BREAKING NEWS - E' arrivato il monsone!


Con circa tre settimane di anticipo oggi è arrivato il monsone a New Delhi. Un temporale all’alba e poi pioggerella costante ininterrotta da domenica uggiosa. Questo è il mio settimo monsone indiano e devo ammettere che ormai ho iniziato a capire i segni del suo arrivo. Senti come se il cielo ti schiacciasse, ti prende uno strano nervosismo e irritabilità, non è solo l’umidità appiccicaticcia che ti blocca il respiro, ma una sensazione soffocante, claustrofobica. Stanotte ho dormito con la porta aperta sul cortile. Mi sentivo schiacciata dalle mura, dalle case del quartiere e dall’intera città. Mi ricordo un po’ di anni fa, ero sempre a Delhi, sono corsa in strada per cercare da qualche parte la linea dell’orizzonte, come una via di fuga.
L’anno scorso invece quando è arrivato il monsone mi trovavo sul Gange, a Varanasi. Mi ricordo il cielo che si è oscurato, per qualche istante sembrava che l’intero pianeta trattenesse il respiro. Poi un leggero vento, già fresco, ha cominciato ad agitare il fuoco delle pire e i lembi delle vesti bianche delle famiglie in lutto. Pochi istanti un boato, il primo tuono. Il volto dei becchini, di solito assente, ha cominciato ad assumere un’espressione divertita. Fuggi fuggi di turisti sotto le tettoie dove si tiene la legna per le cremazioni. Sono rimasta sulla terrazza a lasciare che quel vento elettrico mi penetrasse. Che energia. Poi le prime gocce, piene di sabbia e cenere. Sempre più grosse. Lasciavano una grossa chiazza sulle pietre bollenti dei ghat. L’eccitazione era ormai palpabile tra le decine di becchini e bramini impegnati nella loro incessante e millenaria catena di montaggio della sepoltura. Disponi i ceppi, immergi il cadavere nel fiume, aggiungi altri ceppi, riprendi il corpo e adagialo sulla pira, ricoprilo di altri ceppi, accendi il fuoco, fai i rituali, sposta i ceppi mano mano che bruciano, riattizza il fuoco se si spegne…sempre così giorno e notte.
Quando si aprono le cateratte del cielo, un grido di gioia si è levato intorno alle pire. “Piove!!!!” hanno esultato con un boato da stadio. Liberandosi degli stracci che tengono intorno alla testa correvano felici sotto la pioggia fino a una casupola. Li vedevo accendersi i bidi, le sigarette indiane fatte a mano, ridendo come bambini. Penso anche ai milioni di indiani che oggi a Delhi hanno salutato allo stesso modo il nuovo monsone che quest’anno si prospetta abbondante. Un sollievo anche per l’economia, che al contrario di quanto si pensa non dipende dai computer di Bangalore, ma dal cielo…e da un buon raccolto.

1 commento:

jaska ha detto...

Tu sei una giornalista italiana freelance in India, io un (quasi) giornalista (aspirante freelance) indiano in Italia!

:-)

Com'è il clima laggiù?
Probabilmente si crepa dal caldo, e dallo smog. Forse ci capiterò in Agosto.

Tanti saluti.
Buon lavoro.

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ja

(www.all-is-dream.splinder.com è il mio, "ex" so far, web-log, ed una nuova versione anglofona è in costruzione)