Valparaiso, il `'puerto loco' di Pablo Neruda

Valparaiso (Cile), 26 maggio 2018

    È difficile trovare degli aggettivi per descrivere Valparaiso, la città portuale cilena nota come il `gioiello del Pacifico`. Raramente ho visto un posto più folle, anche visivamente per i suoi palazzi colorati e totalmente ricoperti di graffiti. È talmente un ammasso di stili architettonici e di arredi urbani che non si può che stupirsi di fronte a tanta confusione. Non ti lascia neppure il fiato per respirare quando ti inerpichi su per le sue 42 colline in un saliscendi di scale variopinte e funicolari diroccate che ti sembra di essere in un luna park abbandonato. E decadente Valparaiso, sporca come tutte le città di porto, fracassona, godereccia al limite della volgarità e costantemente in movimento per via dei terremoti. Ma proprio questa miscela ti affascina e ha affascinato l`Unesco che nel 2003 l`ha inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità.

    A circa 140 km dalla capitale Santiago – ci si arriva attraversando i migliori vigneti del Paese – Valparaiso ha un passato glorioso che si vede nei volti della gente, immigrata dall`Europa a fine secolo, quando la città era una tappa commerciale importante sulla rotta dall`Atlantico al Pacifico. Prima che aprissero il canale di Panama, nel 1914, le merci e le persone transitavano dallo stretto di Magellano. Sulla costa pacifica, Valparaiso era la prima ad accoglierli. Oggi il porto non è più così importante come allora, attraccano forse più navi da crociera più che cargo, tuttavia Valparaiso si è inventata un nuovo ruolo come capitale culturale del Cile. Ha tutti i numeri, è sede della più antica biblioteca e del più antico giornale al mondo in lingua spagnola, El Mercurio di Valparaiso (1827), nonché` penso uno dei più longevi quotidiani sul pianeta. Questo perché - va detto – è riuscito a navigare indenne attraverso golpi e controgolpi. È stato il giornale del regime di Pinochet e nonostante questo è oggi uno dei più letti in Cile.

LA FOTO/ Perle di saggezza a Valparaiso


Valparaiso (Cile), 1 giugno 2018 

   Ho trovato questo cartello davanti a una scuola di Valparaiso: "Il Mondo e` come un libro e quelli che non viaggiano leggono solo una pagina"



Sette Anni in ....Argentina, il Tibet e` sulla Cordigliera delle Ande

Uspallata (Argentina) – 21 maggio 2018
   Mi ricordo ancora quando dopo aver visto Sette Anni in Tibet, il capolavoro di Jean-Jacques Annaud, mi e` venuta voglia di andare a scoprire le immense montagne dell`Himalaya. Une delle mie preferite regioni in India è appunto il Ladakh, il 'piccolo Tibet', la zona a maggioranza buddista inaccessibile per molti mesi all`anno e una vera e propria sfida per chi soffre di altitudine. Pensavo -  ingenuamente - che gli aspri paesaggi del Ladakh fossero davvero unici al mondo.

   Invece assolutamente no. Sulla cordigliera della Ande, esattamente sotto l`Aconcagua, al confine tra Argentina e Cile, c`è una copia esatta del Ladakh, senza ovviamente i `gompa`, le prayer flags colorate e gli yak, particolare non del tutto trascurabile.
   Tant`è che – è stata la mia scioccante scoperta – la maggior parte delle riprese di `Sette Anni in Tibet` sono state girate sulle Ande e in particolare nei dintorni di Uspallata, una cittadina sulla strada per il Cile, famosa in passato per le miniere degli inglesi e ora punto di partenza di diversi trekking sull`Aconcagua. A Uspallata, fino a 30 anni fa, passava anche un trenino, il Ferrocarril Trasandino, che collegava Mendoza a Los Andes in Cile. Parte della ferrovia è ancora visibile lungo il passo di confine, anche se è quasi completamente danneggiata.

    Ho letto che ben il 70% delle scene del film con Brad Pitt sono state girate nelle montagne di calcare e arenaria giallo-viola intorno a Uspallata. Le riprese avvenute alla fine del 1996 sono durate tre mesi e, come si può immaginare, la piccola e sonnacchiosa cittadina è stata completamente invasa dal circo di Hollywood. Per l`occasione sono stati anche portati degli yak dalla California, che poi sono finiti negli zoo dell`Argentina. Il regista Annaud ha detto in una intervista che tuttavia nel film che uno spezzone di Tibet c`è, di qualche minuto, girato in gran segreto alle autorita` cinesi.  .
    Basta uscire dal centro abitato per rendersi conto della somiglianza con il Ladakh. Ho fatto un trekking di un giorno verso una collina chiamata `Cerro de Los Siete Colores`, la cui roccia è multicolore per la presenza di minerali e magma uscito dalle eruzioni di chissà quanti anni fa. Il paesaggio è secco come una tundra, le rocce si sgretolano sotto i piedi e il sole scotta. Qua e la` ci sono cactus e cespugli profumati, di un tipo che sull`Himalaya non c`e`. A differenza del Tibet l`altitudine è qui di appena 2000 metri.. Per trovare un simile paesaggio in Ladakh bisogna salire a 4-5 mila metri, con evidenti difficoltà logistiche se si vuole girare un film.

    Ma penso che la decisione di `creare` il Tibet in Argentina, dall`altra parte del mondo, sia stata dettata anche dalla difficoltà di ottenere i permessi in India (o peggio ancora in Cina). A tutt`oggi il governo di New Delhi è molto restio a dare il visto a documentaristi o registi nelle zone di confine.
   La mia passeggiata in `Ladakh` è terminata nella zona archeologica del cerro di Tunduqueral, dove ci sono delle iscrizioni rupestri di una popolazione indigena risalenti a prima della conquista spagnola.
    A  circa 70 km verso il confine con il Cile ho poi fatto sosta al Parco nazionale dell`Aconcagua, che con quasi 7 mila metri , è la cima più alta delle Ande. Anche qui il paesaggio è desertico e molto simile dal punto di vista geologico all`altipiano tibetano, ma senza i monaci del Dalai Lama, quindi molto meno fascinoso. Devo confessare che questa parte della Cordigliera, quella centrale, è abbastanza deludente, non c`è nulla di andino, manco un lama (intendo l`animale...). 
     Dopo il passo (Paso de Los Libertadores, 3200 metri), e il tunnel del Cristo Redentore, che segna il confine con il Cile, la strada si snoda in una impressionante spirale, con una trentina di tornanti a U. A vederla fa paura, ma a percorrerla non è così difficile, ovviamente in buone condizioni meteorologiche. Se c`è neve il passo viene chiuso.
    Il Cile è così stretto che appena scesi dalla Cordigliera si arriva in un paio di ore sulla costa del Pacifico. Si è gia` nel distretto di Valparaiso, il porto amato da Pablo Neruda. Sarà la mia fertile immaginazione, ma mentre scendevo con la moto sul lato cileno mi sembrava di sentire già l`aria umida e molle dell`oceano.