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LA CITAZIONE/ Luigi Pio Tessitori a Bikaner

Bikaner, 26 Agosto 2017 

La citazione dell'indologo Luigi Pio Tessitori sotto il suo busto davanti al Ganga Jubilee Museum a Bikaner (Rajasthan):
‘I am not an Englishmen to look down upon all that is not English or at least European. I have the highest respect and admiration for the Indian people’.






Bikaner, la tomba (in degrado) dell’indologo Luigi Pio Tessitori

Bikaner, 28 agosto 2017
   Non avevo uno straccio e una ramazza, se no una ripulita l’avrei data io alla tomba di Luigi Pio Tessitori, il famoso indologo di Udine, studioso del Rajasthan, che visse e poi morì nel 1919 a Bikaner.
   Nel centenario della sua nascita, nel 2005, l’Italia si ricordò di questo suo cittadino e ci furono delle celebrazioni. L’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi ci ha pure dedicato la sua sala multimediale con tanto di targhetta dorata. Ma poi è calato il silenzio e sono cresciute le erbacce sulla sua tomba, in un piccolo cimitero, dietro una chiesa costruita dagli inglesi.

   Mentre scattavo le foto che pubbilco qui  mi venivano in mente i celebri versi del Foscolo, ‘All’ombra dei cipressi e dentro l’urne, confortate di pianto, è forse il sonno della morte men duro?’ 
I sepolcri servono ai vivi, appunto, per tenere viva la memoria. Non si può pretendere che un addetto cimiteriale di Udine venga qui a Bikaner a ripulire la tomba di Tessitori...si farebbe prima a mandare qualche indiano. Il cimitero sembra incustodito ma c’è un cancello con un lucchetto aperto. Mentre ero intenta a fotografare è entrato un ragazzo che ha messo su una tomba del becchime per i volatili e poi una mucca (avevo lasciato il cancello aperto). Ho cacciato la mucca con un bastone e poi sono uscita dopo aver mormorato una preghiera.

   Tra le città del Rajasthan, Bikaner è quella meno attraente. Dei fasti antichi rimangono il Junagar Fort nel centro della città e il maestoso Lalgarh Palace, oggi un super hotel e parte residenza della stessa famiglia reale. Il resto è una baraccopoli, nel senso letterale del termine, sventrata da continui lavori in corso e oscurata dalle fumaiole della spazzatura bruciata per strada.
   Però Tessitori è una sorta di eroe cittadino. Tutti lo conoscono. Non mi è stato difficile trovare il cimitero. Li’ vicino c’è anche un giardinetto pubblico, un fazzoletto arido di terra tra due strade, a lui dedicato.
   Il museo archeologico, il ganga Golden Jubilee Museum, creato nel 1937, purtroppo è chiuso per lavori. Ospita diversi oggetti trovati dallo stesso Tessitori nella regione di Kalibangan, a 250 km più a nord, che risale al 3000-2000 AC, ovvero tarda civiltà della valle dell’Indo, quella di Harappa (invasione ariana). La scoperta di questa città preistorica si deve proprio allo studioso italiano giunto in India nel 1914 per conto degli inglesi e del maharaja locale per studiare degli antichi manoscritti in dialetto  rajasthano. Peccato che non abbia potuto vedere i reperti archeologici, spero che dopo i lavori di riammodernamento trovino una degna collocazione.

   E’ incredibile la mole di ricerca svolta da Tessitori in pochi anni, prima che morisse a 32 anni di ritorno da un viaggio in Italia. Leggo su Wikipedia che si era ammalato di spagnola sulla nave da Venezia a Mumbai. Pare che diversi suoi studi sulla mitologia indù siano ancora inediti.
   Davanti al museo c’è un busto di marmo con una sua citazione che sembra in polemica con i suoi datori di lavoro britannici (nonché alleati del maharaja Shhri Ganga Singh).
    L’Archivio di Stato del Rajasthan, che è nella stessa area che ospitava l’amministrazione britannica, più verde e ordinata rispetto al resto della città, ha dedicato a Tessitori una sala con diversi oggetti personali, lettere, libri in italiano, e molte fotografie anche della sua vita privata. Dall’album di famiglia ho trovato una foto di lui 23enne soldato a Milano e un'altra molto bella su un cammello nel deserto, probabilmente durante una spedizione archeologica.

LA FOTO/Rajasthan, la `child beer` in mezzo al deserto

Jeisalmer, 18 Agosto 2017 

Il `chill` diventa `child` in questo decadente `liquor shop` sulla strada per Sam Sand Dunes e l`effetto e` esilarante

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INDIA INCANTATA / L`eterno fascino di Jaisalmer, la citta` dorata

Jaisalmer, 15 agosto 2017
   Sono tornata a Jaisalmer, la citta` d`oro del Rajasthan, vicino al confine con il Pakistan, dopo 11 anni. Il celebre forte medioevale del maharaja Jaisal non e`molto cambiato, per fortuna. C`e` solo piu` disordine e spazzatura, ma e` sempre cosi` dopo il monsone, mi hanno detto. Ci sono gli stessi negozi di souvenir e gli stessi ambulanti che ti assillano ogni volta entri o esci dai quattro portoni della massiccia fortezza. Fuori dai bastioni, invece, la citta` si e` allargata a macchia d`olio, ma tutti gli edifici sono stati costruiti nella tipica arenaria che si indora al tramonto.
   La vista dalle mura e dai balconcini che sporgono dalle torri e` da mozzafiato. Jaisalmer sa ripagare la fatica del lungo viaggio, circa 12 ore da Jaipur in treno.

   Quello che mi affascina di piu` e` la vita che scorre dentro il forte. Ci sono le guest house e i ristoranti, ma penso che la maggior parte dei residenti siano famiglie di hindu, rajput e jain. Alla sera quando i turisti della giornata se ne vanno i bambini scendono in strada a giocare. Gli anziani si siedono in cerchio davanti al palazzo reale a giocare a carte. Dalle case escono gli odori delle pietanze speziate e del chapati appena cotto. Le donne accendono i lumini nelle cavita` dei muri dove ci sono statuette di divinita` indu ricoperte di curcuma e argento. Quando e` festa come oggi, che e` Janmashtami, il compleanno di Krishna, si fa la veglia notturna nel tempio indu` e poi si offrono dolci consacrati. I jainisti invece si occupano dei bellissimi templi scolpiti che sono nel punto piu` alto del forte. Alla sera quando si leva il vento del deserto c`e` una serenata dei campanelli sulle guglie.
   Uno dei miei posti preferiti, il Mud Mirror, gestito dai due bramini Lala e Surya e` li` di fianco. Ma ho scoperto anche un altro posto, Mirage, dell`ex cammelliere Ba, una miniera di storie e leggende del posto, oltre che cuoco eccellente.
   Quello che e` invece cambiato molto e` il deserto a ovest di Jeisalmer. Una volta c`era una pista per cammellieri e null`altro. Ora ci sono resort, anche se `in stile` `te` nel deserto` e migliaia di turbine a vento. L`energia eolica e` una delle risorse su cui punta l`India affamata di energia, ma anche consapevole di dover aderire (prima o poi) agli obblighi internazionali di riduzione delle emissioni. Soprattutto ora che gli Stati Uniti si sono ritirati dagli accordi sul clima, l`India e (Cina) stanno occupando la scena. Con le turbine il deserto e` meno `deserto. I cammelli poi sono soltanto piu` per i turisti, ormai ci sono i trattori che li hanno sostituiti. Inutile fare i nostalgici, questo e` il progresso e non lo si puo` negare agli indiani.

   Nonostante la modernita`, viaggiare in moto e` sempre affascinante e avventuroso. Sono andata con uno scooter a rivedere le dune, quelle piu` turistiche del villaggio Sam, vicino al confine. E` un parco divertimenti per comitive, ma e ` sempre divertente. Peeer fortuna ora e` bassa stagione ed ero prressoche` sola.  Purtroppo le dune sono piene di rifiuti di plastica. E` il prezzo da pagare al turismo di massa. Non ho resistito a fare un giro su un cammello di 11 anni, Lucky, che si metteva in posa per la foto quando il suo padrone glielo ordinava!

Rajasthan, la nuova frontiera industriale

Jaipur, 19 dicembre 2015

   Uno e’ abituato a pensare al Rajasthan come la terra dei maharaja, ma le cose stanno cambiando in fretta. Sara’ il contagio del vicino Gujarat o il partito indu nazionalista del Bjp che sta spingendo l’industrializzazione, ma i cambiamenti sono visibili. Come al solito i trattori coesistono con la miseria. Ma mentre prima lungo le strade si vedeva un Paese fermo ai tempi dell’isolamento sovietico, beh oggi si vedono i germogli di un processo che davvero penso sia inesorabile.
   Per la prima volta sulla strada tra Delhi e Jaipur, circa 270 km, ho visto piu’ trattori che cammelli. Anzi cammelli non ne ho proprio visti. E neppure quei camion o trattori caricati all’inverosimile, gonfi come mongolfiere, che occupavano due corsie. L’autostrada e’ stata completata, ci sono i cavalcavia che oltrepassano i villaggi. Si viaggia a una media costante. Io non ho mai fatto riparare il tachimetro della mia moto e quindi vado a spanne. Penso di aver tenuto una velocita’di circa 70 km all’ora.
   Mi ha impressionato il distretto industriale di Neemrana, a circa 120 km da Delhi. Ci sono delle zone economica speciale per l’export , sul modello di quelle in Cina. Una e’ la Export Promotion Industrial Park (EPIP) e l’altra e’ la Japanise Industrial Zone, dove c’e’ una fabbrica Suzuki. In strada ci sono bisarche che vanno e vengono piene di auto immagino.

Kumbhalgarh, trekking sulla muraglia cinese del Rajasthan

Kumbalgarh, 12 ottobre 2013

Chi l’avrebbe detto che in uno sperduto angolo di Rajasthan c’e’ una “muraglia cinese’” che non ha nulla a che invidiare a quella dell’altro gigante cinese.
Sono capitata quasi per caso in un giorno di pioggia a Kumbhalgarh, una fortezza sulla cima dei monti Aravali, a oltre mille metri, che sono un po’ come l’Appennino dell’India.  E’ a 82 chilometri da Udaipur ed l’intera area e’ una enorme riserva protetta  per leopardi, orsi, antilopi e cervi. In certi punti il paesaggio e’ quasi giurassico per la sua selvaggia bellezza.
Mi sono messa in testa di fare a piedi il giro delle mura che sono circa 15 km e che pensavo di fare in mezza giornata. In realta’ e’  stato uno dei trekking piu’ duri che abbia mai fatto e ci ho messo otto ore...
Il forte e’ stato costruito dal Maharaja’ Rana Kumbha che doveva avere molti nemici data la massiccia fortificazione  oppure semplicemente era un po’ paranoico. Destino vuole che sia stato poi ucciso dal figlio nel 1468. Poi ci sono state infinite battaglie tra i vari litigiosi governanti della regione che si chiama Mewar e che hanno dato del filo da torcere anche al potente esercito mughal.
Insomma camminando sulle mura “tanto larghe he ci potevano passare otto cavalli affiancati”, come scrivono le cronache dell’epoca, potevo sentire ancora il fragore delle armi sotto i miei piedi.
La cinta muraria -  che dicono sia la piu’ lunga dopo quella  cinese - e’ una serpentina e un  continuo saliscendi su e giu’ tra le vallate. In alcuni punti e’ cosi’ ripida che andavo a gattoni. Ci sono alcune interruzioni dove la  struttura e’ crollata, tra cui una al fondo di un precipizio dove scorreva un torrente, ma per fortuna c’era un sentiero.
Ho attraversato molte porte, oggi abbandonate, e visto dei templi. Sembra che ce ne siano oltre 300 nella fortezza. Un gruppo di scimmie langur mi ha accompagnato quasi sempre saltando da un merlo all'altro e guardandomi curiosamente.
Prima di partire avevo comprato un opuscolo dell’Archeologic Survey of India  dove c’era una mappa in scala. Una guardia mi aveva avvertito: “ci sono oltre 10 mila gradini...” ma io credevo che esagerasse e che mi volesse spaventare per rifilarmi un cicerone.
Invece e’ stata un’avventura, un po’ faticosa e - con il senno di poi - anche un po’ rischiosa probabilmente per la presenza di animali nella foresta. Ma il trekking e’ stato impagabile per i panorama mozzafiato e per il divertimento di poter dire di aver percorso per intero la Muraglia cinese del Rajasthan.

Ranakpur, avventure tra i boschi e santoni in una giornata di pioggia

Ranakpur, 8 ottobre 2013

Mi trovo a Ranakpur, un villaggio nel mezzo delle montagne degli Aravalli, nel Rajasthan sud occidentale. Sono venuta qui perche’ c’e’ un famoso tempio jainista. Ma mai avrei creduto di trovare un paesaggio quasi himalayano. Da Udaipur sono 90 chilometri ed e’ un’escursione che si fa in giornata, ma nessuno mi ha detto che bisogna attraversare le montagne. Si tratta della catena degli Aravalli, che sta piu’ meno all’Himalaya come i nostri Appennini stanno alle Alpi.  
   Ho avuto la malaugurata idea di affittare una moto senza controllare le previsioni del tempo. Tra pioggia e freddo, soste varie per i ‘’ciai’’ (te’ al latte speziato), ci ho messo ben otto ore ad arrivare. E’ stata un’avvventura. A un certo punto, mentre continuavo a salire e scendere tra tra tornanti infiniti avvolti dalla nebbia, ho pensato che davvero mi stavo cacciando nei guai, anche perche’ stava diventando buio.
   Sono partita da New Delhi in maglietta e sandali...e l’unico indumento caldo che ho infilato nello zaino e’ uno scialle di lana che pero’ si e’ inzuppato quasi subito di pioggia. Dopo un viaggio interminabile, senza incontrare anima viva, sono arrivata poco prima dell’imbrunire. E’ miracolosamente apparso un hotel governativo, stranamente non menzionato dalla Lonely Planet, l’hotel Shilpa del circuito RTDC (che e’ appunto l’azienda turistica del Rajasthan). Mancava la corrente ed ero l’unica turista. Intorno solo boschi, pappagalli di ogni tipo, orde di scimmie ‘’langur’’ sugli alberi, pavoni che strillavano. Ho pensato all’inizio di certi film dell’orrore su malcapitati turisti che arrivano in hotel sperduti durante un temporale...
   Ma e’ durante il ‘’viaggio’’ che ho fatto un paio di incontri davvero strampalati, di quelli che solo in India si possono fare. Dovendo cercare riparo ogni mezzora quando la pioggia ricominciava - mai vista cosi’ tanta in Rajasthan - e’ capitato che finissi in situazione davvero assurde. Finche’ ero nei villaggi, mi fermavo dai ‘’ciai- wala’’ condividendo il poco spazio sotto teloni di plastica con altri motociclisti. Piu’ avanti , quando mi sono inoltrata tra le vallate di una riserva protetta, il Khumbalnagar Park, i villaggi sono scomparsi.
A un certo punto e’ capitato che sono finita davanti al tempietto di un ‘’baba’’, un santone che vive nella foresta. Mi ha subito invitato a entrare e a prendere un te’. Lo ha preparato sul braciere tra tridenti di Shiva, conchiglie, linga e tutto l’armamentario dei ‘’sadhu’’, quelli con la tonaca arancione e i capelli intrecciati che si vedono al Khumba Mela, per intenderci. Ha acceso il fuoco con una cura meticolosa, con rametti prima e poi con tronchi, poi ha tirato fuori una busta con diversi sacchetti di spezie. A un certo punto ho pensato mi preparasse una pozione magica. Per un istante ho sognato di essere come Alice nel Paese delle Meraviglie. E’ anche uscito a raccogliere foglie di limone che ha messo a bollire insiene all’intruglio. Mi ha detto che sono un rimedio ayurvedico (cosa non lo e’ qui in India!). Poi, a un certo, punto sono spuntati dal nulla, tre ragazzi di Surat (Gujarat) che andavano a piedi verso il tempio di Ranakpur. Sono state preparate diverse tazze e versato il te’ bollente.
   Ammetto che la bevanda dolciastra, ma molto buona, mi ha fatto sentire bene. Il fuoco poi mi ha riscaldato. Sono convinta che qualcosa di antico e di profondo quando gli esseri umani si siedono intorno a un falo’. Si prova una sensazione speciale. E poi, come tutti i posti sacri, aveva una bella energia. Me ne sono andata davvero contenta dopo una foto ricordo con il ‘’baba’’ benedicente.
   Ma dopo un’altra mezzora e’ ricominciata la pioggia e ho fatto un altro strano incontro. Ho visto da lontano una tettoia con delle vacche e sono entrata. Ho pensato di condividere la stalla con loro. Invece quando sono entrata nel recinto, mi sono ritrovata con dei monaci vestiti di bianco. Dal poco hindi che so, capisco che sono entrata in un ashram e che una delle persone, un donnone con una voce maschile, e’ la ‘’sadhu’’.
Dopo pochi istanti mi trovo nel suo appartamento, una grande stanza con un letto, una gigantesca televisioni e un salotto. Ai muri ci sono le foto della santona vestita e ingioiellata come una sposa. Mi mostra sulla tv le fotografie di una grande cerimonia da lei organizzata un po’ di mesi fa con migliaia di devoti. Lei e’ su seduta su un trono. Quando e’ entrata le hanno gettato delle banconote in segno di augurio. Hanno invitato anche una ‘’famosa’’ cantante del Gujarat che si e’ esibita nella serata.
    Da quanto ho capito e’ una guaritrice e benefattrice. Pochi mesi fa ha adottato una neonata che rimasta orfana dopo che i genitori sono morti in un incidente stradale. Mi ha fatto vedere la foto di un giornale locale che ne da’ la notizia e che la chiama ‘’Shri 810’’. E’ un ‘’codice’’, mi ha detto, ma non sono riuscita a capire che significa.
   Prima che me ne andassi, mi ha portata nel tempietto di casa, dove un brahmino mi ha messo la ‘’tilak’’ sulla fronte. Poi ha posato insieme a me e ad alcuni seguaci per una foto. Per un istante e’ perfino uscito il sole. Mi ha detto: ‘’vedi, i tuoi desideri si avverano e adesso arriverai fino a Ranakpur’’. E cosi’ e’ stato.






 

Rajasthan, come e’ verde la patria dei Maharaja

  Ranakpur, 7 ottobre 2013

   Uno pensa di andare in Rajasthan, la ex gloriosa patria dei Maharaja’ e trovare il deserto, colori sgargianti e un sole che spacca le pietre. E invece no. Sara’ questo monsone, che quest’anno non se ne vuole andare o gli effetti perversi del surriscaldamento del pianeta, ma io un Rajasthan cosi’ ‘’verde’’ non l’avevo mai visto. Alla faccia della desertificazione che avanza. So che a settembre, ci sono ancora delle sporadiche piogge, ma a ottobre di solito il beltempo e’ garantito.
Bacino artificiale nella riserva protetta di Kumbhalgarh 
    E’ da una settimana che sono in Rajasthan e mi sembra di essere nella pianura Padana in autunno. Nuvole basse, foschia e un sole pallido pallido. C’e’ la muffa sui muri ‘’rosa’’ di Jaipur e sugli affreschi delle haveli dello Shekhawati. Il lago di Udaipur sembra quello di Candia Canavese in una mattina di settembre inoltrato con il famoso Lake Palace Hotel che galleggia tra i vapori acquei. Anche il laghetto di Pushkar, la citta’ di Brahma, dove ci si prepara per la fiera annuale dei cammelli, straborda dai ‘’ghat’’ che sono ridotti a pochi scalini. Perfino i ‘’pujari’’, i brahmini che fanno le offerte votive con fiori e noci di cocco, sono spariti. Ci sono pochi turisti a causa della crisi - si lamentano gli albergatori - ma anche pochi devoti indiani. In questi giorni e’ ‘’Navratri’’, la festa di nove giorni che precede Dussheira, dove si bruciano i demoni dello Sri Lanka.
    Ma al ‘’Lake View’’, splendida haveli-guesthouse di Pushkar, che ha una delle piu’ belle verande sul lago, sono sicuri che con la fiera dei cammelli a novembre, arriveranno in massa i turisti.
 

Rajasthan, la citta' fantasma di Bhangarh

Bhangarh, 4 ottobre 2013
    Avevo letto per caso che in Rajasthan, vicino alla riserva delle tigri di Sariska, c’erano le rovine di una citta’ reale del 1600 completamente abbandonata per motivi misteriosi. Cosa certo non nuova se si pensa a Fatehpur Sikri, vicino al Taj Mahal.
   Ma lo storico forte di Bhangarh, questo il nome, ha in piu’ una strana reputazione, quella di essere popolato da ‘’fantasmi’’. E’ addirittura citato tra i posti piu’’’stregati’’ del mondo a fianco di famosi castelli scozzesi.
    La cosa e’ decisamente insolita in India, Paese di milioni di divinita’ e templi.Non c’e’ davvero posto per uno spettro...
    Invece secondo gli abitanti della zona, in maggior parte agricoltori e marmisti, di notte tra le rovine si sentono ‘’strane presenze’’ e ‘’rumori’’. E nessuno ha il coraggio di avvicinarsi dopo il tramonto e prima dell’alba.
   La zona, a circa 60 km, da Jaipur e’ sotto la tutela della Soprintendenza indiana. Ma non c’e’ un ingresso, si paga solo il parcheggio. Data la sua sinistra fama, Bhangarh e’ diventata una meta turistica, soprattutto dai giovani indiani che arrivano qui fin da Gurgaon o da Delhi per provare l’emozione.
    L’ingresso e’ chiuso da un cancello e intorno ci sono le alte mura della ex citta’. Ma il sito non e’ recintato, tanto che i pastori ci portano a pascolare le capre. C’e’ una mappa della citta’ che aveva moltissimi templi, grandi haveli, un bazar e un palazzo reale a piu’ piani che si staglia contro una montagna. L’acqua e’abbondante, soprattutto ora dopo l’abbondante monsone di quest’anno. Le rovine sono infatti nel folto della vegetazione. Cosa strana per il Rajasthan.
    Ho letto della sua storia su Wikipedia e anche sulla Lonely Planet (dove e’ citata come posto da vedere e anche il fatto che sia abitata da fantasmi.
   La citta’, fortificata, e’ stata fondata nel 1613 (o alla fine del 1500 secondo altre fonti) dal maharaja Bhagawant Das che governava la citta' di Amber per suo figlio Madho Singh che con il fratello era un generale al servizio dell’imperatore mughal Akbar. Pare ci abitassero circa 10 mila famiglie. E’composta da un bazar, diverse haveli e abitazioni, templi e un grande palazzo a piu’ piani sulla parte piu’ alta. Era protetta da diverse fortificazioni. C’erano cinque porte di ingresso.
    Sembra che con il declino dei mughal, Bhangarh si sia indebolita. E’ stata conquistata nel 1720 dal maharaja’ di Jaipur e un secolo dopo, inseguito a una grande carestia e’ stata abbandonata. Da allora e’ rimasta deserta.
   Sulla leggenda dei fantasmi ci sono due versioni: una che sul posto incombe una maledizione di un santone, Guru Balu Nath, che viveva in una grotta. Vedendosi costruire il palazzone davanti (giustamente) ha cominciato a maledire il ‘’palazzinaro’’ dell’epoca. Il guru ha detto che quando l’ombra dell’enorme edificio toccava la sua grotta, una sciagura avrebbe colpito la citta’. E cosi’ e’ stato. Lui e’ sepolto nei pressi.
  L’altra leggenda invece riguarda una bellissima principessa, Ratnavati, su cui aveva messo gli occhi un ‘’tantrik’’ (stregone) della zona. Non potendola avere , anche lui ha maledetto la povera Bhangarh facendola crollare dopo poco tempo. Anche il ‘’trantrik’’ e’ sepolto li’.
  Ho letto di gente che e’ rimasta di notte nel posto e che ha effettivamente avvertito delle ‘’presenze’’,in particolare intorno all’’’haveli delle ballerine’’, che in effetti e’ la piu’ sinistra delle rovine...nel caso in cui qualcuno fosse appassionato di posti stregati in India, ecco l’elenco trovato sul web:

1. Bhangarh Fort, Rajasthan
2. Dumas Beach, Gujarat
3. Brijraj Bhavan Palace, Rajasthan
4. Tunnel no 103, Shimla-Kalka Railway Line, Himachal Pradesh
5. Lambi Dehar Mines, Uttarakhand
6. Delhi Cantonment, Delhi
7. Dow Hill, Kurseong, West Bengal
8. Shanti Nagar Village, Delhi
9. Ramoji Film City, Hyderabad
10. Sathyamangalam Wildlife Sanctuary, Tamil Nadu