Tenerife, 23 aprile 2026
Non solo pensionati. L'arcipelago delle Canarie è una meta favorita degli italiani fin dai tempi di Giovanni Boccaccio che ci dedicò un idilliaco diario di viaggio pur non essendoci mai stato. C'è un legame strettissimo con i naviganti e commercianti, soprattutto genovesi, le ex isole Fortunate, come erano conosciute dai latini. Molti degli italiani che tra il XIV e il XV secolo si avventurarono al di là delle colonne d'Ercole erano al servizio delle potenti corone spagnole e portoghesi. Il loro contributo non si limitò solo al bieco commercio di materie prime e di schiavi, ma lasciarono in eredità anche preziose testimonianze sulla vita e costumi dei "guanci", gli aborigeni canari sterminati dai conquistadores.
CRISTOBAL DE PONTE
Il mio viaggio alla ricerca delle radici italiane delle Canarie, parte dalla Porta della Terra di Garachico, antico porto commerciale di Tenerife distrutto da un'eruzione nel 1706, dove si trova un busto di Cristóbal de Ponte (1447-1532). Un bell'uomo decisamente, o forse solo ritratto da un bravo scultore, che partì da Genova con pacchi di soldi e venne a investire a Tenerife. L'isola era stata appena conquistata, sembra che gli indigeni qui erano degli ossi duri, e quindi gli spagnoli hanno dovuto faticare di più per debellarli...Da buon banchiere genovese, fiutando il business, de Ponte si installa a Garachico nel 1499 e comincia a coltivare canna da zucchero, immagino con il supporto di schiavi. Gli affari con il commercio dello zucchero vanno a gonfie vele, quindi vi si trasferisce e comincia a costruire case e chiese. E' noto per essere stato il primo abitante di Garachico e fondatore della stirpe dei Ponte che dominarono per secoli il ricco e fiorente porto sulla costa occidentale di Tenerife, proprio sotto il vulcano Teide. Secondo me ancora oggi i Ponte sono i boss del paese, soprattutto nelle feste religiose, dato che hanno finanziato enormi chiese e conventi.

Il busto in bronzo di Cristóbal de Ponte a Garachico (opera dello sculture Eladio de la Cruz, 1934-1923)
LEONARDO TORRIANI
Sempre a Garachico, sul mare, c'è una fortezza, in parte sopravvissuta alla devastante colata di lava che ha seppellito il porto e che ha creato delle bellissime piscine naturali. E' il castello di San Miguel con il suo piccolo museo di storia della città. La più antica (e unica) mappa del porto spagnolo è di un altro ricco italiano, Leonardo Torriani, un ingegnere navale originario di Cremona (1559-1628) che per tutta la vita lavorò al servizio della Corona spagnola per erigere fortificazioni e mappare i territori conquistati. Torriani ha tracciato le cartografie dei principali porti canari e ha progettato diverse fortezze, molte delle quali sono rimaste solo sulla carta. E' di Torriani, per esempio, il vecchio castello e il ponte levatoio nel centro di Arrecife a Lanzarote.
Torriani è stato architetto, ingegnere, cartografo e storico poliedrico, un Leonardo da Vinci delle Canarie, che non solo ha prodotto mappe dell'arcipelago e dei suoi porti commerciali, ma ha anche scritto dei suoi abitanti prima che venissero sterminati. Nel suo manoscritto Descrittione et Historia del Regno de Isole Canarie, già dette le Fortunate, con il parere delle loro fortificazioni (1592), frutto delle sue esplorazioni, fornisce una descrizione antropologica dei Guances, indicando anche gli insediamenti, cosa che è stata utile agli archeologi moderni per ritrovare preziose testimonianze come l'idolo femminile di Tara, nell'antica capitale di Telde, a Gran Canaria. Torriani ha una visione romantica delle isole. Nel capitolo dedicato alla Felicità nelle Canarie elogia il clima, la fertilità della terra e anche la longevità degli abitanti favorita dalla dieta, in particolare del gofio, farina tostata ancora oggi elemento principale della cucina locale. In un altro capitolo dedicato agli Antichi Gomeri riporta anche una elegia funebre, prezioso frammento, che però è dubbio se appartenesse veramente alla tradizione orale indigena. Non è escluso che il coltissimo Torriani abbia infiorettato un po' il suo manoscritto, non c'è nulla di male, quando ci si avvicina a una cultura completamente diversa dalla nostra, è naturale che si attinge al nostro vissuto per descriverla.
Nell'opera di circa 400 pagine ci sono 60 illustrazioni, tra cui anche la mappa di una isola inesistente, la leggendaria isola di Borondòn (chiamata anche Antilla) a cui Torriani dedica un capitolo nella parte finale. Da notare che la longitudine nelle mappe di Torriani parte dal meridiano "zero" corrispondente all'isola di Hierro, isola di Ferro, poi rimpiazzato dal meridiano di Greenwich (Londra) nel XIX secolo.
Lotta canaria (illustrazione tratta dal manoscritto di Leonardo Torriani)
Circa un mese fa il Municipio de La Laguna (Tenerife) ha annunciato di aver creato una copia artigianale di questo importante manoscritto che per fortuna è sopravvissuto fino ai giorni nostri. L'originale è custodito nella Biblioteca dell'Università di Coimbra, in Portogallo, dove Torriani si era trasferito con i figli, anch'essi architetti, fino alla sua morte.
LANZAROTTO MALOCELLO
Facendo un salto indietro di due secoli incontriamo un altro italiano, Lanzarotto Malocello (1270-1336), che ha dato il nome all'isola di Lanzarote. Esploratore (e mercante) della Repubblica marinara di Genova, questo rampollo di una nobile famiglia di Varazze è noto come "scopritore" delle Canarie, anche se ovviamente le Isole Fortunate erano note fin dai tempi dei Greci e Fenici. Seguendo le orme di una precedente spedizione, sbarcò a Lanzarote nel 1312, un secolo circa prima che ci arrivasse un avventuriero normanno, Jean de Béthencourt, al servizio degli spagnoli. Pare che Maloncello rimase sull'isola per molto tempo "convivendo" con i potenti sovrani guanci. Ma non è ben chiaro perchè dopo 20 anni se ne tornò a Varazze, forse una rivolta degli aborigeni. Del suo viaggio al di là delle colonne d'Ercole rimangono poche tracce: un portolano che gli attribuisce l'isola e delle rovine di un fortino sul bordo del cratere del vulcano di Guanapay, vicino alla città di Teguise. Non ha lasciato testimonianze scritte e non esiste alcun suo ritratto.
| Puente de las Bolas (1596), Arrecife (Lanzarote), attribuito a Leonardo Torriani - Foto di Maria Grazia Coggiola |
Giovanni Boccaccio, l'autore del Decameron, ha invece lasciato un trattato sulle Canarie senza mai esserci stato, De Canaria et Insulis reliquis ultra Hispaniam in Oceano noviter repertis (Sulla Canaria e sulle altre isole da poco scoperte al di là della Spagna). L'opera in latino risale al 1342 e raggruppa diverse testimonianze di navigatori che approdarono nelle isole, tra cui quella del ligure Niccolò da Recco e di altri marinai spagnoli. Con uno stile da cronista Boccaccio descrive il momento dell'incontro con gli indigeni alcuni nudi altri coperti da pelli di capra colorate ovviamente impauriti dagli uomini armati. Fornisce un racconto idilliaco delle abitazioni e della qualità del frumento e della frutta che cresce nel suolo vulcanico. Aggiunge anche che i naviganti, forse delusi da non trovare nessun tesoro, presero "quattro adolescenti di bell'aspetto" in perizoma da portare con sé.
Mi chiedo se ci sarà mai un giorno in cui la nostra civiltà europea farà i conti con il suo passato. Ma forse non c'è nemmeno più nessuno a cui chiedere perdono.
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