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A EST DELLE INDIE - A Photo Journey

New Delhi, 21 novembre 2016 

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A EST DELLE INDIE/ Laos- In battello da Luang Prabang a Huay Xai,

`The topography of the territory through which the Mekong flows gives the river its paradoxical character, since unlike many of the world`s other mighty rivers it has served to divide rather than unite the countries which lie along it` . `The Mekong. Turbolent past, uncertain future` di Milton Osborne
Luang Prabang-Pakbeng, 27 ottobre 2016 
    Il molo dove prendere la slow boat per Pakbeng-Huay xai e' a sette km dalla citta' di Luang Prabang, praticamente in mezzo al nulla. Prima era era nel centro storico, vicino al palazzo reale, poi lo hanno spostato perche’ – mi hanno detto – creava troppa confusione.

    C'e' un ufficetto della compagnia di navigazione pubblica con gli orari e le tariffe delle slow boat e delle ‘speed boat’ che ci mettono meta’ del tempo, ma sono piu’ pericolose. Poi si scende giu' dalla sponda di sabbia dove sono ormeggiate le barche, specie di lunghe house boat di legno lucido, con delle poltrone reclinabili da autobus. Per fortuna ci sono pochi passeggeri, cosi' che io ho un tavolino intero a disposizione e quattro posti.
    Quando saliamo ci danno un sacchetto di plastica dove riporre le scarpe. Il pilota siede su uno sgabello e timona di fianco, sembra una posizione scomoda, ma non puo` fare altrimenti, non c`e` posto per le sue gambe. Sono in due e si alterneranno per tutto il viaggio. Sulla prua, davanti alla cabina di pilotaggio, c'e' un terrazzino con delle piante grasse fiorite. A poppa invece c'e' il motore, i bagni e penso l'abitazione della famiglia del capitano. Questi battelli sono delle vere e proprie `house boat`.
    Questo tratto di Mekong, che sale fino al confine con la Thailandia e piu’ su verso il Myanmar fino alla Cina, si presenta subito un fiume avventuroso. E' pieno di rocce, alcune che sporgono appena. Per segnalare i pericoli ci hanno costruito sopra delle torrette di mattoni. Le sponde sono coperte da una rigogliosa foresta tropicale, mi chiedo se ci abita qualcuno. Molti alberi sono ricoperti da altra vegetazione. Dai rami pendono delle liane, un po’ qua e la’ spiccano le foglie verde chiaro delle piante di banane. Ogni tanto c'e' una chiazza di roccia chiara, una parete liscia dove non cresce nulla.
 

A EST DELLE INDIE/Ingresso in Laos tra karaoke e 'lao lao'

Muang Khuan (Laos), 26 ottobre 2016
   Sono entrata in Laos da Dien Bien Phu, l’ultima citta’ o ovest del Vietnam, passata alla storia per la sconfitta militare dei francesi nel 1954. Da li’ la frontiera e’ solo a poco piu’ di 30 km ma il paesaggio cambia in maniera radicale. Il minibus che ho preso ha iniziato a inerpicarsi tornante dopo tornate in una vallata ancora immersa dalla bruma mattuttina. Non me ne ero accorta arrivando con uno sleeper bus da Hanoi che all’orizzonte c’erano le montagne.
    Il valico di Tay Trang e’ una casetta dove uno prende il visto (35 dollari per gli europei) e paga una serie di ‘commissioni’ in valuta locale (kip) di alcuni dollari. L’ultima di 20.000 kip e’ per lo ‘stamp’. Ormai ho capito che alle frontiere e’ cosi’, ma almeno qui non sono rapaci come alla frontiera thailandese-cambogiana di Poipet, quella che ho attraversato per andare a Siem Reap. Ma la cosa buffa e' che sulla domanda di visto devo  indicare anche la 'razza'. Metto: 'white'.
   La mia prima sensazione e’ di essere in Nepal: i villaggi con le casette in legno, i bufali, galline e anatre che svolazzano nelle strade, il verde lussureggiante della foresta.
    Il villaggio di Muang Khuan, il primo centro abitato che si trova dopo due ore di bus dalla frontiera, ti riporta indietro nel tempo. Ho trovato un accogliente guesthouse con una finestra panoramica sul fiume Nam Ou, un affluente del Mekong, che domani voglio scendere per raggiungere Luang Prabang, la capitale storica del Laos. Quando sono arrivata, in diversi bar e ristorante, c’erano dei karaoke in corso che sono andati avanti fino a sera. Io pensavo fosse solo in Giappone, invece il karaoke e’ popolare passatempo anche qui. Forse e’ un modo per rilassarsi. Leggo che i laotiani amano divertirsi e che la musica popolare e’ onnipresente. Il problema e’ che a cantare a squarciagola sono spesso ubriachi...
    Il proprietario della guesthouse alla sera ha preparato dei piatti locali per cena per me e per un gruppo di ragazzi francesi (i turisti francesi sono in maggioranza in Indocina, forse hanno nostalgia delle colonie...). E poi ha offerta a tutti i ‘falang’ (come chiamano gli stranieri qui) diversi bicchierini di “lao lao”, un distillato di riso, che a quanto pare e’ l’immancabile compagno di serate per gli uomini laotiani.