Viaggio a Cuba/ Due anni dopo la morte di Fidel Castro

L`Avana, 27 Novembre 2018

    C'è una certa somiglianza tra Cuba e l’India meridionale, il Kerala soprattutto, dove i partiti comunisti sono al potere. Il paesaggio tipicamente tropicale, le colline e le lagune con i fenicotteri e le mangrovie. Ma anche i venditori ambulanti di frutta e verdura, i carretti trainati da cavalli (in Kerala sono i bufali), strade e case scalcinate e quell’abilità di riparare le cose o di riciclarle che solo i Paesi dell`ex blocco sovietico hanno ancora.

    L`Avana è come una bella signora civettuola che pur essendo avanti negli anni non rinuncia a truccarsi e a sedurre. La descrizione migliore l`ho trovata nel sofisticato libro di Danilo Manera, “Sconcerto Cubano”: “L’Avana è come il tormentato manoscritto di un poeta in preda al rum, pieno di cancellature, scarabocchi, imprecazioni, lacrime, rifacimenti, citazioni, rime riuscite o fallite. Il tempo l’ha consumato a suon di carezze”.


   Per me era la prima volta, ma ho subito capito che L`Avana è una di quelle città che non si lasciano scoprire facilmente, soprattutto dai primi venuti. Pensavo che dopo lo storico accordo tra Barack Obama e Fidel Castro nel 2016 il clima da Guerra Fredda fosse cambiato, invece con Trump si riparte da zero. Il presidente Usa aveva annunciato lo scorso anno che lo voleva cancellare, ma poi non si è capito se alle parole sono seguiti i fatti. Leggo che l`embargo, il ‘bloqueo’ è stato rinnovato dagli Usa. Come mi aveva detto l`impiegato del consolato di Cuba a Las Palmas quando mi aveva rilasciato la `tarjeta` turistica, “non è cambiato nulla e non nemmeno cambierà nulla finché` ci sarà Trump”.


La rivoluzione di internet   
    Però qualcosa, di molto importante, è cambiato abbastanza di recente. L`internet veloce, arrivato un po` di anni fa grazie a un cavo sottomarino dal Venezuela, sta diventando sempre più diffuso. Le piazze con WiFi sono sempre di più e alcune `casas particulares` hanno una connessione. È facile capire dove c`è la Rete: basta osservare il numero di persone sedute sulle panchine o appoggiate ai muri con gli occhi sul telefonino. Il servizio, offerto dal provider statale Etecsa (in cui Telecom Italia aveva una partecipazione fino al 2011), è però ancora molto costoso. Un`ora di internet costa circa due euro, che per un Paese dove il salario medio è di 20-30 dollari, è un lusso per pochi. Nelle piazze dove c`è l’hotspot ci sono ormai più venditori di “tarjetas” che di souvenir.

   La connessione è un po` lenta, non sono mai riuscita ad aprire un video su YouTube, ma molti siti americani come Google, Facebook o Whatsaps sono accessibili. Anche altri come Skyscanner lo sono, ma non si può fare acquisti on line. Non so se il governo attua una censura sulla Rete, come fa la Cina, ma penso che la crescente diffusione di internet inevitabilmente porterà a una apertura che le vecchie generazioni di cubani non potevano nemmeno sognare. 

A due anni dalla morte di di Fidel
   Totalmente per caso, mentre ero a L’Avana il 25 novembre, sono capitata nel luogo di una celebrazione del secondo anniversario della morte di Fidel Castro. Stavo in realtà cercando un cinema a Vedado, quando ho visto uno sbarramento di polizia davanti al maestoso palazzo neoclassico dell’Università dell’Avana, luogo simbolo della rivoluzione anti Batista. Davanti alle gradinate e alla statua dell`Alma Mater avevano montato un palcoscenico e una platea piena di studenti. Tutte le strade di accesso erano bloccate. C`era il presidente Miguel Diez-Canel e rappresentanti del partito comunista che non conoscevo. Avevano piazzato un megaschermo in strada e una piccola folla si era radunata a guardare l`evento. Ma dopo il discorso di un alto quadro del Partito, improvvisamente il megaschermo si è spento ed è rimasto solo l’audio. Avevano appena inquadrato il presidente, non mi sembra di aver visto Raul Castro. Degli studenti stavano recitando delle poesie. E’ stato forse un guasto, non penso che abbiano voluto “oscurare” la visione ai turisti come me che si erano fermati per curiosare.


   Mentre me ne andavo via, riflettevo su come il ricordo di Fidel Castro sia così poco presente a Cuba. Scopro solo ora il perché: il lider maximo ha espressamente vietato con una legge di erigere statue o altre effigi, oppure di intitolare strade o piazze con il suo nome. Fidel Alejandro Castro Ruiz ha governato (con la forza) per quasi 50 anni l`isola, il più longevo regnante al mondo tra quelli senza corona. Penso che abbia ancora il record del discorso più lungo all’assemblea generale delle Nazioni Unite, dove una volta fu sorpreso con una fondina che spuntava dalla giacca. Gli americani non sono mai riusciti a farlo fuori, si può dire un miracolo. Come il suo `collaboratore` Che Guevara, anche lui è diventato un simbolo della resistenza, quella armata ovviamente, che si contrappone a quella non violenta del Mahatma Gandhi.
Il 'bloqueo' e il mercato nero    
    Non mi va di giudicare la sua eredita`, lo hanno fatto studiosi e giornalisti che hanno vissuto a lungo a Cuba. La mia impressione, assolutamente di pelle, è che la situazione dell`economia è disastrosa.
Non è solo per il “bloqueo”, l`embargo commerciale che ha costretto la popolazione a trovare i più ingegnosi mezzi per sopravvivere, ma penso anche per le politiche statali. Più volte mi è capitato di essere fermata in strada da donne che mi chiedevano saponette, caramelle o rossetti. E non erano mendicanti. In un negozio del governo (la “tienda”, dove si vende sia la merce razionata (con la `libreta`, la tessera di razionamento) che quella `liberalizzata` , tipo spazzolini da denti, caffe`, miele, sacchetti di plastica e altri semplici beni che solo pochi si possono permettere, il commesso mi ha chiesto se avevo una penna biro perché` la sua era consumata e doveva compilare un registro delle merci. Ogni mattina alle nove davanti ai 'centri commerciali'  nel centro dell`Avana si formano lunghe code> Lunghe file si vedono anche davanti alle panetterie e  alle banche. Per la frutta e verdura ci sono delle bancherelle, ma la si trova anche al mercato nero, dietro le inferriate di qualche finestra.

Il fruttivendolo clandestino di Cienfuegos   
   Penso di aver speso diverse mattinate a cercare del cibo per mettere insieme una colazione decente. La mia ostinazione nel cucinare mi ha rivelato una Cuba che forse molti non hanno visto.

   A Cienfuegos, la “Parigi di Cuba” per la presenza di un mini Arco di Trionfo, nonché città dell`idolo musicale Benny More', sulla costa meridionale, ho scoperto un fruttivendolo `segreto` in un vicoletto vicino al Paseo del Prado. Mi ha accompagnato una massaia che avevo visto in strada con la borsa piena. Ha bussato a una porta di metallo e sono comparsi due ragazzi tra casse di meloni, papaye, pomodori e peperoni (questi ultimi freschi di raccolto). Sono riuscita anche ad avere un litro di polpa di guayaba (da cui ho ottenuto tre litri di buon succo aggiungendoci acqua e zucchero).
   Il succo rosa di Guayaba, frutto nativo del Caribe, ha accompagnato le mie giornate, è facile trovarlo nei baretti familiari in strada dove si paga in CUP, il 'peso nazionale' contrapposto al CUC, il 'peso convertibile'. A volte si trova anche lo yogurt, ma è praticamente impossibile trovare il latte fresco.  Mi hanno spiegato che il latte fresco è per i bambini, ma solo fino ai sette anni. e per le persone che hanno speciali esigenze di dieta. Eppure ho visto delle mucche nelle campagne. 

Il latte è preziosissimo, come lo sono le uova, l'ho capito un giorno quando sono andata in villaggio agricolo, che chiamano `cooperativa`, per cercarle.

    Ero a Rancho Luna, la spiaggia con barriera corallina a circa 17 chilometri da Cienfuegos, dove non c`è nulla a parte un paio di resorts. Nella piazza della Cooperativa “Martires de Barbados” c’erano persone in fila per riempire le loro bottiglie con latte appena munto, ma a me lo hanno rifiutato pur essendo io disposta a strapagarlo. Un vecchio contadino mi ha invece venduto otto uova, dopo che mi ha portato furtivamente nella sua baracca. Erano delle sue galline e me le ha mostrate come fossero un tesoro.
 
 Nella ‘cooperativa’ ho però trovato delle braciole di maiale vendute da un ambulante su un carretto trainato da un cavallo, il quale mi ha pure offerto un passaggio alla mia ‘casa particulare’ vicino alla spiaggia.


I CUC e CUP, la doppia valuta per cubani e turisti    
   Mi ci è voluto un po` a districarmi con la doppia valuta di Cuba. Inizialmente avevo deciso di usare solo la moneta nazionale CUP. Un CUP equivale a un venticinquesimo di CUC, ovvero a circa a un venticinquesimo di euro, cioè meno di 5 centesimi. Ma nei luoghi turistici non li accettano e quindi mi sono rassegnata a tenere anche una scorta dei piu' preziosi CUC.


   Però ogni volta mi chiedevano di pagare in 'convertibili' mi divertivo a fare il calcolo in 'pesos nazionali' per vedere l`enorme gap tra i prezzi per stranieri e quelli locali. Pee esempio una tazzina di caffe` vale un CUP (2,5 centesimi di euro), un panino dai 3 ai 10 CUP, un succo 3 CUP, uno yugurt dai 3 a 4 CUP. Il biglietto del bus o del ferry è addirittura 20 “centavos”, 20 centesimi di CUP. Con un euro (25 CUP), si può  mangiare un pasto decente in in un ristorante cubano. Se però si va nei posti turistici i CUP diventano CUC, e allora una birra costa 2 o 3 CUC (2 o 3 euro), un piatto di pesce o carne 10 CUC, una t-shirt per souvenir anche 10 CUC.
   Nell`Avana vecchia sembra di essere in qualsiasi borgo storico italiano, anche i prezzi sono uguali. Lo stesso divario, tra prezzi per stranieri e per cubani, si trova anche nei musei. Il Museo della Rivoluzione, tappa obbligata, costa 8 CUC (oltre 7 euro), che non è poco e che anche mi sembra un po` in contraddizione con lo spirito anticapitalista. 


La 'nonna' o Granma  
    Il Museo della Rivoluzione si trova nell’ex palazzo presidenziale de L’Avana, dove viveva il dittatore Fulgenzio Batista. Contiene la storia del Paese dall`epoca preispanica, ma soprattutto le gesta eroiche dei suoi rivoluzionari. Avrebbe bisogno di una bella ripulitura, le esibizioni sono un po` troppo fatiscenti. Ma è il palazzo neoclassico stesso, costruito agli inizi del Novecento e decorato con cristalli di Tiffany, che merita vedere. Nel Marzo del 1959 un commando di studenti rivoluzionari vi entrò per uccidere Batista, ma questi era già scappato con le sue fortune nella Repubblica Domenicana. Si vedono i fori dei proiettili nel marmo della scalinata all`ingresso.
   Altra attrazione del museo è il motoscafo Granma, usato da Fidel e dal Che e da altri 80 combattenti provenienti dal Messico. La barca era stata comprata da un prestanome per 15 mila dollari. L`ex proprietario l`aveva dedicata a sua nonna, “Granma” in inglese. La storica barca è stata esposta in un apposito edificio. Granma è anche il nome dell`organo ufficiale del partito comunista. A me è sembrato un po` buffo quando lo visto per la prima all`inizio, ma poi ho capito il perché.


I megaresort 'all included' e le spiagge a pagamento  
   Il turismo è la vera vacca da mungere per l`economia cubana. Il 2017 è stato un anno record con l`arrivo di 4,7 milioni di turisti e un incasso di 3 miliardi di dollari. Il governo sta puntando sul settore con la costruzione di mega resort sulle coste e aprendo a investimenti privati, per ora al 49 per cento. Dove vada a finire tutto sto denaro? Penso per mantenere sanità e scuola che sono i fiori all`occhiello, tanto decantati, del regime comunista. Ma per alcuni va a ingrassare pochi fortunati.
   Da Santa Clara, la città dove sorge il mausoleo funebre del Che Guevara, ho preso un taxi per andare a Cayo Santa Maria, un`isola sulla costa pacifica collegata da una strada di 40 km che passa in mezzo alla laguna. È una delle spiagge di sabbia bianca più belle, quelle da cartolina per intenderci, ma l`intera zona è stata chiusa e riservata a hotel di lusso `all inclusive`, che significa che i turisti vanno lì con un pacchetto comprendente soggiorno, cibo e sport acquatici. È una meta molto ambita, un particolare dai canadesi, c`è pure un aeroporto per i charter.


    Il taxi mi ha lasciato in un moderno complesso commerciale che si chiama Playa Las Terrazas dove ci sono negozi di souvenir e bar alla moda. Quando sono arrivata sulla spiaggia antistante, un bagnino mi ha fermato e mi ha chiesto 5 CUC. Ho detto che volevo soltanto passeggiare sul bagnasciuga e non volevo lettino e ombrellone, ma niente da fare. Mi è stato detto che la spiaggia era “privata” e ha chiamato dei buttafuori. Parlando poi con i taxisti che aspettavano fuori, ho capito che il governo da qualche anno ha chiuso l`accesso a tutte le spiagge e che anche i cubani devono pagare. Anche l'estremita' di Caya Santa Maria, trasformata in una riserva naturale, è a pagamento ma almeno non e` cementificata.
    L`episodio delle spiagge a pagamento mi ha ricordato un ritaglio di giornale del 1959 esibito al Museo della Rivoluzione de L`Avana in cui si annunciava che “El gobierno rivolucionario acabo’ con el exclusivismo de la burguesia. Las playas comenzaren a ser disfrutadas por el pueblo” (Il governo rivoluzionario ha messo fine all`esclusivismo della borghesia. Le spiagge saranno usate dal popolo).
 

Prostitute e gigolo`
    Ho evitato Varadero perché` non mi interessava vedere il turismo di massa e soprattutto le “jineteras” con i ricchi occidentali, molti dei quali italiani in eta` avanzata. La prostituzione era fiorentissima fino a 10-15 anni fa, tanto che Cuba era una delle principali destinazioni del turismo sessuale insieme alla Thailandia. Ora però non si vede più nelle strade, non so se è grazie all`azione repressiva del governo o per semplice mancanza di domanda.
    Piuttosto è abbastanza visibile l’offerta di gigolò che si mettono a `disposizione` delle signore, magari non necessariamente per soldi, ma solo per qualche regalino. Mi è capitato a Trinidad, la città coloniale degli ex magnati (e schiavisti) della canna da zucchero, di assistere a una curiosa scenetta mentre aspettavo un passeggero del mio taxi `condiviso’. Una bella signora lombarda sulla sessantina è uscita da una casa con un ragazzo meticcio cubano, si sono scambiati un lungo bacio e poi lui le ha messo tra le mani una rosa rossa (che lei ha tenuto in mano durante tutto il viaggio di sei ore fino a L`Avana). Romanticismo e machismo spesso vanno a braccetto. Nella cultura cubana il corteggiamento è un obbligo sociale. Praticamente ogni donna, che non sia proprio decrepita, è oggetto di commenti per strada, a volte affettuosi, a volte un po` pesanti. 

Palpeggiata sul Malecon
   Sul Malecon, il famoso lungomare de L`Avana mi è capitato di essere palpeggiata da un ragazzo in pieno giorno. Mi trovavo davanti alla celebre “Tribuna antimperialista” di fronte all`ambasciata degli Stati Uniti.
Avevo terminato il jogging e un giovane cubano mi è venuto vicino. Abbiamo iniziato a parlare, le solite cose, da dove vieni, quanti giorni stai a Cuba, quali città hai visitato, ecc ecc, quando di punto in bianco, forse sicuro del fatto che io gli avevo dato corda, mi ha messo una mano sul sedere. Gli ho tirato un calcio, forse non se lo aspettava, è corso via, mentre lo coprivo di insulti in italiano (mi vengono più spontanei e sono sicura che li capiscono anche gli ispanofoni).
   Mentre tornavo ho osservato meglio la “Tribuna Antimperialista”, luogo per eccellenza di raduni e concerti, e mi sono segnata una frase di Simon Bolivar affissa sul piedistallo della statua di Jose Marti, l’onnipresente eroe nazionale della lotta per l`indipendenza cubana ritratto con un bambino in braccio e l`indice puntato contro la sede diplomatica statunitense. La frase che traduco qui è: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a piegare con la fame e la miseria l'America intera in nome della libertà”.


Riflessioni sulle libertà   
   Già la libertà…esiste a Cuba? Non mi posso pronunciare perché` non sono una esperta e non riesco a districarmi tra la realtà e la propaganda anti-Usa. Ma sembra che gli ideali di libertà siano un po` lontani su questa isola dove tra l'altro sorge (illegalmente secondo Cuba) la base militare americana di Guantanano, proprietà di un Paese che si vanta di essere democratico
   Qualcuno ha anche il coraggio di parlarne. Un giorno ho incontrato M. che vende acquarelli in un giardino dietro la Plaza des Armes, nel `salottino` della vecchia Avana. Mi diceva che se uno dell`Avana vuole andare a Varadero per vendere della merce o anche soltanto per farsi una passeggiata viene arrestato dalla polizia. Idem se uno di un`altra città viene nella capitale. 
   Almeno due proprietari di `casas particulares` si sono lamentati per le tasse che devono pagare ogni mese anche se non hanno turisti. Eppure ci sono una infinità di questi `bed and breakfast` per stranieri (riconoscibile da un speciale simbolo di colore blu), in alcune vie de L`Avana sono uno accanto all`altra.
   Negli ultimi anni sono caduti molti dei vincoli dell’era sovietica e lentamente lo Stato sta allentando la morsa sui cittadini. Mi dicevano, per esempio, che ora si possono vendere auto, moto e altri beni. Ogni tanto sulle inferriate delle finestre, dove si vendono i caffe`, “refresco” come limonata o la coca cola cubana e panini, si leggono degli annunci di compravendita di auto, motorini, televisori e ogni genere di utensili. Moltissime case sono in vendita, soprattutto a L’Avana, ma non ho idea di come funzioni il mercato immobiliare. Un gruppo di anziani italiani incontrati a Cienfuegos, seduti a dei tavolini su El Bulevar (si incontrano lì ogni mattina) mi hanno detto di aver comprato casa, ma alcuni erano sposati con delle cubane, quindi penso godessero dello status di residenti. 


La centrale nucleare abbandonata di Cienfuegos 

   Nella grande baia di Cienfuegos c`è uno dei simboli, che pochi conoscono, della Guerra Fredda, una centrale nucleare mai completata. Sono arrivata con un ferry diretto al Castillo de Jagua, una fortezza spagnola che proteggeva la baia dai pirati. La storia dell’impianto nucleare Juragua e l’annessa Ciudad Nuclear, concepita per gli operai, è emblematica dei rapporti di forza mondiali esistenti all`epoca (e anche ora).
   Il progetto, che prevedeva due reattori di 440 megawatt, era nato dalla collaborazione scientifica tra Cuba e Russia negli anni Settanta. La costruzione del primo reattore iniziò nel 1983 sotto la guida di uno dei figli di Fidel Castro, “Fidelito”,  ma dopo diversi ritardi fu sospesa nel 1992 con il collasso dell`Urrs. Il giovane Castro fu in quell`occasione licenziato dal Padre. Lo scienziato “Fidelito”, che ebbe diversi riconoscimenti nella sua carriera, è morto suicida nel febbraio di quest`anno a causa, si dice, della depressione.
   Leggo su Wikipedia che c’è stato successivamente un tentativo di coinvolgere la Siemens per terminare la centrale, ma l`opposizione degli Stati Uniti e l’embargo hanno reso impossibile la fornitura del materiale, inoltre il governo non aveva più soldi. Da quanto ho capito i russi hanno venduto le turbine, ma non c`è stata alcuna consegna di combustibile nucleare, cosa che avrebbe preoccupato non poco gli Stati Uniti per il rischio di fughe radioattive (Miami è a circa 280 km di distanza).
   La cupola di cemento dell`impianto spicca tra i campi coltivati e si vede da lunga distanza nella baia di Cienfuegos. Ma l’area è recintato e ci sono dei cartelli che vietano l`ingresso. Un tassista mi ha detto che ci sarebbe un progetto per farne un impianto di produzione di fertilizzanti. Intanto migliaia di operai abitano ancora nella Ciudad Nucleare costruita per loro.

Le Ferrovie cubane    
   Per vedere la Cuba “profonda” bisogna avere il coraggio di prendere un treno. Il Ferrocarril de Cuba (FC), miracolo come possano sopravvivere dopo decenni di embargo, risale ai tempi degli spagnoli. La ferrovia a Cuba, arrivata nel 1837 con l`inaugurazione di 27 km di binari da L’Avana a Bejucal, è stata la prima dell`intero continente. Si tratta di locomotive dismesse dalla Francia e altri Paesi europei, che sono state donate, più altre nuove che sono state acquistate dalla Cina.
Io ho viaggiato su due vecchissime e scassate locomotive tedesche sul tratto Santa Clara-Cienfuegos (57 km, tre ore). Nessun cubano raccomanda di prendere il treno, e c`è un motivo. Le carrozze fanno un rumore assordante e sballonzolano così tanto che sembra di essere su una giostra al lunapark. Il binario è unico e gli scambi sono manuali, il conduttore scende ogni tanto con dei guanti bisunti e un martello. Forse solo in Birmania ho sperimentato un treno così lento e scomodo, però il costo è stato di appena qualche centesimo di euro.
 

A Santa Clara, dove riposa il Che   
   A Santa Clara si va essenzialmente per il mausoleo di Ernesto Che Guevara, un moderno complesso di marmo bianco che raccoglie i suoi resti e quelli di 29 altri guerriglieri uccisi in Bolivia nel 1967.
I memoriale risale al 1997 quando sono stati trovati i resti del rivoluzionario argentino. È stata scelta la città di Santa Clara per via di una famosa azione militare condotta dal Che Guevara che ha determinato la caduta del regime del dittatore Batista. Purtroppo era aperto solo il museo con tutte le memorabilia del famoso combattente, mentre la sala con i resti mortali era chiusa. Il museo è gratuito, ma non il deposito delle borse che non si possono portare (non capisco per quali motivi di sicurezza). L’esposizione è interessante perché descrive i legami tra il medico argentino e i fratelli Castro, incontrati in Messico dove questi ultimi erano in esilio. Finalmente ho capito i versi della celebre canzone “Hasta Siempre Comandante”: “Cuando todo Santa Clara, se despierta para verte”... 

Vita notturna all`Avana? Ma va la`!
   Devo confessare che sono stata molto delusa dalla 'night life'. Pensavo di trovare una ‘Habana’ che non dormiva mai, invece dopo la mezzanotte è deserta. Ma forse nno riuscita a trovare i posti giusti.
Un venerdì sera sono uscita per andare a La Casa della Musica, sulla calle Galeano, che dovrebbe essere il tempio della salsa, ed era chiusa! In giro non c`era anima viva, di sicuro c’è più divertimento un venerdì sera a Milano che in centro Avana. Forse bisognerebbe sfatare il mito dei cubani come degli instancabili festaioli. E' probabilmente uno stereotipo. Come se uno va a Napoli a cercare gli italiani che suonano il mandolino e mangiano la pizza…

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