Madre Teresa, anche un giudice e l'ex avvocato dei marò nella delegazione in partenza per Roma

New Delhi, 26 agosto 2016

   Una mega delegazione di 500 persone, tra politici, sacerdoti, suore e rappresentanti di associazioni cristiane, partirà nei prossimi giorni per il Vaticano per assistere alla santificazione di Madre Teresa di Calcutta. La suora, nata esattamente 106 anni fa a Skopje, in Macedonia, ha ottenuto la cittadinanza indiana nel 1948. E quindi l'India ne rivendica giustamente il 'copyright'.
   La delegazione governativa è guidata dalla ministra degli Esteri Sushma Swaraj e da due governatori, quello di New Delhi Arvind Kejriwal e quello del Bengala, la signora Mamata Banerjee. Da parte della Chiesa indiana ci saranno oltre 40 vescovi e un centinaio di preti e suore. Ci sarà ovviamente Suor Prema che è la superiora dell'ordine delle Missionarie della Carità e la responsabile di New Delhi, suor Amala.
   Oggi al briefing del ministero degli Esteri è stata resa noto la lista della delegazione ufficiale. E' curioso che ci sia anche uno degli ex  avvocato dei  marò, Harish Salve, che aveva lasciato l'incarico nel 2013 in rotta con  l'allora governo Monti quando aveva deciso di non far tornare in India i due fucilieri. E poi c'è anche un giudice della Corte Suprema, Kurian Joseph, che era nella sezione che in questi quattro anni si è occupata del caso. Probabilmente è parte della delegazione perché è cristiano...ma mi piace sottolineare la coincidenza.


Rio 2016, l'India porta a casa solo due medaglie, ma 'rosa'

New Delhi, lunedì 22 agosto 2016

     Cala il sipario su Rio e l'India fa i conti con le scarse performances del suo contingente di 118 atleti, che è stato il più grande che si sia mai qualificato per le Olimpiadi. Come ho già scritto (vedi qui), la situazione è a dir poco drammatica per la seconda nazione più popolosa del mondo e che che ha superato la Cina per crescita del Pil. Nel carniere dell'India ci sono solo due medaglie, l'argento di Sakshi Malik nel badmington femminile e il bronzo di PV Sindhu (wrestling femminile). Due giovani donne che sono diventate delle eroine nazionali insieme alla ginnasta Dipa Karmakar, arrivata in finale, un successone dato che era la prima indiana a gareggiare alle Olimpiadi nella ginnastica artistica.
   A Londra 2012 l'India aveva incassato ben sei medaglie (ma nessun oro) raddoppiando il suo medagliere di Pechino 2008. Molti pensavano che il trend positivo potesse continuare e invece da Rio sono arrivate molte delusioni nelle discipline favorite dagli indiani, soprattutto il tiro a segno. Il tiratore Abhinav Bindra , l'unica medaglia d'oro individuale dell'India, non è riuscito a mantenere le promesse. Probabilmente l'India ha pensato di poter emulare Londra con gli stessi atleti, ma non tutti sono come gli intramontabili Bolt o Phelps... Anche dal tennis e sollevamento pesi sono arrivate delusioni nonostante le aspettative.
    Il trio femminile Malik, Sindhu e Karmakar ha quindi salvato l'onore dell'India e per il fatto che sono giovani donne e atlete 'fai da te', sono state osannate dall'intera nazione. Sono state anche premiate dal presidente della Repubblica con un riconoscimento che si chiama Khel Ratna. Avranno molto probabilmente sponsor e attenzione dei media per un po' di tempo. Ma lo sport in India, a parte il cricket, continua a rimanere una 'cenerentola'.
   Ho letto qui che nel caso della Gran Bretagna, che a Rio ha vinto un numero record di medaglie,  queste ultime sono state direttamente proporzionali al budget dello sport. Il Guardian ha calcolato che ogni medaglia è costata ai contribuenti britannici sette milioni di dollari.
   Con un serbatoio di 400 milioni di giovani (contro i 18 milioni in UK), l'India dedica al settore dello sport solo un terzo di quello che spende Londra.
   Ma secondo me non è solo una mera questione di denaro, ma di un contesto sociale in grado di sostenere gli atleti e incentivare le passioni sportive. Sono sicura che ora che si sono spente le luci a Rio, gli atleti olimpici indiani finiranno nel dimenticatoio per i prossimi quattro anni.

India e Siria, business as usual anche sotto i bombardamenti

New Delhi, 20 agosto 2016

   Un paio di giorni dopo le immagini shock di Omram, il bambino siriano sopravvissuto a un bombardamento delle forze siriane ad Aleppo, un inviato del governo di New Delhi è arrivato a Damasco per una visita ufficiale. Era dall'inizio della guerra che l'India non mandava più delegazioni in Siria. A gennaio però era giunto il vice premier Walid Al Moualem a Delhi. Quindi questa volta si trattava di contraccambiare la visita.
   Il vice ministro degli Esteri MJ Akbar, ex giornalista e portavoce del Bjp, ha incontrato oggi Bashar al Assad. Come se niente fosse. Come se non ci fosse una sanguinosa guerra in corso o come se una parte del territorio non fosse sotto il controllo del Califfato e un'altra in mano ai cosiddetti 'ribelli'.
   L'India ha sempre applicato alla lettera il principio di non interferenza negli affari interni di un Paese, anche se sono brutali dittature, ed è una posizione di tutto rispetto.  Ma fa un po' impressione che l'India intrattenga regolari rapporti con  la 'bete noire' degli Usa e dell'Occidente. Sermbra quasi che la guerra fredda non sia mai finita e che New Delhi continui ad essere fedele alla Russa, che sostiene Assad.
   Di recente sono stata alla presentazione di un istant book, "The Modi Doctrine" scritto di tre esperti, Anirban Ganguly, Vijay Chauthaiwale e Uttam Kumar Sinha, che analizzano la politica estera del premier Narendra Modi in questi due anni di governo.  Sostengono che esiste un nuovo "paradigma" perché l'India è molto più attiva diplomaticamente. Ma il dinamismo non si conta solo sul numero di Paesi visitati o sulla quantità di leader a cui si stringe la mano, ma su anche su delle prese di posizioni quando le violazioni del diritto internazionale o dei diritti umani sono così palesi.
   A me sembra invece che l'approccio dell'India sia  invece in continuità con il precedente governo del partito del Congresso e cioè ispirato a un forte pragmatismo. Ovviamente New Delhi se lo può permettere di praticare un multipolarismo a 360 gradi perchè il Paese non dipende tutto sommanto dall'appoggio di nessuno.  Anzi, sono convinta che siano gli Usa, l'Europa e anche la Russia ad avere bisogno dell'India come mercato di sbocco per le loro economie mature.
   Nell'incontro a Damasco si è parlato di terrorismo, ma anche della ricostruzione. Assad ha invitato New Delhi (e Paesi Brics) a partecipare al gigantesco business della ricostruzione quando e se ci sarà (e se sarà con Assad).. Potrebbe sembrare prematuro, ma forse New Delhi vede lungo e si vuole piazzare in pole position.