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Sentenza Maro'/ I veri vincitori sono Freddy e i pescatori del Kerala

Lanzarote, 2 luglio 2020

   Oggi si e' conclusa una vicenda che ho seguito da vicino in India per ben quattro anni come cronista dell'agenzia di stampa nazionale Ansa: l'odissea dei due maro' Massimiliano La Torre e Salvatore Girone accusati nel febbraio 2012 di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. Siccome ci ho dedicato molto tempo e passione -  e per questo ritengo di conoscere molto bene la storia - mi sembra giusto precisare un dettaglio che e' sfuggito alla stampa italiana, almeno mi sembra dopo aver sentito i notiziari Rai. 
   La sentenza della Corte Arbitrale dell'Aia riconosce l'immunita' ai due soldati italiani che scortavano la petroliera Enrica Lexie nell'Oceano Indiano, ma nello stesso tempo stabilisce che il governo italiano deve risarcire i danni fisici e morali causati all'India. In particolare cita il capitano del peschereccio St Anthony e il suo equipaggio. Il "capitano" e' il pescatore Freddy John Bosco che e' scampato per miracolo alla raffica di mitra e che da allora non può più usare la sua barca. L'ultima volta che ho il St Anthony, cinque anni or sono, nel porto di Neendakara, in Kerala, era ormai un relitto buono soltanto come legna da ardere.  
L'intraprendente Freddy, invece, aveva trovato un ottimo avvocato che lo stava aiutando gratis a fare causa all'Italia Nel frattempo continuava a sbarcare il lunario lavorando sottto padrone. L'ho intervistato nel febbraio 2015 per l'anniversario, sono andata con lui in mare (questo e' il mio video).
         
Del suo 'equipaggio" (otto sopravvissuti) invece ho perso le tracce. So che uno, Martin, ha lasciato il mare e si e' messo a fare l'autista di riscio'. I familiari delle vittime, Jelastine e Ayesh, invece avevano rinunciato a ogni azione legale (quando avevano accettato la donazione dal governo italiano dopo l'incidente si erano impegnate a non reclamare altri risarcimenti).
    Il passaggio cruciale per i pescatori della sentenza di oggi e' il punto 6 b, approvato all'unanimità dai cinque membri della Corte arbitrale: ".....India is entitled to payment of compensation in connection with loss of life, physical harm, material damage to property (including to the St Anthony) and moral harm suffered by the captain and other crew members of the St Anthony".
Il risarcimento dovrà essere stabilito di comune accordo tra i due governi, ma non penso che sara' un problema per l'Italia, dato che e' uscita vincente dall'annosa disputa.
   Sono certa che alcuni giuristi solleveranno obiezioni in quanto non spettava alla Corte Arbitrale entrare nel merito della vicenda per tutelare le vittime. Pero' meno male che qualcuno ci ha pensato. Non so quale sia stata la lobby di Freddy, ma di sicuro e' stata forte. I pescatori indiani, tutti cattolicissimi, come e' quell'angolo di Kerala che fu cristianizzato 2000 anni fa da San Tommaso, hanno sicuramente avuto dalla loro tutti i santi de L'Aia. 

Maro`, il peschereccio St. Antony cinque anni dopo

Neendakara (Kerala) - 15 febbraio 2017

    Esattamente cinque anni fa un contingente di sei militari italiani in servizio antipirateria a bordo della petroliera napoletana Enrica Lexie veniva coinvolto in un grave incidente al largo dello stato del Kerala in cui persero la vita due pescatori indiani. La sera del 15 febbraio 2012 un peschereccio arrivo` nel porto di Neendakara, vicino alla citta` di Kollam, con a bordo i corpi di due pescatori indiani, Jelastine Valentiine e Ajesh Pinki, crivellati da proiettili.  Furono accusati della loro morte due maro`, il capo team Massimiliano Latorre e il suo vice Salvatore Girone che furono arrrestati quattro giorni dopo dalla polizia keralese. Particolare curioso: l`incidente e` successo nel loro primo giorno di navigazione dopo l`imbarco avvenuto  a Colombo, in Sri Lanka, il14 febbraio 2012.
   Come noto ormai sulla storia e` calato il sipario e anche la censura del governo italiano che grazie ad un arbitrato internazionale ha ottenuto lo scorso anno il rimpatrio provvisorio di uno dei due Fucilieri  del battaglione San Marco, mentre l`altro era gia` in Italia per motivi di salute. Non credo quindi che venga dato ampio risalto all`anniversario. Lo stesso e` per l`India che penso abbia ormai dimenticato l`incidente e ripreso le relazioni con l`Italia.
   Tutttavia a me sembra giusto ricordarlo. Per l`occasione sono andata a vedere il peschereccio St. Antony, dove si trovavano le vitttime quel pomeriggio del 15 febbario 2012. E` sempre sottto sequestro nel porto di Neendakara e sempre piu` a pezzi. Non ci sono piu` i teloni di plastica blu che lo ricoprivano e il tettuccio e` crollato. Lo scafo e` ancora integro ma non so se sopravvivera` ad un altro monsone.
   Sono andata anche a trovare la vedova di Jelastine, Dora, e i suoi due figli, Il piu` grande Derrik si e` laureato in ingegneria grazie ai soldi della `donazione` del governo italiano (circa 100 mila euro a famiglia) e sta facendo ora un corso di disegno CAD a Kochi.  Il fratello Jeen sta per fnire le superiori e anche lui vorrebbe continuare a studiare, ma i soldi sono finiti. Dora ha detto che le era stato promesso verbalmente una borsa di studio in Italia per  il figlio minore, Purtroppo non ho potuto aiutarla in questa richiesta, ma spero che la parrocchia continuera` ad assisterla ed eventualmente attivare i vecchi contatti con l`Italia.

Shivananda Ashram di Neyyar Dam, la fabbrica degli yogi

Neyyar Dam (Kerala) – 5 febbraio 2016
   Sono da tre giorni un uno dei grandi ashram dell`India, queste calamite spirituali che attirano giovani e anche meno giovani da tutto il mondo. E` sempre stato cosi` fin dagli Anni Settanta, ma oggi con la recessione penso ci sia una ripresa.
Alla base c`e` il desiderio di cambiare vita o di fare una vacanza `alternativa`, ma per molti e` anche un modo per spendere poco.    L`ashram (con l`accento sulla prima `a` come mi fa sempre notare un`amica indologa) dove mi trovo e` lo Shivananda Yoga Vedanta Dhanwanthari Ashram, situato in un posto incantevole dello stato del Kerala, a Neyyar Dam, a est di Trivandrum. Siamo quasi sulla punta dell`India e qui la natura tropicale e` rigogliosa e ancora abbastanza incontaminata.    Conoscevo questo ashram perche` e` della scuola di yoga che seguo a New Delhi da alcuni anni. Ho scoperto lo yoga grazie al centro di Shivananda nel quartiere Kailash dopo che qualcuno me lo aveva raccomandato come uno dei piu` autentici. In effetti, io da scettica totale, mi sono trovata bene e ho imparato in fretta le varie pratiche che seguono sempre lo stesso modulo (esercizi di respirazione, 12 asana di base, rilassamento e meditazione finale). Quindi le sessioni di yoga che seguo qui mi sono familiari.

   Ma vivere in ashram e` un`altra cosa. Sostanzialmente e` come un convento. Ho sempre pensato che se la Chiesa o i vari Ordini religiosi aprissero i loro centri a visitatori occasionali a tariffe di 10 o 20 euro al giorno, ci sarebbero molte piu` vocazioni. La gente scoprirebbe che quello che cerca in India lo puo` trovare vicino a casa.
   Lo Shivananda ashram di Neyyar Dam e` stato aperto nel 1978 da Swami Vishnu Devananda, discepolo del filosofo Swami Shivananda (1887-1963) che predicava la diffusione dello yoga e in particolare di una sua versione chiamata `Synthesis of Yoga`. Non vado oltre perche` la materia e` cosi` complessa che ogni volta tento di capirci qualcosa mi sembra di sprofondare sempre piu` e perdo anche le piccole cose che mi sembra di aver capito dopo 15 anni di peregrinazioni nei centri sacri dell`India.

Malayattoor (Kerala), i tagliatori di croci

Kochi (Kerala), 24 gennaio 2017
   Per il mio progetto di una guida sul Cristianesimo in India, sto facendo il `giro delle sette chiese`in Kerala alla scoperta, per l`appunto, delle sette chiese fondate da San Tommaso, l`apostolo che secondo la tradizione e` venuto in India a predicare la nuova religione.

   E` straordinaria la diffusione in Kerala di un cristianesimo che risale al II-III secolo e che si rifa` alla chiesa d`Oriente nata in Mesopotamia. Non ci sono prove storiche o reperti archeologici che possano in qualche modo provare l`arrrivo di San Tommaso sulla costa del Malabar, all`epoca fiorente centro commerciale per lo scambio delle spezie e popolata da ebrei rifugiati. Ma la presenza di comunita` dei `nasrani` (Cristiani siriaci o Cristiani di San Tommasoi) che seguivano rituali in siriaco potrebbe davvero far pensare alla venuta di uno o piu` missionari agli albori del Cristianesimo. Non si dimentichi poi che San Tommaso sarebbe stato ucciso in TamilNdu e di questo martirio ne parlano in tanti, compreso Marco Polo.

   Insomma sono convinta che il Cristianesimo sia arrivato qui forse prima che a Roma e per questo ho deciso di scrivere una sorta di `Christianity Circuit` in India.
   Seguendo le tracce di St Thomas, lungo il fiume Periyar e altri che all`epoca erano le vie del commercio, ho scoperto molte  bellezze nascoste.
    Oggi sono andata in un famoso centro di pellegrinaggio a Malayattoor dedicato a San Tommaso che qui si sarebbe rifugiato mentre andava in Tamil Nadu. La leggenda narra che alcuni abitanti abbiano visto una `croce d`oro` e delle rocce che grondavano sangue nel luogo dove l`apostolo si era fermato. C`e` una collina che si chiama Kurishimudi che si raggiunge con circa 40 minuti di marcia su un sentiero tra alberi di mogano. Al Venerdi` santo si sale in processione per la via Crucis. In cima c`ea una storica  cappelle dedicata alla croce d`oro di Tommaso e ci sono anche le sue `impronte` sulla roccia.
    Ma la cosa divertente e` il `cimitero` delle croci abbandonate lungo il bosco. Sono decine, di tutte le dimensioni, e recano scritte della parrocchia di provenienza. Quando sono arrivata c`erano dei taglialegna al lavoro che tagliavano le croci con una sega elettrica facendone tronchetti buoni per il caminetto. Probabilmente e` una consuetudine per loro. Ripuliscono l`area in vista del prossimo pellegrinaggio, ma l`operazione e` di sicuro inusuale e anche divertente. I tagliatori di croci, anche quello un mestiere...

Zoo di Trivandrum, che pena le tigri in gabbia!

Trivandrum, 15 gennaio 2017

    Lo zoo di Trivandrum, capitale del Kerala, si vanta di essere uno tra i piu` vecchi non solo in India, ma nell`intera Asia. Risale infatti al 1857 e in origine era un `divertissement` del maharaja di Travancore, uno dei regni piu` ricchi, E` annesso al museo Napier, anche quello voluto dal sovrano locale. All`epoca era una novita` tenere in gabbia belve feroci e animali esotici, oltre che un simbolo di potere, adesso lo e` un po` meno...
    In 22 ettari, dove c`e`anche un laghetto, ci sono oltre 80 specie di animali compresi ippopotami e tigri. Un po`allo stretto ovviamente, soprattutto i felini. Le tigri vivono separate in gabbie miniscole. Fanno veramente compassione e non so davvero perche` non ci sia una convenzione internazionale che obblighi lo smantellamento dei giardini zoologici.
    Tornando allo zoo di Trivandrum, ho letto che proprio qui lo scrittore franco canadese Yann Martel ha tratto ispirazione per descrivere la tigre Richard Parker in `Life of Pi`. Non a caso, lo spazio dove vivono le tigri non e` molto piu` grande della scialuppa di salvataggio del naufragio.

Ma la Enrica Lexie viaggiava vicino al Kerala per risparmiare sull'assicurazione anti pirati?

New Delhi, 14 ottobre 2015

   La petroliera Enrica Lexie viaggiava sotto la costa del Kerala, a circa 20 miglia nautiche,  per risparmiare? E’ un’ipotesi ma nemmeno tanto buttata in aria che mi è venuta in mente leggendo il comunicato del governo indiano sulla nuova demarcazione della “zona ad alto rischio pirateria” (Ecco qui).

   Come ho scoperto viaggiando a fine settembre su un mercantile dalla Francia all’Oman, c’è una High Risk Area (Hra) per gli attacchi di pirateria in cui le navi devono seguire alcune misure di sicurezza (Best Management Practices (BMP). Nel 2011 questa area era stata estesa dai 65 gradi di longitudine est fino a 78 gradi che significa tutta la costa indiana e pachistana.
   Dato che ci sono rischi maggiori, le assicurazioni hanno aumentato le polizze per i cargo che attraversano la Hra. Con quale conseguenza? Semplice: che le navi cercano finchè possono di stare fuori da questa area per pagare di meno e anche per sicurezza. Come spiegato chiaramente nel comunicato del governo indiano, i mercantili che per esempio sono diretti nel canale di Suez (come la Lexie) navigano lungo la costa indiana per evitare di entrare nella Hra! Qui c'è anche una "circolare" alle navi mercantili emanata dalle autorità indiane dopo l'incidente (qui)

Donne single? Viaggiare in India non è mai stato cosi’ bello

Varkala (Kerala), 13 febbraio 2012

     Viaggiando tra Goa e il Kerala, due delle destinazioni turistiche piu’ gettonate in India, mi sono accorta che non ci sono piu’ donne che viaggiano da sole (e nemmeno con amiche in realta’). La paura delle violenze sessuali, purtroppo amplificata in modo esagerato dalla stampa internazionale, ha creato il panico tra le turiste. E pensare che l’India e’ sempre stata delle mete preferite dalle donne, il cosiddetto ‘turismo rosa’, proprio perche’ era considerata sicura (e secondo me lo e’ancora, soprattutto dal punto di vista della criminalita’ comune).
Questo ha creato una situazione peculiare e decisamente piacevole per chi, come me, viaggia da sola.
    La quasi o totale assenza di donne si vede chiaramente in spiagge come Palolem (sud Goa) o Om Beach (Gokarna - Karnataka). Nei posti dove mi sono fermata ero sempre l’unica viaggiatrice single. Ero piacevolmente circondata quasi sempre da giovani tra i 25 e i 35 anni, la generazione di Facebook e del precariato, non quella mia, degli eroinomani e degli yuppies in carriera. Quindi bravi ragazzi, sportivi, puliti, senza troppe aspettative dal mondo che li circonda, figli di famiglie ‘allargate’, coccolati e (finanziati) da padri e madri pluridivorziate e da una schiera di patrigni e matrigne. E’ bello osservarli, sia dal punto estetico che da quello sociologico. Sono come degli eterni Peter Pan. Molti viaggiano d’inverno in Asia e fanno lavori precari d’estate in Europa. Sono quasi tutti soli, perche’ probabilmente le fidanzate o compagne lavorano...magari hanno un posto fisso che si tengono stretto...in attesa che i Peter Pan crescano.
   Inoltre a Goa, in particolare, sono sparite anche le comitive dei russi che calavano in massa con i charter e che solo raramente interagivano con altri turisti. E’ la conseguenza della crisi del rublo e delle sanzioni contro lo zar Putin.
Sono rimasti pochi, ma buoni insomma. Per di piu’ la crisi in Europa, ha fatto una selezione naturale (brutto dirlo,lo so, ma e’ cosi’) tra i turisti. Quindi qui arrivano soltanto coloro che amano viaggiare in India, fuori dai circuiti turistici ‘tutto compreso’, i praticanti dello ‘slow travel’.   
   Insomma, donne single (e disocccupate) , e’ il momento giusto... 

Kanyakumari, dove l'India si ferma (e anche il tempo)

Kanyakumari, 20 marzo 2014

Ti prende un po’ di malinconia ad arrivare a Kanyakumari, l’estremita’ meridionale dell’India, dove si incontrano la Baia del Bengala e il mar Arabico. Dove si puo’ vedere l’alba e il tramonto sullo stesso mare nello stesso giorno.
Non sara’ capo Horn o il capo di Buona Speranza, ma c’e’ un’atmosfera speciale in questo posto dove la “finisce” il subcontinente indiano, “the end of India”come dicono . La luce e’ quasi fosforescente, i colori sembrano artificiali e i profumi sono quelli dell’oceano aperto. E’ come se la terra a un certo punto si arrendesse completamente nelle braccia del mare.
La calma di Kanyakumari e’ surreale. Se non ci fossero le orde di turisti indiani che vanno alla rocca del filosofo Vivekananda e del “colosso” Thiruvalluvar, non scorrerebbe il tempo tra le casette colorate del borgo e i pescatori che giocano a carte sotto tettoie di giunco. 


Sono stata qui una decina di anni fa, ma non e’ cambiato nulla, a parte qualche nuovo albergo, troppo alto e troppo moderno, per essere in sintonia con il luog. Sono stata in una guesthouse vecchio stile, Saravana, raccomandata dalla Lonely Planet, di fianco all’ingresso del tempio. Dal balcone si vedeva la rocca e il tempio.
Ma sono andata ad ammirare il tramonto su un osservatorio circolare, il Sunset point, che e’ uno dei simboli di Kanyakumari. Ho anche visitato l’enorme chiesa gotica, il santuario di Our Lady of Ransom, decisamente sproporzionata rispetto all’ambiente circostante. Ma e’ qui In Kerala e’ abbstanza frequente vedere enormi chiese in poverissimi villaggi. Da secoli la Chiesa ha mostrato cosi’ il suo potere.

Il guardiano del faro a Kollam

Per una mia vecchia idea di collezionare foto di antichi mestieri , ho incontrato ieri il guardiano del faro di Kollam, caoticissima citta' del Kerala di cui purtroppo non rimane nulla del suo glorioso passato. Pero' per fortuna restano delle chicche da scoprire. Come il faro del 1902, costruito dagli inglesi e mantenuto come un gioiellino d'epoca da Suresh Babu che ci lavora da oltre 20 anni senza sosta.

L'ho incontrato alle 4 del pomeriggio mentre lucidava le maniglie di ottone del soppalco in legno dove ci sono gli ingranaggi della lampada e delle potenti batterie. Di notte fa il guardiano e di giorno strappa i biglietti dei visitatori, oltre a fare manutenzione alla storica struttura. ''Il problema maggiore e' che ogni giorno alle 20 c'e' un black out, quindi bisogna stare attenti che il generatore a diesel che e' in basso entri in funzione '' mi dice in un buon inglese. Il turno di notte inizia alle 17.30 quando si accende la lampada e finisce alle 6 del mattino quando fa giorno. ''Vado a casa per tre ore e poi alle nove inizio la giornata con la manutenzione - racconta - . ci sono sempre cose da fare, mettere l'olio agli ingranaggi, pulire le varie parti della lampada e poi anche intrattenere i turisti....''.

Dal balconcino esterno la vista a 360 gradi e' strepitosa. Mi indica le due donne all'ingresso che vendono bibite. ''Quella grassa e' mia moglie'' mi dice ridendo sotto i baffi.

Canto notturno di un operatore di Chinese Fishing Nets a Kochi

Kochi, 5 gennaio 2013

   Mi trovo a Fort Kochi, l'antica borgata del Kerala famosa per il commercio delle spezie, dove sono venuta a seguire la faccenda dei maro' tornati in India dopo le vacanze natalizie. Ieri sera, avevo finito tardi di scrivere, e mi sono messa a gironzolare nelle stradine deserte presa da considerazioni leopardiane nel giorno del mio compleanno che stava per concludersi  (tanto per capirci qui c'e' il Canto notturno del pastore errante dell'Asia).
    Era appena mezzanotte, ma non c'era anima viva. Non c'era manco la luna ed era tutto buio a parte una luce fioca sullo sgangherato lungomare dove ci sono le 'chinese fishing nets''. Sono il simbolo piu' fotogenico di Kochi e anche quello piu' noto ai turisti. Sono rudimentali ''macchine da pesca'' azionate da un argano tenuto da enormi massi legati a funi. Dicono che i portoghesi li abbiamo copiati dai cinesi, ma mi piacerebbe davvero andare in Cina per vedere se ci sono simili marchingegni sulle coste.
    Nell'oscurita' della sera caldissima e appiccicosa, vedo alcune sagome che si muovono veloce sulla silhuette di una delle ''fishing net''. Mi fanno un cenno con una torcia di salire sulla piattaforma che sporge sul mare. ''Vuoi aiutarci?'' mi chiede uno degli uomini in un buon inglese. Mi passa la fune e mi dice : ''tira forte qui''. Punto i piedi in avanti e mi metto a tirare con gli altri che ritmano lo sforzo con una una parola in lingua locale, il malayalam. L'enorme rete si solleva lentamente e davanti a me scendono i pietroni che fanno da bilancia. Uno di loro corre verso la cima con un guadino. Ritorna con un paio di pesci lunghi 15 o 20 centimetri e un gamberetto solitario. ''Non e' stagione ora, non c'e' nulla. Siamo solo noi che lavoriamo, come vedi''. Dopo pochi secondi i cinque uomini (uno per ogni fune) riabbassano la rete.
    Nel frattempo nella laguna passa una nave container. Uno commenta: ''Forse adesso andra' meglio, quando passano le navi i pesci si spostano a riva''. Presa dalla compassione, suggerisco di metterci due o tre lampare in cima cosi' da attirare piu' pesci, ma la proposta scatena grasse risate. Almeno si divertono.
    Dopo un po' faternizzo e vengo a sapere che la rete ha 700 anni, che appartiene a una ricca famiglia e che costa circa 7 lakh (700 mila euro, circa 14 mila dollari) . ''Non e' tanto - esclamo - io, costa di piu' un'automobile''. Scopro poi che il padrone si prende un terzo del pescato come affitto e che ''a loro sta bene cosi'''.
   Dopo la terza calata, uno dei cinque prepara il te' nella casetta annessa. Un altro riempie di kerose la lanterna che fa da lampara.  Mi sembra di assistere a un antico rito. Ci sediamo tutti in cerchio e vengono riempiti sei bicchieri esattamente allineati. Parliamo dello stupro che e' avvenuto a New Delhi e dei maro'. I pescatori sono informatissimi. Poi a un comando invisibile si alzano tutti insieme e li vedo danzare contro il cielo violaceo per il riflesso della lampara nel mare, mentre tirano le funi e in coro pronunciano parole incomprensibili, forse una formula magica, forse un ringraziamento al mare, forse un'antica preghiera...

Biennale di Kochi, Giuseppe Stampone rompe il black out italiano

Kochi, 3 gennaio 2013

La decisione dell'Italia di boicottare gli eventi culturali in Kerala per via della presenza dei maro' non ha impedito a un artista italiano di partecipare alla Biennale d'arte di Kochi-Muziris, una sorta di Venezia indiana. E' Giuseppe Stampone ( http://www.giuseppestampone.com/) che si e' presentato con una installazione multimediale. L'opera (qui sopra) intitolata ''Il mondo perfetto'' e' composta da un riscio' a motore che diffonde canzonette italiane e da una mappa. In una intervista (vedi qui) Stampone si augura che l'arte possa aiutare a superare le differenze di una cultura ''eurocentrica'' in declino e di quella emergente indiana. E magari in questo modo capirci meglio anche sui maro'. Il messaggio e' sottile, ma c'e'. Peccato che e' partito dopo l'inaugurazione, l'avrei conosciuto volentieri.

I maro' a Kochi, tra ayurveda e reti da pesca cinesi

Finalmente i maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono passati dalla loro condizione di carcerati, anche se di lusso, a quella di liberta' vigilita a Kochi o Cochin, una delle perle turistiche del sud dell'India e patria della medicina ayurvedica. Si trovano nell'hotel Trident, un albergo a cinque stelle ma non sfarzoso, che si trova sull'isola-porto di Willington, tra la costa e la storica Fort Kochi.    

   Conosco bene l'hotel perche' e' stata la ''unita' di crisi''  italiana quando i due fucilieri del San Marco di Brindisi sono sbarcati dalla petroliera Enrica Lexie lo scorso 16 febbraio dopo la morte di due pescatori. Lo frequentavo ogni giorno anche se io stavo in una pensione di fianco. E' un edificio basso nela lussureggiante vegetazione keralese, pieno di zanzare e occasionalmente di comitive straniere che si fanno una brevissima tappa prima di tornare a casa o di iniziare il tour dell'India meridionale.  L'isola e' piena di container,  magazzini e uffici di import-export.  Ci sono due imbarchi, uno per andare a Ernakulam e l'altro per Fort Kochi, la parte storica e quindi turistica di Kochi con le chiese portoghesi, il quartiere ebraico e il cimitero olandese. Ci sono anche le famose ''chinese fishing nets'' , le reti da pesca manovrate da grandi argani attaccati a massi di pietra. 
   Non so se i maro' lasceranno il loro nuovo domicilio per qualche passeggiata, ma il posto e' decisamente invitante. Insomma poteva essere molto peggio.
    Nel loro primo giorno di liberta', i due militari si sono per ora limitati a godersi la piscina dell'albergo e il ristorante, in compagnia della delegazione che sta preparando la difesa del processo che si apre il 18 giugno.
    Non so se rimarranno al Trident, ma penso che la permanenza in Kerala sara' lunga e quindi avranno modo anche di esplorare i dintorni dell'albergo anche se in un raggio di 10 chilometri dal commissariato dove devono firmare ogni giorno. Tra pochi giorni poi arrivera' il monsone, in Kerala di solito molto abbondante, che dara' tregua anche alla calura. Per due mesi sara' un diluvio, le folle di turisti si diraderanno,  ma per molti e' la stagione migliore per i trattamenti ayurvedici.

Maro', che cosa si dice in India (se a qualcuno interessa)

Mi chiedo in questi giorni se a qualcuno in Italia interessa sapere cosa si pensa in India sulla vicenda dei maro'.  Mi sembra che la stampa italiana sia cosi' focalizzata sulle polemiche tra partiti, sulle divisioni tra Palazzo Chigi e Farnesina e sull'enfasi emotiva nazional-patriottica,  che si e'  persa completamente la bussola. E soprattutto non passano piu' le notizie che potrebbero aiutare a comprendere la vicenda.
Mentre in Kerala, la ''ground zero'' dello scontro diplomatico e giudiziario, si vivono giorni di intensa passione,  qui a Delhi, nei centri del potere, si respira tutt'altro clima.
Primo, la questione e' sparita dalla stampa e televisione a livello nazionale. I miei colleghi indiani erano cosi' assorbiti dai risultati delle elezioni in Uttar Pradesh e in altri quattro stati, che neppure si sono accorti che martedi' a Roma e' stato convocato l'ambasciatore indiano per una ''demarche''. Poi oggi sono tutti impegnati a buttarsi colori addosso per la festa di Holi, una delle piu' importanti e anche divertenti del calendario induista. In Kerala non si ''gioca'' Holi, ma ci sono altre feste locali simili che segnano l'inizio dell'estate.
Secondo, non ci sono sentimenti anti italiani. I due maro' potevano essere di qualsiasi nazionalita'. Il fatto di essere italiani poteva forse avere una qualche rilevanza per via di Sonia Gandhi che guida il partito di maggioranza. Ma dopo la bruciante debacle elettorale, non c'e' piu' nessuno nell'opposizione che alza la voce. Il ''trattamento di favore'' che i due maro' stanno godendo da quando sono in carcerazione preventiva e' una buona ragione per attaccare Sonia, ma ora sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. C'e' -  e' vero - una elezione suplettiva il 14 marzo in Kerala per rimpiazzare un parlamentare che e' cruciale per la maggioranza del governo keralese guidato dal Congresso. Ma e' una faccenda davvero locale e ora i veri giochi diplomatici si fanno a New Delhi, non piu' a Trivandrum.
Terzo, anche ieri gli indiani hanno ripetuto che in pratica non riconoscono le missioni militari anti pirateria a bordo dei mercantili, come l'unita' composta da sei maro' in servizio sulla Enrica Lexie.  Mi sembrano abbastanza fermi su questo punto e dubito che cambino idea. Andrebbe ricordato a questo proposito che la Marina militare indiana e' coinvolta in prima persona nelle operazioni internazionali contro i pirati somali e sta proteggendo tutti i mercantili nel Mar Arabico compresi quelli italiani.
Quarto,  la stampa indiana e' completamente all'oscuro di cosa pensano gli italiani sulla vicenda. Le notizie da Roma sono riprese dalle agenzie internazionali come Reuters. Forse un maggiore sforzo di comunicazione da parte italiana potrebbe aiutare a far capire qui le nostre ragioni. Cosi' come in Italia si potrebbe dare piu' spazio a raccontare cosa si pensa o si dice da queste parti, comprese le storie dei due pescatori, delle loro famiglie e dei loro villaggi. 
Quinto, ma la perizia balistica? La ''prova regina'' per capire se sono le armi dei maro' che hanno sparato? Adesso spunta fuori che ci andra' una settimana...ma non sarebbe meglio chiedere di accelerare i tempi? Almeno per chiarire l'aspetto fondamentale di tutta la vicenda: chi ha sparato contro il peschereccio St.Antony?