Gran Canaria, quando Dio si e` mozzato un dito

Agaete (Gran Canaria), 20 luglio 2018

    Sono passati quasi 13 anni dal suo crollo, ma per la gente del posto, El Dedo de Dios è sempre qui a Puerto de Las Nieves puntato verso l`alto, un po` irriverente, si direbbe, per una divinita` celeste. Ci sono perfino ancora le indicazioni stradali che guidano il turista verso la celebre attrazione, mentre i negozi di souvenir continuano a vendere le cartoline, sempre più ingiallite, con il famoso spuntone di roccia vulcanica che era il gioiello di Agaete, cittadina nel nord di Gran Canaria. 
    A mozzare il dito a Dio è stata una tempesta tropicale chiamata Delta nel novembre del 2005. Un rarissimo fenomeno atmosferico per le Canarie che vantano il clima più stabile del mondo. Sembrerebbe un puro atto di autolesionismo della divinita` stessa.
   A ricordare che il Dito di Dio non c`è più, per i turisti che arrivano qui a cercarlo, c`è un piccolo murales su una casa di un pescatore che molto probabilmente ha assistito alla catastrofe. Un vento di 130 chilometri all`ora - leggo le cronache dell`epoca - ha abbattuto il `dito`, un monolite di roccia basaltica alto 6 metri che si era formato negli ultimi 300 mila anni.
   La zona di Agaete è infatti, secondo i geologi, una delle più antiche dell`arcipelago atlantico nato dai vulcani. C`è anche una grande necropoli, Maipes, dell`epoca pre ispanica. Non ho capito se il `dito` è rimasto intero o si è frantumato nel crollo. La base (la `mano`) è rimasta intatta e c`è chi aveva proposto di ricostruirlo, ma le autorita` locali hanno preferito di no dopo lunghi dibattiti. 
È prevalsa la teoria che se la `natura lo ha fatto e la natura lo ha distrutto`, almeno così si dice in paese. Pero` e` rimasto nell`immaginario collettivo come simbolo dell`isola. Un artista ne ha fatto una copia in cartongesso in una bella vallata panoramica (foto qui sopra).
    A soprannominarlo El Dedo de Dios pare sia stato uno scrittore canario che ha dedicato dei versi alla bizzarra roccia, alta in tutto circa 60 metri, nota prima di allora come Roque Partido.
Oltre che per il monumento roccioso, Puerto de las Nieves è famoso anche per la cappella, la Ermita de Nuestra Senora de las Nieves, che ospita un trittico del pittore fiammingo Joos Van Cleve. La chiesetta è meta della festa religiosa più grande delle Canarie, la Bajada de la Rama (la `discesa dei rami`, 4 agosto), nata da una vecchia tradizione pagana degli aborigeni Guanci e dedicata a invocare la pioggia.

VELA/ Come impedire che la drizza si attorcigli sui gradini dell`albero

Gran Canaria, 20 luglio 2018

   Sembra un problema di poco conto e invece non lo e`. L`albero di Maneki e` dotato di scalini in alluminio, triangolari e abbastanza sporgenti. Sono una bella comodita` per chi naviga da solo. Li ho usato in molteplici occasioni, per pulire l`anemometro per esempio oppure perche` si erano sfilate le cime che reggono il lazy jack (o meglio il lazy bag perche` io ho una sacca che contiene la randa).
   Pero` quando si issa la randa e magari c`e` un po` di vento, oppure non la si issa velocemente, finisce che si ingarbuglia dietro i gradini. E la situazione non e` piacevole per chi sta all`albero e tenta disperatamente di sganciarla scuotendola o con dei colpi di frusta. Mi e` successo, magari non ero perfettamente nel letto del vento, non lo so, ma e` stato spiacevole.
   Quindi, su suggerimento del mio istruttore Keith, ho tirato del nylon trasparente da pesca da ogni gradino alla sartia di dritta e a quella di sinistra, come si vede da questa foto. Ho fatto una piccola gassa intorno alla sartia e poi ho fissato l`altro capo al gradino con il nodo che - penso - si usa per attaccare gli ami. In barca ho trovato una scatola piena di materiale per la pesca, quindi ero provvista di filo di nylon.
    Non so quanto dura perche` non sono riuscita a tendere bene i fili, soprattutto quelli a sinistra, perche` avevo solo la mano sinistra per fare i nodi (con la destra mi tenevo all`albero), pero` funziona.
   Per evitare altri `ingarbugli` ho poi deciso si abbassare il lazybag e relative cime prima di issare la randa cosi` che la vela va su` libera in un solo colpo senza rallentamenti.
Potevo metterci delle cime, ma dal punto di vista estetico mi sembrava un obbrobrio...gia` lo sono i gradini, mentre il filo di nylon e` invisibile e anche troppo piccolo per ospitare i piccioni quando si e` in porto.  

Valparaiso, il `'puerto loco' di Pablo Neruda

Valparaiso (Cile), 26 maggio 2018

    È difficile trovare degli aggettivi per descrivere Valparaiso, la città portuale cilena nota come il `gioiello del Pacifico`. Raramente ho visto un posto più folle, anche visivamente per i suoi palazzi colorati e totalmente ricoperti di graffiti. È talmente un ammasso di stili architettonici e di arredi urbani che non si può che stupirsi di fronte a tanta confusione. Non ti lascia neppure il fiato per respirare quando ti inerpichi su per le sue 42 colline in un saliscendi di scale variopinte e funicolari diroccate che ti sembra di essere in un luna park abbandonato. E decadente Valparaiso, sporca come tutte le città di porto, fracassona, godereccia al limite della volgarità e costantemente in movimento per via dei terremoti. Ma proprio questa miscela ti affascina e ha affascinato l`Unesco che nel 2003 l`ha inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità.

    A circa 140 km dalla capitale Santiago – ci si arriva attraversando i migliori vigneti del Paese – Valparaiso ha un passato glorioso che si vede nei volti della gente, immigrata dall`Europa a fine secolo, quando la città era una tappa commerciale importante sulla rotta dall`Atlantico al Pacifico. Prima che aprissero il canale di Panama, nel 1914, le merci e le persone transitavano dallo stretto di Magellano. Sulla costa pacifica, Valparaiso era la prima ad accoglierli. Oggi il porto non è più così importante come allora, attraccano forse più navi da crociera più che cargo, tuttavia Valparaiso si è inventata un nuovo ruolo come capitale culturale del Cile. Ha tutti i numeri, è sede della più antica biblioteca e del più antico giornale al mondo in lingua spagnola, El Mercurio di Valparaiso (1827), nonché` penso uno dei più longevi quotidiani sul pianeta. Questo perché - va detto – è riuscito a navigare indenne attraverso golpi e controgolpi. È stato il giornale del regime di Pinochet e nonostante questo è oggi uno dei più letti in Cile.