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LIBRI/ Pasolini, l'India ha ancora lo stesso odore

Mumbai, 20 dicembre 2015

Mi sono portata dietro sulla moto "L'Odore dell'India" di Pier Paolo Pasolini per rileggerlo e vedere che effetto faceva nell''India che io ho davanti agli occhi in questo viaggio.  E' stato scritto nel 1961 durante il suo celebre viaggio con Alberto Moravia e Elsa Morante.  Oggi non si ritrova piu' la tremenda miseria da lui descritta a Calcutta o a Cochin, ma alcune pagine sono ancora oggi le migliori in assoluto per descrivere certi stati d'animo che un occidendale prova di fronte alle mille contraddizione di questo Paese.
Il libro si chiude con la descrizione  delle pire di Benares e con questa frase che voglio ricordare qui:

"Cosi', confortati dal tepore, sogguardiamo piu' da vicino quei poveri morti che bruciano senza dare fastidio a nessuno. Mai, in nessun posto, in tutto il nostro soggiorno indiano, abbiamo provato un cosi' profondo senso di comunione e, quasi, di gioia".   

Pasolini, "Appunti per un fim sull'India", girato nel '68 ma sembra oggi

New Delhi, 5 ottobre 2015

Anche in India si ricorda il quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini. Ieri sera all’Istituto di Cultura e’ stato proiettato Appunti per un film sull’India, documentario di 30 minuti girato nel 1968 durante uno dei suoi viaggi qui in India tra New Delhi, Varanasi, Jaipur e Mumbai. Sempre all’Istitituto c’e’ anche una mostra con foto inedite del regista curata da Walter Liva (Craf di Pordenone). La foto qui con Toto’ e’ di quell’archivio.

   L’idea e’ geniale, una leggenda di un maharaja che offre il suo corpo per nutrire una tigre affamata. Doveva essere questo il film che non e’ stato mai relizzato.
   Pasolini va in in giro a chiedersi quali potrebbero essere gli attori per la storia e come la stessa storia potrebbe evolversi. Lo chiede anche a dei registi e scrittori indiani. Sullo sfondo una India che sembra quella di oggi. Le immagini crude di poverta’ ci sono ancora, cosi’ come anche i visi degli operai e contadini, sembrano quelli di oggi. A volte e’ ironico, a volte amaro e polemico verso l’industrializzazione. Che poi manco ci sara’ ....il “sottoproletariato” di Pasolini e’qui rimasto quello di cinque mila anni fa, quello dei brahmini e non dei padroni della fabbrica. Si vede la visione marxista e sii vedono anche i tempi, era il 68.
   Pero’ Pasolini ha una capacita’ straordinaria di affrontare, con le parole e le immagini, temi come la religione, la morte, la natura e l’individualismo. Si vede da qui la sua grandezza. E poi la frase finale, prima del funerale con la pira, che segna la fine della storia del povero maharaja e della sua famiglia caduta in disgrazia. E’ una frase che mi ha colpito perche’ e’ il riconoscimento dell’eterna seduzione che questo Paese offre e (spero continuera’) ad offrire agli stranieri.

“Un Occidentale ha tutto in India e non da’ nulla. L’India che non ha nulla da’ tutto” .