VERSO LE INDIE/ Marsiglia, da qui inizia il mio viaggio su una portacontainer

Marsiglia, 17 settembre 2015

   Mi piace Marsiglia, perche’ e’una di quelle citta’ che hanno tempo. Non a caso e’ la piu’ vecchia citta’ abitata della Francia. Leggo che risale a 2600 anni fa e che e’ stata fondata da greci, precisamente dai focesi. E’ cosi’ diversa dalle altre citta’ francesi, c’e’ un’aria da suq arabo ma in una cornice modernissima. Passato e presente sono mescolati perfettamente.
    Il mio viaggio con le ‘merci’ inizia qui, in questo porto che era sulle rotte dei fenici e dei greci e che ancora oggi e’ uno dei piu’ importanti del Mediterraneo.



Domani mi imbarco su una porta container, la ‘Medea’ del colosso francese del trasporto marittimo Cma Cgm diretta in Oman. Ci arrivo dopo 18 giorni e 6.554 km, ovvero 4.074 miglia nautiche. Se ci va direttamente, impiegherebbe circa 11 giorni, ma il mio cargo fara’ scalo a Malta, Beirut, Suez e Jeddah. Ovviamente per caricare e scaricare merci.
   E’ un viaggio che ho sempre sognato, ma che ora con la crescente interdipendenza delle economie mondiali mi affascina ancora di piu’.

   Il computer dove scrivo, le mie scarpe, i miei abiti, la moquette del pavimento e molto probabilmente anche il gas dove cucino hanno viaggiato via mare, per giorni, tra le bufere o sotto il cielo stellato.
   Penso che una stragrande maggioranza degli oggetti che usiamo siano stati trasportati via nave. Eppure noi non le vediamo mai queste gigantesche caravelle moderne che solcano gli oceani di tutto il mondo. Non sanno di salsedine. Leggo che il trasporto marittimo e’ in pieno boom. Come potrebbe non esserlo con la globalizzazione? Forse anche internet ha contribuito. Noi compriamo le cose su Amazon seduti in salotto, ma poi c’e’ una nave che ormeggia e scarica il nostro ordine.
   Non so se con la moda del ‘chilometro zero’ ci sia stato un declino. Forse, ma di sicuro, con la delocalizzazione delle industrie, ci sono molte piu’ cose che viaggiano via nave. Deve essere decisamente conveniente. Si pensi che una nave che porta a Milano una maglietta prodotta in Bangladesh, e che attraversa due oceani, costa di meno che una cucita a Gallarate. Pazzesco.
   Quando e’ che l’umanita’ ha iniziato a trasportare le cose? E perche’ si trasportano le cose? Ho cercato una risposta oggi al Mucem (Musee des civilisations de l’Europe et de la Mediterranee), lo splendido museo di Marsiglia dedicato alla civilta’ del Mediterraneo.
   Sembra che gli egiziani usassero gia’ delle navi commerciali, a remi, per il trasporto di cedri dal Libano. Poi sono arrivati i fenici, greci e romani con le vele quadrate. A quanto pare i mercantili dell’epoca erano specializzati nel trasporto di vino, olio o animali per i circhi di Roma. A; Mucem ho visto una ‘dolia’, una enorme anfora che poteva contenere 2500 o 3000 litri di vino. In una stiva ce ne stavano migliaia.
   Le navi dei romani erano come le moderne portacontainer. E arrivavano nelle Indie anche senza canale di Suez. Niente di nuovo quindi, a parte, l’invenzione rivoluzionaria del container, da parte di un americano, Malcom Mc Lean, nel 1956.
   In realta’ il mio viaggio con le merci parte dai docks di Londra dove mi trovavo due giorni fa. Il porto di Londra era il piu’ grande del mondo nell’antichita’. Oggi nei docks al posto dei marinai ci sono i finanzieri della City.
   Caso vuole poi che il mio autobus low cost per Parigi era uno di quelli che attraversano la Manica con il ferry da Dover a Calais come si faceva una volta. Un’ora e mezza di traversata. E cosi’ mi sono trovata in compagnia di centinaia di camion in viaggio dalla Francia e verso la Francia. Siccome i traghetti erano sospesi per tre ore ho potuto osservare il flusso di container, quasi tutti frigorifero, che aspettavano pazientemente il loro turno per salire in barca. Penso che molti prodotti siano destinati a sfamare Londra.
   Come scrive la giornalista britannica Rose George, autrice di uno dei rarissimi libri sul moderno trasporto marittimo, l’industria delle spedizioni via mare e’ ‘invisibile’ alla maggior parte delle persone. Non si sa quasi nulla, ne’ delle societa’ che sono spesso gestite da imperi familiari, ne’ delle rotte marittime o dei porti dove si imbarcano e sbarcano le merci, che sono off-limits al pubblico.
    Non e’ stata forse una sorpresa per tutti sapere per esempio che a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie c’erano dei maro’ del battaglione San Marco?

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