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ELEZIONI REGIONALI 2017 - Modi trionfa in Uttar Pradesh, ma il Congresso vince in Punjab (e Goa)

New Delhi, 13 marzo 2017

   Come al solito ogni previsione elettorale in India viene regolarmente smentita. Il trionfo di Narendra Modi nello stato chiave dell'Uttar Pradesh ha colto tutti di sorpresa, me compresa. Il suo partito di destra, il Bjp, ha incassato una maggioranza di 325 seggi (su un totale di 403) polverizzando ogni record e soprattutto mandando in soffitta i cosidetti 'partiti casta' che per decenni avevano dominato il più popoloso Stato indiano (200 milioni di abitanti).
    Ho sempre creduto che l'Uttar Pradesh fosse dominato da logiche 'regionali' e che quindi le elezioni locali non potevano essere influenzate da outsider. Tant'è che nè il Bjp e nè il Congresso di Sonia Gandhi avevano mai messo radici. La politica in Up (e in altri Stati) era monopolizzata da potenti satrapi locali legati alle caste o alle minoranze. Modi, un 'outsider' che arriva dal Gujarat, ha sfatato questo mito riuscendo a conquistare mussulmani, dalit e le caste basse promettendo sviluppo e equità sociale. In pratica si è appropriato dell'elettorato della sinistra con un programma 'di sinistra'.
   La vittoria di Modi ha smentito anche coloro che pensavano che la 'demonetization', l'abolizione delle banconote da 500 e 1000 decisa a novembre, avesse colpito le classi più deboli. Sapevo che a novembre a causa della crisi di liquidità molti manovali e braccianti dell'Uttar Pradesh erano rimasti senza paga ed erano stati costretti a tornare nei villaggi. Molti, come me, ritenevano che questo avrebbe influenzato il voto. Invece è stato esattamente il contrario. Modi è stato premiato per la sua misura anti corruzione. E' l'ennesima conferma che da New Delhi difficilmente si capisce cosa succede nell'India profonda. 
    Detto ciò bisogna però allargare lo sguardo anche sugli altri Stati che sono andati al voto a febbraio e marzo. Solo due (Uttar Pradesh e il suo gemello himalayano, l'Uttarakhand) su un totale di cinque sono andati al Bjp. Il Congresso ha vinto in Punjab, mentre a Goa e Manipur ha riportato la maggioranza relativa. Quindi se si guarda il bicchiere mezzo vuoto, c'è stato un chiaro contraccolpo a livello nazionale per il partito di Modi. A Goa si avvertiva chiaramente l'insoddisfazione contro il governo del Bjp. La 'demonatisation' ha avuto un duro impatto sul turismo.
    La stampa indiana, che prima si era scagliata contro le code davanti ai bancomat, ora è tutta presa ad celebrare lo 'tsuNaMo' in Uttar Pradesh. Molti sull'onda dell'entusiasmo prevedono una facile vittoria del Bjp alle politiche del 2019. Ma come sempre sarà la pancia dell'India a decidere.

Gli elefanti di pietra di Mayawati, tutto il mondo e' Paese

''Tutto il mondo e' Paese'' come dove il vecchio adagio. E qui in India mi sembra ogni tanto di vedere dei deja-vu come in certe citta' del Piemonte che quando saliva al potere la DC si asfaltavano le strade che i comunisti avevano appena ricoperto con i blocchetti di selciato.
Lo scorso anno, a Noida, citta' satellite di New Delhi, ma che rientra gia' nello stato dell'Uttar Pradesh, era  stato inaugurato un grande parco monumentale dedicato a Ambedkar, leader indiano che e' il beniamino dei ''dalit'' (gli intoccabili) . Il progetto, costato 120 milioni di dollari, e' frutto della megalomania dela politica Mayawati, una signora vestita sempre di rosa che arriva dala fascia degli intoccabili ma che e' anche tra i piu' ricchi politici dell'India. Nel parco ci sono decine di statue di elefanti, un paio di fontane di bronzo e una costosissimo impianto di illuminazione.  
Nessuno ci vede una contraddizione, anzi e' la prova che anche i piu' umili che la possono fare. Piu' esagera con i gioeielli e con costose opere pubbliche dedicate a glorificare se stessa e, piu' Mayawati raccoglie consensi tra i poveri. Una fabbrica dei sogni insomma.

Tuttavia, la ruota della fortuna e' girata e la signora Mayawati un paio di mese fa ha perso le elezioni contro Akhilesh Yadav, figlio di un potete leader che invece rappresenta la casta piu' numerosa dell'India e che e' a capo di un partito definito ''socialista''. Oltre ai milioni di Yadav che lo votano in maniera automatica ha anche tutti mussulmani come serbatoio elettorale. Prima di Mayawati era il vecchio Mulayam Singh Yadav lui il padrone dello UP.
Nonostante l'inaugurazione a ottobre dopo anni di cotroversie e battaglie nei tribunali contro gli ambientalisti, il parco non e' mai stato aperto al pubblico, non si capisce perche'.
Durante le elezioni le statue con gli elefanti,, simbolo del partito di Mayawati, erano state coperte di teloni rosa, su ordine dalla Commissione elettorale per paura che influenzassero gli elettori.
Adesso sono stati spacchettati, ma al potere c'e' il rivale di Mayawati , il cui partito ha invece come simbolo ha una umile bicicletta.
Sono andata a vedere il parco, pensando  fosse ormai aperto. Invece no, ovviamente la nuova amministrazione dei Yadav adesso la fa pesare. Appena diventato ''chief minister'' il giovane Yadav - che ha studiato all'estero e che e' visto come la nuova generazione di leader ''illuminati'' - ha detto di non voler rimuovere le statue della rivale. Ma intanto i cancelli del parco di Noida restano blindati e - notizia freschissima - sono emersi delle fatture gonfiate sugli elefanti in pietra pagati a peso d'oro dal contribuente. Ricorda qualcosa?