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JAIPUR LIT FEST/Giorno 5 - Il caffe' aumenta da 30 a 40 rupie

Jaipur, 28 gennaio 2013


Oggi e' l'ultimo giorno. Il caffe' e' passato da 30 a 40 rupie! Mi indigno e vado nel cortile adiacente a prendere un masala chai in un bicchiere di terracotta che dopo le 16 invece scende da 20 a 10 rupie, forse perche' ne hanno fatto troppo. Il Diggi Palace sembra reduce da una battaglia epica. Mi dedico a Tahar Ben Jelloun che intervisto e poi accompagno a pranzo nella ''lounge'' dei delegati. Non gli confesso ovviamente che non ho mai letto i suoi libri, ma solo i suoi editoriali su Repubblica. Comunque mi limito ai temi della Primavera araba.
Tahar Ben Jelloun alla sessione di autografi

Incrocio sulla ''Press Terrace'' Willian Darlymple, il codirettore e mattatore del Festival, che e' sfattissimo. Ha un enorme casacca spiegazzata, i pantaloni sgualciti su un ginocchio e l'aria di un reduce da una guerra che, penso, ha vinto anche quest'anno. Il successo c'e' stato, le polemiche su Rushdie pure. Gli organizzatori dicono che sono in perdita, ma c'erano sponsor di primo piano da Tata, Google, Dsc alla Coca Cola appunto che ha pagato le serate musicali. Ma i costi ci sono, forse per quello hanno deciso di aumentare il caffe' all'ultimo giorno.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 4 - Tra i veneziani che scoprono l'America

Jaipur 27 gennaio 2013
  
E' domenica e me la prendo comoda. Salto la prima sessione e quando arrivo mi concedo un chai e una lettura dell'inserto speciale del Times of India al sole della ''Press Terrace'', anche quella da me scoperta da poco. Prima scrivevo seduta su un prato implorando il ristorante dell'hotel che mi facesse caricare il laptop. Scopro anche che c'e' Wi-Fi offerto da Airtel. Nel pomeriggio seguo una conferenza sull'omosessualita' con Andrew Salomon e autori indiani. Loro stessi sono stupiti dal fatto che sono li' su un palco a parlare liberamente di gay e lesbiche e hanno anche un pubblico che lo ascolta.

   Ritorno poi all'economia e mi scopro ancora una volta ignorante di fronte a un professore che e' un idolo giovanile, Michael Sandel. Lo stile e' quello americano, ma i concetti sono rivoluzionari, parla di limiti ''morali'' del mercato. Uno che introduce concetti etici nell'economia e' in effetti da acclamare come un Messia. E di fatti i giovani indiani sono in adorazione. Mi chiedo se in Italia qualcuno ne abbia sentito parlare.
Andrea di Robilant e Carlo Pizzati
  
Alla sera, invece, cambio argomento. Andrea di Robilant, fino al 2006 collega e inviato de La Stampa, parla (introdotto da Carlo Pizzati) di una curiosa storia di due fratelli veneziani di cognome Zen che avrebbero scoperto l'America del Nord passando dall'Artico. Affascinante tesi che ha fatto innamorare l'autore che ha rifatto sulle loro orme lo stesso periglioso viaggio tra i ghiacci della Groenlandia. Il libro e' uscito prima in inglese e in italiano come Irresistibile Nord.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 3 - I libri vanno come le pagnotte

Jaipur 25 gennaio 2013,

   Il ritmo e' cosi' martellante delle conferenze e degli autori che mi prende l'ansia. Vorrei seguire tutto, conoscere tutti, leggere tutto. Mi impongo, tanto per iniziare, di non entrare piu' nella libreria Full Circles, l'unica, che e' una bolgia mostruosa, dove ogni tanto arrivano con scatoloni interi di volumi per riempire gli scaffali che si svuotano in un lampo. Ci sono donne straniere di una certa eta' come me, probabilmente in forte crisi di astinenza letteraria, che vagano con pile di libri tra le mani come se fossero pagnotte da arraffare prima di entrare in un rifugio anti atomico.
    Oggi e' Republic Day, ma il popolo del Festival non sembra accorgersene. Decido di seguire i temi economici, sull'India, dove mi sento piu' a mio agio (e capisco quasi tutto). Seguo un interessante conversazione di Ruchir Sharma, un vero ''guru'' dei mercati emergenti, che ha scritto ''Breakout Nations''. C'e' anche Edward Luce, l'autore di un libro sulle prospettive economiche dell'India (A dispetto degli Dei) che non sono mai riuscita a finire. E poi il liberalista Gurcharan Das che ha intitolato l'ultimo saggio ''India Growts at Night'', penso prendendo in prestito un detto che si dice in Italia, ovvero che il ''Paese cresce di notte, quando il governo dorme'' ma forse da noi lo si diceva in riferimento all'evasione fiscale. Il verdetto e' che l'India ha il 50% di possibilita' di farcela, meglio che niente, visto che solo un paio di anni fa sembrava destinata a diventare una superpotenza.

Ariel Dorfman e Santiago Roncagliolo
Poi mi butto sull'America Latina dove un cileno Ariel Dorfman (che vive negli Usa) e un peruviano Santiago Roncagliolo, figlio dell'attuale ministro degli Esteri, che vive in Spagna, danno vita a un gustosissimo duetto pieno di battute e autoironia. Come soltanto i latinoamericani forse sanno fare.



JAIPUR LIT FEST/ Giorno 2 - Niente alcol, oggi e' dry day

Jaipur 25 gennaio,

Mi intrufolo dall'ingresso delle cucine con il fiatone dopo una lunga pedalata e senza colazione per un dibattito alle 10 dedicato a The Pursuit of Italy, che e' un libro (che poi ho comperato) del britannico David Gilmour ''revisionista'' sulla nostra storia dove si mette in dubbio la reale unificazione del Paese. Vi partecipano due veneti, Andrea di Robilant e Carlo Pizzati, entrambi con palesi tendenze leghiste. Paradossalmente l'unico che difende l'onore della patria e' un professore di letteratura, Tim Parks, che vive da 30 anni fra Verona e Milano e che scrive di tante cose, dagli ultras di calcio alla meditazione Vipassana.


Scopro con piacere che c'e' la ''lounge'' dei giornalisti e dei delegati dove c'e' un buffet con ottimi dessert e Coca Cola (sponsor). Ci sarebbero anche birra e vino ma oggi e domani e' dry day. Quindi tutti sobri.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 1 - Dalai Lama superstar

Jaipur, 24 gennaio

Arrivo puntuale al Festival, ma come sempre, non si trova il mio accredito stampa. Devo aspettare un bel po'. E' il solito caos creativo indiano arricchito da una presenza massiccia di poliziotti all'ingresso. Vorrei entrare con la mia bicicletta, un vecchio arnese con un pedale mezzo staccato, ma mi fermano prima delle barriere. C'e' gia' una folla paurosa a scalpestare le povere aiuole del Diggi Palace. Il via lo da' una anziana signora bengalese Mahaswheta Devi che scopro e' famosissima in India come femminista e attivista sociale. Do' un'occhiata al programma, mi sento vergognosamente ignorante e comincio a pensare che sono nel posto sbagliato.


Tutti aspettano pero' il Dalai Lama che e' la star della giornata e che e' introdotto dal suo biografo Pico Yver che poi lui ignora completamente. Fa una predica, piu' che una conferenza, come e' giusto che sia, sulla nostra societa' corrotta. Un Dalai Lama classico, in forma smagliante anche e che sembra divertirsi molto a rispondere alle domande del pubblico.