Qualcosa si muove in India. Ho trovato la carta igienica in treno

Sul treno Jaipur-Mumbai

Era da un po' che non passavo una notte su un treno. Sono sorpresa, i treni indiani sono migliorati. E siccome e' una buona notizia non si trova da nessuna parte. Sempre stato cosi' dalla Divina Commedia in poi, e' molto piu' facile interessarsi all'inferno che al paradiso.
Di orrori sui treni posso raccontarne a bizzeffe. Dai topi morti sotto il sedile, agli eunuchi che si tiravano su la sari e mostravano il pene (o quello che restava) davanti ai passeggeri. Per non parlare dei cessi. O delle stazioni. O delle mezze giornate di ritardo.
    Beh, il treno che ho preso forse e' una eccezione, ma fatto sta che c'era perfino la carta igienica nel bagno e nel pomeriggio hanno passato lo spazzolone con il disinfettante sul pavimento di linoleum. Non sto parlando della prima, ma della cosidetta terza classe AC, uno scalino in piu' della categoria ''sleeper'' che e; quella piu' bassa. Onestamente ho trovato piu' lurido un Napoli-Milano notturno, l'ultimo sopravissuto alle Frecce Rosse e Italo, che ho preso lo scorso settembre.  Anche la stazioni di Jaipur mi sembra un po' piu' ordinata con le segnalazioni elettroniche sui binari e senza la solita puzza di piscio.  Con la tipica lentezza dell'elefante, l'India sta progredendo. Non sara' veloce come aveva predetto nel 2001 da Goldman Sachs nel famoso rapporto sui BRIC  ma ''Eppur si muove'' come disse Galileo Galilei.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 5 - Il caffe' aumenta da 30 a 40 rupie

Jaipur, 28 gennaio 2013


Oggi e' l'ultimo giorno. Il caffe' e' passato da 30 a 40 rupie! Mi indigno e vado nel cortile adiacente a prendere un masala chai in un bicchiere di terracotta che dopo le 16 invece scende da 20 a 10 rupie, forse perche' ne hanno fatto troppo. Il Diggi Palace sembra reduce da una battaglia epica. Mi dedico a Tahar Ben Jelloun che intervisto e poi accompagno a pranzo nella ''lounge'' dei delegati. Non gli confesso ovviamente che non ho mai letto i suoi libri, ma solo i suoi editoriali su Repubblica. Comunque mi limito ai temi della Primavera araba.
Tahar Ben Jelloun alla sessione di autografi

Incrocio sulla ''Press Terrace'' Willian Darlymple, il codirettore e mattatore del Festival, che e' sfattissimo. Ha un enorme casacca spiegazzata, i pantaloni sgualciti su un ginocchio e l'aria di un reduce da una guerra che, penso, ha vinto anche quest'anno. Il successo c'e' stato, le polemiche su Rushdie pure. Gli organizzatori dicono che sono in perdita, ma c'erano sponsor di primo piano da Tata, Google, Dsc alla Coca Cola appunto che ha pagato le serate musicali. Ma i costi ci sono, forse per quello hanno deciso di aumentare il caffe' all'ultimo giorno.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 4 - Tra i veneziani che scoprono l'America

Jaipur 27 gennaio 2013
  
E' domenica e me la prendo comoda. Salto la prima sessione e quando arrivo mi concedo un chai e una lettura dell'inserto speciale del Times of India al sole della ''Press Terrace'', anche quella da me scoperta da poco. Prima scrivevo seduta su un prato implorando il ristorante dell'hotel che mi facesse caricare il laptop. Scopro anche che c'e' Wi-Fi offerto da Airtel. Nel pomeriggio seguo una conferenza sull'omosessualita' con Andrew Salomon e autori indiani. Loro stessi sono stupiti dal fatto che sono li' su un palco a parlare liberamente di gay e lesbiche e hanno anche un pubblico che lo ascolta.

   Ritorno poi all'economia e mi scopro ancora una volta ignorante di fronte a un professore che e' un idolo giovanile, Michael Sandel. Lo stile e' quello americano, ma i concetti sono rivoluzionari, parla di limiti ''morali'' del mercato. Uno che introduce concetti etici nell'economia e' in effetti da acclamare come un Messia. E di fatti i giovani indiani sono in adorazione. Mi chiedo se in Italia qualcuno ne abbia sentito parlare.
Andrea di Robilant e Carlo Pizzati
  
Alla sera, invece, cambio argomento. Andrea di Robilant, fino al 2006 collega e inviato de La Stampa, parla (introdotto da Carlo Pizzati) di una curiosa storia di due fratelli veneziani di cognome Zen che avrebbero scoperto l'America del Nord passando dall'Artico. Affascinante tesi che ha fatto innamorare l'autore che ha rifatto sulle loro orme lo stesso periglioso viaggio tra i ghiacci della Groenlandia. Il libro e' uscito prima in inglese e in italiano come Irresistibile Nord.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 3 - I libri vanno come le pagnotte

Jaipur 25 gennaio 2013,

   Il ritmo e' cosi' martellante delle conferenze e degli autori che mi prende l'ansia. Vorrei seguire tutto, conoscere tutti, leggere tutto. Mi impongo, tanto per iniziare, di non entrare piu' nella libreria Full Circles, l'unica, che e' una bolgia mostruosa, dove ogni tanto arrivano con scatoloni interi di volumi per riempire gli scaffali che si svuotano in un lampo. Ci sono donne straniere di una certa eta' come me, probabilmente in forte crisi di astinenza letteraria, che vagano con pile di libri tra le mani come se fossero pagnotte da arraffare prima di entrare in un rifugio anti atomico.
    Oggi e' Republic Day, ma il popolo del Festival non sembra accorgersene. Decido di seguire i temi economici, sull'India, dove mi sento piu' a mio agio (e capisco quasi tutto). Seguo un interessante conversazione di Ruchir Sharma, un vero ''guru'' dei mercati emergenti, che ha scritto ''Breakout Nations''. C'e' anche Edward Luce, l'autore di un libro sulle prospettive economiche dell'India (A dispetto degli Dei) che non sono mai riuscita a finire. E poi il liberalista Gurcharan Das che ha intitolato l'ultimo saggio ''India Growts at Night'', penso prendendo in prestito un detto che si dice in Italia, ovvero che il ''Paese cresce di notte, quando il governo dorme'' ma forse da noi lo si diceva in riferimento all'evasione fiscale. Il verdetto e' che l'India ha il 50% di possibilita' di farcela, meglio che niente, visto che solo un paio di anni fa sembrava destinata a diventare una superpotenza.

Ariel Dorfman e Santiago Roncagliolo
Poi mi butto sull'America Latina dove un cileno Ariel Dorfman (che vive negli Usa) e un peruviano Santiago Roncagliolo, figlio dell'attuale ministro degli Esteri, che vive in Spagna, danno vita a un gustosissimo duetto pieno di battute e autoironia. Come soltanto i latinoamericani forse sanno fare.



JAIPUR LIT FEST/ Giorno 2 - Niente alcol, oggi e' dry day

Jaipur 25 gennaio,

Mi intrufolo dall'ingresso delle cucine con il fiatone dopo una lunga pedalata e senza colazione per un dibattito alle 10 dedicato a The Pursuit of Italy, che e' un libro (che poi ho comperato) del britannico David Gilmour ''revisionista'' sulla nostra storia dove si mette in dubbio la reale unificazione del Paese. Vi partecipano due veneti, Andrea di Robilant e Carlo Pizzati, entrambi con palesi tendenze leghiste. Paradossalmente l'unico che difende l'onore della patria e' un professore di letteratura, Tim Parks, che vive da 30 anni fra Verona e Milano e che scrive di tante cose, dagli ultras di calcio alla meditazione Vipassana.


Scopro con piacere che c'e' la ''lounge'' dei giornalisti e dei delegati dove c'e' un buffet con ottimi dessert e Coca Cola (sponsor). Ci sarebbero anche birra e vino ma oggi e domani e' dry day. Quindi tutti sobri.

JAIPUR LIT FEST/Giorno 1 - Dalai Lama superstar

Jaipur, 24 gennaio

Arrivo puntuale al Festival, ma come sempre, non si trova il mio accredito stampa. Devo aspettare un bel po'. E' il solito caos creativo indiano arricchito da una presenza massiccia di poliziotti all'ingresso. Vorrei entrare con la mia bicicletta, un vecchio arnese con un pedale mezzo staccato, ma mi fermano prima delle barriere. C'e' gia' una folla paurosa a scalpestare le povere aiuole del Diggi Palace. Il via lo da' una anziana signora bengalese Mahaswheta Devi che scopro e' famosissima in India come femminista e attivista sociale. Do' un'occhiata al programma, mi sento vergognosamente ignorante e comincio a pensare che sono nel posto sbagliato.


Tutti aspettano pero' il Dalai Lama che e' la star della giornata e che e' introdotto dal suo biografo Pico Yver che poi lui ignora completamente. Fa una predica, piu' che una conferenza, come e' giusto che sia, sulla nostra societa' corrotta. Un Dalai Lama classico, in forma smagliante anche e che sembra divertirsi molto a rispondere alle domande del pubblico.

Il guardiano del faro a Kollam

Per una mia vecchia idea di collezionare foto di antichi mestieri , ho incontrato ieri il guardiano del faro di Kollam, caoticissima citta' del Kerala di cui purtroppo non rimane nulla del suo glorioso passato. Pero' per fortuna restano delle chicche da scoprire. Come il faro del 1902, costruito dagli inglesi e mantenuto come un gioiellino d'epoca da Suresh Babu che ci lavora da oltre 20 anni senza sosta.

L'ho incontrato alle 4 del pomeriggio mentre lucidava le maniglie di ottone del soppalco in legno dove ci sono gli ingranaggi della lampada e delle potenti batterie. Di notte fa il guardiano e di giorno strappa i biglietti dei visitatori, oltre a fare manutenzione alla storica struttura. ''Il problema maggiore e' che ogni giorno alle 20 c'e' un black out, quindi bisogna stare attenti che il generatore a diesel che e' in basso entri in funzione '' mi dice in un buon inglese. Il turno di notte inizia alle 17.30 quando si accende la lampada e finisce alle 6 del mattino quando fa giorno. ''Vado a casa per tre ore e poi alle nove inizio la giornata con la manutenzione - racconta - . ci sono sempre cose da fare, mettere l'olio agli ingranaggi, pulire le varie parti della lampada e poi anche intrattenere i turisti....''.

Dal balconcino esterno la vista a 360 gradi e' strepitosa. Mi indica le due donne all'ingresso che vendono bibite. ''Quella grassa e' mia moglie'' mi dice ridendo sotto i baffi.

ESCLUSIVO - Ecco l'hotel del maro' a Fort Kochi

Kochi, 10 gennaio 2013  

    Curiosi di vedere dove stanno i maro' a Fort Kochi? Ecco qui l'hotel Eighth Bastion, con tanto di cannoni in giardino e mura fortificate di cinta. Non penso di svelare alcun segreto di Stato perche' e' stato pubblicato anche sulla stampa indiana.


    Onestamente penso che come cinque stelle sia un po' pretenzioso. Non so quanto il nostro governo paghi per il soggiorno dei maro' e di cinque accompagnatori (quattro militari e una psicologa), ma penso davvero non sia tanto e poi sara' sicuramente scontato data la ''lunga'' permanenza. Adesso capisco forse perche' qualche mese fa avevano abbandonato il Brunton Boatyard, sull'estremita' della penisola di Kochi, e da molti definito come il migliore. Con l'arrivo dell'alta stagione, dove i prezzi si triplicano, forse costava troppo o forse era troppo affollato.


    L'Eighth Bastion, del gruppo Casino, e' invece piu' piccolo e modesto. Confina anche con una base navale, che magari non e' proprio una coincidenza... Ricrea una casa coloniale con un cortile interno e una minuscola piscinetta. Il ristorante e' cosi' cosi', nouvelle cuisine, con microscopiche porzioni, in piatti stilizzati. Dalle 5 del pomeriggio in avanti c'e' una invasione di zanzare. Poco servono i miseri zampironi offerti dai camerieri.
   Di buono ci sono le biciclette, delle mountain bikes nuove, a disposizione dei clienti. Non ho visto le camere, ma dal di fuori mi sembrano non troppo grandi. Pero', Kochi, come sanno coloro che ci sono stati, e' davvero la ''regina del Mar Arabico''. La borgata di Fort Kochi, anche se a rischio di cementificazione, trasuda poi di storia e di cultura. E' stata la prima colonia europea in India, importante centro di commercio delle spezie, ci e' morto Vasco De Gama dopo essere arrivato qui con la circunavigazione dell'Africa e dopo la cantonata di Colombo. Insomma, davvero un bel posto, certo non da prigionieri in liberta' vigilata...Poteva andare comunque peggio, se l'incidente succedeva magari un po' piu' a nord, sulla costa del Karnataka, decisamente meno attraente dal punto di vista turistico e paesaggistico.

Canto notturno di un operatore di Chinese Fishing Nets a Kochi

Kochi, 5 gennaio 2013

   Mi trovo a Fort Kochi, l'antica borgata del Kerala famosa per il commercio delle spezie, dove sono venuta a seguire la faccenda dei maro' tornati in India dopo le vacanze natalizie. Ieri sera, avevo finito tardi di scrivere, e mi sono messa a gironzolare nelle stradine deserte presa da considerazioni leopardiane nel giorno del mio compleanno che stava per concludersi  (tanto per capirci qui c'e' il Canto notturno del pastore errante dell'Asia).
    Era appena mezzanotte, ma non c'era anima viva. Non c'era manco la luna ed era tutto buio a parte una luce fioca sullo sgangherato lungomare dove ci sono le 'chinese fishing nets''. Sono il simbolo piu' fotogenico di Kochi e anche quello piu' noto ai turisti. Sono rudimentali ''macchine da pesca'' azionate da un argano tenuto da enormi massi legati a funi. Dicono che i portoghesi li abbiamo copiati dai cinesi, ma mi piacerebbe davvero andare in Cina per vedere se ci sono simili marchingegni sulle coste.
    Nell'oscurita' della sera caldissima e appiccicosa, vedo alcune sagome che si muovono veloce sulla silhuette di una delle ''fishing net''. Mi fanno un cenno con una torcia di salire sulla piattaforma che sporge sul mare. ''Vuoi aiutarci?'' mi chiede uno degli uomini in un buon inglese. Mi passa la fune e mi dice : ''tira forte qui''. Punto i piedi in avanti e mi metto a tirare con gli altri che ritmano lo sforzo con una una parola in lingua locale, il malayalam. L'enorme rete si solleva lentamente e davanti a me scendono i pietroni che fanno da bilancia. Uno di loro corre verso la cima con un guadino. Ritorna con un paio di pesci lunghi 15 o 20 centimetri e un gamberetto solitario. ''Non e' stagione ora, non c'e' nulla. Siamo solo noi che lavoriamo, come vedi''. Dopo pochi secondi i cinque uomini (uno per ogni fune) riabbassano la rete.
    Nel frattempo nella laguna passa una nave container. Uno commenta: ''Forse adesso andra' meglio, quando passano le navi i pesci si spostano a riva''. Presa dalla compassione, suggerisco di metterci due o tre lampare in cima cosi' da attirare piu' pesci, ma la proposta scatena grasse risate. Almeno si divertono.
    Dopo un po' faternizzo e vengo a sapere che la rete ha 700 anni, che appartiene a una ricca famiglia e che costa circa 7 lakh (700 mila euro, circa 14 mila dollari) . ''Non e' tanto - esclamo - io, costa di piu' un'automobile''. Scopro poi che il padrone si prende un terzo del pescato come affitto e che ''a loro sta bene cosi'''.
   Dopo la terza calata, uno dei cinque prepara il te' nella casetta annessa. Un altro riempie di kerose la lanterna che fa da lampara.  Mi sembra di assistere a un antico rito. Ci sediamo tutti in cerchio e vengono riempiti sei bicchieri esattamente allineati. Parliamo dello stupro che e' avvenuto a New Delhi e dei maro'. I pescatori sono informatissimi. Poi a un comando invisibile si alzano tutti insieme e li vedo danzare contro il cielo violaceo per il riflesso della lampara nel mare, mentre tirano le funi e in coro pronunciano parole incomprensibili, forse una formula magica, forse un ringraziamento al mare, forse un'antica preghiera...

Biennale di Kochi, Giuseppe Stampone rompe il black out italiano

Kochi, 3 gennaio 2013

La decisione dell'Italia di boicottare gli eventi culturali in Kerala per via della presenza dei maro' non ha impedito a un artista italiano di partecipare alla Biennale d'arte di Kochi-Muziris, una sorta di Venezia indiana. E' Giuseppe Stampone ( http://www.giuseppestampone.com/) che si e' presentato con una installazione multimediale. L'opera (qui sopra) intitolata ''Il mondo perfetto'' e' composta da un riscio' a motore che diffonde canzonette italiane e da una mappa. In una intervista (vedi qui) Stampone si augura che l'arte possa aiutare a superare le differenze di una cultura ''eurocentrica'' in declino e di quella emergente indiana. E magari in questo modo capirci meglio anche sui maro'. Il messaggio e' sottile, ma c'e'. Peccato che e' partito dopo l'inaugurazione, l'avrei conosciuto volentieri.

Riflessioni solitarie di Capodanno, perche' cosi' tanti stupri a New Delhi

   Se ci pensiamo bene non c'e' nulla di particolarmente lieto da celebrare nel 2012 che se ne e' andato e nulla da gioire per il 2013 appena nato.

    A New Delhi la fine dell'anno e' stata senza danze e cotillon per Nirbhaya (nome finto), la ragazza morta dopo uno stupro che le ha sfondato la pancia. Appena qualche botto alla mezzanotte mentre stavo guardando Hangover II su Hbo, un film idiota proprio come certe cose dell'anno appena passato. Alla prima pubblicita' ho cambiato canale.
   Me ne sono stata a casa da sola a godermi la serata. Non mi sono mai piaciute le feste a comando e quindi sono contenta cosi'. Potevo andare ai cortei di solidarieta' che hanno fatto in diverse strade, ma i cinque gradi mi hanno fatto passare la voglia. A modo mio ho reso omaggio alla ragazza.
   Mi chiedo pero' se non fosse stato a sud Delhi, se lal vittima non fosse stata una ragazza istruita (anche se di famiglia povera) e senza il clamore mediatico alla Peepli Live per citare un istruttivo film di Aamir Khan del 2010 sui contadini suicidi. Insomma gli indiani si sarebbero arrabbiati cosi' tanto con i loro governanti per uno stupro in un villaggio in Bihar? Ovviamente no.

Ma forse questa violenza e' differente perche' e' figlia di un'aggressivita' rampante a New Delhi. Purtroppo e' figlia del progresso come si suol dire. Lo si e' gia' dimenticato, ma pochi mesi fa dei rapinatori hanno ucciso a bastonate il marito di una cooperante italiana a Gurgaon, il polo del terziario alla periferia della capitale. Alienazione urbana, lotta quotidiana per la sopravvivenza, avidita', un ceto di arricchiti che usa la prepotenza anche appena mette il muso fuori di casa, alcolismo, facile accesso a pornografia on line e mercificazione del corpo della donna nei film, pubblicita' e TV. Cose normali in qualsiasi metropoli occidentale, ma che a New Delhi sono arrivate tutte in fretta, troppo in fretta per i giovani indiani.