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A EST DELLE INDIE - Dai templi di Angkor alle prigioni di Pol Pot

Phnom Penh, 5 ottobre 2016
    Sono convinta che ci sia qualcosa di malato in questo tassello di Asia che fa da ponte in mezzo ai giganti di India e Cina, non a caso l'Indocina appunto.  Non solo per le recenti guerre. Si potrebbe dire lo stesso per i conflitti interni Medio Oriente, ma li’ e’ diverso, riesco piu’ o meno a comprendere. Qui c’e’ qualcosa che mi sfugge.

    La prima cosa che sono andata a vedere a Phnom Penh e’ il Tuol Sleng (letteralmente la 'collina della stricnina'), un museo dedicato al genocidio di Pol Pot. E’ in una ex scuola superiore che i Khmer Rouge avevano trasformato in una prigione segreta (Security Prison 21 o S-21). La visita, con audio guida, richiede uno stomaco forte. Si pensa che siano passate circa 20 mila persone da queste stanze degli orrori e pochi sono sopravvissuti alle torture. La prigione e’ stata abbandonata in fretta e furia nel 1979 quando i vietnamiti sono entrati nella citta’ da “liberatori”. A scoprire gli orrori della S21 sono stati dei fotografi cambogiani incuriositi dall'odore che emanava il posto. Hanno trovato sui letti di ferro i corpi martoriati di 14 poveracci ormai in putrefazione.
    Come e’ stato per il regime nazista, anche qui l’organizzazione era maniacale. Kaing Guek Eav, il famigerato compagno Duch  (condannato a 35 anni di carcere da un tribunale per i crimini nel 2010) che era responsabile della prigione, aveva messo delle regole ben precise per torturati e torturatori.  Tutto veniva minuziosamente registrato e fotografato. Come se non ci si rendesse conto che in questo modo si lasciavano tonnellate di prove delle barbarie che - lo ricordo - risalgono a solo 40 anni fa.
    Mentre camminavo tra i corridoi, tra il profumo dei fiori di frangipane (che contrasto!) pensavo alle rovine di Angkor che avevo visto qualche giorno prima quando sono sbarcata a Siam Reap direttamente con il bus da Bangkok. Universalmente noto, e' il gigatesco sito religioso creato da diversi sovrani megalomani a partire dal IX secolo. L’attuale giovane re della Cambogia, Norodom Sihamoni, salito al trono nel 2004, e’ molto probabilmente (ma non sono sicura) un discendente della dinastia di Angkor.
    Sono andata a zonzo per un paio di giorni in bicicletta nel parco archeologico. Una faticata, perche’ ho fatto decine di chilometri tra le risaie e la foresta, ma mi e’ servito per rendermi conto della vastita di questo misterioso complesso. E’ diverso dalle altre famose citta' dell'antichita' che si sono tramandate fino a oggi, penso a Pompei o alla ricchissima Hampi in India, o ancora a Petra in Giordania. Qui ci sono solo templi induisti e buddisti, non mi sembra che ci siano i resti di palazzi o mercati. O di una struttura urbana, Mi chiedo quindi come potevano essere ‘fruibili’ all’epoca. Vi abitavano solo i sacerdoti? Il sovrano veniva solo per le feste comandate?
    Leggo che nell’802 il re Jayavarman II si autoproclamò "Chakravartim", cioè re del mondo. Certo anche Augusto o Luigi XIV, o i Faraoni egiziani, avevano delle simili ambizioni.
 Ma qui le dimensioni della megalomania hanno raggiunto i massimi livelli. Si prenda per esempio il tempio del Bayon, quello che mi ha colpito di piu'. Dicono che i volti sulle torri somiglino al sovrano Jayavarman VII che si considerava "devaraja" (dio re). Diciamo chei germi per un Pol Pot c'erano gia' all'epoca....