che si solito quando si ha un problema in India, il posto migliore dove avere informazioni sono proprio le farmacie. E di fatti trovo un cliente che si prende compassione di me e mi cambia la vecchia banconota da 500 in cinque pezzi da cento. Mi sento in colpa perché non so poi cosa ne farà. Deve essere di sicuro un fan di Modi.
Ore 10: mi sento ricca. Vado a fare benzina,  e poi riesco a mettere credito nel telefonino. Mi rimangono in tasca 200 rupie,  un 500 e un mille fuoricorso.
Ore 11: mi faccio largo tra la folla ed entro a razzo alla Yes Bank di Green Park sventolando la mia carta di credito per far capire che sono una cliente.  Sembra un suq. Ci sono delle file disordinate davanti agli sportelli e altri gruppetti di persone intorno a degli impiegati in piedi in mezzo alla hall. Un impiegato, probabilmente un responsabile, sta facendo dei mucchietti di vecchie banconote dopo averle passate nelle macchinette conta soldi.  Mi dicono che hanno solo le nuove banconote da 2.000 rupie e quindi non possono cambiare le mie 1.500.  Chiedo di ritirare dei soldi e mi guardano come se avessi chiesto di aprire i forzieri. "It is not possible" è la laconica risposta. Chiedo il perché e manco mi rispondono. La metto sul patetico e dico che sono appena arrivata a Delhi e non ho un soldo per mangiare e devo pagare due mesi di affitto arretrati (il che è vero).  Le mie proteste attirano l'attenzione del responsabile che smette di ammucchiare le vecchie banconote e mi da retta. ma so che lo fa perchè ho la pelle bianca.  Come fosse una grazia dal cielo, dopo aver controllato sul pc il mio conto mi annuncia che posso ritirare al massimo 24 mila rupie, ma ci vuole il libretto degli assegni e io non ce l'ho con me. Confesso che non ho mai ritirato  soldi dal mio conto in India, di solito prelevo dal bancomat. Torno a casa a prenderlo.
Ore 12: mi ripresento con il libretto di assegni ma mi dicono che non hanno più liquidi, devo tornare tra un paio di ore quando arrivano i rifornimenti. Un strada ho visto molti furgoni portavalori andare e venire dalle banche.
Ore 13: idea! decido di cambiare gli euro che ho in casa per pagare l'affitto. Vado dal cambiavalute del Khan Market, dove di solito cambio la valuta.  Mi accoglie con uno sguardo disperato. "I have only old notes and I dont have 100 rupees" mi dice recriminando contro Modi. "Crazy Modi!" ripete. A quanto pare la manovra ha messo KO tutti i money changers che operavano sul mercato nero, Rabbrividisco al pensiero, veramente é una rovina per molta gente, anche quella onesta.
Ore 14: mi compro una spremuta in strada, 40 rupie. Il venditore mi dice che la mia banconota da 1000 vale 500 ora, se voglio posso cambiarla ma ottengo metà del suo valore.
Ore 14.30: entro al Subway di Khan Market per un panino. E' preso d'assalto da una folla di signore ingioiellate e manager. Si può pagare con la carta di credito, quasi nessuno usa il cash anche per un insalata.  Sul bancone compare la scritta: "non si accettano vecchie banconote da 100 e 500 rupie".
Ore 15: torno nel suq della Yes Bank. Ottengo 12 nuove banconote rosa shocking da 2.000 rupie che odorano di inchiostro. Non ci sono altri tagli, a quando pare le nuove 500 sono introvabili. Chiedo all'impiegato se le accetteranno nei negozi. "Yes madam - mi dice - this is valid money".
Ore 15.30: mi fiondo nel primo negozio di alimentari per vedere se funziona. Compro del pane e del latte. Il negoziante mi dà il resto in 100 e 10 rupie. Esco soddisfatta. Per l'affitto non so come farò, il mio padrone di casa non accetta assegni (è un irriducibile che manco Modi riuscirà a piegare), ma almeno ho da mangiare.