ALLE SORGENTI GANGE/4 - Verso Yamunotri tra le foreste di cedri himalayani


Oggi ho viaggiato quasi tutto il giorno fino alle 16 quando puntuale sono arrivati i nuvoloni da nord e si sono aperte le cateratte del cielo, ma per fortuna avevo gia’ trovato una camera nel villaggio di Kharadi, a un paio di ore da Yamunotri, le sorgenti del fiume Yaumuna, la prima delle quattro tappe del pellegrinaggio del Char Dham. La giornata e’ stata decisamente intensa, provo a sintetizzarla per punti.

- Non oso pensare quanta gente era stipata nell’hotel per la notte che e’ stata brevissima visto che gli ultimi sono arrivati a mezzanotte e alle 4 erano gia’ svegli. Dal fracasso e dal continuo bussare alla mia porta per dirmi di fare in fretta, penso sia stato un gruppo che credeva di essere di avere l’albergo tutto per se…. Quando tutto era silenzio sono uscita dalla mia tana e senza neppure fare colazione, ho lasciato senza rimpianti il paese.

- La pioggia di ieri sera ha lasciato spazio a un cielo strepitosamente blu’. Perfetto per viaggiare e per fare foto. Prima di fare colazione gia’ ne ho scattate una ventina al Gange che e’ e’ ancora imprigionato dalla diga di Tehri, ma molto piu’ piccolo.

- A colazione, o meglio una delle colazioni, perche’ mi fermo continuamente per far riposare il motore e per scattare, incontro un signore di Chennai, che non sa l’hindi e che e’ in visibile difficolta’ con i locali. E’ a meta’ del Char Dham, ha fatto Yamunotri e Gangotri, gli mancano Badrinath e Kedarnat.

- Per mia gioia e quella del piccolo motore dell’Honda Activa la strada scorre a valle dove finalmente costeggio il Bhagirathi (cosi’ si chiama il Gange a monte) che ha assunto l’aspetto di un normale torrente di montagna dalle acque bianche. Se non fosse per I contadini che arano con aratri di legno trainati dalle vacche, potrebbe essere la Dora Baltea in valle d’Aosta.

- Poco dopo Dharasu c’e’ il bivio, da una parte si va alle sorgenti dello Yamuna e dall’altra a quelle del Gange. Seguo il primo e mi ritrovo su una strada da asfaltare che mi costringe ad andare ai 10 all’ora.

- Entro nella vallata dello Yamuna, che vedo in basso, un rigagnolo argentato. Penso a come si reduce quando passa dietro il Taj Mahal e poi attraversa New Delhi.

- A un certo punto la strada si arrampica in una pineta odorosa, sono cedri dell’Himalaya (‘’deodar’’, albero di dio, dal sanscrito, vedi qui ). La strada e’ ricoperta di aghi e alla base dei lunghi tronchi dritti ci sono dei barattolini per raccogliere la resina che - pesno- sia usata per scopi farmaceutici e in particolare come repellente per gli insetti. Ragazzini lungo la strada vendono delle pigne secche enormi.

- La strada qui e’ puntellata di posti ristoro con bandierine colorate, sono baracche di fortuna ricoperti di teloni di plastica. Quando un bus di oellegrini si ferma c’e’ l’assalto al ‘’chai’’ e qualsiasi cosa di commestibile. Per fortuna hanno messo delle toilette chiuse ai bordi delle strade, per le donne soprattutto.

- Dopo Barkot, mi ferma la ‘’polizia turistica’’ che registra il mio nome su un librone chiedendomi di compilare anche lo spazio per i commenti, tipo su come e’ stato il viaggio, gli hotel, il clima (?!?). C’e’ un poliziotto, Rahul Chauhan, burlone e simpatico, che si fa fotografare con I miei occhiali da sole e che dice che una poliziotta che ha il suo stesso nome e’ sua moglie.

- La strada e’ di nuovo brutta, ci sono dei lavori in corso. Decido di mollare, ho paura che il povero scooter non regga oltre e poi c’e la pioggia imminente. Prendo una camera con presunta ‘’vista’’ sull’Himalaya e sullo Yamuna, che non c’e’ ovviamente, se non da un balconcino esterno. Non c’e’ elettricita’, ma neppure ieri dove mi sono fermata c’era. Quando arrivano i primi pellegrini, partono I generatori, sotto la mia stanza. Come ieri sera, l’assalto arriva verso le 20 quando decine di bus arrivano tutti insieme. Faccio amicizia con un albergatore. Sta aspettando 85 persone del Madhya Pradesh che hanno prenotato tre mesi fa… e che deve stipare in 17 stanze.

Nessun commento: