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LA CITAZIONE/La profezia di Farenheit 451 mezzo secolo prima dei social

Scuola di Atene - Raffaello Sanzio - Figura attribuita alla filosofa Ipazia

 Los Cristianos (Tenerife), 9 settembre 2020

"Riempila (la gente) di informazioni innocue, rimpinzala di tanti ¨fatti¨e si sentira´intelligente solo perche' sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l'ímpressione del movimento anche se non si muovono affatto. E tutti saranno felici perche´ i fatti di quel genere non cambiano. Non dargli armi sdrucciolevoli come filosofia, sociologia o altri strumenti per collegare le cose, e´piu´felice di chi cerca di calcolare, misurare l`universo, che naturalmente rifiuta di farsi calcolare e risolvere senza aver prima trasformato l'uomo in una belva disadattata". 

Capitano Beatty in Farenheit 451 - Ray Bradbury (1953) 

COVID19/Diario di una quarantena in barca 14 - Il Grande Fratello mi guarda

Gran Canaria, 18 maggio 2020

"Secrets are lies, sharing is caring, privacy is theft" ,  The Circle, Dave Eggers 

   Ho scoperto che sul muro esterno del porticciolo di Pasito Blanco, (Sud di Gran Canaria) dove sono ancorata in quarantena con la mia barca a vela Maneki c'e' una webcam:  https://beachcams.bitservice.es/dev/pasitoblanco2.html.  Non e' certo un fenomeno nuovo la ripresa in diretta di luoghi pubblici, come piazze, monumenti famoso o spiagge . Chissa' da quanti anni esiste questa telecamera puntata sulle barche alla fonda, Per me e' stato uno shock.  In questi due mesi di quarantena, la mia vita, almeno quella diurna che si svolge in coperta, e' stata esposta a un pubblico mondiale.
   Milioni di persone, dalle loro rispettive quarantene, possono sbirciare quando mi alzo al mattino, a che ora spengo le luci per andare a dormire, i miei tuffi, se sono in barca o se sono a terra (se il kayak e' attaccato a poppa o meno), quando mangio un pozzetto e quando mi rilasso sull'amaca a prua, quando lavo i piatti, pesco o riassetto le cime, Come un reality show o come nel film The Truman Show. Per un esibizionista e' il massimo. Da quando ho scoperto di essere sotto la telecamera, faccio piu' attenzione all'abbigliamento. Posso poi spiare i miei vicini di barca senza farmi vedere. Se penso pero' alla mia privacy mi vengono i brividi. 

LIBRI\ Internet e clima visti da due scrittori::Baricco e Gosh

Madrid, 11 aprile 2019
   Mi sono trovata per caso a leggere due libri di scrittori famosi che trattano di due questioni di urgente attualita’. Uno e’ The Game di Alessandro Baricco sulla rivoluzione di internet e l’altro e’ La Grande Siccita’ di Amitav Ghosh sul cambiamento climatico. Due corposi saggi scritti da due romanzieri. E due altrettanti corposi soggetti che di solito sono di pertinenza della scienza e non della letteratura.
Ma se e’ vero che ‘lo scrittore non e’ una persona che risolve i problemi ma che li pone’ (Cechov citato da Murukami Haruku in 1Q84) allora non c’e’ nulla di anomalo, anzi direi che ci stanno bene.
   Le trasformazioni sociali di internet e quelle ambientali causate dall’inquinamento sono forse le piu’ grosse sfide che l’umanita’ si trova a dover affrontare all’inizio del terzo Millennio.
   Ci siamo dentro e le stiamo vivendo ogni giorno, e proprio per questo e’ difficile avere una visione chiara della loro portata. Un romanziere, abituato a raccontare le storie e a scavare negli animi, ha forse qualche elemento in piu’ di comprensione e riesce meglio a spiegare eventi di portata rivoluzionaria come questi due. Almeno cosi’ mi e’ sembrato, considerando che non si tratta di scrittori ’impegnati’ nel sociale, soprattutto l’indiano (emigrato negli Usa) Amitav Ghosh, studioso dell’epoca coloniale e autore di una famosa trilogia ambientata nell’India britannica. Entrambi mi hanno sorpreso per la mole di ricerca e lo sforzo di vedere ‘oltre’ la narrativa dominante su questi due temi.
   In ‘The Game’, Baricco scrive che la rivoluzione digitale non e` solo tecnologica, ma e’ mentale, ha la capacita` di 'generare una nuova idea di umanita`. Ed e’ proprio questo che ci fa paura. E’ la paura di essere di fronte a ‘una mutazione radicale, la generazione di un uomo nuovo scaturito casualmente da una trovata tecnologica irresistibile’. Ipotizza quindi che l’era digitale e‘ una evoluzione darwiniana dell’umanita’, addirittura una ‘modificazione genetica’, in perenne ricerca di innovazioni e che opporre resistenza e’ quindi inutile. Non bisogna avere paura, dice, e bisogna agire in fretta, perche’ nel frattempo in California ‘altri’ stanno ‘inventando il nostro futuro’.
   Anche se preferisco schierarmi dalla parte di chi resiste al cambiamento, non sono del tutto convinta sugli effetti benefici della rivoluzione digitale in futuro. Il ‘gioco’ si e’ fatto davvero pesante perche’, come scrive, il cambiamento in corso e’ culturale. Come ipotizza negli ultimi capitoli ’autore di Sapiens, Yuval Noah Harari, siamo a una svolta determinante in cui l’uomo che ne uscira’ sara’ irriconoscibile, proprio come lo e’ oggi per il primitivo Neandertal.
   Sul piano del cambiamento climatico, invece, Amitav Ghosh, figlio di ‘rifugiati ambientali’ dal Bangladesh quando ancora non esisteva la definizione, offre una visione diversa, di uno che appartiene a un Paese emergente, l’India, dove il 40% non e’ connesso alla rete elettrica e dove il 90% non possiede un auto (ma entro pochi anni non sara’ piu’ cosi’).
   Il suo punto di vista ‘non occidentale’, capovolge le responsabilita dell’Occidente che non solo hanno inquinato per primi il pianeta con l’espansione della economia fossile ma hanno anche impedito che le nazioni povere si sviluppassero (e paradossalmente inquinassero) mantenendo il monopolio sulle tecnologie inquinanti dell’industrializzazione e quindi della ricchezza.
   Nel suo libro di non fiction “La Grande Cecita’ – Il cambiamento climatico e l’impensabile” si chiede se "l’imperialismo abbia forse ritardato l’avvento della crisi climatica tenendo a freno l’espansione delle economie asiatiche e africane".
    E’ paradossale ma e’ vero. Solo pochi hanno avuto quindi il “diritto” a inquinare. Interessante poi il raffronto che fa Gosh tra l’Accordo di Parigi, un “capolavoro di vertiginoso vituosismo”, come lo definsce e la Enciclica del Papa, Laudato si’, dove si criticano apertamente alcuni paradigmi, come la crescita infinita o illimitata, che sono alla base del problema ambientale.
   Problema che nel 1928 il Mahatma Gandhi (in Young India) mise a fuoco con queste famose parole ” Dio non voglia che l’India debba mai abbracciare l’industrializzazione alla maniera dell’Occidente. Se una intera nazione di trecento milioni di persone dovesse intraprendere un simile sfruttamento delle risorse. Il mondo ne resterebbe spogliato come da una invasione di cavallette”.