Singapore, gioie e dolori del dockless bike-share

Singapore, 21 Ottobre 2017

   Ho scoperto qui a Singapore il `dockless bike-share`, ovvero biciclette parcheggiate in strada e che sono utilizzabili a pagamento con una app.  Stanno invadendo l`Asia, in Cina ce ne sono gia` 10 milioni, e stanno arrivando anche in Europa con una scia di polemiche. Il concetto e` rivoluzionario e decisamente innovativo. Per me, che sono una fautrice della bicicletta come mezzo di trasporto urbano, e` assolutamente una delizia. Per le autorita` cittadine, soprattutto nella ordinatissima Singapore, sono un incubo.
   Ho provato oBike, che e` una start-up di Singapore, e che e` forse il piu` grande dei 4 o 5 servizi di bike sharing esistenti nella citta` stato asiatica. Altri servizi sono in arrivo alla fine dell`anno, nonostante il mercato sia gia` saturo.
    Ecco come funziona: si scarica l`app, e per questo ho dovuto comprare una sim card locale per il mio smarthphone. Si paga 46 Singapore dollari di deposito (usando Paypal) e poi si puo` iniziare. Per me come ho scritto e` stata una vera rivelazione. L`app funziona con il GPS e Bluetooth e somiglia un po` a quella  di Uber. Si `vedono` sulla mappa le biclette in zona, si sceglie quella  piu` vicina, di solito a poche decine di metri, se si e` in una zona centrale. Poi si `scanna` il codice impresso sul manubrio con il telefonino e dopo pochi istanti il luccchetto si sgancia con un `clack`. Pronta per l`uso. Fin qui nulla di anormale.  Il bello e` quando si arriva a destinazione: invece di cercare la postazione dove `agganciare la bici` come si fa di solito, la si puo` lasciare dove si vuole.
    E qui sorge il problema che sta facendo arrabbiare amministratori e anche i cittadini. Siccome non c`e` controllo, si trovano bici parcheggiate ovunque, sui marciapiedi, su aiuole e prati, davanti alle porte dei negozi o appoggiate ai monumenti. E` l`anarchia, ma e` proprio quella la comodita` del bike-share. Ho girato tutto il giorno ieri in questa maniera, prendendo e lasciando bici per spostarmi. Nel mio caso ho cercato di mostrare senso civico e ho sempre cercato dei posti riservati, vicino alle fermate della metro o dei bus, per esempio. Anzi, in alcuni casi ho anche levato di mezzo le bici che erano in mezzo alla strada...prendendole...
    Altro grosso problema: la manutenzione. Almeno un terzo delle bici che volevo prendere erano danneggiate, molte erano senza sellino o senza catena. Se succede qui a Singapore, figuriamoci in Italia..Dalla app si possono segnalare le bici malfunzionanti, guadagnando dei `punti` (se invece la si parcheggia male si perdono i `punti`).
    I costi: sono piu` o meno come i servizi di noleggio regolare. oBike costa mezzo Singapore dollar (poco piu` di 30 centesimi di euro ogni 15 minuti). Ma ci sono promozioni, per esempio oBike e` free fino al 22 ottobre perche` e` Diwali. La cinese Ofo invece e` gratis fino alla fine del mese.

LA FOTO/ Upper Kinnaur, The Swing

Himachal Pradesh, 11 Ottobre 2017

Due manovali si divertono sulla strada per Nako (Upper KInnaur), vicino al confine con il Tbet. Lo scatto e` stato preso durante il mio viaggio in moto in Kinnaur e Spiti Valley

   

NEW DELHI - Fossero solo i petardi di Diwali a inquinare l'aria...

New Delhi, 12 ottobre 2017    Tra una settimana nel nord dell’India si celebra la festa di Diwali, il Natale induista, con scoppio di petardi e mortaretti come è tradizione. Ma quest’anno i botti, almeno in senso figurato, sono già in corso a New Delhi a causa delle polemiche sul divieto di vendita del materiale pirotecnico imposto dalla Corte Suprema qualche giorno fa per combattere l’inquinamento atmosferico.
  L’aria di New Delhi ha il primato di essere una delle più inquinate del mondo per il livello di polveri sottili PM 10 e PM 2,5. In autunno, dopo il monsone, lo smog aumenta notevolmente per una serie di ragioni climatiche, c’è meno vento, e anche per la bruciatura delle stoppie nelle campagne in Haryana e Punjab, oltre che dal traffico veicolare che si fa più intenso prima delle feste.
   Lo scoppio di milioni di petardi (uno a testa sono già 18 milioni) non fa ovviamente che peggiorare la situazione. Dopo Diwali per diversi giorni la città è avvolta nella nebbia e gli ospedali sono pieni di asmatici. 
   Per questo la Corte Suprema, che come sempre agisce a favore dei diritti e della salute dei cittadini (cosa che dovrebbe fare il governo) è intervenuta con la messa al bando fino al Primo Novembre .
   La decisione è stata accolta bene (chi non può essere d’accordo quando c’è di mezzo la salute?), ma ha sollevato qualche perplessità che condivido pienamente.  Come ha spiegato lo scrittore Chetan Bhagat (vedi il video a fianco), la misura è un palliativo che serve a poco e che tocca una festa religiosa molto sentita dalla popolazione. E’ come se in Europa vietassero il taglio di abeti per Natale, nessuno oserebbe mai farlo. In piazza San Pietro, a Roma, ogni anno si sacrifica un gigantesco abete e nessuno dice nulla.
   Non penso che i petardi siano la principale causa dell’inquinamento di Delhi. Non lo sono neppure le auto, statisticamente parlando. Le polveri arrivano dai cantieri edilizi, dai lavori in corso nelle strade, dalla mancanza di marciapiedi, rifiuti abbandonati e rifiuti bruciati. Insomma, come dice Bhagat, non basta vietare i petardi venti giorni all’anno e poi non fare assolutamente nulla nei restanti 345 giorni.  
   Sul website di un ente governativo che si misura la qualità dell'aria, in questo momento c'è scritto che nella mia zona (RK Puram) l'aria è 'unhealthy' e non ci sono ancora i mortaretti...  
     La città è allo sbando, questa è la realtà. La colpa è degli amministratori, il sindaco-attivista Arvind Kejriwal (definito il Beppe Grillo indiano), che sembra ignorare la tragica questione ambientale, ma anche dei cittadini. Si continua a costruire in maniera indiscriminata, spesso tagliando i preziosi alberi che servono a rinfrescare e purificare l’aria. Le machine diesel, compresi i suv, invadono i quartieri. Le auto Uber intasano le strade più dei risciò, spesso girando a vuoto. Non esiste alcuna politica per disincentivare l’uso dell’auto privata.
   Per non parlare della bomba ecologica del fiume Yamuna e delle fogne, di cui nessuno parla, e dei canali che sono stati chiusi e sui quali si sta edificando in maniera del tutto incosciente.
   Dare la colpa ai mortaretti di Diwali è semplicemente ridicolo.

LETTERA APERTA AL DALAI LAMA/Sos per il monastero di Kye

Kye Gompa, Spiti Valley (Himachal Pradesh), 9 ottobre 2017
   Sua Santita`,
   mi perdoni l`impudenza di questa lettera. ma non non riesco a fare finta di nulla. Sono stata al monastero di Kye, nella Spiti Valley, uno di quelli che Le e` molto caro come mi hanno detto i monaci stessi. Il gompa, che e` il piu` antico della vallata dopo quella di Tabo, sarebbe uno dei suoi preferiti e per questo l`ha preso sotto la sua protezione (cosi` mi hanno riferito).
   Ho letto su una targa marmorea che nel 2000 Lei e` stato qui e ha inaugurato una nuova hall dove si tengono ora le preghiere. Il monastero dell`XI secolo, che sorge a oltre 4.100 metri di altitudine, e` in una posizione spettacolare ed e` anche importante per la sua preziosa collezione di testi sacri e di thangka.

   Mentre prendevo un te` nella vecchia e cavernosa cucina - rimasta intatta da mille anni a vedere lo spessore di fuliggine nera sulle pareti - un monaco mi ha spiegato che Lei ha deciso di finanziare la costruzione di un nuovo edificio che serva come sua `guesthouse`e che ospiti anche un museo. `Il Dalai Lama ci tiene particolarmente a sviluppare Kye` ha aggiunto con comprensibile orgoglio.
   All`ingresso del monastero, che ospita 150 monaci e dove i turisti possono pernottare, c`e` infatti un cantiere in frenetica attivita`. Stanno costruendo un palazzo di tre o quattro piani che e` per dimensione uno dei piu` grandi della rocca. La sagoma di cemento e` visibile fin da lontano da quando si inizia a salire verso il gompa. Non e` l`unico cantiere, ci sono altri edifici di cemento piu` in basso quasi ultimati.
    Sembra che Kye sia in piena espansione edilizia. Mi chiedo come faccia un terreno cosi` friabile a sostenere una tale colata di cemento. Per ironia della sorte, sono `fuggita` da New Delhi per il baccano e la polvere di tre cantieri accanto a casa, per ritrovarmi tra betoniere e smerigliatrici a 4 mila metri e dopo 500 km di strapiombi e strade sterrate.

    A meno che non prenda l`elicottero, ci vorranno almeno tre giorni per arrivare qui dalla Sua residenza di Dharamsala. Non e` proprio l`ideale come seconda casa. E anche se veramente pensasse di ritirarsi a Kye, perche` deturpare uno dei monasteri buddisti piu` belli di Spiti?
    Invece di costruire nuovi edifici perche` non ristrutturare quelli esistenti con materiali compatibili con quelli originali? Volendo si potrebbe ricavare delle bellissime stanze ripulendo i dormitori dove oggi stanno i turisti. E poi perche` non impiegare i soldi al restauro degli arredi e delle thangka del monastero che sono in disperato bisogno? Fare un museo e` un`idea eccellente, ma lo si puo` ricavare benissimo usando in maniera razionale gli spazi esistenti.
   Purtroppo il concetto di restauro non e` molto diffuso in India non solo tra i buddisti tibetani. I cristiani in Kerala fanno a gara a erigere `ecomostri` accanto a chiese e santuari secolari. Lo stesso per templi indu`. `Nuovo e` bello`, lo e` stato anche in Occidente prima che rivalutassero i centri storici.
   Non posso pensare che Lei non sia sensibile alla tutela del patrimonio storico e che sia indifferente di fronte alla deturpazione e al degrado di antichi monasteri come Kye o come altri nel vicino e piu`famoso Ladakh. Bisogna intervenire, ma non con il cemento armato.
   Sua Santita`, Lei ha tanti contatti nel mondo, sono sicura che se facesse un appello per salvare gli antichi monasteri di Spiti con serie opere di conservazione sarebbe di sicuro ascoltato.

Con immenso rispetto e infinita ammirazione. Maria Grazia Coggiola