Sentenza Maro'/ I veri vincitori sono Freddy e i pescatori del Kerala

Lanzarote, 2 luglio 2020

   Oggi si e' conclusa una vicenda che ho seguito da vicino in India per ben quattro anni come cronista dell'agenzia di stampa nazionale Ansa: l'odissea dei due maro' Massimiliano La Torre e Salvatore Girone accusati nel febbraio 2012 di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. Siccome ci ho dedicato molto tempo e passione -  e per questo ritengo di conoscere molto bene la storia - mi sembra giusto precisare un dettaglio che e' sfuggito alla stampa italiana, almeno mi sembra dopo aver sentito i notiziari Rai. 
   La sentenza della Corte Arbitrale dell'Aia riconosce l'immunita' ai due soldati italiani che scortavano la petroliera Enrica Lexie nell'Oceano Indiano, ma nello stesso tempo stabilisce che il governo italiano deve risarcire i danni fisici e morali causati all'India. In particolare cita il capitano del peschereccio St Anthony e il suo equipaggio. Il "capitano" e' il pescatore Freddy John Bosco che e' scampato per miracolo alla raffica di mitra e che da allora non può più usare la sua barca. L'ultima volta che ho il St Anthony, cinque anni or sono, nel porto di Neendakara, in Kerala, era ormai un relitto buono soltanto come legna da ardere.  
L'intraprendente Freddy, invece, aveva trovato un ottimo avvocato che lo stava aiutando gratis a fare causa all'Italia Nel frattempo continuava a sbarcare il lunario lavorando sottto padrone. L'ho intervistato nel febbraio 2015 per l'anniversario, sono andata con lui in mare (questo e' il mio video).
         
Del suo 'equipaggio" (otto sopravvissuti) invece ho perso le tracce. So che uno, Martin, ha lasciato il mare e si e' messo a fare l'autista di riscio'. I familiari delle vittime, Jelastine e Ayesh, invece avevano rinunciato a ogni azione legale (quando avevano accettato la donazione dal governo italiano dopo l'incidente si erano impegnate a non reclamare altri risarcimenti).
    Il passaggio cruciale per i pescatori della sentenza di oggi e' il punto 6 b, approvato all'unanimità dai cinque membri della Corte arbitrale: ".....India is entitled to payment of compensation in connection with loss of life, physical harm, material damage to property (including to the St Anthony) and moral harm suffered by the captain and other crew members of the St Anthony".
Il risarcimento dovrà essere stabilito di comune accordo tra i due governi, ma non penso che sara' un problema per l'Italia, dato che e' uscita vincente dall'annosa disputa.
   Sono certa che alcuni giuristi solleveranno obiezioni in quanto non spettava alla Corte Arbitrale entrare nel merito della vicenda per tutelare le vittime. Pero' meno male che qualcuno ci ha pensato. Non so quale sia stata la lobby di Freddy, ma di sicuro e' stata forte. I pescatori indiani, tutti cattolicissimi, come e' quell'angolo di Kerala che fu cristianizzato 2000 anni fa da San Tommaso, hanno sicuramente avuto dalla loro tutti i santi de L'Aia. 

TREKKING/ Tour dell'isola Graciosa in due tappe

La Graciosa (Lanzarote), 20 giugno 2020

    La Graciosa, l'ottava isola dell'arcipelago delle Canarie, la più piccola e per fortuna non cementificata, e' perfetta per escursioni a piedi o in bicicletta (se mai riapriranno i negozi di locazione delle biciclette ora chiusi per il Covid19). Con i suoi circa sette km di lunghezza e tre km di larghezza la si può percorrere in un giorno. Volendo ci sono anche delle salite per la presenza di quattro "picchi", di circa 200 metri di altezza. 
Per i suoi colori il paesaggio mi ricorda quello del Ladakh, il "piccolo Tibet" nel nord dell'India. Un deserto variopinto puntellato qua e la' da cespugli secchi di euforbia e altre piante grasse. L'erosione del vento e delle onde ha modellato le scogliere con bizzarre geometrie mentre la maggior parte dell'interno sono dune di sabbia. Anche i fondali sono multicolore e riflettono mille tonalità di blu e verde nell'acqua cristallina. Su questo sfondo spicca una macchia bianca e blu, sono le case del porticciolo di Caleta del Sebo. Sembra un po' una architettura cicladica. Le strade non sono asfaltate e quando passano i taxi-jeep sollevano un gran polverone. 
Il nome "La Graciosa" e' azzeccato. Pare che a chiamare l'isola cosi' sia stato il conquistatore normanno Juan de Bethencourt, colui che a partire dagli inizi del 1400 guido' una serie di spedizioni per occupare militarmente l'arcipelago. Da questo personaggio discendono molte stirpi di famiglie canariote e anche un paese, Betancuria, a Fuerteventura. 
IL SUD: da Playa Francesa a Caleta del Sebo
La prima passeggiata, circa 3 ore, inizia da Playa Francesa, dove sono ancorata con la mia barca a vela Maneki, e termina nel porticciolo di Caleta del Sebo passando per la montagna Amarilla, che deriva il suo nome dal'argilla gialla con cui e' fatta. La vista che si gode dalla cima e' sul Canale del Rio, striscia di mare larga 1,2 km che divide La Graciosa dall'isola maggiore di Lanzarote.
L'orizzonte a sud e' chiuso da muraglia di lava, una massiccia scogliera nera a picco sul mare, "opera" dell'ultima eruzione che cambio' la fisionomia di Lanzarote. A ovest due faraglioni si ergono all'ingresso dello stretto. Quando si scende dalla montagna Amarilla, per un sentiero che sembra uno scolo di acqua piovana, si arriva sul lato orientale  dell'isola e da qui si segue la strada per alcuni chilometri fino all'incrocio per il villaggio di Pedro Barba e per Playa de la Conchas. 
IL NORD: Da Caleta del Sebo - Playa de las Conchas - Caleta del Sebo
La seconda camminata e' più lunga, circa 4-5 ore, ma e' tutta in piano. Al punto di partenza, al porticciolo di Caleta del Sebo, sono arrivata con il kayak. Dopo una sosta all'unica panetteria del paese, mi sono incamminata verso l'interno lungo un sentiero che passa tra due cucuzzoli, la Montana del Mojon e la Agujas Grandes e che termina nella splendida Playa de las Conchas (la spiaggia delle conchiglie), una distesa dorata di mezzo chilometro con sfondo di argilla rossa.
Da qui si possono ammirare le altre  isole (disabitate) dell'arcipelago Chinijo, la riserva marina di cui fa parte anche La Graciosa. Il sentiero riparte poi dalla Montana Bermeja (volendo si puo' salire in cima) e arriva sulla costa meridionale che si affaccia sul Canale del Rio. Si segue la "strada" principale, uno sterrato di sabbia, per un paio di ore, un po' faticoso se come nel mio caso ci si trova nelle ore piu' calde.
La prossima tappa e' il villaggio di Pedro Barba, circa venti case vacanze, sagomate nelle rocce e con dei giardini di cactus. C'e' anche il resto di un porticciolo, sembra una antica fortificazione. A causa del Covid19, il villaggio e' deserto, sembra quasi abbandonato, il che lo rende ancora più' suggestivo. Da Pedro Barba si continua lungo costa, seguendo la scogliera di lava attraverso un piccolo sentiero che sembra franare da un momento all'altro, fino a ritornare al porticciolo di Caleta del Sebo.  

LA FOTO/Bristol Channel Pilot Cutter, quando la vela era un mestiere

La Graciosa, (Lanzarote), 18 Giugno  2020


   Questo bellissimo veliero d'epoca e' stato per un paio di giorni "mio vicino" a playa Francesa (Sud di La Graciosa) dove ero ancorata con la mia barca a vela Maneki.  Si chiama Annabela J ed e' una replica di un Bristol Channel Pilot Cutter, veloci e affidabili "pilotine" che nel XIX secolo assistevano le navi commerciali nel canale di Bristol, notoriamente pericoloso per le correnti di marea.
Ho scoperto la loro storia e il mestiere dei 'pilots' free-lance britannici in questo documentario di Bbc Four : https://www.youtube.com/watch?v=laXCAs053RY