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Non-solo-stupri, 8 marzo con la comandante Anuradha Jha

Port Blair, 8 marzo 2015

    Mentre l’attenzione mondiale e’ concentrata sull’India degli stupri, voglio dedicare questo giorno a Anuradha Jha, giovane comandante donna che lavora ora per la Shipping Corporation on India. E’ una delle uniche due comandanti di navi civili indiane. Ha viaggiato a bordo di navi cargo per tutto il mondo a capo di ciurme di marinai, spesso per mesi.
   L’ho incontrata sulla plancia di comando della motonave Nicobar, che mi ha portato alle Andamane e che ha ha 75 uomini a bordo e una donna (l’infermiera). Le ho chiesto che vuol dire per lei dare ordini ai marinai uomini. “Non ho mai avuto problemi – mi ha detto – anzi sono fieri di avere una comandante donna!”.
   Ecco, il mio buon 8 Marzo all’India.

Riflessioni solitarie di Capodanno, perche' cosi' tanti stupri a New Delhi

   Se ci pensiamo bene non c'e' nulla di particolarmente lieto da celebrare nel 2012 che se ne e' andato e nulla da gioire per il 2013 appena nato.

    A New Delhi la fine dell'anno e' stata senza danze e cotillon per Nirbhaya (nome finto), la ragazza morta dopo uno stupro che le ha sfondato la pancia. Appena qualche botto alla mezzanotte mentre stavo guardando Hangover II su Hbo, un film idiota proprio come certe cose dell'anno appena passato. Alla prima pubblicita' ho cambiato canale.
   Me ne sono stata a casa da sola a godermi la serata. Non mi sono mai piaciute le feste a comando e quindi sono contenta cosi'. Potevo andare ai cortei di solidarieta' che hanno fatto in diverse strade, ma i cinque gradi mi hanno fatto passare la voglia. A modo mio ho reso omaggio alla ragazza.
   Mi chiedo pero' se non fosse stato a sud Delhi, se lal vittima non fosse stata una ragazza istruita (anche se di famiglia povera) e senza il clamore mediatico alla Peepli Live per citare un istruttivo film di Aamir Khan del 2010 sui contadini suicidi. Insomma gli indiani si sarebbero arrabbiati cosi' tanto con i loro governanti per uno stupro in un villaggio in Bihar? Ovviamente no.

Ma forse questa violenza e' differente perche' e' figlia di un'aggressivita' rampante a New Delhi. Purtroppo e' figlia del progresso come si suol dire. Lo si e' gia' dimenticato, ma pochi mesi fa dei rapinatori hanno ucciso a bastonate il marito di una cooperante italiana a Gurgaon, il polo del terziario alla periferia della capitale. Alienazione urbana, lotta quotidiana per la sopravvivenza, avidita', un ceto di arricchiti che usa la prepotenza anche appena mette il muso fuori di casa, alcolismo, facile accesso a pornografia on line e mercificazione del corpo della donna nei film, pubblicita' e TV. Cose normali in qualsiasi metropoli occidentale, ma che a New Delhi sono arrivate tutte in fretta, troppo in fretta per i giovani indiani.