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Ferrari con tricolore, un boomerang per i maro'

Alcune volte occorre dire le cose come stanno. La decisione di mettere il tricolore sul telaio delle Ferrari al Gran Premio dell'India e' stata a dir poco funesta.  Capisco le pressioni in Italia per il rilascio dei maro', l'amor di patria e l'omaggio alla Marina Militare, ma e' stato un boomerang diplomatico.  E non sono solo io a dirlo qui in India. Ci sono almeno tre motivi che avrebbero suggerito una maggiore prudenza da parte della scuderia di Maranello:
1 Il neo giudice capo Altamas Kabir della Corte Suprema sta scrivendo la difficile sentenza sulla giurisdizione proprio in questi giorni e come e' noto il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e' appeso a questo verdetto.
2 La vicenda era sparita dalla stampa indiana e dai riflettori dell'opinione pubblica che - come e noto - e' schierata tutta sulla tesi colpevolista.
3 Il marchio Ferrari gode di un ottimo prestigio in India. L'associazione con i maro' potrebbe nuocere la sua immagine. Gli sforzi dei rappresentanti del cavallino rampante, all'autodromo di Buddh a Greater Noida, di levarsi dall'imbarazzo precisando che lo stemma non e' ''in solidarieta''' con i maro', ma soltanto un ''omaggio a una delle eccellenze italiane'', sono risultati patetici. E' come arrampicarsi sugli specchi.
Il risultato e' che tra India e Italia e' di nuovo salita la tensione e anche i toni, come si puo' vedere da questo editoriale del quotidiano The Pioneer.   

Che ci fa una Ferrari tra i risciò?


L’altro ieri mi sono ritrovata con altri giornalisti a girare tra India Gate e il Forte Rosso con una Ferrari 612 Scaglietti. Non ci sono salita, ma sono stata davanti su una jeep scoperta in compagnia di una fotoreporter e due cineoperatori perché volevo vedere lo stupore sulla faccia della gente in strada. Mi sarebbe veramente piaciuto leggere nei pensieri di quelli che si vedevano sfrecciare la Ferrari di fianco. Il cavallino rampante è un marchio popolare anche qui. Lo si trova perfino sulle maglie e giacche contraffatte del mercato di Sarojini.
La casa di Maranello dal 25 febbraio sta facendo un “magic discovery tour” e Delhi era una delle ultime tappe prima di ritornare a Bombay per il gran finale. Di auto non ci capisco nulla, ma penso che la Ferrari non sia esattamente un gippone da Camel Trophy. E’ quindi un gran successo il fatto che finora, a parte qualche bucatura, abbia retto per circa 10 mila chilometri sulle strade indiane. I bolidi da strada di Maranello non hanno proprio nulla a che vedere né con le dissestate e polverose strade indiane, né con la gente che ci vive. Quindi apprezzo anche il coraggio di organizzare un evento promozionale del genere a cui hanno partecipato giornalisti di tutto il mondo a turni di quattro per ogni tappa. Anche se sono ideologicamente contraria alla cultura dell’auto - figuriamoci poi dell’auto come status simbol - non posso non riconoscere il valore della Ferrari come prodotto del made in Italy. Sono visceralmente contro l’automobilismo, la velocità e, in generale, i motori. Ma da quest’anno l’India partecipa alla Formula Uno grazie al re della birra Vijay Mallya che ha assunto il pilota italiano Fisichella. La Tata Nano sarà presto sulle strade, insieme alla Jaguar visto che ora hanno lo stesso padrone. Una settimana fa mentre rincasavo verso mezzanotte un enorme fuoristrada a folle velocità si è ribaltato a Golf Links dopo essersi schiantato contro un palo della luce. Dai finestrini, con i vetri oscurati, sono usciti tre ragazzi ridendo allegramente. Per fortuna non si sono fatti nulla, ma l’andazzo è questo anche qui a Delhi, se non hai un macchinone sotto il culo non sei nessuno.