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La spocchia di Padoa Schioppa




E’ da un po’ di giorni che mi ronzano in testa le parole dette dal portavoce dell’ex ministro delle finanze Tommaso Padoa Schioppa il quale si trova a New Delhi nella sua veste di capo del comitato più importante del Fondo Monetario Internazionale. Volevo sapere del programma e del perché della visita. Quindi ho chiamato al telefonino Carlo Maria Fenu, il suo portavoce, il quale mi aveva già scritto abbastanza perentoriamente in una mail che “il ministro di solito non rilascia dichiarazioni ufficiali al di fuori delle occasioni ufficiali e non rilascia dichiarazioni a margine degli incontri”. Quindi “escludeva che vi potessero essere occasioni di incontro”. Va beh. Però, ho pensato io, magari può interessare ai lettori italiani perché Padoa Schioppa o ancora meglio il moribondo FMI abbia deciso in questo momento di venire a consultarsi con il ministro delle finanze indiano Chidambaram, che - per inciso – era candidato a ricoprire lo stesso incarico, ma è stato silurato perché troppo scuro di pelle. Quindi ho chiesto il motivo della venuta. Evidentemente seccato da tanta stupidità, Fenu mi ha risposto: “ma lei non parla con i suoi colleghi italiani?”. E’ vero, io non ho mai scritto di Padoa Schioppa (non so neppure se ci vuole il trattino) e non leggo regolarmente i giornali italiani, anche perché non ho la fortuna di avere la “mazzetta” come i miei colleghi in redazione. E poi comunque preferisco leggere i quotidiani indiani per fare bene il mio lavoro. E purtroppo con i colleghi ci parlo anche poco, vuoi perché loro sono sempre di fretta o per via del fuso orario. Sono arci-sicura che in Italia tutti sanno che Padoa Schioppa, come presidente del Comitato Monetario e Finanziario, si consulta regolarmente con i responsabili delle finanze di tutto il mondo. E magari sanno anche il perché.
Ma arrivo al punto. Dopo sei anni in India, comincio ad avere la netta sensazione di allontanarmi dal mio Paese. Continua a rimbombarmi la frase: “Ma lei non parla con i suoi…”. Non vedo tra i leader e i decision-makers indiani tutta questa spocchia e arroganza. In questi giorni a Delhi, ci sono quattro o cinque premier, un paio di premi nobel, tra cui il nostro Rubbia, giornalisti della BBC del calibro di Nik Gowing e una valanga di altre personalità. Oggi ho parlato con il portavoce del presidente delle Maldive, che non saranno nel G8, ma qualcosa contano se non altro perché stanno per affondare e poi con la scrittrice Taslima Nasreen, isolata in una località segreta per le minacce degli integralisti. Domani ho un appuntamento per intervistare l’ex presidente elvetico Moritz Leuenberger. Lo stesso Chidambaram, un po’ di giorni fa, ha invitato a casa sua i giornalisti ed è uno dei leader indiani più accessibili (magari poi non dichiara nulla). L’unica, nella sua torre d’avorio, inespugnabile dal punto di vista mediatico, è l’italiana Sonia Gandhi. Chissà perché.